Capitolo 1 - Il mondo del trading e le candele GiapponesiUn approccio professionale al trading: la mia guida completa.
Ciao a tutti i trader,
Ho deciso di avviare una serie di video dedicati al trading, con l'obiettivo di accompagnarvi passo dopo passo, partendo dalle basi fino alla gestione consapevole di ogni operazione. L'intero percorso, completamente gratuito, è pensato per chi desidera intraprendere questa attività in modo serio e professionale.
Nel trading, come scoprirete, la chiave del successo risiede nella disciplina e nel rispetto delle regole. Non si tratta di improvvisare, ma di agire sempre con un setup ben definito per ogni operazione. Le decisioni di investimento non devono essere basate su intuizioni o consigli altrui, ma su motivi validi e ragionati. È fondamentale sapere esattamente perché si entra in un trade, quali sono i rischi e quale potenziale profitto si può ottenere.
Iniziamo questo viaggio nel mondo del trading. Affronteremo insieme ogni aspetto, con l'impegno e la dedizione necessari per raggiungere i vostri obiettivi.
Vi saluto come al solito con un abbraccio e buon trading.
Grazie Ciao Mauro
Vi cito le mie tre regole che coltivo costantemente:
Pazienza, disciplina ed avere sempre un piano.
Oltre l'analisi tecnica
Il Kelly Criterion nel tradingIl Kelly Criterion è una formula matematica sviluppata da John L. Kelly Jr. nel 1956, originariamente concepita per ottimizzare le puntate nelle scommesse e successivamente adattata al mondo degli investimenti e del trading. La sua principale funzione è determinare la porzione ideale del capitale da rischiare in una singola operazione per massimizzare la crescita del capitale nel lungo termine, bilanciando opportunità di guadagno e rischio di perdita.
Nel trading, il Kelly Criterion si basa su due elementi fondamentali: la probabilità di vincita (W) di una singola operazione e il rapporto tra guadagni medie perdite medie (R). La formula originale del capitale da investire o rischiare è K=W − .
L’obiettivo è massimizzare il logaritmo del profitto atteso, evitando di rischiare troppo in una singola operazione e mantenendo un equilibrio che promuova una crescita esponenziale e sostenibile del capitale.
Per applicare il Kelly Criterion nel trading reale, un trader dovrebbe analizzare la propria performance storica, calcolando la percentuale di operazioni vincenti e perdenti e la media dei risultati positivi e negativi. Ad esempio, se un trader vanta un 60% di operazioni vincenti e un rapporto tra guadagni e perdite di 1.5, applicando la formula otterrà una quota di capitale da rischiare intorno al 20% per trade. Tuttavia, tale valore rappresenta un limite teorico. Molti esperti consigliano di “frazionare” tale valore (ad esempio rischiando un quarto o metà del Kelly suggerito) per minimizzare la volatilità e le perdite potenziali nei periodi di drawdown.
Il Kelly Criterion aiuta a evitare errori comuni come il sovra-investimento o l'assunzione di rischi eccessivi sulla base di percezioni emozionali, fornendo una strategia scientifica di money management. Inoltre, consente di adattare dinamicamente la dimensione della posizione alle condizioni di mercato e al proprio sistema, a differenza di metodi statici (ad esempio rischio fisso in percentuale senza considerare la probabilità e il rapporto di vincita).
Tuttavia, ci sono alcune limitazioni pratiche nell’uso del Kelly Criterion nel trading. Prima di tutto, la stima accurata di probabilità e rapporto guadagno/perdita è complessa, perché il mercato è influenzato da fattori variabili e molteplici. Inoltre, il Kelly pieno può portare a oscillazioni di capitale troppo marcate, soprattutto in mercati volatili o in strategie a breve termine. Per questo motivo, la maggior parte dei trader applica una versione “half-Kelly” o “quarter-Kelly”, riducendo la frazione calcolata per ridurre i rischi psicologici e finanziari.
Un uso appropriato del Kelly consente di gestire meglio le sequenze di perdite, preservando il capitale durante periodi difficili e sfruttando le serie vincenti per far crescere esponenzialmente il capitale. In questo senso, il Kelly Criterion diventa uno strumento potente per coniugare matematica e disciplina emotiva, due elementi indispensabili per la riuscita nel trading.
Rischio di credito FRANCIA: 2 barometri decisiviDall’annuncio del voto di fiducia dell’8 settembre 2025, la situazione politica francese è precipitata in una forte incertezza. Il primo ministro François Bayrou, alla guida di un governo di minoranza, si trova di fronte a un’opposizione determinata che ha già annunciato che voterà contro, rendendo la sua permanenza a Matignon molto improbabile. Questa fragilità politica ha immediatamente pesato sulla fiducia dei mercati: il premio di rischio e i costi di finanziamento aumentano per il governo e per le imprese francesi.
In caso di caduta del governo, l’ipotesi di elezioni anticipate e la prospettiva di nuove tensioni sociali, con mobilitazioni previste già dal 10 settembre, accentuano le preoccupazioni. In questo contesto, le autorità cercano di rassicurare affermando che la Francia rimane economicamente solida e che un bilancio per il 2026 sarà adottato nei tempi previsti, forse con l’istituzione di un cosiddetto governo “tecnico” anziché una nuova dissoluzione dell’Assemblea nazionale.
Questa incertezza può esercitare pressione sui tassi di interesse sovrani francesi e destabilizzare così banche e imprese francesi, con un effetto di contagio a livello dell’Eurozona.
La situazione peggiorerà o, al contrario, migliorerà in questo mese di settembre per la Francia e l’Eurozona?
Ecco due barometri di mercato da tenere sotto stretta osservazione e che saranno molto rilevanti per misurare l’evoluzione positiva o negativa di questo rischio “Francia”.
1. Primo barometro del rischio “Francia”: lo spread sui tassi a 10 anni tra Francia e Germania
Lo spread dei rendimenti obbligazionari a lungo termine tra Francia e Germania rappresenta il barometro di rischio definitivo per il debito pubblico francese. Più si amplia questo spread, più il mercato anticipa difficoltà per le finanze pubbliche francesi.
Attualmente tengo questo indicatore sotto stretta sorveglianza, poiché la sua traiettoria rialzista potrebbe diventare preoccupante oltre una certa soglia. Al contrario, se l’incertezza politica in Francia diminuisse, questo spread si ridurrebbe, rappresentando un segnale positivo per gli attivi finanziari europei.
Il grafico seguente mostra, in chiusura giornaliera, lo spread a 10 anni tra Francia e Germania:
2. Barometro secondario da seguire: il valore del rendimento francese a 10 anni rispetto al rendimento italiano a 10 anni
Un secondo barometro interessante è la differenza assoluta tra il rendimento sovrano francese a 10 anni e quello italiano. Mai il rendimento francese è stato superiore a quello italiano, e se ciò dovesse accadere, sarebbe un segnale di mercato molto negativo per la Francia, le sue banche e le sue imprese. Attualmente il rendimento francese rimane inferiore a quello italiano.
Il grafico seguente mostra i rendimenti francesi e italiani a 10 anni in forma di candele giapponesi quotidiane:
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I principali attori che muovono il mercato ForexIl mercato Forex rappresenta il più grande mercato finanziario al mondo, con milioni di partecipanti di varia natura. Per comprendere davvero come funziona questo mercato, è fondamentale conoscere chi sono i principali attori che lo influenzano e ne determinano i movimenti più rilevanti.
Governi
I governi sono i principali attori macroeconomici che influenzano il Forex attraverso le loro politiche economiche e politiche. Definiscono gli obiettivi economici nazionali e, tramite regolamentazioni e interventi, cercano di stabilizzare o indirizzare il valore delle valute per sostenere le esportazioni, controllare l’inflazione o favorire la competitività internazionale. Le azioni governative possono avere un impatto significativo sui mercati valutari soprattutto in termini di feedback politico o interventi diretti.
Banche centrali
Le banche centrali sono gli esecutori delle strategie governative e hanno un ruolo cruciale nel mercato Forex. Utilizzano strumenti come il controllo dell’offerta di moneta, la definizione dei tassi di interesse e le politiche creditizie per influenzare la domanda e l’offerta di valute. Intervengono attivamente nei mercati per stabilizzare o modificare il valore della propria valuta, utilizzando riserve in valuta estera e oro come leve di controllo. La Banca dei regolamenti internazionali e le maggiori banche centrali mondiali, tra cui la Federal Reserve americana, la BCE, la Banca del Giappone e la People's Bank of China, detengono enormi asset che condizionano fortemente il mercato Forex.
Banche commerciali
Le banche commerciali sono responsabili della maggior parte delle transazioni Forex quotidiane, soprattutto grazie alla gestione dei pagamenti internazionali per aziende e clienti privati. Secondo dati recenti, oltre il 70% del volume totale del Forex riguarda operazioni tramite banche commerciali. Oltre alla gestione del flusso di valuta, molte banche sono attive sul fronte speculativo, utilizzando sofisticate strategie di trading per trarre profitto dalle fluttuazioni valutarie.
Imprese multinazionali
Le grandi imprese operanti a livello globale sono costantemente impegnate in operazioni di cambio valuta per gestire flussi di capitale tra le filiali, pagamenti a fornitori o ricavi da mercati esteri. Le multinazionali svolgono anche attività di copertura ("hedging") per proteggersi dal rischio di oscillazioni valutarie che potrebbero influire negativamente sui loro bilanci. La loro partecipazione costante contribuisce a mantenere un flusso costante di scambi, conferendo liquidità ai mercati.
Fondi di investimento e hedge funds
I fondi di investimento professionali, incluse le grandi società di gestione patrimoniale e gli hedge funds, rappresentano gli investitori istituzionali più sofisticati attivi nel Forex. Questi operatori maneggiano capitali spesso enormi e impiegano tecniche avanzate di analisi quantitativa, trading algoritmico e gestione del rischio. La loro attività speculativa può influenzare significativamente i movimenti di prezzo, creando spinte nei mercati sia a breve che a medio termine.
Conclusioni
Il mercato Forex è un ecosistema complesso, governato dall’interazione dinamica di diversi tipi di partecipanti, ciascuno con obiettivi e funzioni differenti. I governi e le banche centrali detengono il potere strategico e normativo, mentre le banche commerciali e le multinazionali gestiscono il flusso fondamentale delle valute. I fondi di investimento e gli hedge funds aggiungono volatilità e movimenti speculativi. Conoscere questi attori permette ai trader di comprendere meglio le dinamiche di mercato e di affinare la propria strategia tenendo conto delle diverse influenze presenti sui mercati valutari.
L’impatto del dato Unemployment Claims sui mercati finanziariIl dato Unemployment Claims rappresenta uno degli indicatori più monitorati per comprendere lo stato di salute dell’economia statunitense. Misura il numero di persone che richiedono per la prima volta il sussidio di disoccupazione settimanale, offrendo così un aggiornamento rapido sul mercato del lavoro. Un dato più alto del previsto segnala un peggioramento del mercato del lavoro, mentre un dato più basso suggerisce un’economia in miglioramento. Questo risultato influenza profondamente i mercati valutari (forex) e delle materie prime, poiché riflette le aspettative sulla crescita economica, sulla politica monetaria e sui rischi di recessione.
Possibili scenari per l’oro (GOLD)
L’oro ha una relazione inversa con la forza dell’economia e dei tassi d’interesse reali. Quando le Unemployment Claims aumentano, suggerendo un peggioramento dell’occupazione e dunque un possibile rallentamento economico, le banche centrali possono stimolare l’economia con politiche monetarie più accomodanti (taglio dei tassi, espansione della massa monetaria). Questo favorisce l’oro, considerato un bene rifugio e una protezione dall’inflazione e dall’incertezza. Al contrario, un miglioramento del mercato del lavoro e delle Unemployment Claims porta spesso a rialzi dei tassi, riducendo l’appeal dell’oro e spingendo i prezzi verso il basso.
Un dato Unemployment Claims più alto del previsto potrebbe far salire il prezzo dell’oro in zona 3416. Un dato più basso, invece, potrebbe portare ad un calo fino alla zona 3310 - 3325.
Possibili scenari su EUR/USD
Per la coppia EUR/USD, il dato Unemployment Claims riflette la forza relativa dell’economia americana. Un dato peggiore del previsto è generalmente ribassista sul dollaro USA, causando un deprezzamento del dollaro rispetto all’euro e quindi una possibile salita della coppia EUR/USD. Un dato migliore rafforza il dollaro, favorendo ribassi della coppia EUR/USD. Al contempo, la situazione economica europea e le politiche della BCE influenzano il cambio, ma i dati statunitensi restano il driver principale. Un dato Unemployment Claims peggiore può portare a un rialzo di EUR/USD fino alla zona 1,1760. Al contrario, un dato migliore potrebbe spingere il cross al ribasso fino alla zona 1,1450.
Possibili scenari per le coppie con dollaro australiano (AUD/CHF, AUD/NZD, AUD/CAD)
Il dollaro australiano è sensibile ai dati del mercato del lavoro statunitense, oltre che all’andamento globale e al contesto di rischio. Un peggioramento delle Unemployment Claims USA, accompagnato da attese di rallentamento globale, spesso pesa sul dollaro australiano, considerato una valuta correlata al movimento delle materie prime.
Un aumento dei sussidi di disoccupazione USA potrebbe accentuare le pressioni ribassiste su queste coppie. Un dato invece sotto le attese potrebbe supportare un rimbalzo del dollaro australiano.
Possibili scenari su GBP/USD
Sulla coppia GBP/USD, un aumento delle Unemployment Claims USA (indicazione di rallentamento negli USA) può deprimere il dollaro e sostenere il prezzo della sterlina. Al contrario, dati in discesa sulle Unemployment Claims rafforzano il dollaro e possono far scendere GBP/USD. Le zone di attenzione sono 1,36 in caso di dati peggiori delle aspettative e 1,33 in caso di dati migliori delle attese.
Stop loss nel tradingLo stop loss rappresenta uno degli strumenti più importanti e indispensabili nella gestione del rischio di qualsiasi operazione di trading. Nonostante ciò, molti trader, in particolare quelli alle prime armi, preferiscono chiudere manualmente le posizioni in perdita, ritenendo di poter così controllare meglio il momento esatto per limitare un danno o evitare la perdita, una convinzione che si dimostra spesso errata e pericolosa.
Che cos’è lo stop loss
Lo stop loss è un ordine automatico che viene piazzato a un livello di prezzo predeterminato. Quando il prezzo di un asset raggiunge questo livello, la posizione viene chiusa automaticamente, limitando così la perdita del trader. Questo meccanismo elimina la necessità di intervenire manualmente con tempismo perfetto, consentendo di proteggere il capitale anche quando non si può essere davanti al terminale.
Perché è essenziale impostare lo stop loss
Limitare le perdite e gestire il rischio.
Il vantaggio principale dello stop loss è il controllo rigoroso del rischio. Limitare la perdita massima per ogni trade consente di conservare il capitale e di affrontare il trading con una prospettiva a lungo termine. Senza uno stop loss, si rischia di mantenere una posizione negativa più a lungo, aspettando un’inversione che potrebbe non arrivare mai, aumentando così i danni.
Evitare l’interferenza emotiva
Il trading è spesso soggetto a emozioni intense come paura e avidità. Quando si gestisce manualmente una posizione in perdita, è facile cadere nella trappola di conservare troppo a lungo la posizione sperando in un recupero, oppure di chiuderla troppo presto senza una ragione strategica. Lo stop loss aiuta a mantenere la disciplina, tagliando le perdite al momento giusto senza che l’emotività interferisca.
Automazione e comodità operativa
Con lo stop loss, non è necessario monitorare costantemente il mercato per chiudere la posizione al momento opportuno. Questo è particolarmente utile in mercati volatili o quando non si può essere sempre presenti, migliorando la gestione del tempo e riducendo lo stress.
Nonostante i vantaggi, è importante ricordare che lo stop loss non elimina tutte le perdite, indica semplicemente il punto in cui ammettere un errore e uscire dalla posizione. Talvolta, in mercati molto volatili, uno stop loss può essere attivato da oscillazioni temporanee (rumore di mercato), facendo uscire prematuramente il trader da una posizione potenzialmente redditizia. Per questo, scegliere con cura il livello dello stop è fondamentale Deve proteggere dal rischio e al contempo consentire una sufficiente libertà di oscillazione del prezzo.
Conclusione
Impostare uno stop loss non è solo una buona pratica, ma una vera e propria necessità per chiunque operi nei mercati finanziari. Esso rappresenta la linea di demarcazione tra un trader disciplinato, che riconosce tempestivamente i propri errori e gestisce il rischio, e un operatore emotivo che rischia di compromettere il proprio capitale. Mai aprire una posizione senza uno stop loss ben definito: una regola fondamentale per preservare la continuità operativa e migliorare la performance complessiva nel trading.
La psicologia del rischio nel tradingLa gestione del rischio nelle posizioni di trading è uno dei pilastri fondamentali per chi vuole operare con successo nei mercati finanziari. Una delle domande più importanti per ogni trader è: quale porzione del proprio capitale rischiare in ogni singola operazione? La risposta a questa domanda non è solo teorica, ma ha un impatto diretto sulla performance e sulla sopravvivenza nel lungo termine. Il rischio per operazione si determina calcolando la distanza tra il punto di entrata e lo stop loss, misurata in pips o in unità di prezzo, moltiplicata per la dimensione della posizione. Questo calcolo serve a definire quanti soldi sono esposti in caso di perdita.
Un approccio prudente è quello di rischiare tra l’1% e il 2% del capitale totale per ogni trade. Questa strategia è consigliata soprattutto ai trader alle prime armi o a chi vuole mantenere una sicurezza elevata contro i ribassi. Rischiare poco per operazione significa aspettarsi guadagni più contenuti, ma anche avere un controllo migliore sul capitale, limitando i drawdown e mantenendo stabilità psicologica nei periodi negativi.
Si passa poi a un rischio medio, che varia dal 2% al 5% del capitale per trade. Qui i rendimenti attesi sono più elevati, ma la sicurezza del capitale diminuisce. Questo livello è ideale per trader più esperti, psicologicamente preparati a gestire drawdown più profondi e sequenze di perdite. È fondamentale in questo caso essere disciplinati e non farsi sopraffare dall’emotività, perché colpi di testa specie dopo perdite possono compromettere i risultati complessivi.
Rischiare oltre il 5% per ogni singola operazione è da considerarsi un rischio altissimo. Si parla spesso di trade "5 stelle", ovvero pochi setup di altissima convinzione dove il trader è quasi certo di un esito positivo. I potenziali profitti sono grandi, ma con due sole perdite consecutive si può perdere circa il 10% del capitale, una soglia che può dare un colpo duro alla psicologia e al conto stesso.
Infine, esiste il rischio definito "stupido" quando si supera il 10% per singolo trade. Qui la probabilità di "bruciare" l’intero conto in pochi trade è altissima. Poiché non esistono setup infallibili, questa strategia è estremamente pericolosa e da evitare categoricamente.
Uno dei problemi più comuni tra i trader inesperti è non calcolare la percentuale di rischio realmente presa in ogni operazione, affidandosi a una dimensione fissa delle posizioni indipendentemente dalla salute del conto o dalla volatilità del mercato. Questo errore può portare a esposizioni eccessive e a perdite rapide e difficili da recuperare.
Metodi efficaci per calcolare la dimensione ottimale della posizione includono il modello percentuale che normalizza il rischio per ogni trade in una frazione dell’intero capitale, e formule matematiche come il Kelly Criterion, che tiene conto della probabilità di successo e del rapporto rischio/ricompensa per suggerire la quota ideale da investire. Tuttavia, anche in questi casi, molti trader preferiscono adottare una versione più conservativa per limitare potenziali danni finanziari.
L’importanza della gestione del rischio attraverso un position sizing corretto è confermata da studi che attribuiscono a questa componente oltre il 90% del risultato di lungo termine di un sistema di trading. Il controllo rigoroso del rischio aiuta non solo a preservare il capitale, ma anche a mantenere uno stato mentale equilibrato, elemento chiave per decisioni razionali e costanti nel tempo.
Analisi del dato preliminare del PMI statunitense 08/2025I dati preliminari dei PMI statunitensi di agosto 2025 mostrano un quadro economico solido, indicativo di una crescita che potrebbe accelerare nel terzo trimestre. Questi dati, pubblicati da S&P Global, offrono indicazioni concrete sulle dinamiche di domanda, produzione, inflazione e mercato del lavoro negli Stati Uniti.
Secondo Chris Williamson, chief business economist di S&P Global Market Intelligence, il PMI flash combinato manifatturiero e servizi ha raggiunto livelli che indicano una crescita dell’economia americana a un tasso annualizzato del 2,5%. Si tratta di un miglioramento significativo rispetto alla crescita media dell’1,3% rilevata nei primi due trimestri dell’anno. Segnale importante è il rafforzamento della domanda, presente sia nel settore manifatturiero sia in quello dei servizi, che però sta mettendo sotto pressione la capacità produttiva delle aziende. In particolare, la crescita delle vendite ha causato un accumulo di lavori arretrati a livelli non visti dal picco delle limitazioni legate alla pandemia del 2022. Questi arretrati, insieme a un aumento record delle scorte di prodotti finiti, suggeriscono che le imprese stanno cercando di prepararsi a possibili difficoltà nelle catene di approvvigionamento future, un tema ricorrente dato il contesto di tensioni commerciali e tariffe. Dal punto di vista dell’inflazione, il quadro è chiaro e preoccupante per i mercati. Le aziende stanno trasferendo ai clienti i maggiori costi causati da tariffe e da una crescita dei prezzi degli input, portando a un aumento dei prezzi di vendita di beni e servizi al livello più alto degli ultimi tre anni. Questo suggerisce che l’inflazione dei prezzi al consumo potrebbe continuare a salire oltre il target del 2% fissato dalla Federal Reserve nei prossimi mesi.
Il messaggio è che la cosiddetta “reflazione”, cioè crescita economica accompagnata da inflazione in aumento, è probabilmente l’orizzonte più realistico per i mesi a venire. In questo scenario, le probabilità di un taglio dei tassi già a settembre si riducono drasticamente. I dati in arrivo, tra cui i Nonfarm Payrolls (NFP) e il Consumer Price Index (CPI) della prima settimana di settembre, saranno fondamentali per confermare questa tendenza. NFP deboli o un CPI superiore alle attese potrebbero azzerare definitivamente le aspettative di allentamento monetario.
In sintesi, i dati PMI di agosto sottolineano un’economia in buona salute ma con un’inflazione ancora sostenuta. Ciò significa adottare strategie che tengano conto di tassi elevati e potenziali sfide inflazionistiche e gestire con attenzione il rischio in vista di possibili movimenti repentini del mercato nei giorni cruciali di inizio settembre.
Lo scandalo “Salad Oil”Nel novembre del 1963, Wall Street venne scossa dallo scandalo finanziario noto come il "Salad Oil Scandal". Anthony De Angelis, un abile truffatore, riuscì a ingannare banche e investitori convincendoli a prestare denaro garantito da un inventario di olio di soia inesistente. Il trucco era semplice ma geniale. L’olio galleggia sull’acqua. Durante le ispezioni, i controllori trovavano olio in superficie nei serbatoi, ma sotto c’era solo acqua. La frode venne alla luce quando le banche iniziarono a scoprire che le garanzie su cui avevano basato i prestiti erano false. American Express, tramite la sua controllata specializzata in logistica e magazzinaggio, aveva emesso ricevute per l’inventario inesistente, finendo così coinvolta nello scandalo. Le perdite per le banche furono ingenti e il titolo di American Express crollò vertiginosamente. La reputazione dell’azienda, costruita sulla fiducia, sembrava irrimediabilmente compromessa. La maggior parte degli investitori pensava che fosse la fine per la storica società. In questo clima di panico generale, Warren Buffett adottò un approccio completamente diverso. Mentre Wall Street vendeva in massa, Buffett decise di fare ricerca sul campo. Visitò ristoranti e negozi nella sua Omaha natale, ponendo una semplice domanda ai gestori: “State ancora accettando carte American Express?”. La risposta fu sorprendentemente univoca: sì, i clienti continuavano a usare le carte AmEx e i commercianti le accettavano regolarmente. Il business core di American Express non era stato intaccato dallo scandalo. Questa capacità di vedere ciò che gli altri non vedevano, Buffett la definisce "variant perception", ovvero la capacità di avere un’opinione differente e più accurata rispetto al consenso generale. Mentre gli altri investitori vendevano, Buffett acquistava, arrivando a investire quasi metà del suo fondo in American Express, violando tutte le regole convenzionali di diversificazione. La pazienza fu la chiave del successo. Oggi, Berkshire Hathaway detiene oltre il 20% di American Express, con una quota valutata più di 25 miliardi di dollari. La maggior parte degli investitori tende a confondere i titoli sensazionalistici con i fondamentali reali, vendendo nel momento peggiore, quando il panico domina il mercato. La chiave è saper distinguere tra problemi temporanei e declino permanente, e avere la pazienza di aspettare che il mercato riconosca il valore reale. Il caso American Express insegna che la paura e il panico possono offuscare il giudizio degli investitori, mentre un approccio disciplinato e contrarian può trasformare una crisi in un’opportunità di lungo termine.
La differenza tra teoria e pratica nel tradingMolti trader iniziano il loro percorso studiando la teoria prima di approcciarsi concretamente al mercato, leggendo libri o seguendo corsi video per apprendere le basi del trading. Tuttavia, una volta entrati nel vivo del mercato reale, si rendono subito conto che la realtà è ben più complessa di quanto descritto nei testi didattici. È importante iniziare chiarendo che la formazione teorica è essenziale nell’apprendimento del trading. Libri, corsi e materiali didattici rappresentano la base su cui costruire le proprie competenze. Forniscono concetti, metodologie e strumenti indispensabili, oltre a spiegare i fondamenti dell’analisi tecnica e fondamentale. Una delle principali insidie della teoria è che spesso i casi e gli esempi presentati sono selezionati e ottimizzati per la comprensione e per mostrare scenari ideali. Gli autori tendono a mostrare pattern perfetti, livelli chiave confermati in modo cristallino, e soprattutto trade vincenti con rapporti rischio/rendimento estremamente favorevoli. Questo può portare il trader principiante a sviluppare aspettative irrealistiche.
La realtà del mercato è dinamica e unica
A differenza dei casi teorici, ogni operazione nel mercato reale è unica. Anche pattern tecnici apparentemente “perfetti”, come un testa e spalle o un doppio massimo, possono reagire in modi molto diversi a seconda del contesto e degli attori presenti sul mercato in quel momento. Ad esempio, un doppio massimo nella teoria mostra una rottura della neckline, un breve retest e quindi una discesa decisa con stop loss piccoli e take profit ampi. Nel caso reale, tuttavia, può capitare che, dopo il retest il prezzo rimbalzi invece di scendere subito, spostando in alto lo stop loss e mettendo a dura prova la pazienza e il capitale del trader.
L’esperienza come chiave di sopravvivenza
La chiave per trasformare la teoria in successo operativo è acquisire esperienza sul campo. Solo osservando e analizzando migliaia di situazioni reali in tempo reale si può sviluppare la capacità di adattarsi, reagire alle deviazioni dai concetti teorici e affinare la propria strategia. L’esperienza aiuta anche a gestire l’emotività, elemento cruciale spesso sottovalutato nella formazione teorica.
Consigli pratici per colmare il gap teoria-pratica
Non aspettarsi mercati perfetti.
Accettare che anche il miglior setup può non funzionare secondo “manuale” e prepararsi mentalmente a situazioni impreviste.
Studiare casi reali.
Seguire trading room, analisi live e rivedere operazioni passate aiuta a capire come varia l’applicazione pratica della teoria.
Gestire il rischio accuratamente.
In mercati imprevedibili la prima regola è proteggere il capitale, evitando stop troppo stretti o rischi eccessivi.
Essere flessibili e aggiornare le strategie.
Il mercato evolve e ciò che funziona oggi potrebbe non funzionare domani.
Conclusione
La differenza tra la teoria e la pratica nel trading è spesso il tratto che distingue un trader di successo da uno frustrato. I libri e i corsi sono ottime fondamenta, ma non possono sostituire l’esperienza reale, fatta di tentativi, errori, aggiustamenti e apprendimento costante. Accettare la complessità e l’imprevedibilità del mercato, coltivare la pazienza e un atteggiamento umile verso l’apprendimento sono le basi per costruire una carriera solida e sostenibile nel trading.
Cos’è la volatilità dei mercatiLa volatilità di mercato è una delle caratteristiche essenziali che spiegano perché alcuni strumenti finanziari si muovono rapidamente e in modo imprevedibile, mentre altri appaiono lenti e poco mossi.
Cos’è la volatilità di mercato
La volatilità è definita come il grado di variazione del prezzo di un asset finanziario in un dato intervallo di tempo. In pratica, misura quanto rapidamente e quanto ampiamente il prezzo di uno strumento può salire o scendere. Un’alta volatilità indica grosse oscillazioni di prezzo in brevi periodi, con ritmi rapidi e movimenti spesso imprevedibili. Al contrario, una bassa volatilità si traduce in movimenti più lenti e regolari, con variazioni contenute. Questo spiega perché alcuni mercati o strumenti sembrano più "veloci" o "dinamici", mentre altri risultano più stabili e "lenti" nel loro andamento.
Cause della volatilità
Le principali cause di volatilità sono eventi economici e geopolitici. Fattori come instabilità politica, conflitti, disastri naturali e pubblicazioni di dati economici influenti possono scatenare reazioni forti e spesso caotiche nei mercati, aumentando così la volatilità. Ad esempio, durante la pandemia di Covid-19, si sono viste variazioni rapide e intense, come nel caso della coppia GBP/USD che ha subito grosse cadute guidate da paura e panico. Al contrario, la mancanza di notizie rilevanti o periodi di relativa stabilità generalmente portano a mercati meno volatili.
Come misurare la volatilità
Il più diffuso tra i trader è l’indicatore ATR (Average True Range), che calcola la media delle variazioni di prezzo su un determinato periodo, mostrando quanto un asset tende a muoversi quotidianamente. Tuttavia, per i principianti, interpretare indicatori complessi può risultare difficile. Un modo semplice per valutare la volatilità è osservare l’azione del prezzo e in particolare le candele sul grafico. Barre di grandezza significativa, ben più ampie della media delle candele usuali, indica forte volatilità. Movimenti repentini e alternati verso l’alto e il basso, testimoniano un mercato altamente volatile, con pressioni di domanda e offerta molto dinamiche.
Opportunità o rischio
Un mercato altamente volatile è una sfida da gestire. Per i trader alle prime armi, la forte variabilità è spesso un segnale di allarme. Movimenti rapidi possono far scattare stop loss prematuramente e richiedono un monitoraggio costante e un’adeguata esperienza nella gestione del rischio. D’altra parte, mercati con scarsa volatilità sono spesso percepiti come "noiosi" e portano guadagni modesti, poiché i prezzi si muovono lentamente e offrono meno spunti per operazioni profittevoli. La soluzione migliore per molti è cercare mercati o strumenti con volatilità media, dove il movimento dei prezzi è sufficiente per creare opportunità ma non così estremo da sfuggire al controllo e alla gestione del rischio.
Conclusioni
Conoscere la propria tolleranza alla volatilità è un passo fondamentale per costruire una strategia di trading efficace e sostenibile. Valutare preventivamente il grado di volatilità di uno strumento aiuta a evitare mercati troppo rischiosi o troppo fermi, adattare la dimensione delle posizioni e scegliere correttamente le tecniche di gestione del rischio.
La relazione tra rischio e stile di tradingLa scelta dello stile di trading influisce profondamente sul livello di rischio che un trader si assume e sulle modalità di gestione delle proprie operazioni. Ogni approccio richiede competenze, strumenti e mentalità differenti, oltre a presentare diversi profili di rischio e potenziali profitti.
Scalping
Lo scalping è uno stile di trading caratterizzato dalla frequente apertura e chiusura di posizioni nell’arco di pochi minuti o ore, lavorando su grafici a breve termine come quelli a 1-5 minuti. Lo scalper cerca di sfruttare piccole oscillazioni di prezzo, accumulando profitti minimi su numerose operazioni quotidiane. Sebbene sia accessibile anche a trader retail, lo scalping richiede una concentrazione estrema, monitoraggio costante dei mercati e una gestione rigorosa del rischio. La volatilità elevata e l’intensità operativa comportano rischi significativi e uno stress mentale notevole.
Day Trading
Il day trading si svolge su un orizzonte temporale più lungo rispetto allo scalping, con operazioni che durano da alcune decine di minuti fino a diverse ore, con chiusura delle posizioni generalmente entro la fine della giornata di trading. Utilizzando grafici orari o superiori, i day trader cercano di sfruttare movimenti intraday più ampi. Questo ritmo, meno frenetico rispetto allo scalping, tende a ridurre i rischi di errori da affaticamento, consente un’analisi più approfondita e una gestione più rilassata delle posizioni. Il rischio è comunque presente, ma più contenuto rispetto allo scalping.
Swing Trading
Lo swing trading si basa su un orizzonte temporale medio, con posizioni detenute da giorni fino a settimane. I trader di questa categoria operano tipicamente su grafici a 4 ore o giornalieri, cercando di cogliere movimenti più ampi del mercato, detti “swing”. La volatilità e il rumore di mercato sui time frame elevati sono generalmente più bassi, riducendo così i falsi segnali e le manipolazioni di breve periodo. Questo stile, grazie all’orizzonte temporale più lungo, è considerato relativamente più sicuro e meno stressante, con un buon equilibrio tra rischio e potenziale rendimento.
Investitiore (Position Trading)
L’investimento a lungo termine, o position trading, riguarda la detenzione di asset per mesi o anni, puntando su trend strutturali e fondamentali economici profondi. Questo stile presenta il rischio più contenuto, anche se espone a rischi macroeconomici di lungo periodo. I guadagni tendono a essere più stabili ma generalmente meno esplosivi rispetto alle tecniche di trading attivo. È l’approccio preferito da chi cerca sicurezza e crescita graduale del capitale.
Considerazioni finali
Il rischio nel trading è intrinsecamente legato al time frame e alla frequenza delle operazioni. Gli stili più rapidi come lo scalping comportano rischi elevati e richiedono alta competenza, disciplina psicologica e risorse tecnologiche. Al contrario, day trading, swing trading e investing offrono livelli di rischio decrescenti ma richiedono altrettanta disciplina e capacità di pianificazione. La scelta dello stile di trading dipende dunque dal profilo di rischio personale, dalla disponibilità di tempo, dall’esperienza e dagli obiettivi finanziari. Un trader consapevole bilancerà sempre rischio e rendimento, scegliendo il metodo più adatto alle proprie caratteristiche e capacità.
Analisi del dato CPI U.S.A. del 12 agosto 2025Nel luglio 2025, l’inflazione misurata dall’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) è rimasta stabile al 2,7%, leggermente al di sotto delle aspettative degli analisti fissate al 2,8%. Tuttavia, mentre l’inflazione generale è rimasta invariata, l’inflazione core, che esclude i prezzi dell’energia e degli alimentari volatili, ha mostrato una crescita a 3,1%, superando le attese del 3,0% e segnando il primo rialzo sopra il 3% da febbraio 2025. Questo dato indica una pressione inflazionistica sottostante più persistente di quanto il dato complessivo lascerebbe intendere.
Pressioni inflazionistiche su beni e servizi essenziali
Nonostante il tasso generale del CPI sembri contenuto, l’inflazione su molte categorie di beni e servizi di prima necessità continua a essere elevata, aggravando il costo della vita per i consumatori. Tra i settori con maggiori aumenti percentuali si evidenziano:
- Gas naturale per uso domestico: +13,8% su base annua, uno degli aumenti più significativi che pesa notevolmente sulle utenze domestiche.
- Riparazioni auto: +6,5%, riflettendo sia l’aumento dei costi delle componenti, sia le tariffe di manodopera.
- Servizi ospedalieri: +5,8%, indicativo delle pressioni crescenti nel settore sanitario.
- Elettricità: +5,5%, un altro segmento energetico in aumento.
- Assicurazioni auto: +5,3%, influenzate da dinamiche di mercato e rischi assicurativi.
- Carne e uova: +5,2%, riflettendo i costi più alti di produzione e approvvigionamento.
- Proprietà immobiliare: +4,1%, con implicazioni su mutui e costi di mantenimento della casa.
- Consumi fuori casa: +3,9%, che impatta il budget quotidiano delle famiglie.
- Affitti: +3,5%, una componente importante del costo abitativo.
Questi incrementi mostrano come la pressione inflazionistica sia concentrata soprattutto su spese fondamentali e fisse per molte famiglie americane, contribuendo a un impatto reale ben superiore al dato aggregato.
Tendenze recenti e contesto economico
Va sottolineato che l’inflazione core è in aumento da tre mesi consecutivi, un fenomeno che non si vedeva da settembre 2022. Questo indica che, nonostante i dati generali più moderati, i prezzi di beni e servizi al netto della componente energetica e alimentare stanno consolidando una crescita più stabile e una possibile resistenza alle politiche monetarie restrittive adottate dalla Federal Reserve.
Implicazioni per il mercato e il trading
Per trader e investitori, questi dati confermano un contesto di inflazione persistente, che può influenzare le decisioni relative ai tassi di interesse.
Un’inflazione core più robusta potrebbe indurre la banca centrale a mantenere, o anche irrigidire, la politica monetaria più a lungo del previsto.
I mercati energetici e dei beni di consumo fondamentali tenderanno a mostrare maggiore volatilità, offrendo sia opportunità che rischi.
I settori sensibili ai costi di energia, trasporti e sanità potrebbero subire pressioni sui margini aziendali o rialzi di prezzi che si riverberano sulle valutazioni azionarie.
Il surplus commerciale della Cina in crescitaNegli ultimi 12 mesi, la Cina ha registrato un surplus commerciale complessivo di oltre 1,2 trilioni di dollari, un record storico che segna un raddoppio rispetto a cinque anni fa. Questo aumento straordinario riflette il forte rimbalzo delle esportazioni cinesi a livello globale, anche escludendo gli Stati Uniti, e la crescita del surplus manifatturiero che ha raggiunto i 2 trilioni di dollari, superando i livelli storici mai visti in nazioni esportatrici come Germania e Giappone.
La dinamica del surplus commerciale
Il surplus commerciale, ossia la differenza positiva tra esportazioni e importazioni di beni, è significativamente cresciuto negli ultimi anni grazie alla capacità della Cina di rafforzare le sue esportazioni verso mercati diversi dagli Stati Uniti. Negli ultimi 18 mesi, le esportazioni cumulative verso il resto del mondo (escluso il mercato americano) sono cresciute di circa 400 miliardi di dollari, toccando un record di circa 3,2 trilioni di dollari Questa espansione commerciale si è realizzata nonostante le crescenti tariffe statunitensi imposte durante la disputa commerciale tra le due superpotenze. Le aziende cinesi hanno saputo diversificare i mercati di destinazione, incrementando le spedizioni verso paesi dell’Asia sud-orientale, l’Unione Europea e altre regioni, mitigando l’impatto dei dazi e mantenendo un flusso di export solido e crescente.
Surplus manifatturiero ai massimi storici
Oltre al surplus commerciale generale, la Cina ha battuto un altro record storico nel suo surplus manifatturiero, arrivando a 2 trilioni di dollari. Questo dato evidenzia il ruolo dominante della Cina come “fabbrica del mondo”, con una produzione industriale altamente competitiva e un’esportazione di prodotti manifatturieri che supera ampiamente quella di paesi noti per la loro capacità produttiva avanzata. Il surplus manifatturiero cinese supera non solo i livelli di Germania e Giappone, due riferimenti globali storici, ma sottolinea anche l’enorme peso della manifattura cinese nell’economia mondiale, confermando la posizione del Paese come leader indiscusso nelle esportazioni di beni industriali.
Impatto e contesto globale
Il sorpasso e l’espansione del surplus commerciale cinese avvengono in un contesto di crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti, che hanno imposto tariffe significative sulle merci cinesi negli ultimi anni. Tuttavia, la Cina è riuscita a bilanciare questa pressione attraverso accordi commerciali con altri paesi e strategie di diversificazione. I dati più recenti evidenziano che, sebbene le esportazioni verso gli Stati Uniti siano diminuite – con un calo del 20% circa negli ultimi mesi – quelle verso altre regioni come Europa, Giappone e Corea del Sud sono aumentate sensibilmente. Questa resilienza sottolinea la robustezza e l’adattabilità della produzione cinese.
La capacità della Cina di continuare a espandere il surplus dipenderà da fattori quali la gestione delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, l’evoluzione della domanda globale e la sua strategia di crescita economica interna ed esterna.
Confirmation bias nel tradingNel trading, uno degli errori cognitivi più comuni e dannosi, specialmente tra i trader alle prime armi, è il confirmation bias o bias di conferma. Questo fenomeno psicologico porta il trader a cercare, interpretare e valorizzare solo le informazioni che confermano le sue convinzioni preesistenti, ignorando o sminuendo invece quelle che le contraddicono. Comprendere questo meccanismo è essenziale per migliorare la capacità di analisi e prendere decisioni più equilibrate e redditizie.
Cos’è il confirmation bias
Il confirmation bias è una tendenza naturale della mente umana a confermare le proprie idee, evitando il disagio di doverle mettere in discussione. In ambito trading, ciò significa che un investitore convinto, ad esempio, della bontà di un asset come Bitcoin, tenderà a selezionare dati e notizie che supportano un’aspettativa rialzista, mentre minimizzerà o ignorerà segnali ribassisti o critiche valide. Questa distorsione porta spesso a perseverare in errore, mantenendo posizioni in perdita più a lungo del necessario, con conseguenze finanziarie rilevanti.
Sintomi e comportamenti collegati
I principali segnali del confirmation bias includono:
1) Negligenza dei fatti oggettivi e dati contrari.
2) Interpretazione delle informazioni sempre a favore delle proprie convinzioni.
3) Considerazione esclusiva dei dati che confermano il proprio punto di vista.
4) Ignoranza completa o rifiuto di informazioni sfidanti o contrarie.
Impatti sul trading
Il confirmation bias può compromettere gravemente la qualità delle decisioni sul mercato. Può portare a:
Gestione del rischio inefficace, come mantenere posizioni perdenti troppo a lungo.
Sovrastima eccessiva delle proprie previsioni, che alimenta euforia ingiustificata.
Mancata percezione di inversioni o cambiamenti di trend, perdendo opportunità di uscita o ingresso.
Rigidità mentale che impedisce di adattare la strategia alle nuove condizioni di mercato.
Come contrastare il confirmation bias
Per evitare questa trappola mentale, il trader deve allenarsi a osservare il mercato da prospettive diverse, valutando con equilibrio sia segnali rialzisti sia ribassisti. Alcune strategie utili includono:
Analizzare il mercato dal punto di vista sia dei compratori sia dei venditori, cercando di valutare quale forza prevalga.
Mantenere sempre aggiornate le proprie opinioni e pronti a rivederle in base ai nuovi dati.
Sviluppare un piano di trading chiaro con criteri oggettivi di ingresso, uscita e gestione del rischio, attenendosi alle regole.
Utilizzare strumenti e indicatori che forniscono segnali oggettivi e quantitativi, riducendo l’intervento emotivo.
Tenere un diario di trading per analizzare i propri errori di giudizio e riconoscere quando si cade nella trappola del bias.
Conclusioni
Il confirmation bias è un ostacolo psicologico potente nel trading che può portare a decisioni irrazionali e perdite finanziarie significative. Riconoscerlo è il primo passo per superarlo. L’approccio consigliato è quello di adottare una mentalità flessibile e critica, bilanciando sempre le proprie convinzioni con dati oggettivi e considerazioni alternative. Solo così un trader può migliorare la propria capacità decisionale e costruire nel tempo una strategia più efficace e sostenibile.
#AN024: Agosto “light”, dati pesanti FOREX
Agosto non perdona: liquidità sottile, ma macro che pesa. In settimana il CPI USA di luglio (martedì 12/8 alle 14:30 CET) è l’evento che può riscrivere i flussi FX di metà mese; arriva dopo payroll deboli e con il tema “tariffe → inflazione” che torna centrale. Salve, sono il Trader Forex Andrea Russo, trader Indipendente e prop trader con attualmente 200 mila dollari di capitale in gestione e Vi ringrazio anticipatamente per il vostro tempo.
La BLS conferma la release calendar (luglio il 12 agosto), mentre desk e media segnalano rischio inflazionistico “da dazio” e un mercato che prezza tagli Fed a settembre.
USA: CPI, tariffe e pricing dei tagli
Il mercato azionario ha rimbalzato, ma la settimana si gioca su CPI e PPI: se i dazi spingono i beni “tradables”, lo scenario “mini‑stagflazione” (inflazione che ristagna e crescita che rallenta) diventa credibile e sostiene USD in modalità risk‑off; un CPI soft, invece, rafforza il pricing di taglio Fed e può pesare sul biglietto verde. Ad oggi, gli operatori guardano a un CPI mensile contenuto ma con rischio rialzo più avanti via tariffe.
Europa: BCE ferma, EUR “ancora ancorato”
La BCE ha lasciato i tassi invariati il 24 luglio, con messaggio: inflazione al target nel medio termine, pressioni domestiche in calo, salari in rallentamento. Questo “ancora” l’EUR: meno direzione macro endogena, più dipendenza dal dato USA di martedì. Range-trading probabile in attesa del CPI USA; sorpresa hot pro‑USD spinge EURUSD giù, sorpresa soft lo rimbalza.
UK: BoE taglia al 4% — sterlina più “data‑dipendente”
La BoE ha tagliato di 25 pb al 4% (5ª volta nell’anno) e nel Monetary Policy Report guida a un picco inflattivo transitorio al 4% in settembre prima del rientro. Tradotto FX: GBP perde il “carry edge”, diventa sensibile ai dati lavoro/prezzi; contro USD resta ostaggio del CPI di martedì, contro EUR tende a smussare eccessi (meno premio tassi). Sell‑the‑rally disciplinato su GBPUSD se CPI USA sorprende al rialzo; viceversa, CPI soft può innescare short‑covering sulla sterlina.
Giappone: BoJ paziente, ma il tema “più avanti si può”
Le minutes di giugno mostrano un BoJ disposto a riaprire il discorso rialzi quando si attenuano gli shock di scambio legati ai dazi USA. In estate, con risk‑off intermittente, lo JPY resta bid su shock negativi e dati USA caldi (rendimenti reali ↑), e si indebolisce se il CPI rafforza lo scenario di tagli Fed (rendimenti USA ↓). USDJPY sensibile al term‑premium: vola con CPI hot, arretra con CPI soft e risk‑off.
Australia: RBA sotto pressione “dovish”
Consenso in rafforzamento per un taglio RBA (dopo il “non‑taglio” di luglio): disinflazione core e lavoro in raffreddamento danno copertura. AUD sente la combinazione Fed pricing + RBA risk: CPI USA hot = AUD giù due volte (USD forte + RBA dovish); CPI soft = rimbalzo tecnico, ma capped se la RBA effettivamente taglia.
Cina & commodities: PPI in deflazione, petrolio più leggero
La Cina resta disinflazionata: CPI piatto a/a e PPI −3,6% a/a a luglio. È vento contrario ciclico per le commodity FX e, per riflesso, attenua rischi d’inflazione globale di breve. L’oil corregge su timori domanda e su headline OPEC+; un Brent più basso aiuta lo scenario “CPI USA soft” a margine.
Lo spread nel tradingNel mondo del trading, soprattutto per i trader alle prime armi, uno degli aspetti più trascurati è lo spread. Comprendere cosa sia lo spread e come questo possa influenzare la redditività di una singola operazione è fondamentale per migliorare la gestione del rischio e aumentare la probabilità di successo sui mercati finanziari.
Cos’è lo spread
Lo spread rappresenta la differenza tra il prezzo di acquisto (ask) e il prezzo di vendita (bid) di un asset. In ogni mercato finanziario, infatti, esistono due prezzi distinti. Il prezzo ask, che è il prezzo più basso cui un venditore è disposto a cedere un asset, e il prezzo bid, il prezzo più alto a cui un compratore è disposto a comprare. Di norma, ask e bid non coincidono mai: questa differenza si chiama spread.
Ad esempio, se il prezzo bid dell’EUR/USD è 1.0249 e quello ask è 1.0247, lo spread sarà pari a 2 pips, ossia 0,0002 punti. Se un trader apre una posizione long, comprando al prezzo ask, dovrà superare lo spread per iniziare a guadagnare; allo stesso modo, aprendo una posizione short al prezzo bid, parte già con uno svantaggio pari allo spread.
Perché lo spread varia
La dimensione dello spread è fortemente influenzata dalla liquidità del mercato in cui si opera. La liquidità è la capacità del mercato di assorbire grandi volumi di scambio senza che ciò influenzi notevolmente i prezzi. Nei mercati ad alta liquidità, come le coppie maggiori del Forex (ad es. EUR/USD o USD/JPY), vi sono tanti partecipanti e volumi elevati, il che tende a ridurre gli spread. Al contrario, nei mercati meno liquidi, in particolari orari o su asset meno scambiati, trovare una controparte per la transazione risulta più difficile. Di conseguenza, lo spread si allarga, facendo aumentare il costo implicito dell’operazione.
Quando lo spread si allarga
Durante le ore notturne e fuori sessione.
Nei momenti di bassa attività di mercato, specialmente nei fusi orari fuori dalle principali sessioni di trading (come Londra, New York, Tokyo), la liquidità diminuisce e lo spread può ampliarsi significativamente.
In concomitanza di eventi ad alto impatto.
Quando escono notizie economiche rilevanti, come i Non Farm Payroll (NFP) negli Stati Uniti, il mercato può diventare estremamente volatile. In queste situazioni, i broker spesso allargano lo spread per proteggersi dal rischio di movimenti bruschi e repentini, aumentando così il costo per i trader.
In mercati meno liquidi o su asset meno scambiati.
Ad esempio alcune materie prime, criptovalute poco conosciute o cross valutari esotici mostrano normalmente spread più ampi.
L’impatto dello spread sulle operazioni e sulla strategia di trading
Per un trader, la presenza di uno spread implica che il prezzo deve muoversi nella direzione desiderata oltre il valore dello spread affinché un’operazione diventi profittevole. Ignorare questo costo può portare a sottovalutare i livelli di stop loss e take profit, alterando il rapporto rischio/rendimento. Lo spread è in particolar modo determinante per chi fa scalping o day trading, dove il margine di guadagno è spesso molto ridotto e le operazioni numerose. In tali strategie, spread più ampi possono trasformare potenziali profittevoli operazioni in perdite nette.
Conclusioni
Lo spread è un costo implicito nel trading che, se sottovalutato o ignorato, può compromettere la redditività delle operazioni, soprattutto per strategie ad alta frequenza o con margini stretti. La sua variabilità dipende principalmente dalla liquidità del mercato e dalle condizioni specifiche, come orari e eventi di rilievo.
Tipologie e significato dei Gap nei mercati finanziariUn gap è la differenza che si crea tra il prezzo di chiusura di una candela e il prezzo di apertura della successiva in un grafico a barre o a candele giapponesi. Questo fenomeno indica un salto improvviso del prezzo, senza scambi intermedi, e segnala uno squilibrio tra domanda e offerta in un dato momento.
Definizione e tipologie di gap
Gap up si verifica quando il prezzo di apertura di una candela è significativamente superiore al prezzo di chiusura della candela precedente. Questo indica un aumento improvviso del valore dell’asset, spesso dovuto a notizie positive o eventi che influenzano il sentiment del mercato.
Un gap down indica che il prezzo di apertura della nuova candela è notevolmente inferiore al prezzo di chiusura precedente, segnalando una pressione di vendita improvvisa, che può essere causata da notizie negative o eventi sfavorevoli.
Dall’esperienza e dall’analisi storica dei mercati, si osserva spesso che i gap tendono ad essere “riempiti” (fill the gap), cioè il prezzo ritorna a coprire la differenza lasciata aperta dal salto iniziale. Questo fenomeno è professato con alta probabilità, motivo per cui i trader studiano con attenzione i gap per valutare potenziali opportunità operative.
Le quattro principali categorie di gap e il loro significato
Gap comune.
Si manifesta in mercati laterali, caratterizzati da bassi volumi di scambio. Spesso questo gap non ha un significato direzionale di lungo termine e viene rapidamente colmato dal mercato, perché si verifica in fasi di indecisione o in attesa di nuovi input fondamentali. È considerato un gap “ordinario” e non segnala trend né rotture significative.
Gap di rottura.
Questo gap appare quando il prezzo rompe una struttura tecnica importante, come un livello di supporto o resistenza. Di solito viene associato all’inizio di un nuovo trend, confermando il breakout e segnalando la forza di una nuova fase di mercato. Per esempio, un breakaway gap sopra una resistenza conferma un breakout rialzista. Questi gap difficilmente vengono colmati rapidamente.
Gap di continuazione
Compare durante una tendenza molto forte, sia di rialzo che di ribasso, e indica la dominanza di acquirenti o venditori che spingono il prezzo in modo deciso. Il Gap di continuazione conferma la prosecuzione del trend in corso, mostrando slancio e partecipazione crescente. Questi gap hanno una bassa probabilità di essere colmati nel breve termine.
Gap di esaurimento.
Si presenta solitamente verso la fine di un forte trend, vicino a livelli chiave di supporto o resistenza. Rappresenta un segnale di possibile inversione, poiché denota che l’impulso della tendenza sta perdendo forza. Un gap di esaurimento è spesso seguito da un forte movimento opposto, che tende a riempire rapidamente il gap stesso.
Come utilizzare i gap nel trading
La gestione e interpretazione corretta dei gap richiede la combinazione con altri indicatori e strumenti tecnici come volumi, analisi di trend, e livelli di supporto/resistenza. Un approccio comune è monitorare i gap per individuare potenziali punti di ingresso e uscita, specialmente quando sono confermati da segnali di prezzo o pattern specifici. La strategia di “gap filling” può essere particolarmente utile nei gap comuni, perché il prezzo tende a tornare a coprire la differenza lasciata. Tuttavia, nei gap di rottura e di continuazione è spesso più vantaggioso seguire la direzione del trend potenziato dal gap senza aspettarsi un rapido riempimento.
Il debito delle famiglie AmericaneNegli Stati Uniti, il secondo trimestre del 2025 segna un nuovo record storico sul fronte del debito delle famiglie. Secondo i dati della Federal Reserve Bank di New York, a giugno la somma totale dei debiti detenuti dalle famiglie americane ha raggiunto 18.390 miliardi di dollari, un incremento di 185 miliardi rispetto al trimestre precedente e di 592 miliardi rispetto a un anno fa. È un segnale chiaro di quanto gli americani stanno accumulando debiti a ritmi sempre più sostenuti, soprattutto per affrontare le spese della vita quotidiana.
Composizione del debito.
Mutui immobiliari.
Il debito per le case è cresciuto di 131 miliardi nel trimestre, toccando il massimo storico di 12.940 miliardi di dollari. Il mercato immobiliare resta sostenuto nonostante prezzi elevati e costi dei mutui in aumento.
Carte di credito.
Il debito su carte è salito di 27 miliardi e ora si avvicina nuovamente al record di 1.210 miliardi di dollari. In media, ogni americano con debiti su carta di credito ha un saldo superiore a 10.000 dollari. Si segnala inoltre un incremento dei limiti concessi dalle banche, segnale che gli istituti di credito rimangono "generosi" nonostante i rischi.
Prestiti auto.
Anche i finanziamenti per l’acquisto di veicoli sono aumentati (+13 miliardi nel trimestre), raggiungendo anch’essi un record di 1.660 miliardi di dollari. I prezzi elevati delle auto nuove e usate spingono molti consumatori a finanziarsi per periodi sempre più lunghi.
Prestiti degli studenti.
I prestiti per l’istruzione sono saliti di 7 miliardi, toccando i 1.640 miliardi di dollari. Dopo la ripresa dei pagamenti, si osserva una crescita significativa dei casi di morosità e ritardi nei pagamenti.
Cosa significa tutto questo per l’economia
L’ondata di debito ha effetti diretti sulla salute finanziaria delle famiglie. Per molti, il peso delle rate e degli interessi si traduce in minori risparmi e consumi più prudenti. Si segnala una crescita nei tassi di morosità, soprattutto su prestiti studenteschi e automobili. Questo aumento del rischio, unito all’erosione della capacità di spesa da parte delle famiglie, può influenzare negativamente il PIL e il mercato del lavoro nei prossimi trimestri. Settori sensibili al consumo interno (retail, auto, banche) potrebbero registrare maggiore volatilità in caso di peggioramento degli indicatori di credito e consumo. Se il debito dovesse limitare la spesa, la Fed potrebbe rallentare o sospendere rialzi futuri, con ricadute su tassi, dollaro e obbligazioni. Attenzione ai dati sulle insolvenze. Il monitoraggio dei tassi di default (soprattutto su carte di credito e prestiti auto/studenti) può offrire preziosi segnali anticipatori su possibili correzioni di mercato o stress bancari.
[APPROCCIA IL TRADING CON PIÙ DECISIONE ABBASSANDO L'EMOTIVITÀ]+APPROCCIO DECISO -EMOTIVITÀ NEGATIVA
Avere un approccio più deciso al trading e diminuire l’influenza dell’emotività è una
delle chiavi per diventare un trader più disciplinato e, potenzialmente, profittevole.
Ecco alcune strategie pratiche:
1. Crea e segui un piano di trading
Contenuto del piano:
• Quando entrare/uscire (regole di entry/exit)
• Quanto capitale rischiare per operazione
• Strumenti finanziari da tradare
• Orari in cui operare
| Vantaggio: Ti toglie dalla decisione impulsiva. Hai già deciso prima come e quando agire.
2. Usa una Strategia Backtestata
• Scegli strategie che hai testato su dati storici.
• Sapere che la strategia “funziona” nel lungo
periodo aumenta la tua fiducia e riduce il panico nelle perdite.
3. Gestione del rischio ferrea
• Rischia solo una piccola percentuale del tuo capitale per operazione (es. 0.5-1%).
• Avere stop loss sempre impostato.
• Evita il “revenge trading” dopo una perdita.
4. Allenamento Psicologico
Tecniche utili:
• Journaling (scrivi i pensieri e le emozioni post-trade).
• Mindfulness o meditazione prima di iniziare la giornata.
• Tecniche di respirazione per gestire lo stress.
• Impara a riconoscere quando l’emozione ti spinge a cliccare “compra” o “vendi” senza motivo.
5. Mantieni un diario di Trading
• Registra ogni trade, con motivazione, risultato, emozioni provate.
• Rileggilo: noterai schemi comportamentali e potrai correggerli.
6. Sii realista con le aspettative
• Non cercare di “fare soldi veloci”.
• Accetta le perdite come parte naturale del processo.
• L’obiettivo è essere coerente, non perfetto.
7. Segnali di emozione eccessiva
Se noti questi comportamenti è ora di fermarti:
• Operazioni compulsive.
• Aumenti improvvisi della size dopo una perdita.
• Trading notturno o fuori piano.
• Euforia o disperazione dopo un trade.
Breakout TradingIl breakout trading è una delle strategie più diffuse tra i trader di tutti i livelli di esperienza. La teoria alla base appare semplice: bisogna individuare un livello chiave di supporto o resistenza e posizionare un trade nel momento in cui avviene la rottura (breakout) di quel livello, con l’aspettativa di un movimento impulsivo del prezzo nella direzione della rottura. Tuttavia, mettere in pratica questa tattica è ben più complesso e richiede disciplina, analisi e pazienza. Di seguito vengono illustrati sette passi fondamentali per affrontare il breakout trading in modo efficace.
1. Identificazione dei livelli chiave
La prima e più importante sfida per un breakout trader è riconoscere livelli chiave di supporto e resistenza o linee di tendenza significative. È fondamentale utilizzare timeframe maggiori come il daily o il weekly per garantire la rilevanza del livello. Questi livelli rappresentano barriere psicologiche che, una volta rotte, possono innescare movimenti significativi.
2. Attendere il breakout confermato
Non basta vedere il prezzo oltrepassare un livello per considerare valido un breakout. Occorre una conferma, che tipicamente si basa sulla chiusura della candela oltre (o sotto) il livello di riferimento, sempre sul timeframe principale in cui è stato definito. Tale criterio riduce i falsi segnali, comuni nelle fasi di mercato volatile. Ad esempio, una chiusura decisa sopra una resistenza su timeframe settimanale è un segnale molto più affidabile rispetto a un tentativo di rottura su timeframe intraday.
3. Attendere il retest del livello rotto
Dopo il breakout, è frequente che il prezzo torni a testare il livello appena rotto, trasformato in supporto o resistenza (a seconda della direzione della rottura). Questo retest rappresenta un’ottima opportunità di ingresso con un rischio più contenuto, grazie a un miglior rapporto rischio/rendimento. Sebbene non tutti i breakout vengano retestati, rinunciare a questa fase può compromettere la redditività a lungo termine.
4. Definire con precisione il target
Al momento di aprire la posizione sul retest, è essenziale stabilire obiettivi realistici di profitto basati su livelli strutturali rilevanti, quali supporti/resistenze successivi o aree di consolidamento precedenti. Evitare di impostare target eccessivamente ambiziosi o basati su desideri personali è cruciale per mantenere una strategia sostenibile nel tempo.
5. Impostare uno stop loss efficace
La gestione del rischio è altrettanto importante dei potenziali guadagni. Lo stop loss deve essere posto in modo logico, generalmente sotto (o sopra) un livello minore di struttura che possa fungere da ultima linea di difesa (“last line of defense”). In questo modo si evita lo stop hunting, ovvero quei movimenti artificiali del prezzo volti a far scattare gli stop, e si protegge il capitale da perdite ingiustificate.
6. Avere pazienza nel trade
Dopo aver aperto il trade con target e stop loss prefissati, il trader deve mantenere la calma e la disciplina, evitando di interferire con la posizione. Spesso il mercato può consolidare o muoversi lateralmente prima di partire in maniera impulsiva. La pazienza è una delle qualità fondamentali per il successo nel breakout trading.
7. Uscire solo ai livelli prestabiliti
La tentazione di modificare stop loss e take profit per tentare di salvare un trade o aumentare i guadagni può essere allettante, ma spesso è controproducente. Rispettare i livelli originari e non lasciarsi guidare dall’emotività aiuta a costruire una strategia sostenibile e ad aum
#AN023: Dazi USA e Dati sul Lavoro che Affossano il Dollaro
Oggi voglio parlarvi delle ultime notizie rilevanti della settimana, concentrandoci sui Dazi USA e i Dati sul Lavoro che affossano il Dollaro e in generale il loro impatto sul Forex. Salve, sono il Trader Forex Andrea Russo, trader Indipendente e prop trader con attualmente 200 mila dollari di capitale in gestione e Vi ringrazio anticipatamente per il vostro tempo.
Iniziamo:
1. Lavoro USA deludente & nuove dazi Trump
Il rapporto Non-Farm Payrolls (luglio) mostra solo 73.000 nuovi impieghi (+ tassi di disoccupazione al 4,2%), con revisioni negative per maggio-giugno: −258k posti.
Il presidente Trump ha subito firmato ordini esecutivi con dazi reciproci (10–41%) su 68 Paesi, tra cui Canada, Svizzera, India e Taiwan
Il dollaro USA ha perso terreno, Treasury yields sono caduti drasticamente e il mercato ora prezza un taglio tassi al 90% già a settembre.
Impatto FOREX:
USD debole su tutti i cross principali (EUR/USD, GBP/USD, AUD/USD).
Valute emergenti come MXN, TRY, INR potrebbero stabilizzarsi o guadagnare contro USD.
JPY, CHF guadagnano appeal come rifugio; USD/JPY e USD/CHF verso possibili inversioni.
2. Ritorno swap RBI da $5 mld, impatto liquidità India
Scadenza swap RBI con controvalore ₹43.000 cr (~5 mld USD) prevista per 4 agosto: possibile drenaggio di liquidità dal sistema bancario indiano.
Impatto FOREX:
Potenziale pressione ribassista sul INR, volatilità su USD/INR.
Monitorare flussi capitali: guadagno USD/INR possibile se ruoli commerciali rimangono bilanciati.
3. Previsioni FMI migliorate ma attenti ai rischi dei dazi
L’IMF ha rivisto ricrescita globale 2025 al 3,0%, ma avverte su rischi persistenti da tariffe elevate e tensioni geopolitiche.
Impatto FOREX:
Valute di commodity (AUD, CAD, NZD) beneficiano di tono moderatamente positivo.
USD debole, ma emergenti vulnerabili se la crescita si indebolisce ulteriormente.
4. 🇺🇸 Fed mantiene tassi elevati e rinvia tagli
Il FOMC ha lasciato i tassi Fed al 4.25–4.50%, con approccio “wait‑and‑see”. Divergenze interne su potenziali tagli anticipati.
Impatto FOREX:
Limita rialzi USD su breve.
Se Powell resta attendista, il dollaro tenderà a restare debole o stagnante.
5. 📉 Corretto rialzo treasuries e aspettative verso taglio tassi
Bond yields a 2 anni -25 bps, prezzano 65–100 bps di tagli entro fine anno. Mercati riducono fiducia su dati lavorativi e credibilità BLS messa in discussione.
Impatto FOREX:
USD sotto pressione, soprattutto su EUR/USD e GBP/USD.
Valute a tasso più alto come AUD, NZD possono guadagnare flussi carry trade.
6. 🌏 Mercati Asia‑Pacifico nervosi su spinta americana e yen forte
Azioni asiatiche contrastate: Nikkei -2%, MSCI Asia +0.3%. Yen forte penalizza esportazioni giapponesi.
Impatto FOREX:
JPY rafforzato, possibile compressione USD/JPY sotto 150.
AUD/JPY e NZD/JPY sensibili a flussi risk-on/off verso JPY.
7. Rischio-paese crescente, emergenti sotto stress
Esperti consigliano hedge valuta e sovrano per volatilità USA, impatto su portafogli internazionali.
Rafforzamento CHF, JPY, e possibile debolezza su valute termiche meno liquide.
Resta alto interesse su USD rispetto a valute emergenti ad alto rischio.
8. Eventi centrali attesi: Symposium di Jackson Hole (21–23 agosto)
Discorso Powell e altri regulator attesi. Nessuna riunione Fed/ECB a breve, fa crescere l’importanza di Jackson Hole come catalizzatore.
Impatto FOREX:
Potenziale flash volatilità su USD, EUR, GBP a seguito di indicazioni forward guidance.
Le 10 regole fondamentali del tradingIl trading è una disciplina complessa, dove il successo non dipende solo dalla conoscenza tecnica ma anche dall'atteggiamento mentale e dalla gestione metodica del rischio.
Di seguito 10 regole da seguire rigorosamente per diventare un trader profittevole:
1)Accettare che rischio e perdite fanno parte del gioco.
Nessun trader è infallibile e non esiste una strategia con un tasso di successo del 100%. Le perdite sono inevitabili e mettere in conto di subirle è il primo passo per non farsi sopraffare dall’emotività e mantenere la lucidità necessaria per operare.
2) Utilizzare solo un sistema di trading sufficientemente testato.
Investire con un sistema che è stato testato e che si è dimostrato efficace in passato è fondamentale. Il backtesting offre la possibilità di valutare la validità di una strategia prima di rischiare capitale reale.
3) Concentrarsi sul controllo del rischio, non solo sul potenziale guadagno.
La gestione del rischio è il pilastro fondamentale della sopravvivenza nel trading. Ridurre le perdite, impostare limiti certi e controllare l’esposizione finanziaria è più importante del perseguire guadagni eccessivi e incerti. Il rapporto rischio/rendimento deve sempre essere valutato con attenzione.
4) Mai operare senza uno stop loss.
Lo stop loss costituisce una protezione imprescindibile contro perdite importanti e imprevisti movimenti di mercato. Alcuni trader sostengono di poter controllare le posizioni senza stop loss, ma la maggior parte degli esperti concorda nel considerare questa pratica pericolosa e rischiosa.
5) Avere obiettivi di profitto realistici.
Non basta sapere dove uscire in perdita, è altrettanto cruciale pianificare la chiusura in profitto. I target devono essere basati su livelli tecnici concreti e raggiungibili, evitando l’avidità che può far perdere l’intero rendimento accumulato.
6) Imparare a controllare le emozioni.
Il trading è un’attività che mette costantemente sotto pressione la mente. Paura, avidità, speranza e frustrazione possono sabotare anche la strategia più solida. Essere freddi, distaccati emotivamente e disciplinati è invece una qualità essenziale per chi vuole avere successo e operare con costanza.
7) Attenersi sempre al proprio piano di trading
Il piano di trading è la “mappa” che guida il trader nelle sue decisioni. Non seguirlo porta a scelte impulsive, errori e perdite. La disciplina nel rispettare le proprie regole è la base per costruire un approccio sistematico e ripetibile.
8) Limitare le perdite, lasciare correre i profitti.
Mentre le perdite devono essere contenute e prefissate, i guadagni hanno un potenziale scalabile. Permettere ai profitti di crescere progressivamente, senza chiudere prematuramente le posizioni vincenti, è una strategia che massimizza i risultati finali.
9) Trattare il trading come un vero business.
Il trading non è un gioco o una scommessa, ma un’attività imprenditoriale che richiede una pianificazione accurata, disciplina gestionale e monitoraggio continuo delle performance. Un mindset imprenditoriale aiuta a mantenere l’approccio professionale e a migliorare le decisioni in maniera strutturata.
10) Tenere un diario di trading
Annotare ogni operazione, dagli ingressi alle uscite, dalle motivazioni dell'apertura alle emozioni provate, permette di analizzare errori e successi. La revisione periodica del diario è uno strumento potente per migliorare continuamente la performance e imparare dai propri sbagli.
Queste dieci regole rappresentano una solida base per chi intende operare nei mercati finanziari con consapevolezza e professionalità. Sebbene esistano molte altre tecniche e accorgimenti da apprendere, la loro osservanza aiuta a evitare le trappole più comuni, a controllare il rischio e a sviluppare una strategia coerente e duratura nel tempo. La disciplina e la pazienza, unite a una rigorosa gestione del rischio, sono gli ingredienti imprescindibili per trasformare il trading da attività casuale a vero mestiere.