Borse globali in cerca di stabilità, sale ancora Wall Street.
Israele accoglie proposta Usa di cercare un accordo col governo libanese.
Prezzo del petrolio fatica a scendere, ma siamo a -15% dai massimi recenti.
Bitcoin in recupero, oltre 72 mila Dollari. Bond mkt più tranquillo.
Le Borse europee archiviano la seduta con il segno meno, mentre la tregua tra Stati Uniti e Iran mostra crepe evidenti sotto il peso degli attacchi israeliani in Libano. Il quadro geopolitico resta il vero regista dei mercati: secondo la Nbc, il presidente Usa Trump avrebbe chiesto al premier israeliano Netanyahu di ridurre l’intensità delle operazioni militari, nel tentativo di non compromettere i negoziati.
Sul fronte azionario, il bilancio europeo di ieri è disomogeneo: Francoforte -1,14%, Parigi -0,22%, Londra -0,05%, mentre Milano ha guadagnato +0,50%.
A Wall Street, è prevalso un cauto ottimismo alimentato dalla prospettiva di nuovi colloqui tra Israele e Libano, previsti la prossima settimana a Washington: Dow Jones +0,58%, Nasdaq +0,83%, S&P500 +0,62%, segno che gli investitori continuano ad aggrapparsi a ogni spiraglio negoziale, anche quando il contesto resta fragile.
Il nodo cruciale resta lo Stretto di Hormuz, il cui traffico continua a essere limitato, mantenendo alta la tensione sui mercati energetici. Teheran accusa Stati Uniti e Israele di aver violato il cessate il fuoco e insiste affinché il Libano venga incluso in un eventuale accordo di pace.
Israele, dal canto suo, punta su un doppio binario: negoziare separatamente con Beirut, continuando però le operazioni militari sul territorio libanese anche dopo la tregua con l’Iran. Una strategia che complica ulteriormente il quadro.
Sul fronte diplomatico, si moltiplicano segnali contrastanti: mentre si parla di un possibile incontro tra delegati statunitensi e iraniani in Pakistan, Teheran smentisce che la propria delegazione sia già in viaggio verso Islamabad. Tradotto: la diplomazia si muove, ma senza una direzione chiaramente definita.
Nel frattempo, il petrolio riflette questa incertezza. Stamattina i prezzi salgono dell’1%, ma il bilancio settimanale resta pesante, con un calo complessivo del -11%. Il mercato oscilla tra due poli opposti: da un lato il rischio geopolitico, dall’altro la speranza di una normalizzazione che riporti flussi regolari attraverso Hormuz.
Un possibile punto di svolta arriva da Israele: Netanyahu ha dichiarato di aver autorizzato negoziati diretti con il Libano “il prima possibile”, aprendo a un confronto focalizzato sul disarmo di Hezbollah e sulla costruzione di relazioni più stabili tra i due Paesi. Un’apertura significativa, accompagnata dall’apprezzamento per la proposta libanese di smilitarizzare Beirut.
Passando ai fondamentali economici, i dati macro americani pubblicati ieri restano in secondo piano, anche perché in parte riferiti a febbraio, quindi precedenti all’escalation del conflitto. Le richieste di disoccupazione ricorrenti scendono a 1,79 milioni dai precedenti 1,83, battendo le attese e segnando i minimi degli ultimi due anni. Sul fronte inflazione, il Pce di febbraio cresce del 2,8%, in linea con le previsioni, mentre la componente core si attesta al 3%, in calo rispetto al 3,1% precedente.
L’attenzione si sposta ora sul dato CPI di marzo, atteso oggi: le stime indicano un possibile balzo dell’inflazione annua al +3,4% dal +2,4%, spinta dall’aumento dei prezzi energetici legati alla guerra. Uno scenario che rafforzerebbe la posizione restrittiva della Fed sui tassi.
Nonostante tutto, Wall Street si avvicina alla stagione delle trimestrali in grande salute I principali indici, S&P500, Dow Jones, Nasdaq e Russell2000, restano a una distanza contenuta, tra -2,5% e -5,1% dai massimi storici.
Come da copione, saranno le banche ad aprire le danze: Goldman Sachs il 13 aprile, seguita il 14 aprile da JPMorgan, Wells Fargo, Citigroup e BlackRock. Il 15 aprile toccherà a Bank of America e Morgan Stanley. Subito dopo entreranno in scena i big tech: Netflix il 16 aprile, Tesla il 22, Alphabet e Microsoft il 29, Meta e Apple il 30, Amazon il 1° maggio, Nvidia il 20 maggio. Attenzione anche al comparto energetico, con Chevron ed Exxon attese ai conti il 1° maggio.
Le previsioni restano incoraggianti: secondo FactSet, gli utili dell’S&P500 dovrebbero crescere del +13,2% nel primo trimestre 2026, rispetto al +12,8% stimato a fine 2025, segnando il sesto trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra.
Intanto, i mercati asiatici si muovono in territorio positivo, pur con il fiato corto. Il Kospi +1,75%, Nikkei 225 +1,8%, Hang Seng +0,6%, Taiex +1,5%, Nifty 50 +1%, mentre l’S&P/ASX 200 perde -0,3%. Il CSI 300 cinese guadagna +1,2%, sostenuto anche da segnali di ripresa dei prezzi: inflazione al consumo a +1% annuo e prezzi alla produzione in crescita per la prima volta in oltre tre anni.
Tra le materie prime, l’oro resta stabile a 4.760 dollari l’oncia, l’argento a 76,0 dollari, con il metallo giallo in rialzo per la terza seduta consecutiva e per la terza settimana (+1,9%). Il dollaro si avvia verso la peggior settimana da fine gennaio (-1,5%).
Capitolo criptovalute: il Bitcoin supera i 72mila dollari per la prima volta in un mese. Secondo il Financial Times, il transito nello Stretto di Hormuz potrebbe essere pagato in Bitcoin, con un costo di 1 dollaro per barile e un potenziale giro d’affari stimato da JPMorgan in 90 miliardi di dollari.
Sul mercato obbligazionario, il Treasury decennale rende 4,28%, il BTP italiano 3,75%, con il future sul decennale nazionale in rialzo di oltre +2% in poche settimane, evento che non si verificava dal luglio 2024. In questo contesto, la direttrice del FMI Kristalina Georgieva avverte: un’ulteriore escalation energetica potrebbe richiedere interventi rapidi delle banche centrali.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
Solo per clienti professionali. Le informazioni contenute nel presente documento sono fornite a titolo meramente informativo e non costituiscono né un’offerta di vendita né una sollecitazione di un’offerta di acquisto di titoli o azioni. Il presente documento non deve essere utilizzato come base per una qualsiasi decisione d’investimento. Gli investimenti possono aumentare o diminuire di valore e si può perdere una parte o la totalità dell’importo investito. Le performance passate non sono necessariamente indicative di performance future. Qualsiasi decisione d’investimento deve essere basata sulle informazioni contenute nel Prospetto informativo di riferimento e deve essere presa dopo aver richiesto il parere di un consulente d’investimento, fiscale e legale indipendente.
Il presente documento non è, e in nessun caso deve essere interpretato come, una pubblicità o qualsiasi altro strumento di promozione di un’offerta pubblica di azioni o titoli negli Stati Uniti o in qualsiasi provincia o territorio degli Stati Uniti. Né il presente documento né alcuna copia dello stesso devono essere acquisiti, trasmessi o distribuiti (direttamente o indirettamente) negli Stati Uniti.
Il presente documento può contenere commenti indipendenti sul mercato redatti da WisdomTree sulla base delle informazioni disponibili al pubblico. Benché WisdomTree si adoperi per garantire l’esattezza del contenuto del presente documento, WisdomTree non garantisce né assicura la sua esattezza o correttezza. Qualsiasi terzo fornitore di dati di cui ci si avvalga per reperire le informazioni contenute nel presente documento non rilascia alcuna garanzia o dichiarazione di sorta in relazione ai suddetti dati. Laddove WisdomTree abbia espresso dei pareri relativamente al prodotto o all’attività di mercato, si ricorda che tali pareri possono cambiare. Né WisdomTree, né alcuna consociata, né alcuno dei rispettivi funzionari, amministratori, partner o dipendenti, accetta alcuna responsabilità per qualsiasi perdita, diretta o indiretta, derivante dall’utilizzo del presente documento o del suo contenuto.
Il presente documento può contenere dichiarazioni previsionali, comprese dichiarazioni riguardanti le attuali aspettative o convinzioni in relazione alla performance di determinate classi di attività e/o settori. Le dichiarazioni previsionali sono soggette a determinati rischi, incertezze e ipotesi. Non vi è alcuna garanzia che tali dichiarazioni siano esatte, e i risultati effettivi possano discostarsi significativamente da quelli previsti in dette dichiarazioni. WisdomTree raccomanda vivamente di non fare indebito affidamento sulle summenzionate dichiarazioni previsionali.
I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Israele accoglie proposta Usa di cercare un accordo col governo libanese.
Prezzo del petrolio fatica a scendere, ma siamo a -15% dai massimi recenti.
Bitcoin in recupero, oltre 72 mila Dollari. Bond mkt più tranquillo.
Le Borse europee archiviano la seduta con il segno meno, mentre la tregua tra Stati Uniti e Iran mostra crepe evidenti sotto il peso degli attacchi israeliani in Libano. Il quadro geopolitico resta il vero regista dei mercati: secondo la Nbc, il presidente Usa Trump avrebbe chiesto al premier israeliano Netanyahu di ridurre l’intensità delle operazioni militari, nel tentativo di non compromettere i negoziati.
Sul fronte azionario, il bilancio europeo di ieri è disomogeneo: Francoforte -1,14%, Parigi -0,22%, Londra -0,05%, mentre Milano ha guadagnato +0,50%.
A Wall Street, è prevalso un cauto ottimismo alimentato dalla prospettiva di nuovi colloqui tra Israele e Libano, previsti la prossima settimana a Washington: Dow Jones +0,58%, Nasdaq +0,83%, S&P500 +0,62%, segno che gli investitori continuano ad aggrapparsi a ogni spiraglio negoziale, anche quando il contesto resta fragile.
Il nodo cruciale resta lo Stretto di Hormuz, il cui traffico continua a essere limitato, mantenendo alta la tensione sui mercati energetici. Teheran accusa Stati Uniti e Israele di aver violato il cessate il fuoco e insiste affinché il Libano venga incluso in un eventuale accordo di pace.
Israele, dal canto suo, punta su un doppio binario: negoziare separatamente con Beirut, continuando però le operazioni militari sul territorio libanese anche dopo la tregua con l’Iran. Una strategia che complica ulteriormente il quadro.
Sul fronte diplomatico, si moltiplicano segnali contrastanti: mentre si parla di un possibile incontro tra delegati statunitensi e iraniani in Pakistan, Teheran smentisce che la propria delegazione sia già in viaggio verso Islamabad. Tradotto: la diplomazia si muove, ma senza una direzione chiaramente definita.
Nel frattempo, il petrolio riflette questa incertezza. Stamattina i prezzi salgono dell’1%, ma il bilancio settimanale resta pesante, con un calo complessivo del -11%. Il mercato oscilla tra due poli opposti: da un lato il rischio geopolitico, dall’altro la speranza di una normalizzazione che riporti flussi regolari attraverso Hormuz.
Un possibile punto di svolta arriva da Israele: Netanyahu ha dichiarato di aver autorizzato negoziati diretti con il Libano “il prima possibile”, aprendo a un confronto focalizzato sul disarmo di Hezbollah e sulla costruzione di relazioni più stabili tra i due Paesi. Un’apertura significativa, accompagnata dall’apprezzamento per la proposta libanese di smilitarizzare Beirut.
Passando ai fondamentali economici, i dati macro americani pubblicati ieri restano in secondo piano, anche perché in parte riferiti a febbraio, quindi precedenti all’escalation del conflitto. Le richieste di disoccupazione ricorrenti scendono a 1,79 milioni dai precedenti 1,83, battendo le attese e segnando i minimi degli ultimi due anni. Sul fronte inflazione, il Pce di febbraio cresce del 2,8%, in linea con le previsioni, mentre la componente core si attesta al 3%, in calo rispetto al 3,1% precedente.
L’attenzione si sposta ora sul dato CPI di marzo, atteso oggi: le stime indicano un possibile balzo dell’inflazione annua al +3,4% dal +2,4%, spinta dall’aumento dei prezzi energetici legati alla guerra. Uno scenario che rafforzerebbe la posizione restrittiva della Fed sui tassi.
Nonostante tutto, Wall Street si avvicina alla stagione delle trimestrali in grande salute I principali indici, S&P500, Dow Jones, Nasdaq e Russell2000, restano a una distanza contenuta, tra -2,5% e -5,1% dai massimi storici.
Come da copione, saranno le banche ad aprire le danze: Goldman Sachs il 13 aprile, seguita il 14 aprile da JPMorgan, Wells Fargo, Citigroup e BlackRock. Il 15 aprile toccherà a Bank of America e Morgan Stanley. Subito dopo entreranno in scena i big tech: Netflix il 16 aprile, Tesla il 22, Alphabet e Microsoft il 29, Meta e Apple il 30, Amazon il 1° maggio, Nvidia il 20 maggio. Attenzione anche al comparto energetico, con Chevron ed Exxon attese ai conti il 1° maggio.
Le previsioni restano incoraggianti: secondo FactSet, gli utili dell’S&P500 dovrebbero crescere del +13,2% nel primo trimestre 2026, rispetto al +12,8% stimato a fine 2025, segnando il sesto trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra.
Intanto, i mercati asiatici si muovono in territorio positivo, pur con il fiato corto. Il Kospi +1,75%, Nikkei 225 +1,8%, Hang Seng +0,6%, Taiex +1,5%, Nifty 50 +1%, mentre l’S&P/ASX 200 perde -0,3%. Il CSI 300 cinese guadagna +1,2%, sostenuto anche da segnali di ripresa dei prezzi: inflazione al consumo a +1% annuo e prezzi alla produzione in crescita per la prima volta in oltre tre anni.
Tra le materie prime, l’oro resta stabile a 4.760 dollari l’oncia, l’argento a 76,0 dollari, con il metallo giallo in rialzo per la terza seduta consecutiva e per la terza settimana (+1,9%). Il dollaro si avvia verso la peggior settimana da fine gennaio (-1,5%).
Capitolo criptovalute: il Bitcoin supera i 72mila dollari per la prima volta in un mese. Secondo il Financial Times, il transito nello Stretto di Hormuz potrebbe essere pagato in Bitcoin, con un costo di 1 dollaro per barile e un potenziale giro d’affari stimato da JPMorgan in 90 miliardi di dollari.
Sul mercato obbligazionario, il Treasury decennale rende 4,28%, il BTP italiano 3,75%, con il future sul decennale nazionale in rialzo di oltre +2% in poche settimane, evento che non si verificava dal luglio 2024. In questo contesto, la direttrice del FMI Kristalina Georgieva avverte: un’ulteriore escalation energetica potrebbe richiedere interventi rapidi delle banche centrali.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
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