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FTSE MIB: Noi non ci muoviamo, a meno che...

TVC:FTMIB   FTSE MILANO ITALIA BORSA INDEX
Di Fabio Pioli, trader professionista, presidente dell’ Associazione Italiana Traders e Piccoli Risparmiatori e fondatore di CFI             Consulenza Finanziaria Indipendente


Quando si fa un piano di trading, che consiste nella decisione delle mosse da compiere al fine di alzare le probabilità di effettuare un’ operazione in utile, occorre partire da ciò che il mercato fa conoscere allo stato in cui ci si interroga, ossia dai punti fermi.

Consistono questi ultimi in informazioni parziali (perché altrimenti si sarebbe già in posizione, no?) ma vere, non argomentabili da chicchessia, ineccepibili.

Ecco le ineccepibili informazioni parziali, i punti fermi attuali:

1) siamo alle prese con un processo laterale perdurante da 42 settimane compresa la presente, ovverosia da ben 10 mesi; un laterale che, a livello di prezzi, ha il suo estremo superiore in area 23.700 e il suo inferiore in area 22.000 (Figura 1):


Fig 1. Future Ftse             Mib 40 – Grafico settimanale.


2) vi sarà certamente, dal momento che ai laterali susseguono i movimenti direzionali, una discesa o una salita che faranno parecchio male a pochi e parecchio bene a molti in quanto più duratura è una fascia di oscillazione più accumula forza il movimento risultante (Figura 2 e Figura 3);


Fig 2. Future Ftse             Mib 40 – Grafico settimanale.



Fig 3. Future Ftse             Mib 40 – Grafico settimanale.



3) abbiamo finito un primo movimento ribassista (detto 1 in Figura 4) e siamo attualmente in un rimbalzo o storno di tale movimento (detto 2 in Figura 4);


Fig 4. Future Ftse             Mib 40 – Grafico giornaliero.



4) siamo in un trend, a livello di giornate, negativo.

5) non siamo precisamente sulle resistenze.

Cosa si deduce da tutto questo:

A) che si pianifica un’ entrata al fine di cercare di non perdersi il movimento che deriva dai punti 1 e 2;
B) che, a motivo del punto 4 (e di altri fattori non citati), si pianifica un’ entrata short;
C) che aspetteremo a) le resistenze a motivo del punto 5) e b) un (eventuale) segnale che alzi sopra l’ 80% le probabilità della direzione short e del guadagno.


Ecco dunque fornito un esempio di piano operativo basato sull’ analisi tecnica.
Si noti la razionalità e la mancanza assoluta di opinioni e soggettività ma cosa manca, che è poi la cosa più importante, che abbiamo solo noi?
Un segnale univoco che indichi:
1) probabilità
2) stop-.loss
3) quantitativo
4) controllo del rischio
5) rendimento atteso.

Tutti tranquillizzanti punti fermi.

Pur restando che chiunque voglia fare diversamente lo può fare, anche senza èpunti fermi.



Strumenti di analisi: supporti e resistenze statici, studio lateralizzazioni.
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