NESSUN PANIC SELLING SULLE BORSE, PER ORA
Wall Street ha chiuso in rialzo la seduta di ieri, 2 settembre 2026, interrompendo la serie di cali consecutivi registrata nei giorni precedenti.
La giornata è stata caratterizzata da una decisa rotazione settoriale verso i comparti più difensivi, come sanità e finanziari, e dal sostegno dei colossi tecnologici, nonostante la forte pressione esercitata dall'impennata dei rendimenti dei Treasury bond, che hanno toccato i massimi dal 2023.
Il Dow Jones ha chiuso a +0,56%, mentre Nasdaq e S&P 500 hanno registrato rispettivamente un +0,45% e un +0,46%, in un contesto di rinnovato ottimismo in seguito alle indiscrezioni secondo cui Nvidia sarebbe in trattativa per acquisire la piattaforma di intelligenza artificiale di Hugging Face per 14 miliardi di dollari.
Va però ricordato che, nel frattempo, il rendimento del Treasury decennale ha toccato ieri un massimo del 4,82%, per poi assestarsi al 4,78%. Il trentennale è salito al 5,29%, confermando i timori legati a una possibile escalation militare e a un petrolio ancora in rialzo.
Entrambi i fattori potrebbero alimentare ulteriori aspettative di aumento del costo del denaro da parte della Fed, con tutte le conseguenze del caso, tra cui un marcato rallentamento della congiuntura macroeconomica americana che, va comunque riconosciuto, per il momento rimane resiliente.
VALUTE, LO JPY FINALMENTE!
Dopo settimane caratterizzate da uno yen estremamente debole, incapace di mantenersi sotto quota 160 contro il dollaro, ieri qualcosa finalmente si è mosso.
Sono tre le possibili motivazioni di questo improvviso recupero della valuta giapponese, che da ieri ha guadagnato circa il 2%.
La prima è il famoso checking prices di cui abbiamo parlato spesso, ovvero un controllo dell'USD/JPY da parte della banca centrale senza un intervento diretto sul mercato, ma con il chiaro intento di segnalare che sarebbe pronta a intervenire vendendo dollari e acquistando yen.
La seconda motivazione è legata alle dichiarazioni rilasciate mercoledì da Hajime Takata, membro del consiglio direttivo della BoJ, secondo il quale la banca centrale dovrebbe adottare un approccio più agile agli aumenti dei tassi, anziché attenersi a un ritmo semestrale prevedibile.
In sostanza, ciò potrebbe tradursi in molteplici rialzi dei tassi, favorendo un recupero più deciso della valuta giapponese.
La terza ipotesi sarebbe un intervento diretto sul mercato da parte di Fed e BoJ. Tuttavia, si tratta di un'eventualità che oggi appare poco probabile, poiché la price action ha mostrato un recupero graduale dello yen, senza gli scossoni o i movimenti improvvisi che normalmente accompagnano un intervento diretto delle banche centrali.
Tra le tre opzioni, continuiamo a privilegiare quella legata alle dichiarazioni di Takata.
L'obiettivo iniziale per USD/JPY dovrebbe essere l'area 155,30-155,40, corrispondente al minimo registrato il 3 agosto scorso.
Sugli altri cambi osserviamo invece oscillazioni contenute, poiché tutta l'attenzione resta concentrata sui cross dello yen.
L'EUR/USD si muove tra 1,1580 e 1,1630, mentre il Cable arretra a causa delle vendite su GBP/JPY, con EUR/GBP ormai a ridosso di quota 0,8600.
Le valute oceaniche rimangono stabili, con NZD/USD in ripresa dopo le prese di beneficio registrate ieri.
Il franco svizzero resta stabile contro l'euro in area 0,9400-0,9430, mentre USD/CHF continua la sua fase correttiva sopra quota 0,8100.
USD/CAD è invece in consolidamento ribassista dopo che ieri la Bank of Canada ha messo in guardia contro il rischio di ulteriori rialzi dei tassi per contrastare un'inflazione ancora persistente.
Inoltre, il Canada ha dichiarato che adotterà misure di reciprocità qualora venissero applicati i dazi annunciati da Trump.
REAZIONE DEL GOLD
Giovedì l'oro ha superato i 4.400 dollari l'oncia, estendendo il rimbalzo della sessione precedente grazie al calo del dollaro e dei rendimenti dei titoli del Tesoro.
Dal punto di vista tecnico, siamo a ridosso di importanti resistenze. Un superamento dell'area 4.465 dollari potrebbe aprire la strada verso quota 4.700 dollari l'oncia.
Il presidente della Federal Reserve di New York, John Williams, ha affermato che vi sono evidenze di un continuo rallentamento dell'inflazione, man mano che l'impatto dei dazi si attenua, mentre l'aumento dei prezzi dell'energia non si è ancora trasferito in modo significativo al comparto dei servizi.
I dati pubblicati mercoledì hanno inoltre mostrato un rallentamento della crescita dell'occupazione privata negli Stati Uniti nel mese di agosto.
Ciononostante, i mercati continuano a prezzare una probabilità di circa due terzi di un aumento dei tassi da parte della Fed entro la fine del mese, in seguito alle dichiarazioni restrittive rilasciate venerdì dal presidente Kevin Warsh.
PETROLIO
Giovedì il prezzo del WTI si è mantenuto intorno ai 91 dollari al barile, dopo tre sedute consecutive di rialzo, mentre gli investitori continuano ad attendere sviluppi provenienti dal Medio Oriente, nella speranza che si torni a parlare di diplomazia e di accordi per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il presidente Donald Trump ha affermato che gli ultimi attacchi contro l'Iran saranno di breve durata, pur ribadendo che gli Stati Uniti restano pronti a ulteriori azioni militari.
Nonostante le rinnovate ostilità, il traffico di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz ha continuato a mantenersi su una media stimata di 8 milioni di barili al giorno.
Negli Stati Uniti, i dati ufficiali hanno mostrato un calo delle scorte di greggio pari a 4,5 milioni di barili nella scorsa settimana, il primo arretramento dalla fine di luglio.
Sul fronte energetico, i prezzi del petrolio hanno interrotto la loro corsa proprio dopo le dichiarazioni di Trump, che hanno contribuito ad attenuare i timori di un'escalation immediata del conflitto. Questo ha ridotto le preoccupazioni inflazionistiche e fornito ulteriore sostegno al metallo prezioso.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Wall Street ha chiuso in rialzo la seduta di ieri, 2 settembre 2026, interrompendo la serie di cali consecutivi registrata nei giorni precedenti.
La giornata è stata caratterizzata da una decisa rotazione settoriale verso i comparti più difensivi, come sanità e finanziari, e dal sostegno dei colossi tecnologici, nonostante la forte pressione esercitata dall'impennata dei rendimenti dei Treasury bond, che hanno toccato i massimi dal 2023.
Il Dow Jones ha chiuso a +0,56%, mentre Nasdaq e S&P 500 hanno registrato rispettivamente un +0,45% e un +0,46%, in un contesto di rinnovato ottimismo in seguito alle indiscrezioni secondo cui Nvidia sarebbe in trattativa per acquisire la piattaforma di intelligenza artificiale di Hugging Face per 14 miliardi di dollari.
Va però ricordato che, nel frattempo, il rendimento del Treasury decennale ha toccato ieri un massimo del 4,82%, per poi assestarsi al 4,78%. Il trentennale è salito al 5,29%, confermando i timori legati a una possibile escalation militare e a un petrolio ancora in rialzo.
Entrambi i fattori potrebbero alimentare ulteriori aspettative di aumento del costo del denaro da parte della Fed, con tutte le conseguenze del caso, tra cui un marcato rallentamento della congiuntura macroeconomica americana che, va comunque riconosciuto, per il momento rimane resiliente.
VALUTE, LO JPY FINALMENTE!
Dopo settimane caratterizzate da uno yen estremamente debole, incapace di mantenersi sotto quota 160 contro il dollaro, ieri qualcosa finalmente si è mosso.
Sono tre le possibili motivazioni di questo improvviso recupero della valuta giapponese, che da ieri ha guadagnato circa il 2%.
La prima è il famoso checking prices di cui abbiamo parlato spesso, ovvero un controllo dell'USD/JPY da parte della banca centrale senza un intervento diretto sul mercato, ma con il chiaro intento di segnalare che sarebbe pronta a intervenire vendendo dollari e acquistando yen.
La seconda motivazione è legata alle dichiarazioni rilasciate mercoledì da Hajime Takata, membro del consiglio direttivo della BoJ, secondo il quale la banca centrale dovrebbe adottare un approccio più agile agli aumenti dei tassi, anziché attenersi a un ritmo semestrale prevedibile.
In sostanza, ciò potrebbe tradursi in molteplici rialzi dei tassi, favorendo un recupero più deciso della valuta giapponese.
La terza ipotesi sarebbe un intervento diretto sul mercato da parte di Fed e BoJ. Tuttavia, si tratta di un'eventualità che oggi appare poco probabile, poiché la price action ha mostrato un recupero graduale dello yen, senza gli scossoni o i movimenti improvvisi che normalmente accompagnano un intervento diretto delle banche centrali.
Tra le tre opzioni, continuiamo a privilegiare quella legata alle dichiarazioni di Takata.
L'obiettivo iniziale per USD/JPY dovrebbe essere l'area 155,30-155,40, corrispondente al minimo registrato il 3 agosto scorso.
Sugli altri cambi osserviamo invece oscillazioni contenute, poiché tutta l'attenzione resta concentrata sui cross dello yen.
L'EUR/USD si muove tra 1,1580 e 1,1630, mentre il Cable arretra a causa delle vendite su GBP/JPY, con EUR/GBP ormai a ridosso di quota 0,8600.
Le valute oceaniche rimangono stabili, con NZD/USD in ripresa dopo le prese di beneficio registrate ieri.
Il franco svizzero resta stabile contro l'euro in area 0,9400-0,9430, mentre USD/CHF continua la sua fase correttiva sopra quota 0,8100.
USD/CAD è invece in consolidamento ribassista dopo che ieri la Bank of Canada ha messo in guardia contro il rischio di ulteriori rialzi dei tassi per contrastare un'inflazione ancora persistente.
Inoltre, il Canada ha dichiarato che adotterà misure di reciprocità qualora venissero applicati i dazi annunciati da Trump.
REAZIONE DEL GOLD
Giovedì l'oro ha superato i 4.400 dollari l'oncia, estendendo il rimbalzo della sessione precedente grazie al calo del dollaro e dei rendimenti dei titoli del Tesoro.
Dal punto di vista tecnico, siamo a ridosso di importanti resistenze. Un superamento dell'area 4.465 dollari potrebbe aprire la strada verso quota 4.700 dollari l'oncia.
Il presidente della Federal Reserve di New York, John Williams, ha affermato che vi sono evidenze di un continuo rallentamento dell'inflazione, man mano che l'impatto dei dazi si attenua, mentre l'aumento dei prezzi dell'energia non si è ancora trasferito in modo significativo al comparto dei servizi.
I dati pubblicati mercoledì hanno inoltre mostrato un rallentamento della crescita dell'occupazione privata negli Stati Uniti nel mese di agosto.
Ciononostante, i mercati continuano a prezzare una probabilità di circa due terzi di un aumento dei tassi da parte della Fed entro la fine del mese, in seguito alle dichiarazioni restrittive rilasciate venerdì dal presidente Kevin Warsh.
PETROLIO
Giovedì il prezzo del WTI si è mantenuto intorno ai 91 dollari al barile, dopo tre sedute consecutive di rialzo, mentre gli investitori continuano ad attendere sviluppi provenienti dal Medio Oriente, nella speranza che si torni a parlare di diplomazia e di accordi per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il presidente Donald Trump ha affermato che gli ultimi attacchi contro l'Iran saranno di breve durata, pur ribadendo che gli Stati Uniti restano pronti a ulteriori azioni militari.
Nonostante le rinnovate ostilità, il traffico di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz ha continuato a mantenersi su una media stimata di 8 milioni di barili al giorno.
Negli Stati Uniti, i dati ufficiali hanno mostrato un calo delle scorte di greggio pari a 4,5 milioni di barili nella scorsa settimana, il primo arretramento dalla fine di luglio.
Sul fronte energetico, i prezzi del petrolio hanno interrotto la loro corsa proprio dopo le dichiarazioni di Trump, che hanno contribuito ad attenuare i timori di un'escalation immediata del conflitto. Questo ha ridotto le preoccupazioni inflazionistiche e fornito ulteriore sostegno al metallo prezioso.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Declinazione di responsabilità
Le informazioni e le pubblicazioni non sono intese come, e non costituiscono, consulenza o raccomandazioni finanziarie, di investimento, di trading o di altro tipo fornite o approvate da TradingView. Per ulteriori informazioni, consultare i Termini di utilizzo.
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