Wall Street tiene i supporti: dollaro tonico, oro ballerino

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BORSE CHE TENGONO I SUPPORTI

Ieri, 2 febbraio, Wall Street — dopo un avvio altalenante — si è ripresa, mentre i mercati hanno assorbito il violento sell‑off di oro e argento registrato venerdì scorso. Tutti e tre gli indici principali, S&P 500, Dow Jones e Nasdaq, hanno chiuso ampiamente in positivo.

I titoli tecnologici hanno guidato il rimbalzo. Oracle è salita dell’1,5% dopo aver annunciato piani per raccogliere 50 miliardi di dollari tramite debito e azioni per ampliare la propria capacità infrastrutturale cloud. Palantir ha guadagnato il 2%, mentre AMD, Alphabet e Amazon hanno registrato un solido rialzo in vista dei risultati di fine settimana.

Al contrario, Nvidia ha perso circa il 2% dopo che si è diffusa la notizia che il suo piano di investire 100 miliardi di dollari in OpenAI si sarebbe arenato. In flessione anche i settori minerario ed energetico, penalizzati dal crollo dei prezzi di lingotti, petrolio e gas naturale. Le banche sono rimaste sostanzialmente invariate in un contesto di curva dei rendimenti più ripida.

VALUTE

L’indice del dollaro è salito a 97,7 nel primo giorno di contrattazioni di febbraio, segnando il livello più alto in oltre una settimana ed estendendo i guadagni di oltre lo 0,7% rispetto alla sessione precedente. Il biglietto verde ha recuperato terreno dopo un mese di gennaio debole, complice la nomina di Kevin Warsh a presidente della Fed da parte del presidente Trump, evento che ha alimentato incertezza sulle future decisioni di politica monetaria.

I mercati considerano Warsh un profilo più aggressivo e orientato verso tassi più bassi, seppur in modo meno marcato rispetto ad altri candidati. Inoltre, ci si aspetta che riduca il bilancio della Fed, una misura che normalmente sostiene il dollaro riducendo la liquidità nel sistema finanziario.

La valuta americana ha beneficiato anche di dati macro migliori delle attese, con l’indice PMI manifatturiero ISM salito inaspettatamente al livello più alto dal 2022. Il dollaro si è rafforzato contro lo yen e ha guadagnato terreno anche nei confronti di franco svizzero, dollaro canadese ed euro.

LA RBA ALZA I TASSI

La Reserve Bank of Australia ha aumentato il costo del denaro di 25 punti base, portandolo al 3,85% nella sua prima riunione di politica monetaria del 2026, in linea con le attese. Si tratta del primo rialzo dal novembre 2023, segnale di nuove pressioni inflazionistiche intensificatesi nella seconda metà del 2025, soprattutto a causa dell’aumento dei costi dei servizi e di un mercato del lavoro ancora teso.

Il rialzo annulla di fatto uno dei tre tagli implementati l’anno scorso. La banca centrale ha sottolineato che l’inflazione dovrebbe rimanere al di sopra della fascia obiettivo del 2‑3% ancora per un certo periodo, sostenuta da un’economia più dinamica e da un mercato del lavoro solido. Eventuali ulteriori interventi dipenderanno dai dati economici in arrivo e dalla valutazione dei rischi, con particolare attenzione all’equilibrio tra controllo dell’inflazione e sostegno alla crescita.

AUD/USD in leggero rialzo a 0,7035.

GOLD

Dopo i fuochi d’artificio di venerdì scorso, il Gold si è stabilizzato nella seduta di ieri. Dopo un iniziale calo, il metallo prezioso ha recuperato qualcosa dai minimi. L’oro era sceso di quasi il 5% il giorno precedente, proseguendo il crollo di venerdì, che ha rappresentato la flessione più marcata in oltre un decennio.

La forte svendita è stata innescata dalla notizia della nomina di Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve, figura considerata più aggressiva sul fronte del costo del denaro rispetto ad altri candidati.

Sul fronte commerciale, il presidente Trump ha ridotto i dazi sull’India al 18% dopo che il Primo Ministro Narendra Modi ha accettato di interrompere gli acquisti di petrolio russo, attenuando mesi di tensioni bilaterali. Inoltre, alti funzionari di Stati Uniti e Iran si incontreranno venerdì per avviare colloqui destinati a ridurre le tensioni.

Rimane però incertezza sul fronte macro: i dati chiave sul mercato del lavoro USA, inclusi le non‑farm payrolls, non saranno pubblicati questa settimana a causa della chiusura parziale delle attività governative.

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades



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