Il Kelly Criterion nel tradingIl Kelly Criterion è una formula matematica sviluppata da John L. Kelly Jr. nel 1956, originariamente concepita per ottimizzare le puntate nelle scommesse e successivamente adattata al mondo degli investimenti e del trading. La sua principale funzione è determinare la porzione ideale del capitale da rischiare in una singola operazione per massimizzare la crescita del capitale nel lungo termine, bilanciando opportunità di guadagno e rischio di perdita.
Nel trading, il Kelly Criterion si basa su due elementi fondamentali: la probabilità di vincita (W) di una singola operazione e il rapporto tra guadagni medie perdite medie (R). La formula originale del capitale da investire o rischiare è K=W − .
L’obiettivo è massimizzare il logaritmo del profitto atteso, evitando di rischiare troppo in una singola operazione e mantenendo un equilibrio che promuova una crescita esponenziale e sostenibile del capitale.
Per applicare il Kelly Criterion nel trading reale, un trader dovrebbe analizzare la propria performance storica, calcolando la percentuale di operazioni vincenti e perdenti e la media dei risultati positivi e negativi. Ad esempio, se un trader vanta un 60% di operazioni vincenti e un rapporto tra guadagni e perdite di 1.5, applicando la formula otterrà una quota di capitale da rischiare intorno al 20% per trade. Tuttavia, tale valore rappresenta un limite teorico. Molti esperti consigliano di “frazionare” tale valore (ad esempio rischiando un quarto o metà del Kelly suggerito) per minimizzare la volatilità e le perdite potenziali nei periodi di drawdown.
Il Kelly Criterion aiuta a evitare errori comuni come il sovra-investimento o l'assunzione di rischi eccessivi sulla base di percezioni emozionali, fornendo una strategia scientifica di money management. Inoltre, consente di adattare dinamicamente la dimensione della posizione alle condizioni di mercato e al proprio sistema, a differenza di metodi statici (ad esempio rischio fisso in percentuale senza considerare la probabilità e il rapporto di vincita).
Tuttavia, ci sono alcune limitazioni pratiche nell’uso del Kelly Criterion nel trading. Prima di tutto, la stima accurata di probabilità e rapporto guadagno/perdita è complessa, perché il mercato è influenzato da fattori variabili e molteplici. Inoltre, il Kelly pieno può portare a oscillazioni di capitale troppo marcate, soprattutto in mercati volatili o in strategie a breve termine. Per questo motivo, la maggior parte dei trader applica una versione “half-Kelly” o “quarter-Kelly”, riducendo la frazione calcolata per ridurre i rischi psicologici e finanziari.
Un uso appropriato del Kelly consente di gestire meglio le sequenze di perdite, preservando il capitale durante periodi difficili e sfruttando le serie vincenti per far crescere esponenzialmente il capitale. In questo senso, il Kelly Criterion diventa uno strumento potente per coniugare matematica e disciplina emotiva, due elementi indispensabili per la riuscita nel trading.
Gestione del rischio
Stop loss nel tradingLo stop loss rappresenta uno degli strumenti più importanti e indispensabili nella gestione del rischio di qualsiasi operazione di trading. Nonostante ciò, molti trader, in particolare quelli alle prime armi, preferiscono chiudere manualmente le posizioni in perdita, ritenendo di poter così controllare meglio il momento esatto per limitare un danno o evitare la perdita, una convinzione che si dimostra spesso errata e pericolosa.
Che cos’è lo stop loss
Lo stop loss è un ordine automatico che viene piazzato a un livello di prezzo predeterminato. Quando il prezzo di un asset raggiunge questo livello, la posizione viene chiusa automaticamente, limitando così la perdita del trader. Questo meccanismo elimina la necessità di intervenire manualmente con tempismo perfetto, consentendo di proteggere il capitale anche quando non si può essere davanti al terminale.
Perché è essenziale impostare lo stop loss
Limitare le perdite e gestire il rischio.
Il vantaggio principale dello stop loss è il controllo rigoroso del rischio. Limitare la perdita massima per ogni trade consente di conservare il capitale e di affrontare il trading con una prospettiva a lungo termine. Senza uno stop loss, si rischia di mantenere una posizione negativa più a lungo, aspettando un’inversione che potrebbe non arrivare mai, aumentando così i danni.
Evitare l’interferenza emotiva
Il trading è spesso soggetto a emozioni intense come paura e avidità. Quando si gestisce manualmente una posizione in perdita, è facile cadere nella trappola di conservare troppo a lungo la posizione sperando in un recupero, oppure di chiuderla troppo presto senza una ragione strategica. Lo stop loss aiuta a mantenere la disciplina, tagliando le perdite al momento giusto senza che l’emotività interferisca.
Automazione e comodità operativa
Con lo stop loss, non è necessario monitorare costantemente il mercato per chiudere la posizione al momento opportuno. Questo è particolarmente utile in mercati volatili o quando non si può essere sempre presenti, migliorando la gestione del tempo e riducendo lo stress.
Nonostante i vantaggi, è importante ricordare che lo stop loss non elimina tutte le perdite, indica semplicemente il punto in cui ammettere un errore e uscire dalla posizione. Talvolta, in mercati molto volatili, uno stop loss può essere attivato da oscillazioni temporanee (rumore di mercato), facendo uscire prematuramente il trader da una posizione potenzialmente redditizia. Per questo, scegliere con cura il livello dello stop è fondamentale Deve proteggere dal rischio e al contempo consentire una sufficiente libertà di oscillazione del prezzo.
Conclusione
Impostare uno stop loss non è solo una buona pratica, ma una vera e propria necessità per chiunque operi nei mercati finanziari. Esso rappresenta la linea di demarcazione tra un trader disciplinato, che riconosce tempestivamente i propri errori e gestisce il rischio, e un operatore emotivo che rischia di compromettere il proprio capitale. Mai aprire una posizione senza uno stop loss ben definito: una regola fondamentale per preservare la continuità operativa e migliorare la performance complessiva nel trading.
La psicologia del rischio nel tradingLa gestione del rischio nelle posizioni di trading è uno dei pilastri fondamentali per chi vuole operare con successo nei mercati finanziari. Una delle domande più importanti per ogni trader è: quale porzione del proprio capitale rischiare in ogni singola operazione? La risposta a questa domanda non è solo teorica, ma ha un impatto diretto sulla performance e sulla sopravvivenza nel lungo termine. Il rischio per operazione si determina calcolando la distanza tra il punto di entrata e lo stop loss, misurata in pips o in unità di prezzo, moltiplicata per la dimensione della posizione. Questo calcolo serve a definire quanti soldi sono esposti in caso di perdita.
Un approccio prudente è quello di rischiare tra l’1% e il 2% del capitale totale per ogni trade. Questa strategia è consigliata soprattutto ai trader alle prime armi o a chi vuole mantenere una sicurezza elevata contro i ribassi. Rischiare poco per operazione significa aspettarsi guadagni più contenuti, ma anche avere un controllo migliore sul capitale, limitando i drawdown e mantenendo stabilità psicologica nei periodi negativi.
Si passa poi a un rischio medio, che varia dal 2% al 5% del capitale per trade. Qui i rendimenti attesi sono più elevati, ma la sicurezza del capitale diminuisce. Questo livello è ideale per trader più esperti, psicologicamente preparati a gestire drawdown più profondi e sequenze di perdite. È fondamentale in questo caso essere disciplinati e non farsi sopraffare dall’emotività, perché colpi di testa specie dopo perdite possono compromettere i risultati complessivi.
Rischiare oltre il 5% per ogni singola operazione è da considerarsi un rischio altissimo. Si parla spesso di trade "5 stelle", ovvero pochi setup di altissima convinzione dove il trader è quasi certo di un esito positivo. I potenziali profitti sono grandi, ma con due sole perdite consecutive si può perdere circa il 10% del capitale, una soglia che può dare un colpo duro alla psicologia e al conto stesso.
Infine, esiste il rischio definito "stupido" quando si supera il 10% per singolo trade. Qui la probabilità di "bruciare" l’intero conto in pochi trade è altissima. Poiché non esistono setup infallibili, questa strategia è estremamente pericolosa e da evitare categoricamente.
Uno dei problemi più comuni tra i trader inesperti è non calcolare la percentuale di rischio realmente presa in ogni operazione, affidandosi a una dimensione fissa delle posizioni indipendentemente dalla salute del conto o dalla volatilità del mercato. Questo errore può portare a esposizioni eccessive e a perdite rapide e difficili da recuperare.
Metodi efficaci per calcolare la dimensione ottimale della posizione includono il modello percentuale che normalizza il rischio per ogni trade in una frazione dell’intero capitale, e formule matematiche come il Kelly Criterion, che tiene conto della probabilità di successo e del rapporto rischio/ricompensa per suggerire la quota ideale da investire. Tuttavia, anche in questi casi, molti trader preferiscono adottare una versione più conservativa per limitare potenziali danni finanziari.
L’importanza della gestione del rischio attraverso un position sizing corretto è confermata da studi che attribuiscono a questa componente oltre il 90% del risultato di lungo termine di un sistema di trading. Il controllo rigoroso del rischio aiuta non solo a preservare il capitale, ma anche a mantenere uno stato mentale equilibrato, elemento chiave per decisioni razionali e costanti nel tempo.
Cos’è la volatilità dei mercatiLa volatilità di mercato è una delle caratteristiche essenziali che spiegano perché alcuni strumenti finanziari si muovono rapidamente e in modo imprevedibile, mentre altri appaiono lenti e poco mossi.
Cos’è la volatilità di mercato
La volatilità è definita come il grado di variazione del prezzo di un asset finanziario in un dato intervallo di tempo. In pratica, misura quanto rapidamente e quanto ampiamente il prezzo di uno strumento può salire o scendere. Un’alta volatilità indica grosse oscillazioni di prezzo in brevi periodi, con ritmi rapidi e movimenti spesso imprevedibili. Al contrario, una bassa volatilità si traduce in movimenti più lenti e regolari, con variazioni contenute. Questo spiega perché alcuni mercati o strumenti sembrano più "veloci" o "dinamici", mentre altri risultano più stabili e "lenti" nel loro andamento.
Cause della volatilità
Le principali cause di volatilità sono eventi economici e geopolitici. Fattori come instabilità politica, conflitti, disastri naturali e pubblicazioni di dati economici influenti possono scatenare reazioni forti e spesso caotiche nei mercati, aumentando così la volatilità. Ad esempio, durante la pandemia di Covid-19, si sono viste variazioni rapide e intense, come nel caso della coppia GBP/USD che ha subito grosse cadute guidate da paura e panico. Al contrario, la mancanza di notizie rilevanti o periodi di relativa stabilità generalmente portano a mercati meno volatili.
Come misurare la volatilità
Il più diffuso tra i trader è l’indicatore ATR (Average True Range), che calcola la media delle variazioni di prezzo su un determinato periodo, mostrando quanto un asset tende a muoversi quotidianamente. Tuttavia, per i principianti, interpretare indicatori complessi può risultare difficile. Un modo semplice per valutare la volatilità è osservare l’azione del prezzo e in particolare le candele sul grafico. Barre di grandezza significativa, ben più ampie della media delle candele usuali, indica forte volatilità. Movimenti repentini e alternati verso l’alto e il basso, testimoniano un mercato altamente volatile, con pressioni di domanda e offerta molto dinamiche.
Opportunità o rischio
Un mercato altamente volatile è una sfida da gestire. Per i trader alle prime armi, la forte variabilità è spesso un segnale di allarme. Movimenti rapidi possono far scattare stop loss prematuramente e richiedono un monitoraggio costante e un’adeguata esperienza nella gestione del rischio. D’altra parte, mercati con scarsa volatilità sono spesso percepiti come "noiosi" e portano guadagni modesti, poiché i prezzi si muovono lentamente e offrono meno spunti per operazioni profittevoli. La soluzione migliore per molti è cercare mercati o strumenti con volatilità media, dove il movimento dei prezzi è sufficiente per creare opportunità ma non così estremo da sfuggire al controllo e alla gestione del rischio.
Conclusioni
Conoscere la propria tolleranza alla volatilità è un passo fondamentale per costruire una strategia di trading efficace e sostenibile. Valutare preventivamente il grado di volatilità di uno strumento aiuta a evitare mercati troppo rischiosi o troppo fermi, adattare la dimensione delle posizioni e scegliere correttamente le tecniche di gestione del rischio.
La relazione tra rischio e stile di tradingLa scelta dello stile di trading influisce profondamente sul livello di rischio che un trader si assume e sulle modalità di gestione delle proprie operazioni. Ogni approccio richiede competenze, strumenti e mentalità differenti, oltre a presentare diversi profili di rischio e potenziali profitti.
Scalping
Lo scalping è uno stile di trading caratterizzato dalla frequente apertura e chiusura di posizioni nell’arco di pochi minuti o ore, lavorando su grafici a breve termine come quelli a 1-5 minuti. Lo scalper cerca di sfruttare piccole oscillazioni di prezzo, accumulando profitti minimi su numerose operazioni quotidiane. Sebbene sia accessibile anche a trader retail, lo scalping richiede una concentrazione estrema, monitoraggio costante dei mercati e una gestione rigorosa del rischio. La volatilità elevata e l’intensità operativa comportano rischi significativi e uno stress mentale notevole.
Day Trading
Il day trading si svolge su un orizzonte temporale più lungo rispetto allo scalping, con operazioni che durano da alcune decine di minuti fino a diverse ore, con chiusura delle posizioni generalmente entro la fine della giornata di trading. Utilizzando grafici orari o superiori, i day trader cercano di sfruttare movimenti intraday più ampi. Questo ritmo, meno frenetico rispetto allo scalping, tende a ridurre i rischi di errori da affaticamento, consente un’analisi più approfondita e una gestione più rilassata delle posizioni. Il rischio è comunque presente, ma più contenuto rispetto allo scalping.
Swing Trading
Lo swing trading si basa su un orizzonte temporale medio, con posizioni detenute da giorni fino a settimane. I trader di questa categoria operano tipicamente su grafici a 4 ore o giornalieri, cercando di cogliere movimenti più ampi del mercato, detti “swing”. La volatilità e il rumore di mercato sui time frame elevati sono generalmente più bassi, riducendo così i falsi segnali e le manipolazioni di breve periodo. Questo stile, grazie all’orizzonte temporale più lungo, è considerato relativamente più sicuro e meno stressante, con un buon equilibrio tra rischio e potenziale rendimento.
Investitiore (Position Trading)
L’investimento a lungo termine, o position trading, riguarda la detenzione di asset per mesi o anni, puntando su trend strutturali e fondamentali economici profondi. Questo stile presenta il rischio più contenuto, anche se espone a rischi macroeconomici di lungo periodo. I guadagni tendono a essere più stabili ma generalmente meno esplosivi rispetto alle tecniche di trading attivo. È l’approccio preferito da chi cerca sicurezza e crescita graduale del capitale.
Considerazioni finali
Il rischio nel trading è intrinsecamente legato al time frame e alla frequenza delle operazioni. Gli stili più rapidi come lo scalping comportano rischi elevati e richiedono alta competenza, disciplina psicologica e risorse tecnologiche. Al contrario, day trading, swing trading e investing offrono livelli di rischio decrescenti ma richiedono altrettanta disciplina e capacità di pianificazione. La scelta dello stile di trading dipende dunque dal profilo di rischio personale, dalla disponibilità di tempo, dall’esperienza e dagli obiettivi finanziari. Un trader consapevole bilancerà sempre rischio e rendimento, scegliendo il metodo più adatto alle proprie caratteristiche e capacità.
Lo spread nel tradingNel mondo del trading, soprattutto per i trader alle prime armi, uno degli aspetti più trascurati è lo spread. Comprendere cosa sia lo spread e come questo possa influenzare la redditività di una singola operazione è fondamentale per migliorare la gestione del rischio e aumentare la probabilità di successo sui mercati finanziari.
Cos’è lo spread
Lo spread rappresenta la differenza tra il prezzo di acquisto (ask) e il prezzo di vendita (bid) di un asset. In ogni mercato finanziario, infatti, esistono due prezzi distinti. Il prezzo ask, che è il prezzo più basso cui un venditore è disposto a cedere un asset, e il prezzo bid, il prezzo più alto a cui un compratore è disposto a comprare. Di norma, ask e bid non coincidono mai: questa differenza si chiama spread.
Ad esempio, se il prezzo bid dell’EUR/USD è 1.0249 e quello ask è 1.0247, lo spread sarà pari a 2 pips, ossia 0,0002 punti. Se un trader apre una posizione long, comprando al prezzo ask, dovrà superare lo spread per iniziare a guadagnare; allo stesso modo, aprendo una posizione short al prezzo bid, parte già con uno svantaggio pari allo spread.
Perché lo spread varia
La dimensione dello spread è fortemente influenzata dalla liquidità del mercato in cui si opera. La liquidità è la capacità del mercato di assorbire grandi volumi di scambio senza che ciò influenzi notevolmente i prezzi. Nei mercati ad alta liquidità, come le coppie maggiori del Forex (ad es. EUR/USD o USD/JPY), vi sono tanti partecipanti e volumi elevati, il che tende a ridurre gli spread. Al contrario, nei mercati meno liquidi, in particolari orari o su asset meno scambiati, trovare una controparte per la transazione risulta più difficile. Di conseguenza, lo spread si allarga, facendo aumentare il costo implicito dell’operazione.
Quando lo spread si allarga
Durante le ore notturne e fuori sessione.
Nei momenti di bassa attività di mercato, specialmente nei fusi orari fuori dalle principali sessioni di trading (come Londra, New York, Tokyo), la liquidità diminuisce e lo spread può ampliarsi significativamente.
In concomitanza di eventi ad alto impatto.
Quando escono notizie economiche rilevanti, come i Non Farm Payroll (NFP) negli Stati Uniti, il mercato può diventare estremamente volatile. In queste situazioni, i broker spesso allargano lo spread per proteggersi dal rischio di movimenti bruschi e repentini, aumentando così il costo per i trader.
In mercati meno liquidi o su asset meno scambiati.
Ad esempio alcune materie prime, criptovalute poco conosciute o cross valutari esotici mostrano normalmente spread più ampi.
L’impatto dello spread sulle operazioni e sulla strategia di trading
Per un trader, la presenza di uno spread implica che il prezzo deve muoversi nella direzione desiderata oltre il valore dello spread affinché un’operazione diventi profittevole. Ignorare questo costo può portare a sottovalutare i livelli di stop loss e take profit, alterando il rapporto rischio/rendimento. Lo spread è in particolar modo determinante per chi fa scalping o day trading, dove il margine di guadagno è spesso molto ridotto e le operazioni numerose. In tali strategie, spread più ampi possono trasformare potenziali profittevoli operazioni in perdite nette.
Conclusioni
Lo spread è un costo implicito nel trading che, se sottovalutato o ignorato, può compromettere la redditività delle operazioni, soprattutto per strategie ad alta frequenza o con margini stretti. La sua variabilità dipende principalmente dalla liquidità del mercato e dalle condizioni specifiche, come orari e eventi di rilievo.
Il debito delle famiglie AmericaneNegli Stati Uniti, il secondo trimestre del 2025 segna un nuovo record storico sul fronte del debito delle famiglie. Secondo i dati della Federal Reserve Bank di New York, a giugno la somma totale dei debiti detenuti dalle famiglie americane ha raggiunto 18.390 miliardi di dollari, un incremento di 185 miliardi rispetto al trimestre precedente e di 592 miliardi rispetto a un anno fa. È un segnale chiaro di quanto gli americani stanno accumulando debiti a ritmi sempre più sostenuti, soprattutto per affrontare le spese della vita quotidiana.
Composizione del debito.
Mutui immobiliari.
Il debito per le case è cresciuto di 131 miliardi nel trimestre, toccando il massimo storico di 12.940 miliardi di dollari. Il mercato immobiliare resta sostenuto nonostante prezzi elevati e costi dei mutui in aumento.
Carte di credito.
Il debito su carte è salito di 27 miliardi e ora si avvicina nuovamente al record di 1.210 miliardi di dollari. In media, ogni americano con debiti su carta di credito ha un saldo superiore a 10.000 dollari. Si segnala inoltre un incremento dei limiti concessi dalle banche, segnale che gli istituti di credito rimangono "generosi" nonostante i rischi.
Prestiti auto.
Anche i finanziamenti per l’acquisto di veicoli sono aumentati (+13 miliardi nel trimestre), raggiungendo anch’essi un record di 1.660 miliardi di dollari. I prezzi elevati delle auto nuove e usate spingono molti consumatori a finanziarsi per periodi sempre più lunghi.
Prestiti degli studenti.
I prestiti per l’istruzione sono saliti di 7 miliardi, toccando i 1.640 miliardi di dollari. Dopo la ripresa dei pagamenti, si osserva una crescita significativa dei casi di morosità e ritardi nei pagamenti.
Cosa significa tutto questo per l’economia
L’ondata di debito ha effetti diretti sulla salute finanziaria delle famiglie. Per molti, il peso delle rate e degli interessi si traduce in minori risparmi e consumi più prudenti. Si segnala una crescita nei tassi di morosità, soprattutto su prestiti studenteschi e automobili. Questo aumento del rischio, unito all’erosione della capacità di spesa da parte delle famiglie, può influenzare negativamente il PIL e il mercato del lavoro nei prossimi trimestri. Settori sensibili al consumo interno (retail, auto, banche) potrebbero registrare maggiore volatilità in caso di peggioramento degli indicatori di credito e consumo. Se il debito dovesse limitare la spesa, la Fed potrebbe rallentare o sospendere rialzi futuri, con ricadute su tassi, dollaro e obbligazioni. Attenzione ai dati sulle insolvenze. Il monitoraggio dei tassi di default (soprattutto su carte di credito e prestiti auto/studenti) può offrire preziosi segnali anticipatori su possibili correzioni di mercato o stress bancari.
Le 10 regole fondamentali del tradingIl trading è una disciplina complessa, dove il successo non dipende solo dalla conoscenza tecnica ma anche dall'atteggiamento mentale e dalla gestione metodica del rischio.
Di seguito 10 regole da seguire rigorosamente per diventare un trader profittevole:
1)Accettare che rischio e perdite fanno parte del gioco.
Nessun trader è infallibile e non esiste una strategia con un tasso di successo del 100%. Le perdite sono inevitabili e mettere in conto di subirle è il primo passo per non farsi sopraffare dall’emotività e mantenere la lucidità necessaria per operare.
2) Utilizzare solo un sistema di trading sufficientemente testato.
Investire con un sistema che è stato testato e che si è dimostrato efficace in passato è fondamentale. Il backtesting offre la possibilità di valutare la validità di una strategia prima di rischiare capitale reale.
3) Concentrarsi sul controllo del rischio, non solo sul potenziale guadagno.
La gestione del rischio è il pilastro fondamentale della sopravvivenza nel trading. Ridurre le perdite, impostare limiti certi e controllare l’esposizione finanziaria è più importante del perseguire guadagni eccessivi e incerti. Il rapporto rischio/rendimento deve sempre essere valutato con attenzione.
4) Mai operare senza uno stop loss.
Lo stop loss costituisce una protezione imprescindibile contro perdite importanti e imprevisti movimenti di mercato. Alcuni trader sostengono di poter controllare le posizioni senza stop loss, ma la maggior parte degli esperti concorda nel considerare questa pratica pericolosa e rischiosa.
5) Avere obiettivi di profitto realistici.
Non basta sapere dove uscire in perdita, è altrettanto cruciale pianificare la chiusura in profitto. I target devono essere basati su livelli tecnici concreti e raggiungibili, evitando l’avidità che può far perdere l’intero rendimento accumulato.
6) Imparare a controllare le emozioni.
Il trading è un’attività che mette costantemente sotto pressione la mente. Paura, avidità, speranza e frustrazione possono sabotare anche la strategia più solida. Essere freddi, distaccati emotivamente e disciplinati è invece una qualità essenziale per chi vuole avere successo e operare con costanza.
7) Attenersi sempre al proprio piano di trading
Il piano di trading è la “mappa” che guida il trader nelle sue decisioni. Non seguirlo porta a scelte impulsive, errori e perdite. La disciplina nel rispettare le proprie regole è la base per costruire un approccio sistematico e ripetibile.
8) Limitare le perdite, lasciare correre i profitti.
Mentre le perdite devono essere contenute e prefissate, i guadagni hanno un potenziale scalabile. Permettere ai profitti di crescere progressivamente, senza chiudere prematuramente le posizioni vincenti, è una strategia che massimizza i risultati finali.
9) Trattare il trading come un vero business.
Il trading non è un gioco o una scommessa, ma un’attività imprenditoriale che richiede una pianificazione accurata, disciplina gestionale e monitoraggio continuo delle performance. Un mindset imprenditoriale aiuta a mantenere l’approccio professionale e a migliorare le decisioni in maniera strutturata.
10) Tenere un diario di trading
Annotare ogni operazione, dagli ingressi alle uscite, dalle motivazioni dell'apertura alle emozioni provate, permette di analizzare errori e successi. La revisione periodica del diario è uno strumento potente per migliorare continuamente la performance e imparare dai propri sbagli.
Queste dieci regole rappresentano una solida base per chi intende operare nei mercati finanziari con consapevolezza e professionalità. Sebbene esistano molte altre tecniche e accorgimenti da apprendere, la loro osservanza aiuta a evitare le trappole più comuni, a controllare il rischio e a sviluppare una strategia coerente e duratura nel tempo. La disciplina e la pazienza, unite a una rigorosa gestione del rischio, sono gli ingredienti imprescindibili per trasformare il trading da attività casuale a vero mestiere.
Perché sovrastimare una singola operazione è un erroreNel percorso di ogni trader uno degli errori psicologici più frequenti riguarda la sovrastima dell’impatto di una singola operazione di trading. Questo atteggiamento, se non riconosciuto e corretto, può minare la disciplina, la fiducia nel proprio sistema e, di conseguenza, la redditività complessiva nel tempo.
La dinamica dell’errore
Durante l’andamento di una posizione aperta, i trader possono spesso sentirsi ansiosi o frustrati nel vedere il prezzo avvicinarsi al proprio stop loss o approcciare il take profit senza però raggiungerlo. Questa tensione emotiva comune spinge molti a prendere decisioni impulsive come allungare arbitrariamente lo stop loss con la speranza che il mercato torni a favore, o chiudere parzialmente o totalmente la posizione troppo presto per “salvare” un guadagno potenziale o limitare una perdita.
Tali azioni, però, spesso peggiorano il risultato finale.
Perché sovrastimare una singola operazione è un errore
Il trading è un’attività che si misura nel lungo periodo e non nei risultati di una singola operazione. Come affermò il celebre investitore Peter Lynch: “In questo lavoro, se sei bravo, hai ragione sei volte su dieci. Non sarai mai nella giusta direzione nove volte su dieci.” Questo concetto sottolinea l’importanza di considerare l’insieme delle operazioni piuttosto che focalizzarsi sull’esito di una singola posizione. Il mercato è influenzato da una moltitudine di fattori imprevedibili, economici, politici, psicologici e tecnici, che rendono impossibile vincere costantemente ogni trade. Questo non significa che si debba accettare l’approccio casuale, ma piuttosto che un trader di successo sviluppa e calibra una strategia che produce risultati complessivamente positivi e consistenti nel tempo.
Effetti della sovrastima del singolo trade
Una percezione eccessiva dell’importanza di una singola perdita può portare a:
Rimodellare arbitrariamente la strategia, facendo modifiche impulsive alle regole consolidate, spesso con esiti peggiori.
Abbandonare il piano di trading, interrompendo la disciplina e l’aderenza al sistema, rischiando la coerenza e la gestione del rischio.
Comportamenti emotivi e irrazionali come overtrading, revenge trading o stop loss non rispettati, che aumentano la volatilità emotiva e finanziaria.
Come imparare a gestire l’impatto delle singole perdite
Adottare una visione a lungo termine. Considerare ogni operazione come un “mattoncino” di un edificio molto più grande. La ricchezza nel trading si costruisce nel tempo, attraverso una serie continua di scelte coerenti.
Tenere un diario di trading dove annotare motivazioni, risultati e stato emotivo di ogni operazione. Ciò aiuta a mantenere la lucidità e a ridimensionare le perdite.
Stabilire aspettative realistiche. Un buon sistema non deve vincere sempre, ma deve avere un rapporto rischio/rendimento favorevole e una percentuale di successo basata su regole testate.
Rispettare sempre il piano di trading. Le deviazioni dal sistema colpiscono la profittabilità più delle singole perdite. La disciplina è la chiave per il successo.
Conclusioni
I trade persi sono inevitabili e fanno parte del “gioco”. Sovrastimare il loro impatto significa compromettere la capacità di mantenere sangue freddo, disciplina e coerenza strategica. Il vero obiettivo di un trader è sviluppare una strategia calibrata per produrre risultati positivi e consistenti sul lungo termine, non evitare ogni singola perdita. Accettare l’inevitabilità delle perdite e focalizzarsi sulla performance aggregata è uno dei maggiori passi avanti verso la maturità e la sostenibilità nel trading.
Cicli di mercato. Come riconoscerli e sfruttarli nel tradingTutti i mercati finanziari attraversano cicli di espansione e contrazione. Comprendere queste fasi è fondamentale per chi fa trading, perché permette di evitare errori comuni e cogliere le migliori opportunità.
Fase di espansione (Uptrend)
Caratterizzato da ottimismo, fiducia, avidità.
I prezzi salgono, l’entusiasmo cresce e sempre più investitori entrano sul mercato, spesso spinti dalla paura di “perdere il treno”. Quando l’euforia prende il sopravvento, si possono creare bolle speculative. In questa fase, molti comprano senza valutare il valore reale degli asset, convinti che i prezzi saliranno all’infinito. Quando tutti parlano di un asset e i media sono pieni di notizie positive, spesso il rischio di inversione aumenta.
Distribuzione
È la fase in cui gli investitori più esperti (smart money) iniziano a vendere gradualmente, mentre gli investitori meno esperti continuano a comprare. A volte questa fase è poco visibile e il mercato passa direttamente al ribasso. Volumi elevati senza nuovi massimi nei prezzi possono essere un segnale di distribuzione.
Contrazione (Downtrend)
Caratterizzato da ansia, negazione, panico.
I prezzi iniziano a scendere. All’inizio molti non vogliono accettare la fine del trend rialzista (“tornerà su!”). Quando i ribassi accelerano, subentrano paura e panico. Molti vendono in perdita vicino ai minimi, in quella che viene chiamata capitolazione.
Non bisogna restare convinti della speranza che il mercato torni subito a salire. Spesso il recupero richiede tempo.
Accumulo
Dopo la capitolazione, la volatilità diminuisce e i prezzi si muovono lateralmente. In questa fase, gli investitori più pazienti e informati iniziano ad accumulare posizioni in vista di una futura ripresa. Volumi in aumento su movimenti laterali, notizie ancora negative ma prezzi che smettono di scendere.
Come sfruttare i cicli di mercato nel trading
1. Imparare a riconoscere le emozioni dominanti. Seguire il sentiment di mercato (ottimismo estremo = rischio alto - pessimismo diffuso = opportunità). Usare indicatori come Fear & Greed Index o l’analisi dei volumi per capire in che fase ci si trova.
2. Non inseguire il mercato. Evitare di comprare in euforia o di vendere nel panico. Pianificare le entrate e le uscite in base a segnali oggettivi, non all’emotività.
3. Diversificare e gestire il rischio. In fase di espansione, prendere profitto gradualmente. In fase di contrazione, considerare strategie di copertura o ridurre progressivamente l’esposizione. Usare sempre stop loss per proteggere il capitale.
4. Essere pazienti nelle fasi laterali. L’accumulo richiede tempo. Studia i fondamentali e attendi segnali di inversione prima di aumentare le posizioni.
Conclusione
I cicli di mercato sono inevitabili e riconoscerli è la chiave per un trading di successo. Non farsi guidare dalle emozioni della massa. Osservare, analizzare ed agire con disciplina. Ricorda che le migliori opportunità spesso nascono nei momenti di maggiore pessimismo, ma solo chi ha un piano chiaro e una gestione del rischio efficace saprà coglierle.
Guida pratica al trading con levaIl trading nei mercati del forex, degli indici o delle materie prime si effettua per la maggior parte attraverso derivati che utilizzano la cosiddetta leva finanziaria.
Cos’è la leva finanziaria
La leva finanziaria permette a un trader di controllare una posizione più grande rispetto al capitale che ha effettivamente sul conto. È come un “moltiplicatore” che il broker mette a disposizione: ad esempio, con una leva x10, x50 o x100, puoi muovere una quantità di denaro dieci, o cinquanto o addirittura cento volte superiore rispetto al tuo deposito iniziale.
Esempio pratico:
Con 1.000 euro e una leva x50, puoi aprire una posizione da 50.000 euro. Se il mercato si muove in tuo favore di una piccola percentuale, il guadagno verrà “amplificato” dalla leva, moltiplicando i profitti. Ma attenzione lo stesso vale per le perdite, che possono superare facilmente il capitale investito inizialmente.
Costi della leva
Il broker chiede una “garanzia” detta margine (solitamente una piccola percentuale della posizione totale) e ti addebita una commissione o un interesse giornaliero per ogni giorno in cui tieni la posizione aperta. Questi costi possono incidere sui profitti, quindi è fondamentale tenerne conto quando decidi quanto tempo lasciare attiva una posizione.
Vantaggi e rischi
Capitale ridotto. La leva permette anche a chi ha poco capitale di accedere a posizioni di maggior valore.
Profitti amplificati. Un piccolo movimento di prezzo può generare profitti ragguardevoli, grazie alla leva.
Perdite amplificate. Anche le perdite vengono moltiplicate. Un movimento contrario può azzerare il capitale investito molto rapidamente.
Margin call. Se le perdite superano il margine depositato, il broker può chiudere automaticamente la posizione o chiederti di versare altri fondi per coprire la perdita.
Costi aggiuntivi. Gli interessi, solitamente noti come costi di swap o commissioni overnight possono incidere sul guadagno netto.
L’importanza del stop loss e della gestione del rischio
Per difendersi dalle perdite, il trading con leva richiede una gestione del rischio rigorosa.
Stop Loss. Imposta sempre uno stop loss. È un ordine automatico che chiude la posizione se il prezzo raggiunge una soglia prestabilita, limitando la perdita.
Calcolo del rischio. Prima di aprire ogni operazione, definisci quanto sei disposto a perdere. Un buon trader non rischia mai più di una piccola parte del suo capitale in una singola operazione.
Attenzione alla volatilità. In mercati molto volatili, anche uno stop loss può non proteggere completamente da slippage o perdite superiori al previsto.
Conclusioni
La leva nel trading è uno strumento potente ma va usata con consapevolezza. Amplifica sia i guadagni che le perdite. Prima di utilizzare la leva, informati, fai simulazioni, sfrutta conti demo e valuta accuratament la gestione del rischio. Solo così potrai sfruttare al meglio le opportunità dei mercati finanziari, evitando di mettere a rischio l’intero capitale
Imparare a gestire le perdite nel tradingNel trading, uno degli ostacoli psicologici più grandi è saper accettare e gestire le perdite. Anche i trader più esperti si trovano spesso a dover affrontare la frustrazione di un’operazione che va contro le aspettative. Tuttavia, imparare a incassare le perdite in modo sano è una delle chiavi per diventare un trader di successo e mantenere la lucidità nelle decisioni.
Perché è difficile accettare le perdite?
Quando apriamo una posizione, siamo convinti di aver fatto una scelta giusta. Se il mercato si muove contro di noi, la naturale reazione è cercare scuse: “È colpa del mercato manipolato”, “Aspetto che torni a favore”, o “Non voglio chiudere in perdita”. Questo atteggiamento, noto come negazione, porta spesso a mantenere posizioni perdenti troppo a lungo, aggravando le perdite.
Come superare la paura di perdere?
Accetta che le perdite fanno parte del gioco. Nessun trader opera sempre in profitto. Le perdite sono inevitabili e rappresentano un costo necessario per imparare e migliorare. Considera ogni perdita come un investimento nella tua esperienza.
Usa uno stop loss rigoroso. Prima di entrare in un trade, definisci un livello di stop loss che limiti la perdita massima accettabile (ad esempio, l’1-2% del capitale). Questo ti aiuta a proteggere il tuo conto e a evitare di lasciare correre perdite eccessive.
Rivedi e impara dalle operazioni. Tieni un diario di trading dove annoti non solo i risultati, ma anche le motivazioni e le emozioni provate. Analizza i trade perdenti per capire cosa è andato storto e come migliorare.
Mantieni la calma e la disciplina. Tecniche di respirazione profonda o brevi pause possono aiutarti a gestire lo stress e a prendere decisioni più razionali, evitando di agire d’impulso.
Rivaluta costantemente la tua analisi. Se un trade va contro di te, non insistere solo per orgoglio o speranza. Rivedi i dati e sii pronto a cambiare idea se il mercato ti comunica segnali diversi.
Conclusione
Imparare a prendere le perdite con serenità è un passo fondamentale nel percorso di ogni trader. Coltivare questa consapevolezza ti aiuterà a preservare il capitale, a migliorare le tue strategie e a costruire una carriera di trading solida e duratura.
Cinque paure nel trading e come superarleIl trading è un’attività ad alto impatto emotivo. Ecco le paure più frequenti che incontrano i trader, soprattutto alle prime armi, e come trasformarle in opportunità con soluzioni concrete.
1. Paura dell’ignoto
Nuove situazioni di mercato (pattern insoliti, volatilità improvvisa) paralizzano i trader inesperti. Soluzione:
Analizza come il mercato ha reagito a eventi simili in passato (es. crisi del 2008, pandemia 2020).
Usa conti demo per testare strategie in condizioni diverse.
Annota ogni situazione nuova e come l’hai gestita, per creare un database personale di esperienze.
2. Paura di sbagliare
La paura di commettere errori porta a evitare trade potenzialmente redditizi. Soluzione:
Verifica l’efficienza della tua strategia su almeno 100 trade storici prima di usarla live.
Considera ogni perdita come una lezione. Il 30-40% di trade vincenti può essere sufficiente se il rapporto rischio/rendimento è 2:1.
3. FOMO (Fear of missing out)
Saltare su ogni opportunità per paura di perderle, finendo per sovraesporre il capitale. Soluzione:
Concentrati su massimo 5-7 asset. Esempio: coppie forex principali (EUR/USD, GBP/USD) e 2-3 azioni settoriali.
Prima di entrare in un trade, attendi 3 minuti e chiediti: “È nel mio piano?”.
4. Paura di perdere soldi
Ansia di vedere il capitale ridursi, che porta a uscire troppo presto dalle posizioni. Soluzione:
Non rischiare più dell’1-2% del capitale per trade.
Imposta stop loss al 2% sotto il prezzo di ingresso per limitare le perdite.
Usa solo capitale che puoi permetterti di perdere, tenendo risparmi e fondi d’emergenza al sicuro.
5. Paura di non incassare al momento giusto
Chiudere i trade troppo presto per paura di vedere i profitti svanire.
Soluzione:
Usa trailing stop (es. 50% del guadagno) per proteggere i profitti senza uscire prematuramente.
Se il prezzo raggiunge il target, sposta lo stop loss a breakeven e lascia correre il restante 50% della posizione.
Conclusione.
Le paure nel trading sono naturali, ma gestirle è possibile con disciplina e strumenti appropriati. Costruisci un piano, rispettalo e trasforma le emozioni da nemiche in alleate.
Perché oltre il 75% dei trader perde soldi. 6 errori da evitareStatisticamente, meno del 25% dei trader riesce a costruire un profitto duraturo e consistente. Ecco i sei errori più comuni che portano al fallimento e come evitarli, con strategie pratiche per migliorare le tue performance.
1. Cercare l’indicatore “magico”
Molti trader perdono tempo a cercare indicatori tecnici miracolosi (RSI, MACD, Bollinger Bands), pensando che possano prevedere il mercato. Spesso finiscono per sovraccaricare i grafici, ignorando l’analisi della price action.
Possibili Soluzioni:
Priorità al prezzo. Inizia osservando il grafico “nudo” (senza indicatori) per identificare supporti, resistenze e trend.
Usa gli indicatori come conferma. Applica 1-2 indicatori solo per validare i segnali della price action.
2. Aspettative irrealistiche
Sognare di diventare milionari in pochi mesi o sostituire il proprio stipendio con il trading è un’illusione. Il 90% dei trader retail perde denaro nel primo anno
Soluzione:
Obiettivi realistici. Puntare a un rendimento annuo del 10-20% è già eccellente. Con un capitale di $10.000, significa $1.000-$2.000 l’anno.
Considera il trading come un’attività secondaria. Non abbandonare il lavoro finché non hai almeno 2 anni di risultati positivi.
3. Gestione del rischio approssimativa
Rischiare il 10% del capitale su un singolo trade o non usare lo stop loss porta a perdite devastanti.
Soluzione:
Regola dell’1-2%. Con un capitale di $10.000, rischia massimo $100-$200 per trade.
Stop loss obbligatorio. Imposta sempre uno stop loss.
Calcola accuratamente il lottaggio. Usa calcolatori di rischio online per determinare la dimensione della posizione in base allo stop loss.
4. Mancanza di disciplina
Cambiare strategia dopo una serie di perdite o ignorare il piano di trading è frequente tra i principianti.
Soluzione:
Crea un piano di trading scritto. Definisci entry, exit, stop loss e condizioni di mercato accettabili.
Tieni un diario. Annota ogni trade, motivazioni ed emozioni. Rivedi settimanalmente il diario per identificare errori ricorrenti.
5. Over-trading
Fare troppi trade per “recuperare le perdite” o per noia aumenta le commissioni e il rischio.
Soluzione:
Qualità, non quantità. Concentrati su 2-3 asset e attendi solo i setup con un rapporto rischio/rendimento di almeno 1 a 2.
Limita il numero di trade. Non più di 3-5 operazioni a settimana.
6. Ignorare l’analisi fondamentale
Focalizzarsi solo sui grafici senza considerare notizie macroeconomiche può portare a sorprese negative.
Soluzione:
Segui il calendario economico. Monitora eventi come il Non-Farm Payroll o le riunioni della Fed.
Combina analisi tecnica e fondamentale.
Conclusione
Il trading è una maratona, non uno sprint. Come disse Paul Tudor Jones: “Il segreto è gestire le perdite, non i guadagni”. Evitando questi errori e applicando disciplina, formazione e gestione del rischio, puoi entrare nel 5% di chi riesce. Ricorda: il successo arriva per chi è paziente, umile e costante.
Trading automatico. Cosa c'è da sapere sui bot di tradingIl trading automatico ha reso il trading più accessibile grazie all’uso di algoritmi che operano autonomamente. Tuttavia, è importante comprendere che il trading è estremamente diversificato per strategie e stili. Si va da operazioni su time frame molto brevi a posizioni mantenute per più giorni. Per operare, è necessario un conto presso un broker che fornisca piattaforme come MetaTrader 4 e 5 e Tradingview, su cui è possibile installare algoritmi di trading automatico. Questi sistemi traducono strategie di trading in programmi che eseguono operazioni in modo autonomo, seguendo regole precise e impostazioni personalizzabili dall’utente.
Tuttavia, i trading system presentano limiti legati alla natura imprevedibile dei mercati. Sebbene i mercati siano ciclici, ogni movimento è unico e presenta variazioni che un algoritmo non può sempre gestire con la stessa prontezza di un trader esperto. I robot replicano le decisioni configurate al momento dell’avvio e non si adattano dinamicamente alle condizioni di mercato. È fondamentale comprendere che i trading system non sono soluzioni miracolose e richiedono tempo, impegno e una gestione attenta per costruire un portafoglio efficace.
In sintesi, i trading system automatizzano strategie di trading basate su regole specifiche e money management rigoroso, ma la loro efficacia dipende dalla capacità di adattamento alle condizioni di mercato, che resta una prerogativa dei trader professionisti.
Come le emozioni e bias influenzano il tradingOgni mercato finanziario attraversa cicli di espansione e contrazione, guidati non solo da fattori economici ma soprattutto dalle emozioni e dai comportamenti psicologici dei singoli investitori. Per chi fa trading, comprendere questi meccanismi è fondamentale per evitare errori comuni e migliorare le proprie decisioni.
I cicli di mercato e le emozioni che li guidano
Fase di espansione (Bull Market)
Quando il mercato è in rialzo, prevalgono ottimismo, fiducia e avidità. Queste emozioni spingono molti trader a comprare, alimentando ulteriormente la crescita dei prezzi.
La FOMO (Fear Of Missing Out, paura di perdere l’opportunità) è un bias cognitivo tipico di questa fase. Esso identifica la paura di restare fuori dal mercato spinge a decisioni impulsive e spesso poco razionali. L’euforia può portare alla formazione di bolle speculative, dove i prezzi si allontanano dal valore reale degli asset.
Fase di distribuzione
In questa fase, i grandi investitori (smart money) iniziano a vendere gradualmente, mentre il mercato può muoversi lateralmente. Molti trader retail non si accorgono di questo processo e continuano a comprare, esponendosi al rischio di perdite.
Fase di contrazione (Bear Market)
Quando il mercato inizia a scendere, l’ottimismo lascia spazio a ansia, negazione e infine panico. La FUD (Fear, Uncertainty and Doubt – paura, incertezza e dubbio) domina e spinge molti a vendere in massa. La negazione porta molti a mantenere posizioni in perdita, sperando in un rimbalzo che spesso non arriva. Il panico culmina nella capitolazione, momento in cui molti abbandonano il mercato vendendo ai minimi locali.
Fase di accumulo
Dopo il capitolo di panico, il mercato si stabilizza e si muove lateralmente. In questa fase, l’ottimismo ricomincia a crescere lentamente, preparando il terreno per un nuovo ciclo di espansione.
Come gestire le emozioni e sfruttare la psicologia dei mercati
Riconosci in quale fase del ciclo ti trovi. Osserva il sentiment generale, i volumi e i movimenti dei prezzi.
Controlla la FOMO e la FUD. Evita di seguire la massa senza un’analisi razionale.
Stabilisci un piano di trading e rispettalo. Disciplina e gestione del rischio sono la chiave per non farsi travolgere dalle emozioni.
Usa strumenti di analisi tecnica ed analisi fondamentali insieme. La psicologia di mercato è un indicatore importante, ma deve integrarsi con analisi oggettive.
Prenditi pause quando senti l’ansia o il panico. Il trading emotivo è spesso perdente.
Conclusione
I cicli di mercato sono inevitabili e guidati da emozioni umane profonde. Il successo nel trading non sta nel prevedere ogni movimento, ma nel riconoscere questi schemi psicologici e agire con consapevolezza e disciplina. Come disse Warren Buffett: “Il mercato è un mezzo per trasferire denaro dall’impaziente al paziente”. Impara a essere paziente, gestisci le tue emozioni e trasforma la psicologia di mercato in un vantaggio competitivo.
La metafora dell’iceberg nel tradingQuando si osserva un trader di successo, si nota solo la punta dell’iceberg: i profitti, le operazioni vincenti, la libertà finanziaria. Ma sotto la superficie si nascondono sacrifici, fallimenti, dedizione, disciplina, anni di studio, i test su strategie che non funzionano, le notti passate davanti ai grafici e le battaglie quotidiane contro le proprie emozioni. Tutto ciò è poco visibile ai più. Dietro ogni successo visibile ci sono errori, conti bruciati, momenti di dubbio e una costante ricerca di miglioramento. Solo chi è disposto a lavorare su questi aspetti invisibili può davvero aspirare a risultati duraturi.
Gli elementi invisibili del successo
Dedizione. La fiducia nei propri obiettivi.
Credere profondamente nel proprio percorso è fondamentale. Il mercato metterà a dura prova la tua determinazione con perdite e periodi negativi. Senza una convinzione incrollabile, si rischia di abbandonare al primo ostacolo.
Disciplina e regole. Il pilastro del successo.
Il rispetto di regole ferree di gestione del rischio è ciò che separa i trader che sopravvivono da quelli che si arrendono. Applicare stop-loss, non rischiare più di una piccola percentuale del capitale su ogni operazione e seguire sempre il proprio piano di trading sono abitudini mentali e comportamentali imprescindibili.
Accettare i fallimenti come una risorsa.
Tutti i trader, anche i migliori, hanno affrontato perdite significative e strategie che si sono rivelate inefficaci. Ogni errore è un’opportunità di apprendimento. Fallire insegna cosa non fare e costringe a migliorare il proprio approccio.
Adattabilità per sopravvivere ai cambiamenti.
I mercati cambiano continuamente. Una strategia che funziona oggi potrebbe non funzionare domani. Essere pronti ad aggiornare i propri piani e a rivedere le proprie regole è una qualità indispensabile per restare profittevoli nel tempo.
Resilienza emotiva e gestione dei bias.
La gestione delle emozioni è forse la sfida più grande. Pratiche come la meditazione, il journaling dei trade e l’imposizione di pause dopo una serie di perdite aiutano a mantenere la lucidità e a non farsi travolgere dal panico o dall’euforia.
Consigli pratici per diventare un trader di successo
Crea una routine quotidiana.
Dedica ogni giorno del tempo all’analisi dei mercati, alla revisione del calendario macroeconomico e allo studio dei tuoi risultati.
Gestisci il capitale con il massimo rigore.
Non rischiare mai più dell’1% del capitale su ogni operazione e reinvesti solo una parte dei profitti, proteggendo il resto.
Trasforma gli errori in dati da analizzare.
Tieni traccia di ogni trade, annotando motivazioni, risultati ed errori. Rivedi regolarmente queste informazioni per individuare e correggere i tuoi punti deboli.
Scegli un mentore o una comunità di trader.
Confrontarsi con altri trader o con un mentore accelera l’apprendimento e aiuta a mantenere la motivazione alta.
La verità scomoda che nessuno pubblicizza
Il trading non è un gioco. E’ un mestiere che richiede lo stesso impegno di una laurea in medicina. Per ogni ora di trading “visibile”, ce ne sono molte di studio, test e ottimizzazione. I trader che durano nel tempo non sono i più fortunati, ma i più disciplinati e costanti nel rispettare il proprio sistema. Ma alla fine tutti questi sacrifici hanno una ricompensa reale: libertà finanziaria, flessibilità e la soddisfazione di aver raggiunto un obiettivo difficile. Per ottenere questi risultati, dovrai essere disposto a lavorare su tutto ciò che sta sotto la superficie.
Money management e position sizing: perché sono essenziali
Nel mondo del trading, molti investitori si concentrano esclusivamente sull'analisi tecnica o fondamentale, cercando di prevedere i movimenti del mercato. Tuttavia, c'è un aspetto cruciale che spesso viene trascurato: il money management. Questo concetto, insieme al position sizing, è ciò che distingue i trader professionisti da quelli che finiscono per perdere il proprio capitale.
Cos'è il money management e perché è importante.
Il money management è la tecnica di gestire il proprio capitale in modo da minimizzare le perdite e massimizzare i profitti. Indipendentemente da quanto sia profittevole la tua strategia di trading, senza un piano solido di gestione del rischio, è solo questione di tempo prima che tu perda tutto il capitale. Il mercato è imprevedibile e anche i trader più esperti devono essere pronti ad affrontare periodi di drawdown. Il money management ti aiuta a sopravvivere a questi momenti difficili e a prosperare quando le condizioni migliorano.
Position sizing ovvero quanto bisogna rischiare in ogni operazione.
Uno degli aspetti più importanti del money management è il position sizing, ovvero decidere quanto grande deve essere la posizione in funzione del capitale che si è disposti a perdere in ogni singola operazione. La regola generale è quella di non rischiare mai più del 2% del tuo capitale totale per trade. Questo approccio ti permette di sopravvivere anche a una serie di perdite consecutive senza compromettere la tua capacità di continuare a tradare.
Supponiamo che tu abbia un conto da €10.000 e stai considerando un'operazione sul Nasdaq 100. Decidi di posizionare uno stop loss a 150 punti dal prezzo d'ingresso, con un valore per punto pari a €1. Per calcolare la dimensione della posizione:
Calcola il rischio massimo:
€10.000 × 0,02 = €200 (rischio massimo per trade).
Calcola la dimensione della posizione:
€200 / (150 punti × €1) = 1,33 contratti (arrotonda a 1 contratto).
Questo calcolo garantisce che, anche se il trade va male e lo stop loss viene colpito, perderai solo €200, ovvero il 2% del tuo capitale.
Approccio Volatility-Based
Un metodo più sofisticato per dimensionare le posizioni è basarsi sulla volatilità del mercato, misurata tramite l'Average True Range (ATR). L'ATR indica quanto un asset tende a muoversi in un determinato periodo e ti aiuta a posizionare stop loss realistici. Ad esempio, se stai tradando l'oro e l'ATR è pari a $30, puoi calcolare la tua posizione considerando che lo stop loss dovrebbe essere almeno due volte l'ATR:
Rischio massimo: €500
Stop loss: 2 × $30 = $60
Dimensione della posizione: €500 / $60 = 8,33 once (arrotonda a 8 once).
Questo approccio ti protegge dalle oscillazioni naturali del mercato senza compromettere troppo il tuo capitale.
Il criterio Kelly
Il criterio Kelly è una formula matematica utilizzata dai professionisti per determinare la percentuale ottimale del capitale da rischiare su ogni operazione. Sebbene sia estremamente efficace, richiede una conoscenza approfondita delle probabilità e delle statistiche legate alla tua strategia di trading.
La formula è:
f = (bp - q) / b, dove:
b = reward/risk ratio
p = probabilità di successo
q = probabilità di fallimento (1 - p)
Ad esempio, se il tuo reward/risk ratio è 3:1 e hai una probabilità di successo del 40%, la formula ti dirà di rischiare circa l'8% del tuo capitale su ogni operazione. Tuttavia, questo approccio può portare a drawdown elevati se non gestito correttamente.
Errori comuni nel money management
Molti trader commettono errori che possono costare caro al loro conto. Ecco i più comuni:
Overleveraging.
Utilizzare una leva troppo alta può amplificare le perdite oltre il controllo.
Rischiare troppo.
Puntare più del 5% del capitale su un singolo trade è estremamente pericoloso.
Ignorare la correlazione.
Aprire più posizioni su asset correlati aumenta il rischio complessivo del portafoglio.
Martingala.
Raddoppiare le dimensioni della posizione dopo una perdita può portarti rapidamente al margin call.
Psicologia del Money Management
La gestione del rischio non riguarda solo numeri e formule, coinvolge anche la tua mentalità e disciplina. Dopo una serie di perdite consecutive, molti trader cadono nella trappola del "revenge trading", cercando di recuperare rapidamente ciò che hanno perso aumentando il rischio. Questo comportamento emotivo può essere disastroso. E’ importante ricordarsi sempre di:
Imposta un limite massimo di drawdown mensile (ad esempio, -15%). Se lo raggiungi, fermati per una settimana e analizza i tuoi errori prima di tornare a tradare.
Premia te stesso prelevando una parte dei profitti trimestrali per motivarti e mantenere alta la disciplina.
Conclusione
Il money management e il position sizing sono fondamentali per diventare un trader professionista e sopravvivere nel lungo termine nei mercati finanziari. Non si tratta solo di proteggere il tuo capitale; si tratta anche di costruire una base solida per crescere gradualmente nel tempo. Ricorda sempre che il trading non è una corsa ma una maratona. Con un piano ben strutturato e disciplinato, puoi affrontare qualsiasi sfida che i mercati ti pongono davanti e trasformare le difficoltà in opportunità.
Lezione di Money Management: due modelli a confrontoCiao Trader , da quando ho scoperto il money management e ho iniziato a studiarlo attentamente ho notato quanto possano migliorare i risultati del backtesting di un sistema (seppur ancora "grezzo") semplicemente implementando una logica di money management.
Il money management si occupa di stabilire il position size per ogni trade anche se ritengo che il money management non abbia un'importanza esclusivamente per l'ingresso in posizione ma anche per il position management.
In questa breve lezione voglio portare un confronto interessante tra due modelli di money management: il Fixed Fractional Method e il Percent Volatility Model.
Questo non vuole essere un excursus accademico perciò mi limiterò a descrivere in poche parole le peculiarità di questi due modelli.
Fixed Fractional Method : si decide quanto rischiare del proprio capitale e conoscendo il valore assoluto dello stop loss, si divide il capitale rischiabile (dato dal prodotto tra il capitale e la percentuale di rischio) per lo stop loss per ottenere il numero di contratti utilizzabili. In tal modo il trader è in grado di limitare la perdita potenziale ad un massimo della percentuale di rischio scelta.
C'è da sottolineare che la percentuale di rischio è soltanto una misura che vale per il successivo trade, bisogna perciò considerare potenziali drawdown dovuti a trade perdenti di fila. Tuttavia per essere semplice è anche un metodo particolarmente utilizzato.
Percent Volatility Model : si stabilisce una percentuale massima di volatilità che si è disposti a tollerare sul proprio capitale, si moltiplica tale percentuale per il capitale e si divide tale valore, che sarebbe il valore in dollari corrispondente ad un'oscillazione pari al valore in percentuale stabilito, per la volatilità registrata nell'ultimo periodo. La volatilità viene calcolata con l'Average True Range, che rappresenta la media dell'escursioni giornaliere di un certo numero di periodi precedenti (tale valore è espresso in valuta ad es. usd).
L'intuizione che sta dietro al concetto di utilizzare la volatilità deriva dal fatto che se c'è più volatilità si rischia di meno, mentre quando c'è bassa volatilità il modello consente di aumentare il position sizing (talvolta rischiando di sovraesporsi in modo eccessivo).
Conclusioni
Da una parte il Fixed Fractional può sembrare banale, mentre il Percent Volatility più sofisticato.. tuttavia nel trading non esiste un "metodo sicuro", ogni strumento o modello ha pro e contro e tutto dipende dal modo in cui utilizziamo tali strumenti e modelli.
Tu cosa ne pensi ? Quali modelli preferisci usare?
Guida pratica alla gestione del rischioCiao trader!
Sappiamo bene che il trading e gli investimenti offrono ottime opportunità di profitto, ma ricordiamoci che c'è anche sempre la possibilità di perdere (che poi comunque la perdita farà sempre parte del processo, anche e soprattutto di un bilancio positivo di lungo periodo).
I trader più esperti lo sanno bene, e nel post di oggi condivideremo diversi suggerimenti testati nel tempo per aiutare i nuovi trader e investitori a comprendere meglio il rischio finanziario e la pianificazione intelligente.
📝 Sviluppa un Trading Plan
- Molti trader si buttano sul mercato senza una comprensione approfondita di come funziona e cosa serve per avere successo.
- Dovresti disporre di un piano di trading dettagliato prima di buttarti in qualsiasi operazione.
- Avere un piano può aiutarti a rimanere calmo in situazioni di stress, e assicurarti di operare sempre all’interno del rischio prestabilito.
🧘♂️ Comprendi la tua tolleranza al rischio
- Il rischio è soggettivo. Trader diversi hanno personalità e sistemi diversi, e pertanto una diversa tolleranza al rischio.
- Non esiste un approccio che vada bene per tutti.
- Scopri cosa si adatta alle tue esigenze in base alla dimensione del tuo conto, alla tua età, al tuo piano di lungo termine e ad altre variabili chiave che sono specificamente uniche per le circostanze. Quindi, implementale di conseguenza.
📚 Segui la tua strategia di trading
- Una strategia di trading stabilisce una serie di regole che possono aiutare il trader ad evitare decisioni impulsive.
- Una strategia di trading è essenziale perché ti richiede di pensare profondamente al tuo approccio ai mercati prima di iniziare a rischiare denaro reale.
- I trader dovrebbero backtestare e fare ricerche sulla propria strategia in diverse condizioni di mercato. Chiediti come ti comporteresti in un mercato ribassista? Hai provato a tradare in demo con la tua strategia per vedere se funziona? Hai discusso la tua strategia con altri o hai chiesto un feedback?
- Alcuni trader saltano da strategia a strategia, soprattutto dopo una serie di perdite. Questo di solito porta ad ancora più perdite ed è improduttivo a lungo termine.
- Se il tuo sistema ha un vantaggio verificabile , seguirlo ti aiuterà a generare rendimenti coerenti nel tempo. Ti aiuterà anche ad attenerti al tuo piano a lungo termine originale come menzionato sopra.
🚨 Usa uno Stop-Loss
- Uno stop-loss è un ordine che viene effettuato a un livello di prezzo predeterminato e può aiutare a limitare le perdite se il trade va contro di te. Viene anche utilizzato per assicurarsi di attenersi al tuo piano di trading originale e alla strategia di trading.
- In generale, questo livello di prezzo predeterminato è il livello in cui la tua idea di trading viene invalidata.
✂️ Gestisci le dimensioni della tua posizione
- È importante assumere una dimensione di posizione ottimale in modo che non vi sia troppa esposizione al rischio in un determinato trade.
- Il trading è un gioco di probabilità. Quindi, un trader non dovrebbe mai mettere tutte le sue uova in un paniere, e se lo fa, allora dovrebbe esserne ben consapevole.
❌ Non fare over-trading o trading "di vendetta"
- Sebbene possa essere allettante, non è mai una buona idea provare a recuperare le perdite assumendo rischi più elevati.
- È facile provare forti emozioni durante il trading. Tuttavia, prendere decisioni basate sulle emozioni piuttosto che sull'analisi razionale è un’ottima ricetta per il disastro. Se temi che ciò stia accadendo, allontanati dal tuo computer.
📔 Tieni un trading journal
- Un trading journal (o diario di trading) può aiutarti a identificare le carenze nel tuo trading.
- La valutazione di questo diario a intervalli regolari ti aiuterà a comprendere e a migliorare te stesso. Il trading Journal è uno strumento per un'ottima auto-riflettere nel tuo viaggio.
Ti ringraziamo per la lettura! Speriamo che questo post ti sia piaciuto. Sentiti libero di scrivere ulteriori suggerimenti o consigli nella sezione commenti qui sotto!
Ricorda che questo è un post educativo per aiutare tutti i nostri membri a comprendere meglio i concetti utilizzati nel trading o negli investimenti. Questo non promuove in alcun modo uno stile particolare di trading!
A presto 🙂
- Team TradingView
Sentiti libero di seguirci su Instagram e Twitter per altri contenuti fantastici!
FONDAMENTALI PER DIVENTARE UN TRADER PROFESSIONISTACiao traders, voglio condividere con voi questi consigli che con il tempo e la costanza nell'operare nei mercati mi hanno aiutato a diventare un day-trader professionista.
Andiamo subito al primo!
1. Fai trading SOLO quando hai la mente libera da pensieri:
- Lo stato emotivo può influenzare la nostra operatività nei mercati, il che diventa un bel problema che ci collega a...
2. RISPETTARE il Money Management nonché il R/R ( rischio / rendimento ):
- Il Money Management è quella disciplina che consente ( nonostante le perdite) di essere sempre in profitto.
Per esempio:
R/R 1:2 = 2%
- StopLoss 30 pips
- TakeProfit 60 pips
( Per essere in profit basta un 4:10 )
1. -10€
2. -10€
3. -10€
4. -10€
5. -10€
6. -10€
7. +20€
8. +20€
9. +20€
10. +20€
Si ha una perdita di 6€ ed un profitto di 8€ quindi su 10 trade +20€
Io personalmente non apro operazioni al di sotto di 1:2, oscillo tra 1:3 - 1:5/6
3. Se non trovi opportunità NON fare ulteriori analisi sul grafico:
- Analisi oggettive e non soggettive non forzare la tua strategia se per quel tipo di mercato ( in quel momento ) non quadra, da qui ci colleghiamo al punto 4.
4. Fidati della tua strategia:
Rimani attaccato alla tua strategia il tuo momento arriverà, 100%. Non saltare da video a video su Youtube o comprando corsi fasulli, non c'è errore peggiore di prendere pezzi di strategie diverse.
Puoi anche affidarti ad una persona e seguire il suo metodo.
5. Qui possiamo collegarci al terzo punto: focalizzati su MASSIMO 4 valute + Oro/Petrolio ed Indici.
Ti elenco qui sotto le coppie che analizzo più spesso:
- CAD/JPY Tokyo session
- GBP/JPY London session
- XAUUSD New York session
- USDWTI New York session
- NAS100 New York session
- US30 New York session
Buon trading!
Psicologica ed emotiva del trading. Conclusioni.Eccoci finalmente all’articolo che chiude questa lunga maratona, tutto quel che precede questo articolo, per chi mi ha letto sino ad ora, è il coronamento a quanto ho condiviso sino ad ora con voi.
Non è tutta la mia vita svolta con il trading, sicuramente sono tutti i passaggi salienti del mio percorso, quelli, che, volta per volta, hanno permesso la mia crescita personale. Vi ho descritto alcune tecniche, quelle per me più importanti e profittevoli, ho continuato con il Trading Plan, ribadendo che è stato lo strumento indispensabile al salto di qualità nella profittabilità, proprio come ve lo ho descritto.
Certo, come non sono un trader professionista, non sono tanto meno uno scrittore, quindi spero abbiate colto il senso dello strumento, anche perché, come detto è personalizzabile, soprattutto, molti punti, vanno elaborati in base alla propria emotività, (ne parleremo proprio in quest’ultimo passo didattico), ed alle proprie decisioni di trading, elaborate sulla base di test ripetuti ogni weekend sullo storico dei mercati per i quali operiamo, e magari, proprio con i test settimanali, potremmo eliminarne alcuni mercati che cambiano le loro caratteristiche ed aggiungerne degli altri che nel tempo si adattano al nostro stile e sistema di trading.
Quanto descritto, in precedenza, avrete notato, è molto improntato sulla PA, pian piano mi son sempre più convinto che non esisteva nel mio essere, ed a mio modo di vedere, sul grafico, nessun motivo per tradare l’analisi fondamentale, quella è per banche, fondi, istituzioni… Al limite per chi trada sul mensile, (ancora non ne ho trovati fra noi), semplicemente e solo l’azione del prezzo.
Infine, proprio ora vi svelo la mia evoluzione finale, il mio sistema si basa esclusivamente su un grafico pulitissimo, neanche un indicatore, solamente pattern grafici, col tempo li troverete con relativa facilità. Il problema è sempre il medesimo, non con quale tecnica entrare, ma anche la più profittevole, se non si ha un Trading Plan elaborato nel tempo, visto e rivisto e corretto, imparato come parte propria della nostra operatività, non servirà.
Non vi servirà neanche una buona tecnica se non saprete gestire il vostro denaro, (anche quella parte integrante del Trading Plan), decidendo con quale percentuale di capitale entrare, con quale rapporto rischio/rendimento gestire il trade, controllo del fattore emotivo nella vera e propria gestione del trade.
Ecco, e siccome leggendomi saprete che sono anche un fantasioso fantasticatore, avrete immaginato che ho dato anche un nome al sistema da me partorito e modellato nel tempo, (TRBB22).
Certo, ho detto che uso solo pattern grafici, ma poi vanno saputi tradare e per farlo si applica il sistema che ognuno di voi dovrebbe creare, modellare, testare ed infine applicare. Il sistema, se sicuro, verificata la profittabilità, vi dona sicurezza, la sicurezza elimina l’emotività, elimina la paura di perdere soldi e sbagliare un operazione studiata bene, applicata secondo il vostro Trading Plan, che, se rispettato, elimina anche l’ingordigia di spingersi oltre il giusto gain, sbagliando l’operazione per il motivo opposto.
Chiudo la premessa citando un caro collega che, in settimana, mi ha invitato in chat a cambiare lavoro, (ovviamente non ho neanche risposto), io un lavoro lo ho, lo ho sempre avuto e sempre lo avrò. Io non sono un professionista, trado , seguo la finanza e sono qui su Tradingview, per passione, semplice e pura passione, sono una persona che mediamente realizza quei 5000 pips/anno e sono contento così. Quest’anno, in proiezione, avrei potuto realizzarne fino a circa 10000, ma il mio Trading Plan, sulla base degli errori passati, sulla base dei test effettuati nei weekend, vieta di entrare sopra i 600 pips di realizzo, quest’anno comunque, alcune operazioni, anzi, la maggior parte, un buon 80%, avrebbe anche chiuso in gain i trade sopra i 1000/1600 pips, magari chissà, in un prossimo futuro, se riterrò valido farlo, potrei alzare la soglia, per adesso va bene così per una serie di ragioni operative. Partiamo dal fatto che se voglio realizzare 1200 pips, devo essere disposto a perderne 600, usando il mio rapporto 1 a 2. Ed io per adesso non lo sono, anche in base al size con il quale entro in posizione. Inoltre, un profitto di 1600 pips, anche meno, comporta mesi a mercato senza uscire dall’operazione. Questo per far comprendere che la gestione è più importante del sapere quando entrare in un trade. Se pure la vostra tecnica chiuderà solo il 50% delle operazioni in profit, applicando il giusto MM voi avrete chiuso il vostro anno in profitto, preservando il vostro capitale, ricordo che il capitale è quello che vi permette di rimanere a mercato e svolgere la vostra attività di trading.
Chiuso il riassunto delle puntate precedenti, chiuso con me, oramai mi avrete conosciuto a sufficienza direi, avendo condiviso il mio sapere con voi, (aggiungo con immenso piacere), passiamo all’ultimo articolo didattico, dopo quest’ultimo, mi diletterò a pubblicare idee di trading da condividere per poter discutere assieme potendo beneficiare di una crescita reciproca.
Partirei premettendo che, quando parliamo di psicologia, parliamo principalmente di due aspetti fondamentali, fra i tanti che racchiudono il termine. Il primo la disciplina, come detto sopra elemento inscindibile dal trading, io ritengo lo stesso trading una disciplina. Secondo, (non per importanza), l’attitudine. A me spiace scoraggiare alcuni di voi, ma come disse a me una cara persona: “vediamo cosa tiri fuori, se hai attitudine al trading continuiamo l'insegnamento, se no meglio chiuderla e lasciar perdere…”
Ecco, questo riassume la parola attitudine, se facendo un sincero esame, capite che non siete portati per una serie di ragioni, smettete di buttare soldi ed impegnate gli stessi e le vostre energie per altro.
Questo è un prezioso consiglio che voglio donarvi in chiusura.
Quando apriamo con un broker un conto di trading, (intanto già superficialmente scegliamo il broker, senza chiederci o sapere cosa andremo a tradare, scalping?, intraday?, lungo?, di conseguenza i costi, gli spread, rollover), noi focalizziamo tutto sul tradare, tralasciando quello che più conta in questa disciplina, ripeto Trading Plan e psicologia, correlati strettamente.
Dovremmo invece concentrare le nostre esperienze future su questi ultimi. Ovvio che parlo per esperienza, io per primo ho commesso questi errori, fortunatamente capendo che erano il principio ineludibile se si vuole lavorare e vivere di trading.
Molti consigliano letture e corsi, io, personalmente, consiglio tanto allenamento sul campo. La lettura o il corso, gasano, esaltano, ti fanno credere pronto ad affrontare i mercati, non è così.
A questo punto in molti si stanno domandando, soprattutto dopo le mie recenti affermazioni riguardanti l’attitudine, se io non stia raccontando frottole, si potrebbe aggirare il problema con trading automatizzato, un Expert Advisor.
Vi chiedo, credete che gestire un EA non richieda capacità tecniche? Va sempre e comunque rivisitato, i mercati corrono alla velocità della luce e si modificano ancor più rapidamente dei nostri smartphone o PC, quindi dopo poco o tariamo il sistema, oppure ci troveremo con uno strumento obsoleto che ci farà perdere più di quanto possiamo guadagnare. Inoltre, (domanda personale secondo le mie concezioni di trading), quanta soddisfazione potrete trovare nell’aprire il PC o stare davanti al monitor, osservando un EA? Sinceramente la mia aspirazione massima, la mia soddisfazione assoluta è aprire, gestire e chiudere un trade in profitto non per soldi… Per la riuscita dell’operazione.
Ci sono alcune variabili che nemmeno l’EA può gestire, molte volte la discrezionalità è tutto all’interno di alcune operazioni, l’EA lavora per istruzioni inserite. Tre emozionalità le identifico come pericolosissime e come punti su cui lavorare ossessivamente, queste neanche l’EA può gestirle in caso diventano padrone di voi. Ma se imparate a gestire aprono la strada alla tranquillità, non ostentata, ma spontanea, per tradare. Paura, avidità e voglia di rivincita. Quest’ultimo prima non la ho descritta. Ho conosciuto, agli albori, tantissime persone nei forum, ora scomparse, che ad ogni insuccesso cercavano immediata rivincita sui mercati, vedendoli come l’avversario da sconfiggere. Intanto i mercati sono da leggere e non da combattere, poi bisogna anche saper attendere l’occasione giusta determinata dalla propria operatività e tecnica. Il mercato offre sempre possibilità. All’epoca si usava moltissimo applicare sistemi di martingala per rifarsi, bruciando conti a velocità supersoniche.
La verità è che bisognerebbe fermarsi, analizzare gli errori, sia tecnici che psicologici e lavorare su quelli. Vedete torniamo sempre la, perché se capiamo pochi concetti, sia tecnici, che di Trading Plan che psicologici, credetemi, ve lo dico come meglio non posso, il trading è molto semplice, non cerchiamo noi di farlo diventare difficile, non rispettando le regole o ancora peggio, cercando proprio noi le difficoltà.
Se e quando riusciamo a trovare equilibrio, razionalità, disciplina non avremo bisogno di molto altro, se non duro lavoro, non crediate che il trading sia due clic di mouse e passare ore folli a spendere i milioni di euro guadagnati…
Qualche giorno addietro, seguivo proprio su Tradingview un live di un nostro collega, anzi due , dicevano cose mai più vere viste più e più volte. Persone che conoscono alla perfezione, molto più di me e tanti altri nostri colleghi la tecnica, la gestione e la psicologia del trading, quando viene, però, l’ora di sedere davanti al monitor non riescono ad essere profittevoli. Questo dovrebbe spiegare, da solo, l’importanza di quanto scritto sul Trading Plan e quanto oggi scrivo. Il trading è lo studio dei movimenti del mercato passati da applicare alla nostra operatività. Quindi, osservare allo sfinimento il passato ed applicarlo al presente, senza se e senza ma. Chiudiamo il 50% delle operazioni in profit? Bene, ripeto, anche solo con un rapporto R/R 1 a 2 siamo in profitto, giusto?
Guardate che quanto scrivo non è il percorso di una settimana, un mese, un anno. Per tutta la vostra vita da traders, dovrete saper riconoscere la vostra emotività, gestirla, dominarla. Certo, ogni giorno sarà migliore del precedente, ma non sarà sicuramente l’ultimo. Faccio un excursus per darvi due consigli pratici, a me hanno dato un grande aiuto. Il primo è lavoro su daily con operazioni che vanno da qualche giorno a qualche settimana, questo mi permette di ragionare con calma e lucidità l’ingresso, il mio Stop o TS ed il mio Take Profit. Ma mi restituisce anche il tempo di ragionare il piano B in caso il mio studio su quel trade non prenda il giusto verso. Se poi, acquisirete col tempo le caratteristiche che il trader deve possedere, potrete ragionare di scegliere Time Frame minori se proprio volete tradare intraday o, estremizzando, scalping. Il secondo è dimenticare le notizie, vi distolgono dagli obbiettivi, adesso è tutta una catastrofe, esempio. A noi, che vogliamo solo speculare, poco interessa se l’euro crollerà, se il gas quoterà tot, etc. A noi interessa capire dove andrà il prezzo. Gli analisti oggi sono divisi, chi dice che i mercati hanno scontato già le notizie di recessione, d’inflazione, altri dicono che ancora debbono scontarle, io, osservo cosa fanno i prezzi dei miei mercati sui quali opero, se oggi la mia operatività mi dirà che l’euro si apprezza, per me l’euro si apprezza.
Se voi seguite le notizie, sicuramente, vi farete condizionare dalle voci tambureggianti di un euro fino a 0.90 ed anche sotto. Capite cosa voglio dire? Se avrete, secondo la vostra tecnica un segnale long, non lo prenderete in considerazione perché sono tutti concordi a dire che l’euro si deprezzerà ancora parecchio.
Parte integrante della psicologia che ci permette di trovarci integri, rilassati, sereni e concentrati davanti al monitor è lo stress, sia esterno che dovuto al trading stesso. Lo ho trattato in lungo e in largo nelle parti didattiche sul Trading Plan. Ricordate? Se il corpo è sano la mente è sana. Se la mente è sana potremo dominare la nostra psicologia positivamente. Dormire le giuste ore, un’adeguata alimentazione, permettono la giusta concentrazione, quando si devono prendere decisioni bisogna essere super concentrati, convenite?
Ricapitolando e chiudendo anche quest’articolo, non possiamo assolutamente prescindere dal controllo delle nostre emozioni, ricordo allenarsi alla razionalità e all’equilibrio. L’aiuto più grande può fornircelo il nostro trading plan.
Io ho iniziato nel Novembre del 2009, oggi, a distanza di anni, prima ancora di aprire , quella che io chiamo la “piatta”, apro il mio trading plan e leggo punto per punto:
1. Motivazione: Io trado perché voglio raggiungere questi risultati…
2. Obbiettivo di Trading: Trado per comprarmi e poi smetto? Trado per 5 anni per e poi smetto? Trado per tutta la vita per garantirmi un futuro più agiato o per…?
3. Tipologia di Trading: Approccio al trade, entro se si verificano queste condizioni, a prezzo tot, lo SL lo metto ed il TP lo metto, piano B se il prezzo fa cosi o se il prezzo fa cola… etc.
4. Mercati e tempi operativi: Tendenzialmente opero su con questi orari perché ho notato più proficui su quei mercati
5. Sistema di trading: Applico un sistema manuale e discrezionale ma sempre nel rispetto del punto 3 del trading plan etc. etc.
6. Rischio: Entro con tot size, gestisco 1, 2, 3 operazioni per volta, espongo il mio conto ad ingressi dell’1%, il mio R/R non dovrà mai scendere sotto 1:2 etc. etc.
7. Gestione delle posizioni aperte: Non differisco mai dalla gestione del punto 3, questo mi permette una gestione tranquilla, dissociata dall’emozionalità, pragmatica e razionale etc. etc.
8. Test Trading System: Ogni settimana annoto i test, la bontà o meno del sistema ed annoto quanto determinato dalla simulazione. Altresì se non viene meno la profittabilità del sistema appongo le piccole e giuste modifiche a mantenerlo stabilmente proficuo, se proprio decade lavoro alla ricerca di un nuovo sistema, ma mai per sfizio o per aver letto o sentito il sistema di altri.
9. Annotazioni di qualsiasi cambiamento il qualsiasi punto del Trading Plan, cosa mi ha portato alla decisione, le modifiche apportate etc. etc.
Tutto quanto sopra lo rileggo prima ancora di iniziare ad operare ogni singola volta. Può sembrare stupido, ma ricordate questo strumento non discerne dall’altro e viceversa, tutto è strettamente connesso, apprendimento continuo di tecnica, lavoro su Trading Plan e sulla propria psicologia.
Rileggerlo, magari anche prima di una qualsiasi decisione che debba entrare in posizione, che lo sia e soprattutto che l’emozionalità mi detti di chiuderla, io rileggo il Trading Plan e come imposto oramai da anni lo seguo. Ricordo che non sono regole a caso, scritte per il gusto di farlo, sono il frutto dello studio e degli errori commessi in 13 anni e oltre. Errori anche e soprattutto psicologici.
Non ho messo slide in questo post didattico, in modo tale che ho potuto descrivere tutto senza suddividere in parti il documento, ma anche perché la giusta importanza va data alle parole, leggere una slide non può essere esplicativo di quanto ho scritto.
Buon lavoro.
Desidero ringraziare l'intera Tradingview, per questo importante strumento globale creato, ottimo per tutti noi che quotidianamente dobbiamo studiare, analizzare approcciare i trade, nonché confrontarci con altri colleghi che, (a differenza di tanti forum e altro), sono per lo più seri e competenti. Inoltre fantastico strumento di apprendimento per chi approccia questo mondo, magari fosse esistito quando iniziai io... Grazie davvero, una grandissima intuizione.