Come valutare correttamente la tendenza di fondo del dollaro USANel contesto dell’alta finanza globale, gli analisti del mercato dei cambi a tasso flottante (Forex) utilizzano un indice valutario per analizzare e determinare la tendenza di fondo del dollaro statunitense. Si tratta del noto “DXY”, l’indice del dollaro USA rispetto a un paniere di valute principali. Tuttavia, non bisogna limitarsi ad analizzare la tendenza del DXY per valutare la tendenza del dollaro USA. Infatti, quest’ultimo rappresenta l’andamento del dollaro rispetto alle valute occidentali, in particolare l’euro, lo yen giapponese e la sterlina britannica.
Ritengo quindi opportuno includere nell’analisi le principali valute dei mercati emergenti, le cosiddette valute “core”, come lo yuan cinese o la rupia indiana. In questa analisi propongo una tabella che sintetizza la tendenza di fondo del dollaro USA attraverso il DXY e anche rispetto alle sei principali valute cosiddette emergenti.
In definitiva, quando si calcola la media ponderata di tutte queste tendenze, si osserva che, allo stato attuale, la tendenza di fondo del dollaro USA rimane ribassista, in particolare rispetto all’euro e allo yuan renminbi.
La tendenza di fondo del dollaro USA deve quindi essere la sintesi di:
• La tendenza di fondo del dollaro USA (DXY)
• La tendenza di fondo rispetto alle principali valute dei mercati emergenti
Questo approccio consente di evitare un bias frequente nell’analisi macro-monetaria, che consiste nell’assimilare la forza del dollaro esclusivamente alla sua evoluzione rispetto alle valute sviluppate. Tuttavia, il baricentro della crescita globale si è spostato da diversi decenni verso le economie emergenti, sia in termini di commercio internazionale sia di flussi di capitale. Ignorare queste valute significa quindi analizzare il dollaro attraverso un prisma parziale e talvolta fuorviante.
Le valute emergenti “core” svolgono un ruolo chiave perché combinano profondità di mercato, importanza geopolitica e peso economico strutturale. Lo yuan cinese, ad esempio, è direttamente legato alle dinamiche del commercio globale e alla strategia monetaria della Cina. La rupia indiana riflette invece la traiettoria di un’economia caratterizzata da una forte crescita demografica e industriale. Il real brasiliano, il peso messicano e il rand sudafricano forniscono inoltre una lettura complementare dell’appetito o dell’avversione globale al rischio.
L’utilità di una tabella di sintesi, come quella presentata, risiede nella possibilità di visualizzare rapidamente le divergenze di tendenza tra il dollaro e queste diverse aree monetarie. Quando il dollaro si indebolisce contemporaneamente rispetto a diverse valute emergenti e mostra al contempo segnali di fragilità rispetto all’euro, il segnale macro diventa più solido rispetto a quello fornito dal solo DXY. Al contrario, una forza del dollaro concentrata esclusivamente su alcune valute rifugio può mascherare una dinamica di fondo più articolata.
È inoltre essenziale ricordare che la ponderazione del DXY attribuisce un peso predominante all’euro, il che può amplificare o attenuare artificialmente la percezione della tendenza complessiva del dollaro.
DISCLAIMER GENERALE:
Questo contenuto è destinato a persone che hanno familiarità con i mercati finanziari e gli strumenti di investimento, ed è fornito a scopo puramente informativo. L’idea presentata (inclusi commenti di mercato, dati e osservazioni) non rappresenta un prodotto del dipartimento di ricerca di Swissquote o delle sue affiliate. Questo materiale ha lo scopo di evidenziare le dinamiche di mercato e non costituisce consulenza in materia di investimenti, legale o fiscale. Se sei un investitore al dettaglio o non hai esperienza nel trading di prodotti finanziari complessi, è consigliabile consultare un consulente autorizzato prima di prendere decisioni finanziarie.
Questo contenuto non è destinato a manipolare il mercato né a promuovere comportamenti finanziari specifici.
Swissquote non fornisce alcuna garanzia circa la qualità, completezza, accuratezza o non violazione di tale contenuto. Le opinioni espresse sono quelle del consulente e sono fornite esclusivamente a scopo educativo. Qualsiasi informazione relativa a prodotti o mercati non deve essere interpretata come raccomandazione di una strategia o operazione di investimento. Le performance passate non garantiscono risultati futuri.
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Swissquote è il marchio commerciale che rappresenta le attività di: Swissquote Bank Ltd (Svizzera) regolata da FINMA, Swissquote Capital Markets Limited regolata da CySEC (Cipro), Swissquote Bank Europe SA (Lussemburgo) regolata dalla CSSF, Swissquote Ltd (Regno Unito) regolata dalla FCA, Swissquote Financial Services (Malta) Ltd regolata dalla MFSA, Swissquote MEA Ltd (UAE) regolata dalla DFSA, Swissquote Pte Ltd (Singapore) regolata dalla MAS, Swissquote Asia Limited (Hong Kong) autorizzata dalla SFC e Swissquote South Africa (Pty) Ltd supervisionata dalla FSCA.
I prodotti e i servizi Swissquote sono destinati esclusivamente a chi può riceverli secondo la legge locale.
Tutti gli investimenti comportano un certo grado di rischio. Il rischio di perdita nel trading o nel possesso di strumenti finanziari può essere significativo. Il valore degli strumenti finanziari, comprese azioni, obbligazioni, criptovalute e altri asset, può aumentare o diminuire. C’è un rischio importante di perdita finanziaria quando si acquistano, vendono, detengono, si fa staking o si investe in tali strumenti. SQBE non fornisce raccomandazioni specifiche su investimenti, transazioni o strategie.
I CFD sono strumenti complessi e comportano un rischio elevato di perdere denaro rapidamente a causa della leva finanziaria. La maggior parte dei conti al dettaglio perde capitale quando fa trading con i CFD. Dovresti valutare se comprendi il funzionamento dei CFD e se puoi permetterti di correre tale rischio.
Gli asset digitali non sono regolamentati nella maggior parte dei paesi e potrebbero non essere soggetti a norme di protezione dei consumatori. In quanto investimenti altamente volatili e speculativi, non sono adatti a investitori con bassa tolleranza al rischio. Assicurati di comprendere ogni asset digitale prima di operare.
Le criptovalute non sono considerate valuta legale in alcune giurisdizioni e sono soggette a incertezze normative.
L’uso di sistemi basati su Internet può comportare rischi elevati, tra cui frodi, attacchi informatici, interruzioni di rete e comunicazione, furti di identità e phishing legati agli asset digitali.
US DOLLAR CURRENCY INDEX
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Indice del Dollaro Statunitense (DXY) – Analisi Tecnica 1HIndice del Dollaro Statunitense (DXY) – Analisi Tecnica 1H
Timeframe: Grafico a 1 ora
Panoramica della struttura di mercato
Il DXY quota attualmente intorno a 96,83, dopo un chiaro rifiuto dalla principale area di resistenza situata tra 97,80 e 98,00. La struttura del prezzo è passata da un contesto rialzista a una fase ribassista nel breve termine dopo:
Un doppio rifiuto nella zona di resistenza principale
Un falso breakout confermato sopra la precedente resistenza (~97,20)
Un Change of Character (CHoCH) che segnala un cambiamento di momentum
La struttura più ampia mostra una fase di distribuzione sui massimi e un calo controllato verso un supporto chiave.
Zone tecniche chiave
🔵 Resistenza principale: 97,75 – 98,00
Forte zona di offerta
Rifiuti multipli
Probabile distribuzione istituzionale
Rimane valida fino a una rottura chiara con accettazione sostenuta sopra l’area
🔵 Resistenza intermedia: ~97,20
Precedente livello di breakout ora diventato resistenza
Rifiuto netto dopo il retest
Ora agisce come obiettivo rialzista di breve termine
🟢 Supporto principale: 96,30 – 96,50
Zona di domanda su timeframe superiore
Recente reazione rialzista (lunga ombra inferiore + rimbalzo impulsivo)
Attualmente difende la parte bassa
Prospettiva Smart Money Concepts (SMC)
Si è formato un FVG (Fair Value Gap) durante il precedente impulso rialzista, successivamente mitigato.
Si è verificato un Break of Structure (BOS) al ribasso dopo il rifiuto in resistenza.
Il CHoCH conferma un tentativo rialzista di breve termine dopo la reazione sul supporto.
Probabili aree di liquidità:
Sotto 96,30 (liquidità lato vendite)
Sopra 97,20 (liquidità lato acquisti)
Il mercato sembra trovarsi in una fase di compressione in range tra 96,40 e 97,20 prima di una possibile espansione.
Comportamento attuale del prezzo
Il prezzo sta consolidando sopra il supporto principale dopo un forte rimbalzo. La struttura suggerisce:
Accumulo di breve termine vicino al supporto
Possibile sweep di liquidità verso 96,40 prima di un’espansione
I pattern di compressione spesso precedono un movimento impulsivo
Il momentum è neutrale o leggermente rialzista sui timeframe inferiori dopo la difesa del supporto.
Scenari operativi
🟢 Scenario rialzista (preferito sopra 96,30)
Possibile discesa verso 96,40–96,50 (caccia alla liquidità)
Conferma rialzista su timeframe inferiore
Target 1: 97,00
Target 2: 97,20 (massimo del range / resistenza)
Target esteso: 97,75 (resistenza principale)
Invalidazione: Rottura decisa e chiusura sostenuta sotto 96,30.
🔴 Scenario ribassista
Se 96,30 viene rotto in modo deciso:
Movimento verso 96,00–95,80
Continuazione della struttura ribassista di breve termine
Correzione più ampia all’interno della distribuzione su timeframe superiore
Conclusione
Il DXY sta operando all’interno di un range definito tra 96,30 (supporto) e 97,20 (resistenza) dopo il rifiuto della principale zona di offerta vicino a 98,00.
La struttura attuale favorisce un ritracciamento rialzista di breve termine verso 97,20, a condizione che il supporto continui a reggere. Tuttavia, il contesto più ampio riflette ancora una distribuzione vicino alla resistenza principale, il che significa che i rialzi potrebbero rimanere correttivi finché l’area 97,75–98,00 non verrà riconquistata in modo sostenuto.
Dichiarazione di non responsabilità
Questa analisi è fornita esclusivamente a scopo educativo e non costituisce consulenza finanziaria, di investimento o di trading. Le informazioni presentate si basano su analisi tecnica e interpretazione della struttura di mercato al momento della redazione. I mercati finanziari comportano rischi e le performance passate non garantiscono risultati futuri. Effettuare sempre le proprie ricerche e consultare un consulente finanziario autorizzato prima di prendere decisioni di investimento o trading
Dollaro USA (DXY): gli istituzionali restano ribassistiTra le principali valute del mercato dei cambi flottanti (Forex), il dollaro statunitense (DXY) è stato la valuta principale più debole nel 2025. Lo stesso era accaduto nel primo anno del primo mandato del presidente Trump nel 2017; tuttavia, il secondo anno (2018) aveva visto una netta ripresa rialzista del dollaro.
Il 2026 sarà un anno rialzista per il dollaro USA? Al di là di uno scenario prospettico di “bis repetita” simile al 2018 (il 2026 è infatti il secondo anno del secondo mandato di Trump), è necessario osservare i fatti e i dati di mercato nella loro forma più grezza. Allo stato attuale, il dollaro USA si muove in un range laterale sul mercato FX dall’estate scorsa e questo gennaio 2026 non mostra ancora segnali chiari di inversione rialzista di medio periodo.
• La tendenza di fondo del dollaro USA (DXY) resta ribassista al di sotto della resistenza in area 101/102
• Il cambio EUR/USD rimane rialzista (dollaro debole) finché il supporto a 1,1495 viene preservato nel breve termine
• E soprattutto, gli operatori istituzionali restano ribassisti sul dollaro USA secondo gli ultimi dati del Commitment of Traders (COT) report della CFTC. Il posizionamento istituzionale rimane il pilastro della tendenza di fondo del dollaro sul mercato FX
Il grafico seguente mostra l’evoluzione della performance delle principali valute FX nel corso del 2025.
Questo bias ribassista istituzionale è tanto più significativo in quanto persistente nel tempo. Da diversi mesi, i gestori di fondi e i trader non commerciali mantengono un’esposizione netta short sul biglietto verde, segnalando una convinzione macroeconomica strutturale piuttosto che un semplice aggiustamento tattico di breve periodo. Storicamente, quando questo tipo di posizionamento si consolida, i rimbalzi del dollaro risultano limitati e vengono spesso interpretati come opportunità di vendita piuttosto che come veri cambi di tendenza.
L’istogramma seguente mostra l’andamento ancora rialzista (linea gialla nel grafico) della posizione netta istituzionale sull’EUR/USD. Finché questa rimane positiva, ciò implica che gli istituzionali sono netti venditori di dollari USA (DXY).
Dal punto di vista macroeconomico, diversi fattori continuano a pesare sul dollaro. Il rallentamento progressivo della crescita statunitense, combinato con aspettative di allentamento monetario da parte della Federal Reserve nel medio termine, riduce l’attrattiva del dollaro come valuta di rendimento. Al contrario, alcune altre grandi banche centrali, in particolare nell’area euro, adottano un atteggiamento più prudente, sostenendo così le valute concorrenti del dollaro.
Dal punto di vista tecnico, l’incapacità ripetuta del DXY di superare stabilmente l’area 101/102 rafforza l’idea di un tetto strutturale. Finché questa resistenza non verrà superata su base settimanale, lo scenario preferito rimane quello di una fase di consolidamento laterale con bias ribassista.
Il grafico seguente mostra le candele giapponesi settimanali del dollaro USA contro un paniere di valute principali.
In conclusione, nonostante le speculazioni su un possibile parallelo con il 2018, il mercato non conferma al momento l’ipotesi di un’inversione rialzista del dollaro USA. Finché il posizionamento istituzionale, la struttura tecnica e il contesto macroeconomico resteranno invariati, il dollaro continuerà a essere sotto pressione sul mercato dei cambi.
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 02.12.2025 Prosegue il movimento laterale, attorno ai massimi delle Borse.
Cryptos in rimbalzo, ma la loro volatilità è tornata altissima.
Crescita Europea in accelerazione nel 2026 secondo S&P.
OCSE: la Germania fronteggia la peggior crisi del «dopoguerra».
Oggi, 2 dicembre, le Borse europee si muovono con passo prudente dopo la seduta di ribassi della vigilia. A dominare la scena è ancora il Bitcoin, reduce da un tonfo di oltre -6% e ora impegnato in un recupero solo parziale.
La criptovaluta rimbalza del +6,8% sopra quota 90.500 dollari, ma resta schiacciata dallo scivolone delle ultime settimane: ieri aveva toccato un minimo a 83.878 dollari e rimane quasi il -30% sotto il record storico di 126.223 dollari di ottobre. A pesare sono stati soprattutto i segnali di una possibile stretta monetaria della Bank of Japan, con il governatore Kazuo Ueda a evocare un nuovo rialzo dei tassi, raffreddando la propensione al rischio globale.
Anche l’oro appare insolitamente debole, nonostante il suo status di bene rifugio. I mercati guardano con attenzione ai nuovi colloqui di pace sull’Ucraina: oggi l’inviato speciale del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff, è a Mosca per incontrare Vladimir Putin. L’ipotesi di un progresso diplomatico mantiene sotto pressione le quotazioni del metallo prezioso.
Sul fronte societario, riflettori puntati su Apple, che ha avviato un cambio ai vertici della divisione dedicata all’intelligenza artificiale, e su Netflix, che nella notte ha presentato un’offerta, prevalentemente in contanti, per l’acquisizione di Warner Bros Discovery.
Intanto l’inflazione dell’Eurozona risale al 2,2% a novembre dal 2,1% di ottobre, lievemente sopra le stime, complice l’aumento dei costi dei servizi e un calo dell’energia meno pronunciato del previsto.
Sui mercati energetici, il gas scivola del -1,7% a 27,7 euro/MWh, mentre il petrolio cede -1,4% a 58,5 dollari al barile. A Wall Street, la seduta si apre in lieve rimbalzo: Dow Jones e S&P500 salgono di +0,3%, il Nasdaq di +0,5%, in attesa di una raffica di indicatori macro USA.
Sul fronte macroeconomico europeo, il nuovo report di S&P Global Ratings sottolinea come la “modesta crescita degli utili”, i bilanci solidi del settore privato e le condizioni di finanziamento favorevoli sostengano un outlook resiliente della corporate Europe. L’agenzia prevede che il PIL UE possa tornare verso l’1,4% entro il 2027, sostenuto da tassi, inflazione e disoccupazione ai minimi storici e dal crescente stimolo fiscale tedesco. Restano però i rischi legati ai dazi USA e alla geopolitica, vulnerabilità nelle supply chain e nei meccanismi di stabilizzazione del debito pubblico.
Più severo il giudizio di Moody’s, che vede un 2026 complicato per i fondamentali del credito sovrano di UE e Regno Unito, penalizzati da rischi geoeconomici, frammentazione politica e pressioni di bilancio. Le prospettive tornerebbero stabili solo se i rischi geopolitici e tariffari si attenuassero, accompagnati da una ripresa più robusta e da riforme fiscali in grado di stabilizzare i debiti pubblici.
L’Ocse invece promuove l’Italia sui conti pubblici, pur ridimensionando le stime di crescita per il 2025. “Per un Paese con un livello di debito così elevato, ha dichiarato l’economista Luiz de Mello, è essenziale mantenere la traiettoria di risanamento fiscale”.
Diversissimo il quadro tedesco, descritto dalla principale federazione industriale del Paese come la “più profonda crisi dal dopoguerra”. Dopo quattro anni consecutivi di calo della produzione industriale, il presidente della BDI, Peter Leibinger, avverte che l’industria tedesca potrebbe trovarsi a un livello “estremamente basso” entro fine 2025.
Un paese che sorprende è la Corea: l’indice Kospi si candida a miglior mercato globale del 2025, con un potenziale di +50%. Un risultato notevole considerando che solo un anno fa, il 12 dicembre, il Paese era stato scosso da un tentato colpo di Stato, con il presidente Yoon Suk-yeol costretto a dichiarare la legge marziale.
Sul fronte delle materie prime, il prezzo del greggio resta intrappolato in un movimento laterale: la decisione dell’OPEC+ di mantenere invariata la produzione per il primo trimestre del 2026 ha prodotto solo un rimbalzo dell’1%. Il cartello resta prudente, temendo un eccesso di offerta nel 2026.
L’oro, invece, ieri 1 dicembre ha toccato i massimi da sei settimane a 4.268 dollari, spinto dalle attese di tagli dei tassi USA e dal dollaro debole. Intanto Barrick Mining Corp. valuta la possibile IPO dei suoi asset auriferi nordamericani, che potrebbero valere oltre 60 miliardi di dollari, mentre le sue azioni sono ai massimi degli ultimi 13 anni.
Sul mercato obbligazionario, il rendimento del Treasury decennale sale al 4,08% dal 4,02%, con i trader focalizzati sul FOMC del 10 dicembre in un contesto di liquidità in riduzione. Gli USA rischiano inoltre un nuovo shutdown se il Congresso non approverà i sussidi per le polizze Obamacare.
Nell’Eurozona, il BTP decennale tratta al 3,46% in vista dei dati CPI di novembre attesi alle 11:00: consenso per un quadro invariato a +2,1% (headline) e +2,4% (core). Possibili sorprese al ribasso dopo i segnali da Italia e Francia, ma in ogni caso improbabile un intervento della BCE nella riunione del 18 dicembre. Mercoledì è atteso anche l’intervento di Christine Lagarde al Parlamento europeo.
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Fine del QT della Fed: quale impatto sul dollaro USA?Dal lunedì 1° dicembre 2025, il QT avviato nel 2022 è stato interrotto. L’evoluzione del bilancio della Fed ha sempre avuto un forte impatto sugli attivi finanziari, soprattutto sul mercato valutario. Attraverso quali meccanismi? E quale impatto attendersi sull’USD?
Dal lunedì 1° dicembre 2025, la Federal Reserve statunitense (Fed) ha ufficialmente posto fine al ciclo di quantitative tightening (QT) iniziato nel 2022. Questa decisione rappresenta una svolta nella politica monetaria americana: la contrazione del bilancio —che aveva irrigidito le condizioni finanziarie per oltre tre anni— termina qui. Storicamente, i movimenti del bilancio della Fed influenzano significativamente i mercati finanziari, in particolare l’indice del dollaro (DXY). Tuttavia, la fine del QT non equivale all’inizio di un programma di quantitative easing (QE).
Interrompere la riduzione del bilancio significa che la Fed smette di drenare liquidità dal sistema finanziario. In teoria, questo è neutrale o leggermente ribassista per il dollaro. Con una minore pressione sui tassi reali, l’attrattiva del USD diminuisce, soprattutto rispetto alle valute con carry più elevato. In passato, quando il QT si concludeva —come nel 2012 o 2019— il dollaro tendeva ad indebolirsi progressivamente. La semplice stabilizzazione del bilancio allenta leggermente le condizioni finanziarie e favorisce un ritorno verso attivi più rischiosi o più remunerativi fuori dagli Stati Uniti.
È però fondamentale chiarire un punto spesso mal compreso: la fine del QT non equivale affatto all’inizio del QE. Nel QE, la Fed acquista grandi quantità di obbligazioni, immettendo liquidità in modo abbondante e regolare. Ciò esercita una pressione al ribasso sui rendimenti a lungo termine e indebolisce il dollaro in modo più marcato. Quando il QT termina, la Fed non aggiunge liquidità: semplicemente non ne ritira più. Il bilancio si stabilizza —a volte con lievi oscillazioni— ma non si espande automaticamente.
La differenza è quindi sostanziale:
• Fine del QT = stabilizzazione, impatto moderato, spesso neutrale o leggermente ribassista per l’USD.
• Inizio del QE = espansione del bilancio, impatto chiaramente ribassista per via dell’aumento dell’offerta di dollari.
In sintesi, la fine del QT a dicembre 2025 può rendere l’ambiente leggermente meno favorevole al dollaro, ma l’effetto rimane limitato senza segnali di un vero passaggio al QE. I prossimi mesi dipenderanno più dai tassi di interesse, dall’inflazione e dalle aspettative di politica monetaria che dalla sola fine del QT.
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 01.12.2025Clima d’attesa sulle Borse mondiali: non basta il taglio FED quasi certo.
Crollano le cryptos, si rinforzano oro, ma soprattutto argento.
La tecnologia oggetto di selettivi profit taking: sentore di «bolla AI»?
Calma piatta sul mercato obbligazionario e valutario.
Il mese di dicembre si apre in sordina per le Borse europee, con gli investitori che inaugurano l’ultimo tratto dell’anno oscillando tra la prudenza dettata dall’agenda macro e l’inevitabile sguardo alla riunione della Federal Reserve del 10 dicembre, ormai considerata cruciale. Il lungo blackout statistico causato dallo shutdown federale ha infatti compresso in pochi giorni una sequenza fitta di aggiornamenti macroeconomici, soprattutto dagli Stati Uniti, dove il quadro si presenta in chiaroscuro.
Sul fronte americano, l’indice manifatturiero di novembre si attesta a 52,2 punti, in lieve calo rispetto ai 52,5 del mese precedente, ma ancora in espansione e sorprendentemente solido rispetto alle attese. È un dato che rafforza la narrativa di un’economia sì rallentata, ma non in affanno. E infatti i mercati, ormai da giorni, prezzano quasi al 100% un taglio dei tassi nella riunione della Fed di metà mese, un passaggio che potrebbe chiudere l’anno restituendo un po’ di linfa agli asset più sensibili alla politica monetaria.
In Europa, il quadro è meno rassicurante. I dati sulle manifatture deludono le aspettative, confermando un rallentamento che si trascina da settimane. Le Borse europee aprono così il mese con un tono debole: Piazza Affari cede lo 0,22%, ma riesce a mantenersi sopra la soglia psicologica dei 43.000 punti dopo aver recuperato dai minimi intraday. Non brillano neanche Parigi (-0,3%) e soprattutto Francoforte (-1%), mentre Madrid (+0,1%) e Amsterdam (+0,4%) salvano la seduta chiudendo in territorio positivo.
Oltreoceano, Wall Street viaggia in rosso dopo un novembre estremamente instabile. Alle 18:00 CET, il Dow Jones arretra dello 0,43%, interrompendo una serie di cinque sedute consecutive al rialzo iniziata il 21 novembre. L’S&P 500 si muove appena sotto la parità (-0,16%), mentre il Nasdaq 100 limava solo lo 0,14%. All’interno dell’S&P emergono in controtendenza i comparti energia (+0,95%) e beni di consumo discrezionali (+0,42%), mentre sul fondo scivolano utilities (-2,20%), sanitario (-1,08%) e industriali (-0,74%).
Tra le storie di giornata spicca Nvidia (+0,97%), che annuncia l’acquisizione di una quota da 2 miliardi di dollari in Synopsys, mossa strategica per accelerare lo sviluppo di soluzioni avanzate di ingegneria e intelligenza artificiale. Meno brillanti altri due nomi simbolo dell’AI: Advanced Micro Devices (+0,84%) e Oracle (+0,89%), entrambi in rialzo ma senza entusiasmo.
Il sentiment globale resta tuttavia più disteso rispetto a qualche settimana fa, grazie all’aumento delle probabilità di un allentamento monetario imminente da parte della Fed. Sui mercati globali torna un segnale di risk-off, e lo si vede dal comportamento del bitcoin, che registra una delle sedute più pesanti dell’ultimo mese: il calo supera il 7%, riflesso di un’ampia ritirata dagli asset più speculativi.
La criptovaluta resta infatti in una fase strutturalmente fragile dopo l’ondata di vendite scatenata dall’azzeramento di circa 19 miliardi di dollari in posizioni a leva a inizio ottobre, pochi giorni dopo il record storico a 126.251 dollari. A novembre il Bitcoin ha lasciato sul terreno il 16,7%, ma negli ultimi giorni ha tentato un recupero risalendo sopra i 90.000 dollari.
Nella notte asiatica, i listini si sono mossi in ordine sparso. A catalizzare l’attenzione è stato il Giappone: il Nikkei è scivolato dell’1,89% a 49.303,28, dopo le parole del governatore della Bank of Japan, Kazuo Ueda, che ha lasciato aperta la porta a un aumento dei tassi a breve.
Le sue dichiarazioni hanno spinto i rendimenti dei decennali nipponici ai massimi di 17 anni: il JGB a dieci anni è balzato di 7,5 punti base fino all’1,875%, livello più alto dal giugno 2008. Lo yen si è rafforzato dello 0,4%, mentre gli investitori valutano anche i piani della premier Takaichi per sostenere la crescita economica nei prossimi mesi.
Sul mercato valutario, l’euro/dollaro resta poco mosso e si assesta a 1,16. Sul fronte energetico, il petrolio torna a salire dopo che l’Opec+ ha confermato la decisione del 2 novembre 2025 di sospendere l’aumento della produzione per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2026. Il WTI si muove a 59,3 dollari al barile, mentre il Brent supera i 63 dollari.
Per i titoli di Stato europei, la giornata è stata tranquilla: lo spread BTp-Bund resta stabile a 72 punti base, livello più basso degli ultimi 15 anni. Sale invece, in parallelo ai Bund, il rendimento del decennale italiano.
Tra i metalli preziosi, l’oro spot si muove in lieve recupero a 4.233 dollari (+0,2%), mentre il gas naturale europeo scivola a 28 euro/MWh (-1,7%).
Il quadro complessivo di inizio mese è dunque quello di mercati che restano cauti, ma non paralizzati: la prospettiva di un imminente taglio dei tassi continua a fungere da rete di sicurezza, mentre gli investitori monitorano con attenzione i segnali più fragili — dalle manifatture europee alla volatilità delle criptovalute — in attesa che l’ultimo atto del 2025 prenda una direzione più chiara.
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Quale sarà la prossima tendenza di fondo del dollaro US ?Sebbene il dollaro USA rimanga di gran lunga la valuta più debole del Forex nel 2025, ha rimbalzato dall’inizio di settembre e potrebbe confermare un’inversione rialzista di medio periodo in caso di superamento di una resistenza chiave. Tuttavia, il segnale non è ancora stato confermato e i fondamentali non sono ancora allineati. Analizziamo quindi quale potrebbe essere la prossima tendenza strutturale del dollaro USA dal punto di vista tecnico e fondamentale.
1) I fondamentali necessari per un’inversione rialzista del dollaro USA (DXY)
Tassi d’interesse statunitensi più elevati
Se la Federal Reserve (Fed) decidesse di riprendere il ciclo di stretta monetaria o semplicemente di mantenere i tassi su livelli alti mentre altre banche centrali allentano la politica, i differenziali di rendimento favorirebbero il dollaro. I capitali internazionali si orienterebbero verso attività denominate in USD.
Crescita economica statunitense resiliente
Dati solidi sul PIL e sul mercato del lavoro rafforzerebbero la fiducia degli investitori negli asset americani. Un’economia dinamica attrae flussi di capitali esteri e sostiene la valuta.
Riaccelerazione dell’inflazione
Un ritorno dell’inflazione potrebbe spingere la Fed a mantenere una politica restrittiva più a lungo. Tassi nominali più elevati aumenterebbero l’attrattiva globale del dollaro.
Tensioni geopolitiche crescenti
Le fasi di incertezza o di conflitto internazionale tendono generalmente ad aumentare la domanda di dollaro USA, considerato un bene rifugio.
Maggior disciplina fiscale e rimpatrio dei capitali
Ogni iniziativa credibile per ridurre il deficit americano rafforzerebbe la fiducia degli investitori. Parallelamente, il rimpatrio degli utili delle multinazionali americane creerebbe ulteriore domanda per il dollaro.
2) Fattori che potrebbero mantenere la tendenza ribassista
La fine dello “shutdown” americano
Pur ristabilendo la fiducia a breve termine, la fine di un blocco di bilancio favorisce il ritorno dell’appetito per il rischio. Gli investitori si allontanano quindi dagli asset rifugio come il dollaro, esercitando pressione sul suo valore.
La fine del “quantitative tightening” (QT) della Fed
La conclusione del QT, prevista per il 1° dicembre 2025, aumenterà la liquidità dei mercati, il che tende a indebolire il dollaro, poiché accresce la massa monetaria e riduce i rendimenti reali.
In sintesi:
Un rimbalzo duraturo del dollaro richiederebbe una combinazione di tassi elevati, crescita solida e incertezza globale. Al contrario, qualsiasi allentamento monetario o ripresa della fiducia mondiale potrebbe mantenere la valuta americana su una traiettoria ribassista. Tecnicamente, il segnale di inversione rialzista non sarà confermato finché l’Indice del Dollaro USA (DXY) rimarrà sotto la resistenza di 101–102 punti.
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Dollaro USA (DXY), forte rimbalzo nel 2026?Il dollaro USA è di gran lunga la valuta principale più debole del mercato valutario nel 2025. Ma questa situazione potrebbe invertirsi nel 2026, con l’avvio del secondo anno del mandato presidenziale, storicamente sfavorevole agli asset rischiosi e favorevole al dollaro come valuta rifugio. Ricordiamo che durante il primo mandato di Trump, il primo anno (2017) vide un forte calo del dollaro sul Forex, seguito da un deciso rimbalzo nel secondo anno (2018).
Sarà il 2026, secondo anno del secondo mandato, un déjà vu?
Il grafico sottostante mostra l’ultima posizione del dollaro USA nella classifica delle principali valute del mercato FX.
1) Ragioni fondamentali che possono favorire un rimbalzo del dollaro USA nel 2026 oltre la semplice stagionalità del secondo anno presidenziale (midterms)
Diversi fattori fondamentali potrebbero sostenere un rimbalzo del dollaro nel 2026:
• Un cambiamento nella politica della Federal Reserve potrebbe svolgere un ruolo centrale. Se l’inflazione dovesse persistere o rafforzarsi, la Fed potrebbe sospendere o invertire i tagli dei tassi previsti, mantenendo un differenziale di rendimento favorevole al dollaro e attirando capitali esteri.
• Una crescita USA più forte rispetto al resto del mondo, trainata da consumi, tecnologia e indipendenza energetica, renderebbe più attrattivi gli asset denominati in dollari e aumenterebbe la domanda per la valuta.
• Un miglioramento della bilancia commerciale, grazie al reshoring, all’aumento delle esportazioni o alla riduzione delle importazioni, sosterrebbe il dollaro limitando i deflussi di capitale strutturali.
• Segnali credibili di consolidamento fiscale, come un piano di riduzione dei deficit, rafforzerebbero la fiducia degli investitori e ridurrebbero le preoccupazioni sul debito pubblico, contribuendo a un dollaro più solido.
• Una maggiore stabilità politica e una prevedibilità più elevata delle politiche economiche, soprattutto sotto un’amministrazione percepita come favorevole ai mercati, ridurrebbero i premi di rischio e favorirebbero la valuta americana.
• Una maggiore domanda di asset rifugio, in caso di tensioni geopolitiche (ad esempio tra Cina e Taiwan o in Medio Oriente) o di rallentamento economico globale, stimolerebbe i flussi verso il dollaro.
• Infine, la debolezza relativa di altre grandi valute —euro, yen, yuan— dovuta a politiche monetarie più accomodanti o a fragilità economiche, rafforzerebbe il dollaro per effetto di confronto.
Nel complesso, queste dinamiche potrebbero creare un ambiente strutturalmente favorevole all’apprezzamento del dollaro nel 2026.
2) Per validare un rimbalzo del dollaro, è necessario un segnale tecnico di inversione nei grafici di lungo periodo, che per ora non si è ancora verificato. Ecco cosa osservare
Il grafico storico settimanale del dollaro USA mostra come si siano sviluppate le inversioni rialziste nel 2018 e nel 2021. Sono necessari: stabilizzazione del dollaro per diverse settimane, divergenze rialziste tra prezzo e momentum, un pattern di inversione rialzista e infine una rottura della resistenza che confermi il pattern.
Al momento attuale, questi elementi non sono ancora tutti presenti e il dollaro USA resta ribassista sul mercato FX finché rimane sotto la resistenza dei 100 punti.
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Dollaro USA & Scelta Finale della FED: Tutti gli Scenari PossibiLa fine del 2025 si preannuncia decisiva per il dollaro USA. Dopo due anni segnati da un’inflazione persistente e da un rallentamento del mercato del lavoro, la Federal Reserve (Fed) si trova davanti a una scelta cruciale: mantenere l’attuale politica o avviare un pivot monetario. A seconda della traiettoria scelta, le conseguenze per il dollaro (misurato con l’indice DXY) potrebbero essere diametralmente opposte. Cinque scenari principali tracciano l’insieme degli esiti possibili.
Nessun Pivot: statu quo fino al 2026
In questo scenario, la Fed mantiene invariato il tasso di riferimento per tutto il 2025. Un’inflazione ferma intorno al 3 % impedisce qualsiasi allentamento. Le riunioni chiave di settembre, ottobre e dicembre porterebbero dunque a uno statu quo.
L’impatto sul mercato valutario sarebbe netto: un forte recupero rialzista del dollaro contro le principali valute. Dopo essere stata una delle valute più deboli, il biglietto verde ritroverebbe forza, sostenuto dal differenziale favorevole dei tassi. Tecnicamente, il superamento dei 100/101 punti confermerebbe questa ipotesi di inversione rialzista.
Pivot tecnico per aggiustare il mercato del lavoro
Qui la Fed procede a un unico taglio dei tassi a settembre o ottobre, motivata dall’indebolimento del mercato del lavoro. Tuttavia, non avvia un ciclo di riduzioni più ampio a causa di un’inflazione ancora troppo elevata.
Questo tipo di pivot, definito «hawkish», ancorerebbe il DXY intorno ai 100 punti, corrispondenti ai livelli osservati nella primavera e nell’estate del 2025. Il dollaro resterebbe dunque stabile, con forse una lieve inclinazione rialzista, ma senza una vera tendenza ribassista.
Pivot reale e sano: disinflazione confermata e mercato del lavoro sotto controllo
Uno scenario più equilibrato vedrebbe la Fed intraprendere un vero pivot, avviando una serie di tagli dei tassi dal 17 settembre. Condizioni necessarie: inflazione vicino al 2 % e mercato del lavoro stabilizzato.
In questo caso, l’impatto sarebbe ribassista per il dollaro. La tendenza discendente, avviata dall’inizio del 2025, proseguirebbe. Tuttavia, dato che questa dinamica è già avanzata, il potenziale di ribasso potrebbe limitarsi alla zona dei 94–95 punti sul DXY. Ossia, una pressione moderata ma contenuta.
Pivot reale ma malsano: inflazione rigida, occupazione in deterioramento
Questa ipotesi combina un’inflazione ancora vicina al 3 % (legata soprattutto ai dazi doganali) e un netto peggioramento del mercato del lavoro. La Fed sarebbe costretta ad avviare una serie di tagli dei tassi, non per comfort macroeconomico, ma per tentare di sostenere attività ed occupazione.
Il rischio di recessione USA si rafforzerebbe, costringendo la Fed ad agire rapidamente. L’effetto sul dollaro sarebbe marcato: discesa prolungata verso i minimi del 2021, conseguenza dei tassi in calo e della percezione crescente di debolezza economica.
Fed PUT d’emergenza: disoccupazione esplosiva e recessione confermata
Infine, nello scenario più estremo, l’economia USA entrerebbe in recessione conclamata con un forte aumento della disoccupazione. La Fed interverrebbe bruscamente con un massiccio e rapido taglio dei tassi, confermando la gravità della situazione.
Il dollaro reagirebbe con un crollo vertiginoso, fino ai minimi del 2018. Questa evoluzione rifletterebbe la perdita di fiducia degli investitori nella resilienza dell’economia americana.
Il grafico sottostante mostra le candele settimanali del dollaro USA (DXY).
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L’impatto del dato Unemployment Claims sui mercati finanziariIl dato Unemployment Claims rappresenta uno degli indicatori più monitorati per comprendere lo stato di salute dell’economia statunitense. Misura il numero di persone che richiedono per la prima volta il sussidio di disoccupazione settimanale, offrendo così un aggiornamento rapido sul mercato del lavoro. Un dato più alto del previsto segnala un peggioramento del mercato del lavoro, mentre un dato più basso suggerisce un’economia in miglioramento. Questo risultato influenza profondamente i mercati valutari (forex) e delle materie prime, poiché riflette le aspettative sulla crescita economica, sulla politica monetaria e sui rischi di recessione.
Possibili scenari per l’oro (GOLD)
L’oro ha una relazione inversa con la forza dell’economia e dei tassi d’interesse reali. Quando le Unemployment Claims aumentano, suggerendo un peggioramento dell’occupazione e dunque un possibile rallentamento economico, le banche centrali possono stimolare l’economia con politiche monetarie più accomodanti (taglio dei tassi, espansione della massa monetaria). Questo favorisce l’oro, considerato un bene rifugio e una protezione dall’inflazione e dall’incertezza. Al contrario, un miglioramento del mercato del lavoro e delle Unemployment Claims porta spesso a rialzi dei tassi, riducendo l’appeal dell’oro e spingendo i prezzi verso il basso.
Un dato Unemployment Claims più alto del previsto potrebbe far salire il prezzo dell’oro in zona 3416. Un dato più basso, invece, potrebbe portare ad un calo fino alla zona 3310 - 3325.
Possibili scenari su EUR/USD
Per la coppia EUR/USD, il dato Unemployment Claims riflette la forza relativa dell’economia americana. Un dato peggiore del previsto è generalmente ribassista sul dollaro USA, causando un deprezzamento del dollaro rispetto all’euro e quindi una possibile salita della coppia EUR/USD. Un dato migliore rafforza il dollaro, favorendo ribassi della coppia EUR/USD. Al contempo, la situazione economica europea e le politiche della BCE influenzano il cambio, ma i dati statunitensi restano il driver principale. Un dato Unemployment Claims peggiore può portare a un rialzo di EUR/USD fino alla zona 1,1760. Al contrario, un dato migliore potrebbe spingere il cross al ribasso fino alla zona 1,1450.
Possibili scenari per le coppie con dollaro australiano (AUD/CHF, AUD/NZD, AUD/CAD)
Il dollaro australiano è sensibile ai dati del mercato del lavoro statunitense, oltre che all’andamento globale e al contesto di rischio. Un peggioramento delle Unemployment Claims USA, accompagnato da attese di rallentamento globale, spesso pesa sul dollaro australiano, considerato una valuta correlata al movimento delle materie prime.
Un aumento dei sussidi di disoccupazione USA potrebbe accentuare le pressioni ribassiste su queste coppie. Un dato invece sotto le attese potrebbe supportare un rimbalzo del dollaro australiano.
Possibili scenari su GBP/USD
Sulla coppia GBP/USD, un aumento delle Unemployment Claims USA (indicazione di rallentamento negli USA) può deprimere il dollaro e sostenere il prezzo della sterlina. Al contrario, dati in discesa sulle Unemployment Claims rafforzano il dollaro e possono far scendere GBP/USD. Le zone di attenzione sono 1,36 in caso di dati peggiori delle aspettative e 1,33 in caso di dati migliori delle attese.
Dollaro USA (DXY), l'importanza di Jackson Hole questa settimanaIl simposio economico di Jackson Hole organizzato dalla Federal Reserve di Kansas City è il fattore fondamentale dominante di questa settimana. Questo evento si svolge ogni agosto ed è considerato il principale evento monetario prima della fine delle vacanze estive. Riunisce i capi delle principali banche centrali e ha un momento clou: la conferenza stampa del presidente della FED, che quest'anno si terrà venerdì 22 agosto.
1) La conferenza stampa di Jerome Powell di venerdì al simposio economico di Jackson Hole sarà decisiva per l'andamento di fine estate del dollaro USA
La conferenza stampa di Jerome Powell di venerdì 22 agosto è molto attesa, in quanto si prevede che illustrerà i piani della FED in termini di politica monetaria da qui alla fine dell'anno. Ricordiamo che il tasso sui federal funds non scende dal dicembre 2024 e che il mercato del lavoro statunitense inizia a mostrare segni di debolezza. Ma il tasso di inflazione PCE è più vicino alla soglia del 3% che al 2% e Jerome Powell è stato finora intransigente sull'obiettivo di inflazione.
Assenza di una svolta della FED? Si tratta di un perno tecnico? Il vero perno della Fed? La Fed dovrà fare una di queste tre scelte e Powell potrebbe fornire ulteriori dettagli nella conferenza stampa di venerdì.
2) La conferenza stampa di Jerome Powell avrà un impatto molto forte sulle aspettative di politica monetaria della FED, in particolare sulla probabilità di un taglio dei tassi al momento della decisione di politica monetaria di mercoledì 17 settembre
Questa conferenza stampa avrà un impatto diretto sulle aspettative delle scelte di politica monetaria della FED al momento della decisione di politica monetaria di mercoledì 17 settembre. Secondo il CME FED Watch, la probabilità di un taglio del tasso dei fondi federali statunitensi supera attualmente l'80%. Ma questa potrebbe essere un'aspettativa troppo ottimistica, vista la tenuta dell'inflazione statunitense.
L'anno scorso, a Jackson Hole, Powell ha illustrato le intenzioni della FED per la fine dell'anno, quindi in questo agosto 2025 il mercato spera ancora una volta di ricevere i dettagli di ciò che la FED farà mercoledì 17 settembre.
3) Il dollaro USA (DXY) si è stabilizzato sul mercato dei cambi (FX), ma in questa fase non ha convalidato un modello di inversione rialzista a medio termine. Il DXY rimane ribassista finché rimane al di sotto della resistenza a 100/101 punti
Nessun pivot della FED? Perno tecnico della FED? Vero perno della Fed? Le scelte monetarie della Fed avranno un impatto decisivo sull'andamento di fine anno del dollaro USA (DXY) sul mercato forex. Attualmente, il dollaro si è stabilizzato su un supporto tecnico importante, ma non ha convalidato una configurazione tecnica per un'inversione rialzista.
Il grafico seguente mostra le candele giapponesi settimanali del dollaro USA (DXY).
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Il debito delle famiglie AmericaneNegli Stati Uniti, il secondo trimestre del 2025 segna un nuovo record storico sul fronte del debito delle famiglie. Secondo i dati della Federal Reserve Bank di New York, a giugno la somma totale dei debiti detenuti dalle famiglie americane ha raggiunto 18.390 miliardi di dollari, un incremento di 185 miliardi rispetto al trimestre precedente e di 592 miliardi rispetto a un anno fa. È un segnale chiaro di quanto gli americani stanno accumulando debiti a ritmi sempre più sostenuti, soprattutto per affrontare le spese della vita quotidiana.
Composizione del debito.
Mutui immobiliari.
Il debito per le case è cresciuto di 131 miliardi nel trimestre, toccando il massimo storico di 12.940 miliardi di dollari. Il mercato immobiliare resta sostenuto nonostante prezzi elevati e costi dei mutui in aumento.
Carte di credito.
Il debito su carte è salito di 27 miliardi e ora si avvicina nuovamente al record di 1.210 miliardi di dollari. In media, ogni americano con debiti su carta di credito ha un saldo superiore a 10.000 dollari. Si segnala inoltre un incremento dei limiti concessi dalle banche, segnale che gli istituti di credito rimangono "generosi" nonostante i rischi.
Prestiti auto.
Anche i finanziamenti per l’acquisto di veicoli sono aumentati (+13 miliardi nel trimestre), raggiungendo anch’essi un record di 1.660 miliardi di dollari. I prezzi elevati delle auto nuove e usate spingono molti consumatori a finanziarsi per periodi sempre più lunghi.
Prestiti degli studenti.
I prestiti per l’istruzione sono saliti di 7 miliardi, toccando i 1.640 miliardi di dollari. Dopo la ripresa dei pagamenti, si osserva una crescita significativa dei casi di morosità e ritardi nei pagamenti.
Cosa significa tutto questo per l’economia
L’ondata di debito ha effetti diretti sulla salute finanziaria delle famiglie. Per molti, il peso delle rate e degli interessi si traduce in minori risparmi e consumi più prudenti. Si segnala una crescita nei tassi di morosità, soprattutto su prestiti studenteschi e automobili. Questo aumento del rischio, unito all’erosione della capacità di spesa da parte delle famiglie, può influenzare negativamente il PIL e il mercato del lavoro nei prossimi trimestri. Settori sensibili al consumo interno (retail, auto, banche) potrebbero registrare maggiore volatilità in caso di peggioramento degli indicatori di credito e consumo. Se il debito dovesse limitare la spesa, la Fed potrebbe rallentare o sospendere rialzi futuri, con ricadute su tassi, dollaro e obbligazioni. Attenzione ai dati sulle insolvenze. Il monitoraggio dei tassi di default (soprattutto su carte di credito e prestiti auto/studenti) può offrire preziosi segnali anticipatori su possibili correzioni di mercato o stress bancari.
WisdomTree - Tactical Daily Update - 05.08.2025 Borse Usa ed Europee di nuovo ottimiste dopo il calo di venerdì.
Le trimestrali Usa sorprendono: 4 società su 5 battono le stime.
Alta tensione tra Usa e India, incolpata di comprare petrolio dalla Russia.
Petrolio depresso: pesano dubbi sulla domanda e abbondante offerta.
Lunedì 4 agosto, le Borse europee hanno registrato un solido rimbalzo, interrompendo la fase negativa della scorsa settimana innescata dal cosiddetto “venerdì nero”. Il recente sell-off era stato causato da due fattori principali: l’acuirsi delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e altri partner economici e i dati deludenti sul mercato del lavoro statunitense. L’apertura positiva di Wall Street ha fornito ulteriore supporto, contribuendo a una chiusura brillante per i listini del Vecchio Continente.
In una giornata povera di indicatori macroeconomici, tutte le principali piazze europee hanno chiuso in territorio positivo, seppure con intensità diverse. Milano ha guidato i rialzi con un progresso del +1,9%, superando nuovamente la soglia psicologica dei 40.000 punti. A trainare il FTSE MIB sono stati in particolare i titoli bancari, al centro degli acquisti dopo i risultati positivi degli stress test europei, che hanno confermato l’elevato livello di patrimonializzazione degli istituti italiani.
Anche Parigi, Francoforte e Madrid hanno mostrato buoni guadagni, tutti superiori al +1%, mentre per Londra, più prudente, un incremento solo frazionale.
Nel frattempo, l’Unione Europea ha scelto di congelare eventuali contromisure tariffarie contro gli Stati Uniti, in attesa di chiarimenti sui contenuti dell’accordo commerciale in discussione, per evitare reazioni negative da parte dell’amministrazione americana.
Negli Stati Uniti, Wall Street ha archiviato una giornata positiva, interrompendo una serie negativa di quattro sedute consecutive. L’S&P500 ha guadagnato +1,47%,ed il Nasdaq è avanzato +1,95%, sostenuto dal recupero delle Megacap tecnologiche. Il miglioramento del sentiment è stato rafforzato dalla pubblicazione dei risultati trimestrali: circa l’82% delle aziende dell’S&P500 ha riportato utili superiori alle attese, la percentuale più alta degli ultimi quattro anni.
Il calo dell’occupazione negli Stati Uniti, con aumento del tasso di disoccupazione e rallentamento nella creazione di posti di lavoro, ha incrementato la probabilità di una prossima riduzione dei tassi da parte della Federal Reserve. I future sui Fed Funds indicano una quasi certezza di un taglio da 25 punti base nel breve termine, con la possibilità di un allentamento cumulativo fino a 100 punti base nei prossimi 12 mesi.
In campo geopolitico, il presidente Usa Donald Trump ha annunciato l’intenzione di aumentare drasticamente i dazi sulle esportazioni indiane, già al 25%, se Nuova Delhi continuerà ad acquistare petrolio dalla Russia. La dichiarazione ha colto di sorpresa il governo di Narendra Modi, che da mesi era impegnato in un negoziato per trovare un accordo sui dazi. La risposta di Modi è stata quella di promuovere il consumo di prodotti locali, mentre nessuna decisione è stata presa sul blocco delle importazioni di greggio russo.
Sul fronte energetico, il prezzo del petrolio ha mostrato forte volatilità a seguito della decisione dell’Opec+ di aumentare la produzione. Dopo il calo del pomeriggio, il mercato ha trovato stabilizzazione sui minimi di seduta, col WTI (greggio di riferimento Usa) in discesa di -1,6% a 66,3 Dollari/barile. In Europa, il prezzo del gas naturale è salito +0,6% a 33,6 euro/MWh sulla piattaforma TTF di Amsterdam, ma resta depresso.
In Svizzera, il governo ha convocato una riunione straordinaria nel tentativo di fermare l’applicazione di nuovi dazi statunitensi del 39%, i più alti imposti a una nazione industrializzata comparabile, previsti dal 7 agosto. Circa il 60% delle esportazioni elvetiche verso gli USA rischia di essere coinvolto.
Giovedì 7 agosto sarà anche il giorno chiave per la Bank of England, che potrebbe annunciare una riduzione dei tassi d’interesse, in risposta alle tensioni macroeconomiche e all’andamento dei mercati.
Stamattina, 5 agosto, i principali listini asiatici hanno mostrato performance positive, trainati dal recupero degli indici americani e da solidi dati macroeconomici cinesi. In particolare, l’indice PMI servizi della Cina è salito a 52,6 punti a luglio (da 50,6 di giugno), grazie a una forte domanda interna incentivata da misure di stimolo al consumo. La domanda estera, invece, è rimasta stabile, essendo i dazi americani concentrati prevalentemente sui beni tangibili.
In calo invece il mercato azionario indiano, penalizzato dalle recenti tensioni commerciali con Washington.
Sul tranquillo fronte obbligazionario, ieri s’è registrato un calo dello spread BTp-Bund, sceso a 84 punti base da 86. Il rendimento del BTp decennale è leggermente diminuito al 3,49%, dal 3,53% della
Nel mercato valutario, il dollaro resta stabile dopo il calo di -0,9% contro le principali valute di venerdì. L’euro si rafforza a 1,1576 dollari (da 1,1545), e si attesta a 170,82 yen, mentre il cambio dollaro/yen è 147,55.
Per la giornata odierna, gli investitori guardano con attenzione a tre indicatori macro in arrivo: PMI servizi Italia, prezzi alla produzione UE e ISM servizi USA, tutti attesi come elementi chiave per comprendere le prossime mosse di politica monetaria e l’andamento della ripresa economica globale.
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Minimo del dollaro USA: non avere frettaDall’inizio dell’anno, il dollaro statunitense (DXY) è la valuta più debole nel mercato dei cambi fluttuanti (FX). Tuttavia, da metà luglio, è iniziato un rimbalzo tecnico sostenuto da diversi fattori fondamentali, in particolare la politica monetaria restrittiva della Federal Reserve. Ma questo rialzo può essere interpretato come un vero minimo annuale? Oppure si tratta solo di un breve "short squeeze" prima di tornare sui minimi? Mentre i fondamentali oscillano, analizziamo la situazione tecnica del dollaro USA (DXY).
1) Taglio dei tassi il 17 settembre? I fondamentali sono instabili
Il recente rimbalzo del dollaro coincide con la posizione rigida della Fed, che per ora non riprende la discesa dei tassi di interesse, in pausa dalla fine del 2024. Nella sua ultima decisione del 30 luglio, la Fed ha confermato che non ci sono motivi concreti per una rapida riduzione del tasso. La disinflazione sembra essersi fermata, e l’istituzione preferisce aspettare l’autunno per valutare gli effetti delle misure doganali sul PCE core (inflazione al netto di alimentari ed energia).
Tuttavia, un grave segnale d’allarme è arrivato con il deludente rapporto NFP del 1° agosto, che riflette un netto indebolimento del mercato del lavoro — un allarme rosso fondamentale!
La Fed ha chiarito che l’andamento dell’occupazione sarà un fattore decisivo per la decisione di settembre. Un mercato del lavoro più debole potrebbe accelerare un cambio di politica, con nuove pressioni ribassiste sul dollaro.
2) Analisi tecnica del DXY: rimbalzo a breve termine… ma ancora nessun’inversione di tendenza
A livello grafico, il rimbalzo di luglio si basa su supporti tecnici di medio/lungo periodo che potrebbero fungere da base per un’inversione. Si può parlare di minimo annuale? È stata superata una resistenza chiave? La risposta per ora è NO.
I grafici settimanali e mensili non mostrano ancora segnali chiari di inversione rialzista. Compaiono divergenze rialziste su RSI e LMACD, ma non sono ancora sufficienti per confermare un cambio duraturo. I minimi del 2018 e 2021 mostrano divergenze più marcate e formazioni grafiche validate.
L’analisi con le onde di Elliott suggerisce che un rimbalzo è possibile in una fase correttiva, ma non garantisce ancora un’inversione importante.
I dati COT della CFTC e i flussi sugli ETF legati al dollaro mostrano incertezza tra gli investitori istituzionali. Le posizioni corte sono diminuite, ma non c’è ancora un movimento d’acquisto deciso.
In sintesi, il rimbalzo del dollaro USA da metà luglio è reale ma fragile. Finché i segnali tecnici non saranno chiari e il mercato del lavoro resterà in allarme, anticipare un’inversione duratura è rischioso. Il minimo annuale potrebbe esserci, ma non è ancora confermato.
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I CFD sono strumenti complessi e comportano un rischio elevato di perdere denaro rapidamente a causa della leva finanziaria. La maggior parte dei conti al dettaglio perde capitale quando fa trading con i CFD. Dovresti valutare se comprendi il funzionamento dei CFD e se puoi permetterti di correre tale rischio.
Gli asset digitali non sono regolamentati nella maggior parte dei paesi e potrebbero non essere soggetti a norme di protezione dei consumatori. In quanto investimenti altamente volatili e speculativi, non sono adatti a investitori con bassa tolleranza al rischio. Assicurati di comprendere ogni asset digitale prima di operare.
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DOLLAR INDEX, anche il mensile concorda con prospettiva longDopo aver provato diverse piattaforme, ho scelto le charts di Capital.com per le mie analisi: affidabilità, precisione e un’interfaccia davvero intuitiva.
Con il completamento della candela del mese di luglio, anche su questo time frame abbiamo la conferma di un possibile movimento di correzione
Un pattern di bullish engulfing abbastanza ben fatto visto il supporto cui si è prodotto e con volumi comunque in accelerazione sebbene non esplosivi.
In precedente analisi avevamo prospettato questa possibilità con un pattern di 1 2 3 low di Joe Ross apprezzabile sul time frame settimanale, che qui non ripropongo ma che invito a leggere nell'altra analisi
I prezzi hanno come impedimento al rialzo il livello di 100, come si può vedere dal grafico.
Il livello è una precedente zona di supporto ora divenuta resistenza.
Lo spread nel tradingNel mondo del trading, soprattutto per i trader alle prime armi, uno degli aspetti più trascurati è lo spread. Comprendere cosa sia lo spread e come questo possa influenzare la redditività di una singola operazione è fondamentale per migliorare la gestione del rischio e aumentare la probabilità di successo sui mercati finanziari.
Cos’è lo spread.
Lo spread rappresenta la differenza tra il prezzo di acquisto (ask) e il prezzo di vendita (bid) di un determinato asset. In ogni mercato finanziario, infatti, esistono due prezzi distinti. Il prezzo ask, che è il prezzo più basso cui un venditore è disposto a cedere un asset, e il prezzo bid, il prezzo più alto a cui un compratore è disposto a comprare. Di norma, ask e bid non coincidono mai. Tale differenza si chiama spread.
Ad esempio, se il prezzo bid dell’EUR/USD è 1.0249 e quello ask è 1.0247, lo spread sarà pari a 2 pips, ossia 0,0002 punti. Se un trader apre una posizione long, comprando al prezzo ask, dovrà superare lo spread per iniziare a guadagnare; allo stesso modo, aprendo una posizione short al prezzo bid, parte già con uno svantaggio pari allo spread.
Perché lo spread varia
La dimensione dello spread è fortemente influenzata dalla liquidità del mercato in cui si opera. La liquidità è la capacità del mercato di assorbire grandi volumi di scambio senza che ciò influenzi notevolmente i prezzi. Nei mercati ad alta liquidità, come le coppie maggiori del Forex (ad es. EUR/USD o USD/JPY), vi sono tanti partecipanti e volumi elevati, il che tende a ridurre gli spread. Al contrario, nei mercati meno liquidi, in particolari orari o su asset meno scambiati, trovare una controparte per la transazione risulta più difficile. Di conseguenza, lo spread si allarga, facendo aumentare il costo implicito dell’operazione. Lo spread si allarga solitamente:
- Durante le ore notturne e fuori sessione.
Nei momenti di bassa attività di mercato, specialmente nei fusi orari fuori dalle principali sessioni di trading (come Londra, New York, Tokyo), la liquidità diminuisce e lo spread può ampliarsi significativamente.
- In concomitanza di eventi ad alto impatto.
Quando escono notizie economiche rilevanti, come i Non Farm Payroll (NFP) negli Stati Uniti, il mercato può diventare estremamente volatile. In queste situazioni, i broker spesso allargano lo spread per proteggersi dal rischio di movimenti bruschi e repentini, aumentando così il costo per i trader.
- In mercati meno liquidi o su asset meno scambiati.
Ad esempio alcune materie prime, criptovalute poco conosciute o cross valutari esotici mostrano normalmente spread più ampi.
L’impatto dello spread sulle operazioni e sulla strategia di trading.
Per un trader, la presenza di uno spread implica che il prezzo deve muoversi nella direzione desiderata oltre il valore dello stesso affinché un’operazione diventi profittevole. Ignorare questo costo può portare a sottovalutare i livelli di stop loss e take profit, alterando il rapporto rischio/rendimento. Lo spread è in particolar modo determinante per chi fa scalping o day trading, dove il margine di guadagno è spesso molto ridotto e le operazioni numerose. In tali strategie, spread più ampi possono trasformare potenziali profittevoli operazioni in perdite nette.
Conclusioni
Lo spread è un costo implicito nel trading che, se sottovalutato o ignorato, può compromettere la redditività delle operazioni, soprattutto per strategie ad alta frequenza o con margini stretti. La sua variabilità dipende principalmente dalla liquidità del mercato e dalle condizioni specifiche, come orari e eventi di rilievo.
DOLLAR INDEX, tre indizi di una possibile inversioneDopo aver provato diverse piattaforme, ho scelto le charts di Capital.com per le mie analisi: affidabilità, precisione e un’interfaccia davvero intuitiva.
I prezzi sono inseriti in un canale rialzista di lunghissimo periodo e stazionano in queste settimane a contatto con la parte bassa di questo
Il mese volge al termine ed abbiamo la formazione di un pattern di harami.
Se dovesse confermarsi sarebbe un interessante pattern di inversione inserito in un lungo trend e a contatto con un supporto importante.
Tecnicamente dunque interessante.
Come trattato in precedente analisi, il calo dal 2023 è avvenuto all'interno di un altro canale regolarmente ribassista
Sul grafico settimanale il contatto con la trendline di lunghissimo periodo è avvenuto con un pattern di hammer, che attualmente sta reggendo non permettendo ulteriori minimi.
Interessante è anche la circostanza che i prezzi siano riusciti a portarsi al di là della trendline ribassista dai massimi del 2023.
Questo rappresenta un ulteriore tassello in favore di un possibile rimbalzo o inversione addirittura
Inoltre, il movimento sta avvenendo con la formazione di un primo minimo relativo più alto del precedente.
In altre parole, siamo di fronte ad una formazione 1 2 3 low di Joe Ross, fino adesso, da manuale cioè con il giusto numero di candele.
Si dice che tre indizi facciano una prova, io ci credo poco ma è questo un ulteriore tassello rialzista.
I prezzi sono alle prese con la validazione del pattern di Ross e, se non si rivelerà falso, potrebbe portarci fino al livello 101,5 dove poniamo un primo livello di take profit per un'operazione long, un po' prima del livello come al solito per anticipare il mercato
Analisi del dato CPI USA di giorno 15 Luglio 2025Il CPI, ovvero l’Indice dei Prezzi al Consumo, misura come cambiano mediamente i prezzi che i consumatori americani pagano per beni e servizi. È il dato sull’inflazione più seguito dai mercati finanziari. Le sue variazioni influenzano le politiche della Federal Reserve, i tassi di interesse e l’andamento di azioni, obbligazioni e cambi forex.
Inflazione in ripresa
Il dato CPI pubblicato il 15 luglio 2025 ha mostrato un’inflazione annua del 2,7%, in aumento rispetto al 2,4% precedente e segnalando il secondo rialzo consecutivo. In termini mensili, i prezzi sono saliti dello 0,3%. Anche l’inflazione “core”, che esclude le componenti più volatili come cibo ed energia, è leggermente aumentata al 2,9% annuo. Questi numeri indicano che, pur oscillando sotto i massimi degli ultimi anni, l’inflazione rimane persistente. La conseguenza principale è che diventa meno probabile un taglio imminente dei tassi d’interesse.
Analisi dettagliata
Molti si fermano al dato principale, ma il vero impatto sui consumatori (e sui mercati) si avverte nei dettagli. Diverse categorie di spesa primaria stanno infatti mostrando crescite ben superiori al dato generale:
Gas metano per uso domestico: +14,2%. Un rincaro notevole che pesa sulle bollette delle famiglie, specialmente con la stagione calda in corso.
Assicurazione auto: +6,1%. Un trend che si conferma e colpisce milioni di persone.
Elettricità: +5,8%. Continua a trainare l’inflazione energetica complessiva.
Carne, pollame, pesce e uova: +5,6%. I prezzi dei prodotti alimentari di base restano elevati.
Riparazione auto: +5,2%. Ricambi e manodopera sempre più costosi.
La componente “owners equivalent rent”, che riflette il costo teorico dell’abitare in casa di proprietà è aumentato del +4,2%.
Servizi ospedalieri: +4,2%.
Affitti: +3,8%. Gli aumenti degli affitti continuano a premere sulle famiglie.
Pasti fuori casa: +3,8%. Mangiare al ristorante diventa sempre più caro.
Il dato aggregato “moderato” maschera l’aumento consistente dei prezzi per molte necessità quotidiane: questa differenza è fondamentale per capire la reale pressione inflazionistica vissuta dalle famiglie americane.
Conclusioni
Chi opera sui mercati dovrebbe guardare oltre il dato principale del CPI, monitorando le tendenze delle singole componenti e valutando come queste possono impattare i diversi strumenti finanziari. Solo così è possibile valutare i movimenti della Federal Reserve e individuare le vere opportunità di investimento.
Le migliori strategie se il dollaro USA rimbalza quest'estateDa diversi mesi il dollaro USA (DXY) è sotto pressione rispetto alle principali valute, con un calo di oltre l'11% dall'inizio dell'anno. Tuttavia, i segnali tecnici e fondamentali suggeriscono che il punto di minimo potrebbe essere raggiunto quest'estate. In questo scenario, è fondamentale valutare le possibili conseguenze per i mercati e prevedere le migliori strategie per proteggere o incrementare il proprio portafoglio. In questa fase, il dollaro USA non ha confermato un minimo importante, ma prima o poi lo farà, quindi è necessario anticipare le conseguenze per tutte le classi di attività e individuare tempestivamente le migliori strategie da mettere in atto, in particolare nel forex.
In questa ultima analisi delle rubriche di TradingView, poniamo una serie di domande, tra cui l'impatto sull'oro, il prezzo del bitcoin e i veicoli Forex per acquisire esposizione a un eventuale rimbalzo del dollaro USA.
1) Da un punto di vista tecnico, molti degli obiettivi ribassisti sono stati raggiunti
Il primo punto da osservare è la configurazione tecnica. Il DXY è ora scambiato su livelli di supporto a lungo termine, con divergenze che indicano che la tendenza al ribasso si sta esaurendo. Indicatori come l'RSI e il MACD mostrano che la pressione di vendita si sta indebolendo nel periodo settimanale. La linea di tendenza rialzista mensile è ancora attiva, anche se il segnale varia a seconda della scala scelta. È ancora troppo presto per dire che il dollaro USA ha toccato il suo minimo definitivo, ma dobbiamo tenere presente che la maggior parte degli obiettivi tecnici ribassisti delle onde di Elliott sono stati raggiunti.
2) Se il dollaro USA dovesse rimbalzare quest'estate, che impatto avrebbe sull'oro e sul bitcoin?
Un rimbalzo del dollaro avrebbe un impatto diretto su altre classi di asset. L'oro è influenzato da diversi fattori fondamentali, in particolare dalla sua correlazione inversa con il dollaro USA e dall'impatto degli ETF sull'oro, a loro volta strettamente legati alla tendenza di fondo del dollaro USA. Nel complesso, riteniamo che se il dollaro USA dovesse rimbalzare, l'oro perderebbe un buon terzo dei suoi fondamentali rialzisti. La tabella seguente riassume i fattori che influenzano il trend sottostante dell'oro sul mercato azionario.
Anche le criptovalute, e in particolare il Bitcoin, potrebbero essere penalizzate da un dollaro più forte e da una contrazione della liquidità globale (M2). Il dollaro USA svolge un ruolo molto diretto nel calcolo della liquidità globale M2 e il prezzo del bitcoin è altamente correlato all'andamento della liquidità globale M2. Questo indicatore, che combina la massa monetaria delle principali economie convertita in dollari USA, influisce generalmente sul bitcoin con un ritardo medio di circa 12 settimane. Le ultime statistiche mostrano un nuovo massimo storico per questa liquidità globale. Questo fattore contribuisce a sostenere il trend rialzista in atto da aprile, nonostante un contesto fondamentale complesso, caratterizzato da una Federal Reserve decisa a mantenere una politica monetaria restrittiva nel breve termine.
Il dollaro USA, rafforzandosi o indebolendosi, influisce direttamente sul valore totale di M2 espresso in dollari. Ciò contribuisce all'entità della liquidità globale e, di conseguenza, all'evoluzione del bitcoin. Di conseguenza, se il dollaro USA rimbalza quest'estate, possiamo aspettarci un impatto ribassista sul BTC a partire dall'autunno.
3) Se il dollaro USA rimbalza quest'estate, quali sono le migliori strategie Forex da considerare?
Infine, da un punto di vista pratico, ci sono diverse strategie da considerare. Nel Forex, uno scenario di rimbalzo del dollaro richiede il monitoraggio di coppie importanti come l'EUR/USD, al fine di individuare i punti di ingresso per la vendita se viene confermato un top.
Tuttavia, il modo più diretto e privo di leva per ottenere un'esposizione al dollaro USA (DXY) è attraverso gli ETF. Se il dollaro USA rimbalza, l'esposizione a un ETF sul dollaro USA (DXY) può essere una buona strategia. A differenza dei contratti futures e dei CFD, non c'è leva finanziaria e questo consente una migliore gestione del rischio.
Suggeriamo inoltre di tenere sotto controllo le coppie di valute USD/CAD, USD/JPY e GBP/USD nel caso di un rimbalzo estivo del dollaro USA rispetto a un paniere di valute principali.
Continueremo a fornirvi analisi regolari del dollaro USA per determinare se quest'estate emergerà o meno un minimo importante.
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 10.07.2025Borse in piena «complacency»: la guerra dei dazi non fa più paura.
La trattativa Usa con Paesi partner è di fatto prorogata al 1’ agosto.
Borse e valute emergenti: la sorpresa del 2025, grazie al US$ debole.
Rame, argento, zinco, sempre più interessanti per un portfolio mid-risk.
Anche ieri, 9 luglio, le trattative sui dazi sono state al centro della scena per gli investitori. Diverse nazioni hanno ricevuto le famigerate lettere di Donald Trump sull’aumento delle tariffe. L’Unione Europea però no – almeno, non ancora. Secondo il Financial Times, proprio l’UE rischierebbe di vedersi assegnati dazi più salati di quelli concordati tra USA e Regno Unito, nonostante le recenti aperture di Washington a Bruxelles.
Il commissario al Commercio Maros Sefcovic ha però rassicurato: per ora, niente stangate. “Abbiamo ottenuto una proroga dello status quo fino al 1° agosto, il che ci dà tempo per chiudere un accordo. Spero in buoni risultati già nei prossimi giorni”, ha dichiarato.
Intanto, da Washington filtrano i retroscena: a spingere per il rinvio delle nuove tariffe sarebbe stato il segretario al Tesoro Scott Bessent, supportato da alcuni consiglieri. L’obiettivo? Avere qualche settimana in più per trattare.
Trump non molla: via social, ha annunciato dazi reciproci per sei Paesi, con percentuali piuttosto pesanti: 30% a Iraq, Algeria e Libia, 25% a Brunei e Moldova, 20% alle Filippine.
Le Borse europee hanno reagito con fiducia, chiudendo in netto rialzo, con Milano in testa (+1,59%), al massimo da oltre un mese. Bene anche Wall Street: Dow Jones +0,49%, Nasdaq +0,94% e S&P500 +0,61%.
E mentre le trattative sui dazi tengono banco, Trump torna a martellare la Fed: “Il tasso d’interesse è almeno 3 punti troppo alto. ‘Too late’ (il soprannome dato a Powell) ci costa 360 miliardi di dollari all’anno! Nessuna inflazione, le aziende arrivano in massa. Abbassare i tassi!!!”, ha scritto su Truth.
Intanto, la corsa alla nuova guida della Federal Reserve è aperta: il Wall Street Journal rivela che Kevin Hassett e Kevin Warsh sono tra i candidati. Hassett, attualmente consigliere economico, sembra in vantaggio: ha già incontrato Trump due volte a giugno.
La giornata di ieri ha visto un nuovo storico traguardo per Nvidia: il colosso dei chip ha guadagnato oltre +2%, superando per la prima volta i US$ 4.000 miliardi di capitalizzazione. Si tratta della prima azienda al mondo a raggiungere questo livello, sospinta dalla febbre dell’intelligenza artificiale generativa. Solo Microsoft e Apple avevano superato i 3.000 miliardi in precedenza.
Il capo economista BCE, Philip Lane, ha sottolineato che anche in uno scenario di dazi USA universali al 10%, come ipotizzato a maggio, l’economia europea è ancora in crescita, anche se a ritmi più lenti. Tuttavia, ha avvertito: "L’incertezza è alta, non solo sui dazi, ma anche su altre possibili barriere non tariffarie e sull’impatto delle politiche di sicurezza sugli investimenti esteri".
Stamattina, 10 luglio, i mercati asiatici hanno mostrato un atteggiamento generalmente positivo, malgrado le nuove minacce di Trump: CSI 300 (Cina): +0,6%, Hang Seng (Hong Kong): +0,3%, Kospi (Corea): +1,2%, al terzo rialzo di fila, Nikkei (Giappone): -0,6%.
In Corea, la banca centrale ha lasciato invariato il tasso di riferimento e osserva con attenzione l’impatto dei dazi USA. In Giappone, il Ministero delle Finanze ha ribilanciato le emissioni di bond per ridurre la volatilità.
Nel mondo delle materie prime, il Bloomberg Commodity Index è rimasto stabile a 103,1 USD, col rame che resta sotto i riflettori: Trump ha imposto un dazio del 50% sulle importazioni, criticando la precedente amministrazione Biden, accusata di aver danneggiato il settore. “Il rame è il secondo materiale più usato dal Dipartimento della Difesa. L’America costruirà di nuovo un’industria dominante", ha promesso.
Oggi, gli USA producono poco più della metà del rame raffinato che consumano; il resto viene importato. L’Arizona resta il cuore dell’estrazione americana, mentre la Cina è sia il principale raffinatore che il maggiore consumatore globale.
Il dollaro USA, che si era rafforzato fino 1,171, ieri ha perso un po’ slancio. I verbali della riunione FED del 17-18 giugno rivelano che solo pochi membri erano favorevoli a un taglio dei tassi a luglio, a causa dei timori per l’inflazione. UBS, comunque, mantiene l’obiettivo di 1,20 per fine terzo trimestre e 1,23 per fine anno, dopo aver centrato quota 1,18 nel secondo trimestre.
Il rallentamento del mercato del lavoro estivo potrebbe spingere la Fed a tagliare i tassi di 75 o 100 punti base nel 2025, iniziando con la riunione del FOMC del 17 settembre.
Sul fronte obbligazionario, si è registrato un forte balzo del prezzo dei Treasury Note, +0,45% per il 10 anni, il maggiore da un mese, e il rendimento sceso dal 4,42% al 4,33%. Alcuni membri della Fed sono disposti a considerare un taglio dei tassi a luglio, ma solo se i dati macro confermeranno certe tendenze.
Più stabile il panorama europeo: il BTP decennale italiano è rimasto al 3,52%, mentre lo spread Btp/Bund è calato a 85 punti base, il minimo da 15 anni.
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Analisi delle minute del FOMC di giorno 9 luglio 2025I verbali della Federal Reserve pubblicati il 9 luglio 2025 offrono una fotografia chiara delle sfide e delle incertezze che caratterizzano l’attuale scenario economico statunitense. Ecco cosa è emerso:
Contesto generale
Nuove tariffe commerciali. Gli Stati Uniti hanno introdotto nuovi dazi, aumentando l’incertezza sulle prospettive di crescita e inflazione.
Crescita in rallentamento. Il PIL mostra segni di debolezza dopo un 2024 più brillante.
Inflazione e lavoro. I dati sono contrastanti. L’inflazione resta sopra il target, ma alcuni segnali di raffreddamento emergono. Il mercato del lavoro è meno brillante, ma la creazione di posti resta sopra le attese.
Decisione sui tassi. La Fed ha lasciato il tasso di riferimento tra 4,25% e 4,5%, fermo da dicembre 2024.
Tagli futuri. La maggior parte dei membri FOMC prevede almeno un taglio dei tassi entro fine anno, ma non c’è accordo su tempi e modalità. Alcuni membri vorrebbero agire già a luglio, altri preferiscono attendere nuovi dati su inflazione e occupazione.
Inflazione e tariffe
Effetti delle tariffe. Le nuove tariffe sono un tema caldo. Alcuni membri pensano che l’impatto sarà limitato, altri temono effetti duraturi su prezzi e supply chain. Molto dipenderà da quanto dureranno le tariffe e da come le imprese riusciranno a gestire i costi aggiuntivi. Se i prezzi alla produzione continueranno a salire, la Fed potrebbe essere costretta a mantenere i tassi alti più a lungo.
Economia e lavoro
Crescita debole. Il rallentamento dell’economia è evidente nei dati su PIL e consumi, con vendite al dettaglio in calo. Pur se meno brillante, il mercato del lavoro tiene meglio del previsto. Tuttavia, la qualità dei nuovi posti e la partecipazione restano sotto osservazione.
Consumi. La debolezza dei consumi è un segnale di rischio per la crescita futura.
Pressioni politiche e indipendenza della Fed
Pressioni per tagli rapidi. L’amministrazione Trump spinge per una riduzione accelerata dei tassi per sostenere l’economia. Powell ha ribadito che le decisioni saranno prese solo in base ai dati, senza farsi influenzare dalla politica.
Conclusione
I FOMC Minutes di luglio 2025 confermano un quadro incerto, con la Fed divisa tra la necessità di sostenere la crescita e il rischio di alimentare l’inflazione. Per chi fa trading, la parola d’ordine resta prudenza. Seguire i dati, adattare le strategie e la gestione del rischio con disciplina. In questo scenario, la flessibilità e la velocità di reazione saranno le chiavi per cogliere le opportunità e proteggersi dalla volatilità.






















