NASDAQ SOTTO PRESSIONE
Giovedì l’S&P 500 ha perso l’1,62%, il Nasdaq il 2,21% e il Dow Jones l’1,41%, mentre il calo guidato dal settore tecnologico continua a spingere i mercati al ribasso. La debolezza del Nasdaq è dovuta alla forte concentrazione di titoli tech al suo interno.
Tra i componenti del settore, Alphabet (-0,6%) ha pesato sul sentiment dopo aver segnalato un forte aumento della spesa in conto capitale legata all’intelligenza artificiale. Gli investimenti previsti per il 2026 dovrebbero attestarsi nella fascia alta dell’intervallo 175–185 miliardi di dollari, riaccendendo i dubbi sulla rapidità con cui tali spese si tradurranno in utili.
Sotto pressione anche i titoli dei semiconduttori: Qualcomm ha perso l’8,4% a causa di prospettive caute sulla domanda di memorie e sulle tensioni nelle scorte, aggravando le vendite nel comparto chip.
Il tono risk‑off è stato rafforzato dai dati macroeconomici: le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono salite a 231.000 nella settimana conclusa il 31 gennaio. Gli annunci di licenziamenti aziendali sono aumentati a 108.000 a gennaio, il livello più alto da gennaio 2009, indicando un raffreddamento delle condizioni del mercato del lavoro.
VALUTE
Il dollaro continua a rafforzarsi contro le principali valute, anche se, arrivato sulle resistenze chiave, ha più volte ritracciato. L’EUR/USD non riesce a superare quota 1,1770, mentre la sterlina ha tenuto l’area di 1,3520. USD/JPY non riesce a rompere 157,30 e resta in attesa delle elezioni della camera bassa giapponese.
Secondo le previsioni, il Primo Ministro Takaichi potrebbe ottenere maggiore margine politico, sostenendo la sua strategia di svalutazione dello yen e di forte espansione della liquidità per rilanciare l’economia attraverso investimenti finanziati a debito. Il Ministro delle Finanze Katayama resta però più prudente, consapevole che gli Stati Uniti — con il Segretario al Tesoro Scott Bessent in testa — non vedono di buon occhio una svalutazione eccessiva dello yen, che potrebbe alimentare nuove tensioni commerciali e ulteriori dazi.
Il governatore della BoJ, Ueda, potrebbe inoltre valutare un rialzo del costo del denaro, considerando i rendimenti del decennale giapponese, ora intorno al 2,25%.
Le valute oceaniche correggono come previsto in un contesto di rafforzamento del dollaro, mentre USD/CNH resta stabile in area 6,9300.
BCE, TASSI INVARIATI
La BCE ha lasciato invariati i tassi di interesse nella prima riunione di politica monetaria del 2026, ribadendo che l’inflazione dovrebbe convergere verso il target del 2% nel medio periodo. Il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali resta al 2,15%, quello sui depositi al 2,0% e il tasso sui prestiti marginali al 2,4%.
I membri del Consiglio Direttivo, insieme alla Presidente Lagarde, hanno sottolineato la resilienza dell’economia dell’Eurozona, pur avvertendo che lo scenario rimane incerto e influenzato dai rischi legati alle politiche commerciali globali e alle tensioni geopolitiche.
In conferenza stampa, Lagarde ha dichiarato che la BCE e le prospettive dell’inflazione dell’area euro si trovano in una “buona posizione”. Ha avvertito che i dati potrebbero mostrare volatilità nei prossimi mesi, ricordando tuttavia che le decisioni di politica monetaria non devono reagire a una singola pubblicazione. Ha inoltre ammesso che l’incertezza sul futuro dell’inflazione resta superiore alla norma. EUR/USD stabile in area 1,1800.
BOE ANCORA FERMA
La Bank of England ha mantenuto il tasso di riferimento invariato al 3,75% a febbraio, con una maggioranza risicata: 5 membri hanno votato per lasciare i tassi fermi, 4 per un taglio. La spaccatura riflette divergenze significative all’interno del Comitato di politica monetaria.
L’inflazione rimane sopra il target del 2%, ma dovrebbe tornare verso l’obiettivo nel breve periodo. La crescita salariale e l’inflazione dei servizi continuano a rallentare, riflettendo un’economia debole e un mercato del lavoro meno dinamico. Il Comitato ritiene che i rischi di un’inflazione persistente siano diminuiti, mentre quelli al ribasso legati alla domanda sono aumentati. Il tasso di riferimento è già stato ridotto di 150 punti base dall’agosto 2024.
Sterlina a 1,3570 contro dollaro e a 0,8700 contro euro.
JOLTS OPENINGS
Le offerte di lavoro negli Stati Uniti sono diminuite di 386.000 unità, scendendo a 6,542 milioni a dicembre 2025, il livello più basso da settembre 2020 e nettamente inferiore alle attese (7,2 milioni).
Le aperture sono calate nei servizi professionali e alle imprese, nel commercio al dettaglio e nei settori finanza e assicurazioni. Assunzioni e licenziamenti sono rimasti stabili a 5,3 milioni ciascuno. All’interno dei licenziamenti, le dimissioni — pari a 3,2 milioni — sono rimaste invariate.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Giovedì l’S&P 500 ha perso l’1,62%, il Nasdaq il 2,21% e il Dow Jones l’1,41%, mentre il calo guidato dal settore tecnologico continua a spingere i mercati al ribasso. La debolezza del Nasdaq è dovuta alla forte concentrazione di titoli tech al suo interno.
Tra i componenti del settore, Alphabet (-0,6%) ha pesato sul sentiment dopo aver segnalato un forte aumento della spesa in conto capitale legata all’intelligenza artificiale. Gli investimenti previsti per il 2026 dovrebbero attestarsi nella fascia alta dell’intervallo 175–185 miliardi di dollari, riaccendendo i dubbi sulla rapidità con cui tali spese si tradurranno in utili.
Sotto pressione anche i titoli dei semiconduttori: Qualcomm ha perso l’8,4% a causa di prospettive caute sulla domanda di memorie e sulle tensioni nelle scorte, aggravando le vendite nel comparto chip.
Il tono risk‑off è stato rafforzato dai dati macroeconomici: le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono salite a 231.000 nella settimana conclusa il 31 gennaio. Gli annunci di licenziamenti aziendali sono aumentati a 108.000 a gennaio, il livello più alto da gennaio 2009, indicando un raffreddamento delle condizioni del mercato del lavoro.
VALUTE
Il dollaro continua a rafforzarsi contro le principali valute, anche se, arrivato sulle resistenze chiave, ha più volte ritracciato. L’EUR/USD non riesce a superare quota 1,1770, mentre la sterlina ha tenuto l’area di 1,3520. USD/JPY non riesce a rompere 157,30 e resta in attesa delle elezioni della camera bassa giapponese.
Secondo le previsioni, il Primo Ministro Takaichi potrebbe ottenere maggiore margine politico, sostenendo la sua strategia di svalutazione dello yen e di forte espansione della liquidità per rilanciare l’economia attraverso investimenti finanziati a debito. Il Ministro delle Finanze Katayama resta però più prudente, consapevole che gli Stati Uniti — con il Segretario al Tesoro Scott Bessent in testa — non vedono di buon occhio una svalutazione eccessiva dello yen, che potrebbe alimentare nuove tensioni commerciali e ulteriori dazi.
Il governatore della BoJ, Ueda, potrebbe inoltre valutare un rialzo del costo del denaro, considerando i rendimenti del decennale giapponese, ora intorno al 2,25%.
Le valute oceaniche correggono come previsto in un contesto di rafforzamento del dollaro, mentre USD/CNH resta stabile in area 6,9300.
BCE, TASSI INVARIATI
La BCE ha lasciato invariati i tassi di interesse nella prima riunione di politica monetaria del 2026, ribadendo che l’inflazione dovrebbe convergere verso il target del 2% nel medio periodo. Il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali resta al 2,15%, quello sui depositi al 2,0% e il tasso sui prestiti marginali al 2,4%.
I membri del Consiglio Direttivo, insieme alla Presidente Lagarde, hanno sottolineato la resilienza dell’economia dell’Eurozona, pur avvertendo che lo scenario rimane incerto e influenzato dai rischi legati alle politiche commerciali globali e alle tensioni geopolitiche.
In conferenza stampa, Lagarde ha dichiarato che la BCE e le prospettive dell’inflazione dell’area euro si trovano in una “buona posizione”. Ha avvertito che i dati potrebbero mostrare volatilità nei prossimi mesi, ricordando tuttavia che le decisioni di politica monetaria non devono reagire a una singola pubblicazione. Ha inoltre ammesso che l’incertezza sul futuro dell’inflazione resta superiore alla norma. EUR/USD stabile in area 1,1800.
BOE ANCORA FERMA
La Bank of England ha mantenuto il tasso di riferimento invariato al 3,75% a febbraio, con una maggioranza risicata: 5 membri hanno votato per lasciare i tassi fermi, 4 per un taglio. La spaccatura riflette divergenze significative all’interno del Comitato di politica monetaria.
L’inflazione rimane sopra il target del 2%, ma dovrebbe tornare verso l’obiettivo nel breve periodo. La crescita salariale e l’inflazione dei servizi continuano a rallentare, riflettendo un’economia debole e un mercato del lavoro meno dinamico. Il Comitato ritiene che i rischi di un’inflazione persistente siano diminuiti, mentre quelli al ribasso legati alla domanda sono aumentati. Il tasso di riferimento è già stato ridotto di 150 punti base dall’agosto 2024.
Sterlina a 1,3570 contro dollaro e a 0,8700 contro euro.
JOLTS OPENINGS
Le offerte di lavoro negli Stati Uniti sono diminuite di 386.000 unità, scendendo a 6,542 milioni a dicembre 2025, il livello più basso da settembre 2020 e nettamente inferiore alle attese (7,2 milioni).
Le aperture sono calate nei servizi professionali e alle imprese, nel commercio al dettaglio e nei settori finanza e assicurazioni. Assunzioni e licenziamenti sono rimasti stabili a 5,3 milioni ciascuno. All’interno dei licenziamenti, le dimissioni — pari a 3,2 milioni — sono rimaste invariate.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
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Declinazione di responsabilità
Le informazioni e le pubblicazioni non sono intese come, e non costituiscono, consulenza o raccomandazioni finanziarie, di investimento, di trading o di altro tipo fornite o approvate da TradingView. Per ulteriori informazioni, consultare i Termini di utilizzo.
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