Il rally si ferma, ma la settimana resta sopra +1%Il mercato ha mostrato un certo affaticamento al rientro dalla pausa natalizia, con i principali indici che hanno chiuso la seduta di venerdì leggermente in calo. Nonostante ciò, tutti gli indici hanno concluso la settimana abbreviata con un rialzo superiore all’1%, in vista delle ultime tre sedute e mezza di contrattazione del 2025.
L’S&P 500 ha perso lo 0,03%, chiudendo a 6.929,94, ma ha comunque registrato un progresso settimanale dell’1,4%. Il Dow Jones è scivolato dello 0,04% (circa 20 punti) a 48.719,97, mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,09% (circa 20 punti) a 23.593,10. Sia il Dow Jones sia il Nasdaq hanno chiuso la settimana con un guadagno dell’1,2%.
Questi lievi ribassi hanno posto fine a una serie positiva di cinque sedute consecutive, alimentata da un indice dei prezzi al consumo (IPC) inferiore alle attese e da un dato sul PIL superiore alle aspettative. L’S&P 500 e il Dow Jones hanno comunque mantenuto un buon recupero rispetto ai massimi, con l’S&P che ha anche toccato brevemente un nuovo record intraday nella mattinata.
La notizia principale di una seduta altrimenti tranquilla è stata la conclusione, da parte di NVIDIA (NVDA), del più grande accordo della sua storia. Il leader dell’intelligenza artificiale ha siglato un accordo di licenza con il produttore di chip AI Groq, per un valore stimato di circa 20 miliardi di dollari. L’operazione rappresenta l’ennesima mossa strategica di NVIDIA, che continua a sfruttare la propria solidità finanziaria per mantenere una posizione di vertice in un settore dell’intelligenza artificiale sempre più competitivo. Le azioni NVDA hanno chiuso la seduta di venerdì in rialzo dell’1%.
La sessione è risultata leggermente deludente per il secondo giorno ufficiale del periodo del rally di Babbo Natale. Va tuttavia ricordato che il mercato aveva già messo a segno quattro sedute consecutive di rialzo prima ancora dell’avvio formale di questa finestra stagionale, iniziata alla vigilia di Natale.
Da inizio anno, il Dow Jones registra un rialzo del 14,5%, l’S&P 500 del 17,8%, il Nasdaq del 22,2% e l’indice Russell 2000 del 13,6%. Con solo tre sedute di contrattazione rimaste alla fine dell’anno, l’S&P 500 ha ancora margine per guadagnare un ulteriore 2,2% e chiudere il 2025 con un rialzo del 20% o superiore, centrando così il terzo anno consecutivo di performance annuali oltre la soglia del 20%.
Indice Nasdaq Composite
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Dritte di mercato
Dow e S&P rimbalzano a inizio 2026La prima sessione di contrattazioni del 2026 è risultata leggermente più volatile del previsto, soprattutto considerando che il nuovo anno si è aperto di venerdì.
Nonostante ciò, due dei principali indici statunitensi sono riusciti a interrompere la serie negativa che aveva chiuso il 2025, segnalando un possibile tentativo di ripresa dopo una fase di stagnazione di fine anno.
Il Dow Jones ha chiuso in rialzo dello 0,66% (circa 319 punti) a 48.382,39, mentre l’S&P 500 è salito dello 0,19% a 6.858,47.
Entrambi hanno così messo fine a quattro sedute consecutive di ribasso, una sequenza che aveva di fatto spento le speranze di un vero rally di Babbo Natale.
Il Nasdaq ha tentato fino all’ultimo di agganciarsi al rimbalzo, ma ha chiuso appena sotto la parità, in calo dello 0,03% a 23.235,63. Il settore dei semiconduttori ha comunque iniziato bene il nuovo anno, con alcuni dei principali protagonisti del 2025 in netto rialzo: Micron (+10,5%), AMD (+4,4%) e NVIDIA (+1,3%). Più deboli invece altri comparti, in particolare il software. Tesla ha perso il 2,6% dopo un aggiornamento deludente sulle consegne.
I mercati arrivano da un 2025 caratterizzato da un’elevata volatilità, con una violenta correzione nel periodo del “Giorno della Liberazione” seguita da un rimbalzo altrettanto potente. Nel complesso, l’anno si è chiuso con guadagni solidi: Nasdaq +20,4%, S&P 500 +16,4%, Dow Jones +13%.
Settimana ricca di dati in arrivo
La prossima settimana segnerà un vero ritorno alla normalità, non solo dopo le festività ma anche dopo la più lunga chiusura governativa della storia, che ha ritardato diversi rilasci macroeconomici. Lunedì è atteso l’ISM manifatturiero, mentre mercoledì verranno pubblicati ADP Employment e ISM Services.
Il principale appuntamento sarà come sempre il rapporto sulle buste paga non agricole, in uscita venerdì. Il dato di novembre, pubblicato in ritardo a metà dicembre, aveva mostrato la creazione di 64.000 posti di lavoro, sopra le attese di 45.000, ma con un tasso di disoccupazione salito al 4,6%. Per il prossimo report, il consenso si colloca intorno a 54.000 nuovi occupati.
Questi dati saranno centrali anche in ottica di politica monetaria. Il prossimo meeting della Fed è in programma per il 27–28 gennaio. Dopo tre tagli consecutivi dei tassi, il FedWatch Tool del CME assegna solo circa il 17% di probabilità a un quarto taglio consecutivo, mentre le probabilità che i tassi restino invariati si attestano intorno all’83%.
Uno sguardo al 2026
Il 2026 si apre con aspettative elevate. Con l’inflazione in calo, i tassi di interesse in ulteriore discesa, le stime sul PIL in miglioramento e le revisioni sugli utili orientate al rialzo, lo scenario resta favorevole.
Se queste condizioni verranno confermate, non sarebbe sorprendente assistere a guadagni a due cifre per il quarto anno consecutivo. Il tutto senza dimenticare il grande tema strutturale che continua a dominare il mercato: l’intelligenza artificiale, ancora al centro dei flussi di investimento e delle aspettative di crescita per il nuovo anno.
La settimana di Natale inizia con il terzo giorno di guadagniI titoli legati all'intelligenza artificiale potrebbero finalmente scrollarsi di dosso il recente crollo, contribuendo a risollevare il mercato per la terza sessione consecutiva ieri e iniziando la settimana natalizia accorciata con una nota positiva.
L'S&P è salito dello 0,64% oggi a 6.878,49, mentre il NASDAQ è salito dello 0,52% (circa 121 punti) a 23.428,83. Il Dow Jones ha contribuito con un rialzo dello 0,47% (circa 227 punti) a 48.362,68.
Molti dei titoli legati all'intelligenza artificiale che hanno fatto notizia di recente hanno avuto sessioni solide. Micron Technology (MU) è balzata del 17% negli ultimi due giorni della scorsa settimana dopo un fantastico rapporto sugli utili, per poi aggiungere un altro 4% oggi. Oracle (ORCL) è diventata l'epitome dello scetticismo nei confronti dell'intelligenza artificiale, ma è salita del 3,3% ieri. Nel frattempo, il leader dell'intelligenza artificiale NVIDIA (NVDA) è salito dell'1,5% e Broadcom (AVGO) ha registrato un rialzo dello 0,5%.
Superare ampiamente i massimi di venerdì è stato per me un chiaro segnale che le recenti vendite si sono esaurite e che dobbiamo salire. Sembra che i massimi storici siano dietro l'angolo, ma con sei giorni di contrattazioni rimasti, potrebbe essere difficile raggiungere quota 7000 se non superiamo i massimi prima di Natale.
Le azioni sono state di ottimo umore sin dal ritardo del rapporto CPI di novembre di giovedì scorso. Il dato principale è salito del 2,7% su base annua, mentre quello core è salito del 2,6%, entrambi al di sotto delle aspettative. Gli effetti persistenti della chiusura delle attività governative potrebbero distorcere leggermente i risultati, ma non sembrano preoccupare gli investitori. Il NASDAQ è salito dello 0,5% la scorsa settimana e l'S&P è avanzato dello 0,1%, mentre il Dow Jones è sceso dello 0,7%.
Un'incredibile svolta degli eventi che ha diviso questa settimana in due. L'inizio della settimana è stato caratterizzato da avversione al rischio, forti vendite azionarie e il settore dell'intelligenza artificiale sotto pressione. La fine della settimana è stata caratterizzata da propensione al rischio, con un rally generalizzato e un'impennata di tutti i titoli ad alto beta. Qual è stato il punto di svolta? L'indice dei prezzi al consumo (IPC) più basso del previsto.I volumi sono aumentati verso la fine della settimana. Questo mi dice che il mercato ha un'inclinazione rialzista in vista delle festività natalizie.
Storicamente, la settimana di Natale tende a favorire le azioni, il che rende il forte andamento di ieri un segnale incoraggiante per i giorni a venire. Naturalmente, ci stiamo tutti interrogando sul rally di Babbo Natale, che tecnicamente non inizierà prima della vigilia di Natale di mercoledì. Vediamo se i titoli riusciranno a riprendersi.
Azioni ancora sotto pressione in attesa dell’IPCLe azioni non sono riuscite a scrollarsi di dosso la recente debolezza nella seduta odierna, con i principali indici che hanno chiuso in ribasso in vista della pubblicazione di domani dell’indice dei prezzi al consumo (IPC).
Si tratta di un dato piuttosto singolare, considerando che il rapporto di ottobre è stato saltato a causa del lockdown, ma almeno ora siamo tornati “in carreggiata”. Domani verrà pubblicato anche il rapporto settimanale sulle richieste di sussidio di disoccupazione, che fornirà un’ulteriore serie di dati cruciali su cui concentrarsi mentre ci avviciniamo alla chiusura di un 2026 complessivamente fantastico.
Alla chiusura, il Dow Jones ha registrato un calo dello 0,5%, il Nasdaq dell’1,8% e l’S&P 500 dell’1,2%. Anche le small cap sono tornate sotto pressione, con il massimo storico della scorsa settimana che sembra riflettere una pausa temporanea del sentiment positivo.
Nel frattempo, è proseguito lo scetticismo sul trading legato all’intelligenza artificiale, con molti dei principali protagonisti – NVDA, PLTR, AMD, VRT e persino CAT – che hanno continuato a subire pressioni negli ultimi giorni, dopo i forti rialzi precedenti.
A livello settoriale, pochi spunti positivi nella seduta odierna, con Energia e Beni di consumo di base in testa. Come prevedibile, il settore tecnologico ha guidato i ribassi, seguito da Servizi di comunicazione e Industria.
Sul fronte delle singole notizie, Tesla ha subito una seduta particolarmente debole, probabilmente a causa di prese di profitto dopo il recente raggiungimento di un nuovo massimo storico.
Aggiornamenti di portafoglio
Innovatori del settore sanitario
RXRX ha guidato le performance di giornata nel comparto sanitario, mettendo a segno un solido +11,4% grazie a un upgrade di JPMorgan.
Counterstrike
SSG è balzato del +7,6%, consolidando i già consistenti guadagni registrati dopo l’inserimento di inizio novembre.
Home Run
Il portafoglio Home Run ha attirato l’attenzione oggi, con AXGN in rialzo del 7% nella seduta. Con un progresso del 78% dall’ingresso di Brian, il titolo continua a muoversi con grande slancio.
Vendita allo scoperto
Anche il portafoglio Short Sell ha registrato una buona giornata, con la posizione corta su VSAT in rialzo del +6,5%.
Commodity Innovators
BOIL, nel portafoglio dedicato alle materie prime, è salito del +6,3%, mostrando segnali di recupero.
Conclusione
Un mercoledì relativamente tranquillo, ma il quadro potrebbe farsi più delicato domani con la pubblicazione dell’IPC e del rapporto settimanale sull’occupazione. Gli investitori continuano a guardare con cautela i titoli legati all’intelligenza artificiale dopo i forti guadagni del 2026, con evidenti prese di profitto in vista della fine dell’anno.
Tesla regge il NasdaqIl rapporto sulle buste paga non agricole pubblicato ieri prima dell’apertura delle borse ha fornito segnali contrastanti: elementi positivi per i rialzisti e, allo stesso tempo, spunti favorevoli agli orsi. Non sorprende quindi che i principali indici abbiano chiuso la seduta di ieri con andamenti divergenti.
L’economia statunitense ha creato 64.000 posti di lavoro a novembre, superando nettamente le attese, che si aggiravano intorno alle 45.000 unità. Tuttavia, il tasso di disoccupazione è salito al 4,6%, oltre le previsioni del 4,5% e al livello più alto degli ultimi quattro anni.
Inoltre, la revisione dei dati ha mostrato una perdita di 105.000 posti di lavoro a ottobre. Nel complesso, questi numeri confermano quanto già emerso nelle ultime settimane: il mercato del lavoro sta progressivamente perdendo slancio.
Il Dow Jones ha chiuso la sessione in calo dello 0,62% (oltre 300 punti) a 48.114,26, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,24% a 6.800,26. Entrambi gli indici registrano ora tre sedute consecutive di ribasso. Il Nasdaq, invece, è riuscito a interrompere la sua fase negativa, avanzando dello 0,23% (circa 54 punti) a 23.114,46, sostenuto in larga parte dalla forte performance di Tesla (TSLA), salita di oltre il 3% e capace di segnare un nuovo massimo storico.
Le azioni Tesla hanno recentemente raggiunto un nuovo record in chiusura, nonostante le aspettative di vendita più contenute e un contesto di mercato instabile. In altre parole, l’andamento del prezzo – spesso paragonato a una “palla da spiaggia tenuta sott’acqua” – suggerisce che il rallentamento delle vendite sia già ampiamente scontato nelle quotazioni e che gli investitori stiano guardando oltre, proiettandosi sul futuro.
A rafforzare il sentiment positivo ha contribuito anche la notizia dell’avvistamento ad Austin, in Texas, del primo robotaxi Tesla senza safety rider. Dal punto di vista tecnico, l’uscita del titolo da una bandiera rialzista settimanale, accompagnata da volumi elevati, lascia ipotizzare come prossimo obiettivo l’area intermedia della fascia dei 500 dollari.
Con l’ingresso nell’ultima settimana completa del 2025, gli investitori si interrogano ora sulla possibilità di un rally di Babbo Natale. Maggiore chiarezza potrebbe arrivare dal rapporto sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) di giovedì, che aiuterà a valutare l’altro lato del mandato della Fed e a colmare le lacune informative lasciate dal recente shutdown.
La volatilità dei prezzi rimane elevata, ma il mercato sta mostrando una buona capacità di tenuta. Una rottura dei minimi di ieri potrebbe mettere seriamente in discussione l’ipotesi di un rally di fine anno; tuttavia, la reazione difensiva vista ieri suggerisce che, per il momento, i rialzisti restano ancora in controllo.
Avvio debole, focus sui dati USALunedì, le operazioni legate all’intelligenza artificiale hanno continuato a subire pressioni, facendo iniziare in territorio negativo l’ultima settimana completa del 2025. Il NASDAQ è stato l’indice più colpito dalle vendite, mentre gli investitori si preparano alla pubblicazione, rinviata a domani, del rapporto sulle buste paga non agricole.
L’S&P 500 è sceso dello 0,16%, chiudendo a 6.816,51 punti, mentre il Dow Jones ha registrato un calo più contenuto dello 0,09%, pari a poco più di 40 punti, attestandosi a 48.416,56. Il NASDAQ, fortemente esposto al settore tecnologico, ha invece perso lo 0,59%, pari a circa 137 punti, chiudendo a 23.057,41.
I titoli dell’intelligenza artificiale che avevano mostrato maggiore debolezza nella scorsa settimana hanno continuato a perdere terreno. Broadcom (AVGO) ha ceduto il 5,6%, mentre Oracle (ORCL) è scesa del 2,7%. Entrambe le società hanno recentemente pubblicato solidi risultati trimestrali, ma l’attenzione degli investitori si è spostata sulle preoccupazioni relative all’entità e alla sostenibilità della spesa legata all’intelligenza artificiale.
Non è ancora il momento di abbassare la guardia: nel corso della settimana saranno diffusi diversi dati economici in grado di influenzare le prossime decisioni della Federal Reserve. L’appuntamento più rilevante sarà probabilmente il rapporto sulle buste paga non agricole di novembre, in uscita martedì. La pubblicazione è stata posticipata a causa dei ritardi accumulati dal governo in seguito alla più lunga chiusura economica della storia del Paese.
Il precedente rapporto aveva mostrato un incremento di 119.000 posti di lavoro, mentre per il dato di novembre le aspettative si attestano intorno alle 40.000 unità.
Un risultato inferiore alle attese potrebbe sostenere il mercato, alimentando le aspettative di un taglio dei tassi anticipato. Al contrario, un dato superiore alle previsioni potrebbe essere accolto con sollievo sul fronte macroeconomico, ma allo stesso tempo pesare sulle azioni, ritardando il prossimo intervento sui tassi. Un dato particolarmente debole, infine, potrebbe riaccendere i timori sulla solidità dell’economia. Il mercato potrebbe interpretare ciascuno di questi scenari in modo diverso: sarà necessario attendere i numeri ufficiali.
Più avanti nel corso della settimana arriverà anche un importante indicatore legato all’altra metà del doppio mandato della Fed, con la pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo (IPC). L’ultimo rapporto, diffuso a fine ottobre, mostrava un aumento dell’inflazione complessiva dello 0,3% su base mensile e del 3% su base annua, entrambi inferiori di 0,1 punti percentuali alle attese. Il mercato si aspetta un quadro sostanzialmente invariato, ma anche una variazione minima potrebbe avere un impatto significativo sulle aspettative degli investitori.
Un giorno basta a Wall Street per rompere i massimiBeh, non ci è voluto molto. Sapevamo che le azioni erano pronte a raggiungere nuovi massimi dopo il terzo taglio consecutivo dei tassi da parte della Fed,
ma due dei principali indici non hanno perso tempo giovedì, stabilendo nuovi record appena un giorno dopo la riunione.
Cosa è successo ieri
Dow Jones: +1,34% (quasi 650 punti)
S&P 500: +0,21% → chiusura a 6.901 (nuovo massimo di chiusura)
Russell 2000: +1,21% → 2.590,61 (dopo i massimi del giorno precedente)
NASDAQ: -0,25% → 23.593,86
Il mercato ha ripercorso gran parte del movimento successivo alla riunione del FOMC durante la notte.
Dopo circa mezz’ora, gli acquirenti sono entrati per comprare il ribasso: gli investitori temevano che il messaggio del FOMC potesse risultare eccessivamente aggressivo dopo il taglio dei tassi.
Quando il tono si è rivelato leggermente più accomodante del previsto, il quadro è cambiato.
Il punto chiave
Mi piace la risposta del mercato dopo il FOMC. La forza del consumatore statunitense dovrebbe aiutarci ad affrontare le festività natalizie.
Con una maggiore propensione al rischio e flussi che si spostano verso le small cap, mi aspetto una buona performance verso la fine dell’anno.
Tech sotto pressione: il caso Oracle (ORCL)
Il NASDAQ, invece, non ha partecipato al rialzo. È possibile che Oracle (ORCL) abbia rappresentato il punto critico, con un calo del 10,8%.
La società continua a investire in modo significativo nell’intelligenza artificiale, ma i ricavi di 16,1 miliardi di dollari sono risultati inferiori alle attese.
Nonostante la crescita anno su anno, questa mancanza ha riacceso le preoccupazioni sulle valutazioni del comparto AI e sull’enorme quantità di capitale che vi è confluita.
Broadcom (AVGO): numeri forti, reazione prudente
Gli investitori potrebbero guardare con maggiore attenzione ai risultati di Broadcom (AVGO), che ha superato la stima di consenso del 4,3% con ricavi pari a 18 miliardi di dollari.
Inoltre, la società prevede che il fatturato dei semiconduttori legati all’intelligenza artificiale nel primo trimestre raddoppierà su base annua, raggiungendo 8,2 miliardi di dollari.
Nonostante ciò, le azioni di AVGO sono scese di oltre il 3% nel dopo-mercato.
Settimana in recupero
Dopo due giorni di debolezza, i principali indici sono ora avviati verso una settimana positiva, sostenuti dal taglio dei tassi.
Il Dow Jones è in testa con un rialzo di circa +1,6%, mentre l’S&P 500 guadagna circa +0,4%.
Anche il NASDAQ, pur sotto pressione per le preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale, rimane leggermente positivo su base settimanale.
Conclusione
Il miglioramento dell’ampiezza del mercato, tassi di interesse più favorevoli e un sentiment ancora prudente creano un contesto costruttivo per le azioni statunitensi.
Con una partecipazione più ampia al rialzo e una politica monetaria più accomodante in prossimità dei massimi storici, si rafforzano le basi per ulteriori guadagni.
NASDAQ: Capital gain da 1.484 puntiOperazione chiusa sul NASDAQ Composite (IXIC) con un capital gain di 1.484 punti (pari a 14.840$ per chi come me adopera ferreamente un lotto per tutte le operazioni ).
Un’operazione impostata con precisione chirurgica, con previsioni anticipate nel post del 16 ottobre e chiusa nella giornata di ieri in area 24.000 dopo un movimento tecnico perfettamente in linea con l’impostazione del trend.
Come si vede dal grafico, l’apertura è avvenuta in area 22.533, subito dopo la rottura della resistenza dinamica (trendline verde) e il successivo ritracciamento tecnico del 22 Ottobre — il classico *flag pattern* che utilizzo come segnale operativo.
👉 La mia regola resta sempre la stessa: “No Flag, No Trading.”
Durante l’intera fase di sviluppo (come anticipato nel post del 16 Ottobre), il prezzo ha rispettato in modo preciso tutti i livelli tecnici intermedi, confermando la solidità dell’impostazione rialzista:
* 22.908: primo step di conferma del breakout
* 23.235: consolidamento e nuovo impulso
* 23.543: livello chiave di accelerazione
* 24.017 – 24.238: area target finale raggiunta, con chiusura dell’operazione
Questa sequenza ordinata di livelli raggiunti è un chiaro esempio di come una gestione sistematica della price action possa generare risultati consistenti anche in fasi di mercato volatili.
Il movimento rialzista è stato confermato dalla crescita progressiva dei volumi e dalla struttura tecnica del canale ascendente, con target finale centrato in area 24.000.
Un’operazione che si inserisce perfettamente nel contesto attuale del mercato tech, dove la forza relativa del NASDAQ continua a superare le altre principali borse americane.
📊 Sintesi operativa:
* Apertura: 22.533
* Chiusura: 24.000
* Gain: +1.484 punti (14.840$ in 7 giorni)
* Strategia: Breakout + Flag pattern
* Trend: Rialzista confermato
#NASDAQ #AnalisiTecnica #CapitalGain #FlagPattern #NASDAQComposite #TradingStrategy #Investimenti
Il Dow vola a nuovi massimi: Netflix delude, oro in picchiataIl Dow vola a nuovi massimi: Netflix delude, oro in picchiata
Il Dow chiude a un nuovo massimo in attesa dei conti di Netflix
Ieri è stata la giornata del Dow Jones, che ha chiuso a un nuovo massimo storico dopo un’altra tornata di risultati societari perlopiù positivi.
Gli altri principali indici, invece, hanno mostrato maggiore cautela, in attesa dei primi report dei colossi tecnologici di questa stagione degli utili.
Il Dow Jones è avanzato dello 0,47% (circa 218 punti) attestandosi a 46.924,74. L’indice è stato sostenuto dai risultati superiori alle attese di componenti come CocaCola (KO) e 3M (MMM), che hanno registrato sorprese positive sugli utili rispettivamente del 5,1% e del 4,3%.
Nella seduta, KO è salita del 4,1% e MMM del 7,7%.
Nel frattempo, l’S&P 500 ha chiuso praticamente invariato, in leggero rialzo di meno di un punto a 6.735,35, mentre il Nasdaq ha perso lo 0,16% (circa 37 punti) a 22.953,67.
Pur lontana dal forte avvio di settimana di lunedì, la giornata ha comunque permesso ai principali indici di conservare buona parte dei guadagni superiori all’1% registrati all’inizio della settimana.
È stata una seduta favorevole ai titoli “old economy”, ma gli investitori hanno mantenuto l’attenzione sui big tech, in particolare su Netflix (NFLX), che avrebbe pubblicato i risultati dopo la chiusura dei mercati.
Il pioniere dello streaming ha mancato le stime di consenso di quasi il 15%, a causa di una controversia con le autorità fiscali brasiliane.
I ricavi, tuttavia, sono aumentati di oltre il 17%, in linea con le previsioni di 11,5 miliardi di dollari, e l’azienda continua a stimare una crescita annua dei ricavi intorno al 16%.
Le azioni di Netflix risultano in calo di oltre il 6% nel dopo mercato.
La controversia fiscale potrebbe non costituire un problema strutturale, ma è bastata a innescare una reazione negativa.
Durante la stagione degli utili, gli investitori mostrano spesso poca tolleranza per i grandi titoli tecnologici, che rappresentano una quota rilevante dei guadagni complessivi del mercato.
Anche Texas Instruments (TXN) ha reagito negativamente al proprio report: pur avendo battuto le attese su utili e ricavi, le prospettive per il quarto trimestre sono apparse deludenti.
Il titolo è in calo di oltre l’8% after hours.
Sarà interessante osservare l’impatto di Netflix e TXN sui mercati nella seduta odierna.
I mercati si fermano in attesa dei big tech
Il primo report dei cosiddetti “Magnifici 7” arriverà oggi dopo la chiusura, con Tesla (TSLA) sotto i riflettori.
Sono inoltre attesi i risultati di SAP, IBM, Thermo Fisher Scientific (TMO), AT&T (T) e Lam Research (LRCX), tra gli altri.
Nella giornata di ieri, il mercato ha aperto con un nuovo gap up, ma senza la spinta necessaria per superare i massimi.
Alcuni commenti di Donald Trump sulla Cina hanno introdotto un lieve elemento di cautela, ma non sufficiente a scatenare una vera correzione.
Le vendite nel comparto minerario sono state bilanciate dai buoni risultati di GE e GM, che hanno sostenuto il sentiment complessivo.
Sembra dunque che la prossima fase — al rialzo o al ribasso — dipenderà in larga parte dagli utili e dalle notizie legate ai negoziati commerciali.
Oro in caduta libera
Ieri l’oro ha guidato una brusca inversione nei mercati, precipitando di oltre 250 dollari l’oncia: si tratta del calo giornaliero più marcato da oltre un decennio.
Gli operatori hanno ridotto le posizioni di momentum su metalli e titoli legati all’intelligenza artificiale, provocando una violenta rotazione.
Il platino ha perso circa l’8%, mentre le vendite si sono estese alle società minerarie e agli ETF del settore, dopo settimane di forti afflussi speculativi.
Il movimento riflette un cambiamento nel posizionamento: il capitale si è spostato dagli asset a rendimento elevato verso quelli considerati più stabili, come i Treasury e alcuni settori azionari difensivi.
Le azioni industriali, sanitarie e dei beni di consumo di base hanno sovraperformato, sostenute dai solidi utili di diverse large cap (tra cui GE e GM) che hanno rafforzato la fiducia nei fondamentali aziendali.
La giornata ha dunque mostrato una netta rotazione settoriale: il denaro si è spostato dagli asset speculativi verso i segmenti più resilienti dell’economia.
Google sotto pressione: la sfida dell’intelligenza artificiale
Le azioni di Alphabet (GOOGL) sono scese fino al 4%, dopo la presentazione di OpenAI del nuovo browser ChatGPT Atlas, che integra l’intelligenza artificiale direttamente nella navigazione web.
La dimostrazione ha mostrato un’interfaccia simile a quella di un browser tradizionale, ma arricchita da funzioni di chat e ricerca conversazionale.
L’apprendimento adattivo di Atlas, capace di migliorare le risposte in base all’utilizzo, lascia intravedere un potenziale cambiamento nel modello di business della ricerca online, finora dominato da Google.
Sebbene Atlas sia per ora disponibile solo su MacOS e per utenti Plus e Premium, con versioni per Windows e mobile in sviluppo, l’annuncio ha riacceso le preoccupazioni concorrenziali riguardo alle soluzioni di ricerca basate sull’intelligenza artificiale.
Questo ha pesato sul titolo GOOGL, nonostante la sua posizione dominante nella pubblicità digitale e nel cloud.
Un punto da osservare sarà il modo in cui Alphabet saprà integrare l’AI nel proprio motore di ricerca.
Già oggi, molte ricerche mostrano risposte generate dall’intelligenza artificiale: la competizione, quindi, è solo all’inizio.
Netflix delude: la tassa brasiliana affossa il titolo
Netflix ha chiuso in calo del 6–7% nelle contrattazioni after hours, dopo aver mancato le stime sugli utili a causa di un’imposta straordinaria imposta in Brasile.
Sebbene l’azienda mantenga un tono ottimista e un margine operativo superiore alle previsioni, i trader reagiscono in modo istintivo: prima vendono, poi analizzano.
È probabile che questa debolezza pesi oggi sul Nasdaq, almeno nella prima parte della seduta.
Un saluto,
Marco Bernasconi
Nota di trasparenza
Le analisi pubblicate su questo profilo hanno esclusivamente finalità informative ed educative.
Non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria personalizzata né sollecitazione all’investimento.
Wall Street top: Apple trascina i listini e gli indici volanoWall Street riparte: Apple trascina i listini e gli indici volano oltre l’1%
Le azioni balzano di oltre l’1% mentre riparte la stagione degli utili.
Ieri il mercato non solo si è calmato dopo la volatilità della scorsa settimana, ma ha anche messo a segno un robusto rialzo: i principali indici sono saliti di oltre l’1% con l’avvio della stagione degli utili che inizia a prendere piede.
Il Nasdaq è avanzato dell’1,37% (circa 310 punti) a 22.990,54. In evidenza Apple (AAPL), volata del 3,9% e su nuovi massimi storici grazie alle buone vendite di iPhone 17. Il Dow Jones è salito dell’1,12% (circa 515 punti) a 46.706,58, mentre l’S&P 500 ha guadagnato l’1,07% a 6.735,13.
I listini sono decollati fin dall’apertura e non hanno più ritracciato: un quadro opposto rispetto alla scorsa settimana, quando gli orsi avevano respinto ogni tentativo di rimbalzo mattutino. Nonostante la recente instabilità, il bilancio settimanale resta positivo: Nasdaq oltre +2%, gli altri due indici principali sopra +1,5%.
Ottobre conferma la sua fama di mese volatile, ma spesso — e finora è così — termina in territorio positivo. Il dato è ancor più significativo se si considera che lo shutdown governativo è giunto al 20º giorno, terzo più lungo di sempre, mentre tornano alla ribalta le tensioni commerciali con la Cina e l’ipotesi di dazi più elevati.
Parallelamente, la stagione degli utili entra nel vivo. I riscontri iniziali sono solidi e, storicamente, le azioni tendono a salire durante questo periodo.
Settimana cruciale per gli utili
Nei prossimi giorni pubblicheranno i conti oltre 300 aziende, tra cui 85 componenti dell’S&P 500. Entro fine settimana avremo dati di oltre il 28% dell’indice, un campione già ampio e trasversale per settori.
Con i risultati del terzo trimestre già disponibili per più dell’11% dei membri dell’S&P 500, non è prematuro trarre conclusioni incoraggianti — pur tenendo presente l’attuale prevalenza del comparto finanziario nel campione.
Tra i market mover di oggi spicca Netflix (NFLX), attesa dopo la chiusura: stime di EPS 6,89 $ su ricavi 11,52 mld $ (+27,6% e +17,3% a/a). In agenda anche GE Aerospace (GE), Coca-Cola (KO), Philip Morris Int’l (PM) e Texas Instruments (TXN).
Resistenza superata e obiettivi tecnici
Il sentiment è migliorato per vari motivi:
ottimismo su una possibile fine dello shutdown già dalla prossima settimana;
Apple in forte rialzo dopo nuovi aggiornamenti positivi;
attese costruttive per la stagione degli utili, con posizionamenti anticipati dei rialzisti.
La forza degli acquisti ha messo sotto pressione le posizioni short, con il superamento dei massimi della scorsa settimana. Sull’SPX, la resistenza di Fibonacci è stata oltrepassata, proiettando target verso l’estensione 161,8%, area 6.950 punti.
Data center: domanda record
Gli analisti di TD Cowen segnalano un record di 7,4 GW di leasing di data center negli USA nel terzo trimestre 2025, con altri 10,2 GW in pipeline.
Oltre a Oracle e OpenAI, la spinta arriva da Google (accordi da 1 GW), Meta (progetti oltre la Louisiana), Microsoft (supporto a clienti su GPU esterne), Amazon (Project Rainier) e Anthropic (roadmap da 9 GW).
Si tratta dell’aumento di domanda più forte nella storia del settore e il momentum è atteso in ulteriore accelerazione nei prossimi trimestri.
In questo contesto, in vista degli utili, nomi esposti al tema infrastrutturale come VRT o STRL restano candidati interessanti sul lato long.
Focus utili: Netflix e il tono dell’AI
Netflix potrebbe reagire positivamente ai conti: il mercato prezza un move atteso di circa +7%; un rialzo riporterebbe NFLX in prossimità dei massimi storici.
Pur essendo un titolo heavyweight, l’attenzione di fondo resta sui temi AI. Anche Tesla, pur essendo classificata come produttore di veicoli elettrici, con il suo post-earnings potrebbe dettare il tono al mercato per il resto della settimana.
Nota operativa
Sul breve, non si escludono prese di profitto: eventuali ritorni verso medie mobili chiave (21/50/200) potrebbero offrire punti d’ingresso tattici. La tendenza di fondo, alla luce di utili attesi solidi e del miglioramento tecnico, rimane costruttiva.
Un saluto,
Marco Bernasconi
Nota di trasparenza
Le analisi pubblicate su questo profilo hanno esclusivamente finalità informative ed educative.
Non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria personalizzata né sollecitazione all’investimento.
Trump raddrizza Wall Street tra volatilità e sollievoTrump raddrizza il mercato: Wall Street chiude la settimana tra volatilità e sollievo
Un percorso accidentato porta a robusti rialzi settimanali
La calma dopo la tempesta
Dopo una settimana di forti oscillazioni e nervosismo, i mercati hanno chiuso venerdì con un recupero convincente, che ha permesso a tutti i principali indici di archiviare guadagni robusti.
Dow Jones Industrial Average: +0,52% (+288 pt) a 46.190,61
S&P 500: +0,53% a 6.664,01
NASDAQ: +0,52% (+117 pt) a 22.679,97
Epílogo positivo per una settimana iniziata nel caos, tra timori per il credito delle banche regionali e il riemergere delle tensioni commerciali con la Cina.
Gli “scarafaggi” di Dimon e la paura delle banche regionali
Giovedì 16 i listini sono stati travolti dai timori sui prestiti delle banche regionali, innescati dal commento di Jamie Dimon (“se vedi uno scarafaggio, ce ne sono altri”).
Le trimestrali delle big bank, però, sono state eccellenti: il mercato ha distinto problemi locali da rischi sistemici. Venerdì il rimbalzo lo ha confermato: Zions (ZION) +5,8%, Western Alliance (WAL) +3%.
Crisi scongiurate… per ora
Sul fronte geopolitico, tono più disteso: l’incontro Trump–Xi resta in calendario a fine mese e il Presidente ha definito i dazi al 100% “non sostenibili”. Due potenziali crisi si sono attenuate in 48 ore.
NASDAQ: +2,1% nella settimana
S&P 500: +1,7%
Dow Jones: +1,6%
Ottobre: il mese più volatile, ma spesso positivo
Ottobre è storicamente il mese più volatile, ma spesso chiude in rialzo e apre un 4° trimestre statisticamente favorevole. Nonostante lo shutdown (17° giorno) e i dati macro in arrivo, la resilienza resta sorprendente.
Settimana cruciale in arrivo:
Venerdì: CPI (rinviato per aggiornare il COLA della Social Security)
28–29 ottobre: riunione della Federal Reserve
In arrivo la parte calda della stagione degli utili
Martedì: Netflix (NFLX), Coca-Cola (KO), Texas Instruments (TXN)
Mercoledì: Tesla (TSLA), IBM (IBM)
Giovedì: Intel (INTC)
Venerdì: Procter & Gamble (PG)
Le big bank offrono una lettura rassicurante: consumi stabili, lavoro solido, insolvenze in calo; persino i capital markets mostrano una timida ripresa pipeline.
L’effetto TACO: la volatilità secondo Trump
Future S&P 500 in caduta di oltre 80 pt al mattino, poi commenti concilianti di Trump (“dazi elevati non sostenibili”, “incontro con Xi andrà bene”) hanno ribaltato il mercato: recupero di oltre 140 pt dai minimi.
Schema “TACO — Trade Against Consensus Opinion”: provocazione → reazione impulsiva → cambio di tono → inversione violenta.
Lettura tecnica del mercato
Media 21 giorni (resistenza): area 6.675
Media 50 giorni (supporto): area 6.555
Fibonacci 61,8%: 6.700 (resistenza cruciale)
Sotto 6.555–6.650 rischio di estensione verso 6.430–6.480; breakout sopra 6.700 aprirebbe spazio ai massimi storici (6.950–7.000) prima di nuovo consolidamento.
Conclusione: in equilibrio tra paura e speranza
Settimana-emblema del 2025: paura, volatilità e politica, ma anche fondamentali solidi e rimbalzi improvvisi. La rotta resta accidentata, ma ancora orientata verso l’alto finché utili e macro tengono.
Un saluto,
Marco Bernasconi
Nota di trasparenza
Le analisi pubblicate su questo profilo hanno esclusivamente finalità informative ed educative.
Non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria personalizzata né sollecitazione all’investimento.
Volatilità e utili: i mercati resistono tra scosse e speranzeVolatilità e ansia da utili: i mercati resistono tra scosse e speranze
I mercati lottano mentre la volatilità si intensifica
Un equilibrio precario tra rally e incertezza
La volatilità è tornata a dominare la scena dei mercati finanziari.
Dopo un lunedì euforico che aveva alimentato speranze di un recupero strutturale, la settimana si è invece trasformata in un’altalena di nervosismo e correzioni, con gli indici principali nuovamente in rosso nella seduta di ieri.
Il Dow Jones Industrial Average ha perso lo 0,65% (circa 300 punti) chiudendo a 45.952,24,
l’S&P 500 ha ceduto lo 0,63% fermandosi a 6.629,07,
mentre il NASDAQ ha limitato le perdite allo 0,47%, attestandosi a 22.562,54.
Ancor più pronunciato il ribasso del Russell 2000, in calo del 2,1% a 2.467,01, pur restando in positivo di circa il 3% nella performance settimanale complessiva.
Gli investitori si trovano a gestire una molteplicità di fattori di incertezza:
le nuove tensioni commerciali con la Cina, una chiusura del governo USA ormai al suo sedicesimo giorno e, sullo sfondo, un ciclo di utili societari estremamente disomogeneo.
Segnali contrastanti dal settore bancario
Se le grandi banche statunitensi hanno aperto la stagione degli utili con risultati brillanti, il comparto delle banche regionali ha dipinto un quadro decisamente più cupo.
Titoli come Zions Bancorporation (ZION, 13%) e Western Alliance (WAL, 10,8%) sono stati duramente penalizzati dalle preoccupazioni legate a un possibile incremento dei crediti deteriorati, riaccendendo i timori di fragilità nel sistema finanziario minore.
A peggiorare il sentiment è arrivato il dato del Philadelphia Fed Manufacturing Index, sceso a 12,8 contro attese di +10, segnalando un netto peggioramento delle condizioni industriali.
Numeri negativi come questi indicano una contrazione dell’attività economica, e se si aggiunge lo stallo del governo federale, l’immagine che emerge è quella di un’economia che inizia a mostrare sintomi di affaticamento strutturale.
Stagione degli utili: un inizio solido, ma non uniforme
Sul fronte aziendale, la stagione degli utili è partita con il piede giusto: i grandi istituti finanziari hanno superato le attese, fornendo guidance incoraggianti per i prossimi trimestri.
Tuttavia, la volatilità rimane elevata, e il mercato sembra oscillare tra ottimismo e prudenza.
Tra i protagonisti della giornata spicca Taiwan Semiconductor (TSM), pilastro dell’industria dei semiconduttori e componente chiave dell’ecosistema dell’intelligenza artificiale.
La società ha battuto le stime di consenso di quasi il 13%, alzando contestualmente le previsioni per l’intero esercizio.
Nonostante ciò, il titolo ha chiuso in ribasso dell’1,6%, segno di un mercato incapace di premiare anche le notizie positive in un contesto di elevata incertezza macro.
Le stime complessive per il terzo trimestre 2025 indicano una crescita media degli utili del +5,7% e dei ricavi del +6,1% rispetto all’anno precedente.
Ma se queste previsioni dovessero realizzarsi alla lettera, si tratterebbe comunque del ritmo di crescita più lento degli ultimi due anni, dal terzo trimestre 2023.
Una settimana schizofrenica: rally e ribassi in sequenza
Il comportamento tecnico degli indici riflette perfettamente questo stato di confusione.
L’S&P 500 (SPX) ha aperto la sessione in rialzo di circa 40 punti, ma ha poi invertito bruscamente, perdendo quasi 120 punti prima di recuperare parte del terreno nel finale.
I minimi di giornata non erano lontani dai livelli più bassi di giovedì, ma la ricomparsa di acquirenti istituzionali ha permesso un parziale rimbalzo.
L’impressione generale è quella di un mercato instabile ma ancora resiliente: nonostante le correzioni violente, i livelli tecnici chiave continuano a reggere.
Il supporto da monitorare resta l’area 6.650 dell’S&P 500: una rottura sotto tale livello potrebbe innescare vendite più estese e spingere molti operatori a passare sul lato short.
Il petrolio scende sotto i 60 dollari [/b
Sul fronte delle materie prime, il petrolio ha rotto una soglia psicologica importante, scendendo di un ulteriore 1,1% e portandosi ben al di sotto dei 60 dollari al barile.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha avvertito che, entro il 2026, il mercato potrebbe trovarsi di fronte a un surplus globale di 4 milioni di barili al giorno, alimentato dall’aumento della produzione sia OPEC che nonOPEC e da una domanda in rallentamento.
La previsione di eccesso di offerta, più ampia rispetto al mese scorso, ha accentuato la pressione ribassista sul mercato dell’energia.
Le tensioni geopolitiche aggiungono ulteriori elementi di complessità: il presidente Trump ha dichiarato che il primo ministro indiano Narendra Modi si è impegnato a bloccare gli acquisti di petrolio russo, una mossa che potrebbe ridefinire i flussi energetici globali e creare nuove turbolenze nei mercati delle commodities.
Conclusione: un mercato sospeso tra euforia e cautela
In sintesi, il mercato statunitense appare diviso tra la forza degli utili e la fragilità del contesto macroeconomico.
La volatilità crescente è il riflesso di questa tensione irrisolta: da un lato i fondamentali restano solidi in diversi settori (tecnologia, finanza, energia), dall’altro il timore di un rallentamento economico e l’incertezza politica continuano a pesare sulla fiducia degli investitori.
La settimana, pur ancora positiva nel complesso, potrebbe chiudersi in modo altalenante, con gli operatori divisi tra chi sceglie di consolidare i profitti e chi, invece, si prepara ad approfittare dei ribassi per entrare a prezzi più convenienti.
La stagione degli utili determinerà, nelle prossime due settimane, se la resilienza del mercato potrà prevalere sulla paura.
Un saluto,
Marco Bernasconi
Nota di trasparenza
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Ringraziamento ufficiale a TradingView e alla CommunityRingraziamento ufficiale a TradingView e alla Community
Ciao a tutti,
voglio ringraziare di cuore il team editoriale di TradingView per aver scelto una delle mie analisi come Editor’s Pick.
È un riconoscimento che apprezzo molto, perché TradingView è una piattaforma che da anni rappresenta per me un punto di riferimento per chi fa trading con metodo, disciplina e spirito di condivisione.
Ogni mia analisi nasce dall’idea che il mercato va interpretato, non semplicemente seguito.
Dietro ogni grafico c’è una storia, un contesto macro, e una strategia di gestione del rischio che deve sempre venire prima del rendimento.
Essere selezionato tra le idee editoriali mi motiva ancora di più a continuare a pubblicare contenuti di qualità, indipendenti e formativi, per contribuire a una community fatta di trader consapevoli e appassionati.
Grazie ancora a @intergoro e a tutto lo staff di TradingView per questo riconoscimento.
E grazie a voi, a chi mi segue, commenta, critica e migliora ogni giorno con me.
Un saluto,
Marco Bernasconi
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NASDAQ Composite: segnali di ripartenza longAnalisi tecnica e livelli chiave per una ripresa del trend long
Nel post di giovedì scorso avevo evidenziato la possibilità di una correzione sul NASDAQ Composite (4H) in prossimità della trendline rialzista principale.
Come osserviamo oggi, i prezzi hanno effettivamente rotto la trendline rossa e si sono posizionati sui livelli chiave già pretracciati, confermando l’importanza di quelle aree tecniche nel breve periodo.
📈 Attualmente il mercato sta mostrando segnali di consolidamento:
* in caso di rottura della trendline verde, potremmo assistere a una nuova ripresa del movimento long, con target progressivi a 23.235, 23.543 e 24.017 punti;
* viceversa, una chiusura al di sotto dei minimi di 22.533 riaprirebbe lo scenario correttivo verso area 22.306.
Il momentum resta quindi in una fase di transizione, ma il quadro generale suggerisce che il controllo dei volumi e la tenuta dei supporti potranno fare la differenza per un eventuale ritorno della forza rialzista.
💬 Qual è la tua view sul Nasdaq in questa fase di mercato? Ti aspetti un rimbalzo o una prosecuzione del pullback?
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Trump VS Cina: Wall Street tra utili record e paura dei dazi
Trump riaccende la miccia con la Cina: Wall Street divisa tra utili record e paura dei dazi
Le tensioni commerciali oscurano il buon inizio della stagione degli utili
Un mercato combattuto tra fondamentali solidi e politica imprevedibile
La giornata di ieri ha mostrato con chiarezza quanto sia complesso l’attuale scenario finanziario, in bilico tra una solida stagione degli utili e la rinnovata escalation delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.
Le borse statunitensi hanno vissuto una seduta contrastata: un avvio in deciso ribasso a causa delle nuove sanzioni cinesi nei confronti di cinque affiliate statunitensi del costruttore navale sudcoreano Hanwha Ocean, seguito da un rimbalzo sostenuto dagli utili bancari, ma infine compromesso da un altro intervento improvviso del presidente Donald Trump sui social.
Il Dow Jones Industrial Average è riuscito comunque a chiudere in territorio positivo, con un guadagno dello 0,44% (+200 punti) a 46.270,46, mentre il Nasdaq ha perso lo 0,76% (-172 punti) a 22.521,70 e l’S&P 500 ha chiuso in calo dello 0,16% a 6.644,31.
Il Russell 2000, al contrario, ha sorpreso con un balzo dell’1,4% a 2.495,50, sostenuto da commenti più accomodanti del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell.
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L’arte dell’accordo (e del caos): il ritorno della politica commerciale
Durante la giornata, i mercati sembravano pronti a estendere il rally di ottobre, ma il clima si è ribaltato quando Trump ha pubblicato un messaggio in cui minacciava di sospendere le importazioni di olio da cucina cinese in risposta al mancato acquisto di soia americana da parte di Pechino.
Il presidente ha definito la condotta cinese “un atto economicamente ostile”, aggiungendo che “gli Stati Uniti possono produrre il proprio olio da cucina e non hanno bisogno di acquistarlo dalla Cina”.
Il risultato è stato immediato: un’ondata di vendite improvvise ha colpito il mercato, annullando i guadagni intraday e riportando l’attenzione degli investitori sulla fragilità del contesto geopolitico.
Questa nuova fase di “guerra commerciale 2.0” ha già prodotto conseguenze tangibili:
• Pechino ha ampliato le contromisure, vietando le attività commerciali con cinque affiliate americane di Hanwha Ocean.
• È stata aperta un’indagine sull’impatto delle tariffe statunitensi sui settori navale e marittimo.
• Sono stati rafforzati i controlli sulle esportazioni di magneti in terre rare, in vista di ulteriori restrizioni dal 1° dicembre.
L’intensificarsi delle tensioni mina la propensione al rischio e alimenta preoccupazioni per le catene di approvvigionamento globali, già sotto pressione dopo mesi di rincari logistici e restrizioni normative.
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Tuttavia, la struttura del mercato resta sorprendentemente solida
Nonostante il clima turbolento, i dati interni del mercato raccontano un’altra storia.
L’analisi del New York Stock Exchange mostra che il 68% dei titoli è salito durante la sessione e che il volume di rialzo (UVOL) ha registrato un incremento del 67%, segnale di domanda ancora vivace.
Inoltre, i principali indici mantengono saldamente le medie mobili chiave, mentre il nuovo massimo del Russell 2000 indica che il rally si sta ampliando, un segnale tipicamente rialzista per la fine dell’anno.
Sembra quindi che, al di là della volatilità giornaliera, la leadership del mercato resti nelle mani dei compratori.
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“Vomita, rimbalza e vomita di nuovo”: una settimana schizofrenica
Le ultime tre sedute sono state tra le più confuse e volatili dell’anno.
Dopo la svendita di venerdì seguita da un gap ribassista all’apertura di lunedì, molti trader si aspettavano una prosecuzione delle vendite.
Invece, il mercato ha reagito in modo opposto: i prezzi hanno invertito rotta rapidamente, salendo di oltre 120 punti sull’S&P 500.
Poi, nel pomeriggio, un nuovo tweet di Trump ha vanificato tutto.
Questo schema — crollo, rimbalzo, nuovo crollo — mostra come l’azione politica abbia preso il controllo del sentiment, lasciando poco spazio alla logica tecnica.
Gli operatori, tuttavia, notano una linea di demarcazione tecnica ben precisa: il livello SPX 6.550.
Al di sopra di questo livello, il trend resta rialzista; al di sotto, la strategia cambia, con necessità di coprire le posizioni lunghe e aprire posizioni corte.
In un mercato così nervoso, “la causa non importa: conta la reazione”.
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Gli utili bancari: un inizio brillante, ma ignorato dai mercati
Paradossalmente, la stagione degli utili è partita in modo brillante.
I principali istituti finanziari americani hanno pubblicato risultati ben superiori alle attese:
Banca Sorpasso EPS Reazione del titolo
Citigroup (C) +17% +4%
Wells Fargo (WFC) +11% +8%
Goldman Sachs (GS) +10% in rialzo dopo un inizio debole
JPMorgan Chase (JPM) +5% lieve rialzo
BlackRock (BLK) +3% stabile
Le performance sono state trainate da:
• una ripresa del trading e dell’investment banking,
• ricavi solidi da interessi netti, nonostante tassi elevati,
• e commissioni più alte nella gestione patrimoniale.
Nel complesso, i risultati dipingono un sistema finanziario più sano del previsto, ma l’attenzione dei mercati è rimasta altrove — ancora una volta distratta dalle parole di Trump e dal timore di una nuova escalation con la Cina.
Oggi si attendono nuovi risultati da Bank of America (BAC), Morgan Stanley (MS), ASML Holding (ASML) e Abbott Laboratories (ABT). Tuttavia, resta da vedere se gli investitori riusciranno a concentrarsi sugli utili o se le tensioni geopolitiche continueranno a dominare la scena.
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Conclusione: due forze opposte si fronteggiano
Il quadro complessivo suggerisce un mercato spaccato tra fondamentali solidi e politica imprevedibile.
Le aziende americane — in particolare le banche — mostrano utili robusti e margini in espansione, ma il ritorno della retorica protezionista rischia di frenare il momentum rialzista.
In termini più semplici: la stagione degli utili è promettente, ma il rumore politico rischia di soffocarla.
Finché le tensioni tra Washington e Pechino rimarranno al centro della scena, la volatilità continuerà a dominare, e i trader dovranno alternare prontezza tattica e disciplina strategica.
Marco Bernasconi Trading
Trump riaccende la guerra dei dazi: i mercati sprofondanoTrump riaccende la guerra dei dazi: i mercati sprofondano in poche ore
Le tensioni tariffarie tornano e fanno crollare le azioni
Dall’euforia alla paura: un tweet che cambia tutto
Sembra che la rinnovata crisi tariffaria abbia ottenuto ciò che né la chiusura del governo né i recenti dubbi sull’intelligenza artificiale erano riusciti a provocare: una brusca inversione nei mercati, scesi dai massimi storici raggiunti nelle settimane precedenti.
Il presidente Donald Trump ha annunciato l’intenzione di introdurre un “massiccio aumento dei dazi” sui prodotti cinesi, giustificandolo con una serie di “sviluppi ostili” da parte di Pechino — in particolare l’inasprimento dei controlli sulle esportazioni di minerali di terre rare, fondamentali per l’industria tecnologica e per la produzione di semiconduttori.
Trump ha inoltre lasciato intendere che il previsto incontro con il presidente cinese Xi Jinping, in programma in Corea del Sud, potrebbe essere annullato.
La reazione dei mercati non si è fatta attendere.
Crollo generalizzato a Wall Street
Il settore tecnologico, tradizionalmente più esposto alla Cina, è stato duramente colpito.
Il NASDAQ è crollato del 3,56% (circa 820 punti) a 22.204,43.
Tutti i titoli delle “Magnificent 7” hanno chiuso in rosso: Tesla -5,1%, Amazon -5%, NVIDIA -4,9%.
L’S&P 500 ha perso il 2,7% a 6.552,51.
Il Dow Jones Industrial Average ha ceduto l’1,9% (quasi 880 punti) a 45.479,60.
Tutti i principali indici hanno concluso la settimana in calo di oltre il 2%, segnalando un netto cambio di tono dopo mesi di ottimismo.
Durante la seduta, i commenti di Trump erano apparsi come una semplice esternazione sul suo social Truth Social, ma a mercati chiusi il presidente ha confermato l’intenzione di imporre dazi del 100% su tutte le importazioni cinesi a partire dal 1° novembre, un livello senza precedenti.
Il risultato è stato immediato: dall’euforia alla paura con un solo tweet.
“Il Tariff Man è tornato”
Per mesi, i mercati avevano interpretato la retorica commerciale di Trump come semplice pressione negoziale.
Questa volta, però, il tono e la concretezza delle minacce fanno pensare a una reale riapertura del conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina, un tema che aveva dominato i mercati tra il 2018 e il 2019.
Trump ha accusato Pechino di comportamenti “molto strani” e “ostili”, denunciando le nuove restrizioni sulle esportazioni di materiali strategici.
Ha poi definito “altamente probabile” l’annullamento del suo incontro con Xi al vertice APEC di fine mese, una mossa che alimenta i timori di un raffreddamento duraturo delle relazioni economiche tra le due potenze.
Le parole del presidente hanno scosso gli investitori, già preoccupati per la crescita globale, le catene di approvvigionamento e la fragilità dei settori ad alta tecnologia.
I titoli dei semiconduttori, dei veicoli elettrici e dell’industria pesante sono precipitati, mentre i settori difensivi e il dollaro hanno ricevuto un improvviso afflusso di capitali.
Il messaggio è chiaro: la retorica può rapidamente diventare politica.
La situazione politica aggrava il contesto
Come se non bastasse, gli Stati Uniti si trovano ancora nel pieno di una chiusura governativa (government shutdown), ormai giunta al decimo giorno, superando la media storica di nove giorni dei precedenti 14 blocchi.
Senza un accordo all’orizzonte, gli operatori temono effetti crescenti sull’economia reale e sulla fiducia dei consumatori.
L’economista Mohamed El-Erian ha ammonito gli investitori sulla loro eccessiva compiacenza: se lo shutdown dovesse prolungarsi, ha spiegato, potrebbe generare licenziamenti, ritardi salariali e un rallentamento dei consumi, aggravando le disuguaglianze in un’economia “a forma di K”, dove i redditi più alti continuano a crescere mentre le fasce medio-basse restano indietro.
El-Erian ha inoltre ricordato che un blocco prolungato ritarderebbe la pubblicazione dei dati macroeconomici e complicherebbe la lettura della congiuntura da parte della Federal Reserve, aumentando la volatilità su azioni e obbligazioni.
Una settimana cruciale in arrivo
Il ritorno della guerra commerciale non poteva arrivare in un momento più delicato.
La prossima settimana segna infatti l’inizio della stagione degli utili del terzo trimestre, con i principali istituti finanziari — JPMorgan, Wells Fargo, Goldman Sachs e Citigroup — pronti a pubblicare i propri risultati, seguiti dal gigante sanitario Johnson & Johnson.
Le previsioni attuali indicano una crescita degli utili del +5,7% e dei ricavi del +6,1% rispetto allo stesso periodo del 2024.
A luglio, le attese erano inferiori (+4,2%), il che suggerisce un certo ottimismo da parte degli analisti. Tuttavia, se i risultati effettivi dovessero confermarsi solo al +5,7%, si tratterebbe del ritmo più lento degli ultimi due anni (dal terzo trimestre 2023).
Storicamente, le aziende statunitensi tendono a superare le aspettative, ma l’attuale clima di incertezza — tra dazi, shutdown e tensioni globali — potrebbe ridurre l’impatto positivo di eventuali sorprese.
Una prospettiva di breve termine
Il quadro generale è tornato improvvisamente fragile.
I mercati, che fino a pochi giorni fa si nutrivano dell’ottimismo sui tassi bassi, su un atterraggio morbido dell’economia e su un possibile accordo commerciale con la Cina, ora devono confrontarsi con l’ipotesi opposta.
Gli operatori stimano una probabilità del 90% di ulteriori vendite all’apertura di lunedì, a meno che la retorica non venga attenuata.
Con il governo ancora paralizzato e la “bolla dell’intelligenza artificiale” che si avvicina al test della stagione degli utili, gli investitori si trovano di fronte a un bivio: mantenere la fiducia nella crescita o prepararsi a una fase più difensiva.
Conclusione
Un solo messaggio, postato in rete, è bastato a ribaltare il sentiment globale dei mercati.
Il ritorno del “Tariff Man” — come i trader chiamano Trump per la sua politica protezionista — riporta in primo piano un vecchio rischio geopolitico che sembrava archiviato.
In un contesto già complesso, dominato dallo shutdown e dai dubbi sul ciclo economico, le tensioni commerciali con la Cina rappresentano un nuovo banco di prova per la resilienza dei mercati e per la tenuta dell’economia americana.
Il passaggio dall’euforia alla paura è stato improvviso, ma non imprevedibile: in un mercato così esteso, basta un tweet per cambiare la direzione del vento.
Marco Bernasconi Trading
NASDAQ Composite (NASDAQ:IXIC)Grafico 4H
Il Nasdaq mostra una struttura rialzista più matura, sostenuta da una serie di higher lows ben definiti.
L’indice si mantiene sopra i livelli di 22.900 e 23.041, mentre il focus resta orientato ai prossimi obiettivi:
➡️ 23.543 (resistenza intermedia)
➡️ 24.239 e 24.548 come possibili target di medio termine.
Un ritracciamento sotto i 22.900 potrebbe invece riportare il prezzo verso **22.533 – 22.306**.
📈 In sintesi, entrambi gli indici (FTSE mib appena pubblicato) restano impostati positivamente, ma si trovano su livelli tecnici cruciali che richiedono conferme operative nelle prossime sessioni.
Cosa ne pensi di questi due setup? Ti aspetti continuazione o ritracciamento?
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#TradingView #FTSEMIB #NASDAQ #analisi #borsa
NVIDIA test di fuoco: il report che può cambiare Wall Street.NVIDIA alla prova del fuoco: il report che può cambiare tutto a Wall Street.
Inizio lento per la settimana di NVIDIA
Il settore a più rapida crescita dall’avvento di Internet sarà al centro dell’attenzione questa settimana, quando il leader dell’intelligenza artificiale e superstar del mercato, NVIDIA (NVDA), pubblicherà i propri risultati domani. Non sorprende, dunque, che le azioni abbiano deciso di prendersi una pausa all’inizio della settimana, soprattutto dopo il forte rally di venerdì.
Il Dow Jones ha chiuso la scorsa settimana con il primo record dell’anno, ma ieri ha perso lo 0,77% (quasi 350 punti), attestandosi a 45.282,47. L’S&P è scivolato dello 0,43%, fermandosi a 6.439,32, mentre il Nasdaq, rimasto a lungo in territorio positivo, ha terminato in calo dello 0,22% (circa 47 punti), chiudendo a 21.449,29.
Il fatto che il mercato abbia solo in parte restituito l’enorme rialzo di venerdì può essere considerato un segnale positivo. La debolezza iniziale di ieri ha lasciato spazio a un parziale rimbalzo, interrotto però dal ritorno dei venditori nel finale di seduta. È cominciata così l’ultima settimana di agosto, alla vigilia della fine “non ufficiale” dell’estate: settembre, storicamente, rappresenta sempre un’incognita per i mercati.
Venerdì tutti gli indici sono balzati di oltre l’1%, dopo che il presidente della Fed, Jerome Powell, a Jackson Hole ha lasciato intendere la possibilità di un taglio dei tassi già a settembre. L’S&P e il Dow Jones hanno così chiuso la terza settimana consecutiva in rialzo, mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,6% nei cinque giorni, poiché i massicci investimenti dell’economia nell’intelligenza artificiale sono tornati a essere messi in discussione.
Questa settimana l’attenzione sarà tutta rivolta al rapporto trimestrale di NVIDIA, che arriverà dopo la chiusura della seduta di domani. Il titolo, cresciuto dell’1% nella giornata di ieri, rappresenta l’ultimo grande annuncio della stagione per le “Magnificent 7”.
L’attesissima pubblicazione dei dati del secondo trimestre si preannuncia come una delle più importanti dell’intero ciclo. Le stime sugli utili per azione e sul fatturato restano sostanzialmente stabili, con attese di una nuova forte crescita in tutti i segmenti chiave.
Le previsioni future saranno decisive per la reazione del titolo, soprattutto dopo le recenti voci di una presunta “bolla” nel settore dell’intelligenza artificiale. Dall’inizio dell’anno, NVIDIA ha guadagnato circa il 35%, ben oltre il +10% dell’S&P 500.
Non va dimenticato che, a fine settimana, sarà pubblicato anche il rapporto sulla Spesa per consumi personali (PCE), il principale indicatore che gli investitori utilizzeranno per valutare la probabilità di un taglio dei tassi a settembre. Secondo il FedWatch Tool del CME, tale probabilità si aggira intorno all’83%.
Un taglio dei tassi a settembre non è però ancora certo: come sempre, la Fed ribadisce che tutto dipenderà dai dati. Significa che il rapporto PCE, in uscita venerdì 29 agosto, e quello sull’occupazione di venerdì 5 settembre potrebbero rivelarsi decisivi in vista della prossima riunione.
Perché la Fed rinunci a un taglio, l’inflazione dovrebbe sorprendere al rialzo e l’occupazione mostrare un’accelerazione significativa. Nulla è comunque scontato. È per questo che, da qui a inizio settembre, gli occhi degli operatori resteranno puntati su questi due appuntamenti cruciali.
Marco Bernasconi Trading
Powell apre al taglio dei tassi: Wall Street esplodePowell apre la porta al taglio dei tassi: ecco perché Wall Street è esplosa
Il Dow chiude a un massimo storico mentre Powell accenna a un allentamento
Tutto ciò che il mercato voleva venerdì 22 era che il presidente della Fed Jerome Powell lasciasse aperta la porta a un possibile taglio dei tassi a settembre, ed è esattamente ciò che ha fatto nel suo discorso a Jackson Hole. Le azioni sono salite vertiginosamente in seguito, concludendo con grande entusiasmo quella che era stata una settimana noiosa.
Gli investitori hanno apprezzato le affermazioni di Powell secondo cui potrebbe essere il momento di "aggiustare" la posizione di politica monetaria. Non solo le azioni sono decollate, ma anche le probabilità di un taglio dei tassi a settembre, secondo il CME FedWatch Tool. La probabilità ha superato il 90% dopo il discorso, attestandosi intorno all'83% alla chiusura, in rialzo rispetto al 73% di giovedì.
Nel frattempo, il Dow Jones ha finalmente chiuso venerdì 22 a un nuovo record per la prima volta quest'anno, salendo dell'1,89% (quasi 850 punti) a 45.631,74. L'S&P ha interrotto con entusiasmo il suo calo di cinque giorni, balzando dell'1,52% a 6.466,91, mentre il NASDAQ si è finalmente liberato dalla crisi tecnologica con un'impennata dell'1,88% (quasi 400 punti) a 21.496,54.
Il rally ha concluso positivamente una settimana deludente, caratterizzata da deludenti report sugli utili, vendite nel settore tecnologico e la crescente sensazione che un taglio a settembre potrebbe non essere così certo come sperato. Alla fine, il Dow Jones è avanzato dell'1,5% nei cinque giorni e l'S&P dello 0,3%, il che significa che gli indici hanno ora tre settimane consecutive di guadagni. Tuttavia, il NASDAQ non è riuscito a superare le turbolenze tecnologiche e ha chiuso in ribasso dello 0,6%, nonostante il rally odierno e le sedute positive per tutti i titoli del Mag 7.
A proposito di Mag 7, l'ultimo membro di quel gruppo d'élite pubblicherà i risultati la prossima settimana. NVIDIA (NVDA) scende in campo dopo la chiusura di mercoledì, in quello che sarà probabilmente l'evento più atteso della settimana, soprattutto dopo che il massiccio investimento nell'intelligenza artificiale è stato nuovamente messo in discussione di recente. Si prevede che gli utili siano aumentati di oltre il 47% su base annua, raggiungendo quota 1 dollaro, mentre i ricavi di oltre 46 miliardi di dollari suggeriscono una crescita di oltre il 50% rispetto all'anno scorso.
Non è esagerato affermare che Nvidia si è affermata come leader del più ampio ecosistema dell'intelligenza artificiale (IA), con i suoi chip che ne implementano i modelli. Si potrebbe immaginare che altri produttori di chip sviluppino in futuro le proprie offerte. Ma a questo punto, i chip di Nvidia sono praticamente ineguagliabili nell'implementazione dei modelli.
Le azioni Nvidia avevano faticato all'inizio dell'anno, a causa del peggioramento del sentiment nel settore dell'intelligenza artificiale in seguito all'annuncio di DeepSeek a gennaio. Ma è stato difficile mantenere il titolo in ribasso per un periodo prolungato, come dimostra la sua recente performance.
Oltre a NVDA, la prossima settimana includerà anche un altro importante dato sull'inflazione, con l'indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) di venerdì 22. L'ultima volta, il risultato mensile dello 0,3% aveva soddisfatto le aspettative, ma il risultato annuale del 2,6% è stato superiore dello 0,1% rispetto alle previsioni.
Marco Bernasconi Trading
Mercati sotto pressione: perché il discorso di Powell è crucialeS&P in calo per il quinto giorno consecutivo in attesa del discorso di Powell
Le azioni restano intrappolate tra i deludenti risultati trimestrali di un importante rivenditore e l’attesa per le parole del presidente della Fed, Jerome Powell. Di conseguenza, nella giornata di ieri i mercati hanno nuovamente vacillato, con i principali indici ormai avviati a chiudere la settimana in territorio negativo.
L’S&P registra la quinta seduta consecutiva in calo, senza un solo segno positivo da inizio settimana. L’indice è sceso dello 0,40% a quota 6.370,17; il Nasdaq ha perso lo 0,34% (circa 72 punti), chiudendo a 21.100,31, mentre il Dow Jones ha lasciato sul terreno lo 0,34% (circa 150 punti), attestandosi a 44.785,50.
La giornata si era aperta con difficoltà a causa del rapporto sul secondo trimestre di Walmart (WMT). Il più grande rivenditore statunitense ha registrato un fatturato di 177,4 miliardi di dollari, superando di oltre l’1% le stime di consenso e rivedendo al rialzo le previsioni per l’intero anno fiscale. Tuttavia, gli utili sono risultati inferiori alle attese del 6,9%, il primo dato negativo dal 2022. Ancora più preoccupante, l’azienda ha lanciato un allarme sui dazi nella seconda metà dell’anno.
Lo sguardo degli investitori è ora rivolto al simposio annuale di Jackson Hole, dove Powell interverrà oggi. Pur non trattandosi di una riunione ufficiale della Fed, le sue parole potrebbero incidere sulle aspettative di politica monetaria. Negli ultimi giorni, infatti, le probabilità di un taglio dei tassi a settembre si sono ridotte, complice l’andamento dell’inflazione e i verbali dell’ultima riunione della Fed.
Secondo il CME FedWatch Tool, la possibilità di un taglio resta al 73,6%, ma si tratta di un calo di circa venti punti percentuali rispetto all’inizio del mese. Powell potrà dunque spegnere le residue speranze di allentamento o, al contrario, alimentarle di nuovo. Potrebbe anche scegliere una linea di prudenza, mantenendo il mercato nell’incertezza ancora per qualche settimana.
Gli operatori si attendono reazioni immediate. Un tono aggressivo, che sottolinei i rischi legati all’inflazione, potrebbe innescare una forte ondata di vendite; al contrario, un messaggio più accomodante, che indichi fiducia in un taglio dei tassi senza mettere a rischio la stabilità dei prezzi, verrebbe interpretato come segnale rialzista. In quest’ultimo scenario, la propensione al rischio si rafforzerebbe, indebolendo il dollaro e sostenendo i listini azionari.
Questo, dunque, è un passaggio cruciale: il tono di Powell potrebbe influenzare la traiettoria dei mercati fino a fine anno. Di norma il presidente della Fed evita sorprese, ma l’attuale contesto di incertezza tra inflazione e dazi rende ogni scenario possibile.
Tutti i principali indici restano in calo nella settimana che porta a venerdì. Il Nasdaq è il più penalizzato, zavorrato dalle forti pressioni sul comparto tecnologico, con una perdita del 2,5% negli ultimi quattro giorni. L’S&P arretra dell’1,3%, mentre il Dow Jones segna un ribasso più contenuto, pari allo 0,4%. Le borse rischiano così di interrompere la striscia positiva di due settimane consecutive di guadagni.
Marco Bernasconi Trading
NASDAQ in affanno, Walmart: il prossimo colosso a sorprendere?NASDAQ in affanno, Walmart: il prossimo colosso a sorprendere il mercato?
Le difficoltà tecnologiche proseguono, tra risultati contrastanti nel commercio al dettaglio
Ieri il settore tecnologico ha continuato a subire pressioni, con un costante deflusso di capitali; tuttavia, i principali indici si sono allontanati dai minimi registrati nel pomeriggio.
Il NASDAQ sembrava avviato verso un ulteriore crollo dell’1%, ma ha chiuso in ribasso soltanto dello 0,67% (circa 142 punti), attestandosi a quota 21.172,86. L’S&P ha ceduto lo 0,24%, segnando la quarta seduta consecutiva negativa, e si è fermato a 6.395,78. I titoli del Mag 7 sono tutti scesi, poiché gli investitori tornano a interrogarsi sulla solidità degli investimenti nell’intelligenza artificiale. In controtendenza, il Dow Jones è riuscito a guadagnare lo 0,04% (circa 16 punti), chiudendo a 44.938,31.
Nel frattempo, Palantir (PLTR), ormai una delle protagoniste più osservate sul mercato, ha perso un ulteriore 1%, registrando così la sesta giornata consecutiva in rosso. Eppure, il fornitore di piattaforme software per l’intelligence rimane in rialzo di oltre il 100% dall’inizio dell’anno. Sarà interessante osservare fino a che punto il titolo potrà scendere prima di stimolare un ritorno degli acquisti da parte degli investitori.
Il rapporto del secondo trimestre di Target (TGT) ha mostrato dati migliori rispetto al trimestre precedente, ma il mercato non si è lasciato convincere dal calo delle vendite e dall’annuncio di un nuovo CEO proveniente dall’interno di un’azienda in difficoltà. Il titolo ha perso oltre il 6% nella giornata di ieri ed è in calo di oltre il 30% da inizio anno. Nel settore della distribuzione, l’andamento è stato disomogeneo: Lowe’s (LOW) è salita dello 0,30% e TJX Cos. (TJX) del 2,7%, mentre Estée Lauder (EL) ha perso il 3,7%.
L’attenzione si concentra ora su Walmart (WMT). Il più grande rivenditore statunitense, in rialzo di circa il 13% quest’anno, presenterà i risultati prima della chiusura di domani. La società ha centrato o superato le stime di consenso per dodici trimestri consecutivi e si prevede che registri un utile di 73 centesimi per azione, con un incremento del 9% su base annua. Le stime di fatturato, pari a 175,5 miliardi di dollari, indicherebbero una crescita del 3,7% rispetto all’anno precedente.
Da tempo gli operatori fisici e digitali tendono a convergere, e Walmart si sta affermando come fornitore online in costante espansione. Parallelamente, il colosso sta diventando un attore sempre più rilevante anche nel settore pubblicitario, grazie alla forza del suo comparto digitale.
Gli operatori di mercato guarderanno ai risultati di Walmart per comprendere come consumatori e rivenditori stiano reagendo ai dazi imposti dal presidente Trump. Dopo un marcato calo della spesa al consumo in primavera, le vendite al dettaglio sono tornate a crescere: +0,9% a giugno e +0,5% a luglio. Sarà ora da verificare se il titolo riuscirà a ritrovare slancio una volta pubblicati i dati trimestrali.
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Il Nasdaq frena, Walmart e Target pronti a sorprendere?Il Nasdaq frena, Walmart e Target pronti a sorprendere?
Il settore tecnologico sotto pressione, focus sui risultati del retail
La debolezza tecnologica nella sessione di ieri ha pesato in modo significativo sull’andamento complessivo del mercato, con diversi titoli favoriti — tra cui PLTR — che hanno subito una brusca correzione. Anche altri nomi legati all’intelligenza artificiale, come AMD e NVDA, hanno rallentato dopo le brillanti performance messe a segno nel corso del 2025.
Alla chiusura delle contrattazioni ho registrato un Dow Jones stabile, uno S&P 500 in calo dello 0,6% e un Nasdaq in flessione dell’1,4%. La leggera svendita del comparto tecnologico ha favorito il ritorno di interesse verso settori più difensivi: utility, beni di consumo di base, oltre a sanità e immobiliare, hanno mostrato segnali di forza.
Per quanto riguarda la stagione degli utili, il ciclo del secondo trimestre procede verso la conclusione con il retail protagonista di questa settimana. Nella giornata di oggi Home Depot (HD) ha pubblicato i risultati, che hanno riflesso uno scenario simile ai trimestri precedenti: i consumatori restano cauti sugli acquisti di fascia alta. Nonostante ciò, HD ha superato un ostacolo importante confermando la guidance per l’intero anno, elemento che ha favorito un sentiment positivo anche verso Lowe’s (LOW).
L’attenzione resta ora su Walmart (WMT) e Target (TGT), i cui dati in arrivo forniranno un quadro più chiaro sul comportamento dei consumatori. Se Target mostrerà finalmente un segnale di ripresa nei beni di largo consumo e Walmart riuscirà a mantenere lo slancio, il settore retail nel suo complesso potrebbe beneficiarne in maniera significativa.
Sul fronte macroeconomico, i dati immobiliari diffusi ieri hanno evidenziato:
Housing starts (nuove costruzioni) a luglio: 1,43 milioni (tasso annuo destagionalizzato), +5,2% rispetto a giugno (1,36 milioni) e +12,9% rispetto a luglio 2024 (1,27 milioni).
Permessi di costruzione a luglio: 1,35 milioni, -2,8% rispetto a giugno (1,39 milioni) e -5,7% rispetto a luglio 2024 (1,44 milioni).
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Occhi su Walmart e Powell: la settimana decisiva per Wall StreetTutti gli occhi su Walmart e Powell: la settimana decisiva per Wall Street
Le azioni rallentano in vista dei guadagni delle grandi aziende al dettaglio e del discorso di Powell
Il NASDAQ è riuscito a registrare un lieve rialzo ieri, ma nel complesso i titoli azionari hanno iniziato la nuova settimana in una condizione di torpore, in attesa sia dei risultati del settore retail, sia delle notizie dal simposio di Jackson Hole.
L’indice tecnologico è avanzato dello 0,03% (meno di sette punti) a quota 21.629,77, mentre l’S&P 500 è sceso dello 0,01% a 6.449,15 e il Dow Jones ha perso lo 0,08% (circa 34 punti), chiudendo a 44.911,82. Tutti i principali indici restano comunque diretti verso la terza settimana consecutiva di guadagni.
Questa settimana, tuttavia, non mancheranno ostacoli da superare per mantenere lo slancio, a cominciare dai report sugli utili di alcuni dei maggiori rivenditori statunitensi. Domani sarà la volta di Home Depot (HD), mercoledì toccherà a Target (TGT) e Lowe’s (LOW), mentre giovedì arriveranno i risultati del colosso Walmart (WMT).
Nelle più recenti trimestrali, Walmart ha mostrato una costante crescita della propria quota di mercato in tutte le fasce di reddito, con un particolare rafforzamento tra i consumatori ad alto reddito. Anche per questa trimestrale ci si attendono ulteriori progressi su tale fronte.
Le attese indicano utili per azione (EPS) pari a 0,73 dollari su ricavi per 175,51 miliardi di dollari, in crescita annua rispettivamente dell’8,9% e del 3,6%. Le stime sono rimaste sostanzialmente stabili, pur registrando un lieve incremento dall’inizio del trimestre.
Dopo la pubblicazione dei conti del settore retail, l’attenzione si sposterà su venerdì, quando ascolteremo il Presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, al Simposio di Jackson Hole. Gli investitori seguiranno con estrema attenzione ogni parola del presidente, nel tentativo di interpretare la probabilità di un taglio dei tassi nella riunione del mese prossimo. Secondo il CME FedWatch Tool, le probabilità sono ancora fortemente a favore di un taglio, superiore all’80%.
Tuttavia, le attese hanno subito oscillazioni in funzione dei dati macroeconomici e di altri eventi: ad esempio, martedì scorso, dopo il rapporto sull’indice dei prezzi al consumo (CPI), le probabilità erano salite fino al 95%, per poi ridimensionarsi a seguito dei dati sull’indice dei prezzi alla produzione (PPI) e sulle vendite al dettaglio.
I commenti di Powell potrebbero dunque rappresentare il prossimo catalizzatore per i mercati. Se da un lato gli operatori sembrano soddisfatti di mantenere le quotazioni vicine ai massimi, dall’altro sarà interessante ascoltare le osservazioni sul recente CPI, sul PPI e sui sondaggi dell’Università del Michigan. Powell dovrebbe rassicurare i mercati confermando un taglio entro la fine dell’anno, ma resta aperta la questione di cosa accadrà successivamente.
Fino a quando le sue dichiarazioni non saranno rese note, attese per venerdì mattina, è probabile che si registri un contesto di scambi ridotti e oscillazioni contenute. In altre parole, ci aspetta una settimana lenta e priva di grandi sorprese.
Infine, le stime sugli utili dovrebbero contribuire a creare una “base” in grado di sostenere il mercato in caso di ribassi improvvisi o inattesi.
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