DomenicoIvanPontillo

Bond – Si può parlare di bolla?

CBOT:ZB1!   Futures T-Bond
Termometro dell’economia nonché grande punto di riferimento per le allocazioni di portafoglio, è il mercato dei Bond.
In quest’ analisi, volevo analizzare, con focus sul mercato statunitense, l’andamento della curva dei rendimenti dei Bond a 10 anni con il relativo effetto sul future del T-Bond , che potrà approssimarne gli effetti in conto capitale.

Come ormai ben sappiamo, sussiste una relazione contrapposta tra il rendimento dei bond ed il loro valore. Al salire dei rendimenti, si otterrà un effetto inverso sul valore degli stessi.
Il grafico sopra mostra tramite l’indicatore arancione, l’andamento dei rendimenti bond a 10 anni a partire dal 1999. Sono state anche messe in evidenza alcune delle principali crisi con effetto “mondiale” che hanno investito i mercati negli ultimi 20 anni.

Possiamo notare come la curva, in partenza da un tasso del 5%, (avvicinatosi anche al 7%), nel corso dell’ultimo ventennio abbia visto gradualmente ridurre i rendimenti dei bond, andando a toccare i livelli 0,50 della crisi covid.
In virtù della contrapposta relazione con i rendimenti, i Bond hanno fatto segnare nel corso del ventennio guadagni in conto capitale, apprezzabili dall’indicatore blu, che rappresenta l’andamento del “future” sul T-Bond .

Nel pannello sotto, in giallo, troviamo il livello dei tassi d’interesse stabiliti dalla Fed. Anche in questo caso possiamo notare come, nel corso degli anni, i rates abbiano avuto un trend di fondo ribassista, con importanti riduzioni in corrispondenza delle principali crisi e circa sei anni (dal 2009 al 2015) con i tassi in prossimità del livello “zero”.

Oggi, causa inflazione galoppante, assistiamo ad un atteggiamento particolarmente aggressivo da parte della Fed, con un’impostazione molto meno accomodante e con la revisione al rialzo dei tassi.

La combinazione “ tassi in salita-inflazione-rendimenti bassi”, ha creato un meccanismo di sell-off sui bond, andando ad impattare soprattutto gli investitori in titoli governativi che, malgrado l’avversione al rischio, si ritrovano a dover sopportare perdite difficili da recuperare con portafogli “mono asset”.
Da inizio 2022, infatti, i bond a lungo termine statunitensi, hanno fatto segnare perdite nell’ordine del 15%. Si può parlare di scoppio della bolla?

Nel frattempo, la sapiente diversificazione, anche tra le varie asset class, continua ad essere la principale arma a disposizione dell’investitore.


Domenico Ivan Pontillo
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