Marco_Bernasconi

Facebook: uno scenario così sarebbe uno SHORT gigantesco!

NASDAQ:FB   Facebook, Inc
Facebook, quando ne parleremo fra 50 anni da quale parte della storia lo collocheremo?
Tra il Bene o il Male?


Negli Stati Uniti si sta sviluppando un dibattito, del quale ora complici anche tutti i problemi legati alla pandemia e al disastro economico conseguenti, da noi arrivano solo poche e deboli tracce.
La mia forte opinione è però che questo tema sarà uno dei più grandi temi del 2021 appena potremo iniziare a pensare a qualcosa di diverso dal coronavirus
Questo dibattito coinvolge ed individua in Facebook ed Instagram (che appartiene a Facebook ) i più grandi responsabili della disinformazione e delle menzogne che si aggirano su internet.
Attualmente l'auto-regolamentazione di Facebook o le leggi vigenti non hanno nessun potere nel proteggerci da questo danno.
Questo dibattito non coinvolge esclusivamente Facebook e Instagram, ma anche tutte le società del loro settore come Google , YouTube, Twitter ed altre, responsabili di essere i megafoni della disinformazione ed un grave condizionamento sulle menti degli americani (ma anche di noi italiani) siano essi giovani o meno giovani.
L'idea per scrivere questo articolo mi è venuta grazie ad un libro scritto da James Steyer uno dei più rispettati esperti e imprenditori su questioni relative all'istruzione, ai media e alla tecnologia negli Stati Uniti . Fondatore e amministratore delegato di “Common Sense”, la principale organizzazione non partisan Americana che si dedica a migliorare la vita dei bambini e delle famiglie.

L'accusa di Steyer e che le mega aziende che gestiscono i social media hanno consapevolmente abdicato alla loro responsabilità per la salvaguardia del bene sociale solamente concentrandosi ad un più facile arricchimento.
Steyer è il principale accusatore di Facebook and company.
Accusa questa big tech di monopolio, eccesso di egemonia nel mercato, e di essere completamente protetta in questo dalle attuali leggi governative americane che hanno permesso di far diventare questo super colosso incontrollabile.
Così potente e con in mano un potere che nella storia non era mai stato concesso a nessuno prima d’ora.
Prima che sia troppo tardi un intervento legislativo dovrà avvenire.
Questo intervento dovrà costringere una società come Facebook (e tutte le sue consorelle del big tech) a cedere Instagram e WhatsApp per ristabilire un equilibrio nel mercato, ed anche ad accettare le responsabilità legali di tutto ciò che appare all'interno del social media.
È assolutamente necessario che una modifica legislativa venga posta in atto e che le aziende dei social media diventino legalmente responsabili dei contenuti delle loro piattaforme (esattamente come accade per la stampa, la televisione e la radio).
Contenuti di odio e disinformazione che appaiono adesso liberamente e che, solo a posteriori vengono stigmatizzati quando oramai è troppo tardi, e li scopriamo sulle pagine social di qualche serial killer o terrorista.
L'allarme lanciato da Steyer è stato raccolto da personalità culturali importanti negli Stati Uniti e da questi dialoghi e nata un’antologia pubblicata proprio questa settimana negli Stati Uniti a titolo "Which Side of History: How Technology Is Reshaping Democracy and Our Lives" in italiano suonerebbe come "Quale lato della storia: Come la tecnologia sta rimodellando la democrazia e le nostre vite".

Steyer spiega che siamo a un crocevia critico dove la tecnologia sta plasmando gran parte della nostra vita. “Dirigo il più grande gruppo di difesa dei bambini degli Stati Uniti e il più grande gruppo di difesa della tecnologia del mondo, Common Sense Media. La tecnologia viene utilizzata per seminare sfiducia e diffondere disinformazione. Le piattaforme tecnologiche vengono utilizzate per minare le nostre istituzioni più democratiche, minacciando alcune delle norme di base della società libera e aperta ed esacerbando il divario tra ricchi e poveri. La tecnologia è ovunque, ma la grande domanda è: sarà usata per il bene o per il male? Questa è una domanda esistenziale per la nostra nazione e per il nostro mondo. Ecco perché il libro si intitola "Quale lato della storia? Come la tecnologia sta rimodellando la democrazia e le nostre vite".
L’opinione pesantemente negativa di Steyer verso questa piattaforma è datata diversi anni oramai. Un altro libro "Talking Back to Facebook" pubblicato nel 2012 era molto più avanti rispetto ai suoi tempi sull'impatto di Facebook e di altre piattaforme di social media sullo sviluppo sociale, emotivo e cognitivo sui nostri figli.
Aveva sollevato questioni relative alla privacy e all'impatto di Facebook , Instagram e altre piattaforme tecnologiche su come i nostri figli stavano crescendo e su come venivano influenzati nella loro vita quotidiana, sia che si trattasse della loro autostima, della loro attenzione, della loro capacità di concentrazione e di altri aspetti della loro identità. Otto anni dopo questi temi sono al centro dell'attenzione.
Steyer sostiene che l'industria delle armi è l'unica altra industria in America con un'ampia immunità legale come l'industria tecnologica.
Le regole dell’editoria.
Facebook ha sempre insistito sul fatto che se deve giocare secondo le stesse regole degli editori, il diritto degli individui alla libertà di parola scomparirà. Questa è una sciocchezza, sostiene Steyer. Trattare Facebook e Instagram e altri come editori non pregiudica la libertà di parola. Al contrario, gli editori hanno prosperato sotto il Primo Emendamento. E, tra l'altro, la stampa libera se la cavava bene fino all'arrivo di Facebook .
Facebook e le altre aziende di social media si difendono dicendo di fare del loro meglio per controllare le loro piattaforme, anche se non si considerano editori.
Steyer insiste “Facebook e altre piattaforme di social media sono dalla parte sbagliata della storia. A meno che non cambino rotta, saranno per sempre screditati per essere dalla parte sbagliata della storia. La strategia di Facebook è: negare, deviare, distrarre. Fanno piccole cose, ma fondamentalmente continuano a minare molte delle nostre importanti norme e istituzioni democratiche, e permettono che la loro piattaforma venga usata per diffondere disinformazione, menzogne e falsità politiche, e danneggiano la nostra società.”

Alla domanda del perché lo facciano Steyer risponde: “Stanno prendendo la strada più facile verso il profitto. Facebook fa tonnellate di soldi promuovendo la supremazia bianca, i post razzisti e antisemiti e permettendo ai bot russi di acquistare pubblicità sulla loro piattaforma. È tutta una questione di soldi. Mette i profitti al di sopra dei principi e delle persone. Questo è quello che sta succedendo e dovrebbero essere ritenuti responsabili.”
Ridurre il potere di Facebook costringendola a dismettere Instagram e WhatsApp. Ristabilire la concorrenza.
Questo riequilibrerebbe il mercato e costringerebbe Facebook a confrontarsi con altre aziende cosa che adesso non accade.
“Ma non è solo Facebook a mettere fuori combattimento i concorrenti. I legislatori devono guardare lontano e con attenzione a quanto sono diventate grandi queste aziende e a quante centinaia di altre aziende e concorrenti hanno inghiottito. Un'altra cosa che i legislatori possono e devono fare è monitorare molto attentamente ogni nuova acquisizione ed essere molto più disposti a dire di no.
Lo scorso luglio una campagna denominata “Stop Hate for Profit” "Stop all'odio per il profitto” aveva boicottato per un mese gli inserzionisti di Facebook .
Facebook non ha fatto una piega e ha praticamente detto: "Dovete tornare da noi perché siamo l'unico player in giro per la vostra pubblicità". Questo non succederebbe più se fossero costretti a cedere Instagram e WhatsApp.
Facebook è il più grande trasgressore e il più grande colosso.
Ma il problema riguarda tutta l'industria tecnologica.

Commenti

Ottimo commento alla relazione del Sig.Steyer sulla non democrazia dello Stato Americano e delle sue Aziende di disinformazione. Sarebbe opportuno che almeno gli altri Stati iniziassero a pensare di fare un passo indietro e ripristinare la corretta e responsabile informazione a discapito del denaro che ottengono.
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