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Enel punta sulla Sicilia per contrastare dominio cinese nel solare

Catania, alla periferia dell'Europa, può essere il punto di partenza della strategia europea di Enel ENEL per rilanciare la produzione di pannelli solari e ridurre lo strapotere dei produttori cinesi.

E' questo l'obiettivo della più grande utility europea, che ha avviato i lavori per la costruzione di una gigafactory nella zona etnea da dove usciranno pannelli sia per il mercato europeo sia per l'esportazione oltreoceano.

Il progetto di espandere di 15 volte la capacità attuale dell'impianto, denominato 3Sun, risulta particolarmente rilevante alla luce dei tentativi di Bruxelles di accelerare la transizione alle rinnovabili e porre fine alla dipendenza dal gas russo.

Anche la premier Giorgia Meloni ha appoggiato il progetto, impegnandosi a potenziare le energie rinnovabili nel Mezzogiorno per cercare di contrastare decenni di arretratezza.

Finora è stata l'Unione europea a dare un sostegno concreto al progetto, che andrà a creare circa 1.000 posti di lavoro in Sicilia.

La Ue ha stanziato 188 dei 600 milioni di euro di investimento totale, mentre Enel ENEL ha fornito l'importo restante dopo che Enel Green Power ha deciso a gennaio di ampliare la fabbrica.

La produzione cinese è probabilmente più economica, ma il gruppo italiano punta a colmare il divario con la tecnologia.

"I nostri pannelli costano un po' di più, ma hanno un'efficienza maggiore, una vita media più lunga e un livello di deterioramento molto più basso rispetto alle tecnologie cinesi", dice in un'intervista a Reuters Eliano Russo, responsabile della 3Sun di Catania.

Completato l'ampliamento, a luglio 2024, 3Sun diventerà la più grande fabbrica di moduli fotovoltaici bifacciali a elevate prestazioni dell'Unione europea.

Attraverso l'utilizzo di una nuova struttura di celle solari sviluppata da Enel Green Power, i pannelli bifacciali saranno in grado di convertire in energia il 30% della luce solare che li colpisce, rispetto a un'efficienza media di circa il 20%.

La decisione di basare il progetto su un'isola all'estremità meridionale dell'Europa è stata presa, ha detto Russo, perché Enel aveva già sviluppato competenze in loco.

"Abbiamo persone che sono cresciute qui, alcune sono tornate per questo lavoro e sono estremamente motivate a dimostrare che la Sicilia, per una volta, può essere un luogo dove nasce qualcosa di nuovo", ha spiegato a Reuters.

LA SICILIA NON È SOLA

Secondo gli analisti, fabbriche come quella di Enel sono fondamentali per ridurre la dipendenza dell'Europa da Pechino e per garantire che l'ambizione dell'Europa di aumentare l'uso dell'energia solare non la renda ancora più dipendente dai fornitori asiatici.

"L'Europa ha importato nel 2021 l'85% dei pannelli che ha installato e il 90% dei pannelli importati è arrivato dalla Cina," dice Simone Tagliapietra dell'istituto di ricerca Bruegel, sintetizzando dati Eurostat.

La Germania - che è diventata molto attenta alla necessità di diversificare le sue forniture dopo che Mosca ha sospeso l'export di gas verso Berlino - sta cercando di rilanciare la propria industria solare, collassata dieci anni fa dopo che il governo ha bloccato i sussidi al settore.

In base agli obiettivi della strategia RepowerEU, l'Unione europea mira a produrre 600 gigawatt (GW) di energia solare entro il 2030 dai circa 200 GW attuali.

L'associazione di settore SolarPower Europe stima che nel 2022 saranno installati pannelli per generare almeno 40 GW e che la crescita supererà i 270 GW entro il 2025.

"L'Europa dovrebbe raggiungere una capacità produttiva annua di pannelli pari a 20 gigawatt nei prossimi 3 anni per non essere strozzati dai concorrenti cinesi," dice Russo.

L'attuale capacità produttiva dell'impianto siciliano, che ammonta a circa 200 megawatt (MW) l'anno, salirà a 3 GW entro luglio 2024.

Enel non limita le proprie ambizioni all'Europa, sebbene abbia precisato che almeno il 50% della produzione siciliana sarà destinata al Vecchio Continente.

L'azienda vede inoltre nell'America Latina uno dei nuovi mercati più promettenti per i propri pannelli.

CONCORRENZA CINESE

Finora la Cina non ha basato la propria produzione in Italia.

Il presidente Xi Jinping ha visitato Palermo nel 2019, quando l'Italia è stata la prima nazione industrializzata ad aderire alla Belt and Road Initiative di Pechino per il commercio.

Dopo il 2019 i governi italiani successivi, compreso quello attuale, si sono mostrati meno aperti alla Cina.

Giorgio Cuscito, analista di Cina per la rivista geopolitica Limes, ha affermato che Pechino ha mostrato interesse per la Sicilia in quanto "area strategica al centro del Mediterraneo e di fronte all'Africa, dove Pechino ha importanti interessi commerciali e geo-strategici".

Cuscito ha detto che l'importanza dello stabilimento di Enel e di altre iniziative simili consiste in parte nel prevenire la realizzazione di progetti simili a direzione cinese.

"Dovrebbero essere fornite alternative, come la nuova gigafactory, per convincere le persone e le aziende del Sud Italia a respingere qualsiasi proposta futura che potrebbe danneggiare l'interesse nazionale", ha detto Cuscito.

Anche il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha affermato che l'espansione cinese deve essere tenuta sotto controllo e non ha escluso la possibilità di sostegni pubblici ai progetti solari italiani, a condizione che siano conformi alle norme dell'Unione europea sugli aiuti di Stato.

"I benefici non possono essere tutti stranieri, in questo caso essenzialmente cinesi", ha detto Pichetto Fratin a Reuters. "È un segmento industriale importante e dovremmo puntare almeno all'autosufficienza europea".

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