Dopo Microsoft, i mercati guardano ad AppleMicrosoft (MSFT), membro di Mag 7, ha subito un duro colpo sul mercato ieri, ma i principali indici sono rimbalzati dai minimi e hanno chiuso la sessione in rialzo. E ora l'attenzione si sposta su un altro rapporto di questa settimana da parte di quel gruppo d'élite, che collettivamente rappresenta circa un terzo dell'S&P 500.
Il gigante del software MSFT ha battuto sia i risultati netti che quelli netti ieri sera, ma sappiamo tutti che non è sufficiente per una forte reazione del mercato. Le preoccupazioni sulla spesa per l'intelligenza artificiale e sulla crescita del cloud hanno fatto crollare le azioni del 10% giovedì, la peggiore sessione dell'azienda in quasi sei anni.
Gli investitori stanno punendo il titolo principalmente a causa di un aumento vertiginoso delle spese CAPEX. MSFT ha annunciato di aver speso 37,5 miliardi di dollari lo scorso trimestre per costruire data center di intelligenza artificiale, con un aumento del 66% su base annua. Altre preoccupazioni includono un leggero rallentamento del business cloud di MSFT e l'eccessiva dipendenza da OpenAI per i ricavi. La debolezza di Microsoft si è riverberata nel settore tecnologico, in particolare nei titoli del settore dell'intelligenza artificiale.
Le azioni hanno trascorso la mattinata in forte ribasso, ma hanno registrato una rispettabile ripresa in chiusura. Il NASDAQ è comunque sceso dello 0,72% (circa 172 punti) a 23.685,12, interrompendo una serie positiva di sei giorni. Tuttavia, l'indice aveva registrato un calo di oltre il doppio rispetto al minimo di sessione.
Nel frattempo, l'S&P ha perso lo 0,13% ieri a 6.969,01 e il Dow Jones ha recuperato completamente chiudendo in rialzo dello 0,11% (circa 56 punti) a 49.071,56. Entrambi gli indici si sono attestati ben al di sotto dei minimi di giornata.
Va notato, tuttavia, che Meta (META) è balzato del 10,4% giovedì dopo i risultati trimestrali di ieri sera, che hanno superato sia i risultati consolidati che quelli consolidati, ma che includevano anche una solida guidance sui ricavi del primo trimestre. Tesla (TSLA) ha perso il 3,2% dopo aver superato i risultati consolidati, ma ha registrato la sua prima perdita annuale di fatturato. L'azienda sta virando verso i suoi robot umanoidi Optimus e sta terminando la produzione dei suoi veicoli Model S e X.
Ma MSFT ha dominato la narrazione, dato che di solito non vediamo oscillazioni così drastiche al ribasso nelle società a mega capitalizzazione. E questo ha portato alcuni analisti a intravedere un'apertura emergente dalla volatilità.
Il calo post-utile potrebbe rappresentare un'opportunità di acquisto se l'adozione dell'intelligenza artificiale continua a ritmo sostenuto, rafforzando il ruolo di Microsoft come partecipazione chiave nei portafogli tecnologici. Il trimestre conferma una traiettoria sana, bilanciando investimenti aggressivi con una crescita redditizia in un panorama dinamico.
Nel complesso, lo slancio di Azure nell'intelligenza artificiale rimane una delle storie di crescita più forti di Microsoft, contribuendo in modo significativo alla leadership dell'azienda nel cloud nonostante i pesanti investimenti iniziali.
Apple (AAPL) ci farà iniziare il weekend con una nota positiva? Forse. Non si può mai prevedere con certezza come reagirà il mercato dopo la conference call, ma al momento in cui scrivo, le azioni sono in rialzo di circa il 2,5% afterhours, a seguito di un fantastico report sugli utili.
AAPL ha riportato una sorpresa positiva sugli utili di quasi il 7,2%, su un fatturato schizzato del 16% su base annua a quasi 144 miliardi di dollari, superando anche le aspettative di circa 137,5 miliardi di dollari. Le vendite di iPhone sono aumentate del 23% a 85,3 miliardi di dollari, superando le aspettative di poco più di 78 miliardi di dollari. Il settore dei servizi era in linea a 30 miliardi di dollari.
Basterà questo a far uscire AAPL dal suo periodo di stallo di otto settimane e a dare una spinta più ampia al mercato? Solo il tempo lo dirà. Ma non sottovalutiamo altri potenziali rialzi per il mercato di oggi, come Sandisk (SNDK).
Le azioni della società di soluzioni di storage, già in rialzo, stanno guadagnando oltre il 14% dopo la chiusura dell'orario di chiusura, dopo un utile del secondo trimestre fiscale superiore del 75% e una previsione che ha superato le aspettative. Questa è certamente la ricetta per una reazione positiva del mercato.
Indice Nasdaq Composite
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Cosa dicono i trader
Gennaio chiude in positivo nonostante l’elevata volatilitàNon è stato un mese particolarmente brillante per le azioni, ma i principali indici hanno comunque chiuso gennaio in territorio positivo, tutti con guadagni di almeno l’1%. Ne risulta un inizio di 2026 costruttivo, ma decisamente volatile.
Il Dow Jones ha guadagnato l’1,7% nel mese, l’S&P 500 è salito dell’1,4%, mentre il NASDAQ ha chiuso con un progresso di poco inferiore all’1%. Tuttavia, va sottolineato che l’intero rialzo si è concentrato nella prima settimana di gennaio. Le tre settimane successive sono state caratterizzate da diverse difficoltà, tra cui le minacce tariffarie legate alla Groenlandia e una reazione tiepida del mercato agli utili del Mag 7.
Le notizie di giornata si sono concentrate sulla nomina di Kevin Warsh da parte del Presidente Trump come prossimo Presidente della Fed. Il mercato ha accolto con favore il chiarimento, ma la notizia non è stata sufficiente a sbloccare gli indici dalla fase di stallo.
Venerdì il NASDAQ è sceso dello 0,94% (circa 223 punti) a 23.461,82, mentre il Dow Jones ha perso lo 0,36% (quasi 180 punti) a 48.892,47. Nonostante il bilancio mensile positivo, entrambi gli indici registrano ora tre settimane consecutive di ribassi.
L’S&P 500 è sceso dello 0,43% a 6.939,03, ma è riuscito comunque a chiudere la settimana con un rialzo dello 0,3%. Come già avvenuto nella seduta precedente, tutti gli indici hanno recuperato dai minimi intraday, che erano superiori all’1%.
I report del Mag 7 pubblicati questa settimana hanno superato ampiamente le aspettative su utili e ricavi, ma questo non è bastato a soddisfare un mercato particolarmente esigente. Microsoft (MSFT) non ha mancato i risultati, ma ha comunque perso il 10% nella seduta precedente e un ulteriore 0,7% oggi, penalizzata dall’impennata della spesa in CAPEX e da un certo rallentamento del business cloud.
Nel frattempo, Apple (AAPL) è stata apprezzata per un trimestre solido, con vendite di iPhone in crescita del 23%, ma oggi è riuscita a strappare solo un modesto +0,5%. Meta (META) è stata l’unica del gruppo a registrare un forte rialzo iniziale (+10%) dopo i risultati, ma ha poi ceduto quasi il 3% nella seduta odierna. Il recente clima di mercato ha spinto alcuni analisti a prevedere ulteriori fasi di turbolenza.
Sebbene le prospettive di lungo periodo per il 2026 restino supportate da una Fed accomodante e dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, l’attuale combinazione tra movimenti parabolici delle materie prime e stagionalità sfavorevole non può essere ignorata. I mercati raramente si muovono in linea retta e gli attuali segnali di “esaurimento” suggeriscono che una fase di consolidamento è plausibile.
Vedremo se questo rappresenta l’inizio di un febbraio incerto o soltanto un momento di debolezza temporanea, già dalla prossima settimana, quando altri due titoli del Mag 7 entreranno in scena: Alphabet (GOOGL) mercoledì e Amazon (AMZN) giovedì. Prima ancora, il mercato reagirà ai risultati di Palantir (PLTR) e Disney (DIS) oggi, e di AMD (AMD) martedì, insieme a centinaia di altre società.
Sul fronte macroeconomico, il PPI è risultato più caldo del previsto, con i prezzi all’ingrosso in aumento dello 0,5% su base mensile e del 3% su base annua, rispetto alle attese di +0,2% e +2,8%. Anche il PPI core ha superato le previsioni.
La prossima settimana, oltre agli utili, sarà densa di dati macro. L’evento chiave sarà il report sui Non-Farm Payrolls di venerdì. Nell’ultima rilevazione, l’economia aveva creato 50.000 nuovi posti di lavoro, leggermente sotto le attese di 73.000, mentre il tasso di disoccupazione era sceso più del previsto al 4,4%.
Infine, resta sullo sfondo il rischio di una chiusura parziale delle attività governative, che dovrebbe protrarsi solo fino all’inizio della prossima settimana, quando la Camera tornerà a Washington. Sarebbe auspicabile evitare un nuovo stallo, soprattutto dopo la chiusura più lunga della storia registrata lo scorso autunno, ma al momento la prudenza resta d’obbligo.
S&P raggiunge un nuovo record con gli utili di Mag 7 in arrivoI principali indici hanno seguito traiettorie diverse nella sessione di martedì, sebbene uno di essi abbia chiuso su un nuovo massimo storico, mentre gli investitori attendono tre report del Mag 7 e una decisione della Fed.
L’S&P 500 ha fatto la storia salendo dello 0,41% a 6.978,60, superando di poco più di un punto il precedente record del 12 gennaio.
Il NASDAQ ha messo a segno una performance ancora migliore, con un rialzo dello 0,91% (circa 215 punti) a 23.817,10, sostenuto dalla forza del comparto tecnologico in vista degli utili di tre dei principali nomi del settore attesi per domani. Entrambi gli indici hanno ora allungato la loro serie positiva a cinque sedute consecutive.
Diversa la situazione per il Dow Jones, sceso dello 0,83% (poco più di 400 punti) a 49.003,41 dopo che la Casa Bianca ha proposto tariffe Medicare Advantage sostanzialmente invariate per il 2027.
Gli analisti si aspettavano un aumento compreso tra il 4% e il 6%. Le compagnie assicurative hanno subito forti vendite e il colpo più duro all’indice è arrivato dal crollo di quasi il 20% di UnitedHealth (UNH).
Dopo la chiusura dei mercati, Texas Instruments (TXN) ha mancato le stime sia sui ricavi sia sugli utili, ma il titolo è salito di oltre l’8% nelle contrattazioni after-hours al momento della stesura di questo commento. Il rialzo è stato sostenuto da una guidance per il primo trimestre migliore del previsto a metà ciclo, ponendo TXN all’opposto di Intel (INTC).
La scorsa settimana, infatti, il produttore di chip aveva superato le attese ma fornito prospettive deboli, provocando un calo di oltre il 20% nelle due sedute successive. Oggi INTC è riuscita a recuperare, chiudendo in rialzo del 3,4%.
Questo rappresenta un chiaro segnale di ciò che il mercato si aspetta dai tre grandi nomi del Mag 7 che presenteranno i risultati domani dopo la chiusura. Gli investitori si attendono che Microsoft (MSFT, +2,2%), Meta (META, +0,09%) e Tesla (TSLA, -1%) offrano indicazioni solide, soprattutto in un contesto in cui Wall Street è sempre più concentrata sulla portata e sulla redditività della spesa in intelligenza artificiale.
I modelli linguistici di grandi dimensioni e i chatbot come ChatGPT di OpenAI e Gemini di Alphabet hanno già fornito agli investitori una prova concreta della fattibilità della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, i chatbot rappresentano solo la punta dell’iceberg. Jensen Huang ha definito l’intelligenza artificiale fisica e la robotica un’opportunità irripetibile.
Nel frattempo, il CEO di Tesla, Elon Musk, ha più volte dichiarato che il prossimo robot umanoide “Optimus” potrebbe diventare il prodotto più importante dell’azienda e potenzialmente il più venduto di sempre.
Sebbene le affermazioni di Musk e Huang possano apparire ambiziose, il mercato ha imparato che sottovalutarle in passato è stato rischioso. In prospettiva, l’intelligenza artificiale inizierà a spostarsi sempre più verso il livello applicativo, man mano che modelli complessi verranno integrati nei software tradizionali, trasformando radicalmente il business dei player legacy.
Il quadro appare estremamente promettente, ma ora gli investitori vogliono vedere almeno una parte di questa narrativa riflessa nei numeri e nelle guidance che arriveranno domani dal Mag 7. Allo stesso tempo, attendono maggiore chiarezza dalle parole del presidente della Fed, Jerome Powell, previste per mercoledì.
Il mercato è consapevole che non ci sarà alcun taglio dei tassi al termine della prima riunione della Fed del 2026, ma vuole capire cosa Powell dirà su inflazione, crescita economica e tempistiche dei futuri interventi. Si parlerà di un taglio, due tagli… o forse di nessun taglio quest’anno? Lo scopriremo presto.
Rimbalzo in pausa: i mercati aspettano gli utili del Mag 7Dopo una forte svendita seguita da un rally di due giorni, venerdì le azioni hanno attraversato una seduta altalenante, chiudendo una settimana leggermente negativa. Ora l’attenzione degli investitori si sposta sui report sugli utili di quattro titoli del Mag 7.
Il NASDAQ è avanzato dello 0,28% (circa 65 punti) a 23.501,24, registrando una lieve perdita settimanale di poco superiore ai 14 punti, pari allo 0,06%. L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,03%, chiudendo a 6.915,61, mentre il Dow Jones è sceso dello 0,58% (circa 285 punti) a 49.098,71, portando le perdite sui quattro giorni rispettivamente allo 0,4% e allo 0,5%.
Il Russell 2000 ha invece finalmente rallentato dopo aver guidato il mercato per gran parte dell’anno. L’indice delle small cap è sceso dell’1,82% venerdì, a 2.669,16, registrando una perdita settimanale. Nonostante ciò, rimane in rialzo del 7,5% da inizio anno.
In una sola settimana — di fatto appena quattro sedute — il mercato è passato da un violento sell-off, innescato da nuove minacce tariffarie e dalle tensioni geopolitiche legate alla Groenlandia, a un rally di due giorni che ha quasi annullato le perdite dei principali indici. Un vero e proprio microcosmo di quanto accaduto durante il “Giorno della Liberazione” dello scorso anno. L’auspicio è che, nella prossima settimana, l’attenzione degli investitori possa tornare a concentrarsi sui fondamentali di mercato.
La stagione degli utili entra ora nel vivo, con la pubblicazione dei risultati di quattro titoli del Mag 7, insieme a centinaia di altre società. La giornata più intensa sarà mercoledì, quando Microsoft (MSFT), Meta (META) e Tesla (TSLA) saranno sotto i riflettori, mentre Apple (AAPL) pubblicherà i risultati giovedì.
Per la prima volta dopo diverso tempo, questi leader di mercato — che rappresentano oltre il 16% dell’S&P 500 — arrivano agli utili in una fase di relativa difficoltà. Non basterà semplicemente superare le attese: saranno fondamentali anche le indicazioni sulle prospettive future. Come dimostrato da Intel (INTC) questa settimana, battere le stime su ricavi e utili può non essere sufficiente. Nonostante risultati superiori alle attese, le prospettive deboli hanno fatto crollare il titolo del 17% nella seduta di venerdì.
Negli ultimi mesi, i titoli del Mag 7 hanno sottoperformato il mercato più ampio. Le criticità principali per Microsoft, Meta e Apple ruotano attorno alle rispettive strategie sull’intelligenza artificiale. Microsoft e Meta figurano tra i maggiori investitori nel settore, mentre Apple appare ancora in ritardo.
Inizialmente considerata leader grazie al rapporto con OpenAI, Microsoft ha recentemente ceduto questo ruolo ad Alphabet (GOOGL), soprattutto dopo l’allentamento delle pressioni regolatorie che avevano pesato sul colosso della ricerca lo scorso anno.
La prossima settimana è prevista anche una riunione della Federal Reserve. Questa volta, tuttavia, non sono attesi tagli ai tassi: secondo il FedWatch Tool del CME, la probabilità che la Fed mantenga i tassi invariati supera il 97%. Nonostante ciò, il mercato seguirà con grande attenzione ogni segnale proveniente dalla banca centrale.
Dal sell-off al rimbalzo: il mercato torna sugli utiliCon il rumore sulla Groenlandia ormai passato in secondo piano, ieri le azioni hanno messo a segno una seconda seduta consecutiva di rialzi, riportando i principali indici a un passo dal recuperare interamente il brusco calo di martedì.
Il NASDAQ ha guidato il movimento con un rialzo dello 0,91% (circa 211 punti) a 23.436,02, beneficiando di un rimbalzo generalizzato dei titoli del Mag 7, tutti in chiusura positiva. A distinguersi è stata Meta Platforms, in rialzo del 5,7% dopo una nota particolarmente costruttiva degli analisti, mentre Tesla ha guadagnato il 4,2% in seguito alla notizia della rimozione di alcuni dispositivi di sicurezza dai robotaxi ad Austin.
Nel frattempo, il Dow Jones è salito dello 0,63% (circa 306 punti) a 49.384,01, mentre l’S&P 500 ha chiuso in rialzo dello 0,55% a 6.913,35. Anche le small cap hanno continuato a mostrare forza, con il Russell 2000 in aumento dello 0,76% a 2.718,77. Il balzo di quasi il 10% da inizio anno resta impressionante, anche se molti investitori si interrogano sulla sostenibilità di questo rally delle small cap.
Il sell-off di martedì era stato innescato dalle dichiarazioni del presidente Trump, che aveva minacciato l’introduzione di un dazio del 10% sui beni provenienti da otto Paesi NATO a partire dal 1° febbraio, con un possibile aumento al 25% dal 1° giugno.
Tuttavia, il successivo passo indietro, legato a un “quadro” di accordo sulla Groenlandia, ha rapidamente riportato il mercato verso condizioni più normali. La questione potrebbe riemergere, ma per ora il clima si è decisamente disteso.
Sul fronte macro, è arrivato un rapporto PCE pubblicato in ritardo, che ha mostrato un aumento del 2,8% sia per l’inflazione headline sia per quella core. Il dato resta sopra l’obiettivo del 2% della Fed, ma è risultato pienamente in linea con le attese. Inoltre, il PIL del terzo trimestre è stato rivisto al 4,4%, in accelerazione rispetto al 3,8% del trimestre precedente e leggermente superiore alle aspettative.
Nel complesso, i dati hanno rafforzato la narrativa di un’economia resiliente, sostenuta da una spesa dei consumatori ancora solida. Il quadro ha contribuito a migliorare il sentiment e ad allontanare i timori di recessione, anche se l’attenzione degli investitori resta concentrata sugli utili, sull’evoluzione dell’inflazione e sulle prossime mosse della Federal Reserve.
Il messaggio di fondo è che lo slancio economico sembra destinato a proseguire anche nel 2026.
Sul fronte societario, Netflix non ha fornito una spinta significativa al mercato dopo i risultati pubblicati martedì sera, e lo stesso vale per Intel. Il produttore di chip ha superato le stime di consenso sugli utili di oltre l’87%, con ricavi anch’essi superiori alle attese, ma le previsioni per il primo trimestre hanno deluso. Di conseguenza, il titolo INTC è sceso di oltre il 6% nelle contrattazioni after-hours.
Guardando avanti, la prossima settimana entrerà nel vivo la stagione degli utili per i grandi nomi tecnologici, con Microsoft, Meta e Tesla attesi alla pubblicazione dei risultati mercoledì 28 gennaio.
È stata una settimana estremamente movimentata, con una sorta di mini “Giorno della Liberazione” per i mercati. Uscire da una settimana breve ma ricca di eventi con segni positivi sarebbe un’ulteriore dimostrazione della resilienza di questo mercato.
Dopo il rally degli ultimi due giorni, non è uno scenario da escludere: al momento il Dow Jones è leggermente positivo sulla settimana, mentre S&P 500 e NASDAQ registrano perdite inferiori allo 0,5%.
Wall Street rimbalza sulla distensione in GroenlandiaIl dramma della Groenlandia ha preso una piega più costruttiva nella seduta di ieri, permettendo ai principali indici di recuperare circa metà delle forti perdite registrate il giorno precedente. Con il venir meno delle tensioni più immediate, l’attenzione degli investitori può ora tornare sulla stagione degli utili, che continua progressivamente a entrare nel vivo.
Negli ultimi due giorni il mercato ha vissuto una sorta di “mini Giorno della Liberazione”. Martedì le azioni erano scese bruscamente dopo che il Presidente Trump aveva minacciato l’introduzione di un dazio del 10% sui beni provenienti da otto Paesi della NATO a partire dal 1° febbraio, con un aumento al 25% dal 1° giugno. Le tensioni, tuttavia, si sono rapidamente allentate e il mercato ha reagito con un deciso rimbalzo.
Lo schema è simile a quanto osservato lo scorso aprile, anche se in misura decisamente più contenuta.
A disinnescare la situazione è stato innanzitutto il chiarimento arrivato dalla Casa Bianca: il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che Washington non avrebbe utilizzato la forza per ottenere il controllo della Groenlandia. Sebbene pochi ritenessero realistico uno scenario di questo tipo, nonostante alcune reazioni particolarmente accese in Europa, la dichiarazione ha contribuito a ridurre l’incertezza e a rassicurare i mercati.
Il vero punto di svolta si è verificato quando il Presidente ha annunciato il raggiungimento di un “quadro” per un accordo con la NATO sulla questione Groenlandia. Di conseguenza, i dazi che avevano dominato i titoli della seduta precedente non dovrebbero essere applicati. I dettagli dell’intesa restano ancora poco chiari, ma il semplice cambio di tono è stato sufficiente a innescare un recupero diffuso delle quotazioni.
Il Dow Jones ha chiuso in rialzo dell’1,21% (circa 588 punti) a 49.077,23, mentre il NASDAQ è salito dell’1,18% (circa 270 punti) a 23.224,82, dopo i cali rispettivamente dell’1,8% e del 2,4% registrati martedì. Anche l’S&P 500 ha recuperato terreno, avanzando dell’1,16% a 6.875,62, dopo la perdita di oltre il 2% nella seduta precedente.
Nel frattempo, le small cap continuano a mostrare segnali di forza dopo anni di sottoperformance. Il Russell 2000 ha nuovamente sovraperformato l’S&P, con un rialzo del 2% a 2.698,17, portando il guadagno da inizio anno a quasi il 9%.
Sul fronte societario, le azioni di Netflix hanno perso circa il 2% nella sessione successiva alla pubblicazione dei risultati trimestrali.
Nonostante il superamento della soglia dei 325 milioni di abbonati rappresenti un traguardo significativo, il mercato ha reagito con cautela a una crescita solo marginale di fatturato e utile netto. A pesare è stata soprattutto una guidance debole per il primo trimestre.
Dazi e volatilità mettono sotto pressione Wall StreetAbbiamo avuto un piccolo assaggio del 2025 già nei primi giorni del 2026, con le nuove minacce tariffarie del Presidente Trump che hanno provocato un brusco sell-off sui mercati all’inizio di questa breve settimana.
Nel frattempo, gli investitori erano anche in attesa dei risultati trimestrali di Netflix (NFLX), mentre la stagione degli utili entrava nel vivo.
Il Presidente degli Stati Uniti sembra determinato a fare pressione sulla questione Groenlandia, al punto da minacciare l’introduzione di un dazio del 10% sulle merci provenienti da otto Paesi della NATO a partire dal 1° febbraio, con un incremento fino al 25% dal 1° giugno.
La tempistica appare tutt’altro che casuale, considerando che la campagna di pressione si intensifica alla vigilia della sua partecipazione al World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Trump parlerà domani mattina e incontrerà diversi leader mondiali e CEO. Restiamo in attesa.
Naturalmente, un mercato nervoso non aspetta gli sviluppi sulle Alpi. I principali indici hanno registrato un forte ribasso nella seduta di ieri, guidati dal NASDAQ, che ha perso il 2,39% (circa 561 punti) a 22.954,32.
L’S&P 500 è sceso del 2,06% a 6.796,86. Entrambi gli indici sono ora in territorio negativo da inizio anno, un fatto non trascurabile a distanza di circa venti giorni dall’inizio del 2026. Il Dow Jones ha lasciato sul terreno l’1,76% (circa 870 punti), chiudendo a 48.488,59.
Non assistevamo a un sell-off così improvviso da tempo, e non sorprende che le tensioni tariffarie ne siano state il principale catalizzatore. Detto questo, il movimento impallidisce rispetto alle perdite viste attorno al cosiddetto “Giorno della Liberazione” di aprile. In realtà, un mercato che ha corso così bene per mesi era probabilmente maturo per una correzione di una certa entità.
Ora l’attenzione si sposta sulla natura di questo movimento: semplice scossa temporanea o qualcosa di più strutturale? Nel frattempo, non mancano altri fattori in grado di catalizzare l’attenzione degli investitori.
Tra questi, i risultati di Netflix (NFLX), pioniere dello streaming e colosso dell’intrattenimento, pubblicati dopo la chiusura delle contrattazioni.
La società ha leggermente superato le attese sia in termini di utili sia di ricavi nel quarto trimestre, con il numero di abbonati che ha superato i 325 milioni. Netflix ha inoltre modificato la propria offerta per Warner Bros., trasformandola in un’operazione interamente in contanti.
Tuttavia, proprio come accaduto alle grandi banche la scorsa settimana, il mercato non si è mostrato particolarmente impressionato.
Al momento della stesura di questo commento, le azioni Netflix risultavano in calo di circa il 5% nel trading after-hours.
Anche Interactive Brokers (IBKR) scambia in territorio negativo dopo la chiusura, nonostante risultati superiori alle attese, mentre United Airlines (UAL) registra un rialzo superiore al 3% nelle contrattazioni serali.
Oltre agli sviluppi di Davos e alla reazione ai risultati di Netflix, nella giornata di domani sono attesi anche i report sugli utili di Johnson & Johnson (JNJ), Charles Schwab (SCHW) e Prologis (PLD). Senza dimenticare la possibilità di notizie impreviste, sempre pronte a influenzare un mercato già in uno stato di evidente tensione.
La volatilità e le improvvise “tape bomb” fanno parte del percorso degli investitori di Wall Street. Detto questo, una singola seduta non fa una tendenza. Serve pazienza: osserviamo come si svilupperà il resto della settimana.
Utili solidi, ma Wall Street resta cautaUna seduta deludente di venerdì ha chiuso una settimana complessivamente debole per i mercati, con le azioni scivolate lievemente in territorio negativo nonostante un avvio della stagione degli utili generalmente solido.
Il NASDAQ ha ceduto lo 0,06% (circa 14 punti), chiudendo a 23.515,39 e registrando una perdita settimanale dello 0,7%. Anche l’S&P 500 ha perso lo 0,06%, terminando la seduta a 6.940,01, mentre il Dow Jones è sceso dello 0,17% (circa 83 punti) a 49.359,33.
Su base settimanale, i tre indici hanno archiviato cali rispettivamente dello 0,4% per l’S&P e dello 0,3% per il Dow.
L’avvio della stagione degli utili è stato nel complesso positivo, anche se le reazioni del mercato ai risultati delle grandi banche non lo riflettono pienamente.
Fa eccezione Taiwan Semiconductor, considerata probabilmente il barometro più importante dell’intelligenza artificiale sul mercato: il titolo è salito del 4,4% giovedì dopo un solido report sul quarto trimestre e ha aggiunto un ulteriore +0,22% nella seduta di venerdì.
I dati macroeconomici della settimana sono risultati nel complesso accettabili, in particolare il rapporto “pulito” sull’indice dei prezzi al consumo (IPC), che ha mostrato un’inflazione ancora elevata ma non in accelerazione. Alla luce di questi numeri, il CME FedWatch Tool assegna una probabilità del 95% a una pausa della Fed dopo tre tagli consecutivi dei tassi alla riunione di fine mese.
Nel frattempo, il presidente Trump è tornato a occupare il centro della scena, elemento che spesso genera reazioni istintivamente negative sui mercati, soprattutto in assenza di segnali di allentamento sul fronte dei dazi.
Nel corso della settimana, il presidente degli Stati Uniti ha proposto un tetto del 10% ai tassi delle carte di credito per un anno, ha alimentato speculazioni su un possibile cambio alla guida della Federal Reserve e, nella giornata di venerdì, ha minacciato nuovi dazi contro i Paesi che non accetteranno i suoi piani sulla Groenlandia.
A ciò si aggiungono l’indagine del Dipartimento di Giustizia sull’attuale presidente della Fed Jerome Powell, le implicazioni geopolitiche legate alle recenti azioni di Maduro e le persistenti tensioni in Iran.
In questo contesto complesso, spicca la forza delle small cap. Il Russell 2000 ha chiuso la seduta in rialzo dello 0,12%, aggiornando un nuovo massimo storico a 2.677,74 e portando il guadagno settimanale al 2%. Da inizio anno, l’indice è in rialzo di circa l’8%, confermandosi uno dei segmenti più dinamici del mercato.
I mercati resteranno chiusi lunedì per il Martin Luther King Jr. Day, ma torneranno pienamente operativi martedì, con l’accelerazione della stagione degli utili. Il report più atteso del 20 gennaio sarà quello di Netflix, per cui è prevista una crescita degli utili del 27% e un aumento del fatturato del 17%. Gli investitori seguiranno con attenzione anche gli aggiornamenti sulle strategie di contenuto e sull’offerta per Warner Bros.
Tra gli altri report in calendario per martedì figurano Interactive Brokers, 3M, U.S. Bancorp e United Airlines, tra gli altri.
Nel corso della settimana, l’attenzione tornerà infine sul dato PCE di giovedì, per verificare se l’“indicatore di inflazione preferito dalla Fed” confermerà il quadro emerso dai recenti dati sull’IPC. Resta inoltre sullo sfondo la possibilità di un intervento della Corte Suprema sul tema dei dazi.
TSM sostiene Wall Street dopo due giorni di caliUn solido report di una Big Tech ha permesso al mercato di uscire dalla fase di debolezza legata al comparto bancario durata due sedute, anche se gli indici si sono allontanati sensibilmente dai massimi intraday e restano in calo su base settimanale in vista di venerdì.
Il Dow Jones ha chiuso in rialzo dello 0,60%, pari a circa 293 punti, a 49.422,44, mentre l’S&P 500 è avanzato dello 0,26% a 6.944,47.
Il Nasdaq, reduce dal calo dell’1% della seduta precedente, ha recuperato parzialmente terreno con un progresso dello 0,25%, pari a circa 58 punti, a 23.530,02. Nonostante il ritracciamento nella parte finale della giornata, i principali indici hanno comunque interrotto una serie di due sedute consecutive in ribasso.
Il Russell 2000 ha mostrato una forza relativa superiore rispetto alle large cap, confermando l’ottimo avvio del 2026 per le small cap. L’indice è salito dello 0,86%, chiudendo su un nuovo massimo storico a 2.674,56 e portando il guadagno da inizio anno al 7,8%.
Il sentiment è stato sostenuto dal report del quarto trimestre di Taiwan Semiconductor, che ha registrato una sorpresa sugli utili superiore all’11% su ricavi in crescita di oltre il 25%, a 33,7 miliardi di dollari. Ancora più rilevante, la società ha alzato la guidance sulla spesa in conto capitale per il 2026, portandola in un range compreso tra 52 e 56 miliardi di dollari, fornendo un segnale incoraggiante per il ciclo di investimento legato all’intelligenza artificiale all’inizio della stagione degli utili.
Taiwan Semiconductor rappresenta uno dei principali barometri del ciclo dell’intelligenza artificiale. In qualità di produttore “pure-play”, fornisce componenti critici a numerosi leader del settore.
Le azioni hanno reagito positivamente alla pubblicazione dei risultati e al miglioramento delle prospettive, con il management che ha ribadito l’assenza di segnali di bolla nell’AI. Le stime indicano una crescita a doppia cifra dell’utile per azione anche nel 2026.
Il titolo TSM ha chiuso la seduta in rialzo del 4,4%, mentre alcuni dei suoi principali clienti hanno beneficiato del miglioramento del sentiment, con NVIDIA in crescita del 2,1% e AMD dell’1,9%.
Anche il comparto bancario ha mostrato segnali di ripresa dopo la fase di debolezza dei giorni precedenti. Morgan Stanley e Goldman Sachs hanno esteso la serie di risultati solidi del settore, registrando questa volta reazioni positive post-pubblicazione.
Morgan Stanley ha riportato una sorpresa sugli utili superiore all’11%, con il titolo in rialzo del 5,8%, mentre Goldman Sachs ha superato le attese di circa il 19%, chiudendo in progresso del 4,6%.
La maggior parte delle grandi banche che avevano subito prese di profitto nelle sedute precedenti ha chiuso in territorio positivo, tra cui Citigroup (+4,5%), JPMorgan (+0,5%) e Bank of America (+0,2%).
Non emergono elementi nei risultati del quarto trimestre delle principali banche che giustifichino una lettura negativa del comparto. Dopo l’ottima performance registrata nel 2025, la debolezza successiva alla pubblicazione dei conti appare riconducibile a una dinamica di “vendi sulle notizie”.
Nel complesso, i risultati sono stati solidi e le prospettive per il trimestre in corso e per il resto dell’anno restano in linea con le attese costruttive degli investitori. Le stime per il primo trimestre 2026 e per l’intero esercizio stanno iniziando a muoversi al rialzo, confermando un quadro ancora favorevole per il settore bancario.
La giornata di venerdì sarà meno intensa sul fronte degli utili, ma il calendario include ancora alcune banche regionali, tra cui PNC Financial, State Street e Regions Financial.
Banche e tech frenano Wall StreetIl mercato ha continuato a faticare nel secondo giorno della stagione degli utili, con solidi risultati bancari e dati macroeconomici complessivamente accettabili che non sono però riusciti a sbloccare le azioni dalla fase di stallo nella seduta di ieri.
Il Nasdaq ha registrato il calo più marcato, perdendo l’1%, pari a circa 238 punti, a 23.471,75, in un contesto di vendite diffuse nel settore tecnologico. Tutti i titoli del cosiddetto “Mag 7” hanno chiuso in ribasso, guidati da flessioni superiori al 2% per Meta, Amazon e Microsoft. Particolarmente debole anche il comparto dei semiconduttori, dopo la notizia secondo cui la Cina non avrebbe autorizzato l’ingresso nel Paese dei chip H200 di NVIDIA. Il leader dell’intelligenza artificiale ha chiuso la seduta in calo dell’1,4%.
L’S&P 500 ha ceduto lo 0,53%, chiudendo a 6.926,60, mentre il Dow Jones ha limitato le perdite allo 0,09%, pari a circa 42 punti, a 49.149,63. Si tratta della seconda seduta consecutiva di ribasso per tutti e tre i principali indici, dopo che sia l’S&P sia il Dow avevano chiuso su livelli record fino a lunedì.
Sul fronte degli utili, altri tre grandi gruppi bancari hanno pubblicato i risultati nella mattinata. Bank of America, Wells Fargo e Citigroup hanno tutte registrato sorprese positive sugli utili, in linea con quanto visto il giorno precedente con JPMorgan. Il fatturato si è mostrato più eterogeneo, con Wells Fargo al di sotto delle attese.
Il mercato, tuttavia, sembra richiedere molto più di semplici risultati “buoni”, soprattutto da questo comparto. Di conseguenza, Bank of America ha perso il 3,8%, Wells Fargo il 4,6% e Citigroup il 3,3%. Anche JPMorgan ha esteso le perdite, cedendo un ulteriore 1% mercoledì, dopo il calo del 4,2% registrato nella seduta precedente.
La reazione ai risultati di JPMorgan, Bank of America, Citigroup e degli altri istituti suggerisce una lettura deludente da parte del mercato. Non riteniamo che i conti del quarto trimestre o i commenti sulle prospettive siano stati negativi e interpretiamo la debolezza post-risultati come una classica dinamica di “vendi sulle notizie”, soprattutto dopo la recente sovraperformance del settore.
La stagione degli utili prosegue giovedì con i conti di altre grandi banche, tra cui Morgan Stanley e Goldman Sachs, ma l’attenzione si estenderà anche al settore tecnologico con la pubblicazione dei risultati di Taiwan Semiconductor.
A metà settimana, Wall Street ha quindi ridotto l’esposizione ai grandi titoli tecnologici, mentre il flusso di trimestrali entra gradualmente nel vivo.
Gli investitori stanno inoltre cercando di digerire una serie di aggiornamenti geopolitici proprio all’inizio di questo ciclo di reporting particolarmente rilevante. In questo contesto, i risultati e soprattutto le prospettive di Taiwan Semiconductor potrebbero offrire indicazioni importanti sulla spesa legata all’intelligenza artificiale.
Sul fronte macro, emergono ancora effetti residui del più lungo shutdown governativo della storia statunitense, con la pubblicazione di ulteriori dati arretrati. L’indice dei prezzi alla produzione (PPI) riferito a novembre ha mostrato un aumento dello 0,2% su base mensile, in linea con le attese, mentre la crescita annua si è attestata al 3%, superiore alle previsioni del 2,7%. Il PPI core è rimasto invariato su base mensile, risultando inferiore alle attese di un incremento dello 0,2%, ma anche in questo caso la variazione annua è salita al 3%.
Nel frattempo, le vendite al dettaglio di novembre sono cresciute dello 0,6%, superando le attese ferme allo 0,4%.
Nel complesso, i dati continuano a suggerire che la Federal Reserve potrebbe non avere fretta di procedere con un nuovo taglio dei tassi entro la fine del mese, interrompendo una sequenza di tre riduzioni consecutive.
Tuttavia, il mercato continua a scontare almeno un ulteriore taglio entro la fine dell’anno, con la speranza di ulteriori interventi nel corso del tempo.
Wall Street sui massimi, attesa per CPI e utiliNonostante il presidente Trump continui a generare rumore sui mercati, due dei principali indici azionari hanno aggiornato i massimi storici nella seduta di lunedì, mentre gli investitori guardano a un martedì particolarmente intenso, con un dato chiave sull’inflazione e l’avvio della stagione degli utili.
Il Dow Jones è salito dello 0,17%, pari a circa 86 punti, chiudendo a 49.590,20, mentre l’S&P 500 ha guadagnato lo 0,16%, attestandosi a 6.977,27, consolidando così i record della scorsa settimana. Anche le small cap hanno partecipato al movimento, con il Russell 2000 in rialzo dello 0,44% e in chiusura su un nuovo massimo storico a 2.635,69.
Il Nasdaq resta ancora distante dal proprio massimo di chiusura, ma ha sovraperformato gli altri indici nella seduta, avanzando dello 0,26%, pari a circa 62 punti, a 23.733,90. Alphabet si è distinta in modo significativo, diventando l’ultima società a superare i 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, mentre continua a crescere l’entusiasmo degli investitori per le sue iniziative legate all’intelligenza artificiale.
Nel complesso, l’avvio di settimana è stato solido. Gli acquisti sono tornati a manifestarsi sui ribassi e il mercato ha mostrato una buona capacità di assorbire le notizie. L’oro continua la sua corsa storica, mentre l’attenzione degli operatori si sposta sempre più verso l’imminente stagione degli utili, che partirà dai titoli finanziari. Le premesse sono quelle di un inizio d’anno dinamico.
La seduta si era aperta in territorio negativo dopo la notizia dell’apertura, da parte del Dipartimento di Giustizia, di un’indagine penale sul presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, in merito alla sua testimonianza al Senato sulla ristrutturazione degli edifici degli uffici della Fed. Nel fine settimana, Powell ha diffuso una dichiarazione video in cui ha attribuito l’iniziativa a pressioni politiche, avvertendo che tali azioni rischiano di minare l’indipendenza della banca centrale.
Nel frattempo, il presidente Trump ha chiesto di limitare per un anno i tassi delle carte di credito al 10%. Negli ultimi giorni, il Presidente degli Stati Uniti ha avuto un impatto costante sul sentiment di mercato: la scorsa settimana ha proposto di porre fine ai dividendi e ai programmi di riacquisto di azioni proprie per le società della difesa e ha spinto per un divieto ai grandi investitori istituzionali di acquistare abitazioni unifamiliari. Finora, tuttavia, il mercato ha mostrato una notevole resilienza di fronte a questi sviluppi, inclusa la recente cattura di Nicolás Maduro in Venezuela.
Detto questo, l’attenzione degli investitori resta concentrata su eventi con implicazioni più dirette per i mercati. In primo luogo, il rapporto sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) in uscita domani mattina. Il dato del mese scorso era risultato più debole del previsto, ma molti operatori avevano espresso scetticismo, considerando che l’economia era ancora condizionata dagli effetti del più lungo shutdown governativo della storia. Il nuovo report dovrebbe offrire un quadro più affidabile.
Ancora più rilevante, la stagione degli utili prende ufficialmente il via domani con la pubblicazione dei risultati della più grande banca statunitense, JPMorgan. Il consenso prevede utili per azione pari a 5,01 dollari su ricavi di 45,7 miliardi di dollari, corrispondenti a una crescita annua rispettivamente del 4,2% e del 6,8%. Nel corso della settimana seguiranno anche i conti di Bank of America, Wells Fargo e Citigroup, mentre giovedì sarà il turno di Morgan Stanley e Goldman Sachs.
I massimi storici chiudono la prima settimana completa del 2026Speriamo che il resto del 2026 si dimostri positivo quanto la prima settimana completa, che ha visto tutti i principali indici muoversi in rialzo con due nuovi record.
Venerdì, l'S&P è avanzato dello 0,65% a 6966,28 e il Dow Jones è avanzato dello 0,48% (circa 238 punti) a 49.504,07, segnando nuovi massimi di chiusura per entrambi. Questi indici sono saliti rispettivamente dell'1,6% e del 2,3% durante la settimana. Il NASDAQ ha sovraperformato oggi i suoi omologhi, guadagnando lo 0,81% (circa 191 punti) a 23.671,35. L'indice ad alta capitalizzazione tecnologica è ancora a circa l'1,2% dal suo massimo di chiusura, ma ha guadagnato l'1,9% negli ultimi cinque giorni.
E le small cap si sono unite a noi, con il Russell 2000 in rialzo dello 0,78% a 2624,22. L'indice ha effettivamente sovraperformato i titoli più grandi, con un rialzo settimanale del 4,6%. Il
rally di venerdì è stato favorito da un rapporto generalmente accettabile sulle buste paga non agricole di dicembre. L'economia ha creato 50.000 posti di lavoro il mese scorso, un po' al di sotto delle aspettative di 73.000, dato che le buste paga private sono aumentate solo di 37.000. Tuttavia, il tasso di disoccupazione è sceso più del previsto al 4,4%.
Il rapporto sembra aver centrato il punto, con numeri sufficientemente solidi da dissipare i timori di un rallentamento economico più grave, mantenendo al contempo un taglio dei tassi sul tavolo per un certo periodo nel primo semestre. (Il CME FedWatch Tool suggerisce fortemente che la Fed rimarrà ferma più a lungo questo mese, con una probabilità del 95%.)
L'attenzione si sposta ora sull'inizio della stagione degli utili, che inizierà ufficiosamente martedì con la principale banca del paese, JPMorgan (JPM). Il giorno successivo saranno pubblicati i rapporti di Bank of America (BAC), Wells Fargo (WFC) e Citigroup (C), mentre giovedì saranno pubblicati quelli di Morgan Stanley (MS) e Goldman Sachs (GS).
C'è un giustificato ottimismo tra gli investitori riguardo al quadro generale degli utili. Gran parte di questo ottimismo riflette il continuo slancio degli utili nel settore tecnologico, ma ci sono anche segnali che alcuni altri settori stanno iniziando a diventare contributi significativi alla crescita. Questo ha iniziato a riflettersi nelle revisioni delle stime degli utili, con le stime aggregate che hanno iniziato a salire leggermente dall'inizio della seconda metà del 2025.
Mercati stabili in attesa dei dati sull’occupazioneNella seduta di ieri i principali indici hanno mostrato ancora una volta andamenti contrastanti, ma restano tutti in territorio positivo per la prima settimana completa del 2026, in attesa della sessione di oggi.
Detto questo, il rapporto sulle buste paga non agricole in uscita domani mattina potrebbe rivelarsi determinante per l’esito finale della settimana.
Il Dow Jones è tornato in rialzo, guadagnando lo 0,55%, pari a circa 270 punti, e chiudendo a 49.266,11. A sostenere l’indice sono stati in particolare i titoli del settore difesa, dopo che il Presidente Trump ha indicato un bilancio per la difesa pari a 1.500 miliardi di dollari nel 2027, in netto aumento rispetto ai circa 900 miliardi previsti per il 2026.
Il rimbalzo arriva il giorno successivo al calo del comparto, innescato da dichiarazioni presidenziali che avevano ipotizzato la fine di dividendi e riacquisti di azioni proprie per le società della difesa.
L’S&P 500 ha chiuso sostanzialmente invariato, con un lieve progresso dello 0,01% a 6.921,46. Sia l’S&P 500 sia il Dow Jones avevano toccato massimi storici martedì, prima di arretrare nella seduta di ieri.
La rotazione settoriale ha penalizzato il comparto tecnologico, portando il Nasdaq a scendere dello 0,44%, pari a circa 104 punti, a 23.480,02. Nonostante la debolezza del settore, Alphabet ha superato Apple diventando la seconda società quotata al mondo per capitalizzazione, alle spalle di NVIDIA.
Parte dei flussi in uscita dalla tecnologia si è diretta verso le small cap, con il Russell 2000 in rialzo dell’1,1% e in chiusura su un nuovo massimo storico a 2.603,91.
Sul fronte macroeconomico, ieri sono arrivati nuovi dati sul mercato del lavoro, con l’attenzione ora tutta rivolta al rapporto sulle buste paga non agricole.
Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione si sono attestate a 208.000, in lieve aumento rispetto alla settimana precedente ma inferiori alle attese di 210.000. Inoltre, Challenger, Gray & Christmas ha riportato poco più di 35.500 licenziamenti, il livello più basso degli ultimi diciotto mesi.
Tutto è quindi pronto per il primo rapporto “normale” sull’occupazione negli Stati Uniti dopo lo shutdown governativo. Le attese indicano attualmente la creazione di 73.000 nuovi posti di lavoro, in aumento rispetto ai 54.000 stimati a fine settimana scorsa.
L’ultimo dato disponibile, pubblicato in modo atipico a metà dicembre, aveva sorpreso positivamente con 64.000 nuovi occupati.
In termini settimanali, il Dow Jones è in rialzo dell’1,8% fino a giovedì, il Nasdaq guadagna circa l’1% e l’S&P 500 è in progresso dello 0,9% nei primi quattro giorni della settimana. Oltre ai dati sull’occupazione, gli investitori guardano anche a possibili sviluppi sul fronte politico-giudiziario, con una potenziale decisione della Corte Suprema sui dazi presidenziali attesa proprio per oggi.
S&P e Dow arretrano dai record in una giornata ricca di datiMercoledì, due dei principali indici azionari statunitensi hanno chiuso in territorio negativo per la prima volta nel 2026, mentre il mercato affrontava un’intensa tornata di dati macroeconomici e una giornata particolarmente ricca di dichiarazioni da parte del Presidente degli Stati Uniti.
Il Dow Jones ha ceduto lo 0,94%, pari a 466 punti, chiudendo a 48.996,08, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,34%, attestandosi a 6.920,93. Entrambi gli indici avevano chiuso la seduta precedente su livelli record e avevano toccato nuovi massimi intraday anche nella giornata odierna, prima di invertire la rotta. Il Russell 2000, indice delle small cap, ha registrato un calo dello 0,29%, dopo il balzo dell’1,4% di martedì.
Il Nasdaq è invece riuscito a proseguire la sua sequenza positiva, salendo dello 0,16%, pari a circa 37 punti, a 23.584,28, per il terzo giorno consecutivo in rialzo. NVIDIA ha guadagnato quasi l’1% nella seduta di mercoledì, dopo una reazione inizialmente contenuta alla presentazione di lunedì al CES, durante la quale ha svelato la nuova piattaforma di elaborazione AI “Vera Rubin”. Di segno opposto la performance del principale concorrente AMD, che ha chiuso in calo del 2%.
I titoli del settore delle memorie, protagonisti di forti rialzi nella seduta di martedì, hanno mostrato andamenti contrastanti. Sandisk ha messo a segno un ulteriore progresso dell’1,1%, dopo il balzo del 27,6% del giorno precedente, mentre Western Digital ha perso quasi il 9%, correggendo parte del recente rialzo del 16,8%.
L’attenzione del mercato resta ora concentrata sul rapporto sulle buste paga non agricole in uscita venerdì. Le attuali attese indicano la creazione di 73.000 nuovi posti di lavoro, rispetto ai 64.000 registrati nella pubblicazione atipica di metà dicembre. In avvicinamento all’appuntamento principale, nella giornata odierna sono arrivati altri dati sul mercato del lavoro: il report ADP ha mostrato un aumento di 41.000 unità delle buste paga private a dicembre. Si tratta di un miglioramento rispetto alla contrazione di 29.000 unità di novembre, ma di un dato inferiore alle attese, fissate a 48.000.
Nel frattempo, le offerte di lavoro sono scese a 7,15 milioni a novembre, in calo di circa 300.000 unità rispetto al mese precedente. Sul fronte dell’attività economica, l’indice ISM dei servizi ha registrato il miglior dato del 2025 nel mese di dicembre, attestandosi a 54,4%, sopra le attese di 52,2% e in miglioramento di 1,8 punti rispetto a novembre.
Anche il Presidente Trump è intervenuto più volte nel corso della giornata, un elemento che storicamente tende a creare volatilità sui mercati, soprattutto in assenza di segnali di allentamento sul fronte dei dazi. In questa occasione, ha espresso l’intenzione di porre fine alla distribuzione di dividendi e ai programmi di riacquisto di azioni per le società del settore difesa, oltre a valutare il divieto per i grandi investitori istituzionali di acquistare abitazioni unifamiliari.
Gli investitori restano inoltre in attesa di ulteriori sviluppi legati al petrolio venezuelano, dopo la cattura di Nicolás Maduro.
Wall Street sui massimi: S&P record, Dow oltre 49.000Nuovi massimi per Dow Jones e S&P 500 nell’avvio del 2026
Il forte slancio che ha caratterizzato l’avvio del 2026 è proseguito anche ieri, con un altro indice chiave che ha raggiunto un nuovo massimo, mentre gli investitori si preparano alla prima settimana “normale” di pubblicazione dei dati economici dopo mesi di discontinuità.
Il Dow Jones ha chiuso a un nuovo record lunedì e ha poi guadagnato un ulteriore 0,99% martedì, pari a circa 485 punti, fissando un nuovo traguardo a 49.462,08. Si tratta della prima chiusura sopra quota 49.000, con l’indice già a metà strada verso il livello simbolico dei 50.000 punti.
Nella stessa seduta anche l’S&P 500 si è unito al movimento, entrando in territorio record con un rialzo dello 0,62% a 6.944,82. Il Nasdaq è salito dello 0,65%, pari a circa 151 punti, chiudendo a 23.547,17.
Dal punto di vista storico, il segnale resta incoraggiante. Negli ultimi 50 anni, quando l’S&P 500 ha registrato un progresso nei primi cinque giorni di contrattazione dell’anno, l’indice ha chiuso l’anno in positivo nell’83% dei casi, con un guadagno medio del 14,2%. Finora l’S&P 500 è in rialzo da tre sedute consecutive e ha già guadagnato oltre l’1%.
La conferenza CES 2026 ha avuto un avvio molto solido, con importanti annunci legati all’intelligenza artificiale da parte di due dei principali protagonisti del settore. NVIDIA ha presentato la nuova piattaforma di elaborazione AI “Vera Rubin”, mentre AMD ha introdotto la piattaforma “Helios”.
Nonostante il clamore mediatico, entrambi i titoli hanno chiuso in calo nella seduta odierna, con NVIDIA in flessione dello 0,5% e AMD del 3%. Altri comparti tecnologici hanno invece mostrato una performance decisamente più brillante, in particolare il settore delle memorie, con rialzi significativi per Sandisk (+27,6%), Western Digital (+16,8%) e Micron Technology (+10%).
Sul fronte macroeconomico, il mercato sembra essersi lasciato alle spalle il più lungo blocco governativo degli ultimi anni. I dati di questa settimana verranno pubblicati secondo il calendario ordinario, con il cruciale rapporto sulle buste paga non agricole che tornerà alla consueta pubblicazione del venerdì, anziché a una data irregolare di metà mese.
Un aspetto positivo è che gli investitori non dovranno confrontarsi con significative lacune informative. Prima del rapporto sull’occupazione di venerdì, domani saranno pubblicati i dati sulle buste paga del settore privato misurate dal report ADP. Il dato del mese scorso aveva mostrato una contrazione di 32.000 unità a novembre, contro attese per un aumento di 40.000. Per il dato in uscita domani il consenso indica un incremento di circa 48.000 unità.
Sempre nella giornata di mercoledì sono attesi anche l’indice ISM dei servizi e i dati sulle offerte di lavoro (JOLTS).
Al momento non vedo motivi per cui il mercato non possa superare i circa 50 punti rimanenti e raggiungere quota 7.000 sull’S&P 500. I miei obiettivi sono leggermente più elevati, in area 7.025.
È tuttavia possibile che, una volta superato questo livello, si manifestino prese di profitto fisiologiche, che monitorerò con attenzione. Nel corso della settimana sono previsti dati su ISM, JOLTS, richieste di sussidi di disoccupazione e buste paga non agricole, ma al momento non vedo elementi in grado di compromettere questo solido avvio d’anno.
Dow e S&P rimbalzano a inizio 2026La prima sessione di contrattazioni del 2026 è risultata leggermente più volatile del previsto, soprattutto considerando che il nuovo anno si è aperto di venerdì.
Nonostante ciò, due dei principali indici statunitensi sono riusciti a interrompere la serie negativa che aveva chiuso il 2025, segnalando un possibile tentativo di ripresa dopo una fase di stagnazione di fine anno.
Il Dow Jones ha chiuso in rialzo dello 0,66% (circa 319 punti) a 48.382,39, mentre l’S&P 500 è salito dello 0,19% a 6.858,47.
Entrambi hanno così messo fine a quattro sedute consecutive di ribasso, una sequenza che aveva di fatto spento le speranze di un vero rally di Babbo Natale.
Il Nasdaq ha tentato fino all’ultimo di agganciarsi al rimbalzo, ma ha chiuso appena sotto la parità, in calo dello 0,03% a 23.235,63. Il settore dei semiconduttori ha comunque iniziato bene il nuovo anno, con alcuni dei principali protagonisti del 2025 in netto rialzo: Micron (+10,5%), AMD (+4,4%) e NVIDIA (+1,3%). Più deboli invece altri comparti, in particolare il software. Tesla ha perso il 2,6% dopo un aggiornamento deludente sulle consegne.
I mercati arrivano da un 2025 caratterizzato da un’elevata volatilità, con una violenta correzione nel periodo del “Giorno della Liberazione” seguita da un rimbalzo altrettanto potente. Nel complesso, l’anno si è chiuso con guadagni solidi: Nasdaq +20,4%, S&P 500 +16,4%, Dow Jones +13%.
Settimana ricca di dati in arrivo
La prossima settimana segnerà un vero ritorno alla normalità, non solo dopo le festività ma anche dopo la più lunga chiusura governativa della storia, che ha ritardato diversi rilasci macroeconomici. Lunedì è atteso l’ISM manifatturiero, mentre mercoledì verranno pubblicati ADP Employment e ISM Services.
Il principale appuntamento sarà come sempre il rapporto sulle buste paga non agricole, in uscita venerdì. Il dato di novembre, pubblicato in ritardo a metà dicembre, aveva mostrato la creazione di 64.000 posti di lavoro, sopra le attese di 45.000, ma con un tasso di disoccupazione salito al 4,6%. Per il prossimo report, il consenso si colloca intorno a 54.000 nuovi occupati.
Questi dati saranno centrali anche in ottica di politica monetaria. Il prossimo meeting della Fed è in programma per il 27–28 gennaio. Dopo tre tagli consecutivi dei tassi, il FedWatch Tool del CME assegna solo circa il 17% di probabilità a un quarto taglio consecutivo, mentre le probabilità che i tassi restino invariati si attestano intorno all’83%.
Uno sguardo al 2026
Il 2026 si apre con aspettative elevate. Con l’inflazione in calo, i tassi di interesse in ulteriore discesa, le stime sul PIL in miglioramento e le revisioni sugli utili orientate al rialzo, lo scenario resta favorevole.
Se queste condizioni verranno confermate, non sarebbe sorprendente assistere a guadagni a due cifre per il quarto anno consecutivo. Il tutto senza dimenticare il grande tema strutturale che continua a dominare il mercato: l’intelligenza artificiale, ancora al centro dei flussi di investimento e delle aspettative di crescita per il nuovo anno.
Il rally si ferma, ma la settimana resta sopra +1%Il mercato ha mostrato un certo affaticamento al rientro dalla pausa natalizia, con i principali indici che hanno chiuso la seduta di venerdì leggermente in calo. Nonostante ciò, tutti gli indici hanno concluso la settimana abbreviata con un rialzo superiore all’1%, in vista delle ultime tre sedute e mezza di contrattazione del 2025.
L’S&P 500 ha perso lo 0,03%, chiudendo a 6.929,94, ma ha comunque registrato un progresso settimanale dell’1,4%. Il Dow Jones è scivolato dello 0,04% (circa 20 punti) a 48.719,97, mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,09% (circa 20 punti) a 23.593,10. Sia il Dow Jones sia il Nasdaq hanno chiuso la settimana con un guadagno dell’1,2%.
Questi lievi ribassi hanno posto fine a una serie positiva di cinque sedute consecutive, alimentata da un indice dei prezzi al consumo (IPC) inferiore alle attese e da un dato sul PIL superiore alle aspettative. L’S&P 500 e il Dow Jones hanno comunque mantenuto un buon recupero rispetto ai massimi, con l’S&P che ha anche toccato brevemente un nuovo record intraday nella mattinata.
La notizia principale di una seduta altrimenti tranquilla è stata la conclusione, da parte di NVIDIA (NVDA), del più grande accordo della sua storia. Il leader dell’intelligenza artificiale ha siglato un accordo di licenza con il produttore di chip AI Groq, per un valore stimato di circa 20 miliardi di dollari. L’operazione rappresenta l’ennesima mossa strategica di NVIDIA, che continua a sfruttare la propria solidità finanziaria per mantenere una posizione di vertice in un settore dell’intelligenza artificiale sempre più competitivo. Le azioni NVDA hanno chiuso la seduta di venerdì in rialzo dell’1%.
La sessione è risultata leggermente deludente per il secondo giorno ufficiale del periodo del rally di Babbo Natale. Va tuttavia ricordato che il mercato aveva già messo a segno quattro sedute consecutive di rialzo prima ancora dell’avvio formale di questa finestra stagionale, iniziata alla vigilia di Natale.
Da inizio anno, il Dow Jones registra un rialzo del 14,5%, l’S&P 500 del 17,8%, il Nasdaq del 22,2% e l’indice Russell 2000 del 13,6%. Con solo tre sedute di contrattazione rimaste alla fine dell’anno, l’S&P 500 ha ancora margine per guadagnare un ulteriore 2,2% e chiudere il 2025 con un rialzo del 20% o superiore, centrando così il terzo anno consecutivo di performance annuali oltre la soglia del 20%.
La settimana di Natale inizia con il terzo giorno di guadagniI titoli legati all'intelligenza artificiale potrebbero finalmente scrollarsi di dosso il recente crollo, contribuendo a risollevare il mercato per la terza sessione consecutiva ieri e iniziando la settimana natalizia accorciata con una nota positiva.
L'S&P è salito dello 0,64% oggi a 6.878,49, mentre il NASDAQ è salito dello 0,52% (circa 121 punti) a 23.428,83. Il Dow Jones ha contribuito con un rialzo dello 0,47% (circa 227 punti) a 48.362,68.
Molti dei titoli legati all'intelligenza artificiale che hanno fatto notizia di recente hanno avuto sessioni solide. Micron Technology (MU) è balzata del 17% negli ultimi due giorni della scorsa settimana dopo un fantastico rapporto sugli utili, per poi aggiungere un altro 4% oggi. Oracle (ORCL) è diventata l'epitome dello scetticismo nei confronti dell'intelligenza artificiale, ma è salita del 3,3% ieri. Nel frattempo, il leader dell'intelligenza artificiale NVIDIA (NVDA) è salito dell'1,5% e Broadcom (AVGO) ha registrato un rialzo dello 0,5%.
Superare ampiamente i massimi di venerdì è stato per me un chiaro segnale che le recenti vendite si sono esaurite e che dobbiamo salire. Sembra che i massimi storici siano dietro l'angolo, ma con sei giorni di contrattazioni rimasti, potrebbe essere difficile raggiungere quota 7000 se non superiamo i massimi prima di Natale.
Le azioni sono state di ottimo umore sin dal ritardo del rapporto CPI di novembre di giovedì scorso. Il dato principale è salito del 2,7% su base annua, mentre quello core è salito del 2,6%, entrambi al di sotto delle aspettative. Gli effetti persistenti della chiusura delle attività governative potrebbero distorcere leggermente i risultati, ma non sembrano preoccupare gli investitori. Il NASDAQ è salito dello 0,5% la scorsa settimana e l'S&P è avanzato dello 0,1%, mentre il Dow Jones è sceso dello 0,7%.
Un'incredibile svolta degli eventi che ha diviso questa settimana in due. L'inizio della settimana è stato caratterizzato da avversione al rischio, forti vendite azionarie e il settore dell'intelligenza artificiale sotto pressione. La fine della settimana è stata caratterizzata da propensione al rischio, con un rally generalizzato e un'impennata di tutti i titoli ad alto beta. Qual è stato il punto di svolta? L'indice dei prezzi al consumo (IPC) più basso del previsto.I volumi sono aumentati verso la fine della settimana. Questo mi dice che il mercato ha un'inclinazione rialzista in vista delle festività natalizie.
Storicamente, la settimana di Natale tende a favorire le azioni, il che rende il forte andamento di ieri un segnale incoraggiante per i giorni a venire. Naturalmente, ci stiamo tutti interrogando sul rally di Babbo Natale, che tecnicamente non inizierà prima della vigilia di Natale di mercoledì. Vediamo se i titoli riusciranno a riprendersi.
Azioni ancora sotto pressione in attesa dell’IPCLe azioni non sono riuscite a scrollarsi di dosso la recente debolezza nella seduta odierna, con i principali indici che hanno chiuso in ribasso in vista della pubblicazione di domani dell’indice dei prezzi al consumo (IPC).
Si tratta di un dato piuttosto singolare, considerando che il rapporto di ottobre è stato saltato a causa del lockdown, ma almeno ora siamo tornati “in carreggiata”. Domani verrà pubblicato anche il rapporto settimanale sulle richieste di sussidio di disoccupazione, che fornirà un’ulteriore serie di dati cruciali su cui concentrarsi mentre ci avviciniamo alla chiusura di un 2026 complessivamente fantastico.
Alla chiusura, il Dow Jones ha registrato un calo dello 0,5%, il Nasdaq dell’1,8% e l’S&P 500 dell’1,2%. Anche le small cap sono tornate sotto pressione, con il massimo storico della scorsa settimana che sembra riflettere una pausa temporanea del sentiment positivo.
Nel frattempo, è proseguito lo scetticismo sul trading legato all’intelligenza artificiale, con molti dei principali protagonisti – NVDA, PLTR, AMD, VRT e persino CAT – che hanno continuato a subire pressioni negli ultimi giorni, dopo i forti rialzi precedenti.
A livello settoriale, pochi spunti positivi nella seduta odierna, con Energia e Beni di consumo di base in testa. Come prevedibile, il settore tecnologico ha guidato i ribassi, seguito da Servizi di comunicazione e Industria.
Sul fronte delle singole notizie, Tesla ha subito una seduta particolarmente debole, probabilmente a causa di prese di profitto dopo il recente raggiungimento di un nuovo massimo storico.
Aggiornamenti di portafoglio
Innovatori del settore sanitario
RXRX ha guidato le performance di giornata nel comparto sanitario, mettendo a segno un solido +11,4% grazie a un upgrade di JPMorgan.
Counterstrike
SSG è balzato del +7,6%, consolidando i già consistenti guadagni registrati dopo l’inserimento di inizio novembre.
Home Run
Il portafoglio Home Run ha attirato l’attenzione oggi, con AXGN in rialzo del 7% nella seduta. Con un progresso del 78% dall’ingresso di Brian, il titolo continua a muoversi con grande slancio.
Vendita allo scoperto
Anche il portafoglio Short Sell ha registrato una buona giornata, con la posizione corta su VSAT in rialzo del +6,5%.
Commodity Innovators
BOIL, nel portafoglio dedicato alle materie prime, è salito del +6,3%, mostrando segnali di recupero.
Conclusione
Un mercoledì relativamente tranquillo, ma il quadro potrebbe farsi più delicato domani con la pubblicazione dell’IPC e del rapporto settimanale sull’occupazione. Gli investitori continuano a guardare con cautela i titoli legati all’intelligenza artificiale dopo i forti guadagni del 2026, con evidenti prese di profitto in vista della fine dell’anno.
Tesla regge il NasdaqIl rapporto sulle buste paga non agricole pubblicato ieri prima dell’apertura delle borse ha fornito segnali contrastanti: elementi positivi per i rialzisti e, allo stesso tempo, spunti favorevoli agli orsi. Non sorprende quindi che i principali indici abbiano chiuso la seduta di ieri con andamenti divergenti.
L’economia statunitense ha creato 64.000 posti di lavoro a novembre, superando nettamente le attese, che si aggiravano intorno alle 45.000 unità. Tuttavia, il tasso di disoccupazione è salito al 4,6%, oltre le previsioni del 4,5% e al livello più alto degli ultimi quattro anni.
Inoltre, la revisione dei dati ha mostrato una perdita di 105.000 posti di lavoro a ottobre. Nel complesso, questi numeri confermano quanto già emerso nelle ultime settimane: il mercato del lavoro sta progressivamente perdendo slancio.
Il Dow Jones ha chiuso la sessione in calo dello 0,62% (oltre 300 punti) a 48.114,26, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,24% a 6.800,26. Entrambi gli indici registrano ora tre sedute consecutive di ribasso. Il Nasdaq, invece, è riuscito a interrompere la sua fase negativa, avanzando dello 0,23% (circa 54 punti) a 23.114,46, sostenuto in larga parte dalla forte performance di Tesla (TSLA), salita di oltre il 3% e capace di segnare un nuovo massimo storico.
Le azioni Tesla hanno recentemente raggiunto un nuovo record in chiusura, nonostante le aspettative di vendita più contenute e un contesto di mercato instabile. In altre parole, l’andamento del prezzo – spesso paragonato a una “palla da spiaggia tenuta sott’acqua” – suggerisce che il rallentamento delle vendite sia già ampiamente scontato nelle quotazioni e che gli investitori stiano guardando oltre, proiettandosi sul futuro.
A rafforzare il sentiment positivo ha contribuito anche la notizia dell’avvistamento ad Austin, in Texas, del primo robotaxi Tesla senza safety rider. Dal punto di vista tecnico, l’uscita del titolo da una bandiera rialzista settimanale, accompagnata da volumi elevati, lascia ipotizzare come prossimo obiettivo l’area intermedia della fascia dei 500 dollari.
Con l’ingresso nell’ultima settimana completa del 2025, gli investitori si interrogano ora sulla possibilità di un rally di Babbo Natale. Maggiore chiarezza potrebbe arrivare dal rapporto sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) di giovedì, che aiuterà a valutare l’altro lato del mandato della Fed e a colmare le lacune informative lasciate dal recente shutdown.
La volatilità dei prezzi rimane elevata, ma il mercato sta mostrando una buona capacità di tenuta. Una rottura dei minimi di ieri potrebbe mettere seriamente in discussione l’ipotesi di un rally di fine anno; tuttavia, la reazione difensiva vista ieri suggerisce che, per il momento, i rialzisti restano ancora in controllo.
Avvio debole, focus sui dati USALunedì, le operazioni legate all’intelligenza artificiale hanno continuato a subire pressioni, facendo iniziare in territorio negativo l’ultima settimana completa del 2025. Il NASDAQ è stato l’indice più colpito dalle vendite, mentre gli investitori si preparano alla pubblicazione, rinviata a domani, del rapporto sulle buste paga non agricole.
L’S&P 500 è sceso dello 0,16%, chiudendo a 6.816,51 punti, mentre il Dow Jones ha registrato un calo più contenuto dello 0,09%, pari a poco più di 40 punti, attestandosi a 48.416,56. Il NASDAQ, fortemente esposto al settore tecnologico, ha invece perso lo 0,59%, pari a circa 137 punti, chiudendo a 23.057,41.
I titoli dell’intelligenza artificiale che avevano mostrato maggiore debolezza nella scorsa settimana hanno continuato a perdere terreno. Broadcom (AVGO) ha ceduto il 5,6%, mentre Oracle (ORCL) è scesa del 2,7%. Entrambe le società hanno recentemente pubblicato solidi risultati trimestrali, ma l’attenzione degli investitori si è spostata sulle preoccupazioni relative all’entità e alla sostenibilità della spesa legata all’intelligenza artificiale.
Non è ancora il momento di abbassare la guardia: nel corso della settimana saranno diffusi diversi dati economici in grado di influenzare le prossime decisioni della Federal Reserve. L’appuntamento più rilevante sarà probabilmente il rapporto sulle buste paga non agricole di novembre, in uscita martedì. La pubblicazione è stata posticipata a causa dei ritardi accumulati dal governo in seguito alla più lunga chiusura economica della storia del Paese.
Il precedente rapporto aveva mostrato un incremento di 119.000 posti di lavoro, mentre per il dato di novembre le aspettative si attestano intorno alle 40.000 unità.
Un risultato inferiore alle attese potrebbe sostenere il mercato, alimentando le aspettative di un taglio dei tassi anticipato. Al contrario, un dato superiore alle previsioni potrebbe essere accolto con sollievo sul fronte macroeconomico, ma allo stesso tempo pesare sulle azioni, ritardando il prossimo intervento sui tassi. Un dato particolarmente debole, infine, potrebbe riaccendere i timori sulla solidità dell’economia. Il mercato potrebbe interpretare ciascuno di questi scenari in modo diverso: sarà necessario attendere i numeri ufficiali.
Più avanti nel corso della settimana arriverà anche un importante indicatore legato all’altra metà del doppio mandato della Fed, con la pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo (IPC). L’ultimo rapporto, diffuso a fine ottobre, mostrava un aumento dell’inflazione complessiva dello 0,3% su base mensile e del 3% su base annua, entrambi inferiori di 0,1 punti percentuali alle attese. Il mercato si aspetta un quadro sostanzialmente invariato, ma anche una variazione minima potrebbe avere un impatto significativo sulle aspettative degli investitori.
Un giorno basta a Wall Street per rompere i massimiBeh, non ci è voluto molto. Sapevamo che le azioni erano pronte a raggiungere nuovi massimi dopo il terzo taglio consecutivo dei tassi da parte della Fed,
ma due dei principali indici non hanno perso tempo giovedì, stabilendo nuovi record appena un giorno dopo la riunione.
Cosa è successo ieri
Dow Jones: +1,34% (quasi 650 punti)
S&P 500: +0,21% → chiusura a 6.901 (nuovo massimo di chiusura)
Russell 2000: +1,21% → 2.590,61 (dopo i massimi del giorno precedente)
NASDAQ: -0,25% → 23.593,86
Il mercato ha ripercorso gran parte del movimento successivo alla riunione del FOMC durante la notte.
Dopo circa mezz’ora, gli acquirenti sono entrati per comprare il ribasso: gli investitori temevano che il messaggio del FOMC potesse risultare eccessivamente aggressivo dopo il taglio dei tassi.
Quando il tono si è rivelato leggermente più accomodante del previsto, il quadro è cambiato.
Il punto chiave
Mi piace la risposta del mercato dopo il FOMC. La forza del consumatore statunitense dovrebbe aiutarci ad affrontare le festività natalizie.
Con una maggiore propensione al rischio e flussi che si spostano verso le small cap, mi aspetto una buona performance verso la fine dell’anno.
Tech sotto pressione: il caso Oracle (ORCL)
Il NASDAQ, invece, non ha partecipato al rialzo. È possibile che Oracle (ORCL) abbia rappresentato il punto critico, con un calo del 10,8%.
La società continua a investire in modo significativo nell’intelligenza artificiale, ma i ricavi di 16,1 miliardi di dollari sono risultati inferiori alle attese.
Nonostante la crescita anno su anno, questa mancanza ha riacceso le preoccupazioni sulle valutazioni del comparto AI e sull’enorme quantità di capitale che vi è confluita.
Broadcom (AVGO): numeri forti, reazione prudente
Gli investitori potrebbero guardare con maggiore attenzione ai risultati di Broadcom (AVGO), che ha superato la stima di consenso del 4,3% con ricavi pari a 18 miliardi di dollari.
Inoltre, la società prevede che il fatturato dei semiconduttori legati all’intelligenza artificiale nel primo trimestre raddoppierà su base annua, raggiungendo 8,2 miliardi di dollari.
Nonostante ciò, le azioni di AVGO sono scese di oltre il 3% nel dopo-mercato.
Settimana in recupero
Dopo due giorni di debolezza, i principali indici sono ora avviati verso una settimana positiva, sostenuti dal taglio dei tassi.
Il Dow Jones è in testa con un rialzo di circa +1,6%, mentre l’S&P 500 guadagna circa +0,4%.
Anche il NASDAQ, pur sotto pressione per le preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale, rimane leggermente positivo su base settimanale.
Conclusione
Il miglioramento dell’ampiezza del mercato, tassi di interesse più favorevoli e un sentiment ancora prudente creano un contesto costruttivo per le azioni statunitensi.
Con una partecipazione più ampia al rialzo e una politica monetaria più accomodante in prossimità dei massimi storici, si rafforzano le basi per ulteriori guadagni.
NASDAQ: Capital gain da 1.484 puntiOperazione chiusa sul NASDAQ Composite (IXIC) con un capital gain di 1.484 punti (pari a 14.840$ per chi come me adopera ferreamente un lotto per tutte le operazioni ).
Un’operazione impostata con precisione chirurgica, con previsioni anticipate nel post del 16 ottobre e chiusa nella giornata di ieri in area 24.000 dopo un movimento tecnico perfettamente in linea con l’impostazione del trend.
Come si vede dal grafico, l’apertura è avvenuta in area 22.533, subito dopo la rottura della resistenza dinamica (trendline verde) e il successivo ritracciamento tecnico del 22 Ottobre — il classico *flag pattern* che utilizzo come segnale operativo.
👉 La mia regola resta sempre la stessa: “No Flag, No Trading.”
Durante l’intera fase di sviluppo (come anticipato nel post del 16 Ottobre), il prezzo ha rispettato in modo preciso tutti i livelli tecnici intermedi, confermando la solidità dell’impostazione rialzista:
* 22.908: primo step di conferma del breakout
* 23.235: consolidamento e nuovo impulso
* 23.543: livello chiave di accelerazione
* 24.017 – 24.238: area target finale raggiunta, con chiusura dell’operazione
Questa sequenza ordinata di livelli raggiunti è un chiaro esempio di come una gestione sistematica della price action possa generare risultati consistenti anche in fasi di mercato volatili.
Il movimento rialzista è stato confermato dalla crescita progressiva dei volumi e dalla struttura tecnica del canale ascendente, con target finale centrato in area 24.000.
Un’operazione che si inserisce perfettamente nel contesto attuale del mercato tech, dove la forza relativa del NASDAQ continua a superare le altre principali borse americane.
📊 Sintesi operativa:
* Apertura: 22.533
* Chiusura: 24.000
* Gain: +1.484 punti (14.840$ in 7 giorni)
* Strategia: Breakout + Flag pattern
* Trend: Rialzista confermato
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