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Briefing mattutino: lo yuan sale ai massimi da novembre; L’IPC australiano balza al 2,8%

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Morning brief: Yuan soars to strongest since Nov; Australian CPI jumps to 2.8%

In tutta l’Asia-Pacifico si sta svolgendo una giornata di drammatica ricalibrazione economica, con uno shock inflazionistico a sorpresa in Australia che distrugge le speranze di un taglio dei tassi, lo yuan cinese che sale ai massimi di dieci mesi e una delle principali banche d’investimento prevede un incombente crollo dei prezzi del petrolio.

Questa raffica di attività arriva mentre la Corea del Sud cerca di capitalizzare una missione diplomatica di successo a Washington, ponendo le basi per un periodo di significativa volatilità del mercato.

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La Corea del Sud considera la vendita di obbligazioni da 1,8 miliardi di dollari dopo l’incontro con Trump

Incoraggiata dal successo del recente vertice del presidente Lee Jae Myung con Donald Trump, la Corea del Sud si sta preparando a sondare il sentiment degli investitori globali.

Il governo sta valutando la possibilità di vendere obbligazioni denominate in dollari e ha inviato una richiesta di proposte alle principali banche per una potenziale emissione fino a circa 1,8 miliardi di dollari nei prossimi mesi.

La mossa, a seguito di un’offensiva di fascino di successo a Washington che ha contribuito a disinnescare le tensioni commerciali, è un chiaro segnale che Seoul è ansiosa di capitalizzare la rinnovata buona volontà e gli spread creditizi ai minimi storici nei mercati internazionali del debito.

Lo yuan cinese sale ai massimi di 10 mesi grazie alla debolezza del dollaro

Lo yuan cinese è emerso come una forza formidabile, avanzando al livello più alto rispetto al dollaro da novembre.

La valuta è salita fino allo 0,1% a 7,1447 per dollaro, alimentata da una potente combinazione di un biglietto verde in calo e un potente rally delle azioni locali.

Il sentiment degli investitori è ulteriormente sostenuto dalle aspettative di afflussi di capitali sostenuti in vista della parata del “Giorno della Vittoria” del 3 settembre.

La People’s Bank of China ha aggiunto i propri muscoli alla mossa, rafforzando ripetutamente il suo tasso di riferimento giornaliero per la valuta.

Lo shock inflazionistico australiano del 2,8% colpisce le speranze di un taglio dei tassi

A coronare le speranze di un allentamento monetario, a luglio i prezzi al consumo australiani sono aumentati di gran lunga più del previsto.

I dati dell’Australian Bureau of Statistics hanno mostrato che l’indice mensile dei prezzi al consumo è aumentato del 2,8% rispetto all’anno precedente, una forte accelerazione rispetto all’1,9% di giugno e ben al di sopra delle previsioni del 2,3%.

L’impennata è stata guidata da un’impennata dei costi dell’elettricità. La lettura più calda del previsto ha immediatamente costretto gli investitori a ridurre le loro scommesse su un taglio dei tassi a breve termine da parte della Reserve Bank of Australia, con la probabilità di una mossa il mese prossimo che scende dal 30% ad appena il 22%.

Goldman Sachs prevede un crollo del petrolio a 50 gradi entro la fine del 2026

Aggiungendo un altro livello di drammaticità alla giornata, Goldman Sachs ha emesso un duro avvertimento per il mercato petrolifero.

La banca d’investimento statunitense ha dichiarato in una nuova nota ai clienti che prevede che il prezzo del greggio Brent scenda a 50 dollari al barile entro la fine del 2026.

La previsione ribassista si basa su un aumento previsto del surplus globale di petrolio, che secondo la banca si allargherà a una media di 1,8 milioni di barili al giorno fino al 2026, portando a un massiccio aumento delle scorte globali.

La banca ha detto che questo eccesso, insieme alla riduzione della domanda, abbasserà fondamentalmente il fair value del Brent dall’attuale intervallo di metà degli anni ’70.