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Bitcoin: l’hashrate non cresce più

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L’hashrate di Bitcoin negli ultimi giorni è in calo. Si tratta però di un calo contenuto e fisiologico, da cui non si possono trarre in realtà indicazioni particolarmente interessanti. 

Tuttavia vale la pena evidenziarlo perchè di recente si è verificato un doppio massimo, e questo non è poi così tanto usuale.

Il doppio massimo dell’hashrate di Bitcoin

La misura dell’hashrate di Bitcoin in realtà è solo una stima che si ottiene con un calcolo a posteriori. Pertanto non va presa come una misura precisa, e quindi per farci delle analisi conviene utilizzare la media giornaliera a sette giorni, così almeno da ridurre la “volatilità”, inevitabile in queste stime. 

Stando ai dati calcolati da Hashrate Index, il doppio massimo è stato toccato il 14 giugno, a 945 Eh/s, ed il 27 luglio a 944. In realtà i 940 Eh/s sono stati toccati anche ad inizio giugno ed a metà luglio. 

Anzi, la media giornaliera a sette giorni sta praticamente lateralizzando dal 9 aprile, quando per la prima volta nella storia superò i 920 Eh/s. Inoltre i 900 Eh/s sono stai superati per la prima volta nella storia solamente il 6 aprile. 

Da notare che in precedenza la crescita dell’hashrate di Bitcoin era stata praticamente ininterrotta da luglio dell’anno scorso, ed invece a partire da aprile la crescita si è arrestata.

I motivi dell’arresto della crescita dell’hashrate di Bitcoin

L’hashrate di Bitcoin cresce primariamente in conseguenza della crescita del prezzo di BTC.

Tuttavia ci mette un po’ ad iniziare a crescere, quando il prezzo di Bitcoin sale, e così tra luglio e settembre dello scorso anno recuperò la contrazione dei mesi precedenti, ma già da ottobre iniziò a salire verso nuovi massimi storici, ovvero ancora prima dell’impennata del prezzo a causa del Trump-trade. 

È molto probabile che già la risalita dell’hashrate di ottobre fosse una conseguenza della risalita del prezzo dei mesi precedenti, e quando è iniziato il Trump-trade, con il prezzo schizzato in pochi giorni da meno di 70.000$ a più di 100.000$. l’hashrate ci ha poi messo mesi ad allinearsi.

grafico prezzo bitcoin trump trade

Questa prima fase di riallineamento ai nuovi massimi storici di inizio anno è terminata a febbraio, ma a fine marzo ne è iniziata un’altra terminata ad aprile. 

La cosa curiosa è che non ce n’è ancora stata un’altra per i nuovi massimi storici del prezzo di luglio. 

La profittabilità

Il problema, se se ne vuole per forza individuare uno, è la profittabilità.

Stando alle stime di BitInfoCharts, la profittabilità del mining di Bitcoin è più o meno la stessa ormai da più di un mese, e ciò giustifica l’arresto della fase di crescita dell’hashrate. 

C’è però una cosa molto curiosa da sottolineare.

Infatti l’attuale livello di profittabilità risulterebbe perfettamente in linea con quello di metà novembre, quando il prezzo di Bitcoin era ancora inferiore ai 100.000$.

Il fatto è che la difficulty è aumentata molto da allora, cosa che di fatto certifica l’aumento dell’hashrate. 

È possibile quindi che, se la difficulty è aumentata a causa dell’aumento dell’hashrate, ma la profittabilità sia rimasta la stessa, significa che molti miner devono aver spento vecchie macchine poco efficienti sostituendole con macchine più efficienti, così da aumentare l’hashrate ma senza ridurre la profittabilità. 

Tutto ciò in realtà va interpretato come un buon segno, perché se i miner investono dovrebbe significare che il loro business sta andando bene. 

D’altronde con un prezzo di BTC ancora vicino ai massimi storici, è più che ovvio che il mining professionale stia rendendo bene in questo momento. 

L’impatto sul prezzo di BTC

Spesso si crede che le variazione dell’hashrate di Bitcoin possano avere effetti sul prezzo di BTC.

In realtà è l’esatto contrario, perché quando il prezzo di BTC sale conviene accendere più macchine per il mining (anche quelle meno efficienti), e ciò fa aumentare l’hashrate, mentre quando il prezzo scende conviene spegnere le macchine meno efficienti, facendo così scendere anche l’hashrate. 

Ciò che invece ha impatto sul prezzo di Bitcoin sono le vendite di BTC da parte dei miner. 

I miner incassano solo BTC, ma l’enorme quantità di energia elettrica che utilizzano va acquistata in valuta fiat. Pertanto è molto comune che una parte dei BTC che incassano venga venduta quasi subito, per finanziarie l’attività di mining. 

Spesso però una parte dei BTC che incassano li mettono in portafoglio per tenerli sul medio/lungo periodo, tuttavia questa percentuale varia a seconda dello stato di salute del mining. 

Quindi i miner sono in sofferenza vendono più BTC, a volte addirittura intaccando le scorte messe in riserva nei mesi precedenti, mentre quando sono in guadagno, come ora, tendono ad accumularne possibile. 

Infatti in questo momento la pressione di vendita di BTC sugli exchange crypto è molto bassa, e dato che la pressione di acquisto, soprattutto da parte degli ETF, rimane buona, il prezzo di Bitcoin rimane alto.