S&P 500 Energia e geopolitica: massima attenzioneI recenti eventi geopolitici legati al Venezuela hanno riacceso le tensioni sul mercato energetico globale e riportato l’attenzione sul settore energetico statunitense, che potrebbe (in modo condizionale) beneficiarne nel prossimo futuro. In questo contesto, i mercati anticipano possibili perturbazioni dell’offerta, ma soprattutto una ridistribuzione degli equilibri tra i produttori storici del Venezuela e i principali operatori petroliferi statunitensi.
A inizio settimana, i flussi settoriali si sono in parte orientati verso l’energia, con un forte interesse per le large cap USA, considerate le meglio posizionate qualora dovesse riprendere la cooperazione economica tra Stati Uniti e Venezuela. Questa dinamica si è tradotta in una sovraperformance dell’indice S&P 500 Energy dall’inizio della settimana, sostenuta dall’aumento dei prezzi del petrolio e da una rivalutazione strategica delle compagnie petrolifere statunitensi in Venezuela, sebbene tutto resti per ora prospettico.
Questa situazione favorisce direttamente le prime 10 capitalizzazioni dell’indice S&P 500 Energy (uno degli 11 indici settoriali dell’S&P 500), che include sia major petrolifere integrate sia società di servizi petroliferi. Gruppi come Exxon Mobil, Chevron e ConocoPhillips beneficiano della loro capacità di produrre, raffinare e distribuire in un quadro normativo stabile, catturando al contempo l’aumento dei prezzi degli idrocarburi.
Chevron, in particolare, è considerata un potenziale beneficiario chiave grazie alla sua presenza storica in Venezuela e alla sua capacità di adattarsi rapidamente a un cambiamento del contesto politico. Le società di servizi petroliferi come SLB (Schlumberger) o Halliburton potrebbero beneficiare delle aspettative di ripresa o accelerazione degli investimenti nelle infrastrutture energetiche, necessarie per garantire l’approvvigionamento globale.
A ciò si aggiungono i raffinatori e gli operatori midstream come Phillips 66, Valero e Kinder Morgan, che traggono vantaggio da volumi elevati, margini solidi e una domanda strutturalmente sostenuta. Infine, il settore finanziario statunitense accompagna questo movimento attraverso il finanziamento di progetti energetici, rafforzando l’ecosistema complessivo del settore. Tuttavia, tutto resta ancora prospettico, ma questa è una lista di titoli USA da monitorare con estrema attenzione.
Dal punto di vista tecnico, l’indice S&P 500 Energy si trova oggi su un livello chiave della sua storia di mercato. I prezzi si muovono in prossimità dei massimi storici, una zona di resistenza di lungo periodo. Un superamento chiaro e confermato di questo livello costituirebbe un segnale rialzista di primo livello, confermando la ripresa di un trend primario ascendente dopo diversi anni di consolidamento.
Questo tipo di configurazione è spesso interpretato come un segnale di ingresso per gli investitori istituzionali, attratti dalla combinazione di momentum positivo e contesto macroeconomico favorevole. In caso di breakout confermato, l’S&P 500 Energy potrebbe entrare in una nuova fase di rivalutazione, sostenuta dai fondamentali geopolitici, dai flussi settoriali e da una validazione tecnica decisiva.
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Cosa dicono i trader
Nel Futuro ancora petrolio o green economy?I primi combustibili a essere usati furono il carbone e l’olio di balena, il petrolio subentrò a metà Ottocento: ricavandone il cherosene che fungeva da combustibile per l’illuminazione.
Con la diffusione dei motori a scoppio fino ad arrivare a quelli odierni a Diesel, è diventato una delle prime fonti di energia utilizzate dall’uomo. Ad oggi, inoltre, viene utilizzato in molteplici settori: nell’industria chimica per produrre coloranti, medicinali, gomme sintetiche, fertilizzanti, plastica ma anche di prodotti cosmetici come la lanolina o prodotti tessili. Nell’industria della moda, le fibre sintetiche, non sono né biodegradabili né riciclabili, creano danni all’ecosistema, (poliestere, elastan, neoprene, acrilico, nylon), sono prodotte in laboratorio, ma a differenza delle fibre artificiali che sono create con una materia prima di origine naturale, (viscose), le fibre sintetiche in natura non esistono e nascono dalla lavorazione del petrolio, di altri minerali o da sottoprodotti, un esempio è l’impermeabile, in natura non esiste una fibra con tali caratteristiche.
Negli anni abbiamo notato la nascita di fibre sintetiche ecologiche che cercano di aiutare ad arginare il problema dell’inquinamento, non dovuto solo alle produzioni tessili ma a tutti i prodotti dei settori prima citati. Le fibre sintetiche ecologiche, si occupano di recuperare rifiuti plastici riciclabili di ogni genere, trasformali in tessuti di alta qualità e reinserirli sul mercato, riducendo l’impatto ambientale.
Quando inizia la storia del petrolio
Il primo pozzo petrolifero, fu scavato nel 1859 in Pennsylvania a Titusville, quest’ idea rivoluzionario venne da George Bissel e il suo socio Jonathan Greenleaf Eveleth, in quanto quest’olio di roccia, era già stato utilizzato localmente per l’illuminazione.
Con scarse proprietà medicinali, il commercio s’incentrò proprio sulla creazione di combustibile per lampade, ma con l’auspicio di uno dei chimici più referenziati del tempo, B. Silliman Jr., si seppe che il petrolio distillato bruciava più di qualsiasi combustibile presente sul mercato e soprattutto appariva economico, virtù rimasta nel tempo, in quanto proprio la produzione così numerosa di prodotti derivanti dal petrolio è dovuta proprio alla possibilità di immettere sul mercato prodotti a basso costo.
La corsa ai pozzi di petrolio arrivò ben presto, tra i primi fortunati ad arricchirsi fu l’imprenditore Rockefeller che nel 1911 fu obbligato a chiudere la Standard Oil dal governo americano.
In MedioOriente, la situazione fu diversa e si attivò negli ultimi decenni dell’800; si riuscì a mantenere un clima di concorrenza fra le varie nazioni per i pozzi presenti in Persia e nelle terre dell’Impero Ottomano, questi paese, ricevevano una piccola percentuale dalle grandi compagnie sui profitti ottenuti dal loro petrolio. La situazione cambiò dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando si presentarono nuovo clienti, più piccoli, società nazionali come l’ENI, così che il petrolio venne nazionalizzato e successivamente a Baghdad nacque l’OPEC, dall’unione dei cinque paesi produttori: Arabia Saudita, Venezuela, Kuwait, Iran, Iraq con lo scopo di avere maggiore forza contrattuale, d’altronde i territori e il petrolio appartenevano a loro.
Tutto ciò però man mano ha portato ad un aumento della tassazione, minor esportazione e un aumento del costo del carburante.
Ad oggi, il costo del petrolio subisce numerose variazioni di mercato e viene stabilito sul mercato libero, con una concorrenza mostruosa fra i vari produttori.
Cosa accadrà in futuro
Come già accennato in precedenza, il petrolio provoca numerosi danni all’ecosistema, secondo lo scrittore e attivista americano J. Rifkin, entro il 2028 l’economia petrolifera collasserà, quesa teoria si evince anche nella sua ultima pubblicazione “Un Green New Deal Globale”, ma secondo numero esperti, invece, avverrà il contrario.
Aumenterà l’inquinamento in seguito al raddoppio dell’emissione di sostanze e alla messa in funzione e all’espansione dei giacimenti. Fra questi paese ritroviamo il Guyana, il Brasile, il Canada e la Norvegia.
Un anno fa questa era la situazione, con l’arrivo del Covid-19 che ha bloccato l’economia mondiale e non solo, senza che andiamo ad analizzare tutti gli altri fattori, chissà se ha permesso una riflessione in più su quello che dovrà accadere nel nostro paese, cercando di ricorrere a strategie di Green Economy.
Green Economy sì o no?
Per Green Economy, si intende un modello teorico di sviluppo economico che analizza sia l’attività produttiva nei benefici derivanti dalla crescita, sia l’impatto ambientale provocato dalla trasformazione delle materie prime.
L’inquinamento viene diminuito immettendo meno CO2, cercando di non danneggiare l’ecodiversità, mantenendo l’ecosistema neutro e salvaguardandolo; in questa lotta sono coinvolti in primis gli Stati che i privati che sono supportati dagli Enti pubblici, che creano anche diversi posti di lavoro detti green jobs.
L’Economia verde, così conosciuta nella nostra lingua, si basa sull’ottimizzazione delle risorse naturali, attraverso uno sviluppo sostenibile cercando di portare alla crescita del PIL. Economicamente parlando, però, la Green Economy ha delle pecche, l’utilizzo delle risorse naturali e il consumo eccessivo porta a un impoverimento che causa l’aumento dei prezzi delle stesse.
Il problema principale è racchiuso nella modifica della società in cui siamo cresciuti e viviamo. Passare a questo tipo di economia, porterebbe a una “corporate social responsability” che dovrebbe essere adottata dalle aziende con strumenti che provochino meno impatto possibile sull’ambiente e dai cittadini che dovrebbero abituarsi a dei comportamenti più consoni.
Considerando che abbiamo ancora difficoltà con la raccolta differenziata, siamo davvero pronti a fare questo cambiamento?
UTILITIES S&P 500 (+1,61%) MIGLIOR SETTORE 07/08I SETTORI DELLO S&P 500 oggi 07/08 performano così:
Utilities +1.50%
Real Estate +1.00%
Industrials +0.65%
Communication Services +0.52%
Health Care +0.29%
Financials +0.22%
Consumer Discretionary +0.02%
Consumer Staples +0.01%
Materials -0.37%
Information Technology -0.92%
Energy -1.39
Il migliore è stato quello delle UTILITIES
I migliori 10 titoli sono stati:
XCEL Energy Inc +2.55% segnale BUY già dato
American Electric Power Company +2.43% segnale BUY prossimo
Alliant Energy Corp +2.32% segnale BUY già dato
PPL Corp +2.34% segnale BUY già dato
Duke Energy Corp +2.29% segnale BUY già dato
Nextera Energy +2.19% segnale BUY già dato
The Aes Corp +2.11% segnale BUY già dato
NiSource Inc +2.03% segnale BUY già dato
Exelon Corp +2.08% segnale BUY prossimo
Cms Energy Corp +1,24% segnale BUY prossimo


