STUPIRE NON BASTA PIU, SI DEVE SBALORDIREToday’S Trading del 29.08.2024
MACRO BACKGROUND
Cosa succederebbe se Superman spegnesse un incendio con un estintore? Indubbiamente potrebbe salvare vite umane e compiere un atto eroico… ma lui è Superman e se non usa qualche super potere non fa poi tanta notizia, anzi quasi quasi ci delude!
Beh NVIDIA è il Superman dei mercati.
I dati pubblicati ieri sono cosi riassunti: EPS 68Centesimi (rispetto ai 65centesimi previsti), Ricavi a 30 miliardi$ ( rispetto ai 28.7 attesi), Previsioni per il timestre in corso si attestano ai 32.5 miliardi di fatturato rispetto ai 31.7 attesi, ma il titolo fa -2.1% in chiusura e tocca il -8% in after hours.
Super Nvidia non ha sbalordito e la quotazione del titolo sembra non più cosi giustificato. Una dinamica che prima o poi doveva accadere , sia per un naturale quanto imminente arrivo della concorrenza che coprirà parte del mercato, sia perché i prezzi di un titolo prima o poi vanno giustificati e la moda e l’euforia non bastano più, almeno questo ci ha insegnato la storia.
Non di meno possiamo dire che non condividiamo le idee di crollo del titolo o del settore, quanto più probabile e moderati nella valutazione, riteniamo giusto rivalutare i prezzi del titolo senza dubbio troppo caro se consideriamo i multipli e in generale le prospettive di crescita futura che sembrano oramai già abbondantemente comprese nelle attuali quotazioni ben oltre le potenzialità di un decennio di crescita.
FOREX
Il mercato valutario resta improntato a dinamiche dollaro centriche, che vedono ora le majors nettamente ipercomprate rispetto ad un dollaro in caduta libera.
Sebbene comprendiamo e condividiamo l’idea che i prossimi tagli tassi e la possibile fase recessiva sia un traino ribassista per il dollaro USA difficile da superare, non possiamo considerare l’attuale ritmo di svalutazione del dollaro sostenibile nel medio periodo.
Per riportare qualche numero vediamo le performance ad un mese solare: nzdusd +6.85% , audusd +4.15% , gbpusd +2.59%, ancora eurusd +2.54% , non meglio per gli asset con il dollaro al numeratore con usdjpy -6.12%, usdchf -4.76% usdcad -2.85%. Alla luce di queste performance che restano ben oltre i valori medi nella maggioranza dei casi riteniamo plausibile credere in storni rialzisti del biglietto verde prima di proseguire nella sua corsa ribassista. Restiamo tuttavia legati alla pubblicazione dei dati sul GDP USA E SUL PCE oggi pomeriggio.
EQUITY
L’azionario europeo resta prediletto, con il DAX prossimo ad aggiornare i massimi storici a 18940 pnt in un rally rialzista che partito dai minimi di 17219 pnt segna un +10% in meno di un mese… anche in questo caso riteniamo necessari respiri per dare profondità al trend rialzista in corso.
Più tortuoso il percorso del Nasdaq che ieri dopo le trimestrali Nvidia ha toccato nuovamente i 19280 pnt , ma il recupero è stato quasi immediato, riconquistando i 19450 pnt. eventuali break out rialzisti dei massimi di 19595 pnt ppotrebbe aprire la strada a ritorni verso i 20 000 pnt.
COMMODITY
Meno interessante al momento il comparto delle commodity con il il wti fermo sopra i 74.16$ in attesa degli sviluppi sulle tensioni in medio oriente , con uno sguardo mirato alla Libia.
I metalli trovano un gold fermo sotto le resistenze di 2565$ , incapace allo stesso momento di affondare sotto i supporti di 2525$, rimanendo di fatto in attesa di una piu chiara direzionalità al momento inesistente.
Buona giornata
SALVATORE BILOTTA
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NON SOLO MAGNIFICHE 7 PER DIFENDERSI A SETTEMBREToday’S Trading del 27.08.2024
MACRO BACKGROUND
Ci si appresta a dare il via al ciclo di taglio del costo del denaro anche negli Stati Uniti e gli investitori rimodellano i portafogli per proteggersi da un mese di settembre storicamente negativo per gli indici azionari, sullo sfondo restano alte le tensioni in medio oriente con la Libia costretta a tagliare la produzione di greggio ed il Canada che inasprisce i dazi sulle auto elettriche cinesi… un quadro complesso che merita cautela.
Ancora ieri i titoli maga cap hanno segnato giornata negativa, con Tesla che ha perso il 3.23% , non meglio Nvidia con un -2.25% o Meta con un -1.30%, il tutto a condire quindi una caduta del Nasdaq del -1.5% circa, mentre il mondo industrial si porta sui massimi di periodo con il Dow che balza a 41.550 pnt.
le incertezze sulle trimestrali Nvidia spingono gli investitori a costruire portafogli più prudenti, secondo le ultime indiscrezioni l’azienda leader nel settore AI , sta riscontrando forti rallentamenti nella consegna dei nuovi chip Blackwell che potrebbero minare le aspettative sugli utili aziendali oramai raddoppiati rispetto allo scorso anno.
Ad una attenta analisi dell’indice SP500 equal – weighted , dovremmo essere su nuovi massimi storici, il che mette in luce come gli investitori stiamo valutando la possibilita che anche le small cap possano partecipare alla crescita degli utili il prossimo anno , grazie anche all’inizio del ciclo taglio tassi dove molti titoli smallcap sono attesi a grandi risultati.
Se da un lato Nvidia è alle prese con trimestrali e fiducia degli investitori , Tesla soffre le nuove restrizioni doganali imposte dal Canada nei confronti delle auto elettirche cinesi, costringendo il colosso automobilistico a trasferire auto prodotte in cina negli stabilimenti canadesi. Il Canada, consapevole delle leggi restrittive sulle importanzioni negli USA di auto elettriche cinesi tenta l’assalto al mercato USA da sempre primo partner commerciale canadese.
Sullo sfondo salgono le tensioni in medio oriente e dopo gli ultimi attacchi in Libia abbiamo assistito alla chiusura di diversi stabilimenti petroliferi , portando cosi i prezzi del greggio nuovamente sulle aree di massimo.
FOREX
Il comparto fx resta incentrato alla debolezza del biglietto verde che sebbene tecnicamente resti bisognoso di storni, non trova per ora motivazioni valide per acquisti in grado di sostenerne le quotazioni. Gli operatori continuano a prediligere valute concorrenti , mantenendo cosi eurusd non lontano dai massimi di 1.1175 , gbpusd a ridosso di 1.3210 ed audusd sotto le prime resistenze di 0.68.
Poco da aggiungere al momento alla prospettiva di taglio tassi per gli USA di 100Bp er questo 2024 che vede in alternativa una fase di recessione per l’economia USA… il dollaro ne fa le spese al momento.
EQUITY
Azionario a doppia velocità, questa volta è il tech a rallentare mentre recperano le small cap, il nasdaq cede dai massimi aprendosi ad una fasee di lateralità , compresa tra 20000 pnt e 19500 pnt, decisamente più tonico il Dow che si porta ai 41.550 pnt dopo aver rotto le resistenze dei 41200 pnt mettendo nel mirirno i massimi di 41800 pnt.
Attesa ancora per le trimestrali Nvidia di mercoledi.
COMMODITY
Il comparto commodity diviso nelsettore energy con il Ngas in caduta libera a causa di magazzini e scorte sui massimi e domanda sui minimi, mentre per il WTI si legge ancora tenzione in medio oriente con il taglio delle forniture provenienti dalla Libia. Il WTI resta per ora non lontano dai massimi di periodo di 77.60$. da monitorare quindi ancora le questione geopolita.
Stabile infine il gold che resta non lontano dai massimi storici a 2550$ in una fase di netta compressione senza quidni bucare i supporti di 2500$.
Buona giornata
SALVATORE BILOTTA
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DIAMOCI UN TAGLIO!Today’S Trading del 20.08.2024
MACRO BACKGROUND
Prime informazioni dal Fomc ieri sera, mentre si attendono le parole di Powell venerdi al simposio di Jackson Hole, sulla strada che sta intraprendendo l’economia USA e le contro mosse della banca centrale.
Sembra proprio sia giunto il momento di dare un taglio, un taglio con il passato, un taglio al costo del denaro , un taglio all’idea di continua crescita dell’economia USA!
Secondo quanto si riporta nei verbali pubblicati ieri, diversi membri del Board della FED avrebbero voluto un taglio del costo del denaro di 25Bp già nella scorsa riunione di Luglio, da allora i dati che sono giunti dall’economia USA non sono stati poi cosi incoraggianti , a aprtire dai PMI del mondo service a finire al mercato del lavoro, pertanto non sembrano sussistere più motivazioni per rimandare l’inizio del ciclo di taglio tassi.
Nel focus della FED resta la crescita economica USA , per la quale si abbassano le stime future e sulla quale grava ora un meno teso mercato del lavoro , dobbiamo infatti considerare non solo l’aumento già confermato della disoccupazione, ma anche le correzzioni dei dati letti sino ad oggi. Secondo il BLS i dati sui NFP vanno rivisti di circa 800K unità in meno negli ultimi 12 mesi, pertanto i livelli di disoccupazione potrebbero uscire ben superiori ai precedenti nella prossima lettura di Settembre.
Il FOMC sembra dunque dare per scontato un primo taglio tassi a settembre, ma è anche vero che un correttivo di soli 25Bp al momento sembra la soluzione più condivisa all’interno del board sebbene molti analisi ritengono che per approdare ad un soft landing sia necessario un’intervento piu deciso con almeno 2 tagli da 50bp entro il 2024.
In definitiva si approda al tanto atteso inizio del ciclo di allentamento monetario, il focus resta la determinazione della Fed e la preoccuapazione per un rallentamento dell’economia USA che potrebbe palesarsi in tagli tassi da 50Bp, l’inflazione oramai non lontana dai target sembra ora un dato secondario
FOREX
Innegabile la caduta del biglietto verde, sul quale gravava il rallentamento della congiuntura macroeconomica uSA e la prospettiva di tagli tassi che rendono il dollaro meno appetibile agli occhi degli investitori. Dollar index cosi cade nnelle quotazioni ai minimi di 53 settimane sui primi suppporti già richiamati di 100.894 area dalla quale possiamo attenderci anche dei dovuti storni rialzisti.
In ovvia correlazione tutta le majors sui massimi, attenzione per la moneta unica che ha giovato grandemente della caduta del dollaro , sovraperformando il biglietto verde di circa il 3.5% da inizio luglio ad oggi, passando da 1.07 a 1.11 , rally di certo dettato piu dalla debolezza di dollari che da forza di euro, dove i dati non sembrano poi essere cosi migliorati negli ultimi 2 mesi, pertanto respiri del dollaro si potrebbero tramutare in cadute di eurusd.
EQUITY
Azionario che prosegue il suo recupero rialzista, stamattina a far notizia è il settore bancario asiatico, che a dipsetto di ogni previsione, vede sovraperformance e grande interesse degli investitori grazie alle aspettative di sostegno da aprte del governo cinese e soprattutto per mancanza di alternative.
Salgono ancora i listini europei con il dax che tocca quota 18546 pnt , masismi di fine luglio che sanciscono il recupero totale delle perdite vista ad inizio agosto… la tempesta è alle spalle.
Negli USA il Nasdaq ferma la sua corsa rialzista a 19990 pnt, alle porte dei 20 000 pnt che restano ora la porta di accesso ai massimi storici visti nel luglio 2024.
COMMODITY
Per il mondo commodity poniamo attenzione al WTI che torna sotto i 72$ a testare la trend line supportiva di medio periodo. Sembra ora in difficoltà l’Opec+ nel sostenere le quotazioni del petrolio contro i timori di un calo profondo della domanda e soprattutto a fronte di un surplus di offerta messa in campo dai paesi non opec.
I primi supporti restano ora 70.72$ e 69.50$
Buona giornata
SALVATORE BILOTTA
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Analisi dei Mercati, Istituzionali ancora Long ... Ciao,
ogni settimana sviluppo un report basato sulle posizioni che gli Istituzionali hanno ancora aperte a mercato. Rilevo i dati, che poi studio, direttamente dalla Commodity Futures Trading Commission del Chicago Mercantile Exchange.
Condivido volentieri in modo del tutto gratuito i miei lavori ed i miei studi per poter crescere consapevolmente insieme con i miei amici ed insieme a tutti coloro che come me amano il trading.
REPORT N.72
Sabato 29 Luglio 2023
(COT DEL 25 LUGLIO 2023)
ANALISI DEI MERCATI, ISTITUZIOANLI ANCORA LONG…
Ciao,
rimangono sostanzialmente stabili, anche se in leggero calo, le Posizioni Nette del Cot di Euro.
Sterlina, dopo i nuovi massimi assoluti registrati la scorsa settimana, storna (giustamente) le sue posizioni riportandosi ad un Cot Normalizzato di 0,93 (comuqne altissimo).
Mentre per la prima volta dopo 2 anni le posizioni nette del Dollaro tornano ai valori di giugno 2021.
Il grafico delle forze relative evidenzia bene queste relazioni tra le valute disegnando l’ Indicatore di Euro e Sterlina in forte ripresa rialzista nonostante gli storni delle posizioni nette, proprio perché risentono della frenata del Dollaro.
Questo che abbiamo visto ora è la situazione del Cot aggiornata a martedì sera (infatti la Commodity Futures Trading Commision che è l’ organisimo ufficiale predisposto alla raccolta e pubblicazion dei dati sul Cot rileva i dati il martedì in chiusura, li raggruppa e li ordina e li pubblica generalmente nella nostra notte tra Venerdì e Sabato) che riflette le attese e le aspettative che gli Istituzionai avevano prima del rilascio della decisione della Fed di aumentare i tassi di interesse il giorno dopo (mercoledì scorso).
Cosa è successo dopo?
Ora che stiamo a “bocce ferme” e con la mente più calma, cerchiamo quindi insieme di vedere cosa è successo dopo e di interpretare le reazioni del mercato dei giorni successivi.
Ricordiamoci che il mercato (in realtà gli Istituzioanli, perché noi non facciamo altro che tentare di seguire il prezzo rimanendoci avvolte purtoppo in balia) lavora e funziona per aspettative che anticipano i tempi (gli Istituzioanli spostano grandi flussi di denaro e non possono farlo in “spazi” ristretti percui si preparano anticipatamente, spesso anche di mesi) e pertanto questo aumento previsto di 25 punti base era già stato scontanto dalla discesa dei giorni precedenti ed ormai gli Istituzionali avevano apprezzato questo aumento come l’ ultimo e quindi hanno cominciato a preparsi per la risalita come abbiamo visto nella prima parte del Report.
Questa ipotesi è stata tanto più confermata il giorno dopo al martedì (data di riferimento del Cot) quando a fronte dell’ aumento dei tassi Usa i mercati non sono affatto crollati e il Dollar Index invece di salire ha chiuso addirittura rosso vendendo in modo deciso i minimi del giorno prima.
Nella giornata successiva di Giovedì lo scossone sui mercati è arrivato con i dati macroeconomici Usa sul lavoro e sul Pil che ancora una volta hanno dimostrato la grande forza americana di resistere ad una crisi mai arrivata che uniti alle parole di Powell di aumentare ancora i tassi in caso di dati economici che non accennano a frenare, hanno creato una miscela detonante che hanno creato un po di scompiglio e panico tra gli operatori.
Il giorno dopo, quindi ieri venerdì 28 luglio, gli indici amercani hanno di nuovo dati segni di ripresa mentre le principali valute contro il dollaro non sono salite ma non sono crollate facendo un break di respiro.
Ad oggi il Dollar Index Weekly dopo aver rotto a ribasso la rialzista di lungo termine 3 settimane fa sembra aver terminato la fase di pull- back ed anche ritestato la ribassista che lo accompagna dal 26 settembre 2022.
Al momento la cosa più probabile, unita anche a tutti i dati che abbiamo visto sopra, sembrerebbe essere una ripresa del trend short che lo riporti prima a cercare la rottura della Ema 200 Weekly e poi verso area 97.725.
Nel Daily ho notato anche un area di assorbimento volumetrico in zona 101.500 praticamente sui massimi sotto la ribassista che dovrebbe confermare la fine del pull back e la ripresa dello short. Di seguito il grafico Weekly e Daily del Dollar Index
Dollar Index Weekly:
Dollar Index Daily:
Euro/Usd Weekly è in zona di supporto avvicinandosi agli 1.0900/1.0920 che avevamo ipotizzato durante la settimana con un minimo a 1.0940.
Al momento rimane incastrato tra l’area a 1.1030 che era la mia prima zona di rimbalzo e gli 1.09 che sarebbe anche zona di ritest chiara della rialzista Weekly che ci accompagnia ormai dal 26 settembre 2022.
Potrebbe essere molto probabile una fase di accumulo in questa fascia di prezzo, di circa 100 pips, che già nel passato più e più volte è stata lavorata come fascia sia distributiva che accumulativa in attesa, in questo caso, di una ripartenza decisa.
Non ritengo al momento ci siano elementi per ipotizzare una discesa ulteriore di Euro sotto questa zona.
Euro Weekly:
Discorso simile per sterlina che al momento rimane incastrata a cuneo tra la ribassista che l’ ha fermata la scorsa settimana e la rialzista che ha accompagnato la ripresa.
Sterlina è molto forte al momento più di Euro e lo abbiamo visto anche dal Cot. A differenza di Euro ha appena messo le zampette nella fascia di supporto corrispondente a quella che abbiamo visto su euro che per Sterlina è parecchio più ampia data la forte volatilità che la caratterizza. Proprio perché è fortemente volatile ancora non escludo che possa dare affondi bruschi e pertanto continuo a lasciare li le candele ombra di due settimane fa…. Vedremo che succede ma comunque come per Euro la mia impostazione rimane Long !
Grafico Weekly di Sterlina:
Il Dax ha rispettato in pieno l’ipotesi e la concquista di nuovi massimi che avevamo ben analizzato insieme nello scorso Report.
Ora viggiammo verso l’ infinito ed oltre…. Ritengo molto probabile il ritest dell’ area rotta a 16300 circa per poi capire il da farsi.
Sempre nel Weekly rimane Long sopra i 15.950 circa prima e sopra i 15.680 dopo.
Grafico Weekly Dax:
Sp indubbiamente Long arriva su un importante Tp Weekly che già durante la settimana pensavo lo facesse ritracciare un po per prender liquidità più in basso ma al momento così non è stato e anche nella giornata di ieri ha dimostrato di nuovo di essere molto forte confermando l’ area di supporto Daily dei 4500/4530.
Sempre nel Daily rimaniamo laterali sotto l’ area di offerta a 4580/4600 circa.
Graficamente sarebbe logico pensare ad uno storno, così come ho scritto anche settimana scorsa, che lo faccia ricaricare bene per passare all’attaco di questa nuova fascia e continuo ancora a pensarla così ma finchè non scenderà sotto i 4500, vista la incredibile forza che ha, non se ne parla proprio percui sarà più facile tradarlo al momento in trading range dentro questa zona cercando di cogliere conformazioni di compressione nei time frame inferiori che ci convincano.
Di seguito il grafico Weekly e Daily di Sp con le aree ed i livelli esposti:
Grafico Daily Sp:
Situazione molto molto simile per il Nasdaq a quella di Sp.
Grafico Daily del Nasdaq:
Ovviamente tutto è possibile e come sempre io cerco solo di analizzare e rendere fruibile a tutti, nel modo più umile e semplice possibile, la maggior quantità di dati che posso e che rilevo direttamente dal mercato, cercando di unirli logicamente insieme al fine di ottenere una analisi di cofronto che abbia riscontri multipli e che dia maggior valore alle tesi esposte, ma ovviamente, sempre e comunque, questa non sarà mai la verità assoluta che non potremo mai conoscere se non a posteriori, ma solo un buono spunto di lettura e studio approfondito che spero aiuti a trarre le proprie conclusioni logiche sulla base di più dati oggettivi.
…….. Ciao Emi 😊
Il presente Cot Report ha il solo scopo di condivisione gratuita di analisi e studi meramente didattici/informativi basati sull’elaborazione di una serie di dati, notizie, ricerche ed analisi dei mercati finanziari. Tutte le informazioni pubblicate non devono essere considerate un servizio di consulenza o una sollecitazione al pubblico risparmio o la promozione di alcuna forma di investimento o raccomandazioni né personalizzate né generiche. L’ autore non avrà alcuna responsabilità per le eventuali perdite subite dal lettore per aver utilizzato i dati contenuti nelle informazioni ricevute e/o per aver fatto affidamento sulle previsioni fornite. Qualsiasi eventuale decisione operativa presa dal lettore di questo report in base alle informazioni e strategie pubblicate qui è da considerarsi assunta in piena autonomia decisionale e a proprio esclusivo rischio e pericolo.
LA FED SCUOTE TUTTI I MERCATI? NO! ANALIS MACRO ULTIMA SETTIMANABuongiorno ragazzi, oggi volevo analizzare quello che è successo la scorsa settimana sui mercati finanziari statunitensi, in quanto è stata abbastanza particolare. Ci sono stati diversi dati macroeconomici e dichiarazioni che hanno fatto da padroni indiscussi. Tra questi elenco il vertice OPEC tenuto il 4 gennaio, i verbali degli incontri del FOMC del 5 gennaio ed infine i dati sulla disoccupazione e i non farm payrolls di venerdì 7 gennaio.
DECISIONI DELLA OPEC SULLA PRODUZIONE DI PETROLIO
La OPEC ha confermato che procederà con il previsto aumento della produzione di petrolio per il mese di febbraio 2022. L’aumento sarà di 400000 barili al giorno: quest’ultimo è stato approvato dopo che i membri OPEC hanno stimato un eccesso di offerta nell’anno 2022 inferiore a quello previsto in precedenza.
Nonostante la OPEC si attenda un nuovo surplus le stime indicano che sarà nettamente più contenuto di quanto ci si attendesse in precedenza con la produzione di petrolio che supererà la domanda mondiale di 1,4 milioni di barili al giorno nei primi tre mesi dell’anno rispetto agli 1,9 milioni della valutazione precedente.
Come ha preso la notizia il future sul Petrolio? Vediamo:
Dai minimi a 62$ circa del 2 dicembre, sembra che il Petrolio abbia recuperato piuttosto bene. A fine anno è stata rivisitata la resistenza a 76$ circa, quasi in corrispondenza della media a 50 periodi: il prezzo ha dapprima rintracciato brevemente, per poi andare (il 4 gennaio, giorno del meeting OPEC) a rompere al rialzo la media a 50 periodi, segnando infine una performance settimanale del +4,91%. Direi quindi che il mercato ha reagito piuttosto bene al meeting OPEC, non tanto perché la produzione è stata confermata anche per febbraio in aumento (ciò entrerebbe in contrasto per la legge della domanda dell’offerta, che dice che l’aumento dell’offerta di una materia prima è difficilmente accompagnata da un rialzo del prezzo della materia prima stessa), ma quanto perché gli aspetti della variante omicron, a conti fatti, non rallenteranno quanto ci si aspettava il consumo di petrolio.
Nonostante sembri che la positività in questa commodity sia tornata, vi voglio mostrare un piccolo campanello d’allarme, derivante dal cot report:
Vedete come il ribasso di tutto novembre (mese della scoperta della variante omicron) sia stata accompagnata da un trend ribassista da parte dei contratti dei large-speculators: probabilmente, in quello stesso periodo, tante operazioni erano state chiuse per 2 motivi:
1. Paura e incertezza nei riguardi della nuova variante che avrebbe potuto bloccare nuovamente l’economia mondiale
2. Prese di profitto a seguito del grande impulso rialzista di settembre-ottobre
Nell’ultimo mese (nonostante il prezzo si sia ripreso e sia passato nuovamente sopra la media a 50 periodi) si è creata una divergenza: lo spread tra contratti long e short si accorcia nonostante il prezzo continui a salire; come mai? Questo non posso saperlo, ma comunque lo considero un campanello di allarme, simbolo del fatto che il prezzo forse non è forte come sembra.
Per quanto riguarda invece la volatilità sull’asset, direi che si è tornati in condizioni di “tranquillità”, dal momento che l’indicatore è sceso sotto i 45 punti:
Quale sarà quindi il futuro destino del petrolio? Lo vedremo prossimamente, io vi ho riportato alcuni indicatori, ai quali vorrei aggiungervene un altro: tipicamente, in periodi di inflazione, le materie prime tendono a performare bene e tra queste non può certo mancare il crude oil.
IL FOMC, CIO’ CHE HA SCOSSO I MERCATI. MA PROPRIO TUTTI?
E qui veniamo ai verbali degli incontri del FOMC del 5 gennaio. In quell'occasione, i banchieri hanno annunciato l'accelerazione del processo che metterà fine agli stimoli monetari, con un tapering di 30 miliardi di dollari al mese (e non più 15 miliardi) per mettere fine al programma di aiuti da 120 miliardi al mese entro marzo. Il programma prevedeva 80 miliardi in titoli di Stato e 40 miliardi in titoli garantiti da mutui ipotecari. Inoltre, dopo il primo aumento dei tassi, si prevede anche una riduzione del bilancio.
Vi rilascio alcuni punti salienti dell’incontro:
“L'inflazione si sta dimostrando più alta e duratura del previsto e, per questo, potrebbe essere necessario alzare i tassi d'interesse prima del previsto; inoltre, è necessario ridurre il passo degli aiuti monetari, non più così necessari. Se il mercato del lavoro continuerà a migliorare con questo passo, i prerequisiti per un aumento dei tassi d'interesse potrebbero essere raggiunti relativamente presto”
Inoltre, dal dot plot (che è un grafico che registra ogni 3 mesi le previsioni della Fed) è emerso che la maggioranza dei banchieri prevede ora almeno tre rialzi dei tassi d'interesse nel 2022. Dopo la precedente riunione, a settembre, nove componenti su 18 del FOMC avevano invece ipotizzato almeno un rialzo dei tassi nel 2022.
Questa notizia è stata una sorpresa per i mercati che, come spesso vi dico, non hanno reagito affatto bene. Usando dei grafici a 30 minuti, vediamo quale è stata la loro reazione:
Vediamo come i due benchmark principali abbiano performato piuttosto male all’uscita del comunicato: l’S&P ha perso il -1,6%, mentre il Nasdaq il -1,92%. Sapete perché quest’ultimo è andato peggio? Ne parlo spesso, ma ora lo mostrerò:
A sinistra del grafico vi ho riportato la reazione del rendimento del decennale americano; vediamo come esso sia salito del +1,22%. Era normale che tale notizia scuotesse anche il mercato obbligazionario! Ma tornando a noi: come mai il Nasdaq ha perso di più? Per la correlazione che esiste tra inflazione e titoli growth! Ricordo che la parte lunga della curva dei rendimenti (costituita dalle scadenze a 10, 20 e 30 anni) si innalza tipicamente per due motivi: o per una previsione di crescita economica o per un’inflazione persistente (ed è ciò che è successo); direi che in questo momento siamo in una fase di espansione economica che non troppo tardi volgerà al termine, per cui la risalita dei rendimenti dei titoli a scadenza lunga è data dalla paura degli investitori di un’inflazione più persistente e duratura di quanto ci si aspettasse. Quali sono i titoli che più vengono danneggiati da un’inflazione alta e persistente? I titoli growth, che basano i loro guadagni sul futuro e non nel presente, e sappiamo quanto l’inflazione, appunto, eroda i guadagni futuri!
Guardate la correlazione inversa che esiste tra i rendimenti del decennale americano, il Nasdaq e l’etf XLK che rappresenta un paniere di aziende tecnologiche. Vedete che si muovono con buona approssimazione in maniera quasi opposta? Assistiamo a una correlazione molto inversa soprattutto quando il rendimento del decennale tende ad accelerare in maniera abbastanza aggressiva, come mostra appunto l’immagine:
Detto ciò, abbiamo capito come le tech, questa settimana, abbiano performato piuttosto male a causa del rialzo dei rendimenti obbligazionari. Al contrario di queste ultime, le value hanno invece performato bene, andando a segnare addiritura un +1,14%.
Vorrei inoltre farvi notare un qualcosa di importante:
Negli stessi momenti in cui il rendimento del decennale americano aumenta rapidamente, il settore Value tende a segnare buone performance, al contrario, come abbiamo visto prima, del tech. Sembra quasi che, in certi momenti, i due asset siano correlati positivamente. Sapete qual è la spiegazione?
Per farvelo capire, andrò a spacchettare l’etf del settore value dell’S&P500 per settori:
SETTORE FINANZIARIO 15,87%
SETTORE SANITARIO 15,56%
SETTORE INDUSTRIALE 12,89%
SETTORE TECNOLOGIE INFORMATIVE 12,40%
SETTORE CONSUMER STAPLES 10,72%
SETTORE CONSUMER DISCRETIONARY 7,72%
SETTORE SERVIZI DI COMUNICAZIONE 6,92%
SETTORE ENERGETICO 5,31%
SETTORE UTILITIES 5,04%
SETTORE MATERIALI 3,96%
SETTORE IMMOBILIARE 3,33%
Come possiamo notare, il peso maggiore è dato dal settore finanziario. Chiediamoci una cosa: come reagisce il settore finanziario all’aumento dei tassi di interesse e di conseguenza all’aumento dei rendimenti del decennale americano? Reagisce alla grande, tant’è che esiste una correlazione piuttosto positiva; vediamola:
Come mai c’è una correlazione diretta tra questi due asset? Le banche ricevono finanziamenti e creano successivamente guadagni in questo modo: ricevono innanzitutto fondi tramite i depositi dei clienti, a cui pagano tassi d’interesse a breve termine. Quindi, la parte corta della curva del rendimento rappresenta i costi di prestito della banca. Successivamente, guadagnano prestando denaro a tassi a lungo termine più alti. La differenza tra i due tassi (quello a lungo termine meno quello a breve termine) è nota come spread del tasso d’interesse e rappresenta il guadagno potenziale della banca. Quindi, più alto è un rendimento a scadenza lunga, più una banca ci guadagna, ecco spiegato il motivo! Il +5,43% dell’ultima settimana del settore finanziario non è stato un caso:
L’altro best performer della settimana è stato il settore energetico, rinforzato chiaramente dalla bella performance settimanale del petrolio, che segna un oltre +10%!
Vediamo le performance degli altri settori, per poi analizzare i titoli di stato a diversa scadenza, le materie prime e il dollaro.
SETTORE INDUSTRIALE E MATERIALI
Vediamo come il settore industriale abbia performato molto meglio rispetto a quello dei materiali. Non è un caso dal momento che, nel settore “value”, l’industriale occupa un peso del 12,89%.
SETTORE SANITARIO E DELLE COMUNICAZIONI
Il settore sanitario, nonostante rappresenti il secondo settore per peso all’interno dell’etf del settore value, ha subito tante vendite, chiudendo con una performance del -4,64%. Quello delle comunicazioni, invece, è ormai da diverso tempo in difficoltà, in particolare da inizi settembre 2021.
SETTORI BENI DI PRIMA NECESSITA’ E BENI DISCREZIONALI
I due settori hanno performato piuttosto diversamente: quello dei beni discrezionali male, -2,43%, mentre quello dei beni di prima necessità appena appena bene, segnando un +0,40%: questo è probabilmente dovuto al fatto che XLP è un settore difensivo, per cui probabilmente alcuni investitori hanno scaricato posizioni su settori più rischiosi a beneficio di alcuni meno rischiosi e quindi più difensivi. Ciò però è accaduto solo in XLP e non nel settore utilities, nonché difensivo, che perde oltre il punto percentuale:
Molto male il Real Estate, che segna una performance negativa del -4,9% dopo una cavalcata durata qualche settimana.
INDICE DELLE PAURE SUI MERCATI: VIX E VXN
Vediamo come i due indici, VIX (volatilità S&P500) e VXN (volatilità Nasdaq) si siano mossi in modo diverso: il VIX è rimasto all’interno dell’area di relativa tranquillità (sotto i 20 punti) mentre il VXN, al contrario, è salito oltre i 25 punti, a volatilità quindi preoccupanti. Come mai questa divergenza tra i due indici? Perché si ha avuto maggior paura per i titoli tech (e quindi del Nasdaq) a causa del rialzo dei rendimenti del decennale e per tutti i motivi che ho spiegato precedentemente!
MONDO OBBLIGAZIONARIO
Vi ho condiviso due curve dei rendimenti ben distinte, una di Q3 2021 (con i rendimenti del 2 agosto 2021) e una di Q1 2022 (quella odierna). Le due curve appartengono a due momenti ben distinti: in quella di Q3 2021 la banca centrale era abbastanza “rilassata” in quanto riferiva nelle sue riunioni il fatto che i tassi non sarebbero stati aumentati a breve, che l’inflazione era transitoria e la crescita economica robusta, con dati sul lavoro e disoccupazione via via migliorativi; alla curva odierna invece appartiene una Fed ben più aggressiva per i motivi di cui vi ho parlato all’inizio di questa idea.
Vi ho condiviso queste due curve per un particolare motivo: avete mai sentito da qualche professionista dire “la banca centrale può controllare solo la parte breve della curva”? Questo è il tipico esempio.
Guardiamo come i rendimenti alle brevi scadenze siano più ripidi oggi di quanto non lo fossero in Q3 2021; la parte a scadenze brevi della curva dei rendimenti (da scadenze di qualche mese fino ai 7 anni) è determinata dalle aspettative per la politica della Federal Reserve; il rendimento di quella parte aumenta quando ci si aspetta che la Fed aumenti i tassi e diminuisce quando ci si aspetta che i tassi di interesse vengano ridotti. L’estremità lunga della curva dei rendimenti, invece, è influenzata da fattori quali le prospettive sull’inflazione, la domanda e l’offerta degli investitori, la crescita economica.
Come ho spiegato diverse volte, se la crescita è robusta e l’inflazione in aumento, il prezzo delle obbligazioni a lunga scadenza dovrebbe scendere. Questo fa salire i rendimenti a 10,20 e30 anni e, di conseguenza, la curva diventa più ripida. Se una banca centrale risponde alle pressioni inflazionistiche alzando i tassi di interesse a breve termine, la curva si appiattisce, è questo è infatti quello che stiamo vedendo negli ultimi tempi; vediamo infatti che nella parte lunga troviamo una “gobbetta”; questo è sinonimo del fatto che si sta scommettendo in un futuro rallentamento economico (in quanto il rialzo dei tassi di interesse, tipicamente, avviene alla fine o comunque in prossimità della fine di un’espansione economica, per il fatto che una ripresa e successivamente un’espansione si portano dietro anche un’alta inflazione).
Tuttavia, i rendimenti hanno fatto i protagonisti la scorsa settimana, andando ad incrementare in maniera abbastanza notevole:
Vediamo infatti come le due scadenze lunghe siano salite in maniera vertiginosa: ciò è probabilmente dovuto all’incertezza degli operatori riguardo un’inflazione che si potrà dimostrare più dura e persistente di qualche tempo fa; questo è stato dichiarato anche dalle FED che appunto, per combatterla, prevede 3 aumenti dei tassi.
Avete quindi capito il motivo della forma della curva dei rendimenti odierna rispetto a quella di qualche mese fa? Se no, commentate e sarò più chiaro.
IL DOLLARO AVEVA PROBABILMENTE GIA’ SCONTATO TUTTO E CIO’ HA AIUTATO LE COMMODITIES
Spesso ho detto che probabilmente il dollaro aveva già scontato il tapering e probabilmente qualche aumento dei tassi di interesse; credo che questa ipotesi possa essere ora considerata vera in quanto il dollaro stesso, all’annuncio aggressivo della FED, si è mosso poco. Anzi, si trova in un canale di lateralizzazione da ormai 2 mesi, dal 17 novembre:
Da questa lateralizzazione ne hanno beneficiato le materie prime (guardate il grafico a destra, il bloomberg commodity index) che, dopo aver disegnato un doppio minimo sulla struttura a 27 dollari, sono ripartite al rialzo, segnando una performance settimanale del +2,41%!
NON FARM PAYROLLS E DISOCCUPAZIONE
Infine, vi riporto altri due catalizzatori della scorsa settimana: le buste paga del settore non agricolo, che hanno registrato un aumento di 199mila nuovi posti di lavoro a dispetto delle stime di investing.com di 400mila, e i dati sulla disoccupazione molto positivi, scesi al 3,9% dai 4,1% del mese precedente.
Questi ultimi sono due dati molto importanti, per 2 motivi: i mandati della FED sono il controllo dell’occupazione e il monitoraggio dei livelli d’inflazione: a seconda dei prossimi dati sui posti di lavoro, la FED potrebbe decidere se anticipare o posticipare l’aumento dei tassi, e quindi se essere più aggressiva o meno, e questo potrebbe scuotere ancora i mercati; i livelli di disoccupazione via via decrescenti danno invece sostegno all’inflazione, in quanto più persone possono spendere, la domanda dei beni si alza e di seguito l’inflazione stessa; interessante sarà vedere i prossimi dati sulle vendite al dettaglio in quest’ottica.
Spero quest’idea sia uno spunto riflessivo per tutti.
MATTEO FARCI
Previsioni Gas Naturale per Luglio 2021A giugno avevamo previsto che il prezzo del gas naturale sarebbe aumentato ancora, ed è stato proprio così. Con una performance del +17.79%, il mese appena concluso è stato a dir poco entusiasmante per il prezzo di questa materia prima.
Oggi vogliamo iniziare questo nuovo percorso, partendo proprio dalle nostre previsioni per luglio 2021. Ci interessa analizzare la situazione per capire se questi rialzi potrebbero estendersi ancora nei prossimi mesi oppure no. Come sempre, lo faremo soprattutto analizzando i fondamentali del settore e dell’economia più in generale.
L’estate calda in arrivo dà slancio al gas
Il mercato del gas naturale è ovviamente molto sensibile all’andamento della temperatura nei suoi mercati chiave, specialmente negli Stati Uniti. Un inverno gelido implica più gas utilizzato per il riscaldamento, mentre un’estate afosa lascia presagire più domanda di corrente elettrica per i condizionatori. E siccome circa il 32% della corrente elettrica negli Stati Uniti è prodotta a partire dal gas naturale, quando c’è un aumento della domanda di energia il prezzo della commodity ne beneficia.
Si prevede che questo mese di luglio sarà particolarmente caldo, soprattutto sulla costa ovest degli USA. Anche se le previsioni non possono essere perfettamente precise per tutto il mese, per esperienza possiamo dire che una volta arrivati alla soglia di inizio mese si ha già una buona idea della direzione che il termometro prenderà nelle 2-3 settimane successive. Questo è sicuramente uno dei fattori che hanno spinto in alto il prezzo del gas nelle scorse settimane. Potrebbe anche arrivare un ulteriore aumento della domanda di gas ad agosto, se il trend di un’estate torrida si dovesse confermare.
Possibile ribasso inaspettato
L’ondata di caldo che ha colpito gli Stati Uniti in questi giorni è stata molto significativa, ma non è sufficiente per sostenere i prezzi su questi livelli. In questo momento gli investitori hanno gli occhi puntati sulle previsioni; se l’ondata di caldo passerà a breve, allora una grande correzione ribassista è molto probabile. Questi eventi di caldo improvviso offrono ottime opportunità di speculazione nell’immediato, ma nel lungo termine i fondamentali del mercato ritornano a bussare alla porta.
Se guardiamo i fondamentali, ci accorgiamo di due cose:
Il gas naturale rimane stabilmente la commodity con il mercato più sbilanciato, avendo una capacità di offerta nettamente superiore alla domanda;
Nel mercato delle materie prime c’è stato un boom assoluto durante i primi mesi del 2021, e le commodities tendono a mostrare un andamento grossomodo simile. A poco a poco la bolla dei prezzi sta scemando, portando in basso i prezzi di varie materie prime. Questo andamento potrebbe presto toccare anche il gas naturale.
Questa è una di quelle situazioni in cui bisogna essere attivi giorno per giorno se si vuole davvero ottenere il massimo dalle condizioni di mercato. L’andamento delle temperature giocherà un ruolo estremamente importante, così come quello del comparto delle commodities in generale. Mano a mano che le previsioni diventano più affidabili per il resto dell’estate, diventa più facile capire dove potrebbe essere diretto il prezzo del gas.
L ’offerta di gas naturale comincia a sgonfiarsi
Parlando dei fondamentali abbiamo accennato al fatto che in questi ultimi anni il prezzo del gas ha continuato a scendere per via dell’eccesso di offerta. Ora questa situazione inizia a cambiare, perché gli importatori sono diventati più attivi e i produttori non hanno seguito lo stesso trend. L’ultimo inverno è stato piuttosto rigido, e dagli Stati Uniti all’Europa c’è stata una generale domanda piuttosto elevata di gas.
Ora gli importatori sono tornati a bussare, e la spiegazione è abbastanza intuibile. Con l’offerta di gas che si è ristretta negli ultimi mesi, se l’inverno del 2021 sarà nuovamente rigido bisogna farsi trovare preparati. Normalmente gli importatori non aspettano l’inverno per assicurarsi il gas necessario: in estate fanno scorta, sia attraverso le consegne di gas liquido trasportato sulle navi cargo, sia comprando i futures con cui possono garantirsi un certo prezzo per le scorte dell’inverno successivo.
Nelle ultime settimane gli importatori asiatici ed europei hanno battagliato per riuscire a ottenere i prezzi migliori, ma nel complesso la loro domanda ha semplicemente spinto a rialzo il prezzo della materia prima. Assistiamo a tante forze conflittuali in questo momento: l’ondata di caldo e la sua possibile scomparsa, la graduale discesa delle quotazioni delle materie prime e la forte domanda di gas da parte degli importatori.
Dov’è diretto il gas naturale a luglio?
La nostra opinione è che a luglio il gas naturale possa vedere aumentare ancora il suo prezzo. Ci sono diversi elementi che abbiamo menzionato nel corso della nostra guida di oggi e che puntano nella stessa direzione. Anche se l’ondata di caldo potrebbe passare, la preoccupazione per le scorte in calo e la possibilità di un inverno rigido all’orizzonte promuoveranno ancora probabilmente la domanda da parte degli importatori. Ci aspettiamo comunque una volatilità molto forte, che seguirà l’andamento delle previsioni per le temperature nelle prossime settimane.
WisdomTree Tactical Update - 11.05.2021L’euforia dilagante sulle materie prime e’ il tema dominante sui mercati, anche per il suo impatto sull’inflazione. Molta importanza segnaletica e’ assegnata ai dati sull'inflazione Usa di domani, 12 maggio.
Il prezzo del petrolio e’ stato al centro dell’attenzione, a causa del'attacco informatico “ransomware” che ha fermato il più importante oleodotto Usa. Colonial Pipeline è la maggior infrastruttura di trasporto dei mid-distillates verso la costa orientale, e la sua temporanea messa fuori uso cade mentre si sta verificando un boom della domanda di carburanti per auto, veicoli commerciali ed aerei, figlia del re-opening e della voglia di spendere e viaggiare.
Dopo la crescita dei prezzi dei future nella prima parte della seduta, però, il Wti ha ritracciato e alla chiusura delle Borse europee, ha ceduto il -0,5% a 64,5 Dollari/barile. Il Brent a segnato -0,4% a 68 Dollari/barile.
Ancora protagonisti i metalli industriali, con l’iron ore, o pepita ferrosa, a registrare continui rialzi quotidiani che hanno determinato un guadagno cumulato superiore al 17% nella prima decade di maggio, sino ai 1.300 Dollari/tonnellata di oggi, 11 maggio.
Un movimento simile vede protagonista il rame, che ha segnato nuovi massimi storici oltre i 10.600 Dollari/tonnellata a fine seduta di ieri, 10 maggio. Vale inoltre la pena di segnalare l’oro, che continua a recuperare, fino a superare i 1840 Dollari/oncia, il 9% sopra i minimi recenti registrati alla fine di marzo.
Una buona proxi della vastita’ del fenomeno la fornisce l’andamento recente del Bloomberg Commodity Spot Index, che nelle ultime 15 sedute e’ salito ben 14 volte, una “striscia” mai osservata negli ultimi 10 anni.
Sui mercati azionari ha pertanto prevalso l’incertezza, ed i maggiori indici europei hanno chiuso in ordine sparso, col Ftse Mib italiano, cresciuto dello 0,78%, a distinguersi in positivo rispetto alle altre Borse, per lo piu’ vicine alla parita’: Ftse100 inglese -0,06%, Dax tedesco +0,04%, Cac40 francese -0,01%.
Wall Street a 2 velocita’, col Dow Jones per la prima volta sopra i 35 mila punti, guadagnando sino allo 0,8% alla chiusura degli scambi Europei, per poi ripiegare a -0,10%, mentre il Nasdaq ha ceduto pesantemente, chiudendo a -2,55%, a causa di vendite aggressive dei titoli della tecnologia.
Prosegue dunque la rotazione settoriale in favore dei ciclici, delle attivita’ legate al reopening e delle banche, con prevalenti vendite sui titoli piu’ cari sui multipli valutativi, o comunque protagonisti di recenti sovra-performamce.
E’ abbastanza evidente che gli investitori, dopo i dati di venerdi’ 7 maggio, sorprendentemente deboli, sull'occupazione negli Stati Uniti, contino sulla prosecuzione di politiche ultra accomodanti da parte della FED (Banca centrale americana), dato che tali dati non testimoniano affatto il “substantial further progress” indicato da Powell come pre-condizione per valutare un piano di “tapering” degli acquisti di titoli da parte della Banca Centrale.
Tra le valute, l'Euro ha chiuso poco variato, attorno a 1,215 dollari, mentre la Sterlina britannica si e’ rafforzata sino a 0,86 verso Euro, sui risultati delle elezioni in Scozia, che hanno segnato una netta affermazione dello Scottish National Party.
Tra i pochi dati macro europei di ieri, segnaliamo che il Sentix investor confidence di maggio ha mostrato un robusto miglioramento, da 13,1 di aprile a 21.0 da 13.1, frutto di un crescente ottimismo sulla situazione corrente, balzata a 6.3 da -6.5, e sulle expectations, salite da 34,8 a 36.8.
Molto dinamico ed eterogeneo, il movimento di ieri, 10 maggio sulle Criptovalute. Ethereum, con un rialzo di oltre +5%, ha raggiunto 4.110 Dollari, equivalenti ad una capitalizzazione di mercato di 470 miliardi di Dollari. Il Bitcoin ha registrato un modesto rialzo portandosi sopra 59.000 Dollari, il 9% circa al di sotto del suo massimo assoluto a 64.863 Dollari. Tonfo senza precedenti, da 73 a 46 $cents per Dogecoin, dopo che Elon Musk l'ha scherzosamente definito "una truffa".
L'apertura sui mercati finanziari europei di stamane, 11 maggio e’ negativa, segno che il crollo del Nasdaq ieri sera ha lasciato il segno. L’lndice EuroStoxx 50 e’ in rosso per del -1,9%, similmente a Cac e Dax. (ore 12.00 CET). Il Ftse Mib perde il -1,3%. Male i listini giaponesi: -3,1% il Nikkei e -2,4% il Topix.
Sul fronte dei Governativi europei, segnaliamo lo spread in rialzo 115 bps, col rendimento del BTp decennale benchmark che si avvicina a 0,98% (ore 12.00 CET).
L’euforia dilagante sulle materie prime e’ il tema dominante sui mercati, anche per il suo impatto sull’inflazione. Molta importanza segnaletica e’ assegnata ai dati sull'inflazione Usa di domani, 12 maggio.
Il prezzo del petrolio e’ stato al centro dell’attenzione, a causa del'attacco informatico “ransomware” che ha fermato il più importante oleodotto Usa. Colonial Pipeline è la maggior infrastruttura di trasporto dei mid-distillates verso la costa orientale, e la sua temporanea messa fuori uso cade mentre si sta verificando un boom della domanda di carburanti per auto, veicoli commerciali ed aerei, figlia del re-opening e della voglia di spendere e viaggiare.
Dopo la crescita dei prezzi dei future nella prima parte della seduta, però, il Wti ha ritracciato e alla chiusura delle Borse europee, ha ceduto il -0,5% a 64,5 Dollari/barile. Il Brent a segnato -0,4% a 68 Dollari/barile.
Ancora protagonisti i metalli industriali, con l’iron ore, o pepita ferrosa, a registrare continui rialzi quotidiani che hanno determinato un guadagno cumulato superiore al 17% nella prima decade di maggio, sino ai 1.300 Dollari/tonnellata di oggi, 11 maggio.
Un movimento simile vede protagonista il rame, che ha segnato nuovi massimi storici oltre i 10.600 Dollari/tonnellata a fine seduta di ieri, 10 maggio. Vale inoltre la pena di segnalare l’oro, che continua a recuperare, fino a superare i 1840 Dollari/oncia, il 9% sopra i minimi recenti registrati alla fine di marzo.
Una buona proxi della vastita’ del fenomeno la fornisce l’andamento recente del Bloomberg Commodity Spot Index, che nelle ultimi 15 sedute e’ salito ben 14 volte, una “striscia” mai osservata negli ultimi 10 anni.
Sui mercati azionari ha pertanto prevalso l’incertezza, ed i maggiori indici europei hanno chiuso in ordine sparso, col Ftse Mib italiano, cresciuto dello 0,78%, a distinguersi in positivo rispetto alle altre Borse, per lo piu’ vicine alla parita’: Ftse100 inglese -0,06%, Dax tedesco +0,04%, Cac40 francese -0,01%.
Wall Street a 2 velocita’, col Dow Jones per la prima volta sopra i 35 mila punti,guadagnando sino allo 0,8% alla chiusura degli scambi Europei, per poi ripiegare a -0,10%, mentre il Nasdaq ha ceduto pesantemente, chiudendo a -2,55%, a causa di vendite aggressive dei titoli della tecnologia. (vedere grafico a pie’ di pagina).
Prosegue dunque la rotazione settoriale in favore dei ciclici, delle attivita’ legate al reopening e delle banche, con prevalenti vendite sui titoli piu’ cari sui multipli valutativi, o comunque protagonisti di recenti sovra-performamce.
E’ abbastanza evidente che gli investitori, dopo i dati di venerdi’ 7 maggio, sorprendentemente deboli, sull'occupazione negli Stati Uniti, contino sulla prosecuzione di politiche ultra accomodanti da parte della FED (Banca centrale americana), dato che i numeri non testimoniano affatto il “substantial further progress” indicato da Powell come pre-condizione per valutare un piano di “tapering” degli acquisti di titoli da parte della Banca Centrale.
Tra le valute, l'Euro ha chiuso poco variato, attorno a 1,215 dollari, mentre la Sterlina britannica si e’ rafforzata sino a 0,86 verso Euro, sui risultati delle elezioni in Scozia, che hanno segnato una netta affermazione dello Scottish National Party.
Tra i pochi dati macro eruopei di ieri, segnaliamo che il Sentix investor confidence di maggio ha mostrato un robusto miglioramento, da 13,1 di aprile a 21.0 da 13.1, frutto di un crescente ottimismo sulla situazione corrente, balzata a 6.3 da -6.5, e sulle expectations, salite da 34,8 a 36.8.
Molto dinamico ed eterogeneo, il movimento di ieri, 10 maggio sulle Criptovalute. Ethereum, con un rialzo di oltre +5%, ha raggiunto 4.110 Dollari, equivalenti ad una capitalizzazione di mercato di 470 miliardi di Dollari. Il Bitcoin ha registrato un modesto rialzo p ortandosi sopra 59.000 Dollari, il 9% circa al di sotto del suo massimo assoluto a 64.863 Dollari. Tonfo senza precedenti, da 73 a 46 $cents per Dogecoin, dopo che Elon Musk l'ha scherzosamente definito "una truffa".
L'apertura sui mercati finanziari europei di stamane, 11 maggio e’ negativa, segno che il crollo del Nasdaq ieri sera ha lasciato il segno. L’lndice EuroStoxx 50 e’ in rosso per del -1,9%, similmente a Cac e Dax. (ore 12.00 CET). Il Ftse Mib perde il -1,3%. Male i listini giaponesi: -3,1% il Nikkei e -2,4% il Topix.
Sul fronte dei Governativi europei, segnaliamo lo spread in rialzo 115 bps, col rendimento del BTp decennale benchmark che si avvicina a 0,98% (ore 12.00 CET).
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CADJPY: Long su supportoIl supporto individuato dalla nuvola dell'Ichitrend sembra stia reggendo, inoltre il CCI mostra una lieve divergenza rialzista ed ha superato da poco il livello -100 (valori del CCI compresi tra -100 e 0 di solito indicano un rialzo del prezzo, confermato dal superamento della zero line).
Buona occasione quindi per tentare un LONG con stop sotto i minimi di congestione e profit sulla prima resistenza utile, in questo caso la Kijun Daily.
GBPJPY: Occasione per entrare long tenendo il rischio bassoNonostante ichitrend segnali al momento ancora una situazione ribassista, l'occasione per un ingresso long è comunque da non perdere data la piccola vicinanza dello stop che andrà posizionato al di sotto della zona di congestione che si sta creando a ridosso della nuvola dell'ichitrend.
Il segnale scatterà alla rottura della trendline ribassista. Il take profit verrà indivuato alla prossima resistenza.
ACCORDO USA/CINA...QUALCOSA NON QUADRA 😟Un trade deal “sulla carta”. Ora servono i fatti.
Dopo tre anni di negoziati, tariffe applicate e misure di retaliation, nella giornata di ieri i leader Americani e Cinesi hanno firmato il c.d. trade deal segnando la fine della fase uno dei negoziati.
Tale fase prevede una serie di impegni reciproci. L’America si impegna a ridurre del 50% le tariffe del 15% applicate su 120 miliardi di USD di beni importati. La Cina si impegna a non manipolare la propria currency, ad adottare misure piu’ restrittive per la salvaguardia della proprieta’ intellettuale americana in Cina e ad acquistare fino a 200 miliardi di USD di beni dall’America. Tra questi, circa 95 miliardi sono commodities, in particolare prodotti agricoli e prodotti energetici.
Gli acquisti di prodotti agricoli dovrebbero raggiungere quota 42 miliardi di USD. Essi comprendono semi di soia, carne, cereali, etanolo e cotone. Oltre a questo, la Cina si e’ impegnata anche ad acquistare Natural Gas, petrolio e carbone per un totale di 52.4 miliardi di USD nei prossimi due anni.
Trattasi di somme importanti che difficilmente potranno essere rispettate se le tariffe sulle importazioni rimarranno in piedi. Negli ultimi mesi la Cina aveva gia’ trovato una soluzione per aggirare i dazi: si era approvvigionata presso altri fornitori quali Russia, Qatar, Australia. Stesso approccio e’ stato seguito per i prodotti agricoli, acquistati principalmente dal Brasile.
La domanda che dobbiamo porci questa mattina e’ quale sia la convenienza economica per tali importatori di cambiare nuovamente fornitore e passare all’America sapendo che i costi delle consegne sono vistosamente maggiorati dal carico delle tariffe?
Verrebbe da rispondere: “devono farlo perche’ la Cina ha siglato l’accordo”.
Non e’ proprio cosi. L’accordo non prevede una scaletta degli acquisti, ne’ la quantita’ di ciascun prodotto che deve essere acquistata. Essa si limita ad indicare le somme “da comprare” per ogni macro-categoria.
A poche ore di distanza dalla firma dell’accordo la Cina ha precisato che gli acquisti di prodotti americani “dipenderanno dalla domanda”.
Se e’ la domanda che guidera’ gli acquisti e non un vero e proprio commitment quantitativo con relative verifiche, diventa difficile poter confidare nel rispetto degli accordi.
Ed e’ proprio questa assenza di certezza che scontano i mercati delle commodities questa mattina. Il bloomberg commodity index e’ in flessione dello 0.4% con soia, cotone e granturco ancora in discesa. Qualcosa non quadra.
Non quadra nemmeno la reazione del Treasury. Il suo rendimento ha chiuso a 1.782 la giornata di ieri, in ribasso rispetto a 1.85 del giorno precedente. In un contesto di risk-on legato ad una lettura positiva della sigla dell’accordo, atto premonitore di un processo di recupero economico, la reazione del mercato e’ stata quella di comprare beni rifugio.
Si potrebbe obiettare che gli indici USA hanno raggiunto nuovi massimi nella seduta di ieri. Vero. Ma se osserviamo i dettagli dei settori che hanno trainato al rialzo lo S&P500, emerge chiaramente l’approccio particolarmente difensivo degli operatori.
I settori maggiormente acquistati sono quelli Un trade deal “sulla carta”. Ora servono i fatti.
Dopo tre anni di negoziati, tariffe applicate e misure di retaliation, nella giornata di ieri i leader Americani e Cinesi hanno firmato il c.d. trade deal segnando la fine della fase uno dei negoziati.
Tale fase prevede una serie di impegni reciproci. L’America si impegna a ridurre del 50% le tariffe del 15% applicate su 120 miliardi di USD di beni importati. La Cina si impegna a non manipolare la propria currency, ad adottare misure piu’ restrittive per la salvaguardia della proprieta’ intellettuale americana in Cina e ad acquistare fino a 200 miliardi di USD di beni dall’America. Tra questi, circa 95 miliardi sono commodities, in particolare prodotti agricoli e prodotti energetici.
Gli acquisti di prodotti agricoli dovrebbero raggiungere quota 42 miliardi di USD. Essi comprendono semi di soia, carne, cereali, etanolo e cotone. Oltre a questo, la Cina si e’ impegnata anche ad acquistare Natural Gas, petrolio e carbone per un totale di 52.4 miliardi di USD nei prossimi due anni.
Trattasi di somme importanti che difficilmente potranno essere rispettate se le tariffe sulle importazioni rimarranno in piedi. Negli ultimi mesi la Cina aveva gia’ trovato una soluzione per aggirare i dazi: si era approvvigionata presso altri fornitori quali Russia, Qatar, Australia. Stesso approccio e’ stato seguito per i prodotti agricoli, acquistati principalmente dal Brasile.
La domanda che dobbiamo porci questa mattina e’ quale sia la convenienza economica per tali importatori di cambiare nuovamente fornitore e passare all’America sapendo che i costi delle consegne sono vistosamente maggiorati dal carico delle tariffe?
Verrebbe da rispondere: “devono farlo perche’ la Cina ha siglato l’accordo”.
Non e’ proprio cosi. L’accordo non prevede una scaletta degli acquisti, ne’ la quantita’ di ciascun prodotto che deve essere acquistata. Essa si limita ad indicare le somme “da comprare” per ogni macro-categoria.
A poche ore di distanza dalla firma dell’accordo la Cina ha precisato che gli acquisti di prodotti americani “dipenderanno dalla domanda”.
Se e’ la domanda che guidera’ gli acquisti e non un vero e proprio commitment quantitativo con relative verifiche, diventa difficile poter confidare nel rispetto degli accordi.
Ed e’ proprio questa assenza di certezza che scontano i mercati delle commodities questa mattina. Il bloomberg commodity index e’ in flessione dello 0.4% con soia, cotone e granturco ancora in discesa. Qualcosa non quadra.
Non quadra nemmeno la reazione del Treasury. Il suo rendimento ha chiuso a 1.782 la giornata di ieri, in ribasso rispetto a 1.85 del giorno precedente. In un contesto di risk-on legato ad una lettura positiva della sigla dell’accordo, atto premonitore di un processo di recupero economico, la reazione del mercato e’ stata quella di comprare beni rifugio.
Si potrebbe obiettare che gli indici USA hanno raggiunto nuovi massimi nella seduta di ieri. Vero. Ma se osserviamo i dettagli dei settori che hanno trainato al rialzo lo S&P500, emerge chiaramente l’approccio particolarmente difensivo degli operatori.
I settori maggiormente acquistati sono i settori meno ciclici del listino.
Al contrario, i settori ciclici sono stati oggetto di prese di profitto: energy, financials, consumer discretionary hanno chiuso in rosso. Il settore tech ha chiuso flat.
E’ possibile affermare che la reazione del mercato alla sigla dell’accordo e’ stata piuttosto “pacata” piu’ simile ad un sell on the news che ad un buy on the news.
Possibile che nei prossimi giorni il focus degli operatori si sposti progressivamente sui temi macro e micro. L’andamento delle trimestrali e la revisione degli utili sul prossimo trimestre saranno dei temi molto caldi. Contemporaneamente i dati macro torneranno ad essere i driver dei mercati. Attese per questa settimana le trimestrali di Morgan Stanley e Bank of NewYork, il PIL Cinese e l’inflazione in Europa.
Wellcome back to the real world. sono i settori meno ciclici del listino.
• Se apprezzate le mie idee e volete che continui a proporle un LIKE da parte vostra sarebbe il migliore ringraziamento per me.
Grazie
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EURJPY - Col vento in poppaCiao a tutti!
Trend al ribasso parecchio pronunciato e prezzi sul livello chiave 118.0
Prezzi che faticano nel range di prezzo 118 - 117.50 come nelle settimane precedenti e che hanno trovato l'ostacolo della media mobile a 200 in H4
Da segnalare anche la divergenza CCI su H4 con la trendilne già rotta ma con i prezzi ancora bloccati nel range che nelle ultime settimane ha dato filo da torcere ai prezzi.
Preferibile sfruttare il trend e quindi uno short a rottura della zona.
Buona settimana di trading!
USDCAD - prezzi su livello dinamico mensileCiao a tutti!
SITUAZIONE ATTUALE
Giovedì i prezzi hanno raggiunto il livello dinamico incriminato e venerdì lo hanno rifiutato (per ora).
Inoltre, siamo anche in fase di divergenza rialzista CCI.
Livello mensile ben visibile qui sotto:
OCCASIONE
Quindi si potrebbe aspettare una conferma di inversione long come un doppio minimo o altre figure tecniche di price action.
Buona settimana di trading!
CHFJPY - prezzi su resistenza weekly + divergenzaCiao a tutti!
TREND DI FONDO
Nel 2019 è stato in range prima tra 112 e 109.5 e ora tra 109.5 e 108
SITUAZIONE ATTUALE
Si trova sulla resistenza 109.5 e nelle ultime giornate sembra abbia rallentato.
Prima con una pinbar e oggi con una candela che ha chiuso ben sotto il minimo della pinbar.
Su grafico H4 si vede anche una divergenza CCI con l'indicatore che ha rotto la linea dello 0 . Altro segno di inversione ribassista.
OCCASIONE
Si potrebbe quindi entrare short con target il supporto del range 108 .
Buona settimana di trading!
Cosa indica che il momentum rialzista su EURGBP sta per ESe guardiamo al grafico 1H, possiamo vedere l'EURGBP in forte e lungo slancio rialzista, l'indicazione che questo slancio rialzista sta per finire è la combinazione della fornitura di cui sopra e la divergenza dell'indicatore CCI, sul grafico 1D possiamo vedere il prezzo sta per colpire la fornitura di cui sopra, questa fornitura sembra fresca ed è la prima volta che il prezzo lo toccherà, sulla carta 1H possiamo vedere anche una chiara divergenza tra la CCI e il prezzo, mentre il prezzo crea una più alto, l'indicatore CCI crea un minimo più basso, la combinazione della fornitura e della divergenza crea una grande opportunità per la posizione di vendita alla fornitura di cui sopra.
AUDUSD - Doppio minimo DailyCiao a tutti!
TREND DI FONDO
Da Dicembre sta comprimendo in un triangolo discendente di base 0.70
SITUAZIONE ATTUALE
Si trova sulla base ed è in formazione un doppio minimo.
Il CCI si trova in divergenza rialzista rispetto ai due minimi.
OCCASIONE
Opterei quindi per un'operazione long con target la TL discendente del triangolo verso . 7150
Buona settimana di trading!
USDCHF - Divergenza + IndecisioneCiao a tutti!
TREND DI FONDO
Da marzo 2018 sente parecchio due livelli dinamici.
SITUAZIONE ATTUALE
Si trova sulla parte superiore del canale e nelle ultime tre sessioni giornaliere ha faticato e respinto lo stesso livello dinamico e il livello statico 1.0250 .
OCCASIONE
La divergenza CCI ribassista mi da ulteriori conferme per un'operazione short di target 1.01/1.00
Buona settimana di trading!
NYMEX:CL1! il prezzo è davvero alto? ..risposta...LONGIl Light Crude Oil (Petrolio) scadenza aprile 2019 è in rialzo. Nonostante l'affermazione di Trump: "il prezzo del petrolio sta diventando troppo alto", ritengo che ci sia una buona opportunità di entrata a mercato LONG. La chiusura mensile è stata superiore ai 55,09$ che mi ero prefissato per una possibile inversione rialzista. Il trend è confermato dalla svolta dell'indicatore CCI (l'ADX è ancora un po' basso ma vedremo in seguito l'evoluzione). Come si può notare dal grafico siamo al terzo rimbalzo sulla linea di supporto che unisce i primi due rimbalzi. Procediamo per step e stiamo a vedere.
DAX - Confluenza di Resistenze + Divergenza CCITREND DI FONDO
Il trend primario è short, dai massimi di Gennaio 2018.
Il trend secondario è long, dai minimi di Gennaio 2019.
SITUAZIONE ATTUALE
Il prezzo si trova sia sul livello statico 11500.0 sia sul livello dinamico ribassista di livello settimanale.
Su H4 si nota anche una divergenza CCI a conferma di una possibile inversione.
OCCASIONE
Si potrebbe sfruttare questa confluenza di resistenze per uno short fino a 11,200.0 / 11,100.0 dove incontrerebbe la più recente TL rialzista.
Buona giornata!
GOLD - Divergenza Ribassista da tenere d'occhio.TREND DI FONDO
Si sa. Da ottobre, mercato flat, è partita la salita fino a 1347.0.
Ora dovrà affrontare una resistenza molto solida (monthly).
SITUAZIONE ATTUALE
Potrebbe rompere al rialzo e raggiungere i 1400.0 . Oppure tornare nuovamente verso TL rialzista in area 1260.0 ca.
OCCASIONE
Mi aspetterei più un ribasso dato che si trova anche in divergenza CCI su D1.
In ogni caso, si aspettano conferme.
Buona giornata!
EURUSD - Rimbalzo tra livelli su H4Rotto il livello 1.1460 il prezzo ci è tornato completando il pullback.
Posso aspettarmi che il prezzo rimbalzi almeno fino a 1.1550 .
Aspetto un segnale di conferma: figura di inversione o divergenza CCI (già presente su H1).
In caso contrario mi aspetto che torni giù fino a 1.1320 .
Non sono interessato ad un'operazione long di lungo termine in quanto la mia visione per il cambio è SHORT.