CFD Nasdaq100 possibile bull trap?Con un incredibile movimento il Cfd ha fatto nuovi massimi storici anche se i volumi non sono stati molto elevati cosi come il sottostante. Indicatori ed oscillatori positivi. Un ritorno sotto i precedenti massimi sarebbe un segnale negativo cosi come la violazione della trend ascendente di breve. Metterei dei trailing stop a protezione di posizioni long.
Indici di mercato
S&P 500 e inflazioneL'ultimo dato sull'inflazione statunitense ha fatto segnare un rialzo dello 0.9% nel corso del mese di marzo, portandosi al 3.3%. Si tratta del maggiore incremento mensile dal 2022.
La parte core, che esclude le componenti più volatili come l'energia, è rimasta sotto controllo segnando un 2.6% anno su anno.
Ora bisognerà vedere quanti i rialzi saranno effettivamente transitori e quale sarà la funzione di reazione delle banche centrali. Raramente episodi di questo tipo scompaiono immediatamente in quanto l'impatto sui prezzi dell'energia tende poi a estendersi a trasporti, alimentari e imballaggi.
Quello che però a noi interessa è l'impatto sugli asset.
L'impressione è che, soprattutto in una prima fase, potrebbero risentirne i bond e meno le azioni, che sono sostenute da previsioni di utili ancora elevati e da attese di una diminuzione dei tassi reali.
Anche a livello statistico, la storia ci conferma questa view.
Dal 1928 ad oggi, la performance dell'S&P 500 è molto positiva (a doppia cifra) se l'inflazione rimane tra 1 e 3% circa, con una probabilità di ritorni negativi piuttosto bassa (sotto il 22%).
Il rendimento scende leggermente (8%) se l'inflazione sale tra il 3% e il 5% ma la probabilità di vedere performance negative è comunque bassa (26%).
Solo in caso di inflazione sopra il 5% o sotto l'1% (i casi di deflazione), l'S&P 500 mette a segno le performance peggiori (2% e 4% medio annuo) con una probabilità di vedere rendimenti negativi che sale a oltre 44%.
In altre parole, il mercato azionario è probabilmente il miglior asset per difendersi dall'inflazione perché performa bene anche se l'inflazione sale (a patto che rimanga sotto controllo).
Il grande recupero, forse troppo grandeDopo l’attacco degli USA e di Israele all’Iran della fine di febbraio, l’indice S&P 500 è sceso quasi del 10%. Il minimo è stato segnato dal post di Trump in cui minacciava la “cancellazione della civiltà” iraniana.
Dal 30 marzo è partito un rally fulminante, che ha portato l’indice sui nuovi massimi di sempre, con un rialzo del 13%, nonostante la situazione appaia ancora tutt’altro che risolta.
Il mercato è passato da oversold a overbought con una velocità seconda solo a quella del 1982, quando la Fed abbassò i tassi dal 13%. Si partiva allora però da un mercato sui minimi, in cui il Presidente della Fed Volcker prima strangolò l’inflazione con tassi altissimi (causando recessione e bear market), poi nel 1982 invertì la rotta abbassando i tassi. Da lì il mercato esplose al rialzo.
Le forze che hanno alimentato il movimento attuale sono diverse. Come spesso succede nei mercati moderni, la velocità con cui si formano le scommesse ribassiste porta poi a dei movimenti di short covering che eccedono quello che sarebbe stato lecito immaginare dall’effettivo miglioramento della situazione reale.
L’entusiasmo è stato scatenato nella giornata di venerdì da un Trump logorroico su Truth Social che, in oltre venti post, ha annunciato che un accordo è molto vicino e che l’Iran avrebbe rinunciato al programma nucleare e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
L’Iran non ha smentito e ha dichiarato che lo Stretto è "completamente aperto" al traffico commerciale, in coincidenza con il cessate il fuoco in Libano della durata di 10 giorni tra Israele e Hezbollah, mediato dagli USA. Il traffico rimane però estremamente limitato. Le poche navi che passano lo fanno lungo rotte coordinate e approvate dalle autorità iraniane.
A Teheran c’è molta confusione su chi sia veramente legittimato a trattare. È stato Abbas Araghchi (Ministro degli Esteri) a postare su X che lo Stretto di Hormuz era completamente aperto, ma questo ha provocato forti critiche da parte dei media vicini alle Guardie della Rivoluzione (IRGC) e dei conservatori duri, che oggi hanno dichiarato che lo Stretto deve considerarsi ancora bloccato.
La delegazione iraniana nei colloqui di Islamabad della settimana scorsa era molto ampia e composita (circa 70 persone), guidata dal Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf insieme ad Araghchi, ma includeva anche figure militari e tecnocrati. C’è una tensione evidente tra la linea più diplomatica del Ministero degli Esteri e quella più dura dell’IRGC e dei conservatori.
La situazione quindi è tutt'altro che risolta e il movimento tecnico di portata eccessiva potrebbe far rifiatare i mercati nei prossimi giorni.
S&P 500 – Situazione Delicata: Continuazione o Inversione?L’S&P 500 si trova in una fase estremamente interessante dal punto di vista ciclico.
Dopo l’ultimo aggiornamento, il mercato ha mostrato una forza inattesa, andando a rompere livelli chiave e invalidando lo scenario di debolezza che prevedeva un semestrale vincolato al ribasso.
Scenario Ciclico Attuale
Dal minimo precedente è altamente probabile la partenza di un nuovo ciclo annuale lato prezzi, con segnali anticipatori già evidenti tramite pattern proprietari (Genesis) .
La rottura della linea di vincolo in area 6521 ha rappresentato il primo campanello d’allarme, seguita da un impulso direzionale molto forte che ha confermato la natura del movimento.
Questo tipo di dinamica è coerente con:
partenza di un T+4
oppure direttamente di un T+5
Il Punto Critico: Annuale Inverso
Ora il vero nodo è questo:
Siamo di fronte a un annuale inverso vincolato al ribasso?
Se così fosse, il mercato potrebbe trovarsi nella fase iniziale di una struttura destinata a esaurirsi nel medio periodo.
Livelli Chiave da Monitorare
🔴 Resistenza principale
7144 → livello Fibonacci (0.382)
In area di price discovery → possibile punto di reazione
🟡 Supporti intermedi
7062 → prima zona tecnica (inefficienza / FVG)
7029 → order block rilevante
🔥 Livello decisivo
6931 → livello Genesis del T+5
se Perdita con consolidamento sotto = cambio scenario
🧠 Linea di controllo
7002 → linea di vincolo
Può essere violata temporaneamente, ma non consolidata sotto
Struttura e Liquidità
L’attuale salita è caratterizzata da:
presenza di numerose inefficienze
struttura molto impulsiva e poco bilanciata
Questo implica una cosa importante:
👉 Alta probabilità futura di ritorno su queste zone per riequilibrio
Scenario Operativo
🟢 Scenario rialzista (continuazione)
Tenuta sopra 7062
Recupero e consolidamento sopra 7144
Possibile estensione verso livelli superiori (continuazione ciclo)
🔴 Scenario ribassista (inversione)
Perdita di 7062
Retest fallito → trasformazione supporto in resistenza (FVG inverso)
Perdita definitiva di 6931
In questo caso:
partenza ciclo inverso (T+2 / T+3)
possibile avvio di struttura ribassista più ampia
Timing Ciclico
Dal punto di vista temporale:
siamo in area compatibile con partenza di un T+3 inverso
possibile movimento già nelle prossime sessioni
Attenzione all’apertura settimanale: potrebbe essere decisiva
Conclusione
Il mercato è in una fase di price discovery, dove:
sopra i livelli → forza continua
sotto i livelli → cambia completamente lo scenario
In queste condizioni non si anticipa… si reagisce.
💬 Domanda per la community:
Secondo voi l’S&P500 continuerà la salita o siamo vicini a un’inversione?
RICORDATI DI LEGGERE LA MIA BIO
DAX plan 20-24 AprileDopo la reazione sulla supply, prezzo punta il doppio massimo fatto in precedenza. Essendo in fase di spinta mi aspetto una correzione che potrebbe formare un PHL. Valuterei un Long per nuovi massimi da 25,441. Se avviene ancora un rifiuto sul weekly 25323 potrei valutare short fino al PHL.
Traffico marittimo attraverso Hormuz, unico indicatore che contaGli interventi militari condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran dal sabato 28 febbraio hanno profondamente scosso i mercati finanziari globali. Le azioni sono state particolarmente colpite, con una fase di correzione di circa il 10%, seguita da un rimbalzo osservato dall’inizio di aprile.
Nel complesso, gli asset rischiosi restano soggetti a forte instabilità. Questa tensione è spiegata da un contesto geopolitico estremamente mutevole, che oscilla costantemente tra speranze di de-escalation e nuove tensioni. Possibili cessate il fuoco, cicli negoziali, rotture diplomatiche, ipotesi di accordi di pace e incertezze sulla normalizzazione del traffico nello Stretto di Hormuz: il flusso informativo è particolarmente erratico, a volte persino più della volatilità dei mercati.
In questo contesto, molti investitori si chiedono quale sia il momento giusto per riposizionarsi al rialzo.
In questo scenario, i veri indicatori da monitorare sono quelli che riflettono lo stress geopolitico e il suo impatto sulla crescita globale: prezzi dell’energia (petrolio, gas), costi degli input come l’urea, livelli dei tassi d’interesse, aspettative di inflazione e sicurezza degli approvvigionamenti energetici per le principali economie asiatiche. Di fronte a questa molteplicità di fattori, diventa difficile dare priorità ai segnali rilevanti per le decisioni.
Per questo motivo privilegio un approccio più mirato, concentrandomi su due indicatori particolarmente significativi:
• Le configurazioni tecniche del mercato petrolifero, con l’attesa di un chiaro segnale ribassista prima di qualsiasi riallocazione significativa verso asset rischiosi
• Il volume reale delle navi che trasportano petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz
L’istogramma seguente mostra il numero di navi che attraversano ogni giorno lo Stretto di Hormuz. Questo grafico proviene da Bloomberg, con le fonti indicate qui sotto.
A questo punto, nessuno di questi indicatori conferma un ritorno alla normalità. Il mercato petrolifero resta teso e non mostra ancora un segnale tecnico sufficientemente rassicurante. Una rottura sotto i 95 dollari sarebbe un primo elemento incoraggiante, con un ritorno verso la zona degli 80 dollari come scenario più favorevole.
Parallelamente, il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz rimane estremamente perturbato. Mentre prima del 28 febbraio transitavano circa 50 navi al giorno, questo numero oscilla ora tra 0 e 5. Una ripresa graduale e duratura di questo flusso sarebbe un segnale chiave per un ritorno più fiducioso sugli asset rischiosi.
La tabella seguente mostra tutte le fonti disponibili per accedere ai dati del trasporto marittimo globale delle materie prime. La raccolta di questi dati consente di determinare il numero di navi che attraversano ogni giorno lo Stretto di Hormuz.
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 14.04.2026I mercati scontano il possibile riavvio dei negoziati IRAN-USA.
Incerto il destino operativo dello stretto di Hormutz, bloccato dagli Usa.
Prezzo del petrolio in calo, dopo la fiammata mattutina di ieri.
Occhi aperti su rame e alluminio: prezzi in tensione, possibili carenze d’offerta.
Il 13 aprile si è chiuso con una certezza e molte incognite: quando Washington e Teheran non si parlano, il petrolio parla per loro. E lo fa a modo suo, tornando sopra quota 100 dollari/barile. Risultato: giornata negativa per le Borse, almeno in Europa, mentre Wall Street riesce nel gradito colpo di teatro finale.
In Europa è prevalso il “rosso”, ma senza drammi: Madrid -1,0%, seguita da Francoforte -0,5%, Parigi -0,3%, Londra (-0,2%): in positivo Amsterdam, +0,2%. Dall’altra parte dell’Atlantico nel finale gli indici americani recuperano con decisione, col Dow Jones a +0,6%, lo S&P500 a +1,0% e il Nasdaq a +1,2%.
Dietro le quinte, però, si muove una variabile ben più pesante: la produzione petrolifera del cartello Opec+. A marzo si è registrato un crollo di quasi 8 milioni di barili/giorno, -27,5% rispetto a febbraio. Un dato che fotografa in modo impietoso l’impatto del primo mese di guerra, iniziata il 28 febbraio, tra attacchi e blocco dello Stretto di Hormuz. A soffrire di più i grandi produttori del Golfo, Arabia Saudita, Kuwait, Emirati, Iraq, mentre il Venezuela svetta con un leggero aumento dell’offerta.
Il conto, ovviamente, arriva in Europa, e pure pesante: oltre Eur 22 miliardi in più per le importazioni energetiche dall’inizio del conflitto. Una cifra che rende l’idea meglio di qualsiasi dichiarazione politica. Non a caso, Bruxelles valuta misure straordinarie, inclusa la sospensione delle norme sugli aiuti di Stato nel settore energetico, con un possibile temporary framework già entro fine mese.
Nel frattempo, negli Stati Uniti, parte la stagione delle trimestrali. Ad aprire le danze sono le grandi banche. Goldman Sachs presenta numeri solidi: utile in crescita, +19% a US$ 5,63 miliardi, ricavi a 17,23 miliardi (+14%). Il miglior trimestre degli ultimi cinque anni. Ma l’amministratore delegato David Solomon non si lascia andare all’entusiasmo: il contesto geopolitico resta “molto complesso”.
Gli occhi ora sono puntati su JPMorgan, Wells Fargo, Citigroup e BlackRock, seguite il 15 aprile da Bank of America e Morgan Stanley. Il settore arriva a questo appuntamento dopo un primo trimestre difficile: l’indice bancario KBW ha perso -6%, la peggiore performance dal 2023. Tuttavia, nelle prime due settimane di aprile ha già recuperato terreno, portando il bilancio da inizio anno a +1%. Le valutazioni restano interessanti: un P/E di 14x, con uno sconto superiore al 40% rispetto al 21x dell’S&P500.
Sul fronte obbligazionario, il Treasury decennale rende 4,29%, mentre il BTP italiano 3,88%. La Federal Reserve naviga a vista: da un lato il rischio inflazione, alimentato dal caro energia; dall’altro la possibilità che una guerra prolungata raffreddi il mercato del lavoro. Per ora, prevale la prudenza: tassi fermi al 3,5%-3,75% e giudizio sospeso.
Anche la BCE resta in modalità attendista. Il vicepresidente Luis de Guindos ammette che il primo impatto inflattivo della guerra è inevitabile, ma promette attenzione sugli effetti secondari. Il sottotesto è chiaro: i tassi potrebbero salire, ma senza fretta.
Oggi, 14 aprile, cambio di “mood” quasi teatrale. Tornano le speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran, nonostante il blocco delle spedizioni nello Stretto di Hormuz che, paradossalmente, viene letto come leva negoziale. I mercati virano in modalità risk-on: scendono petrolio, gas e dollaro; salgono azioni, obbligazioni, bitcoin e metalli preziosi.
I listini europei guadagnano circa +0,6% a metà mattina, mentre i future di Wall Street restano piatti dopo il rally della vigilia, con lo S&P500 ormai a meno del 2% dai massimi storici.
In Asia, il tono è positivo: Nikkei +2,3%, con SoftBank a +10%; KOSPI +3,6%, trainato dai chip (SK Hynix +9%, Samsung oltre +4%). Più cauta la Cina, con Shanghai a +0,5% e segnali di rallentamento delle esportazioni.
Il petrolio Brent, intanto, corregge del 2%, scendendo di circa 5 dollari rispetto al giorno precedente. Ma attenzione a cantare vittoria: UBS vede il Brent a 100 dollari a giugno, 95 a settembre, 90 a dicembre e 85 a marzo 2027. In caso di shock prolungato, però, lo scenario estremo resta sul tavolo: oltre 150 dollari al barile, con conseguente distruzione della domanda.
Non sorprende quindi che il mercato abbia ridimensionato le aspettative sui tassi ufficiali: secondo CME FedWatch, la probabilità di un taglio di almeno 25 bps entro dicembre è crollata al 16%.
Nel frattempo, le materie prime industriali si muovono: il rame torna sopra 6 dollari/libbra, mentre l’alluminio tocca i massimi da quattro anni, sostenuto dai timori di carenze (il Medio Oriente vale circa il 9% della produzione globale). I metalli preziosi provano a reagire, oro a 4.766 dollari/oncia, argento a 77,10, ma restano sotto pressione: l’oro ha perso oltre il 10% dall’inizio della guerra.
Il dollaro scivola ai minimi da inizio marzo, con l’euro a 1,176. Nel comparto cryptos finalmente protagonista Bitcoin, che risale a 74.300 dollari. A sostenerlo, oltre al clima più disteso, c’è anche lo shopping aggressivo di Strategy, che ha acquistato 13.927 Bitcoin a un prezzo medio di 71.902, per un totale di circa 1 miliardo. Il bottino sale così a 780.897 Bitcoin, costati 59,02 miliardi (media 75.577/l’uno), che fa della società di Michael Saylor il più grande detentore al mondo.
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E se avessimo già visto il minimo?Diciamocelo chiaro: i mercati azionari sono cinici davanti alla guerra.
Anzi, se ne fregano proprio!
Se prendiamo la stagionalità storica dell'indice S&P 500 nei maggiori eventi geopolitici dal 1939 ad oggi notiamo che dopo 30/40 giorni dal conflitto, il mercato segna già nuovi massimi.
Ovviamente ci sono casi peggiori ma in media funziona così.
E oggi cosa sta succedendo?
S&P 500 ha segnato un minimo intorno al 23esimo giorno di guerra (un po' in ritardo rispetto alla media storica) a -8.69%.
Da lì è rimbalzato violentemente recuperando un 8.55% dai minimi del 30 marzo.
Prendendo per buona l'analisi storica, dovremmo aver già toccato il minimo di questo evento geopolitico.
E voi cosa ne pensate? L'indice americano tornerà a salire?
S&P 500, il sell-off è alle nostre spalle?Può l’indice S&P 500 evitare un mercato ribassista dal punto di vista tecnico mentre l’incertezza macro globale è molto elevata?
La situazione geopolitica e macroeconomica è infatti ancora lontana da un ritorno alla normalità, anche se gli indici azionari internazionali hanno registrato un rimbalzo dall’inizio del mese di aprile. Questa stabilizzazione del mercato azionario globale può sembrare sorprendente alla luce del prezzo del petrolio, che non ha ancora fornito i segnali tecnici minimi di un ritorno al contesto precedente alle operazioni militari del 28 febbraio.
La tabella seguente mostra i segnali tecnici minimi da considerare sul prezzo del petrolio, del gas naturale e del fertilizzante urea prima di poter credere serenamente a un minimo definitivo dei mercati azionari. Finché il prezzo del petrolio rimane sopra i 90 dollari, è illusorio pensare che il mercato azionario abbia validato un minimo finale all’inizio di aprile.
Dal punto di vista dell’analisi tecnica, il rimbalzo degli indici azionari ricorda la ripresa a V-bottom del mese di aprile 2025 alla fine della crisi commerciale tra gli Stati Uniti e i loro principali partner commerciali. Questa struttura di recupero impulsiva è in netto contrasto con il mantenimento di un elevato livello di incertezza fondamentale, con una navigazione commerciale che non è ancora ripresa attraverso lo stretto di Hormuz. La tabella seguente ricorda il ruolo fondamentale dello stretto di Hormuz nell’approvvigionamento globale di petrolio e gas naturale.
Il rischio di un mercato ribassista è quindi completamente escluso mentre l’indice S&P 500 ha registrato un sell-off di “solo” il 9%? La risposta è no, anche se allo stato attuale il mercato non ha rotto il supporto tecnico che validerebbe l’inizio di un mercato ribassista.
La tabella seguente presenta in modo sintetico le principali differenze tra un semplice sell-off e un vero mercato ribassista. La situazione geopolitica sarà decisiva, ma saranno i livelli dell’analisi tecnica a determinare se il mercato azionario statunitense può davvero evitare un mercato ribassista simile a quello del 2022, che è durato un anno con un drawdown del 27%.
Dove si trova quindi la frontiera tecnica tra una semplice fase di sell-off e l’inizio di un mercato ribassista che potrebbe durare ancora diversi mesi? L’analisi tecnica su base settimanale dell’indice S&P 500 indica che questo livello pivot si trova a 6.150 punti. Finché questo supporto viene mantenuto, il rischio di una correzione profonda è escluso. Ma se questo supporto viene rotto, allora sarà il segnale di un mercato ribassista che potrebbe riportare l’indice S&P 500 verso la parte bassa del suo canale rialzista tracciato dal 2020.
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I CFD sono strumenti complessi e comportano un rischio elevato di perdere denaro rapidamente a causa della leva finanziaria. La maggior parte dei conti al dettaglio perde capitale quando fa trading con i CFD. Dovresti valutare se comprendi il funzionamento dei CFD e se puoi permetterti di correre tale rischio.
Gli asset digitali non sono regolamentati nella maggior parte dei paesi e potrebbero non essere soggetti a norme di protezione dei consumatori. In quanto investimenti altamente volatili e speculativi, non sono adatti a investitori con bassa tolleranza al rischio. Assicurati di comprendere ogni asset digitale prima di operare.
Le criptovalute non sono considerate valuta legale in alcune giurisdizioni e sono soggette a incertezze normative.
L’uso di sistemi basati su Internet può comportare rischi elevati, tra cui frodi, attacchi informatici, interruzioni di rete e comunicazione, furti di identità e phishing legati agli asset digitali.
DMDR: Equilibrio Ciclico o Nuovo Disallineamento?📉 DJI/DJT Ratio — 6M Focus: Equilibrio Ciclico o Nuovo Disallineamento?
Negli ultimi 6 mesi il ratio ha esteso sopra **3,00**, fallendo il breakout e rientrando rapidamente sotto **2,80** fino all’area **2,60**. Questo movimento segnala assorbimento della divergenza accumulata: la sovraperformance degli Industriali si è ridimensionata mentre i Trasporti hanno recuperato terreno. In ottica strutturale, il riequilibrio è coerente con la logica di Dow — la produzione necessita conferma logistica — e tende a riflettere una partecipazione economica più coerente 📦🚚
📊 STRUTTURA E LOGICA
– Estensione eccessiva sopra **3,00** → squilibrio relativo
– Rigetto netto su **2,80** → supply istituzionale attiva
– Rientro verso **2,50–2,60** → zona di riequilibrio
La struttura attuale è di transizione: la divergenza si è compressa ma non completamente risolta. Il pivot resta **2,50** — baricentro direzionale 🎯
🧭 LETTURA INTERMARKET
Ratio in calo → Trasporti più forti → conferma ciclica
Ratio in rialzo → Industriali isolati → potenziale fragilità
Il mercato sta ora testando se l’allineamento sia stabile o temporaneo.
🧠 ANALISI CRITICA — SCENARI
Riequilibrio costruttivo
– Tenuta sopra **2,50** con compressione di volatilità
– Breadth più solida e partecipazione ciclica 📈
Disallineamento difensivo
– Recupero e accettazione sopra **2,80**
– Leadership Industriali isolata
– Segnale di stress macro o rallentamento ⚠️
Disallineamento ciclico aggressivo
– Estensione sotto **2,20**
– Sovraperformance Trasporti
– Possibile rotazione risk-on accelerata o fase avanzata del ciclo
🧨 INVALIDAZIONE STRUTTURALE
Uscita stabile dal range **2,20–2,80** ridefinisce il regime e richiede rivalutazione completa della lettura intermarket.
🧠 SENTIMENT (mesi)
Neutrale-costruttivo: divergenza ridotta ma non conclusa. La conferma passa dalla difesa o perdita del pivot **2,50**.
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Il Nasdaq è sottovalutato?Il Nasdaq è ritornato al centro della scena dopo sole 7 sedute di rialzi consecutivi.
La serie più lunga da settembre 2025.
L'indice infatti è risalito del 14% dai minimi di fine marzo, riconquistando le media a 50, 100 e 200 periodi.
E' anche ritornato sopra i livello pre-conflitto.
Ma cosa è cambiato rispetto a prima?
Il paradosso delle valutazioni
La prima cosa che salta subito all'occhio è che rispetto al periodo pre-conflitto le valutazioni sono decisamente più generose.
Il PE forward del Nasdaq è passato da 28 a 21.
Si tratta dei minimi del 2025 (Liberation Day), 2022 (shock inflazione e tassi) e 2020 (Covid).
Ogni volta che il multiplo ha toccato questi livelli negli ultimi 5 anni, è seguito un rimbalzo significativo.
Ma il dato più eloquente viene dal rapporto PEG (PE diviso per il CAGR degli EPS a 3 anni).
Il PEG del settore tecnologico americano è crollato a 0.6x, il livello più basso dal periodo post crisi 2008 o 2000.
Un PEG a tali livelli implica, per definizione, che il mercato sta pagando una frazione della crescita degli utili, o alternativamente, che sta scontando un crollo degli utili futuri che gli analisti non vedono ancora.
Almeno sul piano delle metriche storiche il settore tecnologico è in una situazione in cui c'è un valore relativo significativo, a patto naturalmente che gli utili reggano.
Per questo sarà importante seguire attentamente la trimestrale che inizierà a breve.
La normalizzazione dello Stretto di Hormuz sarà lungaLe operazioni militari lanciate dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran sabato 28 febbraio hanno avuto un forte impatto sui mercati finanziari internazionali attraverso i vincoli di offerta di petrolio, gas naturale e fertilizzante urea, che normalmente transitano attraverso lo Stretto di Hormuz.
Questi dati sono ormai ben noti a tutti e la narrativa dominante tende a ritenere che la futura riapertura dello stretto (poiché, siatene certi, questa crisi finirà come tutte le crisi geopolitiche del passato) segnerà la fine immediata delle pressioni macroeconomiche.
La situazione è più complessa, poiché non basta premere un pulsante (on/off) per riavviare il sistema di produzione di petrolio e gas nel e attorno al Golfo Persico. Attualmente, circa il 50% della capacità produttiva energetica è fermo nella regione e i flussi di esportazione sono solo al 30% dei volumi precedenti al 28 febbraio.
Ricordiamo i fattori fondamentali principali:
• Il 25% delle esportazioni mondiali di petrolio greggio passa attraverso lo Stretto di Hormuz
• Il 20% delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto
• Il 35% delle esportazioni mondiali di fertilizzante urea
• La maggior parte di queste esportazioni è destinata all’Asia (80%), il cuore della crescita economica globale
La riapertura dello Stretto di Hormuz sarà certamente un’ottima notizia geopolitica e macroeconomica. Rappresenterà il primo passo verso un ritorno alla situazione precedente al 28 febbraio, ma il processo di normalizzazione non richiederà solo pochi giorni. Saranno necessarie diverse settimane per una completa normalizzazione di:
• L’intero sistema produttivo di petrolio e gas del Golfo Persico, talvolta con diverse settimane per riavviare impianti completamente fermati
• Diverse settimane per riorganizzare e ripristinare il trasporto marittimo tramite
superpetroliere, come indicato dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) con sede a Londra
• Durante questo periodo, le scorte globali continueranno a diminuire e dovranno essere ricostituite
• Dopo diverse settimane, il sistema globale di produzione e trasporto dell’energia tornerà operativo, ma resterà un premio per il rischio geopolitico e costi assicurativi significativamente più elevati per le petroliere rispetto al periodo precedente al 28 febbraio
La tabella seguente mostra i vincoli attuali e futuri sull’offerta di petrolio, gas e urea.
Sarà quindi necessario del tempo, probabilmente diverse settimane, affinché i prezzi del petrolio e del gas si normalizzino sui mercati finanziari, e ci sarà un impatto rialzista sui tassi di inflazione nominale a livello globale. La reazione complessiva delle principali banche centrali è ancora incerta, ma è importante ricordare che il primo giorno della riapertura dello Stretto di Hormuz non segnerà la fine immediata della crisi economica.
L’infografica seguente mostra la navigazione delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz (fonte: MarineTraffic).
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SPY S&P500 La mediana di canale tiene e la settimana scorsa...Buon giovedì 9 Aprile 2026 e bentornati sul canale con un contributo tecnico sull'indice S&P500.
Come enfatizzerò in questo video, non ho intenzione di concentrarmi sulle news legate al conflitto USA-Iran, che lascio a divulgatori più autorevoli e competenti di me; mi limiterò bensì ad analizzare candele, prezzi e volumi per cercare di interpretare nella maniera più oggettiva possibile quanto sta succedendo e cosa aspettarci dall'indice più importante al mondo.
Grazie per la vostra attenzione e una buona giornata
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Nasdaq: “Massive Gap Up" oltre 24.900, quanto dura?La capacità del CFD Pepperstone Nasdaq (NAS100) di consolidare stabilmente sopra 24.200–24.500 punti sarà decisiva per capire se il "massive gap up" dell'8 aprile evolve in una nuova gamba impulsiva oppure resta un rimbalzo tecnico da ricopertura in un contesto macro ancora sotto pressione tariffaria.
L’8 aprile 2026 il Nasdaq 100 ha vissuto una seduta estremamente esplosiva, chiudendo a circa 24.903 punti (+2,90% vs 7 aprile), con range intraday 24.756–25.045. I future E‑Mini (giugno 2026) hanno segnato un massimo a 25.257 e chiuso a 25.024, mentre il CFD NAS100 Pepperstone ha replicato coerentemente il movimento, con un significativo gap up rispetto alla chiusura precedente a 24.202. Già la sera del 7 aprile i mercati di predizione scontavano alte probabilità di chiusure sopra 24.100–24.200 e target 25.000–25.100 sui future. Il movimento è guidato da due fattori: da un lato il contesto tariffario dell’amministrazione Trump (“Liberation Day”), che aumenta volatilità macro e comprime i multipli growth; dall’altro la resilienza strutturale delle big tech del Nasdaq 100, caratterizzate da ricavi orientati ai servizi e un rapporto Costo del Venduto/Ricavi intorno al 50% (vs ~65% S&P 500), che le rende meno esposte ai costi delle importazioni. Le headline parlano di “bull run tecnica accelerata”, con resistenza già individuata in area 25.400 e recupero rapido del ribasso di inizio aprile.
Contesto attuale: dove si trova il prezzo (CFD Pepperstone Nasdaq NAS100)
Il Nasdaq (CFD Pepperstone NAS100), che replica il cash price del Nasdaq 100 derivato dai liquidity provider a partire dal future NQ front-month (giugno 2026), quota dopo la chiusura dell’8 aprile in area 24.900–25.000 punti, dopo aver superato con decisione la soglia psicologica dei 24.500 nel corso della seduta. L’8 aprile il range operativo si è collocato in 24.756–25.045 sull’indice cash e 24.935–25.257 sui future, confermando un’escursione intraday tipica di un movimento impulsivo e non di un semplice drift rialzista.
La seduta del 7 aprile aveva già mostrato tenuta positiva, con chiusura a 24.202 punti e intraday 23.779–24.209, trasformando quell’area nella base di lancio del gap up del giorno successivo. Il gap up dell’8 aprile ha portato rapidamente il Nasdaq (NAS100 CFD Pepperstone) dall’area 24.200 oltre 25.000 punti in una sola seduta, rendendo la vecchia resistenza a 24.500 un nuovo supporto dinamico e riaccelerando un trend rialzista partito dai minimi strutturali in area 23.000. Nella parte alta del nuovo range, il mercato mostra momentum esplosivo, con ricoperture short aggressive e acquisti in denaro su ogni tentativo di rimbalzo ribassista, segnalando che il movimento non viene trattato come un semplice picco di liquidità isolato.
Struttura di fondo: trend rialzista riaccelerato dal "gap up" tecnico (CFD Pepperstone Nasdaq)
Su orizzonte plurimensile, il Nasdaq 100 mostrava già prima del gap up dell’8 aprile un trend rialzista ben strutturato: l’impulso attivo era partito dal forte supporto in area 23.000 punti, dove il mercato aveva completato il test dell’ex resistenza poi diventata base del nuovo ciclo. Il superamento progressivo delle resistenze statiche a 23.500, 24.000 e 24.500 punti ha costruito una sequenza di minimi e massimi crescenti, con la trendline discendente del canale correttivo di lungo periodo, partita dal massimo di fine gennaio, finalmente violata al rialzo e trasformata in supporto dinamico.
L’analisi di Pepperstone di marzo 2026 indicava già i 24.000–23.800 punti come area di supporto chiave e il consolidamento dell’indice in quella fascia come premessa per un nuovo rilancio. Il gap up dell’8 aprile ha quindi agito da acceleratore su un bull trend preesistente: non si tratta di un’inversione improvvisa dal basso, ma dell’estensione impulsiva di un’onda rialzista già in corso, identificata dall’analisi wave come “impulso 1” partito da 23.000, con target successivo a 25.400 punti, massimo dell’onda 4 di febbraio.
La struttura fondamentale rafforza questa lettura, perché il Nasdaq 100 proiettava una crescita degli utili del +34% anno su anno contro un consensus iniziale del +22%. In questo quadro, la distanza tra prezzo corrente e valore fondamentale non appare sufficiente a giustificare un’inversione, mentre il vecchio corridoio 22.000–23.000 viene riassorbito come fase di accumulazione completata, lasciando spazio a correzioni tecniche anche violente ma ancora pienamente “in trend”.
La logica della nuova fascia 24.000–25.500 sul CFD Pepperstone Nasdaq (NAS100)
La vecchia fascia 22.500–24.000 si è trasformata in zona di breakout confermata; il nuovo "laboratorio" di contrattazione tra compratori e venditori sul Nasdaq (CFD Pepperstone NAS100) è ora centrato tra 24.000 e 25.500 punti. È qui che si decide se il mercato consoliderà il gap up dell'8 aprile per un allungo verso 25.400–26.000 punti o se tornerà a riassorbire parte del movimento in direzione dei supporti primari a 24.000–23.500.
• Resistenza immediata 25.045–25.400 punti: area del massimo cash dell'8 aprile (25.045 NDX) e primo target wave identificato dall'analisi Elliott in area 25.400 (massimo dell'onda 4 di fine febbraio); una chiusura daily stabile sopra 25.045 consoliderebbe il breakout e aprirebbe spazio verso 25.400 e poi 26.000 punti.
• Resistenza secondaria 25.400–26.000 punti: target dell'impulso wave attivo e livello psicologico di "big figure"; zona in cui diversi desk individuano livelli per prese di profitto tattiche e coperture di portafoglio dopo l'accelerazione dell'8 aprile.
• Supporto primario 24.500–24.756 punti: minimo intraday dell'8 aprile e nuova zona di pullback immediato post‑breakout; i compratori hanno difeso aggressivamente questa fascia durante la seduta, rendendo il range 24.756–24.900 il primo cuscinetto di supporto dinamico da monitorare nelle prossime sessioni.
• Supporto secondario 24.000–24.200 punti: chiusura del 7 aprile e area di consolidamento di inizio mese; ex resistenza psicologica trasformata in supporto; un rientro tecnico su quest'area senza rotture decise rafforzerebbe il segnale di breakout e offrirebbe punti d'ingresso long tattici verso 25.000–25.400.
• Supporto strutturale 23.000–23.500 punti: base dell'impulso wave attivo identificata dall'analisi Elliott; zona del vecchio breakout strutturale e primo target ribassista in caso di sgonfiamento del momentum. Un ritorno stabile sotto 23.000 riaprirebbe il corridoio 22.000–23.000 e segnalerebbe un esaurimento dell'onda rialzista attiva.
Struttura tecnica: trend, momentum e livelli chiave sul CFD Pepperstone Nasdaq
La struttura delle medie mobili sul Nasdaq 100, ricostruita sull’indice cash NDX e sui future NQ giugno da cui Pepperstone deriva il prezzo del NAS100 CFD, mostra una configurazione rialzista accelerata: con la chiusura dell’8 aprile a 24.903 punti, il prezzo si è distanziato nettamente dalle medie di breve periodo in area 23.800–24.200, mentre le medie lente a 100–200 giorni restano più in basso, confermando la distanza tipica di un trend direzionale forte. Il breakout della trendline del canale discendente di lungo periodo, già evidenziato dall’analisi wave, aggiunge qualità tecnica alla struttura rialzista, trasformando quella resistenza dinamica in supporto.
Gli oscillatori di momentum descrivono una condizione tirata ma coerente con un rally impulsivo reale: il gap up dell’8 aprile, pari a +2,90% in chiusura e circa +3,5% intraday sui future, è tipico di una ricopertura aggressiva di short e dell’ingresso di nuovo denaro orientato al momentum. Allo stesso tempo, questo tipo di estensione aumenta il rischio di pullback tecnici rapidi verso l’area 24.500–24.000, che però non comprometterebbero la struttura rialzista di fondo se rispettati in chiusura daily. I report wave indicano come prossima resistenza dinamica rilevante l’area 25.400, con RSI presumibilmente in zona 70–75 dopo l’8 aprile e MACD in configurazione rialzista espansiva sopra lo zero.
La mappa operativa dei livelli chiave sul Nasdaq (NAS100 CFD Pepperstone) diventa quindi chiara: sopra 25.045–25.400 il mercato può estendere verso 26.000; tra 24.500 e 24.756 si colloca il primo cuscinetto di supporto post-gap; tra 24.000 e 24.200 passa il livello discriminante tra consolidamento del breakout e rientro nel range pre-8 aprile; sotto 23.000 il momentum rialzista wave risulterebbe in esaurimento e si riaprirebbe il corridoio 22.000–23.000.
Scenari operativi sulla fascia 24.000–25.500 (Nasdaq CFD Pepperstone NAS100)
Scenario di continuazione rialzista e resilienza tech: se nelle prossime sedute non emergeranno sorprese negative sui dazi e i grandi nomi del Nasdaq 100 continueranno a mostrare una crescita degli utili sopra le attese, con stime consolidate a +34% anno su anno contro un consensus del +22%, il Nasdaq (NAS100 CFD) potrà mantenersi sopra 24.750 e puntare alla resistenza wave di 25.400, con possibile estensione verso 26.000 in presenza di catalizzatori positivi come dati macro in linea, utili Q1 solidi o segnali di apertura negoziale sui dazi. In questo quadro, i modelli trend-following continuerebbero a leggere il mercato come “strong buy”, con ricoperture di short a sostenere ogni ritracciamento verso 24.500 e strategie long privilegiate rispetto alle vendite anticipate sul top.
Scenario di pullback tecnico ed escalation tariffaria: se invece dovessero emergere nuovi inasprimenti sui dazi verso la Cina, sorprese negative dagli utili tech o un peggioramento del quadro macro globale, il premio di valutazione accumulato potrebbe iniziare a rientrare e il Nasdaq (NAS100 CFD Pepperstone) potrebbe ritracciare prima verso 24.500–24.200, poi verso 24.000–23.500 in caso di correzione più estesa. Solo una discesa stabile sotto 23.000 comprometterebbe la struttura dell’impulso wave attivo e aprirebbe spazio a una revisione ribassista più profonda verso 22.000, area in cui molti desk collocano i primi obiettivi di profit-taking per strategie short costruite tra 24.500 e 25.000, senza però intaccare il bull trend pluriennale finché le medie lente restano in pendenza positiva.
In definitiva, la fascia 24.000–25.500 sul Nasdaq (CFD Pepperstone NAS100) rappresenta il nuovo pivot del mercato tech USA: la capacità dei prezzi di restare sopra 24.200–24.500 in chiusura daily dopo il massive gap up dell’8 aprile sarà il segnale chiave per distinguere tra un’estensione impulsiva del bull trend verso 25.400–26.000 e un semplice spike da ricopertura destinato a rientrare parzialmente nel range precedente
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S&P 500 — Elliott Wave Structural Analysis# 🌀 S&P 500 — Elliott Wave Structural Analysis | 4H
1. STRUTTURA E LOGICA 📊
Grado e Gerarchia
Il chart presenta una lettura multi-grado di rara densità strutturale. Al grado Super Cycle (V), il rally da agosto 2024 a fine ottobre 2024 rappresenta la conclusione di una sequenza impulsiva che ha visto la convergenza simultanea di cinque gradi concentrici:
🔹 Minore 5 → 🔸 Intermedia (5) → 🔶 Primaria ⑤ → 🟠 Cycle V → 🔴 Super Cycle (V)
Questa sovrapposizione di terminazioni sul massimo di area **7.002** non è un dettaglio analitico secondario — è il segnale strutturale più potente dell'intera lettura. Quando cinque gradi di onda chiudono simultaneamente sullo stesso pivot, il mercato esaurisce energia impulsiva accumulata su orizzonti temporali multipli. Statisticamente, questi eventi precedono correzioni profonde, articolate e temporalmente estese, proporzionali al grado della struttura terminata.
La struttura correttiva sviluppata da novembre 2024 ad oggi si articola in una sequenza A-B-C di grado Intermedio, con:
- ✅ Onda **(A)** completata in area 6.540 — dicembre 2024
- ✅ Onda **(B)** completata sul massimo 7.002 — febbraio 2026
- 🔄 Onda **(C)** attualmente n sviluppo
Struttura Interna dell'Onda (C) 🔬
L'onda (C), per regola Elliott, è impulsiva. Il sub-conteggio interno di grado Minore mostra:
| Sub-Onda | Status | Area Chiave |
| 1️⃣ Minore 1 | ✅ Completata | 6.800 → 6.597 |
| 2️⃣ Minore 2 | ✅ Completata | Ritracciamento 0.618 → 6.547 |
| 3️⃣ Minore 3 | ✅ Completata | Estensione → 6.319 |
| 4️⃣ Minore 4 | 🔄 In corso | Rimbalzo verso 6.447–6.597 |
| 5️⃣ Minore 5 | ⏳ Proiettata | Target cluster → 6.090–6.198 |
Principio di Alternanza ⚖️
| Coppia | Carattere Onda Pari | Carattere Onda Dispari | Alternanza |
| Minore 2 vs 4 di (C) | Sharp, rapida, profonda (0.618) | Laterale/piatta, meno profonda | ✅ Confermata |
| (A) vs (B) Intermedio | Sharp, direzionale, veloce | Irregular Flat complessa e lenta | ✅ Confermata |
L'onda (B) si è sviluppata come irregular flat — con la gamba C della (B) che ha superato il top della gamba A, raccogliendo liquidità sopra 7.000 prima di invertire. Pattern che per definizione amplifica la forza dell'onda (C) successiva. 🎯
2. FIBONACCI E PROIEZIONI 📐
Estensioni Onda (C) rispetto ad (A)
| Livello Fib | Valore Proiettato | Lettura Strutturale |
| 1 (A=C) | 6.198 | Parità classica — primo target naturale |
| 1.272 | 6.090 | Estensione moderata — 4.618 esterno |
| 1.618 | 5.980 | Estensione piena — scenario alternativo |
| 2.618 | 5.800 | Estensione estrema — scenario di coda |
Fibonacci Interno — Sub-Struttura Minore di (C)
| Onda | Misura | Livello Chiave |
| 2️⃣ Minore 2 | 0.618 ritrac. di 1 | 6.547 ✅ |
| 3️⃣ Minore 3 | 1.618 est. di 1 | 6.319 ✅ |
| 4️⃣ Minore 4 | 0.382 ritrac. di 3 | 6.447 🔄 |
| 4️⃣ Minore 4 cap | 0.618 ritrac. di 3 | 6.597 — limite strutturale |
| 5️⃣ Minore 5 | 0.618–1.000 di 1 | 6.090 – 6.198 |
🎯 Cluster di Confluenza Primario — Area 6.090–6.198
Questa zona concentra la maggiore densità di misurazione Fibonacci dell'intera struttura:
| Misurazione | Risultato |
| 1 × onda (A) Intermedia | 6.198 |
| 3.618 × Minore 1 di (C) | 6.178 |
| 4.618 extension dal Super Cycle top | 6.090 |
| Supporto strutturale storico (A) dic. 2024 | 6.100 area |
Quattro misurazioni convergenti. Non un livello — una zona di assorbimento strutturale di altissima rilevanza. 🔴
🛡️ Cluster Secondario — Cap Onda 4 Corrente
| Livello | Valore | Ruolo |
| 0.382 di Minore 3 | 6.447 | Ritracciamento minimo atteso |
| 0.500 di Minore 3 | 6.500 | Equilibrio centrale |
| 0.618 di Minore 3 | 6.59 | Limite massimo strutturale onda 4 |
3. CONTESTO STRUTTURALE 🏗️
Fase di Mercato
Il mercato si trova in una correzione distributiva post-top multi-grado — la più significativa per struttura dall'avvio del Super Cycle. La chiusura simultanea di Super Cycle (V) + Cycle V + Primaria ⑤ + Intermedia (5) + Minore 5 sul massimo 7.002 non lascia ambiguità interpretative: il mercato ha completato un ciclo espansivo di lunghissimo periodo e sta ora eseguendo la ricalibrazione correttiva proporzionale. 📉
La dinamica dell'onda (B) — irregular flat di quasi 4 mesi — ha costruito una compressione di volatilità prolungata, accumulando pressione direzionale che si è poi scaricata con l'avvio dell'onda (C). Questa sequenza — compressione distributiva → espansione ribassista — è il pattern Wyckoff di Upthrust After Distribution (UTAD) trascritto in linguaggio Elliott.
Simmetria Temporale ⏱️
| Onda | Durata Stimata | Finestra Temporale |
| (A) Intermedia | 6-7 settimane | Ott–Dic 2025 |
| (B) Intermedia | 10-12 settimane | Dic 2025–Feb 2026 |
| (C) Intermedia (proiettata) | 6-8 settimane | Mar–Mag 2026 |
La simmetria (A)↔(C) colloca il completamento della struttura correttiva in area aprile–maggio 2026 — perfettamente allineato con l'asse temporale proiettato sul chart. ✅
4. INVALIDAZIONE 🚫
🔴 Invalidazione Primaria — Chiusura 4H sopra 7.002,28
Sopra il massimo assoluto, l'intera tesi ABC Intermedia collassa. Strutturalmente, significherebbe che la terminazione multi-grado (Super Cycle V + Cycle V + Primaria ⑤) non era reale, e che il mercato è ancora impegnato in un'estensione di grado superiore. Scenario a bassissima probabilità, ma l'unico che invalida tutto.
🟠 Invalidazione Intermedia — Chiusura 4H sopra 6.597
Invalida il conteggio dell'onda Minore 4 di (C) come ritracciamento standard. Sopra questo livello, la Minore 3 andrebbe riclassificata o la struttura interna di (C) richiederebbe una forma correttiva complessa (triangolo, double flat) per l'onda 4 — allungando i tempi ma non necessariamente il target finale.
5. SINTESI 📉
🟥 Scenario Primario — Alta Probabilità
Il mercato ha completato cinque gradi di onda concentrici sul massimo 7.002 — evento strutturale eccezionale che segna la fine di un Super Cycle espansivo. La correzione ABC di grado Intermedio è in fase terminale: l'onda (C) impulsiva sta eseguendo la sua ultima gamba ribassista (Minore 5) verso il cluster di confluenza Fibonacci 6.090–6.198, target naturale e matematicamente giustificato dalla struttura. Il completamento di questa zona creerebbe le condizioni per l'avvio di una nuova sequenza impulsiva rialzista, proporzionale all'entità della correzione.
🟨 Scenario Alternativo — Probabilità Media
L'onda Minore 5 di (C) sviluppa un estensione verso il cluster Fibonacci 1.618 di (A), proiettando il target finale in area 5.980–6.050. Questo scenario è supportato dal contesto macro — pressione sul debito US, re-pricing del risk-off ciclico — e si attiverebbe qualora la Minore 5 mostrasse momentum espansivo anomalo nella sua struttura interna.
| ⚙️ Parametro | 🟥 Scenario Primario | 🟨 Scenario Alternativo |
|---|---|---|
| 🎯 Target Minore 5 / (C) | 6.090 – 6.198 | 5.980 – 6.050 |
| ⏱️ Timing stimato | Aprile – Maggio 2026 | Maggio – Giugno 2026 |
| 🚫 Invalidazione | Chiusura 4H > 6.597 | Chiusura 4H > 6.597 |
| ✅ Trigger conferma | Break < 6.319 | Break < 6.090 |
| 🔄 Struttura post-target | Nuovo impulso rialzista Intermedio | Nuovo impulso rialzista esteso
| 🧠 Catalizzatore macro | Risk-off moderato | Fed pivot + debt ceiling stress |
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S&P 500: Green & Blue Lines Hold the KeyThe S&P 500 has recently shown heightened volatility, with sharp swings reflecting investor uncertainty amid mixed economic data and earnings reports. After a brief recovery attempt, the index encountered resistance near previous highs, leading to a continuation of the corrective phase. Trading volumes suggest that market participants remain cautious, balancing between risk-on and risk-off sentiment.
This is the current situation suggested by technical analysis: the correction is still ongoing. An initial sign that the correction may be ending would be the break above the 200-day moving average (green line), confirmed by a break above the 50-day moving average (blue line). Otherwise, a further pullback toward the yellow rectangle remains possible.
This is what technical analysis suggests and is not financial advice.
WisdomTree - Tactical Daily Update - 07.04.2026Trump minaccia nuovi devastanti raids su infrastrutture in Iran.
Si spera in un rapido progresso dei negoziati che comunque sono in corso.
Sorprendente compostezza delle Borse, dopo i progressi della scorsa settimana.
Prezzo del petrolio sui massimi dal 2022, ovvi timori per l’inflazione.
Giovedì 3 aprile, ultima seduta “utile” prima della pausa pasquale, le borse hanno fatto quello che sanno fare meglio quando l’aria si fa pesante: cambiare idea in fretta. Dopo i forti guadagni della vigilia, i listini hanno invertito la rotta, zavorrati dai crescenti timori di un’ulteriore escalation della guerra in Medio Oriente.
A dare il tono, più che il ritmo, ci ha pensato il presidente Usa, Donald Trump, che in un discorso alla nazione ha avvertito: Washington è pronta a colpire l’Iran “con estrema durezza” entro due o tre settimane. Un conto alla rovescia che i mercati hanno subito preso piuttosto sul serio.
Nel frattempo, le materie prime energetiche continuano a fare la voce grossa: il petrolio allunga ancora, con il Wti oltre 110 dollari/barile, mentre il gas naturale europeo supera con slancio i 50 euro/ megawatt/ora. Non esattamente il contesto ideale per dormire sonni tranquilli.
Le borse europee chiudono in ordine sparso, riflettendo più incertezza che convinzione: Francoforte arretra col Dax -0,54%, Parigi segue, Cac40 -0,24%, mentre a Londra il Ftse100 agguanta in rialzo di +0,74%. Sullo sfondo, sempre lui: il dossier Usa-Iran e la delicata partita sullo stretto di Hormuz.
Dagli Stati Uniti arriva intanto un dato che prova a mettere un po’ di serenità: le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione scendono a 202 mila nella settimana terminata il 28 marzo 2026, rispetto alle 211 mila precedenti, con un calo di 9.000. Il mercato del lavoro, almeno per ora, è resiliente.
Ma lo scenario resta tutt’altro che rassicurante. Secondo S&P Global Ratings Global Economic Outlook, se lo shock petrolifero dovesse rivelarsi più intenso e duraturo del previsto, l’inflazione potrebbe superare il 5% tra maggio e giugno, aprendo la porta a una recessione tecnica a metà anno.
Stamattina, 7 aprile, dopo il lungo weekend pasquale, i mercati tornano operativi ma senza una direzione chiara: Europa e Asia si muovono in ordine sparso, mentre gli investitori restano prudenti in attesa della scadenza fissata da Trump per la riapertura dello stretto di Hormuz.
Il presidente Usa ha alzato ulteriormente la posta, minacciando di colpire le infrastrutture civili se non verrà raggiunto un accordo entro le 20.00 americane (le 2:00 di notte di mercoledì in Italia). Un ultimatum che lascia poco spazio all’interpretazione.
Dal lato opposto, l’Iran non sembra intenzionato a cedere: ha respinto le pressioni per riaprire lo stretto e rifiutato l’ipotesi di un cessate il fuoco temporaneo, insistendo su una fine permanente del conflitto. Risultato: il rischio escalation resta sul tavolo, e gli investitori, comprensibilmente, restano guardinghi.
In Asia, i movimenti sono contenuti ma significativi: il Nikkei 225 cede -0,1%, mentre il parlamento giapponese si prepara ad approvare un bilancio record da 122,3 trilioni di yen (765,48 miliardi di dollari) per l’anno fiscale appena iniziato. Il Kospi sudcoreano resta piatto.
In Cina, il CSI300 arretra -0,3%, mentre Hong Kong resta chiusa per festività. In India, il Nifty50 scivola -0,2%. Controcorrente l’Australia, dove l’S&P/ASX200 sale +1,5%, complice una caccia selettiva a titoli “a sconto” dopo una lunga fase di debolezza del comparto tecnologico.
Sul fronte geopolitico, Teheran ribadisce la volontà di una “fine definitiva” della guerra con Stati Uniti e Israele, respingendo soluzioni tampone. Intanto, americani e iraniani valutano un possibile piano quadro per chiudere un conflitto che dura ormai da cinque settimane.
Nel comparto dei metalli preziosi, la parola d’ordine è volatilità: l’oro quota 4.655 dollari/oncia (-0,7%), mentre l’argento si attesta a 72,8 (-0,9%). A marzo, il metallo giallo ha registrato il calo mensile più marcato degli ultimi quasi 13 anni.
Il tradizionale sostegno degli acquisti delle banche centrali sembra essersi attenuato, con alcune istituzioni passate da compratrici a venditrici. Eppure, secondo diversi esperti, questo non intacca l’appeal dell’oro: al contrario, ne rafforza il ruolo di bene rifugio globale. Paradossi del mercato.
La ritrovata propensione al rischio riporta sotto i riflettori anche Bitcoin, che dopo aver superato i 69 mila dollari e sfiorato quota 70 mila, stamattina arretra -0,7%. Segnale che la soglia resta psicologicamente sensibile, oltre che tecnicamente rilevante.
Sul fronte obbligazionario, il rendimento del Treasury decennale sale al 4,35%, poco sotto i livelli di venerdì scorso, sostenuto da un report sul lavoro migliore delle attese. Il tasso di disoccupazione scende al 4,3% dal 4,4%, grazie soprattutto a un calo della partecipazione alla forza lavoro.
Ora l’attenzione si sposta sull’inflazione: venerdì verrà pubblicato l’indice dei prezzi al consumo di marzo, il primo dall’inizio del conflitto. Al netto di alimentari ed energia, gli economisti si aspettano un aumento annuo del +2,7%, in accelerazione rispetto al +2,5% di febbraio (sondaggio FactSet).
In Europa, il BTP decennale benchmark rende 3,85%, mantenendosi sotto la soglia “psicologica” del 4%. Ma il messaggio è chiaro: le aspettative di inflazione nell’Eurozona potrebbero tornare a correre più velocemente del previsto, e la Bce dovrà essere pronta ad agire, anche rapidamente, se le pressioni sui prezzi dovessero diventare persistenti. Perché, in finanza, la pazienza è una virtù… ma raramente è gratis.
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Interessante andamento del vixRaramente ho visto negli ultimi 20 anni un Vix così alto che tiene gli investitori retail sulle spine per 2/3 settimane consecutive.
Il momento tra guerra, Trump e altri elementi esogeni dovrebbero fare riflettere sulle dinamiche di mercato.
Per chi fa opzioni prediligere sempre strategie vega e theta positive






















