Trump e IRAN concordano tregua di 2 settimane e riapertura di Hormutz.
Si spera in negoziati mediati dal Pakistan per pervenire a pace duratura.
Ripartono al rialzo tutte le Borse, +5% in media quelle asiatiche, +4% Europa.
Prezzo del petrolio perde il -14-15%, in recupero anche preziosi e cryptos.
Dopo giorni dominati da escalation e dichiarazioni incendiarie, il copione cambia all’improvviso. Trump concede una tregua di due settimane nel confronto con l’Iran, anche sotto la spinta del Pakistan, entrato in scena come mediatore. Non è però una pausa gratuita: la condizione chiave è la riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio da cui transita circa un quinto del petrolio globale.
La virata è tanto netta quanto sorprendente. Solo poche ore prima, Trump evocava scenari catastrofici; ora, invece, apre a una finestra negoziale. Da Teheran, il ministro degli Esteri raccoglie il segnale: stop ai contrattacchi e garanzia di transito nello stretto, a patto che cessino gli attacchi. Anche Israele, tramite l’ufficio del premier Netanyahu, accetta la sospensione per due settimane.
Ma attenzione ai dettagli, perché sono proprio quelli a fare la differenza: la tregua non si estende al Libano, smentendo di fatto l’interpretazione più ampia circolata in precedenza. Più che un cessate il fuoco generalizzato, si tratta quindi di una de-escalation selettiva e temporanea, con diversi punti ancora aperti.
La reazione dei mercati è immediata e, come spesso accade, amplificata. Il sollievo si trasforma rapidamente in entusiasmo: i future americani prezzano un avvio a +3%, mentre lo Stoxx600 Europe vola intorno a +4% a metà seduta. In poche ore si passa da un clima di tensione estrema a una narrativa di “peggio alle spalle”.
Il mercato, come sempre, anticipa lo scenario migliore possibile: se la tregua regge, torna il “risk-on”. E infatti gli acquisti si concentrano sui settori più ciclici e sensibili alla crescita, banche, assicurazioni, media, automotive e lusso, mentre gli energetici, protagonisti della fase di crisi, rischiano ora qualche presa di profitto. Anche se, vale la pena ricordarlo, i prezzi del petrolio restano comunque ben al di sopra dei livelli pre-conflitto.
Ed è proprio sull’energia che si misura la profondità dello shock appena vissuto. I numeri sono impressionanti: la produzione Opec è crollata a marzo /25%, il dato più pesante degli ultimi quarant’anni. In termini assoluti, significa una perdita di 7,56 milioni di barili&giorno, con la produzione scesa a 22 milioni di barili/giorno, il peggior calo mensile registrato nelle serie Bloomberg dal 1989.
L’Iraq, fortemente dipendente dallo Stretto di Hormuz, è stato il Paese più colpito: produzione giù di 2,76 milioni di barili/giorno, fino a 1,63. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno contenuto i danni grazie a rotte alternative, ma senza evitarli del tutto.
A complicare il quadro si aggiungono le interruzioni russe, legate agli attacchi ucraini ai terminali sul Baltico, con il porto di Ust-Luga tornato operativo solo in questi giorni.
Non sorprende quindi che l’Opec+ abbia scelto il 5 aprile una linea prudente: aumento simbolico dell’offerta per maggio, accompagnato però da un avvertimento chiaro, riportare a regime la capacità produttiva richiederà tempo, perché i danni alle infrastrutture non si risolvono con un comunicato.
In questo contesto, il movimento del petrolio racconta bene la psicologia del mercato. La riapertura dello Stretto di Hormuz ha innescato un crollo del Brent del 14%, una reazione violenta ma coerente: viene meno il rischio estremo, e i prezzi si adeguano rapidamente. Ma parlare di normalizzazione sarebbe prematuro. La volatilità resta elevata e il sistema energetico globale esce da questa fase più fragile di prima.
Interessante anche la dinamica dei beni rifugio. L’oro, dopo due sedute negative, torna a salire, a 4.820 dollari (+2,4%), con l’argento a 77,4 (+5,8%). Tuttavia il metallo prezioso resta in calo di circa /11% dalla fine di febbraio, segno che nelle fasi più acute della crisi ha prevalso la necessità di fare cassa più che la ricerca di protezione.
A sostenere i prezzi ci pensa però la domanda istituzionale, in particolare quella cinese: la banca centrale ha acquistato a marzo 160.000 once (circa 5 tonnellate), segnando il diciassettesimo mese consecutivo di accumulo.
Nel frattempo Bitcoin, anche il risale a 71.700 dollari (+3,4%), cavalcando il ritorno dell’appetito per il rischio.
Sul fronte macroeconomico, il quadro resta misto. L’inflazione nell’area Ocse è sostanzialmente stabile al 3,4% a febbraio, rispetto al 3,3% di gennaio, con dinamiche differenziate: prezzi in aumento in 13 Paesi su 37, in calo in 9 e stabili negli altri 15. Nel G7 la media resta al 2,1%, mentre in Italia si registra un’accelerazione dall’1% all’1,5%, trainata soprattutto dai servizi.
Più preoccupante il segnale che arriva dalla fiducia: l’indice Sentix dell’Eurozona crolla a -19,2 punti da -3,1, ben sotto le attese (-9,0). Un deterioramento netto, che riflette l’impatto combinato di energia cara e catene di approvvigionamento sotto stress.
Intanto, dall’Asia arriva un’ondata di ottimismo che rafforza il sentiment globale. L’indice MSCI Asia-Pacifico guadagna il 5%, tornando sui massimi da tre settimane. Il Giappone brilla, Nikkei +5,3%, miglior performance degli ultimi due mesi, in Cina il CSI300 ]2,9% l’Hang Seng di Hong Kong +3,1%. Ancora più forte il Kospi coreano, +7%, trainato dai semiconduttori: SK Hynix +14%, Samsung +7%, con utili operativi attesi in crescita di oltre otto volte nel primo trimestre.
I mercati stanno prezzando una tregua che funzioni. Ma la realtà resta più sfumata. L’accordo è temporaneo, parziale e condizionato; le infrastrutture energetiche sono state colpite duramente; le tensioni geopolitiche non sono scomparse, solo sospese.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
Solo per clienti professionali. Le informazioni contenute nel presente documento sono fornite a titolo meramente informativo e non costituiscono né un’offerta di vendita né una sollecitazione di un’offerta di acquisto di titoli o azioni. Il presente documento non deve essere utilizzato come base per una qualsiasi decisione d’investimento. Gli investimenti possono aumentare o diminuire di valore e si può perdere una parte o la totalità dell’importo investito. Le performance passate non sono necessariamente indicative di performance future. Qualsiasi decisione d’investimento deve essere basata sulle informazioni contenute nel Prospetto informativo di riferimento e deve essere presa dopo aver richiesto il parere di un consulente d’investimento, fiscale e legale indipendente.
Il presente documento non è, e in nessun caso deve essere interpretato come, una pubblicità o qualsiasi altro strumento di promozione di un’offerta pubblica di azioni o titoli negli Stati Uniti o in qualsiasi provincia o territorio degli Stati Uniti. Né il presente documento né alcuna copia dello stesso devono essere acquisiti, trasmessi o distribuiti (direttamente o indirettamente) negli Stati Uniti.
Il presente documento può contenere commenti indipendenti sul mercato redatti da WisdomTree sulla base delle informazioni disponibili al pubblico. Benché WisdomTree si adoperi per garantire l’esattezza del contenuto del presente documento, WisdomTree non garantisce né assicura la sua esattezza o correttezza. Qualsiasi terzo fornitore di dati di cui ci si avvalga per reperire le informazioni contenute nel presente documento non rilascia alcuna garanzia o dichiarazione di sorta in relazione ai suddetti dati. Laddove WisdomTree abbia espresso dei pareri relativamente al prodotto o all’attività di mercato, si ricorda che tali pareri possono cambiare. Né WisdomTree, né alcuna consociata, né alcuno dei rispettivi funzionari, amministratori, partner o dipendenti, accetta alcuna responsabilità per qualsiasi perdita, diretta o indiretta, derivante dall’utilizzo del presente documento o del suo contenuto.
Il presente documento può contenere dichiarazioni previsionali, comprese dichiarazioni riguardanti le attuali aspettative o convinzioni in relazione alla performance di determinate classi di attività e/o settori. Le dichiarazioni previsionali sono soggette a determinati rischi, incertezze e ipotesi. Non vi è alcuna garanzia che tali dichiarazioni siano esatte, e i risultati effettivi possano discostarsi significativamente da quelli previsti in dette dichiarazioni. WisdomTree raccomanda vivamente di non fare indebito affidamento sulle summenzionate dichiarazioni previsionali.
I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Si spera in negoziati mediati dal Pakistan per pervenire a pace duratura.
Ripartono al rialzo tutte le Borse, +5% in media quelle asiatiche, +4% Europa.
Prezzo del petrolio perde il -14-15%, in recupero anche preziosi e cryptos.
Dopo giorni dominati da escalation e dichiarazioni incendiarie, il copione cambia all’improvviso. Trump concede una tregua di due settimane nel confronto con l’Iran, anche sotto la spinta del Pakistan, entrato in scena come mediatore. Non è però una pausa gratuita: la condizione chiave è la riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio da cui transita circa un quinto del petrolio globale.
La virata è tanto netta quanto sorprendente. Solo poche ore prima, Trump evocava scenari catastrofici; ora, invece, apre a una finestra negoziale. Da Teheran, il ministro degli Esteri raccoglie il segnale: stop ai contrattacchi e garanzia di transito nello stretto, a patto che cessino gli attacchi. Anche Israele, tramite l’ufficio del premier Netanyahu, accetta la sospensione per due settimane.
Ma attenzione ai dettagli, perché sono proprio quelli a fare la differenza: la tregua non si estende al Libano, smentendo di fatto l’interpretazione più ampia circolata in precedenza. Più che un cessate il fuoco generalizzato, si tratta quindi di una de-escalation selettiva e temporanea, con diversi punti ancora aperti.
La reazione dei mercati è immediata e, come spesso accade, amplificata. Il sollievo si trasforma rapidamente in entusiasmo: i future americani prezzano un avvio a +3%, mentre lo Stoxx600 Europe vola intorno a +4% a metà seduta. In poche ore si passa da un clima di tensione estrema a una narrativa di “peggio alle spalle”.
Il mercato, come sempre, anticipa lo scenario migliore possibile: se la tregua regge, torna il “risk-on”. E infatti gli acquisti si concentrano sui settori più ciclici e sensibili alla crescita, banche, assicurazioni, media, automotive e lusso, mentre gli energetici, protagonisti della fase di crisi, rischiano ora qualche presa di profitto. Anche se, vale la pena ricordarlo, i prezzi del petrolio restano comunque ben al di sopra dei livelli pre-conflitto.
Ed è proprio sull’energia che si misura la profondità dello shock appena vissuto. I numeri sono impressionanti: la produzione Opec è crollata a marzo /25%, il dato più pesante degli ultimi quarant’anni. In termini assoluti, significa una perdita di 7,56 milioni di barili&giorno, con la produzione scesa a 22 milioni di barili/giorno, il peggior calo mensile registrato nelle serie Bloomberg dal 1989.
L’Iraq, fortemente dipendente dallo Stretto di Hormuz, è stato il Paese più colpito: produzione giù di 2,76 milioni di barili/giorno, fino a 1,63. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno contenuto i danni grazie a rotte alternative, ma senza evitarli del tutto.
A complicare il quadro si aggiungono le interruzioni russe, legate agli attacchi ucraini ai terminali sul Baltico, con il porto di Ust-Luga tornato operativo solo in questi giorni.
Non sorprende quindi che l’Opec+ abbia scelto il 5 aprile una linea prudente: aumento simbolico dell’offerta per maggio, accompagnato però da un avvertimento chiaro, riportare a regime la capacità produttiva richiederà tempo, perché i danni alle infrastrutture non si risolvono con un comunicato.
In questo contesto, il movimento del petrolio racconta bene la psicologia del mercato. La riapertura dello Stretto di Hormuz ha innescato un crollo del Brent del 14%, una reazione violenta ma coerente: viene meno il rischio estremo, e i prezzi si adeguano rapidamente. Ma parlare di normalizzazione sarebbe prematuro. La volatilità resta elevata e il sistema energetico globale esce da questa fase più fragile di prima.
Interessante anche la dinamica dei beni rifugio. L’oro, dopo due sedute negative, torna a salire, a 4.820 dollari (+2,4%), con l’argento a 77,4 (+5,8%). Tuttavia il metallo prezioso resta in calo di circa /11% dalla fine di febbraio, segno che nelle fasi più acute della crisi ha prevalso la necessità di fare cassa più che la ricerca di protezione.
A sostenere i prezzi ci pensa però la domanda istituzionale, in particolare quella cinese: la banca centrale ha acquistato a marzo 160.000 once (circa 5 tonnellate), segnando il diciassettesimo mese consecutivo di accumulo.
Nel frattempo Bitcoin, anche il risale a 71.700 dollari (+3,4%), cavalcando il ritorno dell’appetito per il rischio.
Sul fronte macroeconomico, il quadro resta misto. L’inflazione nell’area Ocse è sostanzialmente stabile al 3,4% a febbraio, rispetto al 3,3% di gennaio, con dinamiche differenziate: prezzi in aumento in 13 Paesi su 37, in calo in 9 e stabili negli altri 15. Nel G7 la media resta al 2,1%, mentre in Italia si registra un’accelerazione dall’1% all’1,5%, trainata soprattutto dai servizi.
Più preoccupante il segnale che arriva dalla fiducia: l’indice Sentix dell’Eurozona crolla a -19,2 punti da -3,1, ben sotto le attese (-9,0). Un deterioramento netto, che riflette l’impatto combinato di energia cara e catene di approvvigionamento sotto stress.
Intanto, dall’Asia arriva un’ondata di ottimismo che rafforza il sentiment globale. L’indice MSCI Asia-Pacifico guadagna il 5%, tornando sui massimi da tre settimane. Il Giappone brilla, Nikkei +5,3%, miglior performance degli ultimi due mesi, in Cina il CSI300 ]2,9% l’Hang Seng di Hong Kong +3,1%. Ancora più forte il Kospi coreano, +7%, trainato dai semiconduttori: SK Hynix +14%, Samsung +7%, con utili operativi attesi in crescita di oltre otto volte nel primo trimestre.
I mercati stanno prezzando una tregua che funzioni. Ma la realtà resta più sfumata. L’accordo è temporaneo, parziale e condizionato; le infrastrutture energetiche sono state colpite duramente; le tensioni geopolitiche non sono scomparse, solo sospese.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
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