WisdomTree - Tactical Daily Update - 01.12.2025

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Clima d’attesa sulle Borse mondiali: non basta il taglio FED quasi certo.
Crollano le cryptos, si rinforzano oro, ma soprattutto argento.
La tecnologia oggetto di selettivi profit taking: sentore di «bolla AI»?
Calma piatta sul mercato obbligazionario e valutario.

Il mese di dicembre si apre in sordina per le Borse europee, con gli investitori che inaugurano l’ultimo tratto dell’anno oscillando tra la prudenza dettata dall’agenda macro e l’inevitabile sguardo alla riunione della Federal Reserve del 10 dicembre, ormai considerata cruciale. Il lungo blackout statistico causato dallo shutdown federale ha infatti compresso in pochi giorni una sequenza fitta di aggiornamenti macroeconomici, soprattutto dagli Stati Uniti, dove il quadro si presenta in chiaroscuro.
Sul fronte americano, l’indice manifatturiero di novembre si attesta a 52,2 punti, in lieve calo rispetto ai 52,5 del mese precedente, ma ancora in espansione e sorprendentemente solido rispetto alle attese. È un dato che rafforza la narrativa di un’economia sì rallentata, ma non in affanno. E infatti i mercati, ormai da giorni, prezzano quasi al 100% un taglio dei tassi nella riunione della Fed di metà mese, un passaggio che potrebbe chiudere l’anno restituendo un po’ di linfa agli asset più sensibili alla politica monetaria.
In Europa, il quadro è meno rassicurante. I dati sulle manifatture deludono le aspettative, confermando un rallentamento che si trascina da settimane. Le Borse europee aprono così il mese con un tono debole: Piazza Affari cede lo 0,22%, ma riesce a mantenersi sopra la soglia psicologica dei 43.000 punti dopo aver recuperato dai minimi intraday. Non brillano neanche Parigi (-0,3%) e soprattutto Francoforte (-1%), mentre Madrid (+0,1%) e Amsterdam (+0,4%) salvano la seduta chiudendo in territorio positivo.
Oltreoceano, Wall Street viaggia in rosso dopo un novembre estremamente instabile. Alle 18:00 CET, il Dow Jones arretra dello 0,43%, interrompendo una serie di cinque sedute consecutive al rialzo iniziata il 21 novembre. L’S&P 500 si muove appena sotto la parità (-0,16%), mentre il Nasdaq 100 limava solo lo 0,14%. All’interno dell’S&P emergono in controtendenza i comparti energia (+0,95%) e beni di consumo discrezionali (+0,42%), mentre sul fondo scivolano utilities (-2,20%), sanitario (-1,08%) e industriali (-0,74%).
Tra le storie di giornata spicca Nvidia (+0,97%), che annuncia l’acquisizione di una quota da 2 miliardi di dollari in Synopsys, mossa strategica per accelerare lo sviluppo di soluzioni avanzate di ingegneria e intelligenza artificiale. Meno brillanti altri due nomi simbolo dell’AI: Advanced Micro Devices (+0,84%) e Oracle (+0,89%), entrambi in rialzo ma senza entusiasmo.

Il sentiment globale resta tuttavia più disteso rispetto a qualche settimana fa, grazie all’aumento delle probabilità di un allentamento monetario imminente da parte della Fed. Sui mercati globali torna un segnale di risk-off, e lo si vede dal comportamento del bitcoin, che registra una delle sedute più pesanti dell’ultimo mese: il calo supera il 7%, riflesso di un’ampia ritirata dagli asset più speculativi.
La criptovaluta resta infatti in una fase strutturalmente fragile dopo l’ondata di vendite scatenata dall’azzeramento di circa 19 miliardi di dollari in posizioni a leva a inizio ottobre, pochi giorni dopo il record storico a 126.251 dollari. A novembre il Bitcoin ha lasciato sul terreno il 16,7%, ma negli ultimi giorni ha tentato un recupero risalendo sopra i 90.000 dollari.
Nella notte asiatica, i listini si sono mossi in ordine sparso. A catalizzare l’attenzione è stato il Giappone: il Nikkei è scivolato dell’1,89% a 49.303,28, dopo le parole del governatore della Bank of Japan, Kazuo Ueda, che ha lasciato aperta la porta a un aumento dei tassi a breve.
Le sue dichiarazioni hanno spinto i rendimenti dei decennali nipponici ai massimi di 17 anni: il JGB a dieci anni è balzato di 7,5 punti base fino all’1,875%, livello più alto dal giugno 2008. Lo yen si è rafforzato dello 0,4%, mentre gli investitori valutano anche i piani della premier Takaichi per sostenere la crescita economica nei prossimi mesi.
Sul mercato valutario, l’euro/dollaro resta poco mosso e si assesta a 1,16. Sul fronte energetico, il petrolio torna a salire dopo che l’Opec+ ha confermato la decisione del 2 novembre 2025 di sospendere l’aumento della produzione per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2026. Il WTI si muove a 59,3 dollari al barile, mentre il Brent supera i 63 dollari.
Per i titoli di Stato europei, la giornata è stata tranquilla: lo spread BTp-Bund resta stabile a 72 punti base, livello più basso degli ultimi 15 anni. Sale invece, in parallelo ai Bund, il rendimento del decennale italiano.
Tra i metalli preziosi, l’oro spot si muove in lieve recupero a 4.233 dollari (+0,2%), mentre il gas naturale europeo scivola a 28 euro/MWh (-1,7%).
Il quadro complessivo di inizio mese è dunque quello di mercati che restano cauti, ma non paralizzati: la prospettiva di un imminente taglio dei tassi continua a fungere da rete di sicurezza, mentre gli investitori monitorano con attenzione i segnali più fragili — dalle manifatture europee alla volatilità delle criptovalute — in attesa che l’ultimo atto del 2025 prenda una direzione più chiara.

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