$119 toccato Il greggio ora deve respirare🛢️ USOIL | WTI: L'Onda ② Primaria si avvicina — Potenziale correzione verso $80–76
🔍 Contesto — Dove siamo nel ciclo
Chi segue l'analisi strutturale sul WTI sa che il movimento impulsivo partito dalla base del minimo ciclico — l'onda C) Primaria in area $54.967 — ha costruito una delle sequenze rialziste più leggibili degli ultimi anni sul crude oil. Cinque onde pulite, disciplinate, rispettose di tutte le regole classiche di Elliott, che hanno proiettato il prezzo fino al massimo di $119.423: la potenziale conclusione dell'onda ① Primaria.
Il mercato lancia un segnale importante: il ciclo impulsivo potrebbe essere terminato. Siamo ad un bivio strutturale.
📐 Il ciclo impulsivo completato: onde intermedie (1)-(2)-(3)-(4)-(5) verso ①
Dal minimo dell'onda C), il prezzo ha costruito un impulso articolato in cinque onde di grado Intermedio. L'onda (1) Intermedia ha imposto la direzione dal breakout iniziale. L'onda (2) Intermedia ha corretto in modo contenuto, costruendo la base del lancio successivo. L'onda (3) Intermedia — la più estesa e volumetricamente dominante — ha prodotto l'accelerazione verticale principale, internamente suddivisa nelle cinque onde minori 1-2-3-4-5, con la sub-onda 3 Minore che ha segnato il picco intermedio prima del consolidamento della 4 Minore. L'onda (4) Intermedia ha corretto lateralmente senza violare l'area di (1). Infine l'onda (5) Intermedia ha terminato il ciclo sul massimo di $119.423, chiudendo quella che sul grafico identifichiamo come l'onda ① Primaria. 📌
Struttura pulita. Nessuna violazione di regola. Cinque onde intermedie complete — ma la conferma dell'inversione non è ancora arrivata.
⚠️ Dove siamo adesso — Il momento critico
Ci troviamo esattamente nel punto più delicato del conteggio: appena dopo il potenziale completamento della (5) Intermedia, il massimo che chiuderebbe l'onda ① Primaria a $119.423.
Il mercato non ha ancora confermato l'inversione. Non esiste ancora una struttura correttiva validata. Quello che osserviamo è un prezzo che ha raggiunto un'area di esaurimento ciclico — dove la geometria delle onde, le proiezioni di Fibonacci e la logica sequenziale convergono verso un possibile top. Ma finché il prezzo non sviluppa una struttura ABC riconoscibile e non viola livelli chiave di conferma, il conteggio rimane ipotetico. 🔎
È il momento di osservare, non di anticipare.
🔄 Lo scenario atteso: la correzione ABC Intermedia
Se il top di $119.423 viene confermato come conclusione dell'onda ① Primaria, il mercato dovrebbe avviare la correzione di onda ② Primaria, strutturata come uno zigzag ABC di grado Intermedio (5-3-5):
🔲 Onda (A) Intermedia — Non ancora sviluppata. Attesa come primo impulso ribassista a cinque onde Minori dal massimo verso la prima zona di supporto strutturale.
🔲 Onda (B) Intermedia — Non ancora sviluppata. Seguirà come rimbalzo correttivo a tre onde, parzialmente recuperando la (A) prima della discesa finale.
🔲 Onda (C) Intermedia — Non ancora sviluppata. Il segmento terminale della correzione, impulsivo internamente, che completerebbe l'intera onda ② Primaria nella fascia target.
🎯 Target proiettato: fascia $80–76
I livelli di Fibonacci applicati sull'intero ciclo impulsivo Primario (da $54.967 a $119.423) indicano la zona di chiusura attesa per l'onda ② Primaria:
🟠 ~$80.00 — Target principale, ritracciamento 0.618 del ciclo Primario. Possibile area di stabilizzazione temporanea durante lo sviluppo della correzione.
🎯 Zona di chiusura ideale per l'intera onda ② Primaria, da dove ci si aspetterebbe l'avvio dell'onda ③ Primaria — statisticamente la più lunga e potente dell'intero ciclo. 🚀
👁️ Cosa monitorare per la conferma
Il conteggio si attiva operativamente solo al verificarsi di:
1️⃣ Prima struttura ribassista riconoscibile sotto $119.423 — conferma che il top è stato segnato
2️⃣ Sviluppo completo delle 5 onde Minori dell'(A) Intermedia verso area $83–80
3️⃣ Rimbalzo della (B) Intermedia che non superi $119.423 — invalidazione del conteggio in caso contrario
4️⃣ Nessuna chiusura daily sotto $54.967 — soglia di invalidazione assoluta del conteggio Primario
⚠️ Analisi basata esclusivamente sulla Teoria delle Onde di Elliott. Scenario ipotetico non ancora confermato dal mercato.
📌 Analisi prodotta a scopo didattico e informativo. Nessun consiglio operativo implicito o esplicito.
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Materie Prime Energetiche
USOIL H1: Orsi nel Canale DiscendenteUSOIL continua a muoversi in un trend ribassista dopo aver formato uno Swing High intorno all'area di 78.00. Da quel momento, il prezzo si è costantemente indebolito, registrando rimbalzi sempre più bassi, il che dimostra che i venditori mantengono il controllo principale del mercato.
Al momento, il prezzo sta oscillando all'interno di un Descending Channel (canale discendente) intorno a quota 67.77. Nonostante alcune lievi reazioni di rimbalzo, la pressione d'acquisto non è ancora abbastanza forte da rompere il bordo superiore del canale. Se il prezzo continuerà a subire un rifiuto (rejection) nella zona compresa tra 68.50 e 69.00, la pressione di vendita potrebbe tornare e spingere USOIL ancora più in basso, verso l'area di 64.00.
Piano di Trading:
Entry (Ingresso): Priorità a posizioni SELL (vendita) quando il prezzo rimbalza verso l'area 68.50 – 69.00 e mostra segnali di rifiuto.
Stop Loss: Sopra 70.00.
Take Profit: 64.00.
CL1! Crude Oil - Il petrolio ha ancora terreno da cedere!Con un aggiornamento tecnico sul petrolio chiudiamo la serie di aggiornamenti tecnici odierni.
Eh si.. perché la discesa, a mio parere, non è ancora terminata.. di strada da fare a ribasso ancora ce n'è. Cosa che coincide perfettamente con quelle che sono le aspettative per i prossimi giorni in merito alla questione iraniana.
Buona serata e buon week end
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Eyes on the Dollar — it's calling the shots today👀 Eyes on the Dollar — it's calling the shots today
Gold looks like it wants to push higher, but the Dollar is holding it back.
On DXY (30m): bullish breakout of the triangle with a confirmed BOS and EMAs aligned. As long as it holds above ~100.70, the path points toward the 101.10–101.13 target.
On Gold: the intent is there — CHoCH off the 4121 low, now testing 4198. But watch out — price is still below the EMAs, the underlying structure hasn't flipped long yet. The rebound is alive but fragile.
The read is simple: the Dollar is holding the leash. If DXY reaches target, Gold struggles. If the Dollar rejects resistance, Gold gets room to run.
Don't watch Gold in isolation today: Dollar first, then react on Gold.
Not financial advice — levels to be validated live. 🦅
WTI movimento da manuale all'interno del triangoloIl grande Jesse Livermore disse: TRADA QUELLO CHE VEDI E NON QUELLO CHE PENSI.
Se vi piace il mio metodo, lasciate un like e seguite il profilo, è molto importante per me, grazie!
Movimento auspicato all'interno del triangolo, abbiamo toccato nuovamente il lato inferiore del triangolo.
Si procede come da vecchia analisi.
Al momento sto controllando la price action a ridosso nuovamente del lato suddetto, sfonderà per tornare a livelli accettabili?
IL MERCATO GIA' STA PREZZANDO L'ECCESSO DI OFFERTA DI GREGGIO DOVUTA ALLO STRETTO DI HORMUZ IN CUI IL TRANSITO NON E' ANCORA SBLOCCATO.
BISOGNA FARE MOLTA ATTENZIONE POICHE' NEL CASO IN CUI USA ED IRAN RAGGIUNGANO L'ACCORDO DEFINITIVO, SI ASSISTERA' AD UN VERO E PROPRIO SELL-OFF.
Attenzione sempre ai segnali di entrata che devono essere chiari, se non siete sicuri di quello che fate, non operate.
NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI IL NON OPERARE COSTITUISCE GIA' UN GUADAGNO, PERCHE' NON SI PERDE.
A presto
Mind Primacy
Disclaimer: tutte le analisi esposte attraverso questo profilo non rappresentano consigli finanziari, ma la mia personale visione basata sulle strategie operative di trading che utilizzo.
Futures Greggio Oil: mi aspetto calo del prezzo importante..Buon sabato 30 Maggio 2026 e bentornati sul canale con un contributo tecnico sul prezzo del greggio, analizzando il grafico a candele giornaliere.
Tante cose a mio parere interessanti da condividere, con la speranza che possiate cogliere degli spunti di valore per arricchire la vostra analisi personale.
Buon week end!
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WTI siamo ancora all'interno del triangoloIl grande Jesse Livermore disse: TRADA QUELLO CHE VEDI E NON QUELLO CHE PENSI.
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TF settimanale
Struttura interna rialzista.
Notiamo, in concomitanza con la difficoltà del petrolio nello scendere di prezzo dovuto allo stallo nei negoziati USA-Iran, la formazione di un triangolo simmetrico.
Il massimo del 9 marzo scorso ancora non è stato liquidato e quel livello potrebbe rappresentare una calamità di liquidità.
In genere la price action all'interno di queste figure geometriche fa si che queste ultime vengano rispettato fino alla fine, in modo da raschiare la maggiore liquidità possibile.
TF giornaliero
Struttura interna rialzista, struttura esterna rialzista.
Qui la situazione si vede molto meglio. Il prezzo si muove disegnando una figura praticamente perfetta.
Operatività.
ATTENZIONE! AI TRATTA DI OPERAZIONI AD ALTISSIMO RISCHIO PER L'ELEVATA VOLATILITA' DEL PREZZO DEL PETROLIO PER LA SITUAZIONE GEOPOLITICA IN ATTO.
Non è detto che il prezzo vada a liquidare il massima a 120 dollari, per esempio nel 2022, in cui la situazione era simile il massimo a 131 non venne più liquidato e dopo 3 mesi circa inizio la discesa che riportò il prezzo a livelli normali (impiegò circa 200 giorni).
In caso di rottura con forza al rialzo, si può sfruttare un nuovo allungo verso il vecchio massimo da liquidare, in caso in cui invece il lato superiore arresti il prezzo, si può sfruttare il ritorno dello stesso verso i 90 dollari.
BISOGNA FARE MOLTA ATTENZIONE POICHE' NEL CASO IN CUI USA ED IRAN RAGGIUNGANO L'ACCORDO DEFINITIVO, SI ASSISTERA' AD UN VERO E PROPRIO SELL-OFF.
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🌞 BUONGIORNO A TUTTI🌞
🔍Price Action Gold🔍
Struttura principale daily ancora Long, ma cauti.abbiamo news e punti liquditi molto importanti prima di esplodere a rialzo
come successo ieri.
disallineamento tf maggiori:
Weekly : short
Daily: long
h4: dubbiosa (range laterale, possibile distribuzione? reaccumulo?) vedremo.
al momento vado cauto sui long, li valuto solo da livelli discount piu bassi, per riuscire ad avere un RR corrretto e un posizionamento dello stop pulito.
la pazienza prima di tutto.
📌UPDATE NEWS DI IERI:; 📌
Il report CPI di ieri ha confermato che le pressioni inflazionistiche stanno tornando a crescere sotto la superficie.
Anche se l’aumento dell’inflazione dovuto all’energia era atteso, il vero problema è stato che:
l’inflazione degli affitti/case (“shelter”) è tornata a salire,
l’inflazione nei servizi è rimasta alta,
il Core CPI è uscito più forte delle attese.
Però successivamente l’oro è rimbalzato forte perché:
gran parte dello shock inflazionistico legato al petrolio era già prezzato,
i rendimenti obbligazionari (yields) hanno smesso di accelerare al rialzo,
il mercato ha iniziato a preoccuparsi più della stagflazione che di ulteriori rialzi Fed.
👉🏻 Quindi il dato al +0,5% non ha sorpreso il mercato e l’oro ha recuperato
Ora l’attenzione passa al PPI.
📌 Il PPI di oggi diventa fondamentale dopo il CPI caldo di ieri.
Previsioni:
PPI mensile: 0,5%
Core PPI mensile: 0,4%
Il mercato vuole capire se l’inflazione si sta espandendo più in profondità nell’economia attraverso:
trasporti,
manifattura,
costi energetici.
In pratica i mercati stanno cercando di capire se siamo davanti solo a uno shock energetico temporaneo… oppure all’inizio di una seconda ondata inflazionistica più ampia.
📊Strategia ppi oggi:
🔥 PPI forte
(PPI ≥ 0,6% e Core ≥ 0,5%)
Significa che l’inflazione si sta diffondendo sempre di più nell’economia.
Conseguenze probabili:
i rendimenti salgono,
il mercato prezza una Fed aggressiva più a lungo (“higher for longer”).
Effetti:
XAUUSD 🔽 → pressione ribassista perché salgono dollaro e rendimenti reali.
DXY 🔼 → rafforzamento del dollaro.
Oil 🔼 → aumenta la paura inflazionistica collegata al Medio Oriente.
⸻
❄️ PPI debole
(PPI ≤ 0,3% e Core ≤ 0,2%)
Il mercato interpreterebbe il CPI alto come un problema più legato all’energia e meno strutturale.
Effetti:
XAUUSD 🔼 → forte rialzo perché i rendimenti si raffreddano.
DXY 🔽 → dollaro più debole.
Oil flat → resta alto, ma cala il panico sull’inflazione.
In parole semplici:
oggi il PPI serve a capire se l’inflazione sta davvero tornando in tutta l’economia oppure se il problema è stato principalmente il petrolio.
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perdervi nulla!
📬 Per qualsiasi dubbio o domanda, scrivetemi: sarò felice di rispondervi.
🔍Promemoria🔍
Evito di operare durante le sessioni asiatica e londinese, focalizzandomi sulle notizie delle 14:30, e sull'apertura di New York ore 15:30.
Nel frattempo, vi auguro una buona giornata.
-BUON TRADING
-GESTITE IL RISCHIO
-BE PATIENT
Petrolio su, Saipem si sveglia: sarà la volta buona?Saipem MIL:SPM oggi è un’altra società rispetto a quella che ha fatto il minimo nel 2022. È uscita dalla fase critica: è tornata in utile, genera cassa e soprattutto ha un backlog molto elevato che dà visibilità sui prossimi anni.
I multipli sono ancora da ciclica (P/E medio, EV/EBITDA basso), quindi il mercato non la sta prezzando come “azienda di qualità”, ma come turnaround riuscito ancora in fase di rivalutazione.
🏗️ Settore
Il contesto aiuta. L’oil services sta vivendo una fase favorevole grazie a:
• investimenti offshore in crescita
• maggiore complessità dei progetti (quindi margini migliori)
• transizione energetica (LNG, CCS, eolico offshore)
Il vero punto è la ciclicità: se il petrolio scende, le oil major tagliano capex e Saipem soffre.
La possibile fusione con Subsea7 cambia però il profilo: da azienda fragile a player globale dominante.
Struttura Grafica
Su time frame MENSILE vediamo un ABC correttivo dopo il 2016 e poi una struttura impulsiva ribassista in 5 onde chiusa a ottobre 2022.
Quando chiudi una 5 onde ribassista su TF mensile, statisticamente il ciclo è finito.
Da lì infatti potremmo essere all’alba di un nuovo ciclo primario rialzista ed essere quindi in onda 1.
Saipem si trova in una fase tecnica molto interessante, ma ancora incompleta. Il livello da cui passa l’equilibrio di fondo è l’area 3 – 3,2 €, che rappresenta il vero supporto strutturale : finché i prezzi restano sopra questa zona, l’impianto rialzista costruito dopo i minimi del 2022 rimane intatto.
Guardando invece al potenziale di sviluppo del movimento, i livelli naturali di proiezione sono ben definiti.
Un primo obiettivo si colloca in area 6 €, corrispondente al ritracciamento Fibonacci dello 0,382.
Successivamente troviamo una zona intermedia molto rilevante intorno ai 7 €, che rappresenta il 50% di ritracciamento: qui il mercato potrebbe iniziare a mostrare le prime vere prese di profitto.
Il livello più significativo in ottica di medio-lungo periodo resta però 8,70 €, dove convergono il ritracciamento del 61,8% e una forte area volumetrica (POC), destinata a funzionare da vera resistenza di ciclo.
Nel complesso, il titolo si trova in una fase intermedia: i fondamentali sono nettamente migliorati rispetto al passato, la struttura tecnica è tornata costruttiva, ma manca ancora un elemento chiave per l’accelerazione.
Se trovi utili le mie analisi, lascia un LIKE/BOOST all’articolo e segui il profilo. Il tuo supporto mi aiuterà a continuare a condividere contenuti! 🚀
USOIL Ultima Strategia di Trading⛽ Fondamentali:
I conflitti geopolitici in Medio Oriente rimangono irrisolti, ma i prezzi del petrolio sono crollati fortemente dai massimi mentre il mercato assimila i premi di sicurezza. Le aspettative di rilascio di riserve dell’AIE e la debole domanda aggiungono pressione al ribasso, con bias ribassista a breve termine in range.
📉 Tecnica:
I prezzi del petrolio hanno rotto al ribasso, i ribassisti dominano a breve termine e la pressione sui rimbalzi è evidente.
Resistenza: 97,0–97,5
Supporto: 93,0–93,5
Lo slancio ribassista rimane intatto.
🎯 Strategia di trading:
Posizioni short leggere al rimbalzo verso 96,5–97,0
SL: 97,8
TP: 94,0
Obiettivo esteso: 93,5 in caso di rottura del supporto.
💡 Il segnale precedente è stato redditizio. Seguimi per strategie di trading coerenti.
DOW THEORY ALERT: IL PETROLIO STA AFFONDANDO I TRASPORTI?🚨 DOW THEORY ALERT: IL PETROLIO STA AFFONDANDO I TRASPORTI? 🛢️📉
Introduzione: La Bussola Intermarket 🧩
In un mondo finanziario sempre più frammentato, la Dow Theory rimane uno dei pilastri più solidi per comprendere la salute del ciclo economico. Il principio è semplice quanto brutale: "Se le industrie producono (DJI), ma i trasporti non riescono a consegnare i beni in modo profittevole (DJT), l'economia è destinata a frenare".
Oggi, osservando il grafico comparativo tra Dow Jones Transportation (DJT), WTI (USOIL) e Dow Jones Industrial (DJI), emerge una divergenza macroscopica che non possiamo ignorare. Non è solo un movimento di prezzo, è un segnale strutturale del mercato. 🛰️
1. La Crisi d'Identità del Dow Transportation (DJT) 🚛✈️
Il settore dei trasporti è storicamente il "leading indicator" per eccellenza. Guardando il pannello superiore, notiamo una debolezza che contrasta nettamente con la resilienza mostrata dagli altri indici nelle settimane precedenti.
Il settore logistico, ferroviario e aereo sta soffrendo una contrazione dei margini senza precedenti. Tecnicamente, la rottura dei minimi relativi ha invalidato la struttura rialzista di medio termine, portando il prezzo in una fase di distribuzione aggressiva. Quando i trasporti iniziano a scendere mentre gli industriali restano stabili, siamo di fronte a una "mancata conferma": il primo grande segnale di allarme per un possibile mercato Orso all'orizzonte. ⚠️
2. USOIL: Il Killer Silenzioso dei Margini 🔥⛽
Il pannello centrale ci svela il "perché" dietro questo crollo. Il petrolio WTI è entrato in una fase parabolica, superando con forza area $94 e puntando dritto alla soglia psicologica dei $100.
Perché questo è un problema sistemico? Il carburante rappresenta la voce di costo principale per ogni azienda presente nel DJT (pensiamo a giganti come FedEx, UPS o le grandi compagnie aeree). Un aumento così repentino del greggio agisce come una "tassa occulta" immediata. Le aziende non riescono a trasferire i costi sui consumatori con la stessa velocità con cui il petrolio sale, portando a una compressione dei profitti che il mercato sta già scontando con il breakdown del settore. 📉
In ottica tecnica, lo spike attuale del WTI sembra alimentato da tensioni dal lato dell'offerta, creando un climax che sta letteralmente "asfissiando" la logistica globale.
3. La Resilienza Apparente del Dow Industrial (DJI) 🏭🏢
Nel pannello inferiore osserviamo il Dow Jones Industrial. A differenza del DJT, l'indice degli industriali ha mostrato una tenuta maggiore. Tuttavia, questa è spesso una trappola per tori.
Storicamente, il DJI è l'ultimo a cadere. La divergenza tra i due indici Dow è oggi una delle più ampie degli ultimi anni. Se il settore dei trasporti non trova un supporto immediato e non ricomincia a salire, la teoria di Dow ci suggerisce che il DJI sarà costretto a "riallinearsi" al ribasso. Non esiste crescita industriale sostenibile se il sistema circolatorio dell'economia (i trasporti) è in arresto cardiaco a causa dei costi energetici. 🛑
4. Correlazione Inversa e Shock Energetico ⚡🔄
La correlazione inversa tra USOIL e DJT ha raggiunto livelli estremi. Siamo in una fase di mercato dove il petrolio non è più visto come un segnale di "domanda economica forte", ma come uno shock da offerta che danneggia la crescita.
Finché la struttura del petrolio rimarrà impostata al rialzo (sopra gli $88-90), ogni tentativo di rimbalzo del settore trasporti sarà probabilmente venduto. Questo fenomeno crea un effetto domino:
Il petrolio sale -> 2. I costi dei trasporti esplodono -> 3. I profitti aziendali calano -> 4. L'intero mercato azionario corregge.
5. Conclusioni e Scenario Macro 2026 🌐🧐
Siamo a un bivio fondamentale per l'anno in corso. La domanda che dobbiamo porci non è se il petrolio salirà ancora, ma quanto a lungo il settore industriale potrà ignorare il collasso dei trasporti.
Sotto la lente: Monitoriamo il livello dei $100 sul WTI. Una rottura decisa potrebbe sancire il "colpo di grazia" per il DJT, portando l'indice verso i supporti storici del 2024.
Segnale di Speranza: Solo un ritorno del greggio verso area $80-85 potrebbe riequilibrare i conti e permettere una rotazione settoriale a favore dei trasporti, salvando il trend rialzista del DJI.
Analisi Intermarket: La chiave non è guardare un singolo grafico, ma capire come i pezzi del puzzle si incastrano tra loro. 🧭
Cosa ne pensate di questa divergenza? Credete che il DJI riuscirà a decorrelarsi o il "peso" del petrolio trascinerà tutto verso il basso? Scrivetelo nei commenti! 👇
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USOIL Ultima Strategia di Trading⛽ Fondamentali:
I conflitti geopolitici in Medio Oriente persistono e sostengono i prezzi del petrolio per timori di approvvigionamento. Tuttavia, i prezzi sono aumentati eccessivamente a breve termine; il rilascio delle riserve petrolifere dell’AIE aggiunge pressione al ribasso, aumentando il rischio di ritracciamento da livelli elevati con estrema volatilità.
📉 Tecnica:
Il prezzo si avvicina alla forte resistenza psicologica a 100. Gli indicatori sono in territorio sovraccompra, suggerendo un ritracciamento.
Resistenza: 99,8–100,5
Supporto 1: 95
Supporto 2: 90
🎯 Strategia di trading:
Posizioni short leggere al rimbalzo verso 100–100,5
SL: 101
TP: 95
Obiettivo esteso: 90 in caso di rottura del supporto
💡 Il segnale precedente è stato redditizio. Seguimi per strategie di trading coerenti.
EUR/USD sotto pressione: la guerra entra nei mercatiLa coppia EUR/USD ha esteso la correzione fino all’area 1,1440, segnando i livelli più bassi degli ultimi mesi, mentre il dollaro ha recuperato forza su base ampia. Il movimento non va letto soltanto come “forza del biglietto verde”, ma come combinazione di tre fattori: domanda di beni rifugio, rialzo del premio energetico globale e riprezzamento del sentiero dei tassi a favore degli Stati Uniti. Dall’inizio della guerra tra USA-Israele e Iran, il 28 febbraio, il mercato ha ricominciato a comprare dollari come valuta di liquidità e protezione in una fase di shock geopolitico ad alta intensità.
Il vero acceleratore macro è il canale petrolio. Il Brent ha chiuso sopra i 103 dollari e il WTI vicino ai 96 dollari, dopo aver toccato in settimana punte molto più alte, mentre il rischio sullo Stretto di Hormuz continua a comprimere l’offerta effettiva e a gonfiare il premio di rischio su energia, trasporti e assicurazioni marittime. Rispetto al testo originario, però, è più corretto parlare di traffico gravemente compromesso e non di blocco lineare e totale: Teheran ha minacciato di mantenere lo Stretto chiuso, ma alcune navi di paesi non ostili sono comunque transitate. Per l’Eurozona, grande importatrice netta di energia, questo resta un terms-of-trade shock più pesante che per gli Stati Uniti, che oggi hanno una maggiore autosufficienza energetica relativa.
Da qui nasce la pressione sull’euro. Se il petrolio resta alto, l’Europa importa più inflazione e vede peggiorare il proprio saldo energetico proprio mentre la crescita resta fragile. Gli Stati Uniti, invece, pur non essendo immuni allo shock, beneficiano di un dollaro rifugio, di un mercato dei Treasury che resta il più profondo al mondo e di una struttura energetica meno vulnerabile. In termini di mercato valutario, questo significa che il cross si muove meno sulla narrativa “Europa debole vs America forte” e molto di più sulla narrativa “liquidità USD + shock energetico = euro sotto pressione”.
Sul fronte delle banche centrali, il quadro va aggiornato con precisione. La Fed arriva alla riunione del 17-18 marzo con il tasso sui Fed funds al 3,50%-3,75%, mentre la BCE si presenta al meeting del 18-19 marzo con il tasso sui depositi al 2,00%. Il mercato ha rinviato più avanti il primo taglio pienamente prezzato della Fed, almeno verso settembre, mentre per la BCE il consenso prevalente tra gli economisti resta quello di tassi fermi nel 2026, anche se i derivati hanno temporaneamente incorporato il rischio di rialzi nel caso in cui lo shock petrolifero si trasformi in inflazione persistente. Quindi il punto tecnico non è che “tutte le banche centrali dovranno alzare i tassi”, ma che il mercato sta riducendo lo spazio per i tagli e sta riaprendo il vantaggio relativo del dollaro sul piano dei rendimenti.
Anche i dati macro giustificano cautela. Negli Stati Uniti, il PCE di gennaio è sceso al 2,8%, ma il core PCE è salito al 3,1%, segnale che l’inflazione di fondo resta troppo elevata per consentire alla Fed di ignorare eventuali effetti di secondo impatto del caro-energia. Nell’Eurozona, invece, il flash HICP di febbraio è al 1,9%, in rialzo da 1,7% di gennaio ma ancora sotto il 2%; quindi il dato corretto non è 2,4% come nel testo originario. Intanto la crescita dell’area euro nel quarto trimestre 2025 è stata rivista a +0,2% trimestrale, e la produzione industriale di gennaio ha mostrato nuova debolezza. In sintesi: l’Europa rischia più degli USA una combinazione di inflazione importata + crescita anemica, cioè il mix più sfavorevole per l’euro.
Va aggiunto un ultimo punto: anche l’economia americana non sta correndo senza attriti. Il PIL USA del quarto trimestre 2025 è stato rivisto al +0,7% annualizzato, ben sotto la stima iniziale. Tuttavia, nella prima fase di uno shock geopolitico, il mercato non premia necessariamente l’economia con i dati migliori: premia la valuta più liquida, la più facilmente finanziabile e quella percepita come porto sicuro. Per questo l’EUR/USD può restare debole anche con un quadro macro statunitense non brillante.
Implicazioni sulla street economy
Questa non è solo una storia da desk istituzionale. Nella street economy significa carburante più caro, costi logistici più alti, margini compressi per chi consegna, produce, importa o vende beni a bassa rotazione. Significa pressione su bar, negozi, artigiani, autotrasporto, e-commerce, ristorazione, piccoli importatori: ogni centesimo di euro debole e ogni dollaro in più sul greggio entra nei prezzi finali o erode la marginalità.
Ma c’è anche una lettura motivazionale, concreta, da economia vera: nelle fasi di stress non resiste chi fa la previsione più rumorosa, resiste chi protegge la cassa, gira più veloce il magazzino, rinegozia i tempi di pagamento, taglia gli sprechi e difende il proprio pricing power su ciò che il cliente considera indispensabile. La strada soffre per prima, ma spesso è anche la prima ad adattarsi. Chi resta lucido, leggero e disciplinato può trasformare una fase di volatilità in un vantaggio competitivo.
In questo quadro, il bias di breve resta negativo per EUR/USD finché il mercato continuerà a prezzare petrolio elevato, Fed prudente e BCE costretta sulla difensiva. Un recupero strutturale dell’euro richiederebbe una combinazione diversa: de-escalation credibile in Medio Oriente, rientro del premio energetico e ritorno a una narrativa di tagli Fed più visibili rispetto alla BCE.
ANALISI TECNICA SUL CROSS VALUTARIO
Daily chart
Sul timeframe giornaliero, l’EUR/USD presenta una configurazione tecnica marcatamente ribassista. Il cambio quota al di sotto della EMA a 21 giorni, posta a 1,16647, dopo che quest’ultima ha effettuato un incrocio ribassista con la SMA a 51 giorni a 1,17135. La struttura di debolezza coinvolge anche la SMA a 100 giorni a 1,16966 e sta iniziando a estendersi verso la SMA a 200 giorni in area 1,16734, pur mantenendo quest’ultima ancora una pendenza positiva di fondo.
La violazione al ribasso della precedente fase di consolidamento risulta confermata dalla dinamica del Momentum, che mostra una marcata inclinazione negativa al di sotto della propria linea mediana, segnalando la persistenza della pressione venditrice. Parallelamente, il Relative Strength Index (RSI) si mantiene in flessione in area 26, in prossimità della soglia di ipervenduto ma senza evidenze tecniche di stabilizzazione o divergenze rialziste tali da anticipare un minimo significativo.
Anche il quadro Ichimoku conferma un’impostazione negativa nel breve termine. Nella più recente sessione, la price action si è ulteriormente allontanata dalla Tenkan-sen, mantenendosi nettamente al di sotto della Kumo. La nuvola sta progressivamente assumendo una configurazione pienamente ribassista, con Senkou Span A e Senkou Span B entrambe orientate verso il basso. A ulteriore conferma, la Chikou Span ha oltrepassato al ribasso sia la price action sia la Kumo, lasciando attualmente uno spazio tecnico privo di resistenze dinamiche immediate.
Weekly chart
Sul timeframe settimanale, l’EUR/USD registra la seconda settimana consecutiva di flessione, consolidando un’impostazione chiaramente ribassista di breve-medio periodo. Il cross è sceso al di sotto della media mobile a 21 settimane, situata a 1,16796, trasformando tale area in una prima resistenza dinamica. Nonostante ciò, il prezzo resta ancora ampiamente al di sopra delle medie mobili a 100 e 200 settimane, entrambe in crescita, elemento che suggerisce come il trend primario rimanga costruttivo, sebbene con un evidente indebolimento della spinta rialzista.
Dal punto di vista degli oscillatori, il Momentum settimanale è scivolato in territorio negativo, mentre l’RSI è arretrato verso quota 40, indicando un progressivo trasferimento del controllo del mercato in favore dei venditori.
L’analisi dei ritracciamenti di Fibonacci, calcolati dai minimi di gennaio 2025 ai massimi del 26 gennaio 2026, evidenzia come il prezzo non abbia ancora raggiunto il livello di ritracciamento 0,382. Tuttavia, il quadro tecnico è peggiorato sensibilmente sul fronte Ichimoku: nell’ultima sessione settimanale il cambio ha violato la Kumo al ribasso, contestualmente a un crossing ribassista della Senkou Span A, mentre la Chikou Span ha rotto la linea dei prezzi e si sta avvicinando a un potenziale incrocio con la Kijun-sen, rafforzando il segnale di deterioramento strutturale.
COT Report EUR FX e DXY – Lettura del 10 marzo 2026
I non-commercial riducono l’esposizione rialzista sull’euro, ma il dollaro non mostra ancora un vero riposizionamento strutturale
Punti chiave
Il COT del 10 marzo 2026 segnala un chiaro ridimensionamento del posizionamento speculativo long su EUR FX, pur in presenza di una struttura che resta ancora positiva in termini netti. La correzione coinvolge soprattutto la componente non-commercial, ossia il segmento più rappresentativo del sentiment speculativo.
Sul DXY, al contrario, non emerge ancora un segnale speculare di rafforzamento del dollaro. I non-commercial restano infatti net short, elemento che suggerisce come il mercato non abbia ancora avviato una ricostruzione convinta di posizioni rialziste sul biglietto verde.
Nel complesso, la lettura congiunta dei due contratti appare più coerente con una fase di de-risking sull’euro che con l’avvio di un nuovo trend strutturalmente favorevole al dollaro.
EUR FX
Posizionamento non-commercial al 10 marzo 2026
Long: 265.686
Short: 160.542
Spreading: 59.178
Net position: +105.144
Open Interest: 969.374
Rispetto alla rilevazione precedente, il saldo netto dei non-commercial si riduce da circa +136.498 a +105.144, con una contrazione pari a 31.354 contratti.
La dinamica settimanale evidenzia:
forte riduzione dei long lordi;
lieve incremento degli short;
aumento delle posizioni in spreading.
Il quadro segnala una perdita di intensità del posizionamento rialzista sull’euro. La struttura resta ancora net long, ma il movimento delle ultime letture evidenzia un alleggerimento dell’esposizione speculativa e una minore convinzione direzionale. Non si osserva ancora una vera inversione ribassista, ma il momentum del trade long EUR appare in indebolimento.
DXY / US Dollar Index
Posizionamento non-commercial al 10 marzo 2026
Long: 16.384
Short: 22.266
Spreading: 3.005
Net position: -5.882
Open Interest: 32.012
La settimana precedente il saldo netto risultava intorno a -4.989. La nuova lettura mostra quindi un peggioramento di circa 893 contratti, mantenendo i non-commercial in territorio net short.
Il dato conferma che il mercato speculativo non ha ancora assunto una view costruttiva sul dollaro. Pur in presenza di movimenti interni alle posizioni, manca una vera ricopertura degli short tale da validare una rotazione strutturale pro-USD. Il segnale che proviene dal DXY resta quindi ancora debole sotto il profilo del sentiment.
Lettura incrociata EUR FX / DXY
L’analisi congiunta dei due contratti fornisce il messaggio più rilevante della settimana. Il posizionamento sull’euro si sta alleggerendo in modo visibile, ma questo indebolimento non si traduce ancora in un contestuale rafforzamento del dollaro.
In un autentico cambio di regime favorevole al biglietto verde, ci si attenderebbe:
una riduzione marcata del net long EUR;
una chiara ricopertura del net short DXY.
Nel report del 10 marzo compare con evidenza soltanto il primo elemento. Il secondo resta assente. Ne deriva che il mercato sta principalmente riducendo l’esposizione sull’euro, senza aver ancora costruito una narrativa speculativa pienamente rialzista sul dollaro.
Conclusione operativa
Il COT del 10 marzo 2026 deve essere interpretato come un segnale di raffreddamento del long EUR, più che come l’inizio di una fase strutturalmente rialzista per il dollaro.
Implicazioni principali
l’euro conserva ancora una struttura speculativa positiva, ma meno solida rispetto alle settimane precedenti;
il dollaro non mostra ancora un riposizionamento coerente e convincente da parte dei non-commercial;
il mercato si trova quindi in una fase di transizione, in cui prevale la riduzione del rischio sull’euro.
Bias di breve periodo
Il segnale è moderatamente negativo per EUR, ma solo debolmente costruttivo per USD.
Per validare un vero cambio di trend, sarà necessario osservare nelle prossime letture:
ulteriore compressione del net long su EUR FX;
contestuale e più marcata riduzione del net short sul DXY.
Fino a quel momento, la lettura più corretta resta quella di de-risking tattico, non di inversione strutturale.
NATURAL GAS: Vicini alla ripartenza longil NATURAL GAS dopo un primo rimbalzo su zona di supporto/domanda rettangolo verde ha recentemente avviato una fase di ritracciamento piuttosto significativa al punto di essere ormai quasi pronto per la ripartenza al rialzo dopo aver ritestato la trend line dinamica di supporto.
La stagionalità è favorevole per una ripresa del rialzo
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Quanto sopra esposto non è un consiglio finanziario ma la nostra view basata sulla strategia PCTS.
Buon trading!
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ed eccoci qua alla base dal range quasi.
che bell asset gold vero? fantastico.
per oggi la situazione sicuramente è ancora peggio di ieri,perche mi direte? ovvio è venerdi no? non è un tipico giorno rialzista statisticamente per gold?
ma noi abbiamo tutta la struttura shiftata a ribasso piu la macro a favore con paura inflazione e petrolio che spinge..
oggi abbiamo anche il pil e non dimenticatevi che domani è sabato e cosa succede di sabato?
si bombarda qualcosa no?
bene attenzione.
-quindi? che si fa? bella domanda.
io seguo price action.
se va bene tutti felici e se va male si riparte lunedi con una nuova settimana. molto semplice.
🔑ma come mai gold è crollato cosi? 🔑
prezzi dell’energia in aumento → paura di inflazione → rendimenti in aumento → oro colpito.
ieri vi ho avvisato che sarebbe potuto accadere, dobbiamo sempre prepararci al peggio.
I mercati restano dominati dal conflitto tra USA e Iran e dal possibile impatto sull’offerta globale di petrolio.
Due petroliere sono state colpite al largo della costa dell’Iraq nelle prime ore di giovedì, prendendo fuoco. Un membro dell’equipaggio è morto.
Le navi, noleggiate dalla società di trading con sede a Londra Vitol, portano a cinque il numero totale di imbarcazioni colpite nelle ultime 36 ore. L’Iran sta prendendo sempre più di mira le petroliere nel Golfo.
attenzione su un possibile intervento immediato o su azioni da parte di Regno Unito o Stati Uniti per limitare i danni.
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Dopo una giornata faticosa, Gold ha raggiunto la zona di interesse per cercare posizionamenti long.
Al momento siamo di nuovo allineati long su tutti i timeframe fino al daily.
L’idea resta la stessa: continuare a cercare long, ma da livelli il più bassi possibile per chi non fosse gia dentro dalla zona segnata ieri.
Sempre con attenzione alle zone di liquidità, open daily e alle solite dinamiche che vi spiego da anni.
So che la situazione legata a petrolio e inflazione potrebbe interferire con il movimento long su Gold, ma per ora non anticipo nulla.
Non sono un indovino, reagisco al mercato.
Se dovesse arrivare un bel sell-off nelle zone basse del range H1 che ho segnato, allora ne riparleremo e rivaluteremo il contesto.
Intanto oggi alle 13:30 ci sono i sussidi di disoccupazione USA.
Quindi:
si aspetta con pazienza, e poi con calma e sangue freddo si valuta la situazione.
🔑vi lascio con alcuni update news su petrolio e trump:
🔑La recente volatilità dell’oro non è stata causata principalmente dal dato CPI, ma da un rapido cambiamento del sentiment sul rischio geopolitico legato all’escalation in Medio Oriente.
Il prezzo del petrolio è salito rapidamente e le aspettative di inflazione sono aumentate. Questo ha fatto salire i rendimenti dei Treasury e rafforzare il dollaro, mettendo pressione sull’oro nonostante il suo ruolo di bene rifugio.
In altre parole, in questo momento i mercati stanno prezzando le implicazioni inflazionistiche della guerra, più che la guerra stessa.
Escalation in Medio Oriente che spinge il petrolio
Il principale catalizzatore macro è stata l’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha fatto salire bruscamente il prezzo del petrolio.
Questo crea una dinamica molto chiara:
Guerra → Petrolio in aumento → Aspettative di inflazione più alte → Rendimenti obbligazionari più alti
E quando i rendimenti salgono, normalmente l’oro tende a soffrire.
I mercati in questo momento reagiscono alle notizie. È molto probabile che il presidente Donald Trump faccia una conferenza stampa d’emergenza o risponda militarmente contro Iran per le mine navali e le navi colpite.
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🔥sono tornato🔥
Dopo alcuni problemi logistici su TradingView sono tornato.
Riprendiamo con le analisi giornaliere sul gold.
Al momento abbiamo un’ottima chiusura Daily di rifiuto, con H4 abbastanza decisa e buon momentum sul timeframe H4.
Per questo vorrei cercare posizionamenti long.
Allo stesso tempo sto monitorando petrolio e inflazione.
Se dovessero tornare a salire, potremmo rivedere l’oro scendere.
Se invece vediamo:
✔il dollaro perdere forza
✔il petrolio tornare su livelli più normali
⚠️allora il gold potrebbe riprendere la salita.
📊Il motivo è semplice:
-oro più economico a livello globale
-calo dei rendimenti
-ritorno della domanda di copertura dal rischio
Per il momento però attenzione.
🔴Offerta dell’Iran sullo Stretto di Hormuz🔴
L’IRGC (Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche) dell’Iran ha appena fatto un annuncio importante riguardo allo Stretto di Hormuz, uno dei punti di passaggio energetici più importanti al mondo.
Hanno dichiarato che qualsiasi paese arabo o europeo che espellerà gli ambasciatori di Stati Uniti e Israele riceverà piena libertà di transito nello stretto.
In altre parole:
Se un paese rompe i rapporti diplomatici con Stati Uniti e Israele →
le sue petroliere potranno attraversare lo Stretto di Hormuz in sicurezza.
Questa è una proposta molto insolita perché attraverso questo stretto passa circa il 20% delle spedizioni mondiali di petrolio, quindi qualsiasi interruzione può scuotere i mercati globali.
Di fatto l’Iran sta trasformando un passaggio marittimo strategico in uno strumento di pressione diplomatica.
Al momento:
• Nessun paese ha accettato pubblicamente l’offerta
• I rischi per spedizioni e assicurazioni nell’area restano molto alti
• La regione è ancora nel mezzo di un conflitto in escalation
Per i mercati questo è importante perché qualsiasi problema nello Stretto di Hormuz impatta subito petrolio, aspettative sull’inflazione e sentiment di rischio globale.
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Il segnale speculativo sul petrolio: Backwardation estremaIeri giornata volatile per il petrolio, ma non la più schizofrenica della sua storia. Nell'aprile 2020 fu la prima commodity della storia a passare in negativo, toccando i -39$.
Nella mattinata di ieri c'è stato molto panico per il suo rally rialzista fino a 120$, ma si trattava di pura speculazione e lo si poteva osservare confrontando le scadenze con i futures successivi. Possiamo dire che ieri il petrolio ha mostrato un caso estremo di backwardation.
Il contratto front-month ha toccato un massimo a 119,48$, mentre il futures di giugno si è fermato a 104,34$. Uno spread intraday di circa 15$ tra le due scadenze è un dato anomalo che evidenzia una forte componente speculativa sul contratto in scadenza ravvicinata.
In condizioni normali, la backwardation riflette una domanda immediata superiore all'offerta disponibile. Ma quando il differenziale diventa così ampio, il messaggio del mercato è chiaro: sul front-month si è concentrata un'attività speculativa aggressiva.
Il contratto di giugno, pur registrando un rialzo importante, racconta una storia differente, con un movimento meno esasperato e un mercato che non sconta prezzi del petrolio così alti nei prossimi mesi.
Breakout Storico e Scenario Iran📈 Analisi WTI: Breakout Storico e Scenario Iran
Il grafico dell'Oil (USOIL) mostra un momento di svolta epocale. Dopo anni di compressione, la struttura tecnica e la tensione geopolitica si sono allineate per un movimento direzionale di grande portata. 🚀
1. Analisi Tecnica: La Fine del Dominio Bearish 📉➡️📈
Il prezzo ha finalmente rotto al rialzo un imponente Falling Wedge (cuneo discendente) che durava dal 2022.
Il Breakout: La violazione di area $71,018 con un momentum del +5.41% non è un semplice rimbalzo, ma un’inversione strutturale.
Supporti e Target: Il "floor" a $54.967 si è dimostrato invalicabile. Ora la strada è spianata verso i target intermedi: $80,694 (1° TP), $86,985 (2° TP) e $93,808 (3° TP). Questi livelli coincidono con i nodi di volume del 2023/24.
Target Estremi (TP EX): Le aree $122,277 e $124,836 rappresentano la proiezione massima della figura. Tecnicamente possibili solo in caso di shock sistemico dell'offerta.
2. Il Catalizzatore: Il Fattore Iran e lo Stretto di Hormuz 🇮🇷🔥
L'analisi tecnica trova nel rischio geopolitico il carburante per correre.
Premio al Rischio: Il mercato sta integrando un "war premium". Se l'escalation tra Iran e Israele dovesse colpire asset strategici, il raggiungimento del 3° TP ($93,808) diventerebbe una formalità tecnica. 🛡️
Il Tail Risk (Stretto di Hormuz): Il transito del 20% del petrolio mondiale è a rischio. Un blocco o un attacco all'isola di Kharg trasformerebbe i TP EX ($122-$124) da "proiezioni ottimistiche" a realtà brutale, simile allo shock energetico post-invasione Ucraina. 🚢🛑
Focus: In questa fase, i dati sulle scorte EIA e la macroeconomia passano in secondo piano: comanda la geopolitica.
3. Trading Plan: Gestione Operativa 📊
Entry: Confermata
Stop Loss: Sotto area $64.000 (per invalidare il fakeout).
Risk/Reward: Eccellente verso il 3° TP (circa 1:3.2).
Probabilità: Il 1° TP a $80.694 ha una probabilità statistica stimata superiore al 65% entro il prossimo trimestre, rappresentando il "fair value" in un clima di tensione persistente. 🎯
🔥 Conclusione e Sentiment
Siamo di fronte a un grafico che "vuole" salire, spinto da una molla tecnica pronta a scattare da anni e da un contesto internazionale esplosivo. La prudenza è d'obbligo, ma il trend ha invertito.
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Perché il Medio Oriente può riaprire la crisi globale dei prezziMATBAROFEX:WTI1!
Shock energetico e rischio inflazionistico: perché il Medio Oriente può riaprire la crisi globale dei prezzi
L’escalation nel Golfo Persico riaccende il premio geopolitico sul petrolio, complica il percorso delle banche centrali e riporta l’Europa al centro della vulnerabilità energetica globale
L’intensificazione del conflitto in Medio Oriente sta rapidamente assumendo i contorni di un rischio macroeconomico sistemico. Il punto non è soltanto militare o geopolitico: il deterioramento della sicurezza nell’area del Golfo Persico sta riattivando il principale canale di trasmissione delle crisi internazionali all’economia reale, vale a dire l’energia. La brusca risalita del prezzo del petrolio, osservata nelle prime sedute di marzo, riporta al centro del dibattito il rischio di una nuova pressione inflazionistica proprio nel momento in cui le principali banche centrali ritenevano di aver superato la fase più critica dello shock dei prezzi seguito alla crisi energetica del 2022.
In termini macroeconomici, il problema è chiaro: uno shock petrolifero agisce come un’imposta esterna sulle economie importatrici. Aumenta i costi di produzione, comprime i margini aziendali, riduce il reddito disponibile delle famiglie e si trasferisce ai prezzi finali attraverso il costo dei trasporti, della logistica, della manifattura e, indirettamente, dell’intera struttura dei beni e dei servizi. Quando tale dinamica si manifesta in una fase già caratterizzata da crescita debole e consumi moderati, il rischio non è soltanto un ritorno dell’inflazione, ma una combinazione più insidiosa di rallentamento economico e rigidità dei prezzi.
Il precedente europeo: la crisi Russia-Ucraina come matrice del rischio attuale
Per comprendere la portata del rischio odierno è necessario richiamare quanto avvenuto in Europa a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Il conflitto ha mostrato in modo inequivocabile come la dipendenza energetica possa trasformarsi in una vulnerabilità strategica. L’uso delle forniture di gas come leva geopolitica ha provocato una grave dislocazione del mercato energetico europeo, determinando una forte impennata dei prezzi del gas naturale, dell’elettricità e, per effetto di trascinamento, dell’inflazione complessiva.
L’Unione europea ha reagito con una serie di misure strutturali: diversificazione geografica degli approvvigionamenti, incremento delle importazioni di GNL, ampliamento delle capacità di rigassificazione, riduzione progressiva del peso delle forniture russe e rafforzamento delle politiche di stoccaggio. Questa risposta ha migliorato in misura significativa la resilienza del sistema europeo. Tuttavia, la resilienza non coincide con l’invulnerabilità. L’Europa resta infatti un’area fortemente esposta agli shock energetici globali, sia per la sua posizione di importatore netto sia per la sensibilità del suo apparato industriale ai prezzi dell’energia.
Il punto essenziale è che la crisi in Medio Oriente non replica in modo identico quella russo-ucraina, ma ne riproduce la logica macroeconomica: un evento geopolitico localizzato innesca un repricing immediato dell’energia, altera le aspettative di inflazione e riapre interrogativi sulla sostenibilità del ciclo economico.
Perché il Medio Oriente conta per tutti, non soltanto per l’area MENA
L’idea che un conflitto regionale possa produrre effetti globali dipende dal ruolo del Golfo Persico all’interno dell’architettura energetica mondiale. Il transito di petrolio e GNL attraverso i nodi logistici dell’area rappresenta una componente essenziale dell’equilibrio tra domanda e offerta. Quando il mercato percepisce che tali flussi possano essere interrotti, rallentati o resi più costosi, il prezzo del greggio incorpora immediatamente un premio per il rischio geopolitico.
Questo premio non riflette necessariamente una carenza fisica già in atto; spesso anticipa la possibilità di una carenza futura. È proprio questa componente anticipatoria a renderlo particolarmente destabilizzante per i policymaker. Le banche centrali, infatti, possono contrastare uno shock di domanda attraverso la politica monetaria, ma dispongono di strumenti assai più limitati di fronte a uno shock da offerta. Se il petrolio sale per effetto della geopolitica, l’inasprimento monetario non aumenta l’offerta di energia; al contrario, rischia di comprimere ulteriormente la domanda interna aggravando il rallentamento dell’attività economica.
Di conseguenza, l’escalation mediorientale si traduce in un problema globale per almeno tre ragioni. La prima è inflazionistica: i prezzi energetici tornano a spingere verso l’alto l’indice generale dei prezzi. La seconda è reale: il potere d’acquisto delle famiglie si riduce e la domanda interna si indebolisce. La terza è finanziaria: i mercati ricominciano a prezzare tassi più alti più a lungo, o comunque una traiettoria di allentamento monetario meno lineare di quanto precedentemente scontato.
Il nodo europeo: più preparata di prima, ma ancora esposta
Tra le grandi aree economiche avanzate, l’Europa appare una delle più sensibili a un nuovo shock energetico. Ciò dipende da una serie di fattori strutturali. In primo luogo, il sistema industriale europeo resta relativamente energy-intensive in diversi segmenti produttivi. In secondo luogo, il clima stagionale rende la domanda di energia più rigida nel semestre freddo. In terzo luogo, l’esperienza recente ha già mostrato quanto rapidamente un aumento dei costi di approvvigionamento possa trasmettersi all’intera struttura produttiva.
Sebbene i livelli di stoccaggio e la diversificazione delle fonti abbiano migliorato la posizione dell’UE rispetto al 2022, permangono tre profili di criticità. Il primo riguarda il rischio di prezzo: anche in assenza di scarsità fisica immediata, un petrolio più caro deteriora le ragioni di scambio dell’area e accresce la bolletta energetica. Il secondo riguarda il rischio di correlazione tra mercati energetici: tensioni sul petrolio possono estendersi ai derivati raffinati, ai costi di trasporto marittimo e, in condizioni particolari, anche alle catene globali del gas. Il terzo riguarda il rischio politico: qualunque ulteriore restrizione dell’offerta russa residua, contestuale a una crisi nel Golfo, amplificherebbe l’instabilità del sistema europeo.
In altri termini, l’Europa è oggi più preparata rispetto al passato, ma non abbastanza da considerarsi al riparo da un nuovo shock energetico globale.
Inflazione, banche centrali e fine del sollievo monetario
La riaccelerazione dei prezzi dell’energia interviene in una fase particolarmente delicata del ciclo monetario. Dopo aver contrastato l’inflazione con il più intenso rialzo dei tassi degli ultimi decenni, molte banche centrali erano entrate nella fase finale della normalizzazione, con margini crescenti per una postura meno restrittiva. Tuttavia, un nuovo shock petrolifero può interrompere o rallentare tale transizione.
Dal punto di vista tecnico, il petrolio influisce sull’inflazione in due modi. Il primo è diretto: energia e carburanti entrano immediatamente negli indici dei prezzi al consumo. Il secondo è indiretto: l’aumento dei costi energetici si riflette lungo la catena del valore, incidendo su produzione, distribuzione e aspettative di prezzo. Se il rialzo del greggio si consolidasse su livelli elevati, l’effetto potrebbe essere quello di stabilizzare l’inflazione su un sentiero superiore a quello coerente con i target delle autorità monetarie.
Per le banche centrali si riaprirebbe così il dilemma classico degli shock da offerta: tollerare temporaneamente un’inflazione più elevata per evitare di aggravare il rallentamento economico, oppure mantenere una linea restrittiva più a lungo per impedire che lo shock energetico si trasferisca alle aspettative di medio termine. Nessuna delle due opzioni è neutrale. La prima rischia di compromettere la credibilità anti-inflazionistica; la seconda di comprimere ulteriormente investimenti, credito e consumi.
Implicazioni macroeconomiche: crescita debole, redditi reali sotto pressione, investimenti frenati
Se la tensione sul petrolio dovesse protrarsi, l’impatto macroeconomico più probabile sarebbe una moderata ma diffusa revisione al ribasso delle prospettive di crescita, soprattutto nelle economie importatrici di energia. Il deterioramento non si manifesterebbe necessariamente con la stessa intensità ovunque, ma seguirebbe una logica abbastanza lineare.
Le famiglie subirebbero un peggioramento del reddito reale attraverso bollette, carburanti e beni a maggiore contenuto energetico. Le imprese vedrebbero comprimersi i margini, in particolare nei comparti manifatturieri, logistici e nei settori a minore capacità di trasferire i costi a valle. I governi, infine, si troverebbero potenzialmente di fronte alla scelta tra lasciare che il rincaro si scarichi integralmente sull’economia reale oppure reintrodurre forme di mitigazione fiscale, con inevitabili implicazioni sui conti pubblici.
In questo quadro, gli Stati Uniti potrebbero mostrare una tenuta relativa superiore per ragioni di struttura energetica e profondità del mercato interno, mentre l’Europa resterebbe più vulnerabile. Al di fuori dell’area statunitense, un petrolio persistentemente elevato tende infatti ad agire come un freno più marcato alla crescita.
Analisi tecnica del WTI
Dal punto di vista dell’analisi tecnica, il grafico del WTI evidenzia una struttura di breakout impulsivo, tipica delle fasi in cui il prezzo smette di muoversi per fattori prevalentemente fondamentali ordinari e inizia a scontare un rischio geopolitico eccezionale. Il movimento osservato nelle prime sedute di marzo si configura come un’accelerazione direzionale accompagnata da espansione della volatilità e da un rapido riassorbimento delle precedenti aree di resistenza.
1. Struttura del movimento
Il primo segnale tecnico rilevante è rappresentato dalla rottura di una fascia di resistenza intermedia che aveva precedentemente contenuto l’upside del prezzo. Una volta superata tale area, il mercato ha attivato una dinamica di acquisti forzati, alimentata da tre componenti:
ingresso di flussi momentum;
ricopertura di posizioni corte;
incremento del premio geopolitico implicito nelle curve dei future.
Questa configurazione suggerisce che il rally non sia stato soltanto una reazione emotiva intraday, ma un vero e proprio repricing del rischio.
2. Livelli tecnici chiave
Sul piano operativo, l’area compresa tra 79 e 80 dollari al barile rappresenta il primo supporto strategico di breve periodo. Si tratta di una zona che, dopo essere stata violata al rialzo, tende ora a funzionare come livello di conferma del breakout. La tenuta di quest’area indicherebbe che il mercato accetta il nuovo range di prezzo come base di consolidamento.
Al di sopra di tale supporto, la struttura resta costruttiva e mantiene aperta la possibilità di estensioni verso l’area 90-91 dollari, che coincide con il primo target di proiezione del movimento impulsivo recente e con una soglia psicologica rilevante per il mercato.
Al contrario, una discesa stabile sotto 79 dollari costituirebbe il primo segnale di perdita di forza del breakout. In tale scenario, il prezzo potrebbe rientrare verso la zona 76 dollari, che rappresenta un supporto secondario e una precedente area di congestione. La violazione anche di quest’ultimo livello trasformerebbe il quadro da rialzista impulsivo a correttivo, pur senza implicare automaticamente un’inversione strutturale di medio termine.
3. Volatilità e lettura degli oscillatori
Nelle fasi dominate dal rischio geopolitico, gli indicatori tradizionali di ipercomprato devono essere interpretati con cautela. Un RSI elevato o oscillatori estesi non implicano necessariamente un’imminente inversione; più spesso indicano la forza eccezionale del flusso direzionale in atto. In questi contesti, la lettura tecnica più robusta non è tanto quella degli oscillatori quanto quella della price action: capacità di consolidare sopra i supporti appena riconquistati, profondità degli eventuali pullback, velocità del riassorbimento delle prese di profitto.
4. Scenario tecnico prevalente
Lo scenario prevalente resta rialzista nel breve termine, ma con una volatilità straordinariamente elevata. Il WTI si trova in una fase in cui il driver tecnico è subordinato alla variabile geopolitica: il grafico rimane impostato positivamente finché il mercato continua a prezzare un rischio concreto sulla continuità dei flussi energetici nell’area del Golfo. In assenza di de-escalation credibile, ogni correzione tende a essere letta come fase di consolidamento più che come inversione vera e propria.
5. Conclusione tecnica
In sintesi, il grafico del WTI mostra:
trend di breve periodo fortemente rialzista;
breakout confermato sopra l’area 79-80 dollari;
primo obiettivo tecnico in area 90-91 dollari;
supporto secondario in area 76 dollari;
rischio elevato di movimenti ampi e discontinui, guidati più dalle notizie sul conflitto che dai normali fattori ciclici di mercato.
La lettura tecnica, pertanto, è coerente con una fase di tensione ancora aperta: il mercato non sta semplicemente reagendo a un incremento della domanda o a una riduzione marginale dell’offerta, ma sta incorporando la possibilità di una dislocazione energetica di più ampia portata.
Conclusioni
Il ritorno della tensione in Medio Oriente riapre uno scenario che i mercati e le autorità monetarie speravano di essersi lasciati alle spalle: quello di uno shock energetico capace di destabilizzare simultaneamente inflazione, crescita e aspettative finanziarie. L’Europa, pur avendo rafforzato le proprie difese dopo la crisi Russia-Ucraina, resta una delle economie più esposte agli effetti di secondo livello di un petrolio elevato e volatile.
Il vero rischio non è soltanto che l’energia costi di più. Il rischio è che il nuovo shock interrompa il processo di normalizzazione macroeconomica faticosamente costruito negli ultimi due anni, rinviando il pieno rientro dell’inflazione, comprimendo i redditi reali e indebolendo ulteriormente una crescita già fragile. In questo senso, il conflitto mediorientale non è soltanto una crisi geopolitica regionale: è un potenziale catalizzatore di instabilità economica globale.
Petrolio in rialzo: test decisivo della resistenza a 75$Il prezzo del petrolio è in rialzo e le motivazioni sono geopolitiche, purtroppo le conosciamo. A livello tecnico, sul grafico mensile riportiamo una panoramica di lungo periodo a partire dal suo ATH storico a 130,5$ del marzo 2022, seguito da una fase di contrazione. La trendline discendente, tratteggiata in arancione, è stata rotta a febbraio e ora il prezzo è arrivato sulla resistenza vettoriale dei 75$, dove si sta affermando da ieri.
Un breakout di questo livello potrebbe portare a un rialzo verso l’area degli 86–87$.
PETROLIO: IRAN E CINACome potevamo aspettarci, i diversi asset finanziari hanno aperto con dei gap rispetto i prezzi di chiusura di venerdì.
Tra i più interessanti evidenziamo:
- USOIL +12% apertura e +5% attuale.
- Natural gas europeo +22% apertura e +36% attuale.
Attenzione alle pressioni inflazionistiche in entrata derivanti dai prezzi delle materie prime nelle prossime letture flash dei PMI mondiali.
A tal proposito nel pomeriggio sono uscite le letture USA del PMI ISM e i prezzi manifatturieri hanno raggiunti i massimi da luglio 2022.
Le banche centrali non saranno molto contente.
Il dollaro comanda la sessione giornaliera.
Vorrei lasciarvi uno spunto di riflessione:
--Fonte esterna--
" L'ascesa della Cina ha una debolezza silenziosa: la dipendenza energetica.
La Cina importa il 70%+ del petrolio derivante dalle top 3 riserve mondiali di petrolio: Venezuela, arabia saudita e IRAN.
Insieme controllano circa il 45% delle riserve di petrolio al mondo.
Ora colleghiamo i puntini.
Le narrazioni pubbliche sono familiari:
• Rimuovere i dittatori
• Fermare il traffico di droga
• Prevenire le armi nucleari
Tutte preoccupazioni valide.
Ma non spiegano il modello.
Se la vera causa fosse la droga, il Messico sarebbe il bersaglio principale.
Se le armi nucleari fossero la linea rossa, la Corea del Nord cambierebbe regime.
Se l'autoritarismo fosse intollerabile, la lista sarebbe molto più lunga.
Allora perché Iran e Venezuela?
Perché entrambi si trovano su enormi riserve di petrolio
E entrambi sono stati ancora di salvezza energetica per la Cina
Non si tratta di invasione o di proprietà.
Si tratta di influenza:
• Con chi commerciano
• Con chi si allineano
• Chi avrà accesso quando la fornitura si riduce
Non devi controllare il petrolio.
Devi solo plasmare chi non può accedervi"






















