EUR/USD sotto pressione: la guerra entra nei mercatiLa coppia EUR/USD ha esteso la correzione fino all’area 1,1440, segnando i livelli più bassi degli ultimi mesi, mentre il dollaro ha recuperato forza su base ampia. Il movimento non va letto soltanto come “forza del biglietto verde”, ma come combinazione di tre fattori: domanda di beni rifugio, rialzo del premio energetico globale e riprezzamento del sentiero dei tassi a favore degli Stati Uniti. Dall’inizio della guerra tra USA-Israele e Iran, il 28 febbraio, il mercato ha ricominciato a comprare dollari come valuta di liquidità e protezione in una fase di shock geopolitico ad alta intensità.
Il vero acceleratore macro è il canale petrolio. Il Brent ha chiuso sopra i 103 dollari e il WTI vicino ai 96 dollari, dopo aver toccato in settimana punte molto più alte, mentre il rischio sullo Stretto di Hormuz continua a comprimere l’offerta effettiva e a gonfiare il premio di rischio su energia, trasporti e assicurazioni marittime. Rispetto al testo originario, però, è più corretto parlare di traffico gravemente compromesso e non di blocco lineare e totale: Teheran ha minacciato di mantenere lo Stretto chiuso, ma alcune navi di paesi non ostili sono comunque transitate. Per l’Eurozona, grande importatrice netta di energia, questo resta un terms-of-trade shock più pesante che per gli Stati Uniti, che oggi hanno una maggiore autosufficienza energetica relativa.
Da qui nasce la pressione sull’euro. Se il petrolio resta alto, l’Europa importa più inflazione e vede peggiorare il proprio saldo energetico proprio mentre la crescita resta fragile. Gli Stati Uniti, invece, pur non essendo immuni allo shock, beneficiano di un dollaro rifugio, di un mercato dei Treasury che resta il più profondo al mondo e di una struttura energetica meno vulnerabile. In termini di mercato valutario, questo significa che il cross si muove meno sulla narrativa “Europa debole vs America forte” e molto di più sulla narrativa “liquidità USD + shock energetico = euro sotto pressione”.
Sul fronte delle banche centrali, il quadro va aggiornato con precisione. La Fed arriva alla riunione del 17-18 marzo con il tasso sui Fed funds al 3,50%-3,75%, mentre la BCE si presenta al meeting del 18-19 marzo con il tasso sui depositi al 2,00%. Il mercato ha rinviato più avanti il primo taglio pienamente prezzato della Fed, almeno verso settembre, mentre per la BCE il consenso prevalente tra gli economisti resta quello di tassi fermi nel 2026, anche se i derivati hanno temporaneamente incorporato il rischio di rialzi nel caso in cui lo shock petrolifero si trasformi in inflazione persistente. Quindi il punto tecnico non è che “tutte le banche centrali dovranno alzare i tassi”, ma che il mercato sta riducendo lo spazio per i tagli e sta riaprendo il vantaggio relativo del dollaro sul piano dei rendimenti.
Anche i dati macro giustificano cautela. Negli Stati Uniti, il PCE di gennaio è sceso al 2,8%, ma il core PCE è salito al 3,1%, segnale che l’inflazione di fondo resta troppo elevata per consentire alla Fed di ignorare eventuali effetti di secondo impatto del caro-energia. Nell’Eurozona, invece, il flash HICP di febbraio è al 1,9%, in rialzo da 1,7% di gennaio ma ancora sotto il 2%; quindi il dato corretto non è 2,4% come nel testo originario. Intanto la crescita dell’area euro nel quarto trimestre 2025 è stata rivista a +0,2% trimestrale, e la produzione industriale di gennaio ha mostrato nuova debolezza. In sintesi: l’Europa rischia più degli USA una combinazione di inflazione importata + crescita anemica, cioè il mix più sfavorevole per l’euro.
Va aggiunto un ultimo punto: anche l’economia americana non sta correndo senza attriti. Il PIL USA del quarto trimestre 2025 è stato rivisto al +0,7% annualizzato, ben sotto la stima iniziale. Tuttavia, nella prima fase di uno shock geopolitico, il mercato non premia necessariamente l’economia con i dati migliori: premia la valuta più liquida, la più facilmente finanziabile e quella percepita come porto sicuro. Per questo l’EUR/USD può restare debole anche con un quadro macro statunitense non brillante.
Implicazioni sulla street economy
Questa non è solo una storia da desk istituzionale. Nella street economy significa carburante più caro, costi logistici più alti, margini compressi per chi consegna, produce, importa o vende beni a bassa rotazione. Significa pressione su bar, negozi, artigiani, autotrasporto, e-commerce, ristorazione, piccoli importatori: ogni centesimo di euro debole e ogni dollaro in più sul greggio entra nei prezzi finali o erode la marginalità.
Ma c’è anche una lettura motivazionale, concreta, da economia vera: nelle fasi di stress non resiste chi fa la previsione più rumorosa, resiste chi protegge la cassa, gira più veloce il magazzino, rinegozia i tempi di pagamento, taglia gli sprechi e difende il proprio pricing power su ciò che il cliente considera indispensabile. La strada soffre per prima, ma spesso è anche la prima ad adattarsi. Chi resta lucido, leggero e disciplinato può trasformare una fase di volatilità in un vantaggio competitivo.
In questo quadro, il bias di breve resta negativo per EUR/USD finché il mercato continuerà a prezzare petrolio elevato, Fed prudente e BCE costretta sulla difensiva. Un recupero strutturale dell’euro richiederebbe una combinazione diversa: de-escalation credibile in Medio Oriente, rientro del premio energetico e ritorno a una narrativa di tagli Fed più visibili rispetto alla BCE.
ANALISI TECNICA SUL CROSS VALUTARIO
Daily chart
Sul timeframe giornaliero, l’EUR/USD presenta una configurazione tecnica marcatamente ribassista. Il cambio quota al di sotto della EMA a 21 giorni, posta a 1,16647, dopo che quest’ultima ha effettuato un incrocio ribassista con la SMA a 51 giorni a 1,17135. La struttura di debolezza coinvolge anche la SMA a 100 giorni a 1,16966 e sta iniziando a estendersi verso la SMA a 200 giorni in area 1,16734, pur mantenendo quest’ultima ancora una pendenza positiva di fondo.
La violazione al ribasso della precedente fase di consolidamento risulta confermata dalla dinamica del Momentum, che mostra una marcata inclinazione negativa al di sotto della propria linea mediana, segnalando la persistenza della pressione venditrice. Parallelamente, il Relative Strength Index (RSI) si mantiene in flessione in area 26, in prossimità della soglia di ipervenduto ma senza evidenze tecniche di stabilizzazione o divergenze rialziste tali da anticipare un minimo significativo.
Anche il quadro Ichimoku conferma un’impostazione negativa nel breve termine. Nella più recente sessione, la price action si è ulteriormente allontanata dalla Tenkan-sen, mantenendosi nettamente al di sotto della Kumo. La nuvola sta progressivamente assumendo una configurazione pienamente ribassista, con Senkou Span A e Senkou Span B entrambe orientate verso il basso. A ulteriore conferma, la Chikou Span ha oltrepassato al ribasso sia la price action sia la Kumo, lasciando attualmente uno spazio tecnico privo di resistenze dinamiche immediate.
Weekly chart
Sul timeframe settimanale, l’EUR/USD registra la seconda settimana consecutiva di flessione, consolidando un’impostazione chiaramente ribassista di breve-medio periodo. Il cross è sceso al di sotto della media mobile a 21 settimane, situata a 1,16796, trasformando tale area in una prima resistenza dinamica. Nonostante ciò, il prezzo resta ancora ampiamente al di sopra delle medie mobili a 100 e 200 settimane, entrambe in crescita, elemento che suggerisce come il trend primario rimanga costruttivo, sebbene con un evidente indebolimento della spinta rialzista.
Dal punto di vista degli oscillatori, il Momentum settimanale è scivolato in territorio negativo, mentre l’RSI è arretrato verso quota 40, indicando un progressivo trasferimento del controllo del mercato in favore dei venditori.
L’analisi dei ritracciamenti di Fibonacci, calcolati dai minimi di gennaio 2025 ai massimi del 26 gennaio 2026, evidenzia come il prezzo non abbia ancora raggiunto il livello di ritracciamento 0,382. Tuttavia, il quadro tecnico è peggiorato sensibilmente sul fronte Ichimoku: nell’ultima sessione settimanale il cambio ha violato la Kumo al ribasso, contestualmente a un crossing ribassista della Senkou Span A, mentre la Chikou Span ha rotto la linea dei prezzi e si sta avvicinando a un potenziale incrocio con la Kijun-sen, rafforzando il segnale di deterioramento strutturale.
COT Report EUR FX e DXY – Lettura del 10 marzo 2026
I non-commercial riducono l’esposizione rialzista sull’euro, ma il dollaro non mostra ancora un vero riposizionamento strutturale
Punti chiave
Il COT del 10 marzo 2026 segnala un chiaro ridimensionamento del posizionamento speculativo long su EUR FX, pur in presenza di una struttura che resta ancora positiva in termini netti. La correzione coinvolge soprattutto la componente non-commercial, ossia il segmento più rappresentativo del sentiment speculativo.
Sul DXY, al contrario, non emerge ancora un segnale speculare di rafforzamento del dollaro. I non-commercial restano infatti net short, elemento che suggerisce come il mercato non abbia ancora avviato una ricostruzione convinta di posizioni rialziste sul biglietto verde.
Nel complesso, la lettura congiunta dei due contratti appare più coerente con una fase di de-risking sull’euro che con l’avvio di un nuovo trend strutturalmente favorevole al dollaro.
EUR FX
Posizionamento non-commercial al 10 marzo 2026
Long: 265.686
Short: 160.542
Spreading: 59.178
Net position: +105.144
Open Interest: 969.374
Rispetto alla rilevazione precedente, il saldo netto dei non-commercial si riduce da circa +136.498 a +105.144, con una contrazione pari a 31.354 contratti.
La dinamica settimanale evidenzia:
forte riduzione dei long lordi;
lieve incremento degli short;
aumento delle posizioni in spreading.
Il quadro segnala una perdita di intensità del posizionamento rialzista sull’euro. La struttura resta ancora net long, ma il movimento delle ultime letture evidenzia un alleggerimento dell’esposizione speculativa e una minore convinzione direzionale. Non si osserva ancora una vera inversione ribassista, ma il momentum del trade long EUR appare in indebolimento.
DXY / US Dollar Index
Posizionamento non-commercial al 10 marzo 2026
Long: 16.384
Short: 22.266
Spreading: 3.005
Net position: -5.882
Open Interest: 32.012
La settimana precedente il saldo netto risultava intorno a -4.989. La nuova lettura mostra quindi un peggioramento di circa 893 contratti, mantenendo i non-commercial in territorio net short.
Il dato conferma che il mercato speculativo non ha ancora assunto una view costruttiva sul dollaro. Pur in presenza di movimenti interni alle posizioni, manca una vera ricopertura degli short tale da validare una rotazione strutturale pro-USD. Il segnale che proviene dal DXY resta quindi ancora debole sotto il profilo del sentiment.
Lettura incrociata EUR FX / DXY
L’analisi congiunta dei due contratti fornisce il messaggio più rilevante della settimana. Il posizionamento sull’euro si sta alleggerendo in modo visibile, ma questo indebolimento non si traduce ancora in un contestuale rafforzamento del dollaro.
In un autentico cambio di regime favorevole al biglietto verde, ci si attenderebbe:
una riduzione marcata del net long EUR;
una chiara ricopertura del net short DXY.
Nel report del 10 marzo compare con evidenza soltanto il primo elemento. Il secondo resta assente. Ne deriva che il mercato sta principalmente riducendo l’esposizione sull’euro, senza aver ancora costruito una narrativa speculativa pienamente rialzista sul dollaro.
Conclusione operativa
Il COT del 10 marzo 2026 deve essere interpretato come un segnale di raffreddamento del long EUR, più che come l’inizio di una fase strutturalmente rialzista per il dollaro.
Implicazioni principali
l’euro conserva ancora una struttura speculativa positiva, ma meno solida rispetto alle settimane precedenti;
il dollaro non mostra ancora un riposizionamento coerente e convincente da parte dei non-commercial;
il mercato si trova quindi in una fase di transizione, in cui prevale la riduzione del rischio sull’euro.
Bias di breve periodo
Il segnale è moderatamente negativo per EUR, ma solo debolmente costruttivo per USD.
Per validare un vero cambio di trend, sarà necessario osservare nelle prossime letture:
ulteriore compressione del net long su EUR FX;
contestuale e più marcata riduzione del net short sul DXY.
Fino a quel momento, la lettura più corretta resta quella di de-risking tattico, non di inversione strutturale.
WTI
DOW THEORY ALERT: IL PETROLIO STA AFFONDANDO I TRASPORTI?🚨 DOW THEORY ALERT: IL PETROLIO STA AFFONDANDO I TRASPORTI? 🛢️📉
Introduzione: La Bussola Intermarket 🧩
In un mondo finanziario sempre più frammentato, la Dow Theory rimane uno dei pilastri più solidi per comprendere la salute del ciclo economico. Il principio è semplice quanto brutale: "Se le industrie producono (DJI), ma i trasporti non riescono a consegnare i beni in modo profittevole (DJT), l'economia è destinata a frenare".
Oggi, osservando il grafico comparativo tra Dow Jones Transportation (DJT), WTI (USOIL) e Dow Jones Industrial (DJI), emerge una divergenza macroscopica che non possiamo ignorare. Non è solo un movimento di prezzo, è un segnale strutturale del mercato. 🛰️
1. La Crisi d'Identità del Dow Transportation (DJT) 🚛✈️
Il settore dei trasporti è storicamente il "leading indicator" per eccellenza. Guardando il pannello superiore, notiamo una debolezza che contrasta nettamente con la resilienza mostrata dagli altri indici nelle settimane precedenti.
Il settore logistico, ferroviario e aereo sta soffrendo una contrazione dei margini senza precedenti. Tecnicamente, la rottura dei minimi relativi ha invalidato la struttura rialzista di medio termine, portando il prezzo in una fase di distribuzione aggressiva. Quando i trasporti iniziano a scendere mentre gli industriali restano stabili, siamo di fronte a una "mancata conferma": il primo grande segnale di allarme per un possibile mercato Orso all'orizzonte. ⚠️
2. USOIL: Il Killer Silenzioso dei Margini 🔥⛽
Il pannello centrale ci svela il "perché" dietro questo crollo. Il petrolio WTI è entrato in una fase parabolica, superando con forza area $94 e puntando dritto alla soglia psicologica dei $100.
Perché questo è un problema sistemico? Il carburante rappresenta la voce di costo principale per ogni azienda presente nel DJT (pensiamo a giganti come FedEx, UPS o le grandi compagnie aeree). Un aumento così repentino del greggio agisce come una "tassa occulta" immediata. Le aziende non riescono a trasferire i costi sui consumatori con la stessa velocità con cui il petrolio sale, portando a una compressione dei profitti che il mercato sta già scontando con il breakdown del settore. 📉
In ottica tecnica, lo spike attuale del WTI sembra alimentato da tensioni dal lato dell'offerta, creando un climax che sta letteralmente "asfissiando" la logistica globale.
3. La Resilienza Apparente del Dow Industrial (DJI) 🏭🏢
Nel pannello inferiore osserviamo il Dow Jones Industrial. A differenza del DJT, l'indice degli industriali ha mostrato una tenuta maggiore. Tuttavia, questa è spesso una trappola per tori.
Storicamente, il DJI è l'ultimo a cadere. La divergenza tra i due indici Dow è oggi una delle più ampie degli ultimi anni. Se il settore dei trasporti non trova un supporto immediato e non ricomincia a salire, la teoria di Dow ci suggerisce che il DJI sarà costretto a "riallinearsi" al ribasso. Non esiste crescita industriale sostenibile se il sistema circolatorio dell'economia (i trasporti) è in arresto cardiaco a causa dei costi energetici. 🛑
4. Correlazione Inversa e Shock Energetico ⚡🔄
La correlazione inversa tra USOIL e DJT ha raggiunto livelli estremi. Siamo in una fase di mercato dove il petrolio non è più visto come un segnale di "domanda economica forte", ma come uno shock da offerta che danneggia la crescita.
Finché la struttura del petrolio rimarrà impostata al rialzo (sopra gli $88-90), ogni tentativo di rimbalzo del settore trasporti sarà probabilmente venduto. Questo fenomeno crea un effetto domino:
Il petrolio sale -> 2. I costi dei trasporti esplodono -> 3. I profitti aziendali calano -> 4. L'intero mercato azionario corregge.
5. Conclusioni e Scenario Macro 2026 🌐🧐
Siamo a un bivio fondamentale per l'anno in corso. La domanda che dobbiamo porci non è se il petrolio salirà ancora, ma quanto a lungo il settore industriale potrà ignorare il collasso dei trasporti.
Sotto la lente: Monitoriamo il livello dei $100 sul WTI. Una rottura decisa potrebbe sancire il "colpo di grazia" per il DJT, portando l'indice verso i supporti storici del 2024.
Segnale di Speranza: Solo un ritorno del greggio verso area $80-85 potrebbe riequilibrare i conti e permettere una rotazione settoriale a favore dei trasporti, salvando il trend rialzista del DJI.
Analisi Intermarket: La chiave non è guardare un singolo grafico, ma capire come i pezzi del puzzle si incastrano tra loro. 🧭
Cosa ne pensate di questa divergenza? Credete che il DJI riuscirà a decorrelarsi o il "peso" del petrolio trascinerà tutto verso il basso? Scrivetelo nei commenti! 👇
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Il segnale speculativo sul petrolio: Backwardation estremaIeri giornata volatile per il petrolio, ma non la più schizofrenica della sua storia. Nell'aprile 2020 fu la prima commodity della storia a passare in negativo, toccando i -39$.
Nella mattinata di ieri c'è stato molto panico per il suo rally rialzista fino a 120$, ma si trattava di pura speculazione e lo si poteva osservare confrontando le scadenze con i futures successivi. Possiamo dire che ieri il petrolio ha mostrato un caso estremo di backwardation.
Il contratto front-month ha toccato un massimo a 119,48$, mentre il futures di giugno si è fermato a 104,34$. Uno spread intraday di circa 15$ tra le due scadenze è un dato anomalo che evidenzia una forte componente speculativa sul contratto in scadenza ravvicinata.
In condizioni normali, la backwardation riflette una domanda immediata superiore all'offerta disponibile. Ma quando il differenziale diventa così ampio, il messaggio del mercato è chiaro: sul front-month si è concentrata un'attività speculativa aggressiva.
Il contratto di giugno, pur registrando un rialzo importante, racconta una storia differente, con un movimento meno esasperato e un mercato che non sconta prezzi del petrolio così alti nei prossimi mesi.
Breakout Storico e Scenario Iran📈 Analisi WTI: Breakout Storico e Scenario Iran
Il grafico dell'Oil (USOIL) mostra un momento di svolta epocale. Dopo anni di compressione, la struttura tecnica e la tensione geopolitica si sono allineate per un movimento direzionale di grande portata. 🚀
1. Analisi Tecnica: La Fine del Dominio Bearish 📉➡️📈
Il prezzo ha finalmente rotto al rialzo un imponente Falling Wedge (cuneo discendente) che durava dal 2022.
Il Breakout: La violazione di area $71,018 con un momentum del +5.41% non è un semplice rimbalzo, ma un’inversione strutturale.
Supporti e Target: Il "floor" a $54.967 si è dimostrato invalicabile. Ora la strada è spianata verso i target intermedi: $80,694 (1° TP), $86,985 (2° TP) e $93,808 (3° TP). Questi livelli coincidono con i nodi di volume del 2023/24.
Target Estremi (TP EX): Le aree $122,277 e $124,836 rappresentano la proiezione massima della figura. Tecnicamente possibili solo in caso di shock sistemico dell'offerta.
2. Il Catalizzatore: Il Fattore Iran e lo Stretto di Hormuz 🇮🇷🔥
L'analisi tecnica trova nel rischio geopolitico il carburante per correre.
Premio al Rischio: Il mercato sta integrando un "war premium". Se l'escalation tra Iran e Israele dovesse colpire asset strategici, il raggiungimento del 3° TP ($93,808) diventerebbe una formalità tecnica. 🛡️
Il Tail Risk (Stretto di Hormuz): Il transito del 20% del petrolio mondiale è a rischio. Un blocco o un attacco all'isola di Kharg trasformerebbe i TP EX ($122-$124) da "proiezioni ottimistiche" a realtà brutale, simile allo shock energetico post-invasione Ucraina. 🚢🛑
Focus: In questa fase, i dati sulle scorte EIA e la macroeconomia passano in secondo piano: comanda la geopolitica.
3. Trading Plan: Gestione Operativa 📊
Entry: Confermata
Stop Loss: Sotto area $64.000 (per invalidare il fakeout).
Risk/Reward: Eccellente verso il 3° TP (circa 1:3.2).
Probabilità: Il 1° TP a $80.694 ha una probabilità statistica stimata superiore al 65% entro il prossimo trimestre, rappresentando il "fair value" in un clima di tensione persistente. 🎯
🔥 Conclusione e Sentiment
Siamo di fronte a un grafico che "vuole" salire, spinto da una molla tecnica pronta a scattare da anni e da un contesto internazionale esplosivo. La prudenza è d'obbligo, ma il trend ha invertito.
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Perché il Medio Oriente può riaprire la crisi globale dei prezziMATBAROFEX:WTI1!
Shock energetico e rischio inflazionistico: perché il Medio Oriente può riaprire la crisi globale dei prezzi
L’escalation nel Golfo Persico riaccende il premio geopolitico sul petrolio, complica il percorso delle banche centrali e riporta l’Europa al centro della vulnerabilità energetica globale
L’intensificazione del conflitto in Medio Oriente sta rapidamente assumendo i contorni di un rischio macroeconomico sistemico. Il punto non è soltanto militare o geopolitico: il deterioramento della sicurezza nell’area del Golfo Persico sta riattivando il principale canale di trasmissione delle crisi internazionali all’economia reale, vale a dire l’energia. La brusca risalita del prezzo del petrolio, osservata nelle prime sedute di marzo, riporta al centro del dibattito il rischio di una nuova pressione inflazionistica proprio nel momento in cui le principali banche centrali ritenevano di aver superato la fase più critica dello shock dei prezzi seguito alla crisi energetica del 2022.
In termini macroeconomici, il problema è chiaro: uno shock petrolifero agisce come un’imposta esterna sulle economie importatrici. Aumenta i costi di produzione, comprime i margini aziendali, riduce il reddito disponibile delle famiglie e si trasferisce ai prezzi finali attraverso il costo dei trasporti, della logistica, della manifattura e, indirettamente, dell’intera struttura dei beni e dei servizi. Quando tale dinamica si manifesta in una fase già caratterizzata da crescita debole e consumi moderati, il rischio non è soltanto un ritorno dell’inflazione, ma una combinazione più insidiosa di rallentamento economico e rigidità dei prezzi.
Il precedente europeo: la crisi Russia-Ucraina come matrice del rischio attuale
Per comprendere la portata del rischio odierno è necessario richiamare quanto avvenuto in Europa a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Il conflitto ha mostrato in modo inequivocabile come la dipendenza energetica possa trasformarsi in una vulnerabilità strategica. L’uso delle forniture di gas come leva geopolitica ha provocato una grave dislocazione del mercato energetico europeo, determinando una forte impennata dei prezzi del gas naturale, dell’elettricità e, per effetto di trascinamento, dell’inflazione complessiva.
L’Unione europea ha reagito con una serie di misure strutturali: diversificazione geografica degli approvvigionamenti, incremento delle importazioni di GNL, ampliamento delle capacità di rigassificazione, riduzione progressiva del peso delle forniture russe e rafforzamento delle politiche di stoccaggio. Questa risposta ha migliorato in misura significativa la resilienza del sistema europeo. Tuttavia, la resilienza non coincide con l’invulnerabilità. L’Europa resta infatti un’area fortemente esposta agli shock energetici globali, sia per la sua posizione di importatore netto sia per la sensibilità del suo apparato industriale ai prezzi dell’energia.
Il punto essenziale è che la crisi in Medio Oriente non replica in modo identico quella russo-ucraina, ma ne riproduce la logica macroeconomica: un evento geopolitico localizzato innesca un repricing immediato dell’energia, altera le aspettative di inflazione e riapre interrogativi sulla sostenibilità del ciclo economico.
Perché il Medio Oriente conta per tutti, non soltanto per l’area MENA
L’idea che un conflitto regionale possa produrre effetti globali dipende dal ruolo del Golfo Persico all’interno dell’architettura energetica mondiale. Il transito di petrolio e GNL attraverso i nodi logistici dell’area rappresenta una componente essenziale dell’equilibrio tra domanda e offerta. Quando il mercato percepisce che tali flussi possano essere interrotti, rallentati o resi più costosi, il prezzo del greggio incorpora immediatamente un premio per il rischio geopolitico.
Questo premio non riflette necessariamente una carenza fisica già in atto; spesso anticipa la possibilità di una carenza futura. È proprio questa componente anticipatoria a renderlo particolarmente destabilizzante per i policymaker. Le banche centrali, infatti, possono contrastare uno shock di domanda attraverso la politica monetaria, ma dispongono di strumenti assai più limitati di fronte a uno shock da offerta. Se il petrolio sale per effetto della geopolitica, l’inasprimento monetario non aumenta l’offerta di energia; al contrario, rischia di comprimere ulteriormente la domanda interna aggravando il rallentamento dell’attività economica.
Di conseguenza, l’escalation mediorientale si traduce in un problema globale per almeno tre ragioni. La prima è inflazionistica: i prezzi energetici tornano a spingere verso l’alto l’indice generale dei prezzi. La seconda è reale: il potere d’acquisto delle famiglie si riduce e la domanda interna si indebolisce. La terza è finanziaria: i mercati ricominciano a prezzare tassi più alti più a lungo, o comunque una traiettoria di allentamento monetario meno lineare di quanto precedentemente scontato.
Il nodo europeo: più preparata di prima, ma ancora esposta
Tra le grandi aree economiche avanzate, l’Europa appare una delle più sensibili a un nuovo shock energetico. Ciò dipende da una serie di fattori strutturali. In primo luogo, il sistema industriale europeo resta relativamente energy-intensive in diversi segmenti produttivi. In secondo luogo, il clima stagionale rende la domanda di energia più rigida nel semestre freddo. In terzo luogo, l’esperienza recente ha già mostrato quanto rapidamente un aumento dei costi di approvvigionamento possa trasmettersi all’intera struttura produttiva.
Sebbene i livelli di stoccaggio e la diversificazione delle fonti abbiano migliorato la posizione dell’UE rispetto al 2022, permangono tre profili di criticità. Il primo riguarda il rischio di prezzo: anche in assenza di scarsità fisica immediata, un petrolio più caro deteriora le ragioni di scambio dell’area e accresce la bolletta energetica. Il secondo riguarda il rischio di correlazione tra mercati energetici: tensioni sul petrolio possono estendersi ai derivati raffinati, ai costi di trasporto marittimo e, in condizioni particolari, anche alle catene globali del gas. Il terzo riguarda il rischio politico: qualunque ulteriore restrizione dell’offerta russa residua, contestuale a una crisi nel Golfo, amplificherebbe l’instabilità del sistema europeo.
In altri termini, l’Europa è oggi più preparata rispetto al passato, ma non abbastanza da considerarsi al riparo da un nuovo shock energetico globale.
Inflazione, banche centrali e fine del sollievo monetario
La riaccelerazione dei prezzi dell’energia interviene in una fase particolarmente delicata del ciclo monetario. Dopo aver contrastato l’inflazione con il più intenso rialzo dei tassi degli ultimi decenni, molte banche centrali erano entrate nella fase finale della normalizzazione, con margini crescenti per una postura meno restrittiva. Tuttavia, un nuovo shock petrolifero può interrompere o rallentare tale transizione.
Dal punto di vista tecnico, il petrolio influisce sull’inflazione in due modi. Il primo è diretto: energia e carburanti entrano immediatamente negli indici dei prezzi al consumo. Il secondo è indiretto: l’aumento dei costi energetici si riflette lungo la catena del valore, incidendo su produzione, distribuzione e aspettative di prezzo. Se il rialzo del greggio si consolidasse su livelli elevati, l’effetto potrebbe essere quello di stabilizzare l’inflazione su un sentiero superiore a quello coerente con i target delle autorità monetarie.
Per le banche centrali si riaprirebbe così il dilemma classico degli shock da offerta: tollerare temporaneamente un’inflazione più elevata per evitare di aggravare il rallentamento economico, oppure mantenere una linea restrittiva più a lungo per impedire che lo shock energetico si trasferisca alle aspettative di medio termine. Nessuna delle due opzioni è neutrale. La prima rischia di compromettere la credibilità anti-inflazionistica; la seconda di comprimere ulteriormente investimenti, credito e consumi.
Implicazioni macroeconomiche: crescita debole, redditi reali sotto pressione, investimenti frenati
Se la tensione sul petrolio dovesse protrarsi, l’impatto macroeconomico più probabile sarebbe una moderata ma diffusa revisione al ribasso delle prospettive di crescita, soprattutto nelle economie importatrici di energia. Il deterioramento non si manifesterebbe necessariamente con la stessa intensità ovunque, ma seguirebbe una logica abbastanza lineare.
Le famiglie subirebbero un peggioramento del reddito reale attraverso bollette, carburanti e beni a maggiore contenuto energetico. Le imprese vedrebbero comprimersi i margini, in particolare nei comparti manifatturieri, logistici e nei settori a minore capacità di trasferire i costi a valle. I governi, infine, si troverebbero potenzialmente di fronte alla scelta tra lasciare che il rincaro si scarichi integralmente sull’economia reale oppure reintrodurre forme di mitigazione fiscale, con inevitabili implicazioni sui conti pubblici.
In questo quadro, gli Stati Uniti potrebbero mostrare una tenuta relativa superiore per ragioni di struttura energetica e profondità del mercato interno, mentre l’Europa resterebbe più vulnerabile. Al di fuori dell’area statunitense, un petrolio persistentemente elevato tende infatti ad agire come un freno più marcato alla crescita.
Analisi tecnica del WTI
Dal punto di vista dell’analisi tecnica, il grafico del WTI evidenzia una struttura di breakout impulsivo, tipica delle fasi in cui il prezzo smette di muoversi per fattori prevalentemente fondamentali ordinari e inizia a scontare un rischio geopolitico eccezionale. Il movimento osservato nelle prime sedute di marzo si configura come un’accelerazione direzionale accompagnata da espansione della volatilità e da un rapido riassorbimento delle precedenti aree di resistenza.
1. Struttura del movimento
Il primo segnale tecnico rilevante è rappresentato dalla rottura di una fascia di resistenza intermedia che aveva precedentemente contenuto l’upside del prezzo. Una volta superata tale area, il mercato ha attivato una dinamica di acquisti forzati, alimentata da tre componenti:
ingresso di flussi momentum;
ricopertura di posizioni corte;
incremento del premio geopolitico implicito nelle curve dei future.
Questa configurazione suggerisce che il rally non sia stato soltanto una reazione emotiva intraday, ma un vero e proprio repricing del rischio.
2. Livelli tecnici chiave
Sul piano operativo, l’area compresa tra 79 e 80 dollari al barile rappresenta il primo supporto strategico di breve periodo. Si tratta di una zona che, dopo essere stata violata al rialzo, tende ora a funzionare come livello di conferma del breakout. La tenuta di quest’area indicherebbe che il mercato accetta il nuovo range di prezzo come base di consolidamento.
Al di sopra di tale supporto, la struttura resta costruttiva e mantiene aperta la possibilità di estensioni verso l’area 90-91 dollari, che coincide con il primo target di proiezione del movimento impulsivo recente e con una soglia psicologica rilevante per il mercato.
Al contrario, una discesa stabile sotto 79 dollari costituirebbe il primo segnale di perdita di forza del breakout. In tale scenario, il prezzo potrebbe rientrare verso la zona 76 dollari, che rappresenta un supporto secondario e una precedente area di congestione. La violazione anche di quest’ultimo livello trasformerebbe il quadro da rialzista impulsivo a correttivo, pur senza implicare automaticamente un’inversione strutturale di medio termine.
3. Volatilità e lettura degli oscillatori
Nelle fasi dominate dal rischio geopolitico, gli indicatori tradizionali di ipercomprato devono essere interpretati con cautela. Un RSI elevato o oscillatori estesi non implicano necessariamente un’imminente inversione; più spesso indicano la forza eccezionale del flusso direzionale in atto. In questi contesti, la lettura tecnica più robusta non è tanto quella degli oscillatori quanto quella della price action: capacità di consolidare sopra i supporti appena riconquistati, profondità degli eventuali pullback, velocità del riassorbimento delle prese di profitto.
4. Scenario tecnico prevalente
Lo scenario prevalente resta rialzista nel breve termine, ma con una volatilità straordinariamente elevata. Il WTI si trova in una fase in cui il driver tecnico è subordinato alla variabile geopolitica: il grafico rimane impostato positivamente finché il mercato continua a prezzare un rischio concreto sulla continuità dei flussi energetici nell’area del Golfo. In assenza di de-escalation credibile, ogni correzione tende a essere letta come fase di consolidamento più che come inversione vera e propria.
5. Conclusione tecnica
In sintesi, il grafico del WTI mostra:
trend di breve periodo fortemente rialzista;
breakout confermato sopra l’area 79-80 dollari;
primo obiettivo tecnico in area 90-91 dollari;
supporto secondario in area 76 dollari;
rischio elevato di movimenti ampi e discontinui, guidati più dalle notizie sul conflitto che dai normali fattori ciclici di mercato.
La lettura tecnica, pertanto, è coerente con una fase di tensione ancora aperta: il mercato non sta semplicemente reagendo a un incremento della domanda o a una riduzione marginale dell’offerta, ma sta incorporando la possibilità di una dislocazione energetica di più ampia portata.
Conclusioni
Il ritorno della tensione in Medio Oriente riapre uno scenario che i mercati e le autorità monetarie speravano di essersi lasciati alle spalle: quello di uno shock energetico capace di destabilizzare simultaneamente inflazione, crescita e aspettative finanziarie. L’Europa, pur avendo rafforzato le proprie difese dopo la crisi Russia-Ucraina, resta una delle economie più esposte agli effetti di secondo livello di un petrolio elevato e volatile.
Il vero rischio non è soltanto che l’energia costi di più. Il rischio è che il nuovo shock interrompa il processo di normalizzazione macroeconomica faticosamente costruito negli ultimi due anni, rinviando il pieno rientro dell’inflazione, comprimendo i redditi reali e indebolendo ulteriormente una crescita già fragile. In questo senso, il conflitto mediorientale non è soltanto una crisi geopolitica regionale: è un potenziale catalizzatore di instabilità economica globale.
Petrolio in rialzo: test decisivo della resistenza a 75$Il prezzo del petrolio è in rialzo e le motivazioni sono geopolitiche, purtroppo le conosciamo. A livello tecnico, sul grafico mensile riportiamo una panoramica di lungo periodo a partire dal suo ATH storico a 130,5$ del marzo 2022, seguito da una fase di contrazione. La trendline discendente, tratteggiata in arancione, è stata rotta a febbraio e ora il prezzo è arrivato sulla resistenza vettoriale dei 75$, dove si sta affermando da ieri.
Un breakout di questo livello potrebbe portare a un rialzo verso l’area degli 86–87$.
CADCHF LONGUn'ipotetica entrata long su CAD/CHF in prossimità di 0.56 richiederebbe l'emergere di uno scenario macroeconomico asimmetrico tra Canada e Svizzera, dove fattori strutturali e ciclici convergano per invertire un rapporto di forza storicamente favorevole al franco svizzero. A quel livello, il cross si troverebbe in una zona di estremo stress valutario—non lontana dai minimi assoluti toccati durante le crisi acute del passato—dove il dollaro canadese apparirebbe scontare una combinazione di shock petroliferi prolungati, recessione domestica e fuga verso valute rifugio europee. Proprio questa condizione di sovravendita estrema aprirebbe tuttavia lo spazio per una correzione significativa qualora mutassero le premesse fondamentali che hanno generato tale squilibrio.
Il primo elemento di svolta risiederebbe nell'andamento dei prezzi energetici, dato che l'economia canadese mantiene una correlazione strutturale con il petrolio attraverso le sue esportazioni di greggio e gas. Un rimbalzo sostenuto del WTI oltre i 90-100 dollari al barile—innescato da restrizioni all'offerta OPEC+, tensioni geopolitiche nel Golfo o una ripresa inattesa della domanda cinese—rilancerebbe immediatamente i flussi commerciali canadesi e la pressione sui tassi della Banca Centrale del Canada. Parallelamente, la Svizzera si troverebbe esposta a una recessione prolungata nell'eurozona, suo principale partner commerciale, con la Banca Nazionale Svizzera costretta a tagliare i tassi in modo aggressivo per evitare un apprezzamento del franco che strangolerebbe ulteriormente l'export elvetico. Questo differenziale di politica monetaria—BoC in pausa o hawkish rispetto a una SNB decisamente accomodante—genererebbe un carry trade attrattivo verso il CAD, invertendo i flussi di capitale che per anni hanno privilegiato il franco come bene rifugio europeo.
Un secondo catalizzatore potrebbe emergere dalla ristrutturazione globale dei flussi safe-haven. In uno scenario di normalizzazione post-crisi, dove le tensioni geopolitiche si attenuano e i mercati azionari riacquistano stabilità, la domanda speculativa per il CHF come asset difensivo si indebolirebbe progressivamente. Al contempo, il Canada beneficerebbe di una rotazione verso asset commodity-linked in un contesto di reflazione globale, attratto da rendimenti reali positivi e da un settore bancario solido rispetto ai fragili bilanci di molte istituzioni europee. La stessa credibilità fiscale canadese—pur con debito pubblico superiore a quello svizzero—potrebbe essere rivalutata qualora la Svizzera affrontasse pressioni politiche interne legate all'eccessiva forza della valuta o a tensioni con l'Unione Europea sui flussi finanziari transfrontalieri.
Sul piano tecnico, l'area 0.56 rappresenterebbe una zona di supporto storico-psicologico dove osservare segnali di esaurimento della vendita. La formazione di un basamento laterale protratto su timeframe weekly, accompagnato da volumi decrescenti nelle discese e da divergenze negative negli oscillatori, suggerirebbe che la pressione ribassista si sta esaurendo. La rottura di una resistenza immediata—ad esempio 0.5850—con impulso sostenuto e chiusure daily consecutive al rialzo confermerebbe il cambio di regime, aprendo la strada verso obiettivi progressivi in area 0.63, 0.68 e infine 0.75, livello che rappresenterebbe un ritorno verso una parità più equilibrata tra le due economie.
La gestione del rischio resterebbe cruciale in un'operazione di questo tipo. Lo stop loss andrebbe collocato al di sotto del minimo storico recente, intorno a 0.5450, accettando una perdita limitata ma definita. I target andrebbero scalati per capitalizzare sia il rimbalzo tecnico iniziale sia la potenziale mean reversion pluriennale, con una riduzione progressiva dell'esposizione man mano che il cross recupera terreno. Il position sizing, data la natura asimmetrica dell'operazione—dove il potenziale upside supera il rischio definito—dovrebbe comunque rispettare il principio della conservazione del capitale, limitando l'esposizione all'1-2% del portafoglio.
Va tuttavia sottolineato che il franco svizzero mantiene un'ancora strutturale come valuta rifugio in Europa, sostenuta da un surplus commerciale cronico, da riserve auree significative e da un sistema finanziario stabile. Un long su CAD/CHF a livelli estremi richiede quindi non solo pazienza nell'attesa della convergenza dei fattori descritti, ma anche la consapevolezza che nuovi shock di risk-off—crisi bancarie, escalation geopolitiche—potrebbero rafforzare nuovamente il CHF contro ogni previsione fondamentale. L'operazione diventa giustificabile soltanto come scommessa mean-reversion su un'estremizzazione temporanea, non come previsione strutturale di indebolimento permanente del franco. Senza conferme multiple—tecnica, fondamentale e di price action—l'ingresso a 0.56 rischierebbe di trasformarsi in una trappola da value trap, dove un livello "basso" continua a scendere sotto la pressione di forze macroeconomiche non ancora esaurite.
OIL / WTI - Strategia di medio termineil petrolio si trova attualmente intorno ai 58 dollari e la strategia prevede di entrare short in area 5850 5900 con obiettivo a 53 55 dollari per poi valutare un nuovo ingresso long da quella zona il tutto in un orizzonte temporale di circa 15 giorni con stop loss posizionato oltre 6050 6100 per proteggersi da eventuali breakout rialzisti inaspettati questa impostazione si basa su un mix di fattori tecnici e fondamentali dal punto di vista tecnico il prezzo è in un range laterale tra 55 e 60 da diverse settimane con la resistenza della media mobile a 50 giorni e quella a 200 giorni che confluiscono intorno a 59 zona in cui il mercato ha già mostrato segnali di rigetto in passato lrsi giornaliero si avvicina a livelli di ipercomprato il che suggerisce una possibile correzione a breve termine a livello fondamentale ci sono diversi elementi che giustificano una pressione al ribasso nel breve periodo lagenzia internazionale per lenergia ha recentemente rivisto al rialzo le stime di offerta per il primo trimestre 2026 grazie a un aumento della produzione negli usa e a un graduale ritorno sul mercato di iran e venezuela lopc ha congelato i tagli alla produzione in attesa del prossimo meeting di febbraio lasciando il mercato senza ulteriore supporto la domanda in cina e in asia rimane debole come mostrano i dati pmi manifatturiero di dicembre ancora sotto la soglia di 50 e gennaio è tradizionalmente un mese di bassa domanda per il greggio inoltre il dollaro si è rafforzato a fine 2025 per via delle aspettative di un ritardo nei tagli dei tassi da parte della fed e dato che il petrolio è quotato in dollari un dollaro forte tende a deprimere i prezzi delle commodity infine i dati eia mostrano un aumento delle scorte statunitensi di greggio ben oltre le attese il che indica un eccesso di offerta momentaneo tuttavia la discesa verso 53 55 non va vista come linizio di un trend ribassista ma come un movimento correttivo infatti la zona 53 55 rappresenta unarea di supporto storica dove si sono formati diversi accumuli nei mesi precedenti sotto questo livello il prezzo diventa poco sostenibile per molti produttori di shale oil e quindi soggetto a rimbalzi inoltre a febbraio e marzo si profila un ritorno della domanda stagionale legata ai viaggi e allindustria mentre il rischio geopolitico in medio oriente potrebbe riaffacciarsi in qualsiasi momento fornendo ulteriore supporto al rialzo in prospettiva i principali rischi da monitorare sono una mossa imprevista dellolpc con nuovi tagli alla produzione uno shock geopolitico o un cambio di direzione rapido della politica monetaria della fed che indebolisca il dollaro in sintesi la strategia di short da 59 verso 53 55 seguito da long in area di supporto si inserisce in un contesto coerente con i dati attuali e offre un buon rapporto rischio rendimento se gestita con discipline di ingresso confermate e con uno stop loss ben posizionato
WTI – Dalla Polvere alla Spinta, il Fondo si Trasforma in Forza📊Analisi tecnica:
Il petrolio WTI si trova in una fase ciclica cruciale: dopo mesi di correzione e una discesa ordinata all’interno di un canale ribassista, il prezzo sta ora testando la zona di supporto strutturale tra 60$ e 58$ .
Quest’area rappresenta una memoria di mercato importante, coincidente con i minimi di marzo e con la proiezione ciclica del ciclo intermedio.
La perdita di momentum ribassista e la formazione di una struttura di accumulazione suggeriscono la possibilità di un’inversione rialzista nelle prossime settimane.
Un breakout sopra 60.80$ confermerebbe il cambio di direzione, con potenziali estensioni verso le resistenze superiori e la trendline discendente principale.
🎯 Setup operativo:
Ingresso Long: area 58.00$
Stop Loss: 56.00$
Target 1: 62.60$ → +7.93%
Target 2: 66.00$ → +13.79%
Target 3: 70.00$ → +20.69%
📈 R/R medio: da 1:2.3 a 1:6.0 in base al target raggiunto
📘 Conclusione:
Il WTI è in una zona chiave dove tecnica e struttura convergono:
se il prezzo riuscirà a rompere la parte alta del canale, potremmo assistere all’inizio di un nuovo swing rialzista.
Finché l’area 60–58$ regge, la logica rimane long. 🚀
WTI🌎 Le principali banche d'investimento prevedono due fasi per il petrolio: un calo dovuto all'eccesso di offerta, seguito da una crescita a partire dal 2027 dovuta alla mancanza di investimenti.
Dopo il 2027: inizierà un periodo di crescita prolungato dovuto alla carenza di materie prime.
Si osserva un calo graduale e lento dei prezzi del petrolio.
Siamo vicini a un livello di supporto, la cui rottura potrebbe accelerare il calo dei prezzi.
Il Cuore Strutturale: Dove la storia incontra la decisioneSul grafico mensile del WTI (USOIL) il mercato sta affrontando un momento di forte equilibrio tecnico. L’area tra 58 e 60 $ è il vero cuore strutturale di questa fase: non solo un livello di prezzo, ma una zona di memoria storica, dove più volte domanda e offerta si sono bilanciate nel passato. È qui che, dopo il collasso del 2020, prese forma la base del grande trend post-Covid, e ora, con una nuova pressione ribassista, il mercato sta testando la solidità di quella struttura.
📘 Nota: il fatto che il prezzo si muova ancora all’interno della fascia laterale 57–72 $ non è segno di indecisione, ma piuttosto di compressione ciclica — una condizione che precede quasi sempre un’espansione direzionale significativa.
⚙️ Struttura tecnica attuale
Il prezzo è sotto la Kumo, in un contesto di debolezza strutturale; ciò limita la probabilità di una risalita lineare nel breve.
Tuttavia, la base piatta del Senkou Span B, attorno ai 70 $, rappresenta una calamita naturale per il prezzo: una zona che il mercato tende a ritestare una volta che la pressione ribassista si attenua.
La compressione laterale 57–72 $ appare come un movimento di congestione che prepara una nuova direzione plurimensile.
📈 Nota: la fase attuale è di transizione ciclica: il trend di fondo è ancora rialzista dal post-2020, ma la tendenza di medio periodo è pienamente ribassista, creando una frizione tra due forze contrapposte.
🧭 Scenario principale – Continuazione del ciclo post-Covid
In questo contesto, non parliamo di un semplice rimbalzo tecnico, ma di una potenziale continuazione del ciclo rialzista pluriennale.
Se il supporto tiene in chiusura mensile:
il prezzo potrebbe risalire verso 63 $, primo livello di riconquista strutturale,
da lì, la riattivazione sopra 70–72 $ segnerebbe la conferma del ritorno in trend, con obiettivo di medio periodo in area 85–90 $, dove si trova la successiva resistenza dinamica di lungo periodo.
📊 Nota: una chiusura sopra 63 $ avrebbe un impatto tecnico rilevante — significherebbe che la pressione di vendita si è esaurita e che la “marea lunga” del ciclo Covid non è ancora terminata.
⚠️ Scenario alternativo – Perdita del supporto
Solo una chiusura decisa sotto i 57 $ invaliderebbe il quadro rialzista, aprendo la strada a un affondo rapido verso 38–39 $, cioè la zona pivot dei minimi 2016–2020.
In quel caso, non si tratterebbe di un semplice pullback, ma di un reset ciclico completo, con il rischio di rientrare in una fase di lateralità pluriennale.
📉 Nota: in caso di rottura, la velocità del movimento sarebbe probabilmente alta — tipica delle fasi in cui viene violato un supporto multi-annuale.
✨ Sintesi finale
Il WTI si trova su una soglia di equilibrio tra continuità e inversione.
Finché l’area 58–60 $ resiste, resta viva la prospettiva di una prosecuzione del ciclo espansivo post-pandemico, mentre il cedimento di questo livello aprirebbe un lungo cammino di riassorbimento verso i 38 $.
Il tempo, più che il prezzo, sarà la vera conferma del movimento: una chiusura mensile stabile sopra 63 $ sarebbe il segnale che il trend primario rialzista è pronto a riprendere fiato.
CL1! Possibile rottura del supporto chiave a 59,50 USDIl prezzo del WTI continua a muoversi in un chiaro trend ribassista iniziato nel 2022.
La candela Heikin Ashi di questa settimana chiude in forte rosso, segnando -4,20% e portando le quotazioni in area 60,30 USD.
Sul grafico settimanale:
Entrambe le medie mobili esponenziali (EMA50 a 67,15 USD e EMA200 a 72,02 USD) restano sopra i prezzi e orientate al ribasso.
La zona 59,50 USD rappresenta ora un livello di supporto chiave: una rottura decisa sotto questo livello potrebbe aprire la strada verso i 57,20 USD e successivamente 53,30 USD.
Eventuali rimbalzi sopra i 63 USD sarebbero solo correttivi, con resistenze intermedie a 65,20 USD e 67 USD.
📉 Scenario principale:
Il trend resta ribassista fino a chiusure settimanali superiori a 67 USD.
In caso di breakdown sotto 59,50 USD, il target tecnico di breve periodo si posiziona in area 57 → 53 USD.
PETROLIO: Possibilità di ulteriore rialzoIl mercato ha sentito come pavimento la forte area di supporto rappresentata dal rettangolo verde in figura e da quell'area è recentemente ripartito al rialzo con possibilità di ulteriore allungo.
La stagionalità è favorevole per una continuazione del rialzo
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Quanto sopra esposto non è un consiglio finanziario ma la nostra view basata sulla strategia PCTS.
Buon trading!
WTI in tensione tra geopolitica e resistenze- ANALISI DEL TREND E FASI DI MERCATO
WTI in apertura dell'odierna sessione asiatica ha rotto i massimi annuali facendone segnare dei nuovi a quota 78.4$ al barile, i prezzi sono stati riassorbiti chiudendo il GAP UP d'apertura, tutto ciò è stato scaturito dalle notizie americane giunte nel weekend che hanno visto gli USA bombardare i siti nucleari israeliani schierandosi al fianco d'Israele. La struttura tecnica è rialzista con massimi e minimi crescenti ed il fascio di medie in H1 è ben aperto al rialzo.
- ANALISI VOLUMETRICA
Il volume profile customizzato presente sulla sinistra del grafico che comprende i volumi delle ultime due settimane, ci conferma la maggior parte dei volumi nella parte alta del composito. Il Lvn a quota 72.66 al di sotto della media a 100 in H1 ha dimostrato durante la scorsa settimana la presenza di BID pronti a sostenere i prezzi. D'altra parte gli ASK ancora una volta forzano i prezzi a rimanere all'interno dell'area ad alti volumi annuale non permettendo di superare la HVA del composito annuale.
- STRATEGIE E DECISIONE DI TRADING
Lo scenario Long continua se i BID riescono a rompere la HVA a 75.89$ al rialzo facendo accettazione al di sopra di essa. Lo scenario Short si concretizza se il LVN monthly a quota 72.66$ viene rotta al ribasso con Breakout Accettazione e Retest (BAR) magari congiuntamente a qualche notizia di tregua dal fronte bellico.
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Buon trading
Pietro Perrino
WTI in equilibrio fragile tra le news- ANALISI DEL TREND E FASI DI MERCATO
WTI ancora in balia dei conflitti geopolitici, sembra aver trovato una leggera stabilità nei 70-71$ al barile. Il fascio di medie i H1 è aperto al rialzo grazie ai repentini acquisti a causa delle news. Infatti anche nella giornata di ieri ad apertura della sessione asiatica gli acquisti sono giunti ai 76$ prezzo toccato nella giornata di venerdì scorso.
- ANALISI VOLUMETRICA
Attualmente i prezzi oscillano nei dintorni del POC annuale a 70$, il volume profile settimanale (comprensivo di ieri ed oggi) salvo gli acquisti sopra descritti vede una buona forma di balance proprio nel POC annuale.
Supporti: area da attenzionare 67.8-67.75, dove i 67.75 sono un buon LVN sul composito della scorsa settimana.
Resistenza: 72.6 LVN sul composito settimanale, questo livello ha già svolto la funzione di resistenza eccezion fatta quando i prezzi hanno toccato quota 76. Ovviamente i 76$ sono un ottima resistenza, poiché per ben due volte hanno arginato i numerosi acquisti.
- STRATEGIE E DECISIONE DI TRADING
Rimarrei ancora prudente su quest'asset causa le condizioni geopolitiche in essere.
Detto ciò l' area da monitorare supportiva è quella dei 66.7 e 67.8 che ha già svolto la funzione di supporto.
Mentre la resistenza è il LVN a quota 72.6.
Nel mezzo potremmo restare in fase di stallo e di lateralità nei pressi del POC annuale.
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Buon trading
Pietro Perrino
Attacco Israele-Iran: il WTI vola ma i supporti restano in basso- ANALISI DEL TREND E FASI DI MERCATO
Il WTI in una notte raggiunge i massimi annuali battuti a Gennaio a quota 78,11$ al barile, questa espansione di volatilità è stata scaturita dalla notizia dell'attacco di Israele agli impianti nucleari iraniani.
- ANALISI VOLUMETRICA
Il volume profile settimanale si è completamente allungato e vede la sua distribuzione più grande in basso, è evidente che quest'allungo è dovuto a fattori esogeni, e non ad una costruzione strutturale, i livelli chiave strutturalmente parlando rimangono quelli più in basso. Il supporto che va dai 63.4$ a 64.4$, il LVN weekly a quota 66.75$ anch'esso ha dimostrato di essere un buon supporto.
- STRATEGIE E DECISIONE DI TRADING
Diventa difficile ora poter determinare dei livelli chiavi, poiché la situazione è ancora molto calda, razionalmente si può dire che il WTI è su prezzi molto cari, ma ciò non esclude che un ulteriore news potrebbero far rischizzare i prezzi al rialzo.
Tecnicamente è presente un inbalance fino ai 68.5$, ma personalmente ritengo il rischio troppo elevato, quindi attenderei che la situazione si raffreddi.
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Buon trading
Pietro Perrino
WTI rompe la resistenza: inizia la costruzione del trend long
In allegato è presente il grafico con timeframe H4 dove si evince la dinamica da inizio aprile sino ad oggi con il volume profile customizzato sulla sinistra del grafico che comprende i volumi di tale arco temporale.
Nell'analisi principale con timeframe H1 sono comprese le dinamiche da inizio della scorsa settimana sino ad oggi, dove sulla sinistra è presente il volume profile della scorsa settimana.
- ANALISI DEL TREND E FASI DI MERCATO
Il WTI nella giornata di venerdì scorso rompe la resistenza al rialzo che teneva i prezzi al di sotto di essa da inizio Aprile, la candela decisiva è stata quella delle ore 15 dove è possibile notare anche l'alto numero di volumi totali dal grafico a pettine quasi tutti in acquisto. Inizia a strutturarsi il trend long che sul time frame H1 già vede massimi e minimi crescenti, ed il fascio di medie aperto al rialzo. Mentre sul time frame H4 si nota sicuramente la rottura degli ultimi massimi, e il fascio di medie iniziare la rotazione verso l'alto con la 21 che segue i prezzi e la 100 che taglia la 200 al rialzo.
- ANALISI VOLUMETRICA
Partendo dal volume profile presente sul grafico H4, è evidente che i prezzi hanno per il momento abbandonato l'area ad alti volumi rompendo al rialzo il LVN a quota 64$, il pattern BAR in questo caso è stato completato con tanto di accettazione e retest ed adesso i prezzi sembrano volersi involare verso il successivo punto di equilibrio ovvero l'high volume node a quota 65.71$, la resistenza adesso si è trasformata in supporto. Entrando più nel dettaglio con il grafico su timeframe H1, il volume profile della scorsa settimana caratterizzato da una forma a D-shape, questo perché c'è stata una grande fase di accumulazione nei primi quattro giorni della settimana dove i prezzi hanno vissuto una fase di lateralità per poi rompere al rialzo la predetta resistenza nella giornata di venerdì. La resistenza trasformatasi poi in supporto ha visto in più di un occasione i compratori sostenere i prezzi difendendo le loro posizioni. Data questa dinamica il POC della scorsa settimana è rimasto scoperto a quota 63.38$.
- STRATEGIE E DECISIONE DI TRADING
Se le quotazioni dovessero mantenersi al di sopra del supporto e continuare a strutturare massimi e minimi crescenti, lo scenario è da prediligere, un buon livello sul quale considerare eventuali pattern dove si manifesti la forza dei compratori è la LVA della giornata di oggi a quota 64.5$ e se si dovesse verificare l'opportunità anche l'area compresa tra i 64$ e 64,5$ è da monitorare.
Lo scenario short va considerato a mio avviso solo ed esclusivamente se viene rotto il supporto con BAR (breakout, accettazione e retest), per ritornare nell'area nella quale i prezzi si sono mossi da inizio Aprile sino alla scorsa settimana.
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Buon trading
Pietro Perrino
Il WTI disegna un doppio minimo- ANALISI DEL TREND E FASI DI MERCATO
Il WTI apre la settimana con gli acquisti che riportano i prezzi sotto la resistenza, la struttura in h4 sembri voler disegnare un doppio minimo ma ne avremo la certezza solo dopo aver completato il pattern con una candela la cui chiusura sia al di sopra del livello identificato come swing nel grafico al prezzo di 64.88$, nota anche come neckline del pattern. La media a 21 inizia il suo incrocio con quella a 100, confermando la voglia dei compratori di voler portare i prezzi più in alto.
- ANALISI VOLUMETRICA
Dal volume profile presente sulla sinistra del grafico, che comprende i volumi da inizio aprile sino ad oggi si evidenziano i Lvn (low volume node) a 61.5$ e 60.17$ che rappresentano possibili punti di swing dove i compratori potrebbero prendere il controllo del mercato e riportare i prezzi verso l'alto. La LVA (low volume area) del volume profile annuale (quello ancorato sulle destra del grafico) che rappresenta la parte bassa dell'area ad alti volumi del composito al momento svolge la funzione di resistenza.
- STRATEGIE E DECISIONE DI TRADING
I LVN sopra indicati rappresentano livelli dove poter valutare ingressi long dopo aver avuto la conferma dalla formazione di pattern che dimostrino la voglia di acquisti. È mio dovere ricordare che il trend in atto ribassista si può definire terminato solo dopo aver rotto al rialzo e fatto accettazione il livello di swing a 64.88$, in alternativa si potrebbe anche verificare una fase di lateralità che sarebbe terreno fertile per gli swing trader.
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Buon trading
Pietro Perrino
IL WTI TROVA IL SUPPORTO- ANALISI DEL TREND E FASI DI MERCATO
WTI dopo aver trovato supporto nella zona dei minimi dello scorso mese di Aprile, recupera qualcosa e da primi cenni di inversione del trend, in questi momenti sta attaccando l'ultimo massimo, mentre il fascio di medie in h1 vede la 21 tagliare verso l'alto la 100 e la 200.
- ANALISI VOLUMETRICA
Il weekly Lvn (low volume node) al prezzo di 60.17 assume un importante valore poiché già due volte in precedenza ha visto i sellers prendere il controllo riportando il prezzo verso il basso, al di sopra di esso oltre la HVA previous week a quota 60.64 troviamo il POC del mese di aprile ancora nacked che potrebbe fare da calamita per i prezzi.
Il POC settimanale al momento è posizionato ancora nella parte bassa del volume profile che vede la netta divisione dei due high volume node, ovvero le aree dove al mercato in questo momento piace di più scambiare
- STRATEGIE E DECISIONE DI TRADING
Il W-Lvn sopra citato è un trigger per lo scenario long in caso di BAR(breakout,accettazione,retest) per arrivare al target del nacked POC previous month. Lo scenario short al momento lo vedo più lontano perché è palese l'ipervenduto ma comunque è da considerare solo rompe al ribassa tutta l'area a bassi volumi presente sul volume profile settimanale, per giungere sull'HVN(high volume node dove al momento troviamo il POC settimanale.
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WTI senza freni- ANALISI DEL TREND E FASI DI MERCATO
Il WTI prende una piega decisamente ribassista continuando a segnare nuovi minimi rompendo livelli supportivi il nacked POC individuato come target nelle scorse analisi e l'inefficienza è stata chiusa, il fascio di medie si è ben aperto al ribasso e lo spazio per andare giù ci sta ancora fino a minimi del mese di Aprile a quota 54.5.
- ANALISI VOLUMETRICA
Il volume profile settimanale è molto frastagliato e non presenta una forma chiara ma è palese che la parte rossa quella delle vendite sta dominando, il POC weekly è al momento in confluenza con quello di ieri, poichè i BID intorno ai 58$ hanno cercato di metterci una pezza senza però ottenere alcun risultato.
- STRATEGIE E DECISIONE DI TRADING
Piccola premessa spero che tutti voi abbiate preso il trade dato che vi è arrivato sia l'alert che nell'analisi di ieri avevo preannunciato questo possibile scenario alla rottura dei livelli trigger. Per il resto chi è ancora in posizione short il successivo target lo vedo nel POC di qualche settimana fa ancora nacked a quota 56.7.
Per il resto ora attenderei un pò per vedere come si sviluppano le successive dinamica dato che ci sono state tante vendite e magari potrebbe anche respirare un pò attendiamo rimanendo in campana.
Le vendite dominano il WTI- ANALISI DEL TREND E FASI DI MERCATO
Il Crude Oil lascia i 60$ con direzione ribassista e prosegue la sua discesa, il fascio di medie in h1 si apre al ribasso.
- ANALISI VOLUMETRICA
Nella seconda parte della giornata di ieri sono stati brekkati al ribasso anche i minimi di due settimane fa mettendoci con tanti contratti come evidente dal volume profile sia quello della giornata di ieri che quello settimanale, tanto da metterci entarmbi i POC. Il POC della giornata di ieri è rimasto scoperto ma al momento non dimostra assolutamente la volontà di ricopertura. Il successivo supporto viene identificato nell'area tra 58.80 e 58.55 dove troviamo rispettivamente la LVA mensile e la LVA del profile di qualche settimana fa.
- STRATEGIE E DECISIONE DI TRADING
Dopo la ricopertura del POC a 60.69 avvenuta ieri i prezzi sono quasi giunti sul supporto sopra descritto vediamo se da qui i BID reagiranno riportando i prezzi su, oppure le vendite domineranno ancora rompendo l'area ed a quel punto il target diventerebbe il nacked POC a quota 57.35 e così facendo si andrebbe a ricoprire anche un'ampia zona di inbalace creatasi circa tre settimane fa.
PETROLIO: Può proseguire il rialzoDopo l'impulso al rialzo nella sessione del 9 Aprile si è rientrati all'interno del canale di movimento con possibilità di ritestare la trend line più bassa del canale e da qui dar vita ad un nuovo movimento rialzista sino alla trend line più alta e zona rettangolo rosso dove troviamo delle resistenze.
Target circa 65,5$
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Quanto sopra esposto non è un consiglio finanziario ma la nostra view basata sulla strategia PCTS.
Buon trading!
PETROLIO: Ancora deboleProsegue la debolezza del PETROLIO reagendo su un'area di resistenza (rettangolo rosso) e andando a rompere al ribasso, sul tf weekly, una trend line dinamica che stava supportando il prezzo.
Il movimento debole di questa settimana può portare ad ulteriori ribassi sino a raggiungere un'area più bassa di supporto (rettangolo verde) in corrispondenza di minimi precedenti.
Quanto sopra esposto non è un consiglio finanziario ma la nostra view basata sulla strategia PCTS.
Buon trading!






















