Wall Street chiude settembre con record e rialzi

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Il mese di settembre, storicamente considerato insidioso per i mercati azionari, quest’anno si è rivelato molto meno ostile di quanto temuto. Invece di assistere al consueto arretramento, gli indici principali hanno chiuso in solido rialzo negli ultimi trenta giorni e hanno persino archiviato un terzo trimestre di tutto rispetto, con risultati che hanno sorpreso in positivo. Non solo: si è giunti a un massimo storico di chiusura, un evento che ha confermato la forza del trend rialzista.

Il Dow Jones martedì ha scritto una pagina di storia, salendo dello 0,18% (pari a circa 82 punti) e attestandosi al nuovo record di 46.397,89 punti. Nell’arco del mese l’indice ha registrato un guadagno complessivo dell’1,9%. Contestualmente, l’S&P 500 ha messo a segno un progresso dello 0,41%, chiudendo a 6.688,46, mentre il Nasdaq è avanzato dello 0,30% (+70 punti circa), raggiungendo quota 22.660,01. Nel complesso di settembre, i due listini hanno guadagnato rispettivamente il 3,5% e un notevole 5,6%.

Questi risultati indicano come la consueta stagionalità ribassista di fine settembre sia stata ignorata dagli investitori. A fare da traino sono stati soprattutto due fattori: da un lato la rivoluzione tecnologica legata all’intelligenza artificiale, dall’altro le attese in merito ai tassi di interesse.

Lo spettro dello shutdown
Sul fronte politico, non si sono registrate novità significative a Capitol Hill nelle ultime ventiquattr’ore, ma si fa sempre più concreta la possibilità che il governo statunitense sospenda le proprie attività con l’inizio di ottobre. Gli investitori, per il momento, non sembrano agitati, sebbene preferirebbero poter ricevere regolarmente il rapporto sulle buste paga non agricole di venerdì, documento atteso come indicatore fondamentale per valutare un possibile taglio dei tassi da parte della Federal Reserve il mese prossimo.

Se lo shutdown dovesse concretizzarsi, quel rapporto, insieme a molti altri dati ufficiali, verrebbe rimandato. Storicamente, tuttavia, le chiusure governative si sono rivelate di durata limitata e con impatti relativamente modesti — in taluni casi persino positivi — sulle azioni. Va inoltre ricordato che il quarto trimestre è, statisticamente, il migliore dell’anno, con una ripresa che di solito si manifesta nella seconda metà di ottobre.

Il governo, al momento, resta operativo, e ciò ha permesso di pubblicare stamane il rapporto sulle offerte di lavoro (JOLTS): 7,23 milioni ad agosto, con un incremento di 19.000 unità rispetto al mese precedente e superiore alle aspettative del mercato. Domani, nonostante l’incertezza, saranno diffusi anche i dati sulle buste paga private di ADP. Tuttavia, questi ultimi non hanno lo stesso peso del rapporto ufficiale sulle buste paga non agricole, che rischia di slittare proprio quando l’attenzione della Fed è particolarmente rivolta al mercato del lavoro.

Rally serale e comportamento del mercato
Nella giornata di ieri, le azioni avevano aperto il pre-mercato con una certa debolezza, salvo poi innescare un nuovo rally serale, dinamica ormai frequente quando gli indici si avvicinano ai massimi storici. Anche in questa circostanza, i ribassisti — i cosiddetti “orsi” — non sono riusciti ad avere la meglio, e la settimana sembra destinata a chiudersi con ulteriori record. L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,41%, mentre il Nasdaq ha aggiunto lo 0,28%.

Sul finire del mese, il mercato ha conosciuto una seduta più cauta: le azioni hanno chiuso il periodo in lieve calo, con le small cap in maggiore difficoltà, mentre l’attenzione degli operatori restava focalizzata sull’imminente chiusura del governo. Tuttavia, la solidità complessiva dell’offerta ha garantito un altro mese favorevole per i compratori.

Altri mercati: petrolio e Treasury
Sul fronte delle materie prime, il greggio è rimasto sotto pressione, in seguito alle indiscrezioni secondo cui l’OPEC+ potrebbe aumentare l’offerta già a novembre. Nel frattempo, i rendimenti dei titoli del Tesoro hanno mostrato un andamento sostanzialmente stabile, con leggere flessioni.

Aggiornamento politico e possibili conseguenze
La chiusura parziale del governo sembra ormai quasi inevitabile, con la scadenza fissata per le ore 00:01 del 1° ottobre. La riunione di lunedì alla Casa Bianca non ha portato a un accordo: il nodo centrale resta il finanziamento dei sussidi all’ACA. A differenza del 2018, l’Office of Management and Budget ha chiesto alle agenzie federali di prepararsi a licenziamenti reali piuttosto che a semplici congedi temporanei.

I piani di emergenza variano da un dipartimento all’altro. Il Dipartimento del Commercio, ad esempio, continuerà a portare avanti le proprie indagini commerciali di sicurezza nazionale. Alcune attività fondamentali, come previdenza sociale, Medicare, TSA, controllo del traffico aereo e operatività della Fed, resteranno in funzione. Invece, i dati economici cruciali diffusi da BLS e BEA — tra cui occupazione, inflazione, PIL e vendite al dettaglio — non verrebbero pubblicati, costringendo gli operatori a basarsi su fonti private e rapporti interni della Federal Reserve.

Sul piano politico, la prospettiva è di uno stallo prolungato. Il sito Punchbowl ha richiamato l’attenzione su un tweet definito “squilibrato e offensivo” dell’ex presidente Trump, segnalando come i democratici stiano cercando di ampliare le divisioni tra lui e i repubblicani di Capitol Hill. Per contro, gli stessi legislatori repubblicani dichiarano che non è ancora chiaro quali concessioni i democratici considerino necessarie per evitare o interrompere lo shutdown.

Reazione dei mercati
Al momento, il mercato appare in attesa: prevalgono contrattazioni laterali e un certo nervosismo, senza che si sia ancora manifestata una reazione netta ai titoli di giornale. La verità è che, finché non si saprà se verrà trovato un accordo dell’ultimo minuto per prorogare i finanziamenti federali, gli operatori resteranno cauti.

Bilancio del trimestre e prospettive
Nonostante le incertezze politiche, i numeri parlano chiaro: settembre ha offerto un esito sorprendentemente positivo e ha spalancato la strada a un terzo trimestre robusto. Il Nasdaq ha guadagnato oltre l’11% nei tre mesi, l’S&P 500 il 7,8% e il Dow Jones il 5,2%. Considerando che il quarto trimestre è storicamente il migliore dell’anno, le prospettive per la parte finale del 2025 appaiono incoraggianti.

Finora l’anno è stato straordinario, e vi sono motivi per credere che possa concludersi in maniera ancora più brillante.

Marco Bernasconi Trading

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