Il dramma della Groenlandia ha preso una piega più costruttiva nella seduta di ieri, permettendo ai principali indici di recuperare circa metà delle forti perdite registrate il giorno precedente. Con il venir meno delle tensioni più immediate, l’attenzione degli investitori può ora tornare sulla stagione degli utili, che continua progressivamente a entrare nel vivo.
Negli ultimi due giorni il mercato ha vissuto una sorta di “mini Giorno della Liberazione”. Martedì le azioni erano scese bruscamente dopo che il Presidente Trump aveva minacciato l’introduzione di un dazio del 10% sui beni provenienti da otto Paesi della NATO a partire dal 1° febbraio, con un aumento al 25% dal 1° giugno. Le tensioni, tuttavia, si sono rapidamente allentate e il mercato ha reagito con un deciso rimbalzo.
Lo schema è simile a quanto osservato lo scorso aprile, anche se in misura decisamente più contenuta.
A disinnescare la situazione è stato innanzitutto il chiarimento arrivato dalla Casa Bianca: il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che Washington non avrebbe utilizzato la forza per ottenere il controllo della Groenlandia. Sebbene pochi ritenessero realistico uno scenario di questo tipo, nonostante alcune reazioni particolarmente accese in Europa, la dichiarazione ha contribuito a ridurre l’incertezza e a rassicurare i mercati.
Il vero punto di svolta si è verificato quando il Presidente ha annunciato il raggiungimento di un “quadro” per un accordo con la NATO sulla questione Groenlandia. Di conseguenza, i dazi che avevano dominato i titoli della seduta precedente non dovrebbero essere applicati. I dettagli dell’intesa restano ancora poco chiari, ma il semplice cambio di tono è stato sufficiente a innescare un recupero diffuso delle quotazioni.
Il Dow Jones ha chiuso in rialzo dell’1,21% (circa 588 punti) a 49.077,23, mentre il NASDAQ è salito dell’1,18% (circa 270 punti) a 23.224,82, dopo i cali rispettivamente dell’1,8% e del 2,4% registrati martedì. Anche l’S&P 500 ha recuperato terreno, avanzando dell’1,16% a 6.875,62, dopo la perdita di oltre il 2% nella seduta precedente.
Nel frattempo, le small cap continuano a mostrare segnali di forza dopo anni di sottoperformance. Il Russell 2000 ha nuovamente sovraperformato l’S&P, con un rialzo del 2% a 2.698,17, portando il guadagno da inizio anno a quasi il 9%.
Sul fronte societario, le azioni di Netflix hanno perso circa il 2% nella sessione successiva alla pubblicazione dei risultati trimestrali.
Nonostante il superamento della soglia dei 325 milioni di abbonati rappresenti un traguardo significativo, il mercato ha reagito con cautela a una crescita solo marginale di fatturato e utile netto. A pesare è stata soprattutto una guidance debole per il primo trimestre.
Negli ultimi due giorni il mercato ha vissuto una sorta di “mini Giorno della Liberazione”. Martedì le azioni erano scese bruscamente dopo che il Presidente Trump aveva minacciato l’introduzione di un dazio del 10% sui beni provenienti da otto Paesi della NATO a partire dal 1° febbraio, con un aumento al 25% dal 1° giugno. Le tensioni, tuttavia, si sono rapidamente allentate e il mercato ha reagito con un deciso rimbalzo.
Lo schema è simile a quanto osservato lo scorso aprile, anche se in misura decisamente più contenuta.
A disinnescare la situazione è stato innanzitutto il chiarimento arrivato dalla Casa Bianca: il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che Washington non avrebbe utilizzato la forza per ottenere il controllo della Groenlandia. Sebbene pochi ritenessero realistico uno scenario di questo tipo, nonostante alcune reazioni particolarmente accese in Europa, la dichiarazione ha contribuito a ridurre l’incertezza e a rassicurare i mercati.
Il vero punto di svolta si è verificato quando il Presidente ha annunciato il raggiungimento di un “quadro” per un accordo con la NATO sulla questione Groenlandia. Di conseguenza, i dazi che avevano dominato i titoli della seduta precedente non dovrebbero essere applicati. I dettagli dell’intesa restano ancora poco chiari, ma il semplice cambio di tono è stato sufficiente a innescare un recupero diffuso delle quotazioni.
Il Dow Jones ha chiuso in rialzo dell’1,21% (circa 588 punti) a 49.077,23, mentre il NASDAQ è salito dell’1,18% (circa 270 punti) a 23.224,82, dopo i cali rispettivamente dell’1,8% e del 2,4% registrati martedì. Anche l’S&P 500 ha recuperato terreno, avanzando dell’1,16% a 6.875,62, dopo la perdita di oltre il 2% nella seduta precedente.
Nel frattempo, le small cap continuano a mostrare segnali di forza dopo anni di sottoperformance. Il Russell 2000 ha nuovamente sovraperformato l’S&P, con un rialzo del 2% a 2.698,17, portando il guadagno da inizio anno a quasi il 9%.
Sul fronte societario, le azioni di Netflix hanno perso circa il 2% nella sessione successiva alla pubblicazione dei risultati trimestrali.
Nonostante il superamento della soglia dei 325 milioni di abbonati rappresenti un traguardo significativo, il mercato ha reagito con cautela a una crescita solo marginale di fatturato e utile netto. A pesare è stata soprattutto una guidance debole per il primo trimestre.
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