Dopo l’attacco degli USA e di Israele all’Iran della fine di febbraio, l’indice S&P 500 è sceso quasi del 10%. Il minimo è stato segnato dal post di Trump in cui minacciava la “cancellazione della civiltà” iraniana.
Dal 30 marzo è partito un rally fulminante, che ha portato l’indice sui nuovi massimi di sempre, con un rialzo del 13%, nonostante la situazione appaia ancora tutt’altro che risolta.
Il mercato è passato da oversold a overbought con una velocità seconda solo a quella del 1982, quando la Fed abbassò i tassi dal 13%. Si partiva allora però da un mercato sui minimi, in cui il Presidente della Fed Volcker prima strangolò l’inflazione con tassi altissimi (causando recessione e bear market), poi nel 1982 invertì la rotta abbassando i tassi. Da lì il mercato esplose al rialzo.

Le forze che hanno alimentato il movimento attuale sono diverse. Come spesso succede nei mercati moderni, la velocità con cui si formano le scommesse ribassiste porta poi a dei movimenti di short covering che eccedono quello che sarebbe stato lecito immaginare dall’effettivo miglioramento della situazione reale.
L’entusiasmo è stato scatenato nella giornata di venerdì da un Trump logorroico su Truth Social che, in oltre venti post, ha annunciato che un accordo è molto vicino e che l’Iran avrebbe rinunciato al programma nucleare e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
L’Iran non ha smentito e ha dichiarato che lo Stretto è "completamente aperto" al traffico commerciale, in coincidenza con il cessate il fuoco in Libano della durata di 10 giorni tra Israele e Hezbollah, mediato dagli USA. Il traffico rimane però estremamente limitato. Le poche navi che passano lo fanno lungo rotte coordinate e approvate dalle autorità iraniane.
A Teheran c’è molta confusione su chi sia veramente legittimato a trattare. È stato Abbas Araghchi (Ministro degli Esteri) a postare su X che lo Stretto di Hormuz era completamente aperto, ma questo ha provocato forti critiche da parte dei media vicini alle Guardie della Rivoluzione (IRGC) e dei conservatori duri, che oggi hanno dichiarato che lo Stretto deve considerarsi ancora bloccato.
La delegazione iraniana nei colloqui di Islamabad della settimana scorsa era molto ampia e composita (circa 70 persone), guidata dal Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf insieme ad Araghchi, ma includeva anche figure militari e tecnocrati. C’è una tensione evidente tra la linea più diplomatica del Ministero degli Esteri e quella più dura dell’IRGC e dei conservatori.
La situazione quindi è tutt'altro che risolta e il movimento tecnico di portata eccessiva potrebbe far rifiatare i mercati nei prossimi giorni.
Dal 30 marzo è partito un rally fulminante, che ha portato l’indice sui nuovi massimi di sempre, con un rialzo del 13%, nonostante la situazione appaia ancora tutt’altro che risolta.
Il mercato è passato da oversold a overbought con una velocità seconda solo a quella del 1982, quando la Fed abbassò i tassi dal 13%. Si partiva allora però da un mercato sui minimi, in cui il Presidente della Fed Volcker prima strangolò l’inflazione con tassi altissimi (causando recessione e bear market), poi nel 1982 invertì la rotta abbassando i tassi. Da lì il mercato esplose al rialzo.
Le forze che hanno alimentato il movimento attuale sono diverse. Come spesso succede nei mercati moderni, la velocità con cui si formano le scommesse ribassiste porta poi a dei movimenti di short covering che eccedono quello che sarebbe stato lecito immaginare dall’effettivo miglioramento della situazione reale.
L’entusiasmo è stato scatenato nella giornata di venerdì da un Trump logorroico su Truth Social che, in oltre venti post, ha annunciato che un accordo è molto vicino e che l’Iran avrebbe rinunciato al programma nucleare e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
L’Iran non ha smentito e ha dichiarato che lo Stretto è "completamente aperto" al traffico commerciale, in coincidenza con il cessate il fuoco in Libano della durata di 10 giorni tra Israele e Hezbollah, mediato dagli USA. Il traffico rimane però estremamente limitato. Le poche navi che passano lo fanno lungo rotte coordinate e approvate dalle autorità iraniane.
A Teheran c’è molta confusione su chi sia veramente legittimato a trattare. È stato Abbas Araghchi (Ministro degli Esteri) a postare su X che lo Stretto di Hormuz era completamente aperto, ma questo ha provocato forti critiche da parte dei media vicini alle Guardie della Rivoluzione (IRGC) e dei conservatori duri, che oggi hanno dichiarato che lo Stretto deve considerarsi ancora bloccato.
La delegazione iraniana nei colloqui di Islamabad della settimana scorsa era molto ampia e composita (circa 70 persone), guidata dal Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf insieme ad Araghchi, ma includeva anche figure militari e tecnocrati. C’è una tensione evidente tra la linea più diplomatica del Ministero degli Esteri e quella più dura dell’IRGC e dei conservatori.
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