GOLD: SONO TORNATO.ho bisogno del tuo sostegno.
Metti un like e seguimi: è un gesto piccolo per te, ma fondamentale per il mio lavoro
🌞 BUON GIORNO A TUTTI🌞
🔥sono tornato🔥
Dopo alcuni problemi logistici su TradingView sono tornato.
Riprendiamo con le analisi giornaliere sul gold.
Al momento abbiamo un’ottima chiusura Daily di rifiuto, con H4 abbastanza decisa e buon momentum sul timeframe H4.
Per questo vorrei cercare posizionamenti long.
Allo stesso tempo sto monitorando petrolio e inflazione.
Se dovessero tornare a salire, potremmo rivedere l’oro scendere.
Se invece vediamo:
✔il dollaro perdere forza
✔il petrolio tornare su livelli più normali
⚠️allora il gold potrebbe riprendere la salita.
📊Il motivo è semplice:
-oro più economico a livello globale
-calo dei rendimenti
-ritorno della domanda di copertura dal rischio
Per il momento però attenzione.
🔴Offerta dell’Iran sullo Stretto di Hormuz🔴
L’IRGC (Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche) dell’Iran ha appena fatto un annuncio importante riguardo allo Stretto di Hormuz, uno dei punti di passaggio energetici più importanti al mondo.
Hanno dichiarato che qualsiasi paese arabo o europeo che espellerà gli ambasciatori di Stati Uniti e Israele riceverà piena libertà di transito nello stretto.
In altre parole:
Se un paese rompe i rapporti diplomatici con Stati Uniti e Israele →
le sue petroliere potranno attraversare lo Stretto di Hormuz in sicurezza.
Questa è una proposta molto insolita perché attraverso questo stretto passa circa il 20% delle spedizioni mondiali di petrolio, quindi qualsiasi interruzione può scuotere i mercati globali.
Di fatto l’Iran sta trasformando un passaggio marittimo strategico in uno strumento di pressione diplomatica.
Al momento:
• Nessun paese ha accettato pubblicamente l’offerta
• I rischi per spedizioni e assicurazioni nell’area restano molto alti
• La regione è ancora nel mezzo di un conflitto in escalation
Per i mercati questo è importante perché qualsiasi problema nello Stretto di Hormuz impatta subito petrolio, aspettative sull’inflazione e sentiment di rischio globale.
🔔 Attivate le notifiche per non
perdervi nulla!
📬 Per qualsiasi dubbio o domanda, scrivetemi: sarò felice di rispondervi.
🔍Promemoria🔍
Evito di operare durante le sessioni asiatica e londinese, focalizzandomi sulle notizie delle 14:30, e sull'apertura di New York ore 15:30.
Nel frattempo, vi auguro una buona giornata.
-BUON TRADING
-GESTITE IL RISCHIO
-BE PATIENCE
Materie Prime Energetiche
Il segnale speculativo sul petrolio: Backwardation estremaIeri giornata volatile per il petrolio, ma non la più schizofrenica della sua storia. Nell'aprile 2020 fu la prima commodity della storia a passare in negativo, toccando i -39$.
Nella mattinata di ieri c'è stato molto panico per il suo rally rialzista fino a 120$, ma si trattava di pura speculazione e lo si poteva osservare confrontando le scadenze con i futures successivi. Possiamo dire che ieri il petrolio ha mostrato un caso estremo di backwardation.
Il contratto front-month ha toccato un massimo a 119,48$, mentre il futures di giugno si è fermato a 104,34$. Uno spread intraday di circa 15$ tra le due scadenze è un dato anomalo che evidenzia una forte componente speculativa sul contratto in scadenza ravvicinata.
In condizioni normali, la backwardation riflette una domanda immediata superiore all'offerta disponibile. Ma quando il differenziale diventa così ampio, il messaggio del mercato è chiaro: sul front-month si è concentrata un'attività speculativa aggressiva.
Il contratto di giugno, pur registrando un rialzo importante, racconta una storia differente, con un movimento meno esasperato e un mercato che non sconta prezzi del petrolio così alti nei prossimi mesi.
Breakout Storico e Scenario Iran📈 Analisi WTI: Breakout Storico e Scenario Iran
Il grafico dell'Oil (USOIL) mostra un momento di svolta epocale. Dopo anni di compressione, la struttura tecnica e la tensione geopolitica si sono allineate per un movimento direzionale di grande portata. 🚀
1. Analisi Tecnica: La Fine del Dominio Bearish 📉➡️📈
Il prezzo ha finalmente rotto al rialzo un imponente Falling Wedge (cuneo discendente) che durava dal 2022.
Il Breakout: La violazione di area $71,018 con un momentum del +5.41% non è un semplice rimbalzo, ma un’inversione strutturale.
Supporti e Target: Il "floor" a $54.967 si è dimostrato invalicabile. Ora la strada è spianata verso i target intermedi: $80,694 (1° TP), $86,985 (2° TP) e $93,808 (3° TP). Questi livelli coincidono con i nodi di volume del 2023/24.
Target Estremi (TP EX): Le aree $122,277 e $124,836 rappresentano la proiezione massima della figura. Tecnicamente possibili solo in caso di shock sistemico dell'offerta.
2. Il Catalizzatore: Il Fattore Iran e lo Stretto di Hormuz 🇮🇷🔥
L'analisi tecnica trova nel rischio geopolitico il carburante per correre.
Premio al Rischio: Il mercato sta integrando un "war premium". Se l'escalation tra Iran e Israele dovesse colpire asset strategici, il raggiungimento del 3° TP ($93,808) diventerebbe una formalità tecnica. 🛡️
Il Tail Risk (Stretto di Hormuz): Il transito del 20% del petrolio mondiale è a rischio. Un blocco o un attacco all'isola di Kharg trasformerebbe i TP EX ($122-$124) da "proiezioni ottimistiche" a realtà brutale, simile allo shock energetico post-invasione Ucraina. 🚢🛑
Focus: In questa fase, i dati sulle scorte EIA e la macroeconomia passano in secondo piano: comanda la geopolitica.
3. Trading Plan: Gestione Operativa 📊
Entry: Confermata
Stop Loss: Sotto area $64.000 (per invalidare il fakeout).
Risk/Reward: Eccellente verso il 3° TP (circa 1:3.2).
Probabilità: Il 1° TP a $80.694 ha una probabilità statistica stimata superiore al 65% entro il prossimo trimestre, rappresentando il "fair value" in un clima di tensione persistente. 🎯
🔥 Conclusione e Sentiment
Siamo di fronte a un grafico che "vuole" salire, spinto da una molla tecnica pronta a scattare da anni e da un contesto internazionale esplosivo. La prudenza è d'obbligo, ma il trend ha invertito.
📢 Ti è piaciuta questa analisi?
Se vuoi rimanere aggiornato sulle prossime mosse del petrolio e dei mercati:
✅ Seguimi per non perdere i prossimi setup!
❤️ Lascia un Like se hai trovato utile il contenuto.
💬 Commenta qui sotto: Credi che l'Oil tornerà sopra i 100$ o la tensione rientrerà? Parliamone! 👇
Perché il Medio Oriente può riaprire la crisi globale dei prezziMATBAROFEX:WTI1!
Shock energetico e rischio inflazionistico: perché il Medio Oriente può riaprire la crisi globale dei prezzi
L’escalation nel Golfo Persico riaccende il premio geopolitico sul petrolio, complica il percorso delle banche centrali e riporta l’Europa al centro della vulnerabilità energetica globale
L’intensificazione del conflitto in Medio Oriente sta rapidamente assumendo i contorni di un rischio macroeconomico sistemico. Il punto non è soltanto militare o geopolitico: il deterioramento della sicurezza nell’area del Golfo Persico sta riattivando il principale canale di trasmissione delle crisi internazionali all’economia reale, vale a dire l’energia. La brusca risalita del prezzo del petrolio, osservata nelle prime sedute di marzo, riporta al centro del dibattito il rischio di una nuova pressione inflazionistica proprio nel momento in cui le principali banche centrali ritenevano di aver superato la fase più critica dello shock dei prezzi seguito alla crisi energetica del 2022.
In termini macroeconomici, il problema è chiaro: uno shock petrolifero agisce come un’imposta esterna sulle economie importatrici. Aumenta i costi di produzione, comprime i margini aziendali, riduce il reddito disponibile delle famiglie e si trasferisce ai prezzi finali attraverso il costo dei trasporti, della logistica, della manifattura e, indirettamente, dell’intera struttura dei beni e dei servizi. Quando tale dinamica si manifesta in una fase già caratterizzata da crescita debole e consumi moderati, il rischio non è soltanto un ritorno dell’inflazione, ma una combinazione più insidiosa di rallentamento economico e rigidità dei prezzi.
Il precedente europeo: la crisi Russia-Ucraina come matrice del rischio attuale
Per comprendere la portata del rischio odierno è necessario richiamare quanto avvenuto in Europa a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Il conflitto ha mostrato in modo inequivocabile come la dipendenza energetica possa trasformarsi in una vulnerabilità strategica. L’uso delle forniture di gas come leva geopolitica ha provocato una grave dislocazione del mercato energetico europeo, determinando una forte impennata dei prezzi del gas naturale, dell’elettricità e, per effetto di trascinamento, dell’inflazione complessiva.
L’Unione europea ha reagito con una serie di misure strutturali: diversificazione geografica degli approvvigionamenti, incremento delle importazioni di GNL, ampliamento delle capacità di rigassificazione, riduzione progressiva del peso delle forniture russe e rafforzamento delle politiche di stoccaggio. Questa risposta ha migliorato in misura significativa la resilienza del sistema europeo. Tuttavia, la resilienza non coincide con l’invulnerabilità. L’Europa resta infatti un’area fortemente esposta agli shock energetici globali, sia per la sua posizione di importatore netto sia per la sensibilità del suo apparato industriale ai prezzi dell’energia.
Il punto essenziale è che la crisi in Medio Oriente non replica in modo identico quella russo-ucraina, ma ne riproduce la logica macroeconomica: un evento geopolitico localizzato innesca un repricing immediato dell’energia, altera le aspettative di inflazione e riapre interrogativi sulla sostenibilità del ciclo economico.
Perché il Medio Oriente conta per tutti, non soltanto per l’area MENA
L’idea che un conflitto regionale possa produrre effetti globali dipende dal ruolo del Golfo Persico all’interno dell’architettura energetica mondiale. Il transito di petrolio e GNL attraverso i nodi logistici dell’area rappresenta una componente essenziale dell’equilibrio tra domanda e offerta. Quando il mercato percepisce che tali flussi possano essere interrotti, rallentati o resi più costosi, il prezzo del greggio incorpora immediatamente un premio per il rischio geopolitico.
Questo premio non riflette necessariamente una carenza fisica già in atto; spesso anticipa la possibilità di una carenza futura. È proprio questa componente anticipatoria a renderlo particolarmente destabilizzante per i policymaker. Le banche centrali, infatti, possono contrastare uno shock di domanda attraverso la politica monetaria, ma dispongono di strumenti assai più limitati di fronte a uno shock da offerta. Se il petrolio sale per effetto della geopolitica, l’inasprimento monetario non aumenta l’offerta di energia; al contrario, rischia di comprimere ulteriormente la domanda interna aggravando il rallentamento dell’attività economica.
Di conseguenza, l’escalation mediorientale si traduce in un problema globale per almeno tre ragioni. La prima è inflazionistica: i prezzi energetici tornano a spingere verso l’alto l’indice generale dei prezzi. La seconda è reale: il potere d’acquisto delle famiglie si riduce e la domanda interna si indebolisce. La terza è finanziaria: i mercati ricominciano a prezzare tassi più alti più a lungo, o comunque una traiettoria di allentamento monetario meno lineare di quanto precedentemente scontato.
Il nodo europeo: più preparata di prima, ma ancora esposta
Tra le grandi aree economiche avanzate, l’Europa appare una delle più sensibili a un nuovo shock energetico. Ciò dipende da una serie di fattori strutturali. In primo luogo, il sistema industriale europeo resta relativamente energy-intensive in diversi segmenti produttivi. In secondo luogo, il clima stagionale rende la domanda di energia più rigida nel semestre freddo. In terzo luogo, l’esperienza recente ha già mostrato quanto rapidamente un aumento dei costi di approvvigionamento possa trasmettersi all’intera struttura produttiva.
Sebbene i livelli di stoccaggio e la diversificazione delle fonti abbiano migliorato la posizione dell’UE rispetto al 2022, permangono tre profili di criticità. Il primo riguarda il rischio di prezzo: anche in assenza di scarsità fisica immediata, un petrolio più caro deteriora le ragioni di scambio dell’area e accresce la bolletta energetica. Il secondo riguarda il rischio di correlazione tra mercati energetici: tensioni sul petrolio possono estendersi ai derivati raffinati, ai costi di trasporto marittimo e, in condizioni particolari, anche alle catene globali del gas. Il terzo riguarda il rischio politico: qualunque ulteriore restrizione dell’offerta russa residua, contestuale a una crisi nel Golfo, amplificherebbe l’instabilità del sistema europeo.
In altri termini, l’Europa è oggi più preparata rispetto al passato, ma non abbastanza da considerarsi al riparo da un nuovo shock energetico globale.
Inflazione, banche centrali e fine del sollievo monetario
La riaccelerazione dei prezzi dell’energia interviene in una fase particolarmente delicata del ciclo monetario. Dopo aver contrastato l’inflazione con il più intenso rialzo dei tassi degli ultimi decenni, molte banche centrali erano entrate nella fase finale della normalizzazione, con margini crescenti per una postura meno restrittiva. Tuttavia, un nuovo shock petrolifero può interrompere o rallentare tale transizione.
Dal punto di vista tecnico, il petrolio influisce sull’inflazione in due modi. Il primo è diretto: energia e carburanti entrano immediatamente negli indici dei prezzi al consumo. Il secondo è indiretto: l’aumento dei costi energetici si riflette lungo la catena del valore, incidendo su produzione, distribuzione e aspettative di prezzo. Se il rialzo del greggio si consolidasse su livelli elevati, l’effetto potrebbe essere quello di stabilizzare l’inflazione su un sentiero superiore a quello coerente con i target delle autorità monetarie.
Per le banche centrali si riaprirebbe così il dilemma classico degli shock da offerta: tollerare temporaneamente un’inflazione più elevata per evitare di aggravare il rallentamento economico, oppure mantenere una linea restrittiva più a lungo per impedire che lo shock energetico si trasferisca alle aspettative di medio termine. Nessuna delle due opzioni è neutrale. La prima rischia di compromettere la credibilità anti-inflazionistica; la seconda di comprimere ulteriormente investimenti, credito e consumi.
Implicazioni macroeconomiche: crescita debole, redditi reali sotto pressione, investimenti frenati
Se la tensione sul petrolio dovesse protrarsi, l’impatto macroeconomico più probabile sarebbe una moderata ma diffusa revisione al ribasso delle prospettive di crescita, soprattutto nelle economie importatrici di energia. Il deterioramento non si manifesterebbe necessariamente con la stessa intensità ovunque, ma seguirebbe una logica abbastanza lineare.
Le famiglie subirebbero un peggioramento del reddito reale attraverso bollette, carburanti e beni a maggiore contenuto energetico. Le imprese vedrebbero comprimersi i margini, in particolare nei comparti manifatturieri, logistici e nei settori a minore capacità di trasferire i costi a valle. I governi, infine, si troverebbero potenzialmente di fronte alla scelta tra lasciare che il rincaro si scarichi integralmente sull’economia reale oppure reintrodurre forme di mitigazione fiscale, con inevitabili implicazioni sui conti pubblici.
In questo quadro, gli Stati Uniti potrebbero mostrare una tenuta relativa superiore per ragioni di struttura energetica e profondità del mercato interno, mentre l’Europa resterebbe più vulnerabile. Al di fuori dell’area statunitense, un petrolio persistentemente elevato tende infatti ad agire come un freno più marcato alla crescita.
Analisi tecnica del WTI
Dal punto di vista dell’analisi tecnica, il grafico del WTI evidenzia una struttura di breakout impulsivo, tipica delle fasi in cui il prezzo smette di muoversi per fattori prevalentemente fondamentali ordinari e inizia a scontare un rischio geopolitico eccezionale. Il movimento osservato nelle prime sedute di marzo si configura come un’accelerazione direzionale accompagnata da espansione della volatilità e da un rapido riassorbimento delle precedenti aree di resistenza.
1. Struttura del movimento
Il primo segnale tecnico rilevante è rappresentato dalla rottura di una fascia di resistenza intermedia che aveva precedentemente contenuto l’upside del prezzo. Una volta superata tale area, il mercato ha attivato una dinamica di acquisti forzati, alimentata da tre componenti:
ingresso di flussi momentum;
ricopertura di posizioni corte;
incremento del premio geopolitico implicito nelle curve dei future.
Questa configurazione suggerisce che il rally non sia stato soltanto una reazione emotiva intraday, ma un vero e proprio repricing del rischio.
2. Livelli tecnici chiave
Sul piano operativo, l’area compresa tra 79 e 80 dollari al barile rappresenta il primo supporto strategico di breve periodo. Si tratta di una zona che, dopo essere stata violata al rialzo, tende ora a funzionare come livello di conferma del breakout. La tenuta di quest’area indicherebbe che il mercato accetta il nuovo range di prezzo come base di consolidamento.
Al di sopra di tale supporto, la struttura resta costruttiva e mantiene aperta la possibilità di estensioni verso l’area 90-91 dollari, che coincide con il primo target di proiezione del movimento impulsivo recente e con una soglia psicologica rilevante per il mercato.
Al contrario, una discesa stabile sotto 79 dollari costituirebbe il primo segnale di perdita di forza del breakout. In tale scenario, il prezzo potrebbe rientrare verso la zona 76 dollari, che rappresenta un supporto secondario e una precedente area di congestione. La violazione anche di quest’ultimo livello trasformerebbe il quadro da rialzista impulsivo a correttivo, pur senza implicare automaticamente un’inversione strutturale di medio termine.
3. Volatilità e lettura degli oscillatori
Nelle fasi dominate dal rischio geopolitico, gli indicatori tradizionali di ipercomprato devono essere interpretati con cautela. Un RSI elevato o oscillatori estesi non implicano necessariamente un’imminente inversione; più spesso indicano la forza eccezionale del flusso direzionale in atto. In questi contesti, la lettura tecnica più robusta non è tanto quella degli oscillatori quanto quella della price action: capacità di consolidare sopra i supporti appena riconquistati, profondità degli eventuali pullback, velocità del riassorbimento delle prese di profitto.
4. Scenario tecnico prevalente
Lo scenario prevalente resta rialzista nel breve termine, ma con una volatilità straordinariamente elevata. Il WTI si trova in una fase in cui il driver tecnico è subordinato alla variabile geopolitica: il grafico rimane impostato positivamente finché il mercato continua a prezzare un rischio concreto sulla continuità dei flussi energetici nell’area del Golfo. In assenza di de-escalation credibile, ogni correzione tende a essere letta come fase di consolidamento più che come inversione vera e propria.
5. Conclusione tecnica
In sintesi, il grafico del WTI mostra:
trend di breve periodo fortemente rialzista;
breakout confermato sopra l’area 79-80 dollari;
primo obiettivo tecnico in area 90-91 dollari;
supporto secondario in area 76 dollari;
rischio elevato di movimenti ampi e discontinui, guidati più dalle notizie sul conflitto che dai normali fattori ciclici di mercato.
La lettura tecnica, pertanto, è coerente con una fase di tensione ancora aperta: il mercato non sta semplicemente reagendo a un incremento della domanda o a una riduzione marginale dell’offerta, ma sta incorporando la possibilità di una dislocazione energetica di più ampia portata.
Conclusioni
Il ritorno della tensione in Medio Oriente riapre uno scenario che i mercati e le autorità monetarie speravano di essersi lasciati alle spalle: quello di uno shock energetico capace di destabilizzare simultaneamente inflazione, crescita e aspettative finanziarie. L’Europa, pur avendo rafforzato le proprie difese dopo la crisi Russia-Ucraina, resta una delle economie più esposte agli effetti di secondo livello di un petrolio elevato e volatile.
Il vero rischio non è soltanto che l’energia costi di più. Il rischio è che il nuovo shock interrompa il processo di normalizzazione macroeconomica faticosamente costruito negli ultimi due anni, rinviando il pieno rientro dell’inflazione, comprimendo i redditi reali e indebolendo ulteriormente una crescita già fragile. In questo senso, il conflitto mediorientale non è soltanto una crisi geopolitica regionale: è un potenziale catalizzatore di instabilità economica globale.
Petrolio in rialzo: test decisivo della resistenza a 75$Il prezzo del petrolio è in rialzo e le motivazioni sono geopolitiche, purtroppo le conosciamo. A livello tecnico, sul grafico mensile riportiamo una panoramica di lungo periodo a partire dal suo ATH storico a 130,5$ del marzo 2022, seguito da una fase di contrazione. La trendline discendente, tratteggiata in arancione, è stata rotta a febbraio e ora il prezzo è arrivato sulla resistenza vettoriale dei 75$, dove si sta affermando da ieri.
Un breakout di questo livello potrebbe portare a un rialzo verso l’area degli 86–87$.
PETROLIO: IRAN E CINACome potevamo aspettarci, i diversi asset finanziari hanno aperto con dei gap rispetto i prezzi di chiusura di venerdì.
Tra i più interessanti evidenziamo:
- USOIL +12% apertura e +5% attuale.
- Natural gas europeo +22% apertura e +36% attuale.
Attenzione alle pressioni inflazionistiche in entrata derivanti dai prezzi delle materie prime nelle prossime letture flash dei PMI mondiali.
A tal proposito nel pomeriggio sono uscite le letture USA del PMI ISM e i prezzi manifatturieri hanno raggiunti i massimi da luglio 2022.
Le banche centrali non saranno molto contente.
Il dollaro comanda la sessione giornaliera.
Vorrei lasciarvi uno spunto di riflessione:
--Fonte esterna--
" L'ascesa della Cina ha una debolezza silenziosa: la dipendenza energetica.
La Cina importa il 70%+ del petrolio derivante dalle top 3 riserve mondiali di petrolio: Venezuela, arabia saudita e IRAN.
Insieme controllano circa il 45% delle riserve di petrolio al mondo.
Ora colleghiamo i puntini.
Le narrazioni pubbliche sono familiari:
• Rimuovere i dittatori
• Fermare il traffico di droga
• Prevenire le armi nucleari
Tutte preoccupazioni valide.
Ma non spiegano il modello.
Se la vera causa fosse la droga, il Messico sarebbe il bersaglio principale.
Se le armi nucleari fossero la linea rossa, la Corea del Nord cambierebbe regime.
Se l'autoritarismo fosse intollerabile, la lista sarebbe molto più lunga.
Allora perché Iran e Venezuela?
Perché entrambi si trovano su enormi riserve di petrolio
E entrambi sono stati ancora di salvezza energetica per la Cina
Non si tratta di invasione o di proprietà.
Si tratta di influenza:
• Con chi commerciano
• Con chi si allineano
• Chi avrà accesso quando la fornitura si riduce
Non devi controllare il petrolio.
Devi solo plasmare chi non può accedervi"
CADCHF LONGUn'ipotetica entrata long su CAD/CHF in prossimità di 0.56 richiederebbe l'emergere di uno scenario macroeconomico asimmetrico tra Canada e Svizzera, dove fattori strutturali e ciclici convergano per invertire un rapporto di forza storicamente favorevole al franco svizzero. A quel livello, il cross si troverebbe in una zona di estremo stress valutario—non lontana dai minimi assoluti toccati durante le crisi acute del passato—dove il dollaro canadese apparirebbe scontare una combinazione di shock petroliferi prolungati, recessione domestica e fuga verso valute rifugio europee. Proprio questa condizione di sovravendita estrema aprirebbe tuttavia lo spazio per una correzione significativa qualora mutassero le premesse fondamentali che hanno generato tale squilibrio.
Il primo elemento di svolta risiederebbe nell'andamento dei prezzi energetici, dato che l'economia canadese mantiene una correlazione strutturale con il petrolio attraverso le sue esportazioni di greggio e gas. Un rimbalzo sostenuto del WTI oltre i 90-100 dollari al barile—innescato da restrizioni all'offerta OPEC+, tensioni geopolitiche nel Golfo o una ripresa inattesa della domanda cinese—rilancerebbe immediatamente i flussi commerciali canadesi e la pressione sui tassi della Banca Centrale del Canada. Parallelamente, la Svizzera si troverebbe esposta a una recessione prolungata nell'eurozona, suo principale partner commerciale, con la Banca Nazionale Svizzera costretta a tagliare i tassi in modo aggressivo per evitare un apprezzamento del franco che strangolerebbe ulteriormente l'export elvetico. Questo differenziale di politica monetaria—BoC in pausa o hawkish rispetto a una SNB decisamente accomodante—genererebbe un carry trade attrattivo verso il CAD, invertendo i flussi di capitale che per anni hanno privilegiato il franco come bene rifugio europeo.
Un secondo catalizzatore potrebbe emergere dalla ristrutturazione globale dei flussi safe-haven. In uno scenario di normalizzazione post-crisi, dove le tensioni geopolitiche si attenuano e i mercati azionari riacquistano stabilità, la domanda speculativa per il CHF come asset difensivo si indebolirebbe progressivamente. Al contempo, il Canada beneficerebbe di una rotazione verso asset commodity-linked in un contesto di reflazione globale, attratto da rendimenti reali positivi e da un settore bancario solido rispetto ai fragili bilanci di molte istituzioni europee. La stessa credibilità fiscale canadese—pur con debito pubblico superiore a quello svizzero—potrebbe essere rivalutata qualora la Svizzera affrontasse pressioni politiche interne legate all'eccessiva forza della valuta o a tensioni con l'Unione Europea sui flussi finanziari transfrontalieri.
Sul piano tecnico, l'area 0.56 rappresenterebbe una zona di supporto storico-psicologico dove osservare segnali di esaurimento della vendita. La formazione di un basamento laterale protratto su timeframe weekly, accompagnato da volumi decrescenti nelle discese e da divergenze negative negli oscillatori, suggerirebbe che la pressione ribassista si sta esaurendo. La rottura di una resistenza immediata—ad esempio 0.5850—con impulso sostenuto e chiusure daily consecutive al rialzo confermerebbe il cambio di regime, aprendo la strada verso obiettivi progressivi in area 0.63, 0.68 e infine 0.75, livello che rappresenterebbe un ritorno verso una parità più equilibrata tra le due economie.
La gestione del rischio resterebbe cruciale in un'operazione di questo tipo. Lo stop loss andrebbe collocato al di sotto del minimo storico recente, intorno a 0.5450, accettando una perdita limitata ma definita. I target andrebbero scalati per capitalizzare sia il rimbalzo tecnico iniziale sia la potenziale mean reversion pluriennale, con una riduzione progressiva dell'esposizione man mano che il cross recupera terreno. Il position sizing, data la natura asimmetrica dell'operazione—dove il potenziale upside supera il rischio definito—dovrebbe comunque rispettare il principio della conservazione del capitale, limitando l'esposizione all'1-2% del portafoglio.
Va tuttavia sottolineato che il franco svizzero mantiene un'ancora strutturale come valuta rifugio in Europa, sostenuta da un surplus commerciale cronico, da riserve auree significative e da un sistema finanziario stabile. Un long su CAD/CHF a livelli estremi richiede quindi non solo pazienza nell'attesa della convergenza dei fattori descritti, ma anche la consapevolezza che nuovi shock di risk-off—crisi bancarie, escalation geopolitiche—potrebbero rafforzare nuovamente il CHF contro ogni previsione fondamentale. L'operazione diventa giustificabile soltanto come scommessa mean-reversion su un'estremizzazione temporanea, non come previsione strutturale di indebolimento permanente del franco. Senza conferme multiple—tecnica, fondamentale e di price action—l'ingresso a 0.56 rischierebbe di trasformarsi in una trappola da value trap, dove un livello "basso" continua a scendere sotto la pressione di forze macroeconomiche non ancora esaurite.
OIL / WTI - Strategia di medio termineil petrolio si trova attualmente intorno ai 58 dollari e la strategia prevede di entrare short in area 5850 5900 con obiettivo a 53 55 dollari per poi valutare un nuovo ingresso long da quella zona il tutto in un orizzonte temporale di circa 15 giorni con stop loss posizionato oltre 6050 6100 per proteggersi da eventuali breakout rialzisti inaspettati questa impostazione si basa su un mix di fattori tecnici e fondamentali dal punto di vista tecnico il prezzo è in un range laterale tra 55 e 60 da diverse settimane con la resistenza della media mobile a 50 giorni e quella a 200 giorni che confluiscono intorno a 59 zona in cui il mercato ha già mostrato segnali di rigetto in passato lrsi giornaliero si avvicina a livelli di ipercomprato il che suggerisce una possibile correzione a breve termine a livello fondamentale ci sono diversi elementi che giustificano una pressione al ribasso nel breve periodo lagenzia internazionale per lenergia ha recentemente rivisto al rialzo le stime di offerta per il primo trimestre 2026 grazie a un aumento della produzione negli usa e a un graduale ritorno sul mercato di iran e venezuela lopc ha congelato i tagli alla produzione in attesa del prossimo meeting di febbraio lasciando il mercato senza ulteriore supporto la domanda in cina e in asia rimane debole come mostrano i dati pmi manifatturiero di dicembre ancora sotto la soglia di 50 e gennaio è tradizionalmente un mese di bassa domanda per il greggio inoltre il dollaro si è rafforzato a fine 2025 per via delle aspettative di un ritardo nei tagli dei tassi da parte della fed e dato che il petrolio è quotato in dollari un dollaro forte tende a deprimere i prezzi delle commodity infine i dati eia mostrano un aumento delle scorte statunitensi di greggio ben oltre le attese il che indica un eccesso di offerta momentaneo tuttavia la discesa verso 53 55 non va vista come linizio di un trend ribassista ma come un movimento correttivo infatti la zona 53 55 rappresenta unarea di supporto storica dove si sono formati diversi accumuli nei mesi precedenti sotto questo livello il prezzo diventa poco sostenibile per molti produttori di shale oil e quindi soggetto a rimbalzi inoltre a febbraio e marzo si profila un ritorno della domanda stagionale legata ai viaggi e allindustria mentre il rischio geopolitico in medio oriente potrebbe riaffacciarsi in qualsiasi momento fornendo ulteriore supporto al rialzo in prospettiva i principali rischi da monitorare sono una mossa imprevista dellolpc con nuovi tagli alla produzione uno shock geopolitico o un cambio di direzione rapido della politica monetaria della fed che indebolisca il dollaro in sintesi la strategia di short da 59 verso 53 55 seguito da long in area di supporto si inserisce in un contesto coerente con i dati attuali e offre un buon rapporto rischio rendimento se gestita con discipline di ingresso confermate e con uno stop loss ben posizionato
WTI – Dalla Polvere alla Spinta, il Fondo si Trasforma in Forza📊Analisi tecnica:
Il petrolio WTI si trova in una fase ciclica cruciale: dopo mesi di correzione e una discesa ordinata all’interno di un canale ribassista, il prezzo sta ora testando la zona di supporto strutturale tra 60$ e 58$ .
Quest’area rappresenta una memoria di mercato importante, coincidente con i minimi di marzo e con la proiezione ciclica del ciclo intermedio.
La perdita di momentum ribassista e la formazione di una struttura di accumulazione suggeriscono la possibilità di un’inversione rialzista nelle prossime settimane.
Un breakout sopra 60.80$ confermerebbe il cambio di direzione, con potenziali estensioni verso le resistenze superiori e la trendline discendente principale.
🎯 Setup operativo:
Ingresso Long: area 58.00$
Stop Loss: 56.00$
Target 1: 62.60$ → +7.93%
Target 2: 66.00$ → +13.79%
Target 3: 70.00$ → +20.69%
📈 R/R medio: da 1:2.3 a 1:6.0 in base al target raggiunto
📘 Conclusione:
Il WTI è in una zona chiave dove tecnica e struttura convergono:
se il prezzo riuscirà a rompere la parte alta del canale, potremmo assistere all’inizio di un nuovo swing rialzista.
Finché l’area 60–58$ regge, la logica rimane long. 🚀
SPM Saipem e il comparto energetico in flessione? Credo di si...Buona domenica 14 Dicembre 2025 e bentornati sul canale con un nuovo video di aggiornamento tecnico su Saipem, con un parallelismo anche con l'ETF di riferimento STNX.
Analisi che partirà oggi da un grafico a candele mensili, per scendere poi su giornaliero e settimanale.
Sperando che il contributo sia gradito, auguro a tutta la Community una buona domenica.
AIUTATEMI A FAR CRESCERE LA MIA COMMUNITY! ISCRIVETEVI AL CANALE!
Qualora il contenuto fosse di vostro interesse vi inviterei a iscrivervi al canale, azione totalmente gratuita per voi, ma che mi permetterebbe di far crescere in maniera rilevante la community che mi segue, continuando a darmi una forte motivazione ad andare avanti nella creazione di questi contenuti gratuiti, e spero educativi.
WTI🌎 Le principali banche d'investimento prevedono due fasi per il petrolio: un calo dovuto all'eccesso di offerta, seguito da una crescita a partire dal 2027 dovuta alla mancanza di investimenti.
Dopo il 2027: inizierà un periodo di crescita prolungato dovuto alla carenza di materie prime.
Si osserva un calo graduale e lento dei prezzi del petrolio.
Siamo vicini a un livello di supporto, la cui rottura potrebbe accelerare il calo dei prezzi.
Il Cuore Strutturale: Dove la storia incontra la decisioneSul grafico mensile del WTI (USOIL) il mercato sta affrontando un momento di forte equilibrio tecnico. L’area tra 58 e 60 $ è il vero cuore strutturale di questa fase: non solo un livello di prezzo, ma una zona di memoria storica, dove più volte domanda e offerta si sono bilanciate nel passato. È qui che, dopo il collasso del 2020, prese forma la base del grande trend post-Covid, e ora, con una nuova pressione ribassista, il mercato sta testando la solidità di quella struttura.
📘 Nota: il fatto che il prezzo si muova ancora all’interno della fascia laterale 57–72 $ non è segno di indecisione, ma piuttosto di compressione ciclica — una condizione che precede quasi sempre un’espansione direzionale significativa.
⚙️ Struttura tecnica attuale
Il prezzo è sotto la Kumo, in un contesto di debolezza strutturale; ciò limita la probabilità di una risalita lineare nel breve.
Tuttavia, la base piatta del Senkou Span B, attorno ai 70 $, rappresenta una calamita naturale per il prezzo: una zona che il mercato tende a ritestare una volta che la pressione ribassista si attenua.
La compressione laterale 57–72 $ appare come un movimento di congestione che prepara una nuova direzione plurimensile.
📈 Nota: la fase attuale è di transizione ciclica: il trend di fondo è ancora rialzista dal post-2020, ma la tendenza di medio periodo è pienamente ribassista, creando una frizione tra due forze contrapposte.
🧭 Scenario principale – Continuazione del ciclo post-Covid
In questo contesto, non parliamo di un semplice rimbalzo tecnico, ma di una potenziale continuazione del ciclo rialzista pluriennale.
Se il supporto tiene in chiusura mensile:
il prezzo potrebbe risalire verso 63 $, primo livello di riconquista strutturale,
da lì, la riattivazione sopra 70–72 $ segnerebbe la conferma del ritorno in trend, con obiettivo di medio periodo in area 85–90 $, dove si trova la successiva resistenza dinamica di lungo periodo.
📊 Nota: una chiusura sopra 63 $ avrebbe un impatto tecnico rilevante — significherebbe che la pressione di vendita si è esaurita e che la “marea lunga” del ciclo Covid non è ancora terminata.
⚠️ Scenario alternativo – Perdita del supporto
Solo una chiusura decisa sotto i 57 $ invaliderebbe il quadro rialzista, aprendo la strada a un affondo rapido verso 38–39 $, cioè la zona pivot dei minimi 2016–2020.
In quel caso, non si tratterebbe di un semplice pullback, ma di un reset ciclico completo, con il rischio di rientrare in una fase di lateralità pluriennale.
📉 Nota: in caso di rottura, la velocità del movimento sarebbe probabilmente alta — tipica delle fasi in cui viene violato un supporto multi-annuale.
✨ Sintesi finale
Il WTI si trova su una soglia di equilibrio tra continuità e inversione.
Finché l’area 58–60 $ resiste, resta viva la prospettiva di una prosecuzione del ciclo espansivo post-pandemico, mentre il cedimento di questo livello aprirebbe un lungo cammino di riassorbimento verso i 38 $.
Il tempo, più che il prezzo, sarà la vera conferma del movimento: una chiusura mensile stabile sopra 63 $ sarebbe il segnale che il trend primario rialzista è pronto a riprendere fiato.
CL1! Possibile rottura del supporto chiave a 59,50 USDIl prezzo del WTI continua a muoversi in un chiaro trend ribassista iniziato nel 2022.
La candela Heikin Ashi di questa settimana chiude in forte rosso, segnando -4,20% e portando le quotazioni in area 60,30 USD.
Sul grafico settimanale:
Entrambe le medie mobili esponenziali (EMA50 a 67,15 USD e EMA200 a 72,02 USD) restano sopra i prezzi e orientate al ribasso.
La zona 59,50 USD rappresenta ora un livello di supporto chiave: una rottura decisa sotto questo livello potrebbe aprire la strada verso i 57,20 USD e successivamente 53,30 USD.
Eventuali rimbalzi sopra i 63 USD sarebbero solo correttivi, con resistenze intermedie a 65,20 USD e 67 USD.
📉 Scenario principale:
Il trend resta ribassista fino a chiusure settimanali superiori a 67 USD.
In caso di breakdown sotto 59,50 USD, il target tecnico di breve periodo si posiziona in area 57 → 53 USD.
ENEL Punta i target precedentementi indicati. La salita continuaBuon giovedì 9 Ottobre 2025 e bentornati sul canale con un secondo aggiornamento tecnico su Enel.
Un titolo che ci dimostra ancora una volta che una analisi tecnica fatta bene può aiutarci a prendere decisioni razionali e non dettati dalla "pancia".
Ringraziandovi sempre per il vostro contributo vi auguro un buon proseguimento di giornata.
AIUTATEMI A FAR CRESCERE LA MIA COMMUNITY! ISCRIVETEVI AL CANALE!
Qualora il contenuto fosse di vostro interesse vi inviterei a iscrivervi al canale, azione totalmente gratuita per voi, ma che mi permetterebbe di far crescere in maniera rilevante la community che mi segue, continuando a darmi una forte motivazione ad andare avanti nella creazione di questi contenuti gratuiti, e spero educativi.
PETROLIO: Possibilità di ulteriore rialzoIl mercato ha sentito come pavimento la forte area di supporto rappresentata dal rettangolo verde in figura e da quell'area è recentemente ripartito al rialzo con possibilità di ulteriore allungo.
La stagionalità è favorevole per una continuazione del rialzo
Se l'idea ti è piaciuta metti un LIKE/BOOST.
Quanto sopra esposto non è un consiglio finanziario ma la nostra view basata sulla strategia PCTS.
Buon trading!
Oro leader dei mercati globaliC’è un asset che non mente mai: quando sale indica che ci sono problematiche a livello geopolitico, finanziario, macroeconomico, o tutte e tre insieme. Si tratta dell’oro, che da inizio 2025 è il miglior asset finanziario sulle piazze globali, con una crescita del +37%.
A distanza troviamo Bitcoin, in rialzo del +14%, seguito dal Nasdaq con +11,89% e dall’S&P 500 con +9,69%.
Anche il mercato obbligazionario, negli ultimi giorni, ha iniziato a recuperare, mentre il petrolio crude è in calo del –15%. Tra le altre commodity si distinguono argento e platino, entrambi in crescita grazie al loro ampio utilizzo nei settori industriale e tecnologico.
NATURAL GAS: Riparte la stagionalità positiva?Il NATURAL GAS con la scorsa settimana sembra voler proprio invertire la tendenza abbandonando la recente debolezza. Sul time frame daily è riuscito, partendo dal basso, a superare i primi due rettangoli rossi di resistenza con l'obiettivo di raggiungere quello più elevato.
Un sano ritracciamento potrebbe dare il boost per una ripartenza al rialzo da cogliere.
Se l'idea ti è piaciuta metti un LIKE/BOOST.
Quanto sopra esposto non è un consiglio finanziario ma la nostra view basata sulla strategia PCTS.
Buon trading!
ERG Siamo arrivati al target del nostro cuneo discendente!Buon giovedi 28 Agosto 2025 e bentornati sul canale con Erg.
Dopo un'attesa di un paio di mesi su un titolo a beta/volatilità molto bassa, ci siamo tolti una bella soddisfazione e siamo finalmente arrivati al target prefissato.
Andiamo a fare un de-briefing dell'operazione e a ripercorrerne gli step più importanti.
Grazie a tutti per l'attenzione e vi auguro una buona giornata
USOIL Analisi Tecnica – Configurazione Ribassista verso 61.65USOIL (WTI Crude Oil) – Configurazione Ribassista
Il grafico mostra una chiara struttura ribassista con più conferme:
Reiezione e rottura della trendline: Il prezzo ha rifiutato la linea di resistenza superiore e successivamente ha rotto la trendline rialzista, confermando lo slancio ribassista.
Zona di vendita FVG (Fair Value Gap): Il prezzo ha ritestato l’area di squilibrio (63.53–63.94), creando una forte opportunità di vendita.
Confluenza con EMA: Sia la EMA 70 che la EMA 200 sono sopra il prezzo, agendo come resistenze dinamiche e sostenendo il bias ribassista.
Cambio di Struttura di Mercato (MSS): La rottura dei minimi crescenti segnala un passaggio alla struttura ribassista.
Target: Continuazione al ribasso prevista verso 61.65, prossima zona di liquidità e supporto.
Stop Loss: Sopra 63.94 (invalidazione della zona di vendita).
📉 Strategia: Cercare ingressi short nell’area 63.53–63.94, con target a 61.65 e stop loss sopra 63.94.
Petrolio al test del supporto: rimbalzo in arrivo?Ragazzi, primo colpo sparato sul petrolio 🧨
Mi sembra interessante portare questo long sul Crude Oil.
Guardiamo subito il grafico daily e vediamo che ieri il prezzo ha toccato nuovamente i 67$. La fascia di prezzo tra 67$ e 68$ è un’ottima area di supporto.
Con la candela di ieri, la mia strategia mi ha dato un segnale di ingresso (freccia blu) ed oggi sono entrato.
Negli ultimi due anni, il prezzo è arrivato spesso in questa fascia per poi rimbalzare in maniera decisiva.
Questa volta ho deciso di dividere le entrate ed eventualmente entrare con l’altra metà della posizione in vista di ulteriori segnali di forza.
Invece, se il prezzo dovesse rompere al ribasso con forza questo importante supporto, credo che potremmo vederlo scendere tra i 64$ e 62$.
Questa è un’operazione che gestirò giorno dopo giorno sia per lo stop che per il take profit, ma vi lascio i miei livelli per un’operazione con stop e take fisso.
Dettagli operazione
Stop Loss: 75.16 (non piazzato)
Entrata: 67.66
Take Profit: 65.16 (non piazzato)
Rapporto Rischio/Rendimento: 1:3
Vi aggiornerò sulla gestione della posizione.
Cosa ne pensate del petrolio? Lo state seguendo?
Se anche voi vedete valore in questa operazione, lasciate un like o un commento.
A presto 🤟
ERG Uno sguardo alla stagionalità e ai rendimenti storici...Buon mercoledi 25 Giugno e bentornati sul canale con un aggiornamento tecnico (ma non solo!) su Erg, titolo nel quale sono long con target minimo di 21 Eur.
Vediamo in che modo la stagionalità del titolo negli ultimi 25 anni ci aiuta a identificare quello che potrebbe essere un target ragionevole sul titolo, cercando di capire se l'analisi dei rendimenti stagionali vada a matchare con il target tecnico del testa e spalle precedentemente identificato e condiviso con voi.
Vi ringrazio per l'attenzione e vi auguro una buona giornata
Quando la price action e i volumi anticipano eventi geopoliticiBuon martedi 24 Giugno e bentornati sul canale.
Un video questo che non vuole essere, a differenza degli altri, una disamina tecnica sul prezzo del greggio, ma che vuole essere semplicemente una condivisione libera di pensieri relativamente a come una lettura attenta della price action e dei volumi di un asset possa aiutarci ad anticipare addirittura eventi geopolitici di rilevanza storica, come quello che è successo tra Israele, Iran e USA nel giro di appena 12 giorni.
Spero che il contributo sia gradito e vi auguro una buona serata
Qualora il contenuto fosse di vostro interesse vi inviterei a iscrivervi al canale, azione totalmente gratuita per voi, ma che mi permetterebbe di far crescere in maniera rilevante la community che mi segue, continuando a darmi una forte motivazione ad andare avanti nella creazione di questi contenuti gratuiti, e spero educativi.
WTI in tensione tra geopolitica e resistenze- ANALISI DEL TREND E FASI DI MERCATO
WTI in apertura dell'odierna sessione asiatica ha rotto i massimi annuali facendone segnare dei nuovi a quota 78.4$ al barile, i prezzi sono stati riassorbiti chiudendo il GAP UP d'apertura, tutto ciò è stato scaturito dalle notizie americane giunte nel weekend che hanno visto gli USA bombardare i siti nucleari israeliani schierandosi al fianco d'Israele. La struttura tecnica è rialzista con massimi e minimi crescenti ed il fascio di medie in H1 è ben aperto al rialzo.
- ANALISI VOLUMETRICA
Il volume profile customizzato presente sulla sinistra del grafico che comprende i volumi delle ultime due settimane, ci conferma la maggior parte dei volumi nella parte alta del composito. Il Lvn a quota 72.66 al di sotto della media a 100 in H1 ha dimostrato durante la scorsa settimana la presenza di BID pronti a sostenere i prezzi. D'altra parte gli ASK ancora una volta forzano i prezzi a rimanere all'interno dell'area ad alti volumi annuale non permettendo di superare la HVA del composito annuale.
- STRATEGIE E DECISIONE DI TRADING
Lo scenario Long continua se i BID riescono a rompere la HVA a 75.89$ al rialzo facendo accettazione al di sopra di essa. Lo scenario Short si concretizza se il LVN monthly a quota 72.66$ viene rotta al ribasso con Breakout Accettazione e Retest (BAR) magari congiuntamente a qualche notizia di tregua dal fronte bellico.
Se queste analisi ti piacciono e le trovi utili metti un LIKE/BOOST ai vari articoli e segui il mio profilo, così potrò continuare a fare questo lavoro gratuitamente.
Buon trading
Pietro Perrino






















