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L’OPEC+ è pronta ad attuare un importante aumento della produzione di petrolio a settembre: rapporto

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OPEC+ plans to raise oil output by 548,000 barrels/day in September, reversing 2023 cuts and signaling a major shift toward market share recovery amid geopolitical tensions and oil price volatility.

L’OPEC+ si sta preparando ad attuare un altro significativo aumento della produzione di petrolio a settembre, una mossa che continua il recente passaggio del gruppo dalla riduzione dell’offerta alla ripresa aggressiva della quota di mercato.

Bloomberg ha riferito, citando un delegato dell’OPEC+, che il gruppo dovrebbe approvare un aumento di 548.000 barili al giorno durante la prossima videoconferenza di domenica.

Quest’ultima decisione segnerebbe la fase finale dell’inversione del taglio di 2,2 milioni di barili al giorno attuato da otto Paesi membri nel 2023.

Inoltre, rappresenta un’indennità precedentemente concordata per gli Emirati Arabi Uniti che è attualmente in fase di introduzione graduale.

La decisione, sebbene non ancora formalizzata, riflette un più ampio perno strategico dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e dei suoi alleati, tra cui la Russia, per rispondere all’evoluzione delle dinamiche energetiche globali.

Passaggio dalla difesa dei prezzi alla ripresa del mercato

La strategia produttiva dell’OPEC+ ha subito una notevole trasformazione negli ultimi mesi.

Se una volta il gruppo si concentrava sul sostegno dei prezzi attraverso restrizioni volontarie dell’offerta, ora si è spostato verso un aumento della produzione per riconquistare quote di mercato e allentare le pressioni sui prezzi al consumo.

Questa svolta arriva in un contesto di forte domanda stagionale, incertezze geopolitiche e pressioni politiche da parte dei principali paesi consumatori.

Questo cambiamento di politica ha già avuto un impatto visibile sui mercati petroliferi.

Il greggio Brent, che era crollato ai minimi di quattro anni ad aprile in seguito all’accelerazione a sorpresa della ripresa della produzione da parte dell’OPEC+, da allora ha recuperato un po’ di terreno, scambiando poco meno di 70 dollari al barile venerdì.

Nonostante il rimbalzo, i prezzi rimangono in calo di circa il 6,7% da inizio anno. Anche i futures sulla benzina si sono indeboliti, offrendo sollievo alla pompa ai consumatori, in particolare negli Stati Uniti.

In particolare, l’aumento dell’offerta soddisfa molteplici interessi geopolitici ed economici.

Negli Stati Uniti, la mossa potrebbe essere vista come una vittoria politica per il presidente Donald Trump, che ha costantemente spinto per abbassare i prezzi dell’energia, esortando la Federal Reserve a tagliare i tassi di interesse.

Con i prezzi al dettaglio della benzina negli Stati Uniti in calo a luglio, l’aumento dell’offerta sembra aver ottenuto parte dell’effetto desiderato.

L’attenzione si sposta sui tagli di produzione rimanenti

Con il rollback di 2,2 milioni di barili al giorno quasi completato, i mercati stanno iniziando a spostare la loro attenzione sui restanti 1,66 milioni di barili al giorno di produzione ancora offline.

Questa parte dell’offerta, secondo le attuali tempistiche dell’OPEC+, dovrebbe rimanere inattiva fino alla fine del 2026.

Tuttavia, il ritmo e il successo della riduzione in corso potrebbero indurre a riconsiderare questo calendario.

Le prospettive di mercato rimangono contrastanti. Sebbene la domanda sia migliorata durante l’estate, gli analisti avvertono che il ritmo accelerato di crescita dell’offerta, soprattutto in un contesto di rallentamento dell’attività economica globale, potrebbe portare il mercato in surplus nel corso dell’anno.

Se ciò dovesse accadere, potrebbe aggiungere una nuova pressione al ribasso sui prezzi del greggio.

Nel frattempo, gli sviluppi diplomatici continuano a intersecarsi con la politica energetica. La rara visita del vice primo ministro russo Alexander Novak a Riyadh giovedì ha sottolineato lo stretto coordinamento tra Russia e Arabia Saudita, le due nazioni leader all’interno dell’OPEC+.

Secondo quanto riferito, il viaggio si è concentrato sulla continua cooperazione in mezzo alle tensioni in corso, comprese le minacce degli Stati Uniti di imporre sanzioni secondarie agli acquirenti di petrolio russo se il conflitto in Ucraina persiste.