Lo stallo delle trattative USA-Iran pesa sul mood dei mercati.
Le trimestrali Usa sorprendono in positivo: nuovo slancio della tech.
L’AI driver primario del record del Nasdaq: l’hype non si arresta.
Petrolio di nuovo in tensione: si temono impatti inflattivi già in aprile.
Gli investitori guardano lo Stretto di Hormuz, che resta sostanzialmente chiuso, e così l’ultima seduta della settimana, quella di venerdì 24 aprile, si è chiusa in territorio negativo, con gli investitori sospesi tra diplomazia, petrolio e trimestrali.
Il tema dominante resta infatti il Medio Oriente. Lo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran continua a pesare sul sentiment globale, mentre il Brent europeo accelera ancora. Il petrolio ormai non è più soltanto una commodity: è diventato il vero termometro geopolitico dei mercati.
A Wall Street la seduta si è chiusa con indicazioni contrastanti. Il Dow Jones ha perso -0,16%, mentre il Nasdaq ha aggiornato nuovi record storici con un rialzo dell’1,63%. Ancora una volta è la tecnologia, e soprattutto tutto ciò che ruota attorno all’intelligenza artificiale, a sostenere il listino americano.
In Europa, invece, il clima è rimasto decisamente più prudente. L’assenza di progressi concreti sul fronte diplomatico ha spinto gli investitori a ridurre l’esposizione al rischio. Parigi ha chiuso in calo di -0,84%, Francoforte -0,20%, Londra -0,73%, mentre Milano ha terminato la seduta con il Ftse Mib a -0,52%. Peggio di tutti Madrid, dove l’Ibex 35 ha registrato una flessione dell’1,13%.
Sul fronte geopolitico, nel weekend è emersa una nuova indiscrezione riportata da Axios: l’Iran avrebbe presentato agli Stati Uniti una proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine al conflitto. Contiene però un dettaglio non trascurabile: Teheran chiede di rinviare a data indefinita le discussioni sul proprio programma nucleare. Una condizione che Washington e Israele difficilmente accetteranno.
Il tutto arriva dopo che Donald Trump ha prorogato a tempo indeterminato il cessate il fuoco la scorsa settimana. Sabato, inoltre, il presidente americano ha annullato la visita del proprio inviato in Pakistan, dichiarando che sarà l’Iran a dover fare il primo passo se intende davvero riaprire il dialogo. Tradotto nel linguaggio dei mercati: il rischio geopolitico resta elevato e difficilmente sparirà in tempi brevi.
Nel frattempo iniziano ad emergere anche le conseguenze economiche concrete del conflitto. Secondo il nuovo Rapporto trimestrale sul mercato del gas dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, dal marzo scorso il mercato avrebbe già perso 120 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto previsti per il periodo 2026-2030. Una cifra che equivale a circa il 15% delle forniture globali attese nello stesso arco temporale.
L’IEA intravede possibili riequilibri grazie all’avvio di nuovi impianti di liquefazione, ma nel breve il problema resta concentrato soprattutto tra il 2026 e il 2027, con eventuali recuperi solo negli anni successivi. In sostanza, il mercato energetico globale continua a vivere in una sorta di precarietà strutturale, con abbastanza offerta per evitare il panico immediato, ma persistenti tensioni sui prezzi.
Intanto l’Olanda ha apertamente criticato la proposta sul nuovo bilancio pluriennale dell’Unione Europea per il periodo 2028-2034. Il premier olandese Rob Jetten ha parlato della necessità di un bilancio “più snello e moderno”, annunciando la creazione di un fronte comune con Irlanda e Paesi scandinavi.
La nuova settimana, tuttavia, si è aperta con un tono decisamente migliore sui mercati asiatici. A trainare gli acquisti sono ancora una volta i produttori di semiconduttori e i titoli legati all’intelligenza artificiale. Corea e Giappone aggiornano nuovi massimi storici.
Il KOSPI coreano è balzato +2,53%, con SK Hynix a +6% e Samsung Electronics a +2,5%. Anche il Nikkei225 giapponese ha guadagnato +1,8%, raggiungendo nuovi record. L’attenzione resta puntata sulla Bank of Japan, che martedì concluderà la propria riunione di politica monetaria. Le attese indicano tassi invariati allo 0,75%, ma ogni parola della BOJ viene letta come un possibile indizio sulla futura normalizzazione monetaria giapponese.
Più contrastato il resto dell’Asia: CSI300 e Hang Seng quasi invariati, Singapore -0,5%, Australia -0,2%, Sensex indiano +0,7%.
Sul fronte del petrolio, Brent +2% oltre 107 dollari/barile, sui massimi da tre settimane, dopo una settimana chiusa con un impressionante +16,50%, la “migliore” dall’inizio del conflitto. Eppure il blocco di Hormuz, almeno per l’Arabia Saudita, non sembra rappresentare un ostacolo insormontabile. Riyadh ha infatti aumentato drasticamente le esportazioni attraverso il terminale di Yanbu, sul Mar Rosso.
Secondo Bloomberg, le spedizioni hanno raggiunto circa 4 milioni di barili7giorno nelle prime tre settimane di aprile: circa cinque volte i livelli ante-conflitto, anche se ancora pari soltanto all’80% dell’obiettivo saudita. L’oleodotto Est-Ovest, lungo 746 miglia, può trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno verso Yanbu, con circa 2 milioni destinati al consumo interno.
Nel comparto dei metalli preziosi, oro e argento tentano un timido recupero dopo una settimana negativa: -2,5% per l’oro e -6,3% per l’argento. I prezzi si attestano rispettivamente a 4.720 e 76 dollari/oncia. A sostenere il comparto resta la domanda delle banche centrali.
Bitcoin resta poco mosso a 78.200 dollari dopo la quarta settimana consecutiva positiva (+5%). A sorprendere è soprattutto l’attivismo di Strategy, società creata da Michael Saylor, che solo in aprile ha acquistato Bitcoin per 3,9 miliardi di dollari: il maggiore accumulo degli ultimi dodici mesi.
Infine, il mercato obbligazionario guarda già alla Federal Reserve. Il Treasury decennale si muove al 4,32%, mentre secondo Odaily la probabilità che Kevin Warsh venga nominato presidente della Fed entro il 15 maggio è balzata dal 27% all’85%, complice la possibile archiviazione dell’indagine sul presidente uscente Jerome Powell.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
Solo per clienti professionali. Le informazioni contenute nel presente documento sono fornite a titolo meramente informativo e non costituiscono né un’offerta di vendita né una sollecitazione di un’offerta di acquisto di titoli o azioni. Il presente documento non deve essere utilizzato come base per una qualsiasi decisione d’investimento. Gli investimenti possono aumentare o diminuire di valore e si può perdere una parte o la totalità dell’importo investito. Le performance passate non sono necessariamente indicative di performance future. Qualsiasi decisione d’investimento deve essere basata sulle informazioni contenute nel Prospetto informativo di riferimento e deve essere presa dopo aver richiesto il parere di un consulente d’investimento, fiscale e legale indipendente.
Il presente documento non è, e in nessun caso deve essere interpretato come, una pubblicità o qualsiasi altro strumento di promozione di un’offerta pubblica di azioni o titoli negli Stati Uniti o in qualsiasi provincia o territorio degli Stati Uniti. Né il presente documento né alcuna copia dello stesso devono essere acquisiti, trasmessi o distribuiti (direttamente o indirettamente) negli Stati Uniti.
Il presente documento può contenere commenti indipendenti sul mercato redatti da WisdomTree sulla base delle informazioni disponibili al pubblico. Benché WisdomTree si adoperi per garantire l’esattezza del contenuto del presente documento, WisdomTree non garantisce né assicura la sua esattezza o correttezza. Qualsiasi terzo fornitore di dati di cui ci si avvalga per reperire le informazioni contenute nel presente documento non rilascia alcuna garanzia o dichiarazione di sorta in relazione ai suddetti dati. Laddove WisdomTree abbia espresso dei pareri relativamente al prodotto o all’attività di mercato, si ricorda che tali pareri possono cambiare. Né WisdomTree, né alcuna consociata, né alcuno dei rispettivi funzionari, amministratori, partner o dipendenti, accetta alcuna responsabilità per qualsiasi perdita, diretta o indiretta, derivante dall’utilizzo del presente documento o del suo contenuto.
Il presente documento può contenere dichiarazioni previsionali, comprese dichiarazioni riguardanti le attuali aspettative o convinzioni in relazione alla performance di determinate classi di attività e/o settori. Le dichiarazioni previsionali sono soggette a determinati rischi, incertezze e ipotesi. Non vi è alcuna garanzia che tali dichiarazioni siano esatte, e i risultati effettivi possano discostarsi significativamente da quelli previsti in dette dichiarazioni. WisdomTree raccomanda vivamente di non fare indebito affidamento sulle summenzionate dichiarazioni previsionali.
I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Le trimestrali Usa sorprendono in positivo: nuovo slancio della tech.
L’AI driver primario del record del Nasdaq: l’hype non si arresta.
Petrolio di nuovo in tensione: si temono impatti inflattivi già in aprile.
Gli investitori guardano lo Stretto di Hormuz, che resta sostanzialmente chiuso, e così l’ultima seduta della settimana, quella di venerdì 24 aprile, si è chiusa in territorio negativo, con gli investitori sospesi tra diplomazia, petrolio e trimestrali.
Il tema dominante resta infatti il Medio Oriente. Lo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran continua a pesare sul sentiment globale, mentre il Brent europeo accelera ancora. Il petrolio ormai non è più soltanto una commodity: è diventato il vero termometro geopolitico dei mercati.
A Wall Street la seduta si è chiusa con indicazioni contrastanti. Il Dow Jones ha perso -0,16%, mentre il Nasdaq ha aggiornato nuovi record storici con un rialzo dell’1,63%. Ancora una volta è la tecnologia, e soprattutto tutto ciò che ruota attorno all’intelligenza artificiale, a sostenere il listino americano.
In Europa, invece, il clima è rimasto decisamente più prudente. L’assenza di progressi concreti sul fronte diplomatico ha spinto gli investitori a ridurre l’esposizione al rischio. Parigi ha chiuso in calo di -0,84%, Francoforte -0,20%, Londra -0,73%, mentre Milano ha terminato la seduta con il Ftse Mib a -0,52%. Peggio di tutti Madrid, dove l’Ibex 35 ha registrato una flessione dell’1,13%.
Sul fronte geopolitico, nel weekend è emersa una nuova indiscrezione riportata da Axios: l’Iran avrebbe presentato agli Stati Uniti una proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine al conflitto. Contiene però un dettaglio non trascurabile: Teheran chiede di rinviare a data indefinita le discussioni sul proprio programma nucleare. Una condizione che Washington e Israele difficilmente accetteranno.
Il tutto arriva dopo che Donald Trump ha prorogato a tempo indeterminato il cessate il fuoco la scorsa settimana. Sabato, inoltre, il presidente americano ha annullato la visita del proprio inviato in Pakistan, dichiarando che sarà l’Iran a dover fare il primo passo se intende davvero riaprire il dialogo. Tradotto nel linguaggio dei mercati: il rischio geopolitico resta elevato e difficilmente sparirà in tempi brevi.
Nel frattempo iniziano ad emergere anche le conseguenze economiche concrete del conflitto. Secondo il nuovo Rapporto trimestrale sul mercato del gas dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, dal marzo scorso il mercato avrebbe già perso 120 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto previsti per il periodo 2026-2030. Una cifra che equivale a circa il 15% delle forniture globali attese nello stesso arco temporale.
L’IEA intravede possibili riequilibri grazie all’avvio di nuovi impianti di liquefazione, ma nel breve il problema resta concentrato soprattutto tra il 2026 e il 2027, con eventuali recuperi solo negli anni successivi. In sostanza, il mercato energetico globale continua a vivere in una sorta di precarietà strutturale, con abbastanza offerta per evitare il panico immediato, ma persistenti tensioni sui prezzi.
Intanto l’Olanda ha apertamente criticato la proposta sul nuovo bilancio pluriennale dell’Unione Europea per il periodo 2028-2034. Il premier olandese Rob Jetten ha parlato della necessità di un bilancio “più snello e moderno”, annunciando la creazione di un fronte comune con Irlanda e Paesi scandinavi.
La nuova settimana, tuttavia, si è aperta con un tono decisamente migliore sui mercati asiatici. A trainare gli acquisti sono ancora una volta i produttori di semiconduttori e i titoli legati all’intelligenza artificiale. Corea e Giappone aggiornano nuovi massimi storici.
Il KOSPI coreano è balzato +2,53%, con SK Hynix a +6% e Samsung Electronics a +2,5%. Anche il Nikkei225 giapponese ha guadagnato +1,8%, raggiungendo nuovi record. L’attenzione resta puntata sulla Bank of Japan, che martedì concluderà la propria riunione di politica monetaria. Le attese indicano tassi invariati allo 0,75%, ma ogni parola della BOJ viene letta come un possibile indizio sulla futura normalizzazione monetaria giapponese.
Più contrastato il resto dell’Asia: CSI300 e Hang Seng quasi invariati, Singapore -0,5%, Australia -0,2%, Sensex indiano +0,7%.
Sul fronte del petrolio, Brent +2% oltre 107 dollari/barile, sui massimi da tre settimane, dopo una settimana chiusa con un impressionante +16,50%, la “migliore” dall’inizio del conflitto. Eppure il blocco di Hormuz, almeno per l’Arabia Saudita, non sembra rappresentare un ostacolo insormontabile. Riyadh ha infatti aumentato drasticamente le esportazioni attraverso il terminale di Yanbu, sul Mar Rosso.
Secondo Bloomberg, le spedizioni hanno raggiunto circa 4 milioni di barili7giorno nelle prime tre settimane di aprile: circa cinque volte i livelli ante-conflitto, anche se ancora pari soltanto all’80% dell’obiettivo saudita. L’oleodotto Est-Ovest, lungo 746 miglia, può trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno verso Yanbu, con circa 2 milioni destinati al consumo interno.
Nel comparto dei metalli preziosi, oro e argento tentano un timido recupero dopo una settimana negativa: -2,5% per l’oro e -6,3% per l’argento. I prezzi si attestano rispettivamente a 4.720 e 76 dollari/oncia. A sostenere il comparto resta la domanda delle banche centrali.
Bitcoin resta poco mosso a 78.200 dollari dopo la quarta settimana consecutiva positiva (+5%). A sorprendere è soprattutto l’attivismo di Strategy, società creata da Michael Saylor, che solo in aprile ha acquistato Bitcoin per 3,9 miliardi di dollari: il maggiore accumulo degli ultimi dodici mesi.
Infine, il mercato obbligazionario guarda già alla Federal Reserve. Il Treasury decennale si muove al 4,32%, mentre secondo Odaily la probabilità che Kevin Warsh venga nominato presidente della Fed entro il 15 maggio è balzata dal 27% all’85%, complice la possibile archiviazione dell’indagine sul presidente uscente Jerome Powell.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
Solo per clienti professionali. Le informazioni contenute nel presente documento sono fornite a titolo meramente informativo e non costituiscono né un’offerta di vendita né una sollecitazione di un’offerta di acquisto di titoli o azioni. Il presente documento non deve essere utilizzato come base per una qualsiasi decisione d’investimento. Gli investimenti possono aumentare o diminuire di valore e si può perdere una parte o la totalità dell’importo investito. Le performance passate non sono necessariamente indicative di performance future. Qualsiasi decisione d’investimento deve essere basata sulle informazioni contenute nel Prospetto informativo di riferimento e deve essere presa dopo aver richiesto il parere di un consulente d’investimento, fiscale e legale indipendente.
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I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
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