EUR/USD: PRESENTAZIONE MAPPA SISTEMICA DI FEBBRAIOGennaio ha confermato la potenza del metodo. Ora definiamo il campo di gioco strutturale per le prossime 4 settimane.
📍 STATO ATTUALE - TRANSIZIONE MENSILE (Grafico 2h - Agg. 01 Feb):
🕐 TF: 2 Ore | Fase: Definizione della Base
📉 Chiusura: 1.18510 | Posizione: Test della Zona 1.1850-1.1837
🎯 Situazione: Il prezzo sta completando il ritesto di conferma dell'ultimo impulso rialzista di Gennaio. È il presupposto perfetto per la nuova mappa.
🔍 IL PRINCIPIO INVIOLABILE: DAL RITESTO NASCE LA NUOVA DIRESSIONE.
Il sistema identifica Febbraio come mese di valutazione della forza del trend rialzista avviato a Gennaio. La struttura si costruisce attorno a due scenari probabilistici, entrambi partendo dal test dell'area corrente.
🎯 MAPPA DEI LIVELLI CHIAVE DI FEBBRAIO (Tracciati il 01/02):
🟢 LIVELLO CHIAVE 1 - SUPPORTO STRUTTURALE PRIMARIO: 1.1745 - 1.1765
Logica Sistemica: Questa è la zona madre. Rappresenta la confluenza tra:
Il Livello Chiave di Gennaio 1.1764 (ora supporto rinforzato).
Un livello di ritracciamento Fibonacci profondo e strutturale.
Un'area di liquidità e di potenziale doppio minimo su timeframe più ampi.
Ruolo: È il livello di massima difesa rialzista. Un ritorno e un rimbalzo da qui confermerebbero la solidità del trend e offrirebbero il setup long con il miglior rapporto rischio/rendimento del mese. (Rappresentato dalle linee tratteggiate rosse come "probabile ritorno").
🟡 LIVELLO CHIAVE 2 - ZONA DI EQUILIBRIO / PIVOT: 1.1820 - 1.1840
Logica Sistemica: Area di congestione attuale. Separa la fase di correzione da quella di ripresa immediata.
Ruolo: Un rimbalzo diretto da questa zona indicherebbe una forza maggiore del previsto. Sarebbe un segnale per ingressi long a ridosso dello stop, ma con target iniziali più contenuti.
🔴 LIVELLO CHIAVE 3 - RESISTENZA DINAMICA & TARGET 1: 1.1900 - 1.1920
Logica Sistemica: Ex-soglia psicologica, ora resistenza da riconquistare. Coincide con massimi locali e estensioni tecniche minori.
Ruolo: Primo obiettivo rialzista e potenziale nuova zona di equilibrio per la seconda metà del mese. La sua riconquista è il primo passo per tentare nuovi massimi.
🎯 LIVELLO CHIAVE 4 - TARGET MENSILE SUPERIORE: 1.1980 - 1.2010
Logica Sistemica: Area dei massimi di Gennaio e resistenza psicologica (1.2000).
Ruolo: Obiettivo primario di Febbraio in caso di scenario rialzista forte. Un break deciso qui aprirebbe la strada a una fase di estensione del trend.
⚠️ SCENARI OPERATIVI SISTEMICI PER FEBBRAIO:
Lo scenario prevalente (Scenario A, 70%) prevede un completamento del ritesto verso il Livello Chiave 1 (1.1745-1.1765), per costruire una base solida prima della prossima salita.
Scenario A (Ritesto Profondo & Rimbalzo):
Movimento: Ritorno al LC1: 1.1745-1.1765.
Reazione Attesa: Forte rimbalzo e chiusura settimanale sopra 1.1800.
Target: LC3: 1.1900-1.1920 e successivamente LC4: 1.1980-1.2010.
Setup Preferito dal Sistema: Long su reazione positiva in zona LC1.
Scenario B (Forza Immediata):
Movimento: Rimbalzo diretto da LC2: 1.1820-1.1840.
Reazione Attesa: Rottura di 1.1870 e test di 1.1900.
Target: LC3: 1.1900-1.1920.
Considerazione: Setup long più aggressivo, con stop più stretto.
Scenario C (Debolezza):
Movimento: Rottura sostenuta sotto LC1 (1.1745).
Reazione Attesa: Invalida lo scenario rialzista immediato. Nuovo range 1.1650-1.1780.
Azione Sistema: Attesa di un nuovo segnale di stabilizzazione.
📚 DIDATTICA AVANZATA: PERCHÉ TRACCIARE LA MAPPA ORA?
Neutralità Emotiva: I livelli sono tracciati in una fase laterale, non in un momento di euforia o panico.
Definizione del Rischio: Ogni livello chiave definisce un'area in cui il mercato dovrebbe reagire. Questo permette una gestione del rischio chirurgica.
Pazienza Attiva: La mappa è fatta. Il compito ora è osservare e attendere che il prezzo raggiunga una di queste zone di valore per attivare un piano.
🎤 IL MIO STATO OPERATIVO:
*"Portafoglio in CASH in attesa. La mia attenzione è focalizzata sul Livello Chiave 1 (1.1745-1.1765). Il mio primo ingresso di Febbraio sarà valutato solo su una reazione tecnica in quella zona, secondo i parametri di volume e momentum del sistema."*
👉 LA MAPPA È SERVITA. ORA OSSERVIAMO.
Febbraio sarà un mese di conferme o di ridefinizioni. Il sistema è pronto.
Commenta "MAPPA FEBBRAIO" se hai compreso i livelli e la logica d'attesa.
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Mercato forex
Mercati sotto pressione tra crollo metalli e dollaro forteL’ORA DELLA VERITÀ
Chiusura in ribasso per gli indici americani venerdì, con l’S&P 500 e il Dow Jones in calo dello 0,4% e il Nasdaq in flessione dell’1,3%. I rendimenti più elevati dei Treasury e un dollaro più forte hanno pesato sulla propensione al rischio, dopo una serie di sedute precedenti molto positive.
Nel frattempo, il presidente Trump ha nominato Kevin Warsh come successore del presidente della Fed Powell. I mercati hanno interpretato la scelta come un tentativo del Presidente di avere alla guida della banca centrale una figura più incline ad allentare ulteriormente la politica monetaria. Questo ha spinto al rialzo i rendimenti a lungo termine, mettendo sotto pressione i titoli più sensibili ai tassi dopo il forte rally di gennaio.
I settori materiali, tecnologia e servizi di comunicazione hanno sottoperformato, mentre la sanità ha sovraperformato. Apple è salita dello 0,5% nonostante utili solidi e buone vendite di iPhone, ma le valutazioni elevate hanno limitato il rialzo. Visa ha perso il 2,9% dopo risultati buoni ma già ampiamente scontati dal mercato. ExxonMobil ha ceduto lo 0,7%, mentre Chevron è salita del 3,3% grazie a una trimestrale superiore alle attese. American Express ha perso l’1,8% dopo risultati inferiori alle previsioni, mentre Verizon è balzata dell’11,8% grazie a una guidance più solida.
Nonostante il calo giornaliero, l’S&P 500 ha chiuso gennaio con un guadagno dell’1,2%, il Dow Jones dell’1,6% e il Nasdaq dell’1,1%.
CROLLANO LE MATERIE PRIME
Oro e argento sono crollati, complice la presa di beneficio e il cambiamento dei margini deciso dal CME per contenere l’effetto leva sui prezzi. L’argento, in particolare, è crollato di oltre il 25%, scendendo a 84 dollari l’oncia dopo aver toccato il giorno precedente il nuovo massimo storico a 122 dollari.
È impressionante ricordare che il metallo bianco era salito di quasi il 70% solo a gennaio. Nonostante la brusca correzione, resta comunque sulla buona strada per un guadagno mensile di oltre il 40%, sostenuto da incertezza economica e geopolitica, un dollaro più debole, afflussi record e domanda industriale elevata.
I rischi geopolitici sono rimasti alti dopo che Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone dazi sui beni provenienti dai Paesi che riforniscono di petrolio Cuba, aumentando la pressione anche sul Messico. Il Presidente ha inoltre invitato l’Iran ad avviare nuovi negoziati sul nucleare, mentre Teheran ha minacciato ritorsioni.
Sul fronte della politica monetaria, Trump ha annunciato la nomina dell’ex governatore della Fed Kevin Warsh come nuovo presidente della banca centrale, ponendo fine a mesi di speculazioni. Anche l’oro ha seguito il movimento ribassista, pur essendo salito meno dell’argento: +30% fino ai recenti massimi, con una correzione di circa il 20% venerdì, rimanendo comunque in trend rialzista di medio periodo.
VALUTE: IL DOLLARO RIALZA LA TESTA
Il mercato dei cambi ha reagito con acquisti di dollari nel momento in cui le materie prime crollavano, complice la relazione inversa tra i due asset.
L’EUR/USD è sceso ai minimi di 1,1850, dopo aver toccato appena pochi giorni fa un massimo a 1,2084. Gli acquisti di dollari avvengono in un contesto in cui torna il sentiment risk‑on sulle valute e sulle materie prime, mentre il sentiment sull’azionario appare leggermente più fragile.
Il Cable è sceso verso 1,3690 dopo aver più volte fallito il superamento delle resistenze chiave. USD/JPY mostra ancora la tenuta dei supporti e prova a spingere verso 154,80, con possibile test successivo in area 155,50.
Le oceania‑linked currencies sono in correzione: AUD/USD è tornato sotto 0,7000, mentre NZD/USD si avvicina al supporto psicologico di 0,6000. USD/CAD è risalito sopra 1,3600.
PMI MANIFATTURIERO CINESE IN CALO
L’indice PMI manifatturiero ufficiale NBS della Cina è sceso a 49,3 a gennaio 2026, da 50,1 del mese precedente, al di sotto delle attese di 50. La lettura segnala una perdita di slancio dell’attività manifatturiera dovuta a domanda debole e sentiment prudente delle imprese, in un contesto di persistenti venti contrari strutturali.
I nuovi ordini sono tornati in territorio di contrazione e la crescita della produzione è rallentata. Le vendite all’estero si sono indebolite ulteriormente, mentre l’occupazione resta debole. Anche l’attività di acquisto è diminuita in modo significativo.
I prezzi degli input sono aumentati per il sesto mese consecutivo, con un incremento più rapido. I prezzi di vendita sono tornati a salire dopo un periodo prolungato di calo. La fiducia delle imprese è scesa al minimo degli ultimi sei mesi.
SETTIMANA ENTRANTE
La prima settimana di febbraio sarà probabilmente caratterizzata da movimenti erratici, complice la forte volatilità dei metalli e le preoccupazioni sulla possibile svalutazione del dollaro dopo la nomina di Kevin Warsh alla guida della Fed.
Il BLS pubblicherà il rapporto sull’occupazione, insieme ai JOLTS, all’ADP Report e al Challenger Report, fondamentali per valutare lo stato del mercato del lavoro. Sono inoltre attesi i PMI ISM e l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan.
Sul fronte societario, sono attesi i risultati di Alphabet, Amazon e del gruppo delle Magnificent 7, oltre ai dati di AMD, Palantir e Qualcomm per il comparto AI.
È anche la settimana delle riunioni di BCE, BoE e RBA, dove sono attesi esiti invariati sui tassi. L’Eurozona pubblicherà inoltre il dato aggiornato sull’inflazione.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
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#052: Opportunità di Investimento LONG su USD/JPY
Il cambio USD/JPY si trova in una fase di mercato particolarmente interessante, in cui la pressione ribassista di fondo convive con segnali tecnici di possibile reazione nel breve periodo. Dopo una discesa decisa, il prezzo ha mostrato segnali di rallentamento che suggeriscono l’ingresso in una fase di consolidamento, tipica dei mercati che stanno assorbendo un eccesso direzionale.
Dal punto di vista strutturale, il trend principale rimane impostato al ribasso, coerente con una sequenza di massimi e minimi decrescenti sui timeframe superiori. Tuttavia, proprio questa impostazione ha favorito un accumulo progressivo di posizioni speculative nella stessa direzione, creando le condizioni per un potenziale rimbalzo tecnico. In contesti simili, il mercato tende spesso a muoversi contro la massa, andando a colpire aree di liquidità prima di decidere la direzione successiva.
L’analisi della price action evidenzia come le ultime fasi di discesa siano state accompagnate da un incremento della volatilità e da movimenti impulsivi, elementi che spesso anticipano una fase di riequilibrio. La comparsa di candele con ombre pronunciate e chiusure meno direzionali suggerisce che la pressione in vendita stia progressivamente diminuendo, lasciando spazio a reazioni correttive.
Anche dal punto di vista volumetrico, il mercato mostra segnali di assorbimento. Dopo la spinta iniziale, i volumi tendono a stabilizzarsi, indicando che gli operatori più aggressivi hanno già preso posizione. In questi contesti, i movimenti successivi sono spesso guidati da rientri tecnici e da coperture di posizioni, piuttosto che da nuove iniziative direzionali.
Sul piano macroeconomico, il differenziale di politica monetaria continua a sostenere il dollaro nel medio-lungo periodo, mentre lo yen rimane strutturalmente debole. Tuttavia, nel breve termine, questo squilibrio non impedisce al mercato di effettuare rimbalzi temporanei, soprattutto quando il posizionamento diventa eccessivamente sbilanciato. È proprio in queste fasi che il cambio tende a muoversi in modo più tecnico che fondamentale.
Il quadro intermarket non mostra, al momento, segnali di forte avversione al rischio tali da favorire un flusso deciso verso lo yen. Questo riduce la probabilità di accelerazioni ribassiste immediate e rafforza l’ipotesi di una fase di respiro del prezzo. I mercati obbligazionari e valutari sembrano infatti muoversi in modo più ordinato, senza shock improvvisi.
In sintesi, USD/JPY si trova in un punto di equilibrio instabile: la tendenza principale resta ribassista, ma il mercato sta mostrando caratteristiche tipiche di una fase correttiva. In questi contesti, la pazienza e la lettura della struttura diventano fondamentali, poiché i movimenti più interessanti spesso nascono proprio quando il consenso appare eccessivamente orientato in una sola direzione.
Come sempre, il prezzo farà chiarezza. La capacità del mercato di sostenere eventuali rimbalzi o, al contrario, di riprendere con decisione la direzione principale offrirà indicazioni preziose sulle intenzioni degli operatori istituzionali nelle prossime sessioni.
Break-In sulla EMA 200 | Scenario di continuazione
#📊 EUR/USD – H4
Dopo una **rottura rialzista della EMA 200**, il cambio ha sviluppato un impulso deciso, portandosi fino in area 1.2075.
Successivamente il mercato ha mostrato una **candela di indecisione** sul massimo, segnale di perdita di momentum e avvio di una fase correttiva.
Il prezzo sta ora rientrando **dall’alto in modo ordinato**, scaricando l’eccesso senza compromettere la struttura.
La **EMA 200 (area 1.1750)** rimane inclinata positivamente e rappresenta il principale **supporto dinamico** del movimento.
Il contesto resta quindi **costruttivo** e favorisce uno scenario di **continuazione del trend** in caso di tenuta della media.
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## 🎯 Piano operativo (LONG)
**Entrate progressive sul ritracciamento:**
* **Buy Limit 1/3 size → 1.17700**
Primo livello di interesse, sul supporto statico H4.
* **Buy Limit 2/3 size → 1.17300**
Secondo livello oltre la EMA 200.
## 🛑 Stop Loss
* **SL → 1.16560**
Sotto la EMA 200 e il minimo del pullback.
Chiusura H4 sotto la media invalida lo scenario.
## 🎯 Target
* **TP1 → 1.1900**
Area di precedente congestione.
* **TP2 → 1.2000**
Massimo del movimento impulsivo.
Gestione consigliata: parziale sul primo target e stop a breakeven.
CHFJPY: Trade Long di breve sul 4HCondivido setup di trading della coppia CHFJPY in quanto ho appena ricevuto l'alert dal mio indicatore di price action LuBot e su cui ho appena effettuato un ingresso.
Il prezzo si trova su una tendenza rialzista con struttura swing positiva e attualmente al secondo swing in direzione.
Abbiamo un trigger comparso nella giornata di ieri ancora valido e su cui appoggiamo il trade visto il secondo swing appena apparso.
Metto il TP sul livello di resistenza poco sotto quello consigliato dall'indicatore e SL subito sotto il minimo di swing.
EURUSD fase di ritracciamento.Buongiorno,
Il grande Jesse Livermore disse: TRADA QUELLO CHE VEDI E NON QUELLO CHE PENSI.
Se vi piace il mio metodo di analisi, lasciate un like e seguite il profilo, è molto importante per me, grazie!
EurUsd
TF mensile.
Struttura interna rialzista.
Come già detto, siamo a ridosso del lato superiore del triangolo (rottura, presa di liquidità e rifiuto).
TF settimanale.
Struttura interna rialzista.
Il prezzo ha rotto il vecchio triangolo al rialzo.
La candela della settimana scorsa ha chiuso con enorme spike sopra: manipolazione ai massimi livelli!
Rimane da mitigare il grande squilibrio (rialzista) creato con la candela di due settimane fa.
TF giornaliero.
Struttura interna rialzista.
Il prezzo dopo la fortissima spinta ha quasi toccato con al candela di martedì scorso il livello 1.2100, poi ovviamente è iniziato il ritracciamento a livellare lo squilibrio di cui sopra.
Ancora non è stato colmato tutto il gap a 1.1833, quindi molto probabilmente la discesa continuerà fino ed oltre quel livello.
Molto interessante la zona creata con la candela inside del 21 gennaio, che rappresenterebbe un ottimo punto di entrata per la ripresa del trend primario.
Operatività.
Dopo aver preso il movimento rialzista segnalato nella precedente analisi, rimango in attesa.
Mai andare contro il trend principale, soprattutto dopo dei movimenti avvenuti con altissima volatilità.
Quindi attenderò ulteriore ritracciamento verso zone più liquide per valutare la prossima entrata long: zona in cui è presente FVG oppure ancora sotto della inside bar.
L'entrata avverrà solo se ci sarà un deciso cambio di orderflow almeno su TF H4.
Restate sintonizzati, seguiranno aggiornamenti!
A presto
Mind Primacy
Disclaimer: tutte le analisi esposte attraverso questo profilo non rappresentano consigli finanziari, ma la mia personale visione basata sulle strategie operative di trading che utilizzo.
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English
Hello everyone,
The great Jesse Livermore once said: TRADE WHAT YOU SEE, NOT WHAT YOU THINK.
If you appreciate my analysis method, please drop a like and follow my profile—it means a lot to me. Thank you!
EUR/USD: Liquidity Grabs & Retracement Levels to Watch.
Multi-Timeframe Analysis.
Monthly TF.
Bullish Internal Structure The long-term bias remains bullish. As previously noted, we are currently testing the upper boundary of the major triangle. Recent price action shows a breakout followed by a liquidity grab and a subsequent rejection, signaling a temporary pause in the trend.
Weekly TF.
Manipulation & Imbalances Price successfully broke out of the old triangle to the upside. However, last week’s candle closed with a massive upper wick (spike), indicating high-level manipulation.
Focus: We still have a significant bullish Fair Value Gap (FVG) / Imbalance from two weeks ago that needs to be mitigated before further upside can be expected.
Daily TF.
Gap Fill & Retracement Phase After a powerful impulsive move that nearly touched the 1.2100 handle last Tuesday, a corrective phase has begun to rebalance the price.
Gap Objective: The gap at 1.1833 has not been fully filled yet; therefore, a continuation of the downside move toward and potentially below this level is highly probable.
Point of Interest (POI): The zone created by the Inside Bar on January 21st is particularly interesting. This area represents a high-probability entry point for a primary trend continuation.
Trading Strategy & Execution.
After successfully capturing the bullish move highlighted in my previous analysis, I am now moving to the sidelines.
Rule #1: Never trade against the primary trend, especially following periods of extreme volatility.
The Plan: I am waiting for a deeper retracement into high-liquidity zones to evaluate new Long positions.
Execution Zones: I am monitoring the FVG area and the levels below the January 21st Inside Bar.
Confirmation: I will only look for an entry upon a clear Change of Character (CHoCH) or a decisive shift in Order Flow on at least the H4 timeframe.
Stay tuned for further updates!
See you soon,
Mind Primacy
Disclaimer: All analyses shared on this profile do not represent financial advice; they reflect my personal market view based on my own trading strategies.
EUR/USD: IL SISTEMA REGISTRA IL RITESTO ATTESOLa correzione di fine Gennaio non è una sorpresa: è la verifica della forza e il set-up per Febbraio. Il sistema è nella sua fase più prevedibile.
📍 STATO ATTUALE (Grafico 2h - Agg. 31 Gen):
🕐 TF: 2 Ore | Fase: Ritesto Tecnico
📉 Apertura: 1.18693 | Chiusura: 1.18511 (-16 pips)
🎯 Situazione: Il prezzo è rientrato nella Zona Chiave 1.1850-1.1837 identificata dal sistema 48 ore fa. Questo è il mercato che rispetta la logica dei livelli.
🔍 BILANCIO FINALE MAPPA DI GENNAIO: UN MESE SISTEMICO.
✅ LIVELLO 1 - 1.1590-1.1600
RISULTATO: Turning point del mese. Rimbalzo +400 pips.
✅ LIVELLO 2 - 1.1720-1.1730
RISULTATO: Pivot di conferma. Superato e diventato supporto.
✅ LIVELLO 3 - 1.1764-1.1770
RISULTATO: Target primario centrato e superato. Trampolino per l'estensione.
📊 IL SISTEMA IN AZIONE: DALLA PREVISIONE ALLA REAZIONE.
Il ritorno a 1.1850-1.1837 era lo Scenario A (Ottimale) previsto. Per il sistema, questa non è una perdita, ma la conclusione perfetta del ciclo di Gennaio e la premessa ideale per Febbraio.
🎯 LA ZONA DECISIONALE PER L'INIZIO DI FEBBRAIO:
Il prezzo si trova ora nell'area che determinerà il primo impulso del nuovo mese:
• Supporto Forte (Bullish Set-up): 1.1837 - 1.1850. Un rimbalzo da qui confermerebbe la forza rialzista residua e punterebbe a un retest di 1.1900+.
• Soglia di Allerta (Neutral/Bearish): 1.1810 - 1.1825. Una rottura sotto 1.1837 cercerebbe supporto qui. Cambierebbe il tono iniziale a rialzo.
• Supporto Strutturale (Ultima Difesa): 1.1783 - 1.1764. La "zona madre". Un ritorno qui indicherebbe un consolidamento più profondo prima di qualsiasi ripresa.
⚠️ SCENARI SISTEMICI PER I PRIMI GIORNI DI FEBBRAIO:
• SCENARIO 1 (SET-UP PREFERITO - 60%): Ritesto completo della zona 1.1837-1.1850 con reazione rialzista e chiusura sopra 1.1870. Primo target Febbraio: 1.1920.
• SCENARIO 2 (ESTENSIONE CORRETTIVA - 35%): Rottura di 1.1837 e test di 1.1810-1.1825. Il sistema attenderebbe un pattern di inversione (es. hammer, divergence) in quell'area prima di considerare long.
• SCENARIO 3 (FORZA INATTESA - 5%): Rimbalzo immediato e sostenuto sopra 1.1900. Il sistema classificherebbe questo movimento come "anticipato" e posticipo l'ingresso al primo ritracciamento successivo.
📚 DIDATTICA AVANZATA: LA BELLEZZA DEL RITESTO PREVISTO.
Questa è l'essenza del trading sistemico:
Il mercato cerca conferme: Dopo una forte mossa (su 1.2000), cerca un livello di conferma (1.1850) per attrarre nuovo capitale.
Il sistema non ha emozioni: La correzione non è "persa" o "sbagliata". È una fase del piano identificata in anticipo.
La pazienza è tattica: Il sistema ora osserva COME il prezzo reagisce alla zona. La reazione (rimbalzo pulito, consolidamento, rottura) ci darà l'istruzione operativa.
🔥 BILANCIO SISTEMA GENNAIO - CONFERMATO:
• Pips Gennaio: Oltre 400 pips realizzati.
• Precisione Live: Il ritorno nella zona 1.1850-1.1837 conferma l'affidabilità dell'identificazione delle aree chiave.
🎤 IL MIO STATO OPERATIVO (Esempio Reale):
*"Portafoglio in CASH dalla presa di profitto a 1.1980. Osservatore attivo della reazione a 1.1850-1.1837. Il primo ingresso di Febbraio scatterà solo al segnale di conferma dal sistema."*
🎯 PROSSIMA MOSSA DEL SISTEMA:
DOMENICA USCIRÀ LA MAPPA STRUTTURALE DI FEBBRAIO.
Conterrà i nuovi 3-4 Livelli Chiave del mese, definiti sulla base della struttura di Gennaio e dei cicli temporali del sistema.
👉 NON PERDERE LA MAPPA DI FEBBRAIO
Il sistema ha chiuso un mese epico e si prepara al prossimo con la stessa precisione.
Commenta "FEBBRAIO" se sei pronto ad analizzare con me la nuova mappa domenica.
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Di nuovo 1,19200Siamo di nuovo in prossimità di 1,19200, proiezione NT -di Hosoda- che parte da uno swing iniziato a Settembre 22-, proiezione testata, e rifiutata, a Settembre 25.
E' molto probabile che Fiber ci voglia andare subito o magari dopo un ritracciamento in area 1,1750 -come ipotizzato nello scenario 2H di seguito illustrato-.
Settimanale corretto
Mercati in tensione: avvio di correzioni e dollaro stabilePARTONO LE CORREZIONI?
Giornata estremamente movimentata e contrastata quella di ieri, caratterizzata da forte tensione e alta volatilità. I mercati azionari statunitensi sono inizialmente scesi in modo impulsivo, per poi recuperare in serata e chiudere leggermente in rosso.
Il Dow Jones ha registrato un lieve progresso dello 0,11% a 49.072 punti, mentre l’S&P 500 ha ceduto lo 0,13% a 6.969 punti. Segno negativo anche per il Nasdaq, in calo dello 0,72% a 23.685 punti.
Microsoft è scivolata ai minimi degli ultimi sei anni a causa di spese record e della crescita più lenta del cloud, alimentando i timori che i forti investimenti in intelligenza artificiale possano richiedere più tempo del previsto per produrre ritorni. Male anche Salesforce (-6,09% a 214,08 dollari). Al contrario, il mercato ha premiato la trimestrale di Meta Platforms (+10,4% a 738,31 dollari).
Nel complesso, le materie prime — dall’oro al petrolio — hanno registrato forti oscillazioni, mentre obbligazioni e valute hanno mostrato movimenti più moderati.
MATERIE PRIME
Oro, argento, rame e altri metalli hanno avviato una correzione significativa dopo i recenti record storici, interrompendo un trend che appariva esclusivamente rialzista.
Le prese di profitto hanno certamente contribuito, ma la causa principale sembra essere la probabile decisione del CME — il mercato dei futures di Chicago — di aumentare i margini richiesti sulle posizioni. Su oro e argento, infatti, è previsto proprio oggi un nuovo aumento dei margini.
La notizia non è positiva per i big players: segnala che i grandi speculatori potrebbero essere costretti a iniziare un deleveraging per via della riduzione della leva finanziaria disponibile. L’aumento dei margini significa infatti meno leva, con la conseguenza che molti operatori dovranno ridurre le size delle posizioni o aggiungere nuova liquidità.
Il rischio è un’ondata di deleveraging o selling forzato: chi è molto esposto tramite marginazione potrebbe essere obbligato a chiudere posizioni. La pressione ribassista sta già generando importanti correzioni, con il Gold sceso da 5.600 a 5.100 dollari l’oncia — una flessione di circa il 10%. Il rimbalzo del dollaro ha aggiunto ulteriore pressione.
Anche le speculazioni sulla possibile nomina da parte del presidente Trump di Kevin Warsh — figura considerata più aggressiva — a prossimo presidente della Fed, attesa per venerdì, hanno contribuito alla volatilità.
VALUTE
Il mercato dei cambi ha mostrato movimenti leggermente più significativi, pur rimanendo complessivamente all’interno del trading range degli ultimi giorni.
Le dichiarazioni di Trump, che avevano indebolito il dollaro nella seduta precedente, sono state in parte neutralizzate dalle parole del Segretario al Tesoro Bessent, il quale ha ribadito che il dollaro resta la principale valuta di riserva globale. Ha inoltre lasciato intendere che l’attuale strategia cinese di “sell America” non avrà successo.
L’EUR/USD è rimasto compreso tra 1,1900 e 1,2000, così come il Cable (GBP/USD) è rimasto nel range 1,3720–1,3850. USD/JPY è tornato vicino a 154,00, soprattutto dopo che Bessent ha chiarito che la Fed non è intervenuta e non interverrà nel vendere dollari contro yen.
Il mercato valutario dovrebbe rimanere duplice e incerto anche nelle prossime sedute, in attesa di un nuovo trigger che possa suggerire una direzione più chiara.
JOBLESS CLAIMS STABILI
Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 1.000 unità, attestandosi a 209.000, rispetto al dato rivisto al rialzo della settimana precedente. Il numero è superiore alle attese del mercato, fissate a 205.000.
Le richieste continuative sono scese di 38.000 unità, raggiungendo 1.827.000, ben al di sotto delle aspettative di 1.860.000. Si tratta del livello più basso della disoccupazione residua da settembre 2024.
Questo risultato conferma un mercato del lavoro caratterizzato da pochi licenziamenti e poche assunzioni, stabilizzatosi dopo il marcato rallentamento del quarto trimestre 2025. Il quadro appare coerente con le indicazioni del presidente Powell, che ha recentemente sottolineato come la domanda e l’offerta di lavoro siano in fase di riequilibrio a seguito della sospensione dei tagli dei tassi da parte della Fed.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Fed ferma, mercati incerti e oro ai nuovi recordFED, NULLA DI FATTO
La Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi nella riunione di ieri, la prima del 2026. I fed funds rimangono così nel range 3,5%‑3,75%, in linea con le aspettative, dopo tre tagli consecutivi che avevano riportato il costo del denaro al livello più basso dal 2022.
Solo due membri votanti del board si sono espressi contro la maggioranza, proponendo un ulteriore taglio dello 0,25%. Nello statement si legge che l’attività economica continua a espandersi a un ritmo sostenuto, la crescita dell’occupazione è rimasta contenuta e il tasso di disoccupazione ha mostrato segnali di stabilizzazione, mentre l’inflazione resta ostinata.
La banca centrale ha inoltre sottolineato che l’incertezza sulle prospettive economiche rimane elevata e ha ribadito che valuterà attentamente i dati in arrivo e l’evoluzione del quadro macroeconomico prima di intervenire nuovamente sulla politica monetaria.
WALL STREET NEUTRA DOPO LA FED
Seduta storica a Wall Street, caratterizzata da forte volatilità e dal superamento dei 7.000 punti dell’S&P 500. Nonostante il nuovo record intraday, gli indici hanno poi corretto, chiudendo intorno alla parità.
L’S&P 500 ha toccato un massimo storico a 7.002,28 punti, per poi chiudere con una lieve flessione dello 0,01% a 6.978. Il Nasdaq è stato il migliore, con un rialzo dello 0,17% a 23.857 punti, sostenuto dal settore dei semiconduttori, in particolare Nvidia e Micron.
La Fed ha interrotto il ciclo di tagli e ha richiamato l’attenzione sui rischi di un aumento dell’inflazione e della disoccupazione, pur lasciando aperta la possibilità di due tagli entro l’anno.
Texas Instruments è balzata dell’8% dopo aver superato le attese, sostenendo Micron e Intel, entrambe in rialzo tra il 6% e il 12%, complici anche i forti ordini verso ASML. Microsoft, Meta e Tesla hanno registrato movimenti più moderati in attesa dei risultati trimestrali diffusi dopo la chiusura.
Al di fuori della tecnologia, Starbucks è salita del 6% e AT&T del 5% dopo la pubblicazione dei risultati.
VALUTE
Sul mercato valutario, ieri abbiamo assistito a un movimento opposto rispetto alla seduta precedente. Il dollaro ha recuperato terreno dopo le dichiarazioni del Segretario al Tesoro, Scott Bessent, che ha smentito Trump riguardo alla possibilità di un ulteriore indebolimento della valuta.
Bessent ha ribadito che gli Stati Uniti non rinunciano a una politica del dollaro forte, affermando che un cambio solido è fondamentale per mantenere basi economiche sane. Ha inoltre ricordato che la Fed non intende intervenire sul cambio dollaro‑yen in questa fase.
Il biglietto verde è così risalito, chiudendo in area 96,00 e interrompendo una serie negativa di quattro sessioni consecutive. In precedenza, il dollaro era sceso ai minimi dal 2022, complice la speculazione su un possibile intervento congiunto USA‑Giappone e le dichiarazioni di Trump sulla non preoccupazione per il calo della valuta.
Ulteriori pressioni erano arrivate dalle rinnovate minacce tariffarie e dai timori di un potenziale shutdown, elementi che avevano alimentato il cosiddetto “sell America trade”.
Intanto l’EUR/USD resta vicino a 1,2000, in un contesto di persistente sfiducia verso il dollaro. Anche le valute oceaniche continuano a spingere al rialzo. I prossimi giorni chiariranno quale voce peserà di più: le esternazioni del Presidente o la linea più prudente dei suoi collaboratori.
IL GOLD NON SI FERMA PIÙ
Questa notte l’oro ha sfiorato i 5.600 dollari l’oncia, segnando nuovi massimi storici. Il forte calo del dollaro ha spinto la domanda di metalli rifugio e continua ad alimentare il rally.
Le tensioni politiche a Washington — tra le minacce di dazi di Trump e gli attacchi all’indipendenza della Federal Reserve — hanno ulteriormente sostenuto il metallo giallo. A ciò si aggiungono i persistenti rischi geopolitici dopo gli avvertimenti statunitensi su una possibile azione militare contro l’Iran.
I rialzi dell’oro sono stati rafforzati anche da preoccupazioni fiscali, dai consistenti acquisti delle banche centrali e dagli afflussi nei principali ETF. Si segnala inoltre che Tether avrebbe acquistato ulteriori 27 tonnellate di lingotti nel quarto trimestre del 2025 per sostenere la propria stablecoin ancorata all’oro.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Rimbalzo dello yen (JPY): una minaccia sistemica?Lo yen giapponese è vicino al livello più basso degli ultimi 40 anni ed è da diversi anni la valuta più debole del mercato Forex. Tuttavia, dalla fine di gennaio 2026 sta mostrando un impulso rialzista che potrebbe rappresentare l’inizio di una fase di apprezzamento su un orizzonte temporale più lungo. Un simile cambiamento di regime nella tendenza dello yen rappresenta una minaccia per il Giappone, il mercato valutario e la finanza globale in generale?
È innanzitutto importante ricordare che il recente rimbalzo dello yen (JPY), ovvero il calo del tasso USD/JPY a partire dallo scorso venerdì, non modifica ancora la tendenza di fondo della valuta giapponese. Questa rimane ribassista. Tuttavia, se tale tendenza di fondo dovesse invertire direzione e trasformarsi in una nuova tendenza rialzista di lungo periodo, allora potrebbero emergere rischi significativi per la finanza globale. Questi rischi non sono legati al rimbalzo in sé, ma piuttosto alla velocità e al momentum di un’eventuale rivalutazione dello yen.
Il principale rischio sistemico deriverebbe dallo smantellamento delle posizioni di carry trade in yen ancora aperte. Allo stesso tempo, non va trascurato che il rimbalzo dello yen può anche avere effetti positivi, soprattutto per l’economia giapponese, impegnata nella lotta contro l’inflazione.
Ecco dove potrebbe emergere la minaccia sistemica per la finanza globale:
• Se lo yen rimbalza troppo rapidamente (la velocità è l’unico fattore determinante), potrebbe verificarsi uno smantellamento totale dei circa 200 miliardi di dollari di posizioni di carry trade in yen ancora aperte, con il rischio di un crollo dei mercati globali
• Se lo yen rimbalza con forza in un contesto di ulteriore aumento dei tassi di interesse giapponesi, verrebbe meno una fonte di finanziamento fondamentale per la finanza globale
• Se lo yen rimbalza in modo troppo forte e troppo rapido, gli investitori istituzionali giapponesi potrebbero rimpatriare i capitali investiti all’estero verso asset domestici, generando vendite sui mercati azionari globali
• Dal punto di vista tecnico, il cambio USD/JPY non dovrebbe scendere al di sotto del supporto a 140 JPY
Questi rischi devono tuttavia essere ridimensionati e inseriti in un contesto macroeconomico più ampio. Uno yen persistentemente debole ha certamente sostenuto la competitività delle esportazioni giapponesi e incrementato i profitti delle grandi società quotate, ma ha anche importato un’inflazione significativa, in particolare su energia e alimentari. In questo contesto, un rimbalzo controllato dello yen può essere visto, al contrario, come un fattore di stabilizzazione macroeconomica per il Giappone.
Uno yen più forte consentirebbe di ridurre l’inflazione importata, migliorare il potere d’acquisto delle famiglie giapponesi e restituire una certa credibilità alla politica monetaria della Bank of Japan (BoJ), a lungo percepita come ultra-accomodante e isolata rispetto alle altre grandi banche centrali. Ciò offrirebbe inoltre alla BoJ un maggiore margine di manovra per normalizzare gradualmente la propria politica dei tassi senza provocare uno shock inflazionistico.
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EUR/USD: IL SISTEMA TESTA LA SOGLIA PSICOLOGICALa Mappa di Gennaio ha superato ogni aspettativa. Ora il prezzo sfiora 1.2000, ma il sistema si concentra sulla struttura sottostante.
📍 STATO ATTUALE (Grafico 2h - Agg. 29 Gen):
🕐 TF: 2 Ore | Fase: Estensione Ipercomprata
📈 Apertura: 1.19805 | Chiusura: 1.19752 (pausa)
🎯 Situazione: Il prezzo ha ignorato la Zona di Equilibrio 1.1783-1.1764 e ha esteso il rialzo verso 1.2000. Il sistema segnala: mossa accelerata, necessità di ritesto.
🔍 VERIFICA FINALE MAPPA DI GENNAIO: PERFORMANCE STORICA.
✅ LIVELLO 1 - 1.1590-1.1600 (SUPPORTO STRUTTURALE)
STATO: CONFERMATO EPICO. (+133 pips)
✅ LIVELLO 2 - 1.1720-1.1730 (RESISTENZA→SUPPORTO)
STATO: SUPERATO E CONSOLIDATO.
✅ LIVELLO 3 - 1.1764-1.1770 (TARGET MENSILE)
STATO: NON SOLO CENTRATO, MA SUPERATO. Il prezzo lo ha usato come trampolino per un'ulteriore accelerazione di +220 pips.
📊 LA REALTÀ DEL SISTEMA: POTENZA E ALLERTA.
Questa estensione verso 1.2000 è un bonus di forza che conferma la validità del quadro rialzista di Gennaio. Tuttavia, il sistema considera non sostenibile un movimento così verticale senza un ritorno di verifica. Il principio di "ritesto" rimane inviolabile.
🎯 ZONA CHIAVE SISTEMICA PER FEBBRAIO: 1.1900 - 1.1850
Con l'arrivo di Febbraio, il sistema sposta il focus qui:
• 1.1900: Soglia psicologica e supporto maggiore (ex resistenza).
• 1.1850-1.1837: Area di confluenza e massimo obiettivo primario per un ritesto "sano" e costruttivo a Febbraio.
• Perché è cruciale: Un ritorno in questa zona a inizio Febbraio sarebbe l'ideale per ricaricare il momentum rialzista e cercare una nuova estensione. Una rottura di 1.1837 cambierebbe lo scenario.
⚠️ SCENARI SISTEMICI PER L'INGRESSO DI FEBBRAIO:
• SCENARIO A (OTTIMALE - 65%): Il prezzo tocca/ supera 1.2000, poi ritorna a testare 1.1900-1.1850 a inizio Febbraio. Setup long privilegiato del sistema per target 1.2050+.
• SCENARIO B (CONTINUAZIONE DIRETTA - 25%): Tenuta sopra 1.1950. Il sistema aspetterebbe comunque un primo ritracciamento prima di considerare nuovi long. No FOMO.
• SCENARIO C (CORREZIONE PROFONDA - 10%): Ritorno sotto 1.1837. Il sistema cercherebbe supporto nella zona madre 1.1764-1.1783 prima di ogni nuovo segnale.
🚫 LA MIA GESTIONE SISTEMICA (Esempio Reale - FINE GENNAIO):
*"Posizione long storica da 1.1600 CHIUSA in area 1.1970-1.1985. Profitto massimizzato. Portafoglio in CASH in attesa della definizione della Mappa di Febbraio e del primo ritesto di supporto.** Il sistema premia la pazienza ciclica."*
📚 DIDATTICA AVANZATA: L'ARTE DI CHIUDERE E OSSERVARE.
Il momento più difficile per un sistemista? Dopo un trade vincente epico.
Soddisfazione vs. Avidità: Il sistema aveva target a 1.1764. Il movimento extra è regalo del mercato. Chiudere è rispetto del piano.
Ciclo Operativo: Ogni trade ha un inizio e una fine. Fine Gennaio = fine ciclo operativo. Si libera la mente per il nuovo ciclo (Febbraio).
Potere del Cash: Essere in liquidità a cambio mese dà massima flessibilità per cogliere il setup del nuovo livello chiave senza pressioni.
🔥 BILANCIO SISTEMA GENNAIO - RECORD ASSOLUTO:
• Trade Gennaio: 4/4 vincenti (100% win rate).
• Pips Gennaio: Oltre 400 pips catturati (da 1.1592 a 1.1985).
• Precisione Livelli Chiave: 3/3 livelli testati e rispettati.
• Performance Sistema 2026: Iniziato con il piede giusto.
🎯 PROSSIMA MOSSA DEL SISTEMA:
La Mappa Strutturale di Febbraio è in fase finale di definizione. Uscirà a brevissimo. I nuovi livelli chiave saranno costruiti attorno alla logica di ritesto dell'attuale breakout e alla ricerca della nuova zona di valore.
👉 ATTENZIONE ALLA MAPPA DI FEBBRAIO
Gennaio è stato storico. Febbraio richiederà la stessa precisione.
Commenta "MAPPA FEBBRAIO" se attendi con me i nuovi livelli chiave sistemici per operare il prossimo mese.
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 28.01.2026Borse incerte, ma non pessimistiche, nella settimana della FED.
Trimestrali USA: in arrivo gli attesissimi numeri delle «Magnifiche 7».
Dollaro sempre più depresso, metalli preziosi senza freni: nuovo paradigma?
Macro europea non brillante, ma resiliente, da fine ciclo espansivo.
La seduta di ieri, 27 gennaio, ha segnato una ripartenza prudente ma costruttiva per i mercati europei, con gli investitori rimasti in modalità attendista in vista del verdetto della Federal Reserve, atteso in serata e ampiamente scontato come invariante sul fronte dei tassi. Il contesto resta dominato più dalle dinamiche politiche e istituzionali statunitensi che dai fondamentali macro, in un equilibrio fragile tra risk appetite e cautela tattica.
In Europa, il quadro è stato eterogeneo ma complessivamente positivo, con Milano in testa grazie a un rialzo dell’1,09%, seguita da Londra (+0,52%), Madrid (+0,61%), Parigi (+0,27%) e Amsterdam (+0,29%). In controtendenza Francoforte (-0,25%), unica grande piazza a chiudere in territorio negativo. Un andamento che riflette prese di beneficio selettive più che un cambio di scenario, alla vigilia di un appuntamento chiave per la politica monetaria globale.
A Wall Street, la seduta ha evidenziato una marcata divergenza settoriale. L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,4%, il Nasdaq lo 0,9%, sostenuti ancora una volta dal comparto tecnologico, mentre il Dow Jones ha ceduto lo 0,8%, penalizzato dal crollo dei titoli delle grandi assicurazioni sanitarie. Il sell-off è stato innescato dalla decisione dell’amministrazione Trump di ridurre drasticamente l’incremento dei fondi pubblici destinati a Medicare Advantage: per il 2027 è previsto un aumento dei rimborsi di appena 0,09%, contro il +5% dell’anno precedente. Una revisione che impatta direttamente su ricavi e marginalità e che ha travolto titoli come UnitedHealth, CVS Health e Humana, arrivati a perdere quasi un quinto del loro valore in una sola seduta.
Nel frattempo, in attesa dei conti delle Mag7, il mondo tech continua a restare sotto i riflettori. Secondo il Wall Street Journal, SoftBank starebbe valutando un ulteriore investimento da 30 miliardi di dollari in OpenAI, un salto dimensionale che conferma l’ambizione di Masayoshi Son di posizionarsi come snodo centrale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Sul fronte europeo, ASML ha riportato prenotazioni superiori alle attese, con ordini nel quarto trimestre pari a 13,2 miliardi di euro, in forte accelerazione rispetto ai 5,4 miliardi del trimestre precedente, grazie all’aumento degli investimenti nella capacità produttiva di chip dedicati all’AI.
I dati macro USA hanno fornito segnali contrastanti ma senza destabilizzare il mercato. La fiducia dei consumatori è scesa ai minimi dal 2014, mentre l’indice manifatturiero Fed di Richmond si è rivelato peggiore delle stime. Sul fronte del lavoro, i nuovi occupati nel settore privato (ADP) sono scesi a 7.750, dai 8.000 della settimana precedente. Numeri deboli, ma non sufficienti a modificare il pricing della Fed nel breve termine.
Sul mercato obbligazionario europeo ha prevalso la stabilità assoluta: lo spread BTP–Bund decennale ha chiuso a 59 punti base, invariato e ancora in prossimità dei minimi dal 2009, mentre il rendimento del BTP decennale si è attestato al 3,46%.
Molto più movimentato il comparto valutario. L’euro ha superato quota 1,19 dollari, sostenuto dalle crescenti preoccupazioni sulla politica fiscale USA e soprattutto sull’indipendenza della Fed sotto l’amministrazione Trump. Lo yen giapponese si è invece leggermente indebolito dopo aver toccato il livello più forte in quasi tre mesi, in seguito all’avvertimento su un possibile intervento da parte del primo ministro Sanae Takaichi.
Sul fronte istituzionale europeo, la BCE ha annunciato un passo significativo verso l’innovazione: dal 30 marzo accetterà come collaterale per le operazioni di credito asset negoziabili basati su tecnologia DLT. Tali strumenti dovranno rispettare i criteri dell’Eurosistema, ma è già in corso uno studio per estendere l’ammissibilità anche ad asset interamente emessi e regolati su reti DLT, a conferma dell’impegno verso blockchain e tokenizzazione.
L’attenzione resta ora puntata sulla Fed, che dovrebbe lasciare invariati i tassi, mentre il mercato si interroga su indipendenza dell’istituto e successione di Jerome Powell. Tra i nomi più citati emergono Rick Rieder (BlackRock) e l’ex governatore Kevin Warsh. Trump, intanto, ha ribadito di voler tagli dei tassi, arrivando a commentare positivamente il recente indebolimento del dollaro, che dopo le sue dichiarazioni ha superato quota 1,20 contro euro, toccando i minimi dall’inizio del 2022.
Questa mattina, 28 gennaio, i mercati asiatici si muovono con un’impostazione complessivamente positiva. Il Nikkei 225 sale dello 0,50%, l’Hang Seng guadagna il 2,3%, il CSI 300 avanza dello 0,30%, mentre l’MSCI Asia Pacific cresce dello 0,7%, segnando un nuovo massimo storico. Spicca la Corea del Sud, con il Kospi a +1,3%, nuovo record e +23% da inizio anno: SK Hynix, dopo il +9% di ieri, aggiunge un ulteriore +4%. La Corea ha superato la Germania per capitalizzazione, diventando il decimo mercato azionario mondiale. In controtendenza, Indonesia -8% dopo l’avvertimento MSCI su un possibile declassamento a Frontier Market.
Infine, le materie prime: il petrolio è ancora in rialzo dopo il +2,7% di ieri, con una performance +11,5% da inizio anno. L’API stima un calo delle scorte strategiche USA di circa 250.000 barili, mentre sul piano geopolitico il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che l’amministrazione Trump è pronta a usare la forza per garantire la cooperazione del Venezuela, dopo l’impegno di Delcy Rodríguez ad aprire il settore energetico alle aziende statunitensi.
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USDCHF in territorio 2011USDCHF sul mensile ci mostra un grafico molto interessante.
I prezzi sono in procinto di chiudere il mese di gennaio 2026 sotto il close più basso del 2011 e potrebbero essere orientati verso 0.71 ovvero il minimo assoluto del 2011.
Una zona che sicuramente sta attirando l'attenzione di molti trader.
Le posizioni long sulla maggior parte dei CFD sono in swap positivo con USDCHF.
Non c'è un segnale di inversione al rialzo ma lo metto sotto osservazione.
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Mercati in attesa della Fed, dollaro in affannoFED ALLA PROVA DEI MERCATI
Performance contrastate per Wall Street nella seduta di ieri. Il Dow Jones ha registrato una flessione dello 0,83%, portandosi a 49.000 punti. Al contrario, l’S&P 500 è salito dello 0,41% a 6.979 punti, dopo aver toccato un nuovo massimo storico a 6.989 punti. Il Nasdaq ha fatto meglio, con un rialzo dello 0,91% a 23.817 punti.
Gli operatori restano in attesa dei risultati del settore tecnologico, in pubblicazione in questi giorni, ma soprattutto della decisione sui tassi della Federal Reserve prevista per questa sera. Dopo gli ultimi dati macro, che hanno confermato la resilienza dell’economia statunitense, appare scontato un mantenimento dell’attuale impostazione di politica monetaria.
I titoli tecnologici e a grande capitalizzazione hanno sovraperformato. Apple è salita del 2%, Microsoft dell’1,4% e Alphabet dell’1,2%. Micron Technology è balzata del 4,3% dopo aver annunciato piani per ampliare la capacità produttiva di chip di memoria.
General Motors è avanzata di oltre il 5% dopo aver alzato le previsioni per il 2026, mentre UPS ha guadagnato l’1,6% grazie a utili e ricavi superiori alle attese. Al contrario, il Dow Jones ha risentito del crollo del 18% di UnitedHealth, che ha comunicato il primo calo annuale dei ricavi in tre decenni. Debole anche Boeing, in calo dell’1,2% dopo risultati che non hanno convinto gli investitori.
TRUMP PROVA A DEMOLIRE IL DOLLARO
L’indice del dollaro è sceso ieri sera dopo le nuove dichiarazioni di Donald Trump, che ha ripreso a esprimere con toni forti le sue opinioni sui mercati, generando un aumento di volatilità nel breve periodo. Il Dollar Index è sceso fino a 95,25 per poi correggere nella notte, segnando comunque la quarta sessione consecutiva di ribassi e il livello più basso da febbraio 2022.
Trump ha dichiarato di non essere preoccupato per la recente debolezza della valuta, aggiungendo che il dollaro non è sceso eccessivamente. Le sue parole hanno rafforzato la percezione che l’amministrazione sia favorevole a un dollaro più debole per sostenere la competitività delle esportazioni.
Il rovescio della medaglia potrebbe però emergere rapidamente: un indebolimento eccessivo rischia di erodere lo status del dollaro come valuta di riferimento globale, mentre la Cina sta seguendo la strategia opposta, rivalutando per attrarre capitali. La delocalizzazione verso il Sud‑Est asiatico consente inoltre a molte aziende cinesi di aggirare i dazi statunitensi.
Il biglietto verde è stato messo sotto ulteriore pressione dalle incertezze politiche a Washington, tra le rinnovate minacce sulla Groenlandia e le critiche all’indipendenza della Federal Reserve. Crescono, inoltre, le speculazioni su un possibile intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone a sostegno dello yen, elemento che ha pesato ulteriormente sul dollaro.
Nel frattempo, si prevede che la Federal Reserve mantenga i tassi invariati nel corso della giornata. L’attenzione del mercato è rivolta alle indicazioni sulla tempistica dei prossimi tagli, con due riduzioni da un quarto di punto attese entro fine anno. L’EUR/USD, dopo aver testato 1,2083 ieri sera, è rientrato verso 1,1990, mentre gli altri principali cambi mostrano una dinamica analoga, con dollaro debole su larga scala.
Resta aperta la domanda se questa fase proseguirà o se assisteremo a un rapido rientro. La nostra valutazione è che gli Stati Uniti potrebbero presto considerare controproducente un dollaro eccessivamente debole, anche per le implicazioni strategiche nella competizione con la Cina sugli afflussi di capitali e sugli investimenti.
GAS NATURALE IN CORREZIONE
I future sul gas naturale statunitense sono scesi di oltre il 10%, riportandosi al di sotto di 6,10 dollari per milione di BTU. La correzione segue un’impennata senza precedenti di circa il 117% nelle cinque sessioni precedenti, con prese di profitto in atto nonostante le persistenti interruzioni dell’offerta dovute al maltempo.
Le temperature gelide continuano a colpire vaste aree degli Stati Uniti, alimentando la domanda di riscaldamento ed elettricità e mettendo sotto pressione le reti. La tempesta invernale ha interrotto circa il 12% della produzione nazionale di gas, limitando le forniture a centrali e famiglie.
La produzione media nei 48 stati contigui è scesa a circa 106,9 miliardi di piedi cubi al giorno a gennaio, rispetto al record di 109,7 miliardi di dicembre.
ORO SENZA FRENI
Mercoledì l’oro ha superato i 5.270 dollari l’oncia, aggiornando i massimi storici. Il forte indebolimento del dollaro ha spinto gli investitori verso i metalli rifugio, sostenendo il rally del comparto.
Il movimento è stato alimentato anche dalle dichiarazioni di Trump, che ha minimizzato la debolezza del dollaro, lasciando intendere una preferenza per una valuta più debole a sostegno delle esportazioni. Le incertezze politiche a Washington, comprese le minacce di nuovi dazi e le critiche alla Federal Reserve, hanno ulteriormente sostenuto i metalli preziosi.
L’oro beneficia, inoltre, dei robusti acquisti delle banche centrali e dei continui afflussi negli ETF. Da inizio anno il metallo giallo è in aumento di circa il 20%, mentre l’argento è balzato di quasi il 60%.
PETROLIO
I future sul WTI sono saliti di circa l’1,5% a 61,6 dollari al barile martedì, dopo la perdita dello 0,7% registrata lunedì. Una forte tempesta invernale negli Stati Uniti ha interrotto parte della produzione di greggio e ha rallentato le attività di raffinazione.
Durante il fine settimana i produttori hanno perso fino a 2 milioni di barili al giorno, pari a circa il 15% della produzione nazionale, a causa del gelo che ha messo sotto stress le infrastrutture energetiche. Diverse raffinerie lungo la costa del Golfo hanno segnalato problemi legati alle condizioni meteo, alimentando preoccupazioni sulla disponibilità di carburante a breve termine e su possibili cali delle scorte se il freddo dovesse persistere.
Il rischio geopolitico resta elevato dopo il dispiegamento di una portaerei e navi da guerra statunitensi in Medio Oriente. Le preoccupazioni sull’offerta sono state in parte bilanciate dalle attese di un aumento della produzione dal Kazakistan, con il giacimento di Tengiz in ripartenza e il ripristino della piena capacità di carico dell’oleodotto CPC. Nella prossima riunione, l’OPEC+ dovrebbe mantenere invariati gli attuali livelli di produzione.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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CADCHF LONGUn'ipotetica entrata long su CAD/CHF in prossimità di 0.56 richiederebbe l'emergere di uno scenario macroeconomico asimmetrico tra Canada e Svizzera, dove fattori strutturali e ciclici convergano per invertire un rapporto di forza storicamente favorevole al franco svizzero. A quel livello, il cross si troverebbe in una zona di estremo stress valutario—non lontana dai minimi assoluti toccati durante le crisi acute del passato—dove il dollaro canadese apparirebbe scontare una combinazione di shock petroliferi prolungati, recessione domestica e fuga verso valute rifugio europee. Proprio questa condizione di sovravendita estrema aprirebbe tuttavia lo spazio per una correzione significativa qualora mutassero le premesse fondamentali che hanno generato tale squilibrio.
Il primo elemento di svolta risiederebbe nell'andamento dei prezzi energetici, dato che l'economia canadese mantiene una correlazione strutturale con il petrolio attraverso le sue esportazioni di greggio e gas. Un rimbalzo sostenuto del WTI oltre i 90-100 dollari al barile—innescato da restrizioni all'offerta OPEC+, tensioni geopolitiche nel Golfo o una ripresa inattesa della domanda cinese—rilancerebbe immediatamente i flussi commerciali canadesi e la pressione sui tassi della Banca Centrale del Canada. Parallelamente, la Svizzera si troverebbe esposta a una recessione prolungata nell'eurozona, suo principale partner commerciale, con la Banca Nazionale Svizzera costretta a tagliare i tassi in modo aggressivo per evitare un apprezzamento del franco che strangolerebbe ulteriormente l'export elvetico. Questo differenziale di politica monetaria—BoC in pausa o hawkish rispetto a una SNB decisamente accomodante—genererebbe un carry trade attrattivo verso il CAD, invertendo i flussi di capitale che per anni hanno privilegiato il franco come bene rifugio europeo.
Un secondo catalizzatore potrebbe emergere dalla ristrutturazione globale dei flussi safe-haven. In uno scenario di normalizzazione post-crisi, dove le tensioni geopolitiche si attenuano e i mercati azionari riacquistano stabilità, la domanda speculativa per il CHF come asset difensivo si indebolirebbe progressivamente. Al contempo, il Canada beneficerebbe di una rotazione verso asset commodity-linked in un contesto di reflazione globale, attratto da rendimenti reali positivi e da un settore bancario solido rispetto ai fragili bilanci di molte istituzioni europee. La stessa credibilità fiscale canadese—pur con debito pubblico superiore a quello svizzero—potrebbe essere rivalutata qualora la Svizzera affrontasse pressioni politiche interne legate all'eccessiva forza della valuta o a tensioni con l'Unione Europea sui flussi finanziari transfrontalieri.
Sul piano tecnico, l'area 0.56 rappresenterebbe una zona di supporto storico-psicologico dove osservare segnali di esaurimento della vendita. La formazione di un basamento laterale protratto su timeframe weekly, accompagnato da volumi decrescenti nelle discese e da divergenze negative negli oscillatori, suggerirebbe che la pressione ribassista si sta esaurendo. La rottura di una resistenza immediata—ad esempio 0.5850—con impulso sostenuto e chiusure daily consecutive al rialzo confermerebbe il cambio di regime, aprendo la strada verso obiettivi progressivi in area 0.63, 0.68 e infine 0.75, livello che rappresenterebbe un ritorno verso una parità più equilibrata tra le due economie.
La gestione del rischio resterebbe cruciale in un'operazione di questo tipo. Lo stop loss andrebbe collocato al di sotto del minimo storico recente, intorno a 0.5450, accettando una perdita limitata ma definita. I target andrebbero scalati per capitalizzare sia il rimbalzo tecnico iniziale sia la potenziale mean reversion pluriennale, con una riduzione progressiva dell'esposizione man mano che il cross recupera terreno. Il position sizing, data la natura asimmetrica dell'operazione—dove il potenziale upside supera il rischio definito—dovrebbe comunque rispettare il principio della conservazione del capitale, limitando l'esposizione all'1-2% del portafoglio.
Va tuttavia sottolineato che il franco svizzero mantiene un'ancora strutturale come valuta rifugio in Europa, sostenuta da un surplus commerciale cronico, da riserve auree significative e da un sistema finanziario stabile. Un long su CAD/CHF a livelli estremi richiede quindi non solo pazienza nell'attesa della convergenza dei fattori descritti, ma anche la consapevolezza che nuovi shock di risk-off—crisi bancarie, escalation geopolitiche—potrebbero rafforzare nuovamente il CHF contro ogni previsione fondamentale. L'operazione diventa giustificabile soltanto come scommessa mean-reversion su un'estremizzazione temporanea, non come previsione strutturale di indebolimento permanente del franco. Senza conferme multiple—tecnica, fondamentale e di price action—l'ingresso a 0.56 rischierebbe di trasformarsi in una trappola da value trap, dove un livello "basso" continua a scendere sotto la pressione di forze macroeconomiche non ancora esaurite.
USDCHF LONG Un'entrata long su USD/CHF in area 0.77 richiederebbe una convergenza eccezionale di fattori tecnici, fondamentali e strutturali, considerando che un livello del genere rappresenterebbe un'estremizzazione storica della forza del franco svizzero contro il dollaro—un territorio toccato soltanto in fasi di crisi acuta come quella del 2011-2012, quando il cross scese fino a 0.7065. In un simile contesto, il CHF si troverebbe a scontare un sovrapprezzo strutturale derivante da un mix di flussi safe-haven intensi, un differenziale tassi Fed-SNB marcatamente negativo e una domanda rifugio tale da aver neutralizzato persino gli interventi della Banca Nazionale Svizzera. Proprio questa estremizzazione aprirebbe però lo spazio per una mean reversion pluriennale, soprattutto qualora emergessero catalizzatori fondamentali capaci di invertire il paradigma valutario consolidato.
Il primo driver potenziale risiederebbe in un'inversione del differenziale dei tassi d'interesse, con la Federal Reserve che mantiene una politica monetaria restrittiva—ad esempio con i tassi fermi in area 3-4%—mentre la SNB, costretta dalla forza eccessiva della propria valuta, avvia un ciclo di tagli per preservare la competitività dell'economia svizzera. Questo scenario renderebbe il carry trade USD/CHF nuovamente attrattivo per i flussi istituzionali globali, innescando una rotazione strutturale verso il dollaro. Parallelamente, una crisi fiscale o bancaria nell'eurozona potrebbe alterare la gerarchia dei beni rifugio europei: anziché rifugiarsi nel franco come tradizionalmente accade, gli investitori potrebbero privilegiare la liquidità e la profondità dei mercati statunitensi, spostando i flussi verso il USD in un contesto di risk-off globale. A ciò si aggiungerebbe un cambio di rotta esplicito della SNB, con interventi massicci e coordinati—acquisti illimitati di valuta estera e comunicazione chiara contro l'apprezzamento—volto a indebolire deliberatamente il franco, rompendo quella percezione di invincibilità che ne ha sostenuto la forza negli anni.
Sul piano tecnico, tuttavia, nessun livello psicologico da solo giustificherebbe l'ingresso. Occorrerebbe osservare una stabilizzazione organizzata del prezzo: la formazione di un doppio o triplo minimo in area 0.77 con volumi decrescenti nelle ultime discese, a suggerire esaurimento della pressione venditrice; la rottura di una trendline ribassista pluriennale su timeframe weekly; e segnali di divergenza tra prezzo e indicatori come RSI o MACD, dove i minimi non vengono confermati dagli oscillatori. A questi elementi si aggiungerebbero pattern candlestick di inversione—hammer o engulfing rialzisti—su grafici daily a confermare il cambio di sentiment.
La gestione del rischio resterebbe tuttavia l'elemento non negoziabile di un'operazione del genere. Lo stop loss andrebbe posizionato al di sotto del minimo storico del 2011, intorno a 0.7550, accettando una perdita limitata ma definita. I target profit, invece, andrebbero scalati: un primo obiettivo a 0.82 per cogliere il rimbalzo verso la resistenza psicologica, un secondo a 0.88 in area della media mobile quinquennale, e un terzo ambizioso a 0.95, livello che rappresenterebbe un ritorno verso una parità più neutrale dal punto di vista storico. Il position sizing, data l'asimmetria intrinseca dell'operazione, non dovrebbe mai superare l'1-2% del capitale totale.
In sintesi, un long a 0.77 non sarebbe una semplice scommessa sul fatto che "il prezzo è basso", ma una strategia articolata fondata sulla convergenza di tre elementi: un'estremizzazione valutaria statisticamente insostenibile nel lungo termine, un catalizzatore fondamentale capace di ribaltare i flussi strutturali tra le due valute, e una conferma tecnica che trasformi l'ipotesi statistica in setup operativo concreto. Senza questa triade, l'operazione si ridurrebbe a speculation non strutturata, esposta al rischio che il franco continui a rafforzarsi in nuove fasi di turbolenza globale—ricordando che il safe-haven status del CHF non è mai stato completamente eroso, neppure nei momenti di maggiore interventismo della SNB. Un approccio analitico rigoroso, coerente con una visione strategica dei mercati, richiede dunque pazienza nell'attesa di questa convergenza prima di trasformare un'ipotesi teorica in posizione reale.






















