AUD/CHF – Rimbalzo su EMA 200 (H4)Analisi del Contesto:
Il cambio AUD/CHF si trova attualmente in un trend rialzista strutturale, mantenendosi stabilmente sopra la EMA 200 (linea rossa). Stiamo assistendo a un ritracciamento tecnico che offre un'opportunità di ingresso di tipo "Reversal".
L'obiettivo è sfruttare il supporto dinamico della media a 200 periodi per catturare il rimbalzo e il rientro verso la media veloce a 14 periodi.
Setup Operativo (Ordini Pendenti):
In linea con il protocollo di gestione della strategia, il posizionamento degli ordini è suddiviso per gestire la volatilità in prossimità del supporto:
Primo Ordine (Buy Limit): 0,53871
Logica: Posizionato a circa 4-5 pips sopra la EMA 200 (attualmente a 0,53833) per intercettare il primo tocco del supporto.
Secondo Ordine (Buy Limit): 0,53732
Logica: Ordine più consistente posizionato circa 10 pips sotto la EMA 200, volto a catturare eventuali spike o superamenti temporanei del livello.
Target e Protezione:
Take Profit 1 (Target Primario): 0,54478 (EMA 14)
La EMA 14 rappresenta il primo obiettivo naturale dove il prezzo tende a convergere dopo un test della 200.
Take Profit 2 (Estensione): 0,54519
Target secondario posizionato su un livello di resistenza tecnica per massimizzare il rendimento.
Stop Loss : 0,53226
Livello di protezione impostato al di sotto dei minimi recenti e oltre la zona di disturbo della EMA 200 per evitare attivazioni su noise di mercato.
Regole di Gestione del Trade:
Validità Temporale: Se entro le ore 20:00 gli ordini non saranno stati eseguiti, verranno cancellati in quanto l'operatività su H4 è considerata intraday.
Se entra un solo ordine: Al raggiungimento del TP1 (EMA 14), si procederà allo spostamento dello Stop Loss a pareggio per azzerare il rischio e poi o inseriamo un trailing stop automatico o seguiamo noi operazione
Se entrano entrambi gli ordini: Non appena il prezzo risale e tocca la EMA 14, chiudiamo mezza posizione dell'Entry 1 (in profitto) e portiamo lo stop loss a BE, mettiamo allo stesso livello anche l'Entry 2.
Medie mobili
Oro XAUUSD: Duello sulla soglia dei 5.000 USDOro XAUUSD: nuova zona critica 4.900–5.125 USD
Sul contratto GOLD XAUUSD la fascia 4.900–5.125 USD è oggi il cuore della struttura: è qui che si gioca l’equilibrio tra la prosecuzione del recupero partito dai minimi in area 4.400–4.450 e una possibile nuova fase di correzione più ampia.
Dopo il ritorno sopra la soglia psicologica dei 5.000 USD e i test ripetuti dei massimi di breve a 5.070–5.100 USD, il movimento si è trasformato da rimbalzo impulsivo a consolidamento alto, con candele meno esplosive ma ancora ampie e direzionali.
Contesto: dove si trova il prezzo
Siamo su Gold (CFD XAUUSD Pepperstone), con quotazioni che nelle ultime sedute oscillano in area 5.000–5.080 USD, in un pendolo quasi regolare tra i massimi di breve a 5.095–5.125 e i minimi sopra 4.940–4.970 USD.
La tendenza principale resta impostata al rialzo: dopo il sell‑off che ha riportato i prezzi dalla zona 5.500–5.600 verso 4.400–4.450 USD, l’oro ha costruito un recupero strutturato, con minimi crescenti e il ritorno stabile sopra 4.900–5.000 USD.
Allo stesso tempo, il rallentamento del momentum e la difficoltà a consolidare oltre 5.095–5.125 indicano una fase meno verticale, in cui i compratori non hanno più il controllo “totale” del flusso come nelle fasi di breakout iniziale sopra 5.000 USD.
La logica del range 4.900–5.125
Il range 4.900–5.125 funziona come una sorta di nuovo test di solidità del trend:
• 4.900–4.970 rappresenta la base operativa del consolidamento attuale, area dove in più occasioni sono emerse ricoperture e acquisti in modalità “buy the dip”, bloccando le correzioni e riattivando il flusso rialzista.
• 5.095–5.125 è la zona in cui la pressione in vendita tende a riemergere: qui si concentrano prese di profitto dopo i tentativi di estensione, mantenendo il mercato “incastrato” in una fascia di congestione ad alta densità di ordini.
Dal punto di vista tecnico, un range di questo tipo racconta un mercato in equilibrio instabile ma ancora a favore dei compratori: i rialzisti difendono i pullback sopra 4.900–4.970, mentre i venditori sfruttano l’area 5.095–5.125 per testare la solidità del recupero senza riuscire, finora, a ribaltare il trend di fondo.
Finché questo box resta rispettato, la narrativa dominante rimane quella di un consolidamento alto dopo un forte rimbalzo, con il sentiment che oscilla tra l’idea di semplice “pausa tecnica” e il timore di una nuova gamba correttiva se il supporto dovesse cedere.
Struttura tecnica: trend, momentum e livelli chiave Le medie mobili principali restano orientate in configurazione rialzista su base daily: i prezzi lavorano sopra la fascia delle medie di breve e medio periodo, mentre i supporti strutturali di lungo restano più in basso, nell’area 4.400–4.600 USD, a testimonianza della forza accumulata dopo il minimo di inizio febbraio.
Sul quadro H4, il prezzo si muove all’interno di un canale rialzista/corrrettivo, con una trendline di supporto che passa poco sotto 4.965–4.970 e che finora ha respinto i tentativi di discesa sotto il cluster 4.940–4.965.
Sul fronte del momentum, gli oscillatori su timeframe giornalieri si sono raffreddati rispetto alle fasi di ipercomprato dei mesi precedenti e lavorano ora in zona neutra o lievemente positiva, coerenti con un mercato meno sbilanciato e più incline ad alternare fasi direzionali e laterali.
Questa transizione da eccesso a neutralità si inserisce nella costruzione di una nuova base sopra 4.900: l’area 4.900–5.125 diventa di fatto un “laboratorio” dove si confrontano la volontà dei compratori di stabilizzare il bull market e i tentativi dei venditori di riaprire una fase di normalizzazione verso 4.600–4.400.
Sul piano dei livelli, la narrativa aggiornata è chiara:
• sopra 5.125 USD il mercato rientra in contatto con l’area di resistenze intermedie 5.200–5.245 e, in estensione, con la fascia 5.331–5.509 indicata da diverse analisi come zona di possibile ri-test dei massimi di periodo.
• sotto 4.940–4.900 si entra in una fascia dove il consolidamento attuale ha lasciato pochi riferimenti intermedi, e il mercato potrebbe cercare nuovi punti di equilibrio più in basso, inizialmente verso 4.655 e, in caso di rottura, in direzione dell’area 4.400–4.450 collegata ai minimi correttivi di inizio anno.
Scenari di fondo
In questo quadro si possono delineare due grandi scenari senza entrare nel merito di ingressi, stop o target operativi:
• Scenario di continuazione rialzista: il rispetto del supporto dinamico in area 4.965–4.970 e la capacità del prezzo di consolidare stabilmente sopra 5.000, riconquistando progressivamente le resistenze a 5.095–5.125, mantengono vivo il racconto di un bull market che sta “prendendo fiato” dopo il sell‑off di inizio anno. In questo caso, l’oro resterebbe vicino alla parte alta del range 4.900–5.500 citato in varie analisi come fascia probabile di scambio per questa fase del 2026, con potenziali estensioni verso 5.280–5.340 e, in scenario più ambizioso, in direzione di proiezioni a 5.600–6.000 USD.
• Scenario di normalizzazione/correzione:un cedimento stabile sotto 4.940–4.900, soprattutto se accompagnato dalla rottura della trendline di supporto in area 4.965–4.970, indicherebbe una nuova fase in cui il mercato smette di trattare la fascia 4.900–5.000 come “pavimento” e inizia a cercare livelli di equilibrio più profondi, potenzialmente verso 4.655 e poi 4.400–4.450, in prossimità delle medie mobili più lunghe e dei minimi correttivi precedenti.
Più che come un semplice punto di ingresso o uscita, l’area 4.900–5.125 può essere letta come una zona di verifica della narrativa dominante sull’oro: bull market che consolida vicino alla soglia psicologica dei 5.000, oppure transizione verso una fase di aggiustamento più profondo dopo l’euforia dei mesi scorsi.
Il grafico restituisce bene questa incertezza “organizzata”: movimenti ampi ma incanalati, livelli tecnici rispettati, breakout tentati e rapidamente rientrati; in un contesto del genere la chiave non è anticipare il prossimo swing, ma valutare quanto la storia raccontata dal prezzo sia coerente con il quadro macro e di posizionamento che ha sostenuto il rally dell’oro dall’area 4.000 in poi.
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Il materiale fornito in questo contesto non è stato redatto secondo i requisiti legali destinati a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e, pertanto, è considerato una comunicazione di marketing. Non è soggetto a divieti di negoziazione prima della divulgazione della ricerca d’investimento, ma non cercheremo di trarne vantaggio prima di fornirlo ai nostri clienti.
Pepperstone non garantisce che le informazioni qui fornite siano accurate, aggiornate o complete e pertanto non dovrebbero essere considerate come tali. Queste informazioni, provenienti da terzi o meno, non devono essere interpretate come una raccomandazione, un’offerta di acquisto o vendita, o una sollecitazione all’acquisto o vendita di alcun titolo, prodotto finanziario o strumento, né come invito a partecipare a una specifica strategia di trading. Non tengono conto della situazione finanziaria o degli obiettivi d’investimento dei lettori. Consigliamo a chiunque legga questo contenuto di cercare una consulenza personale. La riproduzione o la ridistribuzione di queste informazioni non è consentita senza l’approvazione di Pepperstone.
NO AGLI STOP LOSS CASUALI! Uniamo la Matematica all'ATRUno dei tanti errori nel trading è il posizionamento dello Stop Loss basato solo su cifre tonde o su parametri soggettivi. Quando uno stop non tiene conto della volatilità intrinseca dell'asset, diventa 'carburante' per il mercato: il prezzo lo colpisce per raccogliere liquidità e subito dopo riprende la direzione originaria, lasciando il trader fuori dal movimento.
Il problema è il RUMORE del mercato.
Se lo stop è più stretto della volatilità media, andremo in STOP troppo spesso.
💡 Cosa usiamo quindi? Average True Range (ATR)
L'ATR non predice il futuro, ma ci dice una cosa fondamentale: quanto "respira" l'asset ogni giorno.
Facciamo un esempio reale su Apple (AAPL):
Prezzo attuale: $278
ATR (14 periodi): 6 (Significa che AAPL oscilla mediamente di 6$ al giorno)
📐 Il Calcolo Operativo: per evitare il "rumore", usiamo un moltiplicatore (di solito 2x su TF DAILY).
Calcola lo scarto: ATR(6)×2=12
Se siamo LONG: 278−12= 266 USD
Perché funziona? Se il prezzo scende a 266, non è un'oscillazione normale. Ha rotto il muro della statistica. A quel punto la tesi rialzista è invalidata ed è corretto uscire.
La Regola della Confluenza ATR + EMA 10
Uniamo ora l'ATR alla Media Mobile Esponenziale a 10 periodi (EMA 10 - Arancione).
Se l'ATR ti dice quanto spazio dare al prezzo, l'EMA 10 sul Daily ti dice dove si trova la forza del trend di breve termine.
Perché proprio l'EMA 10?
In un trend sano, l'EMA 10 funge da "base" dinamica. Se il prezzo è molto lontano dall'EMA 10, è "esteso" (ipercomprato); se ci gravita sopra, il trend è forte.
Usiamo quindi l'EMA 10 come filtro di sicurezza.
Lo Stop Loss ideale deve trovarsi sotto l'EMA 10 e sotto il livello ATR.
Analisi Tecnica Completa sull'Oro al 5 febbraio 2026Oro XAUUSD: zona critica 4.800–4.955 USD
Sul contratto GOLD XAUUSD la fascia 4.800–4.955 USD è il cuore della struttura attuale: è qui che si sta giocando l’equilibrio tra continuazione della tendenza rialzista partita nel 2025 e possibile fase di normalizzazione più profonda.
Dopo i massimi oltre 5.100–5.300 USD, la discesa verso quest’area ha trasformato il movimento da “euforia” a consolidamento più razionale, con candele ampie ma progressivamente meno esplosive.
Contesto: dove si trova il prezzo
Siamo su Gold (CFD XAUUSD Pepperstone), con quotazioni che nelle ultime sedute oscillano intorno a 4.900–4.950 USD, in un pendolo quasi regolare tra i massimi di breve sotto 5.000 e i minimi in area 4.800.
La tendenza principale resta impostato al rialzo: i massimi storici toccati a gennaio oltre 5.300 USD e la sequenza di minimi crescenti dai 4.300–4.400 USD confermano una struttura ancora dominata dalla pressione rialzista di medio periodo.
Allo stesso tempo, il rallentamento del momentum e la comparsa di correzioni più profonde indicano una fase di mercato meno verticale, in cui i compratori non hanno più il controllo “totale” come nella prima parte del rally.
La logica del range 4.800–4.955
Il range 4.800–4.955 funziona come una sorta di test di solidità del trend:
- 4.800–4.805 rappresenta la base operativa della struttura recente, punto in cui più volte il prezzo ha trovato sostegno e da cui sono partiti rimbalzi significativi.
- 4.955–5.000 è la zona dove la pressione in vendita tende a riemergere, segnalando prese di profitto dopo i tentativi di recupero e mantenendo il mercato “incastrato” in una fascia di congestione.
Dal punto di vista tecnico, un range di questo tipo racconta un mercato in equilibrio instabile: né i compratori riescono a imporre una rottura pulita verso i massimi, né i venditori hanno ancora la forza per spingere sotto i livelli che metterebbero in discussione il trend di fondo. In questo senso il box diventa soprattutto un indicatore di sentiment: finché viene rispettato, la narrativa dominante resta quella del consolidamento alto dopo un forte rialzo.
Struttura tecnica: trend, momentum e livelli chiave
Le medie mobili principali sono ancora ordinate in configurazione rialzista, con la 50 periodi che gravita poco sotto i prezzi attuali e la 100 e 200 più in basso, tra 4.400 e 4.600 USD, a testimoniare la forza accumulata nei mesi precedenti.
Questo “ventaglio” di medie è tipico dei bull market maturi: mostra come ogni correzione significativa, finora, sia stata assorbita prima che il prezzo tornasse sulle medie di lungo periodo.
Sul fronte del momentum, l’RSI su timeframe giornalieri si è raffreddato dall’ipercomprato e oscilla ora in area neutra, segnalando un mercato meno sbilanciato e più incline ad alternare fasi direzionali e laterali.
Questa transizione da eccesso a neutralità tende spesso a coincidere con la costruzione di nuove basi di prezzo, oppure con l’avvio di fasi correttive più ampie: la zona 4.800–4.955 diventa quindi un “laboratorio” dove queste forze opposte si stanno misurando.
Sul piano dei livelli, la narrativa è chiara: sopra 5.000 USD si riprende il contatto con l’area dei massimi e con il canale rialzista superiore, mentre sotto 4.745–4.700 si entra in una fascia dove le correzioni precedenti hanno lasciato pochi riferimenti e il mercato potrebbe cercare nuovi punti di equilibrio più in basso, fino alla zona 4.500–4.550 indicata in vari scenari di medio periodo.
Scenari di fondo
In questo quadro si possono delineare due grandi scenari senza entrare nel merito di ingressi, stop o target:
- Scenario di continuazione rialzista: il rispetto del supporto in area 4.800 e la capacità del prezzo di riconquistare progressivamente le resistenze a 4.955–5.000 mantengono vivo il racconto di un bull market che sta solo “prendendo fiato” dopo l’accelerazione di fine 2025. In questo caso, l’oro resterebbe vicino alla parte alta del range 4.700–5.500 citato da diverse analisi come fascia probabile di scambio per il 2026.
- Scenario di normalizzazione/correzione: un cedimento stabile sotto 4.745–4.700 indicherebbe una fase nuova, in cui il mercato smette di considerare i prezzi attuali come “pavimento” e inizia a cercare livelli di equilibrio più profondi, potenzialmente in direzione delle medie mobili più lunghe.
Più che come un punto di ingresso o uscita, l’area 4.800–4.955 può essere letta come una zona di verifica della narrativa dominante sull’oro: bull market ancora in pieno controllo, oppure transizione verso una fase di consolidamento più profondo.
Il grafico restituisce bene questa incertezza “organizzata”: movimenti ampi, livelli tecnici rispettati, ma nessuna rottura definitiva. In un contesto del genere la chiave non è anticipare il prossimo swing, ma capire quale storia sta raccontando il prezzo e quanto è coerente con il quadro macro che ha sostenuto il rally degli ultimi mesi.
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Il materiale fornito in questo contesto non è stato redatto secondo i requisiti legali destinati a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e, pertanto, è considerato una comunicazione di marketing. Non è soggetto a divieti di negoziazione prima della divulgazione della ricerca d’investimento, ma non cercheremo di trarne vantaggio prima di fornirlo ai nostri clienti.
Pepperstone non garantisce che le informazioni qui fornite siano accurate, aggiornate o complete e pertanto non dovrebbero essere considerate come tali. Queste informazioni, provenienti da terzi o meno, non devono essere interpretate come una raccomandazione, un’offerta di acquisto o vendita, o una sollecitazione all’acquisto o vendita di alcun titolo, prodotto finanziario o strumento, né come invito a partecipare a una specifica strategia di trading. Non tengono conto della situazione finanziaria o degli obiettivi d’investimento dei lettori. Consigliamo a chiunque legga questo contenuto di cercare una consulenza personale. La riproduzione o la ridistribuzione di queste informazioni non è consentita senza l’approvazione di Pepperstone.
Oro: rally ancora vivo, si “ri”parte da area 4.550 $
Macro-driver: oro al centro del “risk reset”
L’oro resta inserito in un bull market storico, dopo un +70% circa su base annua che lo ha portato in area 4.600 $/oz a metà gennaio 2026, con prezzi spot recenti intorno a 4.600–4.700 $. Il contesto macro resta favorevole: attese di tagli Fed, tensioni commerciali USA‑UE e shock geopolitici mantengono alta la domanda di protezione e favoriscono flussi verso l’oro come bene rifugio.
Sul fronte tecnico di breve, le rotture di 4.400 e 4.500 $ hanno confermato un cambio di regime direzionale, mentre eventuali ribilanciamenti di indici sulle commodity possono generare prese di profitto tattiche senza intaccare la tendenza strutturale.
Analisi Tecnica: trend rialzista in consolidamento?
Media mobile: pullback verso la tendenza
Le analisi tecniche aggiornate indicano un asset ancora impostato al rialzo, con medie mobili di periodo intermedio‑lungo (50/100/200) orientate in senso bullish e prezzo stabilmente sopra i principali supporti dinamici, dopo la recente rottura delle soglie 4.400–4.500 $.
Le correzioni di breve sono state finora limitate a rientri verso l’area 4.520–4.540 $, coerenti con normali fasi di “mean reversion” all’interno di una tendenza primaria ascendente.
RSI: momentum forte ma non in ipercomprato estremo
Il quadro desumibile dagli oscillatori mostra ancora prevalenza di momentum rialzista, con RSI che in più analisi rimane in zona positiva, pronto a reagire sulle linee di supporto dinamico senza segnali di ipercomprato estremo prolungato. Ulteriori test della trendline rialzista sull’RSI sarebbero coerenti con nuove estensioni verso le resistenze, mentre una rottura decisa al ribasso dell’oscillatore costituirebbe un primo campanello d’allarme di indebolimento della tendenza.
Regressione lineare e canale: prezzo sopra la “fair line”
Le proiezioni di prezzo per le prossime sedute indicano che un superamento stabile delle resistenze 4.640–4.675–4.720 $ aprirebbe spazio a estensioni verso 4.900–5.000 $/oz, in linea con il target misurato di precedenti figure di continuazione. In ottica di regressione lineare, l’oro tratta nella parte alta del canale di crescita di inizio 2026: un ritorno verso la linea mediana (area 4.520–4.540 $) costituirebbe un classico pullback di riequilibrio, mentre una permanenza sopra la banda superiore segnala fase di euforia e possibile accelerazione.
Pattern candlestick e livelli chiave
Recenti fasi di presa di profitto hanno generato shadow inferiori rilevanti in area 4.520–4.555 $, compatibili con candele di reazione dei compratori su supporti giornalieri. Lo spazio sopra 4.600–4.640 $ resta presidiato da resistenze ravvicinate (4.675–4.720 $), mentre il principale “invalidante” di breve passa dalla fascia di supporto a 4.515–4.520 $ e, più in profondità, dai precedenti pivot in area 4.440–4.410 $: solo una rottura netta di quest’ultima zona segnerebbe il passaggio da consolidamento rialzista a vera inversione.
Trend di fondo: bull market, ma attenzione al range sopra 4.550 $
La lettura integrata di contesto macro, medie mobili, RSI, regressione e price action mantiene un bias di fondo rialzista sull’oro (XAUUSD, CFD Pepperstone), con un mercato che continua a trattare vicino ai massimi storici in un range di consolidamento ad alta volatilità sopra 4.550 $. Finché i prezzi resteranno sopra i cluster di supporto 4.515–4.520 $ e soprattutto 4.440–4.410 $, gli scenari di estensione verso 4.900–5.000 $ rimangono tecnicamente aperti; viceversa, una violazione strutturale di tali livelli riporterebbe in primo piano scenari correttivi più profondi.
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Il materiale fornito in questo contesto non è stato redatto secondo i requisiti legali destinati a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e, pertanto, è considerato una comunicazione di marketing. Non è soggetto a divieti di negoziazione prima della divulgazione della ricerca d’investimento, ma non cercheremo di trarne vantaggio prima di fornirlo ai nostri clienti.
Pepperstone non garantisce che le informazioni qui fornite siano accurate, aggiornate o complete e pertanto non dovrebbero essere considerate come tali. Queste informazioni, provenienti da terzi o meno, non devono essere interpretate come una raccomandazione, un’offerta di acquisto o vendita, o una sollecitazione all’acquisto o vendita di alcun titolo, prodotto finanziario o strumento, né come invito a partecipare a una specifica strategia di trading. Non tengono conto della situazione finanziaria o degli obiettivi d’investimento dei lettori. Consigliamo a chiunque legga questo contenuto di cercare una consulenza personale. La riproduzione o la ridistribuzione di queste informazioni non è consentita senza l’approvazione di Pepperstone.
Nasdaq-100: consolidamento rialzista?Contesto Macroeconomico: Equilibrio delicato tra tassi e tecnologia
L'indice NASDAQ-100 si trova attualmente in una fase di consolidamento rialzista all'interno di un contesto macroeconomico caratterizzato da ottimismo relativo al ciclo di intelligenza artificiale e da cautela circa il timing dei tagli ai tassi di interesse della Federal Reserve. Al 15 gennaio 2026, l'indice quota 25.465,94 punti, rappresentando una leggera contrazione dopo il movimento di forte volatilità della sessione precedente. Nonostante il recente pullback, il NASDAQ-100 rimane posizionato con un guadagno annuale superiore al 20% e a soli il 2% circa dal suo massimo di 52 settimane pari a 26.068 punti.
Il contesto macroeconomico che sostiene il rally del Nasdaq è significativamente diverso da quello dell'EURUSD (ribassista) o dell'argento (rialzista strutturale). Innanzitutto, l'eccezionale performance del settore tecnologico nel 2025 è stata alimentata dall'anticipazione di un ciclo di spesa in infrastruttura di intelligenza artificiale senza precedenti. Le sette mega-cap tech companies ("Magnificent 7": Nvidia, Microsoft, Apple, Alphabet, Amazon, Tesla, Meta) hanno guidato l'indice con guadagni che vanno dal 25% al 135% annualizzato. Questi guadagni sono supportati da proiezioni di utili per il 2026 eccezionalmente forti nel settore dell'Information Technology, con crescita EPS attesa del 25,9% e crescita dei ricavi del 17,9%.
In secondo luogo, la spesa in capitale (capex) da parte delle aziende tech è prevista raggiungere 520 miliardi di dollari nel 2026, con crescita superiore al 30% anno-su-anno, rappresentando uno dei cicli di investimento più significativi della storia moderna. Questo ciclo di spesa in infrastruttura IA, cloud computing e data center rappresenta un supporto strutturale di lungo termine per i valori tecnologici.
Tuttavia, la Federal Reserve ha segnalato una postura più conservatrice rispetto alle aspettative precedenti riguardanti i tagli ai tassi di interesse nel 2026. I dati sull'inflazione di dicembre 2025 hanno mostrato una stabilità del CPI al 2,7% e del core CPI al 2,6%, suggerendo che il costo del denaro rimarrà più elevato nel 2026 di quanto il mercato anticipava originariamente. Attualmente, le probabilità di un primo taglio della Federal Reserve prima di giugno 2026 sono valutate intorno al 40%, e alcuni operatori di mercato anticipano che il primo taglio potrebbe non realizzarsi prima di luglio o agosto. Questo scenario di tassi più alti per un periodo più lungo rappresenta un elemento di contention per i valori a crescita elevata come le azioni tech.
Infine, il tasso sui Treasury a 10 anni rimane ancoraggio critico per le valutazioni tecnologiche. Al 15 gennaio, il yield è scambiato a 4,16%, ben al di sotto della soglia psicologica di 4,30% che molti operatori considerano come "zona di pericolo" per le valutazioni tech. Questa situazione rappresenta un equilibrio delicato: tassi reali ancora negativi supportano le valutazioni tech, ma la prospettiva di un easing monetario più lento rappresenta un vento contrario di fondo per gli stock growth.
Analisi Tecnica: Dinamica Rialzista in Fase di Accelerazione Finale
L'analisi delle medie mobili del NASDAQ-100 rivela una configurazione tecnica sostanzialmente bullista, con un importante elemento di consolidamento che caratterizza le ultime sedute. La media mobile a 50 giorni (SMA 50) si attesta attualmente a circa 25.450-25.500 punti, operando immediatamente al di sotto del prezzo attuale di 25.465,94. Questo posizionamento della SMA 50 rappresenta un livello critico di supporto dinamico che, se mantenuto, confermerebbe l'integrità del trend rialzista di medio termine.
La media mobile a 100 giorni si posiziona intorno a 24.800-25.000 punti, rappresentando un secondo strato di supporto di medio-lungo termine. Particolarmente significativo è il fatto che il prezzo rimane ben al di sopra di questo livello, segnalando che il trend primario rialzista, iniziato ad aprile 2025, continua a manifestare solidità strutturale. La media mobile a 200 giorni, secondo i dati disponibili, si attesta molto al di sotto, a livelli intorno a 23.000-23.500 punti. Questo posizionamento della SMA 200 conferma che il NASDAQ-100 rimane in un trend bullista primario robusto, con la media mobile a 200 giorni che agisce come un ancoraggio di supporto di lungo termine ben lontano dal prezzo attuale.
Il pattern delle medie mobili mostra una "compressione di convergenza" dove le medie mobili a breve termine (SMA 50) si stanno avvicinando al prezzo, mentre tutte le medie mobili mantengono un orientamento verso l'alto. Questa configurazione è caratteristica di una fase di consolidamento all'interno di un trend bullista, dove il prezzo si assesta dopo un movimento rialzista significativo ma non inverte la direzione fondamentale. Gli analisti tecnici riconoscono che questa fase di compressione, particolarmente quando si manifesta in prossimità di massimi storici o di area di resistenza psicologica, spesso precede una ripresa del movimento rialzista piuttosto che un'inversione ribassista.
L'RSI(14) del NASDAQ-100 si posiziona attualmente in una zona neutra, a circa 55 punti, una lettura che riflette il consolidamento temporaneo e l'assorbimento di volatilità della sessione precedente. Contrariamente all'argento, dove l'RSI opera a 68-69 (forte ma non saturo), e contrariamente all'EURUSD dove l'RSI opera a 40-43 (moderatamente debole), l'RSI del Nasdaq a 55 rappresenta una situazione di equilibrio temporaneo tra acquirenti e venditori.
Questo livello di RSI è particolarmente significativo nel contesto di un consolidamento rialzista, poiché suggerisce che il momentum non è saturo da alcun lato. Storicamente, durante il periodo luglio-gennaio 2025 esaminato, l'RSI del Nasdaq ha oscillato tra picchi di 70-75 (nelle fasi di euforia rialzista intorno ai massimi storici) e minimi di 45-50 (durante le correzioni all'interno del trend rialzista). Il livello attuale di 55 rappresenta esattamente il punto medio di equilibrio, segnalando che dopo il pullback della sessione precedente, il mercato ha "scaricato" i valori eccessivamente alti di momentum senza però creare le condizioni di ipervenduto che tipicamente precedono forti rimbalzi rialzisti.
La mancanza di divergenza negativa tra il movimento del prezzo (in calo dalla sessione precedente) e l'RSI (ancora a 55, non precipitato sotto i 40) suggerirebbe che il pullback rappresenta una correzione tecnica sana all'interno del trend piuttosto che l'inizio di un'inversione structurale. Un elemento che i trader esperti monitorano è il potenziale per una configurazione di "higher lows" in RSI, che supporterebbe la continuation del trend bullista.
Il MACD applicato al NASDAQ-100 mostra una configurazione che rimane positiva e in fase di supporto del trend bullista, sebbene con segnali di moderazione del momentum rispetto ai picchi euforia delle sessioni precedenti. L'istogramma MACD rimane in territorio positivo, confermando che il momentum di acquisto conserva dominanza sul mercato nel timeframe di medio termine. Tuttavia, il grafico evidenzia che l'istogramma non sta espandendosi aggressivamente come nelle fasi precedenti di accelerazione rialzista, suggerendo piuttosto una fase di stabilizzazione del momentum piuttosto che di rinnovata accelerazione.
La configurazione caratteristica di un MACD che rimane positivo ma in fase di flattening (appiattimento della pendenza dell'istogramma) è coerente con una fase di consolidamento rialzista dove i buyer mantengono il controllo del mercato ma faticano momentaneamente a convincere nuovi partecipanti a unirsi al rally. Non sono presenti segnali di un incrocio ribassista delle linee MACD, che sarebbe stato un campanello di allarme per un'inversione imminente. Al contrario, entrambe le linee MACD (principale e segnale) si mantengono ben al di sopra della linea zero, configurazione che tradizionalmente supporta la continuazione del bias rialzista.
Particolarmente significativo è che il MACD non ha registrato divergenze negative (dove il prezzo raggiunge un nuovo massimo relativo mentre il MACD produce un massimo inferiore al precedente), una configurazione ribassista che assalirebbe la validità del rally. L'assenza di tale segnale d'allarme, combinata con il MACD positivo, supporta tecnicamente la narrative che il pullback della sessione precedente rappresenti una pausa tattica all'interno di un trend bullista primario intatto.
La regressione lineare applicata ai dati storici del NASDAQ-100 dal 15 luglio 2025 al 15 gennaio 2026 manifesta una pendenza positiva significativa, con un tasso medio di apprezzamento di circa 40-50 punti per settimana durante il periodo di sei mesi analizzato. Questo tasso di crescita, pur essendo inferiore al tasso di apprezzamento dell'argento (1,40-1,50 USD per settimana, equivalente a circa il 1,5% per settimana), rappresenta comunque un movimento rialzista estremamente solido nel contesto di un indice azionario large-cap come il Nasdaq.
La regressione lineare, se proiettata in avanti, suggerirebbe naturalmente una continuazione verso 25.800-26.100 punti nel breve-medio termine e potenzialmente verso 26.700-27.000 punti entro il primo trimestre 2026. Tuttavia, è importante notare che una regressione lineare rappresenta una continuazione meccanica di un trend storico, e nel caso del Nasdaq i driver fondamentali potrebbero alterare questa proiezione. Specificamente, il ciclo di earnings del Q4 2025 (attualmente in corso e che raggiungerà il picco tra il 26 gennaio e il 27 febbraio 2026) potrebbe fornire acceleratori o detrattori significativi dal trend proiettato dalla regressione lineare.
L'analisi dei pattern candlestick del NASDAQ-100 rivela una configurazione complessa che merita attenzione dettagliata. Nel periodo compreso tra il 12-14 gennaio, il NASDAQ ha formato un pattern di consolidamento rialzista con una leggera inclinazione a un "bearish outside day" nella sessione del 14 gennaio. In questa sessione, il prezzo ha aperto presso 25.575 circa, ha raggiunto un intraday high di 25.625, ma ha chiuso nella parte bassa della giornata a 25.465, rappresentando un'inversione intragiornaliera di circa 160 punti.
Particolarmente rilevante è che il NASDAQ ha formato un "ascending triangle pattern" nel timeframe settimanale e giornaliero, con una linea di resistenza orizzontale fissa (intorno a 26.300-26.400) e una linea di supporto ascendente caratterizzata da "higher lows" ripetuti. Questo pattern rappresenta una configurazione bullista di continuazione, che tradizionalmente segnala la possibilità di una rottura al rialzo una volta che il consolidamento si conclude.
Il grafico dei ultimi giorni mostra anche la formazione di "multiple tests" del livello di resistenza 25.625-25.650, con il prezzo che ha tentato più volte di mantenersi al di sopra senza successo duraturo. Tuttavia, questi test multipli rappresentano una caratteristica di consolidamento sano in un trend bullista, dove la resistenza viene testata progressivamente prima di essere superata con decisione.
Scenario, prospettive e sintesi
Il NASDAQ-100 si presenta attualmente in una fase di consolidamento dinamico all'interno di un trend bullista primario robusto. A differenza dell'EURUSD (trend ribassista in consolidamento) o dell'argento (trend rialzista in accelerazione), il Nasdaq manifesta una struttura tecnica che combina solidità di lungo termine con incertezza tattica di breve termine. La convergenza dell'evidenza tecnica (medie mobili rialziste, MACD positivo, RSI neutro non saturo, pattern di ascending triangle, assenza di divergenze negative) suggerisce che il consolidamento rappresenti un "respiro" tattico piuttosto che l'inizio di un'inversione di trend.
Supporti e Resistenze Chiave: Il supporto immediato e critico è rappresentato dalla SMA 50 a 25.450-25.500 punti, livello che, se mantenuto nella chiusura della seduta, rafforzerebbe la validità della continuazione del trend rialzista. Un secondo livello di supporto è posizionato alla SMA 100 intorno a 24.800-25.000 punti. Una violazione strutturale di entrambi questi livelli porterebbe il mercato verso il consolidamento a 24.800-25.000 punti (precedente zona di breakout). Sul versante delle resistenze, il livello psicologico di 26.000 punti rappresenta la resistenza più critica nel breve termine, con molti trader che osservano questa soglia tonda come punto di decisione critica. Una rottura decisiva e consolidamento al di sopra di 26.000 aprirebbe la strada verso 26.300-26.400 (massimi storici attuali), successivamente verso 26.700-27.000 (target teorico dell'ascending triangle), e potenzialmente verso 28.000 punti secondo proiezioni più aggressive.
Dinamica del Trend: Il trend primario mantiene una orientamento rialzista, pur con una velocità di apprezzamento che si sta moderando in prossimità dei massimi storici. Questo è un comportamento perfettamente normale e atteso in mercati maturi dove la resistenza psicologica aumenta significativamente quando si raggiungono nuovi record. Il consolidamento attorno a questi livelli consente alle medie mobili di "raggiungersi" al prezzo, creando una base tecnica solida per la prosecuzione della tendenza.
Momentum e Indicatori Oscillatori: L'RSI a 55 rappresenta una zona di "reset" positiva dove il mercato scarica l'eccesso di momentum bullista senza sviluppare le condizioni di ipervenduto. Il MACD positivo e la mancanza di segnali di divergenza negativa supportano la continuazione del bias rialzista. L'assenza di segnali di allarme tecnico è tanto significativa quanto la presenza di segnali positivi.
Interpretazione Macroeconomica nel Contesto Tecnico: La solidità strutturale del ciclo di spesa in intelligenza artificiale, combinata con la prospettiva di earnings growth superiore al consensus (particolarmente nel settore Technology con attese di crescita EPS del 25,9%), fornisce supporto fondamentale al trend rialzista nonostante le preoccupazioni circa il timing degli allentamenti monetari. Il mercato sta fondamentalmente scommettendo che gli utili e la crescita economica reale supereranno gli effetti dei tassi più alti per un periodo più lungo.
Scenario Base e Scenario Alternativo: Lo scenario base tecnico prevede il consolidamento del NASDAQ intorno ai livelli attuali (25.450-25.650) con il testing della resistenza a 26.000 nel breve termine e la potenziale rottura verso 26.300-26.400 una volta che il consolidamento sia completato. La peak season dei Q4 earnings (tra il 26 gennaio e il 27 febbraio 2026) rappresenta il catalizzatore fondamentale per il superamento di questo consolidamento. Uno scenario alternativo ribassista richiederebbe una violazione strutturale della SMA 50 a 25.450-25.500 e della SMA 100 a 24.800-25.000, scenario che attualmente rimane tecnicamente meno probabile sulla base dell'evidenza grafica e dell'assenza di segnali di divergenza negativa.
Conclusione Analitica: Il NASDAQ-100 rimane in una posizione bullista primaria consolidata, con il consolidamento attuale che rappresenta una pausa tattica sana dentro un trend di lungo termine robusto. A differenza dell'argento che manifesta una chiara accelerazione rialzista e dell'EURUSD che manifesta pressione ribassista strutturale, il Nasdaq manifesta un pattern di "consolidamento rialzista maturo" tipico dei mercati che hanno generato forti guadagni e sono in prossimità di livelli psicologici e storici significativi. Il test della resistenza a 26.000 nel breve termine e il superamento verso 26.300-26.400 rappresentano lo scenario tecnico base coerente con la struttura del trend primario e con l'evidenza grafica attuale. La stagione dei Q4 earnings costituirà il fattore decisivo per la determinazione se il consolidamento evolverà in una ripresa rialzista o in una fase di correzione di ampiezza superiore al 3-4% attualmente manifestato.
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Il materiale fornito in questo contesto non è stato redatto secondo i requisiti legali destinati a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e, pertanto, è considerato una comunicazione di marketing. Non è soggetto a divieti di negoziazione prima della divulgazione della ricerca d’investimento, ma non cercheremo di trarne vantaggio prima di fornirlo ai nostri clienti.
Pepperstone non garantisce che le informazioni qui fornite siano accurate, aggiornate o complete e pertanto non dovrebbero essere considerate come tali. Queste informazioni, provenienti da terzi o meno, non devono essere interpretate come una raccomandazione, un’offerta di acquisto o vendita, o una sollecitazione all’acquisto o vendita di alcun titolo, prodotto finanziario o strumento, né come invito a partecipare a una specifica strategia di trading. Non tengono conto della situazione finanziaria o degli obiettivi d’investimento dei lettori. Consigliamo a chiunque legga questo contenuto di cercare una consulenza personale. La riproduzione o la ridistribuzione di queste informazioni non è consentita senza l’approvazione di Pepperstone.
Oro e nuovo Rally? Quando il Caos Globale Diventa TRENDContesto Macroeconomico: Tempesta Perfetta di Tensioni e Incertezze
L'oro sta vivendo uno dei suoi momenti più straordinari nella storia moderna, con un rally del 65% nel 2025 che rappresenta la migliore performance annuale in circa 50 anni.
A gennaio 2026, il metallo giallo ha raggiunto nuovi massimi storici, sfiorando i $4.600 per oncia mentre il prezzo odierno si attesta a $4.590,69 con il ciclo di rialzi ancora intatto e sostenuto da una convergenza rara di fattori macroeconomici sfavorevoli all'economia tradizionale.
La spinta rialzista affonda le radici in uno scenario geopolitico sempre più esplosivo. La crisi in Iran, con proteste anti-governative che hanno causato centinaia di vittime, si intreccia con l'inasprimento del conflitto Russia-Ucraina, creando un clima di incertezza globale che induce investitori e istituzioni a ricercare beni rifugio. A questo si aggiunge un elemento ancora più dirompente: l'indagine criminale avviata dal Dipartimento di Giustizia nei confronti del Presidente della Federal Reserve Jerome Powell, il quale ha subìto pressioni dall'amministrazione Trump per orientare le decisioni di politica monetaria. Questo attacco all'indipendenza della banca centrale ha ulteriormente alimentato la percezione di rischio sistemico, spingendo nuovi flussi verso l'oro.
Sul versante monetario, il mercato prezza ormai con certezza due riduzioni dei tassi d'interesse nel corso del 2026, una prospettiva che deprime i rendimenti reali e riduce il costo opportunità di detenere oro non fruttifero. Il dollaro USA rimane sotto pressione, vulnerabile all'erosione della fiducia nelle istituzioni americane e dai deficit fiscali strutturali. Dal lato della domanda fisica, le banche centrali globali dovrebbero continuare ad assorbire circa 80 tonnellate di oro mensili nel 2026, secondo le stime di Goldman Sachs, creando un flusso di domanda istituzionale che riduce la disponibilità sui mercati aperti e funge da "pavimento" per il prezzo.
Infine, l'inflazione persistente, con il CPI statunitense proiettato al 2,7% su base annualizzata, si accompagna a una spesa difensiva globale in aumento e a un'espansione fiscale stimata tra 250 e 270 miliardi di dollari dovuta ai dazi commerciali prospettati, creando un mix letale di pressioni su cui l'oro tradizionalmente prospera.
Analisi Tecnica: Dinamica Rialzista in Fase di Accelerazione Finale
L'analisi tecnica conferma uno scenario bullish pronunciato con alcuni campanelli d'allarme che suggeriscono prudenza nel breve termine. Il prezzo di $4.590,69 si colloca ben al di sopra delle medie mobili fondamentali: la media mobile a 50 giorni è posizionata sopra quella a 200 giorni, un'incrocio classico di conferma del trend rialzista. Entrambe le medie procedono verso l'alto, fornendo supporto dinamico al movimento.
Indicatori di Momentum e Volatilità
Il Relative Strength Index (RSI) a 14 periodi riporta letture comprese tra 65 e 73,77, posizionandosi pericolosamente vicino al livello di ipercomprato (80). Questo suggerisce che lo slancio rialzista si sta estendendo oltre i limiti consueti, creando le condizioni per una possibile pausa correttiva. Il MACD continua a operare in territorio marcatamente bullish, confermando la persistenza dell'uptrend, ma l'estensione dell'indicatore nel territorio positivo estremo alerta sulla potenziale formazione di divergenze ribassiste se il prezzo dovesse toccare nuovi massimi senza conferma dell'indicatore.
Il prezzo sta operando sopra la banda di Bollinger superiore, fenomeno che tradizionalmente segnala sia elevato momentum che rischio imminente di consolidamento o correzione per "scaricare" i livelli di ipercomprato. La volatilità rimane elevata, con escursioni giornaliere significative che riflettono la natura disruptive degli eventi macro che guidano il mercato.
Pattern Candlestick: Fase di Accelerazione Impulsiva
Osservando la dinamica delle candele nel periodo recente, emerge un pattern classico di accelerazione finale. Le barre hanno corpi estremamente ampi con pullback minimi, tipico della fase finale di un movimento impulsivo quando i compratori dominano completamente l'azione. Questa struttura si è sviluppata seguendo una profonda correzione a fine dicembre, dopo la quale il prezzo ha effettuato un rimbalzo a forma di V, elemento tecnicamente positivo che conferma l'assenza di debolezza strutturale.
La formazione di una serie di minimi sempre più alti (higher lows) rappresenta un elemento chiave della validità del trend rialzista. Il prezzo ha infine operato il breakthrough decisivo del livello psicologico di $4.500, barriera simbolica che per settimane aveva rappresentato un punto di resistenza e che il mercato cercava di violare per confermare l'integrità della spinta al rialzo. Con la rottura confermata e i prezzi che viaggiano verso $4.600, la psicologia del mercato si è trasformata da laterale a fortemente direzionale.
Supporti e Resistenze per mappare il prezzo
Una corretta identificazione dei livelli di supporto e resistenza è cruciale per la gestione del rischio in una posizione, specialmente in un mercato con volatilità elevata come quello dell'oro in questo periodo.
Zona di Supporto Primaria
Il primo scudo difensivo si colloca tra $4.510 e $4.460, una zona che ha già funguto da supporto nelle settimane precedenti e dove gli acquirenti si sono riaffermati dopo i pullback. Questo livello è particolarmente importante perché coincide con il livello di chiusura di fine settimana di riferimento nei report analitici e rappresenta un'area dove la liquidità si concentra.
Scendendo ulteriormente, il livello di $4.370 rappresenta un supporto intermedio testato più volte, mentre la zona critica di $4.266,87 costituisce il supporto di lungo periodo identificato negli studi Elliott Wave. Una rottura sostenuta al di sotto di questo livello comporterebbe la revisione al ribasso dello scenario bullista e potrebbe innescare una cascata verso $3.984-$3.742.
La resistenza immediata si colloca a $4.555-$4.600, una zona dove il prezzo sta attualmente operando e dove è stato registrato il precedente massimo storico di $4.639. Una conferma di chiusura giornaliera sostenuta sopra questo livello sarebbe altamente positiva per l'estensione verso $4.670.
L'analisi mediante i livelli di Fibonacci estensione lungo la mossa rialzista dal minimo di circa $3.350 identifica target di prezzo estremamente rilevanti: il livello del 78,6% di estensione si posiziona a $4.745-$4.750, mentre il 100% di estensione fibonacci arriva a $4.966-$4.970, valori che cominciano a entrare nel radar degli algoritmi istituzionali. HSBC ha stabilito un target esplicito di $5.000 per la prima metà del 2026, e l'analisi Elliott Wave suggerisce target compresi tra $4.700 e $4.850 come parte della quinta onda ascendente di grado superiore.
La probabilità che il prezzo raggiunga i $5.000 è stata valutata dai mercati dei derivati oltre il 30%, il che indica che non si tratta più di uno scenario tail-risk ma di una distribuzione base per il prezzo dell'oro nel 2026.
Dinamiche Correttive e Rischi di Consolidamento
Nonostante il quadro rialzista complessivo, la storia dell'oro insegna cautela. Il precedente rally del 1979, che registrò un rialzo del 127%, fu seguito da un prolungato mercato ribassista. Analogamente, il massimo di $1.921 raggiunto nel 2011 impiegò ben nove anni per essere ritestato. Questa dinamica storica suggerisce che rallies di magnitudo eccezionale spesso innescano fasi di consolidamento prolungate.
Nel breve termine, il posizionamento tecnico suggerisce una pausa correttiva tra $4.550 e $4.500 come possibilità concreta per alleviare le condizioni di ipercomprato misurate dall'RSI elevato. Tuttavia, un elemento strutturalmente supportivo è rappresentato dall'assenza di eccesso speculativo nei posizionamenti. Diversamente da precedenti rialzi nella storia, questa volta l'aumento dei prezzi è guidato non da speculazione ma da una convergenza di fattori macro (acquisti bancari centrali, de-dollarizzazione globale, indebolimento dei rendimenti reali) che forniscono un ancoraggio più solido.
L'elemento di domanda da acquisti fisici delle banche centrali, pur non generando momentum di per sé, cambia il "piano di appoggio" del mercato rendendo molto meno probabile un crollo disordinato anche durante periodi di stress speculativo.
Pattern Candlestick Specifici e Implicazioni
Il pattern dominante osservabile è quello di un trend fortemente orientato con barre grandi dal corpo ampio (large candle bodies) e ombre minimal, indicativo di controllo quasi totale da parte dei compratori. Quando il prezzo accelera in modo impulsivo con questo pattern, statisticamente la continuazione è più probabile della reversione, almeno fintanto che il prezzo rimane al di sopra dei supporti dinamici identificati dalle medie mobili.
Un elemento tecnico d'allarme sarebbe la formazione di una barra con corpo piccolo (doji o small body) dopo i massimi attuali, evento che segnalerebbe indecisione e potenziale cambio di sentiment. Al contrario, se le prossime candele mantengono corpi ampi al rialzo, la spinta verso $4.750-$5.000 troverebbe ulteriore validazione tecnica.
Scenario, prospettive e sintesi
Lo scenario di base per l'inizio del 2026 resta quello di un bull market in consolidamento, con supporti tecnici di breve individuabili nell'area 4.365–4.400 dollari, dove convergono minimi locali, parte bassa del canale ascendente e medie mobili più rapide. Una tenuta credibile di questa fascia mantiene intatto il potenziale di prosecuzione del trend verso la resistenza psicologica e tecnica in area 4.480–4.500 dollari, soglia che in caso di rottura accompagnata da incremento di volumi e RSI in accelerazione potrebbe aprire spazio a estensioni verso target superiori, indicati da diverse analisi nell'intervallo 4.800–5.000 dollari.
Lo scenario alternativo prevede una correzione più profonda nel caso in cui i corsi rompessero con decisione la fascia 4.365–4.300 dollari, evento che implicherebbe un primo deterioramento della regressione lineare di medio periodo e della pendenza delle medie mobili, generalmente associato a un repricing più hawkish delle attese sui tassi o a un rafforzamento inatteso del dollaro. In assenza di tale rottura, il quadro complessivo continua però a privilegiare l'interpretazione di un mercato in pausa sopra un nuovo "pavimento" di lungo periodo, con l'oro che mantiene il proprio ruolo di baricentro economico e asset strategico in un mondo ancora caratterizzato da incertezza ciclica, politiche monetarie in evoluzione e domanda strutturale di protezione
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Report di Analisi Tecnica Completa sull'Oro al 9 gennaio Panoramica: l’ORO baricentro economico
L’oro ha consolidato nel 2025 il suo ruolo di baricentro del sistema finanziario globale, grazie a una combinazione di politica monetaria più accomodante, tensioni geopolitiche e ricerca di coperture contro l’erosione dei tassi reali. All’inizio del 2026 il metallo giallo resta al centro dei flussi internazionali, con banche centrali, investitori istituzionali e retail che lo utilizzano come componente strategica di diversificazione e protezione del capitale in un contesto di crescita moderata e inflazione ancora non completamente normalizzata.
Asset: prezzo attuale, performance, struttura di mercato
A pochi giorni dall’avvio del nuovo anno, l’oro quota nell’area dei 4.450–4.470 $/oz, con range intraday che si sono attestati intorno a 4.452–4.484 dollari e chiusure di riferimento vicino a 4.463 dollari, segnalando un consolidamento su livelli storicamente elevati. La performance dell’ultimo trimestre rimane ampiamente positiva, con guadagni di oltre il 5% su base mensile e un saldo annuo ancora nell’ordine del +60–65%, dopo il rally che ha portato alla formazione dei massimi record di fine 2025.
La struttura del mercato riflette un bull market maturo ma ancora intatto: la domanda di copertura da parte di investitori istituzionali si affianca all’interesse speculativo sul comparto derivati, con volumi rilevanti su future e opzioni che amplificano i movimenti nelle fasi macro più sensibili. Sul fronte intermarket, l’oro continua a muoversi in opposizione a dollaro e rendimenti reali, beneficiando delle fasi in cui la curva dei tassi incorpora aspettative di ulteriori tagli e una crescita globale meno esplosiva, contesto che sostiene le valutazioni degli asset rifugio.
Analisi tecnica evoluta: trend, momentum, volatilità e pattern
La lettura tecnica multi-timeframe conferma un trend primario fortemente rialzista: le principali analisi individuano prezzi ampiamente sopra la media mobile a 200 giorni, collocata nell’area dei 3.600–3.700 dollari, a testimonianza di un ciclo di lungo periodo ancora ben impostato. Anche le medie mobili di breve e medio periodo (5 e 20 giorni) restano sotto i corsi, agendo da supporti dinamici sulle correzioni e mantenendo una pendenza positiva, tipica di un mercato in fase di consolidamento rialzista dopo un forte impulso.
Se si applica una regressione lineare sui prezzi delle ultime settimane, emerge un canale ascendente con pendenza positiva e scostamenti relativamente contenuti rispetto alla linea di tendenza centrale, segno di un movimento ordinato più che caotico. Le fasi correttive di inizio gennaio si sono sviluppate nella parte medio-bassa del canale senza violare il bordo inferiore, confermando per ora la tenuta della struttura rialzista e la predominanza degli acquirenti sulle discese.
Sul fronte del momentum, l’RSI(14) oscilla indicativamente fra 58 e 61, area neutro-positiva che indica forza ma non ancora condizioni di ipercomprato estremo, coerente con una pausa di consolidamento all’interno di un trend rialzista di fondo. La mancata discesa stabile dell’RSI sotto la soglia 50 suggerisce che le prese di profitto finora non hanno innescato un’inversione vera e propria, ma hanno piuttosto contribuito a “scaricare” l’eccesso accumulato durante l’ultima gamba del rally.
La volatilità rimane elevata ma gestibile: gli ampi range di alcune sedute di inizio anno si sono gradualmente ridotti, disegnando barre giornaliere più compatte che si inseriscono in una fase di compressione dopo l’esplosione di volatilità di fine 2025. Questo comportamento è tipico delle fasi di transizione, in cui il mercato alterna sessioni direzionali a giornate di indecisione, preparando spesso la base per un movimento successivo più definito in direzione del trend prevalente.
L’osservazione dei pattern candlestick su base daily evidenzia:
• una sequenza iniziale di candele lunghe e rialziste all’apertura di gennaio, con chiusure vicine ai massimi, che ha completato la fase di estensione del precedente impulso;
• la successiva formazione di candele a range ristretto, con shadow superiori e inferiori bilanciate, compatibili con pattern di consolidamento tipo flag o pennant più che con figure di inversione ribassista strutturata.
Finora non si rilevano, su base giornaliera, segnali robusti di inversione come engulfing ribassisti confermati o sequenze di shooting star su massimi con follow-through deciso, elemento che rafforza la lettura di un mercato ancora in fase di pausa rialzista. In questo contesto, un eventuale ritorno dell’RSI verso area 65–70 accompagnato da candele wide range rialziste e da breakout delle resistenze chiave sarebbe coerente con l’avvio di una nuova gamba direzionale all’interno dello stesso trend.
Scenario, prospettive e sintesi
Lo scenario di base per l’inizio del 2026 resta quello di un bull market in consolidamento, con supporti tecnici di breve individuabili nell’area 4.365–4.400 dollari, dove convergono minimi locali, parte bassa del canale ascendente e medie mobili più rapide. Una tenuta credibile di questa fascia mantiene intatto il potenziale di prosecuzione del trend verso la resistenza psicologica e tecnica in area 4.480–4.500 dollari, soglia che in caso di rottura accompagnata da incremento di volumi e RSI in accelerazione potrebbe aprire spazio a estensioni verso target superiori, indicati da diverse analisi nell’intervallo 4.800–5.000 dollari.
Lo scenario alternativo prevede una correzione più profonda nel caso in cui i corsi rompessero con decisione la fascia 4.365–4.300 dollari, evento che implicherebbe un primo deterioramento della regressione lineare di medio periodo e della pendenza delle medie mobili, generalmente associato a un repricing più hawkish delle attese sui tassi o a un rafforzamento inatteso del dollaro. In assenza di tale rottura, il quadro complessivo continua però a privilegiare l’interpretazione di un mercato in pausa sopra un nuovo “pavimento” di lungo periodo, con l’oro che mantiene il proprio ruolo di baricentro economico e asset strategico in un mondo ancora caratterizzato da incertezza ciclica, politiche monetarie in evoluzione e domanda strutturale di protezione.
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Il materiale fornito in questo contesto non è stato redatto secondo i requisiti legali destinati a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e, pertanto, è considerato una comunicazione di marketing. Non è soggetto a divieti di negoziazione prima della divulgazione della ricerca d’investimento, ma non cercheremo di trarne vantaggio prima di fornirlo ai nostri clienti.
Pepperstone non garantisce che le informazioni qui fornite siano accurate, aggiornate o complete e pertanto non dovrebbero essere considerate come tali. Queste informazioni, provenienti da terzi o meno, non devono essere interpretate come una raccomandazione, un’offerta di acquisto o vendita, o una sollecitazione all’acquisto o vendita di alcun titolo, prodotto finanziario o strumento, né come invito a partecipare a una specifica strategia di trading. Non tengono conto della situazione finanziaria o degli obiettivi d’investimento dei lettori. Consigliamo a chiunque legga questo contenuto di cercare una consulenza personale. La riproduzione o la ridistribuzione di queste informazioni non è consentita senza l’approvazione di Pepperstone.
Zona calda EURUSD: 1,17–1,18 sotto esame
EURUSD quota oggi nell’area 1,1760–1,18, in prossimità dei massimi degli ultimi due mesi, inserito in un chiaro contesto di rafforzamento dell’euro sul dollaro nel corso del 2025. La struttura tecnica di breve-medio periodo resta rialzista, pur con spazio a fasi di consolidamento e pullback all’interno del canale ascendente individuato sui grafici giornalieri.
Contesto macro: divergenza morbida tra Fed ed ECB
Nel 2025 EUR/USD ha segnato un apprezzamento a doppia cifra su base annua, con il cambio salito di oltre il 13% negli ultimi 12 mesi secondo TradingEconomics. A dicembre il cross oscilla attorno a 1,176–1,178 con variazioni giornaliere contenute, segnalando una fase di consolidamento dopo il forte recupero partito da area 1,15.
Sul fronte USA, l’elemento chiave è il ciclo di allentamento della Federal Reserve: il tasso è stato ridotto dal 4,00% al 3,75%, restringendo il differenziale di rendimento rispetto all’Eurozona e riducendo il premio di interesse del dollaro. Le attese di ulteriori tagli, anche in relazione ai nuovi equilibri politici a Washington, alimentano un quadro di progressiva indebolizione strutturale dell’USD nel 2026.
L’Eurozona mostra una narrativa macro più costruttiva: la BCE ha rivisto al rialzo le proiezioni di crescita per il 2025‑2027, mantenendo una postura di policy più prudente e meno aggressivamente espansiva rispetto alla Fed. Le proiezioni ufficiali indicano inflazione in graduale discesa verso, ma non sotto, il target nel medio termine, scenario che giustifica un atteggiamento attendista e limita la pressione per tagli rapidi dei tassi, sostenendo la moneta unica.
In sintesi, la combinazione di Fed più accomodante, ECB relativamente più “hawkish” e miglioramento dei dati di crescita dell’Eurozona crea un contesto di portafogli progressivamente più esposti ad asset in euro, con beneficio per EUR/USD. Eventuali sorprese negative su dati USA (lavoro, inflazione) potrebbero accentuare l’indebolimento del dollaro, mentre dati europei deludenti o un cambio di tono della BCE restano i principali rischi per il trend rialzista dell’euro.
Impostazione tecnica e livelli d’interesse per EURUSD
L’impostazione tecnica di EUR/USD resta quella di un trend rialzista maturo ma ancora intatto, con area 1,17–1,18 che funge da baricentro del movimento e zona 1,18–1,19 come fascia di resistenze dove aumentano prese di profitto e consolidamento.
Trend e medie mobili
Sul grafico giornaliero il cambio si muove stabilmente sopra il ventaglio delle principali medie mobili, con le curve a 20, 50, 100 e 200 periodi tutte inclinate positivamente e disposte al di sotto dei prezzi correnti, a conferma di una struttura di trend rialzista ben definita. La 20 periodi lavora come primo supporto dinamico intraday in area 1,173–1,175, mentre la 50 periodi, poco più in basso, rappresenta lo spartiacque tattico di medio termine: finché le quotazioni restano sopra quest’ultima, il quadro rimane coerente con una fase bull di ciclo intermedio. Eventuali discese verso 1,17–1,1680 sarebbero al momento da leggere come semplici correzioni all’interno del trend, non come un’inversione strutturale.
Momentum e oscillatori
L’RSI a 14 periodi oscilla stabilmente sopra la linea di equilibrio 50, con valori che si muovono nella fascia 60–65, una zona tipica dei trend rialzisti maturi: il momentum resta positivo, ma senza segnali di ipercomprato estremi sul daily. La sequenza di massimi crescenti sull’RSI è coerente con i nuovi massimi di prezzo e, per ora, non mostra divergenze ribassiste di medio periodo; gli eventuali segnali contrari compaiono solo sui timeframe inferiori (H1–H4), dove le divergenze hanno prodotto soprattutto fasi di congestione o pullback moderati. Altri oscillatori come MACD, Williams %R e stocastico descrivono un quadro di forza con lievi segnali di raffreddamento: MACD resta sopra lo zero ma con istogramma in restringimento, mentre oscillatori veloci rientrano da ipercomprato, in linea con un possibile consolidamento orizzontale sotto 1,18.
Canale di regressione e Fibonacci
Tracciando una regressione lineare sui prezzi daily a partire dai minimi in area 1,15 emerge una retta centrale inclinata positivamente, intorno alla quale il cambio oscilla in un canale ascendente piuttosto ordinato. La linea mediana passa in prossimità di 1,17–1,1720 e funge da vero pivot dinamico: finché i prezzi gravitano nella parte medio‑alta del canale, il bias di fondo resta orientato verso la prosecuzione del movimento in direzione dei massimi annuali. Le bande superiore e inferiore, rispettivamente poco sopra 1,18–1,1830 e in area 1,16–1,1620, delimitano i punti di esaurimento e la profondità fisiologica delle correzioni, coerenti anche con i principali ritracciamenti di Fibonacci dell’ultimo swing 1,1460–1,18 (38,2% in zona 1,1680–1,17 e 50% attorno a 1,1630–1,1650).
Price action e candele
Le ultime sedute giornaliere sono caratterizzate da corpi positivi che accompagnano la salita verso 1,18, intervallati da candele a range più contenuto, segno di brevi pause di consolidamento più che di vera debolezza. In prossimità delle resistenze si notano ombre superiori più allungate, con pattern simili a Shooting Star o Inverted Hammer, indicativi di prese di profitto sui massimi intraday ma non ancora di un’inversione strutturale. Su timeframe inferiori comparsa di Doji e piccoli Harami in area 1,178–1,18 segnala zone di equilibrio temporaneo tra domanda e offerta, coerenti con un mercato che prova a digerire l’ultima gamba rialzista prima di scegliere la prossima direzione.
Livelli tecnici da monitorare
La mappa dei livelli chiave vede un cluster di supporti statici e dinamici tra 1,1720 e 1,1740, dove si concentrano minimi recenti, base delle ultime candele di riaccumulazione e passaggio delle medie più sensibili. Più in basso, aree 1,1680–1,17 e 1,1630–1,1650 coincidono con i principali ritracciamenti di Fibonacci e con la parte medio‑bassa del canale di regressione, zone che definirebbero una correzione “normale” senza compromettere la struttura positiva. Sul fronte opposto, 1,1800 resta la prima resistenza psicologica, oltre la quale si aprirebbe spazio verso 1,1850–1,1910, area dei precedenti massimi di periodo, dove non si esclude la formazione di pattern di esaurimento qualora il rialzo proseguisse senza stop intermedi. Per il momento, l’assenza di figure di inversione nette sul daily (come una Evening Star completa o un Engulfing ribassista di rilievo) suggerisce che le pressioni in vendita siano più legate al timing delle prese di profitto che a un cambio di regime del trend.
Sintesi dell’analisi
Sintesi del trend attuale (quadro analitico, non operativo)
Il trend di EUR/USD nel breve‑medio termine è analiticamente classificabile come rialzista, sostenuto da un contesto macro di differenziale tassi meno favorevole al dollaro e da aspettative di crescita più robuste per l’Eurozona rispetto ai mesi precedenti. Dal punto di vista grafico, il cambio si mantiene sopra le principali medie mobili e all’interno della parte superiore di un canale di regressione lineare ascendente, con RSI in zona favorevole a ulteriori estensioni del movimento dopo eventuali fasi di consolidamento.
In termini di livelli, il cluster 1,1720–1,1740 rappresenta l’area di supporto dinamico‑statica più importante per la tenuta del quadro bullish, mentre 1,18–1,1850 costituisce la fascia di resistenza dove è più probabile osservare congestioni o correzioni. Finché i prezzi rimarranno al di sopra di 1,1680–1,17, l’assetto tecnico resterà coerente con una fase di rialzo in corso; una eventuale perdita decisa di quest’area, accompagnata da segnali di inversione sugli oscillatori, aprirebbe a uno scenario più neutrale o correttivo nel medio termine.
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Il materiale fornito in questo contesto non è stato redatto secondo i requisiti legali destinati a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e, pertanto, è considerato una comunicazione di marketing. Non è soggetto a divieti di negoziazione prima della divulgazione della ricerca d’investimento, ma non cercheremo di trarne vantaggio prima di fornirlo ai nostri clienti.
Pepperstone non garantisce che le informazioni qui fornite siano accurate, aggiornate o complete e pertanto non dovrebbero essere considerate come tali. Queste informazioni, provenienti da terzi o meno, non devono essere interpretate come una raccomandazione, un’offerta di acquisto o vendita, o una sollecitazione all’acquisto o vendita di alcun titolo, prodotto finanziario o strumento, né come invito a partecipare a una specifica strategia di trading. Non tengono conto della situazione finanziaria o degli obiettivi d’investimento dei lettori. Consigliamo a chiunque legga questo contenuto di cercare una consulenza personale. La riproduzione o la ridistribuzione di queste informazioni non è consentita senza l’approvazione di Pepperstone.
EURUSD: in Bilico tra FED, Resistenze e Volatilità
Punti Chiave sull’Andamento del Cambio EurUsd
Il cambio EUR/USD si colloca intorno a 1,1640–1,1645 al 9 dicembre 2025, confermando una tendenza ascendente moderata nelle ultime settimane.
Tuttavia, la dinamica appare fragile: i segnali di ipercomprato e la presenza di pattern candlestick ribassisti suggeriscono che il mercato potrebbe entrare in una fase di consolidamento. L’analisi tecnica evidenzia un quadro misto, con il prezzo sopra la media mobile a 50 giorni ma con un RSI neutrale, segnalando che la spinta rialzista non è pienamente sostenuta.
La fotografia del mercato mostra un cambio EUR/USD stabile, con quotazioni bid a 1,1640 e ask a 1,1645. La resilienza sopra quota 1,163 nelle prime sessioni di trading riflette una domanda ancora presente sull’euro, ma i range intraday stretti segnalano cautela tra gli operatori. Questo comportamento è tipico delle fasi di attesa: i trader preferiscono non esporsi eccessivamente prima di eventi chiave, come la riunione del FOMC e i dati macro USA ed Eurozona.
Considerazioni Macroeconomiche: Una Settimana Cruciale
Il calendario macroeconomico di questa settimana è particolarmente denso e potrebbe imprimere direzionalità al cambio. La riunione del FOMC (9–10 dicembre) rappresenta il momento clou: un mantenimento dei tassi al 4.00% con tono hawkish rafforzerebbe il dollaro, mentre segnali dovish potrebbero indebolirlo. A ciò si aggiungono i dati USA – dalle aperture di lavoro JOLTS alle vendite al dettaglio – che, se superiori alle attese, potrebbero consolidare la forza del dollaro.
Sul fronte europeo, il discorso della presidente Lagarde e il CPI core dell’Eurozona (atteso al 2.6% YoY) potrebbero invece sostenere l’euro, soprattutto se l’inflazione si confermasse persistente. In questo scenario, la BCE sarebbe costretta a mantenere una postura restrittiva, alimentando aspettative di ulteriori rialzi o di un prolungamento della politica monetaria restrittiva.
Analisi Tecnica del Cambio EUR/USD
Il recente rally da quota 1,1513 di fine novembre ha riportato fiducia sull’euro, ma i segnali tecnici invitano alla prudenza.
I candlestick ribassisti degli ultimi giorni rafforzano l’idea di un mercato che sta testando i limiti della sua spinta. La sequenza di shooting star e doji suggerisce una possibile formazione di top, soprattutto in prossimità della resistenza a 1,1650.
La regressione lineare conferma un trend ascendente modesto, ma non dominante.
Questo significa che il cambio è vulnerabile a shock esterni, come sorprese nei dati macro o dichiarazioni inattese da parte delle banche centrali. Storicamente, dicembre tende a favorire l’euro grazie a fattori stagionali, ma le specificità del 2025 rendono il quadro meno prevedibile.
Il cambio EUR/USD si trova in una fase di equilibrio delicato. Da un lato, il momentum rialzista di breve termine sostiene l’euro; dall’altro, i segnali tecnici ribassisti e gli eventi macro imminenti potrebbero ribaltare la situazione. La resistenza a 1,1650 e il supporto a 1,1620 diventano livelli chiave: un breakout o un rifiuto su queste soglie determinerà la direzione del mercato.
In sintesi, la settimana si preannuncia ad alta volatilità, con rischi e opportunità bilanciati. La capacità degli operatori di interpretare correttamente i segnali provenienti da Fed e BCE sarà decisiva per comprendere se il rally dell’euro potrà proseguire o se, invece, lascerà spazio a una nuova fase di debolezza.
L’analisi tecnica del cambio EUR/USD al 9 dicembre 2025 evidenzia un quadro complesso, caratterizzato da segnali contrastanti che meritano un approfondimento dettagliato.
Struttura delle Medie Mobili:
Il prezzo si colloca sopra la media mobile esponenziale a 50 giorni (1,1647), elemento che conferma un momentum rialzista di breve periodo. Questo posizionamento suggerisce che, almeno nel breve, gli acquirenti mantengono il controllo del mercato. Tuttavia, la vicinanza alla resistenza statica di 1,1650 limita l’upside: un livello psicologico e tecnico che ha già mostrato capacità di respingere i tentativi di rottura. La media mobile a 200 giorni (1,1629), recuperata dopo la rottura di fine novembre, segnala un trend di lungo termine neutrale-rialzista. La sua posizione appena sotto i prezzi attuali indica che il mercato si muove in una zona di equilibrio: sopra la 200 giorni il bias tende a rafforzarsi, ma la distanza ridotta implica vulnerabilità a eventuali correzioni. Infine, la EMA a 20 giorni (1,1577) rafforza il bias ascendente nel brevissimo termine, fungendo da supporto dinamico.
Indicatori di Momentum:
L’RSI a 14 periodi, intorno a 51, si colloca in territorio neutrale. Questo livello non segnala eccessi né di acquisto né di vendita, ma invita alla cautela: il mercato potrebbe trovarsi in una fase di transizione, con possibilità di consolidamento. Storicamente, valori vicini a 50 precedono spesso movimenti laterali o correzioni, soprattutto quando coincidono con resistenze tecniche rilevanti.
Regressione Lineare e Trend:
L’applicazione della regressione lineare sugli ultimi 20 giorni di trading mostra un pendio positivo di circa 0.0004, confermando un trend ascendente moderato. Tuttavia, il coefficiente di determinazione (R² = 0.24) evidenzia che solo una parte limitata della variazione dei prezzi è spiegata dal tempo. In altre parole, il trend rialzista esiste ma non è dominante: la volatilità e i fattori esogeni (dati macro, dichiarazioni istituzionali) giocano un ruolo determinante. Questo rende il movimento attuale più fragile e suscettibile a inversioni improvvise.
Pattern Candlestick e Psicologia del Mercato:
Le ultime sessioni giornaliere hanno mostrato configurazioni candlestick ribassiste, come shooting star e doji. Questi pattern, soprattutto se formati in prossimità di resistenze chiave, rappresentano segnali di indecisione e di potenziale inversione. Lo shooting star dell’8 dicembre, con un rifiuto evidente sopra 1,1670, indica pressione di vendita e difficoltà nel superare le resistenze. Il doji del 7 dicembre rafforza l’idea di un mercato esitante, incapace di consolidare il rally. La sequenza di queste candele, dopo il recupero da 1,1513 di fine novembre, suggerisce che il mercato stia testando i limiti della sua spinta rialzista.
Scenari Tecnici Previsionali
Scenario Rialzista (Breakout sopra 1,1650)
Condizioni: superamento deciso della resistenza con volumi in aumento.
Target: estensione verso 1,1680–1,1700.
Driver: inflazione Eurozona persistente, tono restrittivo della BCE, eventuali segnali dovish dalla Fed.
Scenario Neutrale/Consolidamento (Range 1,1620–1,1650)
Condizioni: RSI neutrale e assenza di catalizzatori forti.
Target: oscillazioni laterali con supporto a 1,1620 e resistenza a 1,1650.
Driver: dati macro misti, equilibrio tra Fed e BCE.
Scenario Ribassista (Rottura sotto 1,1620)
Condizioni: conferma di pressione ribassista e forza del dollaro.
Target: ritorno verso 1,1580–1,1550.
Driver: dati USA superiori alle attese, tono hawkish del FOMC, indebolimento della fiducia sull’euro.
Considerazioni finali
Il cambio EUR/USD si trova in una fase di equilibrio delicato, con tre scenari tecnici ben delineati. La resistenza a 1,1650 e il supporto a 1,1620 diventano livelli chiave: un breakout o una rottura determineranno la direzione del mercato. La settimana si preannuncia ad alta volatilità, con rischi e opportunità bilanciati. La capacità degli operatori di interpretare correttamente i segnali provenienti da Fed e BCE sarà decisiva per comprendere se il rally dell’euro potrà proseguire o se, invece, lascerà spazio a una nuova fase di debolezza.
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Il materiale fornito in questo contesto non è stato redatto secondo i requisiti legali destinati a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e, pertanto, è considerato una comunicazione di marketing. Non è soggetto a divieti di negoziazione prima della divulgazione della ricerca d’investimento, ma non cercheremo di trarne vantaggio prima di fornirlo ai nostri clienti.
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EUR/USD: mercato sospeso in attesa del CPI EUR/USD pronto all’esplosione: il dato CPI USA deciderà se l’euro sfonda 1,17 o crolla verso 1,15
EUR/USD apre dicembre consolidando sopra 1,16, dopo un recupero ordinato dai minimi di novembre in area 1,15, all’interno di un canale rialzista di breve ma ancora privo di una vera accelerazione direzionale. Le principali analisi tecniche convergono su una lettura costruttiva ma prudente: il cambio viaggia sopra le medie mobili chiave, con RSI e regressione lineare che confermano un trend moderatamente bullish, mentre i supporti critici restano concentrati in area 1,147–1,150 e le resistenze fra 1,1635 e 1,1675.
Sul fronte macro, il cross è sospeso tra una Fed in fase avanzata di allentamento graduale e una BCE più attendista ma vicina all’obiettivo di inflazione, in un contesto in cui il 2025 viene ormai letto come l’anno della “normalizzazione al ribasso” dei tassi nell’area euro e negli Stati Uniti. I prossimi dati USA su CPI e PMI/ISM rappresentano il vero catalizzatore potenziale per un’uscita dal range: sorprese “hawkish” su inflazione o attività reale potrebbero riattivare il dollaro e riportare EUR/USD verso i supporti, mentre numeri più deboli rafforzerebbero lo scenario di ulteriori tagli Fed e aprirebbero la strada a un tentativo di rottura delle resistenze in area 1,17.
In parallelo, la forza dell’euro appare selettiva: il 2025 vede una moneta unica tendenzialmente solida contro il dollaro e la sterlina (con range di riferimento 1,15–1,20 su EUR/USD e 0,84–0,89 su EUR/GBP), ma ancora meno convincente contro il franco, dove EUR/CHF oscilla vicino ai minimi di periodo a conferma del ruolo difensivo del CHF nelle fasi di incertezza globale. Per trader e investitori, il quadro che ne emerge è quello di un euro “robusto ma non dominante”, sostenuto dalla convergenza dei tassi verso livelli più neutri e da un graduale riequilibrio del differenziale di crescita con gli USA, ma ancora fortemente dipendente dal flusso dati e dal sentiment di rischio internazionale.
Quadro tecnico su EUR/USD
Le ultime rilevazioni collocano EUR/USD in area 1,161–1,162, poco sotto i massimi di due settimane sopra 1,165, con una variazione giornaliera contenuta e un recupero strutturale dai minimi di novembre in area 1,149–1,150. Il cambio si muove all’interno di un canale rialzista di breve, confermato anche da analisi di regressione lineare che mostrano una pendenza positiva della linea mediana e prezzi che oscillano nella parte medio‑alta del canale, segnalando un trend bullish ma non esplosivo.
Sul fronte delle medie mobili, il quadro resta costruttivo: le analisi tecniche di insieme indicano prezzo sopra le principali medie di breve e medio periodo (50 e 100 giorni), con la zona 1,16–1,1644 che coincide con resistenze dinamiche cruciali (es. 100‑day MA) e fa da spartiacque tra semplice rimbalzo e vera ripartenza. A livello di lungo periodo, la distanza sopra la 200 giorni resta modesta ma positiva, coerente con un euro in graduale riaccumulazione dopo i minimi pluriennali registrati in area 1,10 a inizio anno.
Indicatori: RSI, momentum e regressione
L’RSI a 14 periodi su base daily si mantiene sopra 50 ma lontano dall’ipercomprato, a conferma di un momentum rialzista “moderato” più che euforico. Il MACD su daily è passato in territorio lievemente positivo, mentre l’ADX resta su valori relativamente bassi (poco sopra 20) segnalando che il trend rialzista esiste ma non è ancora particolarmente forte o direzionale.
L’uso della regressione lineare sulle ultime settimane conferma un canale moderatamente rialzista, con supporti lungo la banda inferiore vicini alle aree 1,150–1,152 e resistenze dinamiche tra 1,166 e 1,17 come parte alta del canale. Proiezioni quantitative sui modelli di regressione utilizzati da vari desk tecnici indicano target potenziali verso 1,1675 in caso di tenuta dell’attuale fase correttiva leggera sopra 1,1600, con rischio di ritorno verso 1,1435–1,147 se la fascia 1,1605–1,1615 viene rotta al ribasso.
Pattern candlestick e segnali di prezzo
Sul grafico daily, le ultime sedute hanno mostrato la formazione di una shooting star in prossimità di 1,164–1,165, segnale di esaurimento del momentum rialzista di brevissimo e possibile avvio di una correzione verso i supporti inferiori. In precedenza, l’uscita dal minimo di novembre in area 1,149–1,150 era stata accompagnata da candele di tipo hammer/inverted hammer e configurazioni in parte assimilabili a un harami rialzista, evidenziando un’area di accumulazione importante tra 1,147 e 1,150.
La price action intraday mostra un mercato che “spinge” ripetutamente contro la resistenza 1,1615–1,1635 senza ancora un breakout pulito, coerente con la narrativa di consolidamento in attesa dei nuovi dati su inflazione e attività reale. La persistenza di pattern di indecisione (doji, upper shadow allungate) vicino alla parte alta del range raccomanda attenzione: un break convincente sopra 1,1635–1,1660 con chiusure daily sarebbe il segnale di sblocco, mentre un rifiuto deciso in quell’area riporterebbe rapidamente il focus su 1,150.
Supporti e resistenze daily/weekly
Sul timeframe daily, il mercato sta lavorando un ampio trading range ben definito:
• Supporto chiave: 1,1470–1,1500, area dei minimi di novembre e base della congestione attuale, che molti desk identificano come “floor” di breve.
• Supporti inferiori di backup: 1,1435–1,1437, zona indicata da diverse analisi come obiettivo in caso di rottura del floor 1,1605–1,1615 e del cluster 1,147–1,150.
• Resistenza primaria: 1,1615–1,1635, area tecnica testata più volte e citata come resistenza intraday/daily, che coincide con l’attuale “tetto” di consolidamento.
• Resistenza strategica: 1,1657–1,1675, comprendente max recenti, area 1,1644 della 100‑day MA e target di breve individuati dai modelli previsionali su 2 dicembre.
Sul timeframe weekly, la struttura di medio appare ancora laterale ma con un bias rialzista graduale:
• Supporto weekly primario: 1,1490–1,1500, minimo di novembre e base del presunto “bottom” di medio periodo citato da varie case come livello da difendere.
• Supporti più profondi: 1,1390–1,1400 e 1,1210–1,1060 come ex minimi significativi, da considerare in scenari di shock macro o inversione netta delle aspettative su Fed/BCE.
• Resistenza weekly principale: 1,164–1,166, che se superata con convinzione aprirebbe, secondo alcune proiezioni, spazio verso 1,17+ nel corso delle prossime settimane.
Fondamentali: Fed, BCE, CPI e PMI
Sul piano fondamentale, la dinamica di EUR/USD ruota intorno al differenziale di crescita e tassi tra USA ed Eurozona, e all’evoluzione delle aspettative su inflazione e ciclo economico. La Fed ha già avviato un percorso di allentamento moderato dopo la fase di rialzi, ma mantiene un atteggiamento prudente con inflazione ancora sopra target, mentre la BCE appare in “pausa comoda” con inflazione headline e core prossime alle proiezioni ufficiali per il 2025.
I dati più recenti sull’ISM Manufacturing USA mostrano un settore manifatturiero ancora in contrazione, con l’indice sceso a 48,2 in novembre, nono mese consecutivo sotto 50, accompagnato da sottoindici new orders ed employment deboli. In parallelo, il PMI manifatturiero S&P Global USA si mantiene sopra 50 (circa 52,2), indicando una picture più sfumata ma comunque coerente con una crescita in rallentamento e un dollaro meno aggressivo rispetto alla fase precedente.
Il ruolo dei CPI USA è centrale:
• Un CPI oltre le attese alimenterebbe timori di inflazione più persistente, spingendo in alto i rendimenti reali e rafforzando il dollaro, con effetti ribassisti su EUR/USD e possibile ritorno verso 1,150 o anche i supporti inferiori se il repricing sui tassi Fed è brusco.
• Un CPI sotto le attese, al contrario, consoliderebbe lo scenario di ulteriori tagli Fed nel 2026, riducendo il premio di rendimento in favore del dollaro e spingendo EUR/USD a rompere con più facilità la fascia di resistenze 1,1635–1,1675.
Anche i PMI – soprattutto ISM e indici compositi – fungono da leading indicator sul ciclo:
• PMI USA sotto 50 e in peggioramento netto di solito indeboliscono il dollaro perché anticipano revisioni al ribasso sulle stime di crescita USA e un posizionamento più dovish della Fed.
• PMI Eurozona ancora sotto 50, come il recente HCOB Manufacturing PMI sceso a 49,6, tengono invece un freno sull’euro perché dipingono una crescita debole, anche se il mercato tende a concentrarsi sul differenziale relativo: se gli USA rallentano più dell’area euro, l’effetto netto può comunque essere rialzista su EUR/USD.
Connessioni macro e scenari per EUR/USD
Nel medio termine, diverse analisi collegano il rapporto EUR/USD all’evoluzione del rapporto tra PIL Eurozona e PIL USA, che mostra una correlazione positiva: più l’Eurozona chiude il gap di crescita, più l’euro tende a rafforzarsi contro il dollaro. Le prospettive attuali vedono un’Eurozona con crescita modesta ma in lento miglioramento grazie a politiche fiscali meno restrittive, mentre gli USA affrontano l’onere di un debito elevatissimo e di una fase di normalizzazione dopo la stretta monetaria più aggressiva degli ultimi decenni.
Al tempo stesso, il quadro politico USA – con la presidenza Trump e un’agenda improntata a tariffe e misure pro‑domestiche – può generare volatilità: misure tariffarie possono risultare inflazionistiche nel breve, spingendo la Fed a un equilibrio complesso tra controllo dei prezzi e sostegno al ciclo, e producendo fasi alterne di forza e debolezza del dollaro. In Europa, il rischio politico (elezioni in grandi paesi, dibattiti sulle regole fiscali) rimane un elemento di coda che può limitare i rimbalzi dell’euro nelle fasi di risk‑off globale.
Forza relativa dell’euro vs GBP e CHF
Per pesare la “qualità” della forza dell’euro è utile guardare all’andamento contro sterlina e franco.
EUR/GBP – euro resiliente contro una sterlina fragile
Nel 2025 l’euro ha mostrato una discreta capacità di tenuta contro la sterlina, con EUR/GBP che si muove tendenzialmente sopra area 0,86–0,87 e proiezioni di alcune case che vedono obiettivi verso 0,87 nel medio termine. La debolezza relativa di GBP riflette una combinazione di fattori: preoccupazioni fiscali, prospettiva di ulteriori allentamenti da parte della BoE e un quadro di crescita britannico meno convincente, elementi che spingono diversi analisti a considerare la sterlina destinata a “laggare” rispetto all’euro anche nel 2026.
In questo contesto, il fatto che l’euro riesca a sovraperformare una valuta ciclica come la sterlina rafforza la percezione di un euro “difensivo ma non brillante”: sufficiente per guadagnare terreno contro GBP, ma ancora legato all’evoluzione del rischio globale e dei tassi reali per sfidare con decisione il dollaro.
EUR/CHF – euro debole contro un franco rifugio
Ben diverso il quadro contro il franco svizzero: nel 2025 EUR/CHF ha oscillato grosso modo fra 0,918 e 0,966, con una media annuale attorno a 0,9373 e minimi recenti in area 0,918, segno che il CHF continua a godere di un solido status di bene rifugio. Le analisi tecniche più aggiornate parlano di un “major bullish bottom” potenziale per EUR/CHF, ma sottolineano anche come il cambio resti vicino ai minimi di periodo, confermando che la forza dell’euro è limitata quando viene confrontata con una valuta safe haven.
Anche a livello fondamentale, diversi report evidenziano che, pur con una SNB poco incline a tollerare un eccessivo rafforzamento del franco e pronta, se necessario, a intervenire sul mercato, la struttura di rischio globale continua a favorire il CHF nei momenti di tensione. Il risultato è un euro che appare in ripresa contro USD e GBP ma ancora strutturalmente “debole” contro CHF, un mix coerente con un contesto di risk appetite moderato ma non pieno.
Lettura d’insieme per l’operatività
Mettendo insieme tecnico e macro, EUR/USD si presenta, a inizio dicembre, come un cross in fase di consolidamento rialzista sopra un importante pavimento a 1,149–1,150, ma ancora intrappolato sotto una fascia di resistenze strategiche 1,1635–1,1675. La postura attendista dei desk riflette l’alta sensibilità del cambio ai prossimi dati USA di inflazione (CPI) e attività (PMI/ISM), veri driver in grado di spingere rapidamente il prezzo o verso una rottura rialzista del range, o verso un ritorno in area 1,150 in caso di sorprese hawkish a favore del dollaro.
All’interno di questo quadro, la forza selettiva dell’euro – in miglioramento contro GBP ma ancora modesta contro CHF – invita a leggere con prudenza eventuali breakout di EUR/USD: un euro che fatica contro il franco ma tiene bene contro la sterlina suggerisce un contesto di crescita europea solo moderatamente migliore rispetto ad altre economie avanzate, e una propensione al rischio globale che resta fragile. In altre parole, l’eventuale prossima gamba rialzista del cambio avrà bisogno non solo di dollaro debole per effetto di CPI/PMI deludenti, ma anche di segnali più convincenti di ripresa strutturale in Eurozona per trasformare l’attuale fase di consolidamento in un vero trend di medio periodo.
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$NU Ready for Breakout?NYSE:NU
Nu Holdings Ltd. is a holding company, which engages in the provision of digital banking services. The company was founded by David Velez Osorno, Cristina Helena Zingaretti Junqueira, and Adam Edward Wible on February 26, 2016 and is headquartered in George Town, Cayman Islands.
Analisi Tecnica sull'Oro al 27 novembre 2025 Panoramica: l’ORO baricentro economico
L’oro è un bene rifugio tradizionale che attira investitori soprattutto nei momenti di incertezza economica e geopolitica.
Negli ultimi mesi ha mostrato una crescita significativa, sostenuta da aspettative di politiche monetarie più accomod anti negli Stati Uniti e da una riduzione delle tensioni geopolitiche, come l’accordo tra Ucraina e Russia per porre fine al conflitto.
Il prezzo dell’oro ha raggiunto circa 4.160 USD per oncia, vicino ai massimi delle ultime due settimane, con un incremento del 4,58% nell’ultimo mese e di quasi il 58% rispetto a un anno fa. Questi movimenti riflettono una combinazione di fattori tra cui dati economici USA più deboli, aspettative di tagli ai tassi della Fed, e timori geopolitici attenuati ma sempre presenti.
L'oro si distingue come asset rifugio principale rispetto ad argento, Treasury USA e Bitcoin, grazie alla sua stabilità storica e minore volatilità durante le crisi. Nel 2025, con il prezzo intorno ai 4.164 USD/oncia, ha superato i Treasury bond, rompendo la correlazione inversa tradizionale: mentre i rendimenti dei bond a 10 anni si stabilizzano al 4,1%, l'oro ha guadagnato il 42% grazie a deficit USA da 1,9 trilioni di dollari e timori fiscali.
L'argento, a 53,31 USD/oncia (+77% annuo), offre maggiore upside ma con volatilità doppia (26,6% vs 14,7% dell'oro) e dipendenza industriale (50% della domanda), rendendolo meno affidabile in risk-off.
Asset: prezzo attuale, performance, struttura di mercato
L’oro è trattato principalmente come un bene rifugio e un asset di diversificazione nei portafogli. Le banche centrali di tutto il mondo stanno aumentando le loro riserve auree nella prospettiva di volatilità economica e di un progressivo de-dollarizzazione dei mercati finanziari. L’oro è percepito come protezione contro la svalutazione delle valute nazionali e l’inflazione. Nel 2023-2025 molte banche centrali hanno aumentato le proprie riserve di oro dal 8% al 15% circa. Le dinamiche geopolitiche, come la crisi in energie e commercio mondiale, contribuiscono ulteriormente a sostenere la domanda di oro.
L'oro è quotato a 4.158,30 USD/oncia al 27 novembre 2025, con un leggero calo dello 0,10% rispetto alla giornata precedente. Il prezzo spot globale si attesta a 4.151,05 USD, mentre in India il metallo giallo è scambiato a ₹12.775 per grammo (24 carati), in flessione di ₹16 rispetto al giorno precedente. Le quotazioni restano vicine ai massimi delle ultime due settimane, sostenute dalle aspettative di taglio dei tassi Fed a dicembre (probabilità >80%).
La performance dell'oro nel 2025 è eccezionale, con un guadagno del +57,59% rispetto allo stesso periodo del 2024 e un rally del +5,22% nell'ultimo mese. Da inizio anno (YTD) fino a novembre, l'oro ha superato il +54%, posizionandosi in testa alla classifica degli asset macro globali. Il metallo prezioso ha raggiunto il suo 45° massimo storico il 8 ottobre 2025, toccando i 4.000 USD/oncia, segnando un passaggio chiave dalla soglia psicologica di 3.000 USD (nuovo floor di prezzo) ai livelli attuali.
I miner auriferi hanno registrato performance ancora più esplosive, con un incremento del +120% YTD, sebbene rimangano sottovalutati rispetto ai fondamentali.
Il mercato dell'oro presenta una struttura diversificata tra domanda fisica, futures e prodotti finanziari:
• Domanda fisica: Gioielleria (46%, ~95.547 tonnellate), lingotti e monete (21%, ~43.044 tonnellate), riserve banche centrali (17%, ~35.715 tonnellate per un valore di 2 trilioni USD).
• ETF e prodotti finanziari: Gli ETF fisicamente garantiti detengono circa 3.473 tonnellate (2% dell'oro sopra-suolo), equivalenti a 200 miliardi USD. Nel 2025 si registra il ritorno degli investitori occidentali agli ETF aurei, con afflussi netti che rappresentano la maggiore crescita annuale potenziale della domanda.
• Futures: Il mercato dei futures CME sull'oro scambia l'equivalente di 27 milioni di once al giorno, oltre 30 volte il volume dello SPDR Gold ETF (0,8 milioni di once/giorno), offrendo liquidità superiore e settlement fisico senza commissioni di gestione.
• Banche centrali: La domanda da parte delle banche centrali è strutturale, con acquisti netti stimati tra 900-1.000 tonnellate nel 2025, segnando il quarto anno più forte dal 1971, guidati dalla de-dollarizzazione e dalla diversificazione delle riserve.
La struttura del mercato evidenzia una transizione da asset prevalentemente fisico-ornamentale a veicolo strategico di investimento istituzionale e riserva sovrana.
Analisi tecnica evoluta: trend, momentum, volatilità e pattern
L’analisi tecnica sull’oro evidenzia una fase di consolidamento ad alta quota all’interno di un trend primario ancora impostato al rialzo. La struttura dei prezzi rimane costruttiva finché le quotazioni restano stabilmente sopra l’area dei 4.000 USD, che rappresenta sia un livello psicologico sia una soglia di equilibrio tra compratori istituzionali e venditori di breve periodo. In questo contesto, l’operatività professionale privilegia strategie “buy on dip” su supporti chiave, con gestione del rischio rigorosa in caso di rottura dei livelli tecnici principali.
La media mobile a 50 giorni svolge il ruolo di supporto dinamico principale, accompagnando il canale rialzista sviluppato dai minimi di area 3.700–3.800 USD. Finché i prezzi rimangono sopra la 50 giorni, il bias resta moderatamente bullish, con eventuali pullback verso la media da leggere come fasi di riaccumulazione piuttosto che inversioni strutturali. Una violazione decisa e confermata in chiusura giornaliera/settimanale al di sotto di tale media, invece, aprirebbe spazio per una correzione più profonda verso 3.800 USD, proiezione del precedente triangolo ascendente rotto al rialzo.
L’RSI a 14 periodi si è gradualmente raffreddato dagli eccessi di ipercomprato successivi al breakout di 4.000 USD, riportandosi in area neutra e segnalando un momentum rialzista meno esplosivo ma ancora coerente con una fase di consolidamento alto. Valori che oscillano tra 45 e 55 indicano un mercato in equilibrio tra forze long e short, con spazio per un nuovo impulso rialzista nel caso di ritorno sopra 60–65, oppure per una correzione più estesa se l’oscillatore dovesse scendere stabilmente sotto 40. In ottica professionale, questo contesto suggerisce di evitare entrate aggressive sui massimi e privilegiare ingressi su ritracciamenti con RSI in prossimità di 40–45.
L’analisi di regressione lineare applicata alle ultime settimane di contrattazioni mostra una pendenza positiva ma in attenuazione, coerente con una fase di normalizzazione del trend dopo il rally verticale che ha spinto l’oro oltre i 4.000 USD. I prezzi continuano a oscillare sopra la linea di regressione e all’interno del relativo canale, segnalando che, nonostante l’erosione del momentum, il controllo resta in mano ai compratori di medio periodo. Solo un ritorno persistente nella parte bassa del canale, accompagnato da volumi in aumento sul ribasso, costituirebbe un segnale di deterioramento strutturale del trend.
Dal punto di vista candlestick, nelle ultime sedute si osservano sequenze di doji, small body e occasionali hammer in prossimità dei supporti intraday, che rappresentano fasi di indecisione e tentativi di assorbimento delle prese di profitto da parte della componente long. La formazione di pattern di inversione positivi (hammer o bullish engulfing) sull’area di 4.000–3.950 USD confermerebbe la tenuta del supporto e la possibilità di un nuovo swing rialzista verso le resistenze successive. Al contrario, pattern ribassisti in prossimità di 4.200–4.300 USD (shooting star, evening star) andrebbero letti come segnali di esaurimento del movimento, con aumento del rischio di correzioni più ampie.
I livelli di prezzo tecnicamente più rilevanti rimangono:
Supporti: area 4.000 USD come primo pilastro difensivo, seguita da 3.900–3.885 USD in corrispondenza della media mobile a 50 giorni e dal target di proiezione verso 3.800 USD in caso di break deciso. Una discesa sotto 3.700 USD comprometterebbe il quadro rialzista di medio termine, riaprendo scenari verso 3.500 USD.
Resistenze: 4.200 USD come primo obiettivo tecnico post-breakout, coincidente con i massimi recenti indicati dai report tecnici, e una fascia superiore 4.250–4.300 USD in corrispondenza dei massimi storici di ottobre 2025 e delle proiezioni delle onde impulsive di medio periodo.
In sintesi, la lettura combinata di media mobile a 50 giorni, RSI, regressione lineare e pattern candlestick delinea un contesto di trend rialzista in consolidamento, dove l’oro continua a esprimere forza relativa ma con una dinamica meno verticale e più selettiva. In ottica operativa professionale, lo scenario rimane costruttivo finché i prezzi stazionano sopra 4.000 USD, con strategie di ingresso su debolezza controllata e gestione attenta del rischio in prossimità delle resistenze critiche 4.200–4.300 USD.
Scenario, prospettive e sintesi
Lo scenario per l’oro nel breve-medio periodo rimane fondato su due principali fattori: politica monetaria e rischi geopolitici. Le probabilità di un taglio dei tassi da parte della Fed entro dicembre sono superiori all’80%, il che tende a ridurre il costo opportunità del detenere oro. Tuttavia, un rallentamento dell’economia USA e l'eventuale ritorno di instabilità geopolitica, come nuove tensioni commerciali o conflitti regionali, potrebbero spingere ulteriormente il metallo prezioso verso l’alto. Gli analisti stimano un prezzo target attorno a 4.100-4.300 USD per oncia nei prossimi 12 mesi, con potenziali rialzi se si materializzassero ulteriori rischi o politiche monetarie più espansive.
In conclusione, l’oro resta un asset strategico in portafoglio, la cui analisi tecnica conferma un mercato rialzista ma con segnali di prudenza. Le dinamiche socioeconomiche attuali e le politiche globali saranno determinanti nei prossimi mesi per valutare i livelli di prezzo chiave e le opportunità di trading.
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Il materiale fornito in questo contesto non è stato redatto secondo i requisiti legali destinati a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e, pertanto, è considerato una comunicazione di marketing. Non è soggetto a divieti di negoziazione prima della divulgazione della ricerca d’investimento, ma non cercheremo di trarne vantaggio prima di fornirlo ai nostri clienti.
Pepperstone non garantisce che le informazioni qui fornite siano accurate, aggiornate o complete e pertanto non dovrebbero essere considerate come tali. Queste informazioni, provenienti da terzi o meno, non devono essere interpretate come una raccomandazione, un’offerta di acquisto o vendita, o una sollecitazione all’acquisto o vendita di alcun titolo, prodotto finanziario o strumento, né come invito a partecipare a una specifica strategia di trading. Non tengono conto della situazione finanziaria o degli obiettivi d’investimento dei lettori. Consigliamo a chiunque legga questo contenuto di cercare una consulenza personale. La riproduzione o la ridistribuzione di queste informazioni non è consentita senza l’approvazione di Pepperstone.
Nvidia e la corsa AI: rischi, rally e volatilità Panoramica: perché oggi Nvidia è il barometro globale dell’innovazione tech
Nvidia non è più soltanto un titolo azionario tecnologico, ma il baricentro di una rivoluzione industriale che nel 2025 corre al ritmo dell’intelligenza artificiale generativa e di una domanda senza precedenti di chip avanzati per data center, cloud e applicazioni enterprise. Forte di utili record e di una capitalizzazione che l’ha proiettata ai vertici di Wall Street, la società è diventata la proxy dell’intero ciclo AI: ogni trimestrale viene letta come referendum sulla sostenibilità degli enormi investimenti in infrastrutture digitali e può muovere centinaia di miliardi di dollari di valore di mercato in poche sedute.
Negli ultimi mesi il profilo di Nvidia si è ulteriormente trasformato grazie a partnership strategiche con i grandi hyperscaler USA e asiatici per la costruzione di infrastrutture AI globali, accordi che consolidano il suo ruolo di fornitore standard de facto di GPU per l’addestramento dei modelli più avanzati. In parallelo, il gruppo ha dimostrato una forte capacità di adattamento alle restrizioni statunitensi sull’export di chip verso mercati sensibili come la Cina, sviluppando varianti custom in grado di rispettare il quadro normativo senza rinunciare alla presenza in aree chiave per la crescita dei ricavi.
A completare il quadro, i nuovi lanci di prodotto in ambito gaming, data center e mobilità intelligente rafforzano la leadership sulle architetture hardware per l’AI e sui sistemi ottimizzati per carichi di lavoro intensivi, dal training nei supercomputer alla guida autonoma e alla robotica, alimentando la narrativa di Nvidia come piattaforma integrata più che come semplice produttore di semiconduttori.
La combinazione di fondamentali esplosivi, sfide regolatorie e aspettative elevate ha reso il titolo uno dei principali generatori di volatilità sui mercati globali: attorno alle trimestrali i volumi di scambio toccano livelli record, gli spread sulle opzioni prezzano movimenti eccezionali e l’interesse degli hedge fund resta elevato, segno che Nvidia è ormai un driver sistemico capace di orientare sia gli indici azionari sia il sentiment sugli investimenti nell’economia dell’intelligenza artificiale.
Asset: prezzo attuale, performance, struttura di mercato
Da inizio 2025 Nvidia ha messo a segno un rally superiore al 70%, spingendosi oltre la soglia psicologica dei 200 dollari nel post earnings prima di consolidare in un ampio trading range tra 180 e 190 dollari, area in cui si concentra gran parte della liquidità sul titolo. Questa dinamica è lo specchio della leadership di Nvidia tra gli asset globali: la capitalizzazione la colloca stabilmente tra le prime cinque big tech mondiali, mentre affluiscono capitali massicci sugli ETF tematici dedicati all’intelligenza artificiale e sui derivati legati al titolo, dove opzioni e futures vengono utilizzati sia per copertura sia per operazioni speculative ad alta leva.
Sul piano della performance, Nvidia ha generato un’alpha nettamente superiore a Nasdaq e S&P 500, diventando la componente chiave nei portafogli growth e tech che puntano a cavalcare il ciclo pluriennale degli investimenti in infrastrutture AI e data center.
La struttura della domanda resta sbilanciata a favore della mano forte: investitori istituzionali e grandi gestori continuano ad accumulare sulle fasi di correzione, mentre la componente retail e i desk quantitativi operano sul breve periodo con strategie di breakout e “buy on news”, amplificando le escursioni di prezzo in corrispondenza di trimestrali e guidance.
Il contesto macro rimane complessivamente favorevole al caso Nvidia, sostenuto dall’attesa di un ciclo espansivo dell’AI, ma il rischio di correzioni improvvise resta elevato e legato a variabili esogene come le decisioni della Federal Reserve sui tassi USA, eventuali inasprimenti regolatori nel comparto semiconduttori e reazioni del mercato a dati trimestrali anche solo lievemente sotto le aspettative.
Analisi tecnica evoluta: trend, momentum, volatilità e pattern
Sul piano tecnico, Nvidia si conferma protagonista di una tendenza strutturalmente rialzista, mantenendo il prezzo stabilmente sopra la media mobile a 50 periodi (MM50) in area 175–180$, considerata da mesi la linea di spartiacque tra fasi bull e bear trend. Questa MM50 ha rappresentato un punto di ingresso privilegiato per acquisti algoritmici e accumulazioni istituzionali durante ogni test di volatilità, risultando il principale livello di difesa nei recenti ritracciamenti.
L’indicatore RSI daily, che aveva raggiunto valori estremi di ipercomprato sopra 75 in occasione dei massimi post-trimestrale, è ora sceso in zona neutra tra 55 e 60. Questo “raffreddamento” tecnico permette al titolo di scaricare la pressione di breve periodo senza compromettere l’impostazione rialzista di fondo; eventuali divergenze RSI-bullish, con minimi crescenti dell’oscillatore a fronte di prezzi stabili, potrebbero aprire la strada a nuovi spunti direzionali.
Dal punto di vista del momentum, la regressione lineare sulle ultime 50 chiusure evidenzia un allentamento dell’inclinazione positiva, segno di normalizzazione e di una fisiologica diminuzione dell’euforia. Tuttavia, finché i prezzi restano sopra la MM50 e la curva della regressione resta ascendente, il trend costruttivo di medio periodo rimane intatto.
La volatilità implicita e realizzata rimane su livelli massimi annuali, offrendo opportunità per strategie avanzate su opzioni come straddle e covered call, specie in prossimità di resistenze chiave. Il sentiment di mercato sul comparto AI resta positivo, alimentato da news su nuovi investimenti globali, partnership strategiche e risultati record di altri attori come IBM e AMD, condizioni che potrebbero stimolare ulteriori rally futuri.
Per i livelli tecnici operativi, i principali supporti si individuano tra 180–175$ (MM50 linea di difesa per posizioni bullish) e 165–160$ (swing low e cluster di domanda istituzionale), mentre le resistenze più immediate sono comprese tra 190–195$ (zona di distribuzione post–rally) e 200–205$ (massimi storici e possibile trigger per accelerazione verso 215–225$ su estensione di Fibonacci). Tra i pattern osservati spiccano la bandiera di consolidamento sopra MM50, la formazione di un doppio massimo temporaneo sui 200$ e il rischio di bear trap sotto 175$, spesso seguite da rapide inversioni sostenute da news e reazioni di mercato.
Scenario, prospettive e sintesi
L’outlook tecnico su Nvidia resta fra i più seguiti del settore, con il titolo che continua a catalizzare l’attenzione degli investitori grazie alla leadership nell’AI e alle performance record. Attualmente, la partita si gioca su livelli tecnici determinanti che definiscono le tendenze operative, senza fornire alcun orientamento su acquisto o vendita, ma solo la mappatura dei range più rilevanti.
• Sopra la MM50 (175–180$): Il titolo mantiene un’impostazione tecnica positiva, con la fascia 190–195$ come area di breakout per l’estensione verso nuovi massimi. Il superamento di questi livelli può aprire spazio per accelerazioni tipiche dei rally AI, a condizione che venga assorbita la forte volatilità e i volumi siano in crescita.
• Sotto la MM50: Se i prezzi scendono sotto la MM50, si entra in un’area dove storicamente avviene normalizzazione del trend, con maggiore flessibilità richiesta nelle strategie operative e preferenza per la gestione dinamica del rischio. Il focus si sposta verso livelli inferiori di supporto e fasi di consolidamento.
• Rottura sopra 200$: Una spinta definitiva oltre la soglia psicologica dei 200$ può generare accelerazioni importanti, avviando la fase successiva del rally e proiettando possibili target in zona 215–225$ secondo le più recenti estensioni tecniche.
La gestione del rischio rimane centrale: trailing stop, opzioni di copertura, attenzione alle date di earning e monitoraggio continuo su news macro e geopolitiche sono elementi essenziali in un contesto dove la volatilità rimane elevata. Permane anche la necessità di osservare attentamente possibili rischi correlati a regolamentazioni USA, supply chain, eccessi di euforia tipici delle “bolle AI”, e deterioramento del sentiment tech/global high-beta.
Allo stesso tempo, Nvidia resta il principale beneficiario dei mega-trend 2025: grazie agli investimenti record, partnership strategiche, e leadership consolidata, continua a guidare l’innovazione AI a livello globale. Tuttavia, la disciplina tecnica e la capacità di adattamento alle oscillazioni di scenario sono requisiti indispensabili per chi punta a seguire il trend senza esporsi a rischi eccessivi.
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DAX sotto pressione in attesa della trimestrale NvidiaLe probabilità in diminuzione di assistere ad un ulteriore taglio dei tassi di interesse da parte della Fed quest'anno e le vendite sul settore tech hanno spinto i mercati azionari europei in territorio negativo per il quarto giorno consecutivo martedì.
La giornata odierna è invece al momento poco mossa, con gli investitori che sembrano essere riluttanti ad assumere nuove posizioni direzionali prima della pubblicazione dei risultati trimestrali di Nvidia, attesi questa sera dopo la chiusura di Wall Street.
L’evento è di altissima importanza per i mercati visto che negli ultimi anni il colosso dei semiconduttori è diventato la proxy globale del boom dell’intelligenza artificiale e i numeri in arrivo potrebbero influenzare significativamente il sentiment sui titoli growth e, di riflesso, sull’intero comparto azionario mondiale.
Dax future in indebolimento tecnico: violata la media a 200 giorni
Nel pomeriggio di martedì il future sul principale indice tedesco ha toccato un minimo intraday a 23.135 punti, per poi recuperare leggermente e chiudere a 23.250 punti, comunque sotto la media mobile a 200 giorni; un’inversione di questo tipo è generalmente monitorata a livello istituzionale e considerato uno spartiacque tra trend rialzista e contesto correttivo nel medio periodo.
La seduta di mercoledì si è aperta pressoché invariata, con il benchmark che continua ad oscillare a ridosso dei minimi di giugno.
Cosa attendersi ora?
Nonostante la violazione della media mobile a 200 periodi, il Dax continua a scambiare all’interno della cruciale fascia di supporto compresa tra 23.250 e 23.000 punti, un’area che negli ultimi mesi ha più volte intercettato flussi in acquisto e generato inversioni di breve periodo.
Finché questa zona resterà intatta, il mercato conserva concrete probabilità di sviluppare un rimbalzo tecnico, favorito anche da condizioni di ipervenduto su alcuni oscillatori di momentum.
Tuttavia, il quadro tecnico tornerebbe costruttivo solo con un recupero stabile dei 23.600 punti, livello che coincide non solo con una precedente area di supporto, ma anche con il reingresso sopra la media mobile a 200 periodi, il cui ruolo come discriminante direzionale di medio termine rimane determinante.
Un breakout sopra questo livello confermerebbe un miglioramento del sentiment e potrebbe aprire spazio a estensioni verso 23.800, primo target rilevante di breve.
Al contrario, una chiusura sotto i 23.000 punti incrementerebbe il rischio di accelerazioni ribassiste, con potenziale estensione verso 22.750–22.600, zona dove passa anche il supporto dinamico del trend di medio periodo.
Pe la sessione odierna qualora dovessimo tenere i minimi attuali potremmo valutare ingressi long sulla rottura dei 23.280 punti, con obiettivo il test dei 23.480 punti e stop sul minimo odierno a 23.121 punti.
Tech in bilico: Nasdaq tra consolidamento e breakout imminentePanoramica finanziaria del NASDAQ
Il NASDAQ conferma il proprio ruolo di barometro dell’innovazione globale e dell’appetito per il rischio sull’azionario USA, alimentato da flussi istituzionali e forti movimenti nel comparto tecnologico.
A novembre 2025, l’indice si colloca in una fase strategica di consolidamento, immersa in un contesto macro-denso di incognite tra politiche monetarie restrittive, revisione delle prospettive di crescita e volatilità elevata sulle maggiori piazze mondiali.
Dopo i “new highs” di periodo, l’indice sta mostrando segnali di pausa e riassestamento, con l’attenzione dei trader rivolta ai livelli chiave di supporto e resistenza, e ai movimenti degli operatori istituzionali.
Il sentiment resta costruttivo: la permanenza sopra la media mobile a 50 periodi e l’incanalamento dei prezzi lungo la regressione lineare di medio termine sono segnali tecnici che mantengono la struttura rialzista, pur in presenza di un RSI che oscilla su valori di neutralità (zona 49), a testimoniare una condizione di mercato in equilibrio precario, pronto a reagire a nuovi impulsi macro o micro-settoriali.
Asset tecnologico sotto i riflettori
Negli ultimi sei mesi, l’indice Nasdaq ha vissuto una progressione costante con un trend rialzista solido, complice l’euforia legata a trimestrali tech e le prospettive di una nuova stagione di investimenti in AI e hardware. Il rally è stato sostenuto da:
• Prospettive Fed: Le attese sui tassi USA e il “wait and see” della Fed sul ciclo di strette hanno tenuto basso il costo-opportunità per gli investimenti azionari.
• Dati macro USA: Il rallentamento del jobs market, con disoccupazione in lieve aumento e payrolls sottotono, ha ridotto i timori di rialzi aggiuntivi dei tassi.
• Volatilità: L’alternarsi di correzioni tecniche rapide e recuperi pronti, alimentato da dati macro-discordanti e volatilità implicita storicamente elevata.
Sul breve, il Nasdaq 100 oscilla tra i livelli critici di 24.600 (supporto principale) e 25.660–26.180 (resistenze strategiche), con il pivot giornaliero calendarizzato in area 23.074 punti. Break tecnici sopra le resistenze potrebbero innescare nuove onde rialziste, mentre la tenuta dei supporti rappresenta la condizione essenziale per la prosecuzione del trend positivo. Il recente aumento dell’ATR segnala una volatilità sostenuta e impone disciplina nella gestione della leva e nella definizione di stop-loss.
Focus sul NASDAQ
Il NASDAQ, replicando la dinamica del listino tecnologico, evidenzia una configurazione altrettanto interessante, con un’impostazione tecnica che conferma la forza relativa del comparto.
Nella seconda metà del 2025, la crescita dei prezzi è stata accompagnata da sostenuti volumi rialzisti, con la media mobile a 21 giorni a fare da magnete per i compratori.
L’RSI a 14 giorni oscilla nella fascia medio-alta, ad indicare una progressiva saturazione del movimento rialzista e la potenziale vicinanza ad un’area di ipercomprato.
Livelli tecnici chiave
• Supporto principale: 24.500 punti
• Resistenza primaria: 26.000 punti
• Target breakout: 27.500 punti
• Livello di allerta in scenario ribassista: 23.000 punti
La struttura dei prezzi mostra la formazione di un triangolo ascendente: tipico pattern di accumulazione, favorito dalla partecipazione delle mani forti e dall’ingresso di nuovi capitali nei momenti di consolidamento.
Una rottura della resistenza a 26.000-26400 punti, specie se accompagnata da crescenti volumi, rappresenterebbe il segnale di una nuova gamba rialzista, con estensione plausibile fino a 27.500-28000 punti.
Al contrario, una rottura convinta del supporto a 24.500 riposizionerebbe il quadro tecnico in ottica di pullback, con obiettivo in area 23.000 e incremento della pressione ribassista.
Scenario e prospettive
Il contesto attuale suggerisce disciplina e tempestività: strategie long sulle rotture confermate delle resistenze, implicano una massima gestione attiva del rischio tramite stop loss stretti.
Sul lato opposto, la perdita decisa dei supporti chiave aprirebbe a fasi correttive e potenziali inversioni di breve/medio periodo, con la necessità di monitorare i pattern di prezzo e il comportamento degli indicatori di momentum (RSI, MACD).
Considerazioni finali
Il Nasdaq si conferma trainante nei portafogli tech-oriented, ma il quadro resta sensibile agli sviluppi macro (politica Fed, dati NFP) e alle dinamiche geopolitiche globali. In questa fase, la gestione della volatilità e la lettura multi-timeframe rappresentano gli strumenti essenziali per intercettare i cambi di scenario e ottimizzare le performance, in ottica sia tattica che strategica.
Il materiale fornito in questo contesto non è stato redatto secondo i requisiti legali destinati a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e, pertanto, è considerato una comunicazione di marketing. Non è soggetto a divieti di negoziazione prima della divulgazione della ricerca d’investimento, ma non cercheremo di trarne vantaggio prima di fornirlo ai nostri clienti.
Pepperstone non garantisce che le informazioni qui fornite siano accurate, aggiornate o complete e pertanto non dovrebbero essere considerate come tali. Queste informazioni, provenienti da terzi o meno, non devono essere interpretate come una raccomandazione, un’offerta di acquisto o vendita, o una sollecitazione all’acquisto o vendita di alcun titolo, prodotto finanziario o strumento, né come invito a partecipare a una specifica strategia di trading. Non tengono conto della situazione finanziaria o degli obiettivi d’investimento dei lettori. Consigliamo a chiunque legga questo contenuto di cercare una consulenza personale. La riproduzione o la ridistribuzione di queste informazioni non è consentita senza l’approvazione di Pepperstone.
Oro: Pronto al breakout? Ecco i livelli da monitorare!Panoramica finanziaria dell’ORO
L’ORO continua a rappresentare un’indicazione fondamentale della fiducia globale nei mercati finanziari e nella gestione del rischio geopolitico. Nel novembre 2025, l’ORO si posiziona in una zona tecnica cruciale, alimentata da sviluppi macroeconomici, politiche monetarie aggressive e tensioni internazionali, con i prezzi vicini ai massimi storici e una volatilità crescente sulle principali borse mondiali. Dopo aver superato quota 4.250 dollari l’oncia nel primo semestre, il metallo prezioso ha avviato una fase di consolidamento, con correzioni verso l’area 3.800–3.950 dollari, considerate da molti analisti come opportunità di accumulo strategico.
La domanda di riserva da parte di banche centrali e fondi istituzionali rimane sostenuta, con flussi record negli ETF e una crescente allocazione in oro come copertura contro l’instabilità valutaria e l’eccessiva concentrazione del mercato azionario USA. Il fenomeno FOMO (fear of missing out) ha contagiato anche gli operatori professionali, spingendo figure come Gundlach e Wilson a rivedere i modelli di asset allocation, con proposte che includono fino al 25% di esposizione in oro.
Sul fronte macro, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, i segnali di rallentamento economico e le prospettive di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve alimentano la ricerca di protezione. Parallelamente, la debolezza del dollaro e la progressiva de-dollarizzazione delle riserve globali rafforzano il ruolo dell’oro come asset strategico in un contesto di transizione finanziaria globale
Asset Rifugio sotto i Riflettori
Nell’arco degli ultimi sei mesi, l’ORO ha registrato una crescita costante con una tendenza rialzista solida, favorita dall’acuirsi dell’incertezza globale e dal deterioramento dei dati macro USA. Il rally dell’oro è stato supportato da:
• Attese sulla Federal Reserve: A inizio novembre, i dati sul mercato del lavoro USA hanno deluso le aspettative, con un peggioramento del sentiment dei consumatori e segnali di rallentamento economico. Sebbene l’inflazione resti “sticky”, le probabilità di un taglio dei tassi a dicembre si mantengono elevate (>64%), alimentando flussi verso asset difensivi come l’oroFinanzaOnline+1.
• Banche centrali: Gli acquisti da parte delle banche centrali, in particolare dei paesi emergenti, continuano a sostenere la domanda. JP Morgan ha recentemente rivisto al rialzo le proiezioni, ipotizzando massimi oltre 5.000 USD/oncia entro il 2026.
• Volatilità azionaria: Lo stallo degli indici equity, con prese di profitto sui tecnologici e una crescente vulnerabilità dei rendimenti obbligazionari, ha rafforzato il ruolo dell’oro come bene rifugio privilegiato nei portafogli istituzionali.
Sul breve, l’ORO oscilla tra i livelli chiave di 4.100 e 4.155 USD/oncia, con la soglia di 4.100 che ha agito da resistenza tecnica multipla a ottobre e ora rappresenta un punto di snodo per il prossimo impulso. Il breakout recente ha attivato una nuova onda impulsiva di breve termine, ma il momentum mostra segnali di indebolimento. Il volume nella congestione è in calo, tipico delle fasi di attesa prima di una mossa direzionale di rilievo.
Scenario di Mercato
• Struttura grafica L’ORO mostra una configurazione di flag rettangolare in fase di completamento, coerente con una pausa tecnica dopo il rally di ottobre. Il prezzo si attesta attorno ai 4100/4.009 USD, con escursione giornaliera tra 3.981 e 4.035 USD. L’RSI (14) è in zona neutra a 55.02, con inclinazione moderatamente rialzista. L’ADX (14) si colloca a 20.63, indicando una fase di trend debole. La media mobile a 21 giorni (MA21) è posizionata a 4.007 USD, agendo da supporto dinamico.
• Livelli di prezzo chiave
• Supporto principale: 4.000 USD (base del consolidamento e MA21)
• Supporto secondario: 3.950 USD (area di rimbalzo tecnico e Fibonacci 38.2%)
• Resistenza primaria: 4.050 USD (massimo recente)
• Resistenza estesa: 4.100–4.155 USD (zona di congestione e ex supporto di ottobre) Una chiusura sopra 4.050 USD, accompagnata da volumi in aumento, confermerebbe la ripresa del movimento direzionale con obiettivi progressivi a 4.168/4.180 USD, in linea con le proiezioni di JP Morgan per il 2026.
• Zona di congestione critica Il range 4.035–4.050 USD rappresenta un’area ad alta probabilità di falsi breakout, con volatilità latente e momentum debole. In questa fascia, l’RSI tende a oscillare senza direzionalità e il volume si riduce, segnalando indecisione tra gli operatori.
• In caso di rottura ribassista sotto 3.950 USD, si aprirebbero scenari correttivi verso 3.850 USD, con potenziale inversione a medio termine. È essenziale monitorare eventuali divergenze negative su RSI e MACD, che potrebbero anticipare pressioni ribassiste.
Analisi Multi-Timeframe – ORO
Daily Chart (D1)
• Contesto: Il grafico giornaliero mostra una fase di consolidamento post-rally, con struttura laterale tra 3.950 e 4.050 USD. La candela del 11 novembre evidenzia indecisione, con corpo ristretto e volumi in calo.
• Indicatori:
o RSI (14): 55.02 – neutro, con lieve inclinazione rialzista
o ADX (14): 20.63 – trend debole, in fase di costruzione
o MA21: 4.007 USD – supporto dinamico confermato
• Osservazioni: La compressione dei prezzi e la riduzione della volatilità suggeriscono una fase di accumulo. La tenuta del supporto a 4.000 USD è cruciale per mantenere la struttura tecnica favorevole.
4-Hour Chart (H4)
• Contesto: Il timeframe H4 evidenzia una congestione più stretta tra 4.000 e 4.035 USD, con volumi decrescenti e candele inside bar. La struttura è coerente con una pausa tecnica in attesa di catalizzatori macro.
• Indicatori:
o RSI (14): 48.7 – neutro, senza divergenze
o MACD: piatto, con histogramma in contrazione
o SuperTrend: flat, senza segnale direzionale
• Osservazioni: Il timeframe H4 conferma la mancanza di momentum e la necessità di un evento esogeno (dati macro, news geopolitiche) per attivare una nuova fase direzionale.
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Eventi Chiave e News Recenti
• FOMC e Politica Monetaria USA Le minute del FOMC pubblicate il 7 novembre hanno confermato un orientamento prudente da parte della Federal Reserve. Pur riconoscendo segnali di rallentamento economico, il board ha evitato toni esplicitamente dovish, lasciando aperta la possibilità di un taglio dei tassi di 25–50 punti base nelle riunioni di fine anno. Le dichiarazioni di Powell hanno evidenziato una crescente attenzione alla tenuta del mercato del lavoro e alla stabilità finanziaria, elementi che rafforzano la funzione dell’ORO come asset difensivo in contesti di transizione monetaria.
• Occupazione USA e Dati NFP I dati sul Non-Farm Payrolls (NFP) di inizio novembre hanno mostrato una crescita occupazionale inferiore alle attese, con revisioni al ribasso per i mesi precedenti. Il tasso di disoccupazione è salito al 4.1%, mentre la crescita salariale ha rallentato. Questi segnali di debolezza hanno alimentato timori recessivi e rafforzato la domanda di ORO come copertura contro scenari di stagflazione e perdita di potere d’acquisto.
• Accumulo Istituzionale e CME I flussi verso l’ORO da parte di fondi pensione, hedge fund e riserve strategiche sono in forte aumento. Secondo i dati CME, l’open interest sui contratti GCZ5 ha raggiunto livelli record, con volumi in crescita e una netta prevalenza di posizioni long. Gli ETF sull’oro hanno registrato acquisti netti per 146 tonnellate nel solo mese di settembre, pari a 17,3 miliardi di dollari, segnalando una riallocazione strutturale nei portafogli globali.
• Geopolitica e Escalation Commerciali Le tensioni in Medio Oriente, con nuovi focolai tra Israele e Libano, e le minacce di dazi fino al 100% tra USA e Cina
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L’Oro al Centro della Volatilità Globale
L’ORO continua a catalizzare l’attenzione dei mercati globali, confermandosi asset strategico in un contesto di transizione monetaria e instabilità geopolitica. La configurazione tecnica attuale riflette un equilibrio delicato tra persistenza del trend rialzista e rischio di consolidamento laterale, con la price action compressa tra 4.135 e 4.155 USD. Questo intervallo rappresenta una zona di snodo cruciale: la sua violazione con volumi significativi potrebbe definire la direzione del prossimo impulso.
Dal punto di vista macro, le attese sui tassi USA, la debolezza del mercato del lavoro e l’aumento delle tensioni internazionali rafforzano il ruolo dell’ORO come bene rifugio privilegiato. L’interesse istituzionale, confermato dai dati CME e dagli afflussi negli ETF, suggerisce una riallocazione strutturale nei portafogli difensivi, con esposizioni crescenti al metallo giallo.
In questo scenario, l’approccio analitico richiede disciplina e pazienza operativa. La conferma tecnica di una rottura direzionale – al rialzo o al ribasso – dovrà essere validata da volumi crescenti, momentum coerente e assenza di divergenze. Fino ad allora, la gestione del rischio e la lettura multi-timeframe restano strumenti essenziali per navigare una fase di mercato ad alta sensibilità esogena.
Il materiale fornito in questo contesto non è stato redatto secondo i requisiti legali destinati a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e, pertanto, è considerato una comunicazione di marketing. Non è soggetto a divieti di negoziazione prima della divulgazione della ricerca d’investimento, ma non cercheremo di trarne vantaggio prima di fornirlo ai nostri clienti.
Pepperstone non garantisce che le informazioni qui fornite siano accurate, aggiornate o complete e pertanto non dovrebbero essere considerate come tali. Queste informazioni, provenienti da terzi o meno, non devono essere interpretate come una raccomandazione, un’offerta di acquisto o vendita, o una sollecitazione all’acquisto o vendita di alcun titolo, prodotto finanziario o strumento, né come invito a partecipare a una specifica strategia di trading. Non tengono conto della situazione finanziaria o degli obiettivi d’investimento dei lettori. Consigliamo a chiunque legga questo contenuto di cercare una consulenza personale. La riproduzione o la ridistribuzione di queste informazioni non è consentita senza l’approvazione di Pepperstone.
Battaglia sulle Valute: EUR/USD tra Tensioni e Dati ChiaveTensione sui cambi
Il mercato valutario si trova in una fase di grande incertezza, con l’EURUSD che nelle ultime 24 ore ha vissuto oscillazioni rilevanti su fondamenti macro e segnali tecnici contrastanti.
Le dichiarazioni di membri della Federal Reserve hanno confermato un atteggiamento di attesa e di decisioni basate sui dati (orientamento “data dependent”) fino a fine anno, influenzando la forza relativa del dollaro. In particolare, i rendimenti dei Treasury USA a 10 anni sono saliti a 4,9%, spingendo gli investitori verso la valuta americana come rifugio sicuro in vista dei dati sul mercato del lavoro USA attesi per venerdì.
Sul fronte europeo, le minute interne della BCE hanno evidenziato divisioni nette tra i membri del Consiglio: mentre una parte del board auspica un primo taglio dei tassi nel secondo trimestre 2026, altri membri preferiscono mantenere una linea attendista in attesa di conferme sull’andamento dell’inflazione. Questo ha provocato una pressione sull’EURUSD, che ha arrestato il rialzo consolidandosi attorno a 1,1650, dopo aver toccato massimi di settimana intorno a 1,1725.
La tenuta di quota 1,1500 è stata favorita però da un certo arretramento del dollaro, influenzato da timori di uno shutdown governativo statunitense, che riduce la pressione sul cambio. I dati macro europei, come le vendite al dettaglio, non hanno finora fornito impulsi di rilievo, mantenendo un clima di indecisioneEURUSD ha mostrato una dinamica di consolidamento sopra quota 1.1500, sostenuto da un parziale arretramento del biglietto verde dovuto alle preoccupazioni legate alla crisi politica e al rischio shutdown negli Stati Uniti. La BCE mantiene un profilo prudente: nessuna indicazione di taglio imminente dei tassi, mentre i dati macro europei – come le vendite al dettaglio – hanno avuto impatto limitato sugli scambi..
Dal punto di vista tecnico, la coppia si mantiene sopra la media mobile a 20 periodi (attorno a 1,1485) e l’indicatore RSI ha recuperato dalla soglia di 40 a 44, segnalando una momentanea riduzione del momentum ribassista. Resistenze chiave si collocano a 1,1520 e 1,1550, mentre i supporti immediati sono 1,1500 e 1,1450, livelli che possono influenzare l’andamento nei prossimi giorni in attesa di importanti dati macro.
La struttura tecnica del cambio euro-dollaro evidenzia un progressivo indebolimento del recupero rialzista iniziato a inizio settimana. Le medie mobili a 20 e 50 periodi si sono avvicinate e potrebbero convergere a breve, indicando un momentum ridotto e una possibile fase di consolidamento laterale o prossima inversione. La resistenza tra 1,1710 e 1,1730 è un ostacolo consolidato, dove nelle ultime sessioni si sono formate candele con ombre superiori marcate — chiaro segnale di pressione di vendita in questa fascia tecnica. La volatilità nelle ultime 24 ore è stata contenuta, con un range intraday ristretto di circa 60 pips, indice di un mercato in attesa e compressione.
Dal lato fondamentale, l’indice PMI dei servizi nell’Eurozona si è attestato a 51,4, leggermente sotto le attese di 51,8, causando un temporaneo indebolimento della valuta unica. Negli Stati Uniti, l’ultimo dato ADP sui nuovi occupati privati è uscito a +123.000, inferiore ai +143.000 previsti, ma non abbastanza da innescare una correzione profonda del dollaro. Questo mantiene aperto il dibattito sulla futura strategia della Fed, che almeno per ora lascia il mercato in un’atmosfera di attesa cauta.
Indicatori come lo Stochastic e RSI mostrano segnali tecnici misti: lo Stochastic è rimbalzato da zona di ipervenduto al livello medio, suggerendo ancora spazio per un rimbalzo tecnico, mentre l’RSI si muove in una zona neutrale. Entrambi indicano potenziale per momenti di breve termine di forza relativa dell’euro, ma la struttura complessiva rimane vulnerabile.
Analisi
Il quadro generale tecnico mostra una leggera pressione ribassista con supporti chiave tra 1,1620 e 1,1600. Una rottura netta e sostenuta sotto questa soglia potrebbe esporre il cambio a movimenti verso livelli critici di 1,1550 e 1,1500, dove si sono consolidate zone di compratori verso la fine di ottobre. D’altro canto, un recupero convincente sopra 1,1730 potrebbe riaprire prospettive rialziste con target su 1,1780 e 1,1820, livelli raggiunti solo una settimana fa.
La lateralità tecnica degli ultimi giorni fa pensare a una pausa che potrebbe preludere a un movimento più deciso, ma su volumi ancora insufficienti e con bassa partecipazione istituzionale, ogni tentativo di breakout appare fragile. Solo un cambiamento di scenario, come un cambiamento netto nella narrativa Fed o un’accelerazione significativa dell’inflazione europea, potrà rompere questo equilibrio precario.
Comparazione tecnica con DXY
L’indice del dollaro USA (DXY) ha perso slancio rispetto ai massimi di inizio settimana, calando a 104,65 dagli oltre 105 punti. Lo shutdown governativo USA e la conseguente incertezza sui piani futuri della Fed pesano sull’indice, che ha mostrato una debolezza negli ultimi giorni. Essendo l’euro la componente maggioritaria del DXY, una sua stabilità o debolezza può influenzare direttamente il valore complessivo del dollaro nell’indice.
Negli ultimi due giorni la debolezza relativa del dollaro ha permesso a EURUSD di stabilizzarsi sopra i supporti critici, in attesa dei futuri dati macroeconomici USA, in particolare l’atteso report sul mercato del lavoro che potrebbe polarizzare nuovamente il sentiment e far oscillare l’indice DXY e la coppia EURUSD in modo più netto.
La relazione inversa tra EURUSD e DXY rimane cruciale: quando il DXY sale, il cambio euro-dollaro subisce pressione ribassista, e viceversa. Attualmente entrambi si trovano ancora in zone di prezzo tecnicamente sensibili, dove la stabilità o la rottura di certi livelli possono cambiare direzione velocemente.
Prossimi eventi macro chiave
Le prossime sessioni saranno particolarmente ricche di eventi macro che potrebbero fornire impulsi decisivi per EURUSD e DXY:
1. Dati sull’occupazione USA (Friday, 8 novembre): Il report ufficiale sul mercato del lavoro statunitense, con il tasso di disoccupazione e la creazione di nuovi posti di lavoro (Non Farm Payrolls), sarà il driver principale. Attese per +180K nuovi posti di lavoro e una disoccupazione stabile al 3,8%. Dati più forti potrebbero rafforzare il dollaro, mentre risultati deludenti potrebbero spingere EURUSD verso l’alto.
2. Decisione BCE sulla politica monetaria (prevista il 14 novembre): Attesa una conferma sulla linea prudente con possibile revisione delle prospettive inflazionistiche. Un segnale di maggior cautela o di rallentamento del ciclo restrittivo può rafforzare l’euro.
3. Rapporto sull’inflazione nell’Eurozona (CPI, atteso entro la prossima settimana): I dati sull’inflazione saranno cruciali per valutare la possibilità di tagli tassi o la permanenza di una politica monetaria restrittiva da parte della BCE.
4. Riunioni e interventi Fed: Qualsiasi indicazione da parte dei membri Fed nei prossimi giorni, in particolare in vista del FOMC di dicembre, sarà monitorata per anticipare eventuali aggiustamenti nella strategia monetaria.
5. Situazione politica USA: Lo sviluppo dello shutdown governativo e i negoziati sul budget federale potrebbero influenzare il sentiment del mercato e la forza del dollaro.
Questi eventi rappresentano potenziali catalizzatori per la volatilità su EURUSD e DXY, e potrebbero determinare rotture significative sui livelli tecnici visti in questa analisi.
Conclusione
L’EURUSD si mantiene in una “zona cuscinetto” tra 1,1600 e 1,1730 dove prevale la cautela, con un dollaro ancora protagonista ma con spazi limitati a causa delle incertezze politiche e macroeconomiche. Le prossime uscite macro saranno decisive per definire la traiettoria di breve termine. La compressione della volatilità potrebbe preludere a un movimento esplosivo, guidato dagli eventi chiave elencati.
Questa visione integrata di tecnica, fondamentali e correlazioni di mercato offre una base dettagliata per monitorare i prossimi sviluppi e prendere decisioni consapevoli nel trading di EURUSD.
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Il materiale fornito in questo contesto non è stato redatto secondo i requisiti legali destinati a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e, pertanto, è considerato una comunicazione di marketing. Non è soggetto a divieti di negoziazione prima della divulgazione della ricerca d’investimento, ma non cercheremo di trarne vantaggio prima di fornirlo ai nostri clienti.
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EURUSD trattiene il fiato sulla “linea di trincea” 1,1570-1,1530EURUSD: Cosa Succede?
Il mercato valutario è sospeso tra due fronti cruciali: la recente svolta della Federal Reserve e la posizione strategica della BCE, che oggi ha lasciato intendere una prudenza quasi ferrea. Solo pochi giorni fa, il 29 ottobre, la Fed ha deciso un taglio di 0,25 punti base, una mossa attesa che ha provocato una reazione immediata sulle piazze globali.
L’annuncio ha rafforzato il dollaro, consolidando la sua posizione di valuta rifugio e spingendo l’EURUSD sulle soglie di supporto chiave.
Ma la vera onda si è propagata fino a oggi — quando la BCE, davanti a dati di inflazione in rallentamento e una crescita europea superiore alle attese, ha scelto di mantenere una linea di massima cautela.
Nessuna fretta nel modulare la politica monetaria, ma piuttosto il tentativo di rassicurare i mercati, difendere la stabilità del sistema euro e frenare ogni eccesso speculativo proprio in prossimità delle aree 1.1570-1.1530, la nuova “linea di resistenza” dell’Euro sul mercato globale.
Questa doppia dinamica, fatta di iniziativa americana e difesa europea, ha cristallizzato l’attenzione degli operatori: da qui, il destino dell’EURUSD si giocherà sugli equilibri tra politica monetaria, speculazione e dati macroeconomici, in un clima che oggi non concede tregua né margini di errore.
Sul fronte tecnico, la situazione non lascia spazio a illusioni: le medie mobili evidenziano una chiara pressione ribassista e il prezzo fatica a riconquistare i livelli lasciati alle spalle. Il Momentum, fotografato da un RSI stabile tra zona neutrale e ribassista, riflette un mercato bloccato tra indecisioni e volatilità ridotta. Le candele degli ultimi giorni, brevi e strette, raccontano una guerra di nervi dove predominano tatticismo e attesa, senza alcuna formazione grafica decisiva all’orizzonte.
Parallelamente, le cronache macroeconomiche alimentano il clima d’incertezza. La BCE prosegue nella sua linea prudente, appesantita dalla necessità di gestire un’inflazione in raffreddamento e un’economia che sorprende per il vigore inatteso. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve ha deciso di fermarsi dopo il taglio di 0,25 punti base a fine ottobre, lasciando intravedere un 2025 senza ulteriori accomodamenti monetari. Il dollaro, saldo e difensivo, continua così a esercitare pressioni sull’Euro. I dati contrariati dal fronte USA — con PMI manufatturiero sotto attese ma un biglietto verde ancora dominante — bloccano di fatto qualsiasi tentativo di ripresa dell’Euro, inchiodandolo su livelli critici.
Analisi tecnica
Il confronto tra supporti e resistenze si fa ogni giorno più intenso. La zona dei 1.15 rappresenta l’ultimo baluardo dei compratori, mentre 1.18-1.19 resta una muraglia ardua da espugnare per i rialzisti.
La regressione dei prezzi suggerisce una leggera inclinazione ribassista e paventa ulteriori affondi verso aria 1.13-1.14. Mancano però volumi decisi e pattern tecnici di svolta: l’impressione è quella di un mercato immobilizzato in attesa del prossimo input macro o geopolitico capace di rompere l’equilibrio.
Conclusione
La “trincea” fra 1.1570 e 1.1530 reggerà l’urto dei ribassisti o assisteremo all’inizio di una nuova fase discendente per l’Euro? Il sentiment generale resta improntato alla cautela: in un simile scenario solo la prontezza nella lettura dei segnali di mercato e una gestione oculata della velocità d’azione potranno fare la differenza. La tensione resta palpabile, perché ogni nuova seduta potrebbe rivelarsi quella capace di cambiare il panorama valutario europeo.
Il materiale fornito in questo contesto non è stato redatto secondo i requisiti legali destinati a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e, pertanto, è considerato una comunicazione di marketing. Non è soggetto a divieti di negoziazione prima della divulgazione della ricerca d’investimento, ma non cercheremo di trarne vantaggio prima di fornirlo ai nostri clienti.
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AUDUSD in accumuloAUDUSD daily mostra una fase di accumulo e un primo tentativo di breakout rialzista.
Ritengo che eventuali pullback sulle medie possono essere considerati dei livelli di test del supporto per poi proseguire con la vera fase di rialzo.
Primo supporto 0.6525
Prima resistenza 0.6620
L'indebolimento del GOLD potrebbe aiutare AUD e EUR nei confronti del Dollaro.
Uso sempre le charts di Capital.com per le mie analisi. Sono intuitive, lineari e super precise. Se fate trading, ve le consiglio davvero!
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Risk Disclaimer
Le informazioni fornite hanno solo scopo informativo e non devono essere considerate come consulenza finanziaria. Si prega di fare le proprie ricerche prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.
NEXI zona di resistenze... adesso o mai piùNEXI riesce a spingersi di oltre il 10% nelle ultime settimane completando un processo che lo riporta a 5,65, zona di resistenza molto importante.
Il livello di prezzo 5.65 deve essere oggetto di breakout e sostenuto da volumi affinchè il trend rialzista possa continuare a svilupparsi e tentare di oltrepassare i 6,5 euro.
NEXI è attualmente accompagnata da medie allineate al rialzo.
Primo supporto 5 euro.
Prima resistenza 5,65 euro.
Uso sempre le charts di Capital.com per le mie analisi. Sono intuitive, lineari e super precise. Se fate trading, ve le consiglio davvero!
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4° Step - Analisi Algoritmica con semplici strategieBuona domenica a tutti i trader, nel mio video andiamo a vedere come fare analisi algoritmica con strategie davvero semplici. Gli indicatori e gli oscillatori nel trading sono degli strumenti potentissimi che ci aiutano a prendere delle decisioni più smart. Nello specifico, vedremo come sfruttare le medie mobili, il momentum e l'RSI.
Medie Mobili: Il tuo alleato per il Trend
Per prima cosa, parliamo delle medie mobili (MA). Sono perfette per capire la direzione principale del mercato, perché "lisciano" il rumore dei prezzi e ti mostrano la rotta. Se il prezzo è sopra la media mobile, il trend è rialzista. Se è sotto, è ribassista. È semplicissimo! Le medie mobili non solo confermano un trend, ma possono anche segnalare quando sta per cambiare, ad esempio se il prezzo le attraversa.
Momentum e RSI: La Forza dietro i Movimenti
Dopo aver capito la direzione, ci serve sapere con quanta forza e velocità il mercato si sta muovendo. E qui entrano in gioco il momentum e l'RSI.
Il momentum ci dice quanto velocemente stanno cambiando i prezzi. Se è forte, il movimento è rapido. Se si indebolisce, il trend potrebbe essere vicino alla fine.
L'RSI (Relative Strength Index) è un oscillatore che misura la velocità e la variazione dei prezzi su una scala da 0 a 100. Se l'RSI va sopra 70, il mercato è ipercomprato e potrebbe esserci un'inversione al ribasso. Se invece scende sotto 30, è ipervenduto e potrebbe esserci un rimbalzo.
Unendo questi strumenti, avrai una visione completa. Le medie mobili ti dicono "dove sta andando il mercato", mentre il momentum e l'RSI ti dicono "con che forza ci sta andando". In questo modo, i tuoi segnali di trading diventano molto più affidabili.
Con questo è tutto un grande abbraccio.
Grazie ciao da Mauro
Vi cito le mie tre regole che coltivo costantemente:
Pazienza, disciplina ed avere sempre un piano.






















