I mercati faticano a credere in una rapida svolta dei negoziati USA-Iran.
Il conflitto in Medio Oriente rischia di estendersi: oil&gas ancora in tensione.
La turbolenza colpisce il Mercato obbligazionario sia in Usa che in EU.
Segnali di stabilizzazione per metalli preziosi e industriali. Da confermare.
I mercati si muovono in un equilibrio precario, sospesi tra escalation geopolitica, shock energetico e riprezzamento delle aspettative sui tassi.
L’incertezza resta il vero driver dei mercati globali. I segnali provenienti dal fronte geopolitico, in particolare dai colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran, continuano a essere contraddittori e contribuiscono a mantenere elevata la volatilità su tutte le asset class.
Da un lato, l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff parla di “segnali forti” e conferma la trasmissione a Teheran di un piano di de-escalation articolato in 15 punti. Dall’altro, l’Iran respinge la proposta, definendola “sbilanciata” e priva di opzioni accettabili.
Il quadro si complica ulteriormente con le dichiarazioni del presidente Donald Trump, che prima concede una proroga di 10 giorni per raggiungere un accordo, poi torna ad alzare drasticamente i toni, ventilando scenari estremi in caso di errore di valutazione da parte iraniana. Una comunicazione altalenante che alimenta l’instabilità e riduce la visibilità per gli investitori.
Le Borse europee hanno chiudono la seduta di venerdì 27 marzo in territorio negativo, riflettendo i timori legati al conflitto in Medio Oriente. Francoforte -1,38%, Parigi -0,87%, mentre Londra limita i danni a -0,05%. Più significativo il movimento dello STOXX600, in calo di circa -9% da inizio marzo, segnale di un deterioramento strutturale del sentiment. A Wall Street Dow Jones e S&P500 -1,7%, Nasdaq -2,1%
Il blocco dello stretto di Hormuz ha innescato uno shock petrolifero tra i più rilevanti degli ultimi anni, riportando al centro del dibattito il rischio di una nuova ondata inflazionistica e di un rallentamento della crescita globale.
In questo contesto, sorprende la debolezza del comparto obbligazionario, tradizionalmente difensivo. Il Treasury decennale statunitense, con rendimento al 4,42%, si avvia a chiudere il peggior mese (-3%) dal periodo del caos tariffario di aprile. Il movimento è stato particolarmente violento: +50 punti base di rialzo dei rendimenti in un solo mese.
L’impatto si trasmette rapidamente all’economia reale: i mutui trentennali negli Stati Uniti salgono al 6,38%, invertendo la precedente fase di discesa e mettendo a rischio la stagione primaverile del mercato immobiliare.
Ancora più marcata la debolezza in Europa: BTP decennale al 4,04%, con un calo mensile del -6,5% (il peggiore dal 2022), Bund tedesco al 3,10%, sui massimi dal 2011, con una perdita del -4,5%. Lo spread si amplia a +97 punti base (+4 pbs).
Sul fronte macro, emergono segnali contrastanti. In Eurozona, le aspettative di inflazione delle famiglie scendono leggermente al +2,5% da +2,6% (su orizzonti a 1 e 3 anni). Negli Stati Uniti, invece, peggiora il sentiment: l’indice dell’Università del Michigan si attesta a 53,3, sotto il 55,5 di febbraio.
Nel frattempo, cambia radicalmente la narrativa sulla politica monetaria. Il cambio euro/dollaro resta stabile a 1,152, ma il Us$ si avvia verso il miglior mese da luglio con un progresso di +2,5%. Le aspettative di taglio dei tassi da parte della Fed sono ormai evaporate, lasciando spazio a scenari di possibile rialzo.
Le tensioni geopolitiche sostengono le materie prime: Oro in rialzo del +3,5% a 4.510 dollari/oncia, Petrolio (WTI) a 98,4 dollari/barile (+4,1%)
L’indice Bloomberg Commodity, a 134,40 dollari, consolida il rialzo del +22% da inizio anno, per effetto del boom di petrolio e gas.
Secondo Bank of America, i fondi sistematici, in particolare i Commodity Trading Advisor (CTA), stanno aumentando le posizioni short sull’azionario e sui Treasury USA, mentre rafforzano i long sul dollaro.
Si tratta di una dinamica rilevante: questi operatori seguono il momentum più che i fondamentali e possono amplificare i movimenti di mercato. In un contesto già fragile, questo potrebbe accentuare ulteriormente le pressioni ribassiste. Attenzione però all’effetto opposto: un miglioramento improvviso del sentiment potrebbe innescare una chiusura forzata degli short, generando rimbalzi violenti.
Stamene, 30 marzo, Asia e tecnologia sotto stress. In Asia-Pacifico, le Borse restano deboli: indice MSCI Asia-Pacific ex-Japan: -1,3%, Kospi coreano: -3,0%, Nikkei giapponese: -3%. Particolarmente colpita la tech: Samsung Electronics -2,5%, SK Hynix -4,8%, penalizzati dai timori sulla domanda futura di memorie per l’AI dopo le novità annunciate da Google.
Dal Giappone, il governatore della Bank of Japan Kazuo Ueda segnala attenzione allo yen e ai costi di importazione, lasciando intendere possibili rialzi dei tassi in un contesto di inflazione in crescita.
Sul piano militare, aumentano i segnali di escalation. Gli Houthi hanno lanciato missili contro Israele, mentre gli Stati Uniti hanno dispiegato 3.500 soldati nella regione a bordo della USS Tripoli. Israele avrebbe colpito obiettivi nella capitale iraniana.
Eventi che rafforzano il rischio di un allargamento del conflitto, con potenziali impatti diretti sulle rotte energetiche globali.
Il paradosso dell’oro. Nonostante il recente recupero, l’oro resta al centro di un dibattito acceso. Dopo un crollo del -10% nella settimana precedente, uno dei peggiori dagli anni ’80, l’oro fatica a comportarsi come bene rifugio classico. Tra dollaro forte, rendimenti in salita e possibili vendite delle banche centrali, alcuni analisti iniziano a interrogarsi sulla tenuta del trend rialzista che durava da circa 18 mesi.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
Solo per clienti professionali. Le informazioni contenute nel presente documento sono fornite a titolo meramente informativo e non costituiscono né un’offerta di vendita né una sollecitazione di un’offerta di acquisto di titoli o azioni. Il presente documento non deve essere utilizzato come base per una qualsiasi decisione d’investimento. Gli investimenti possono aumentare o diminuire di valore e si può perdere una parte o la totalità dell’importo investito. Le performance passate non sono necessariamente indicative di performance future. Qualsiasi decisione d’investimento deve essere basata sulle informazioni contenute nel Prospetto informativo di riferimento e deve essere presa dopo aver richiesto il parere di un consulente d’investimento, fiscale e legale indipendente.
Il presente documento non è, e in nessun caso deve essere interpretato come, una pubblicità o qualsiasi altro strumento di promozione di un’offerta pubblica di azioni o titoli negli Stati Uniti o in qualsiasi provincia o territorio degli Stati Uniti. Né il presente documento né alcuna copia dello stesso devono essere acquisiti, trasmessi o distribuiti (direttamente o indirettamente) negli Stati Uniti.
Il presente documento può contenere commenti indipendenti sul mercato redatti da WisdomTree sulla base delle informazioni disponibili al pubblico. Benché WisdomTree si adoperi per garantire l’esattezza del contenuto del presente documento, WisdomTree non garantisce né assicura la sua esattezza o correttezza. Qualsiasi terzo fornitore di dati di cui ci si avvalga per reperire le informazioni contenute nel presente documento non rilascia alcuna garanzia o dichiarazione di sorta in relazione ai suddetti dati. Laddove WisdomTree abbia espresso dei pareri relativamente al prodotto o all’attività di mercato, si ricorda che tali pareri possono cambiare. Né WisdomTree, né alcuna consociata, né alcuno dei rispettivi funzionari, amministratori, partner o dipendenti, accetta alcuna responsabilità per qualsiasi perdita, diretta o indiretta, derivante dall’utilizzo del presente documento o del suo contenuto.
Il presente documento può contenere dichiarazioni previsionali, comprese dichiarazioni riguardanti le attuali aspettative o convinzioni in relazione alla performance di determinate classi di attività e/o settori. Le dichiarazioni previsionali sono soggette a determinati rischi, incertezze e ipotesi. Non vi è alcuna garanzia che tali dichiarazioni siano esatte, e i risultati effettivi possano discostarsi significativamente da quelli previsti in dette dichiarazioni. WisdomTree raccomanda vivamente di non fare indebito affidamento sulle summenzionate dichiarazioni previsionali.
I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Il conflitto in Medio Oriente rischia di estendersi: oil&gas ancora in tensione.
La turbolenza colpisce il Mercato obbligazionario sia in Usa che in EU.
Segnali di stabilizzazione per metalli preziosi e industriali. Da confermare.
I mercati si muovono in un equilibrio precario, sospesi tra escalation geopolitica, shock energetico e riprezzamento delle aspettative sui tassi.
L’incertezza resta il vero driver dei mercati globali. I segnali provenienti dal fronte geopolitico, in particolare dai colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran, continuano a essere contraddittori e contribuiscono a mantenere elevata la volatilità su tutte le asset class.
Da un lato, l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff parla di “segnali forti” e conferma la trasmissione a Teheran di un piano di de-escalation articolato in 15 punti. Dall’altro, l’Iran respinge la proposta, definendola “sbilanciata” e priva di opzioni accettabili.
Il quadro si complica ulteriormente con le dichiarazioni del presidente Donald Trump, che prima concede una proroga di 10 giorni per raggiungere un accordo, poi torna ad alzare drasticamente i toni, ventilando scenari estremi in caso di errore di valutazione da parte iraniana. Una comunicazione altalenante che alimenta l’instabilità e riduce la visibilità per gli investitori.
Le Borse europee hanno chiudono la seduta di venerdì 27 marzo in territorio negativo, riflettendo i timori legati al conflitto in Medio Oriente. Francoforte -1,38%, Parigi -0,87%, mentre Londra limita i danni a -0,05%. Più significativo il movimento dello STOXX600, in calo di circa -9% da inizio marzo, segnale di un deterioramento strutturale del sentiment. A Wall Street Dow Jones e S&P500 -1,7%, Nasdaq -2,1%
Il blocco dello stretto di Hormuz ha innescato uno shock petrolifero tra i più rilevanti degli ultimi anni, riportando al centro del dibattito il rischio di una nuova ondata inflazionistica e di un rallentamento della crescita globale.
In questo contesto, sorprende la debolezza del comparto obbligazionario, tradizionalmente difensivo. Il Treasury decennale statunitense, con rendimento al 4,42%, si avvia a chiudere il peggior mese (-3%) dal periodo del caos tariffario di aprile. Il movimento è stato particolarmente violento: +50 punti base di rialzo dei rendimenti in un solo mese.
L’impatto si trasmette rapidamente all’economia reale: i mutui trentennali negli Stati Uniti salgono al 6,38%, invertendo la precedente fase di discesa e mettendo a rischio la stagione primaverile del mercato immobiliare.
Ancora più marcata la debolezza in Europa: BTP decennale al 4,04%, con un calo mensile del -6,5% (il peggiore dal 2022), Bund tedesco al 3,10%, sui massimi dal 2011, con una perdita del -4,5%. Lo spread si amplia a +97 punti base (+4 pbs).
Sul fronte macro, emergono segnali contrastanti. In Eurozona, le aspettative di inflazione delle famiglie scendono leggermente al +2,5% da +2,6% (su orizzonti a 1 e 3 anni). Negli Stati Uniti, invece, peggiora il sentiment: l’indice dell’Università del Michigan si attesta a 53,3, sotto il 55,5 di febbraio.
Nel frattempo, cambia radicalmente la narrativa sulla politica monetaria. Il cambio euro/dollaro resta stabile a 1,152, ma il Us$ si avvia verso il miglior mese da luglio con un progresso di +2,5%. Le aspettative di taglio dei tassi da parte della Fed sono ormai evaporate, lasciando spazio a scenari di possibile rialzo.
Le tensioni geopolitiche sostengono le materie prime: Oro in rialzo del +3,5% a 4.510 dollari/oncia, Petrolio (WTI) a 98,4 dollari/barile (+4,1%)
L’indice Bloomberg Commodity, a 134,40 dollari, consolida il rialzo del +22% da inizio anno, per effetto del boom di petrolio e gas.
Secondo Bank of America, i fondi sistematici, in particolare i Commodity Trading Advisor (CTA), stanno aumentando le posizioni short sull’azionario e sui Treasury USA, mentre rafforzano i long sul dollaro.
Si tratta di una dinamica rilevante: questi operatori seguono il momentum più che i fondamentali e possono amplificare i movimenti di mercato. In un contesto già fragile, questo potrebbe accentuare ulteriormente le pressioni ribassiste. Attenzione però all’effetto opposto: un miglioramento improvviso del sentiment potrebbe innescare una chiusura forzata degli short, generando rimbalzi violenti.
Stamene, 30 marzo, Asia e tecnologia sotto stress. In Asia-Pacifico, le Borse restano deboli: indice MSCI Asia-Pacific ex-Japan: -1,3%, Kospi coreano: -3,0%, Nikkei giapponese: -3%. Particolarmente colpita la tech: Samsung Electronics -2,5%, SK Hynix -4,8%, penalizzati dai timori sulla domanda futura di memorie per l’AI dopo le novità annunciate da Google.
Dal Giappone, il governatore della Bank of Japan Kazuo Ueda segnala attenzione allo yen e ai costi di importazione, lasciando intendere possibili rialzi dei tassi in un contesto di inflazione in crescita.
Sul piano militare, aumentano i segnali di escalation. Gli Houthi hanno lanciato missili contro Israele, mentre gli Stati Uniti hanno dispiegato 3.500 soldati nella regione a bordo della USS Tripoli. Israele avrebbe colpito obiettivi nella capitale iraniana.
Eventi che rafforzano il rischio di un allargamento del conflitto, con potenziali impatti diretti sulle rotte energetiche globali.
Il paradosso dell’oro. Nonostante il recente recupero, l’oro resta al centro di un dibattito acceso. Dopo un crollo del -10% nella settimana precedente, uno dei peggiori dagli anni ’80, l’oro fatica a comportarsi come bene rifugio classico. Tra dollaro forte, rendimenti in salita e possibili vendite delle banche centrali, alcuni analisti iniziano a interrogarsi sulla tenuta del trend rialzista che durava da circa 18 mesi.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
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I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
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